sabato 28 gennaio 2012

Sempre meglio (che) lavorare

EUGENIO – Lumen, ho sentito parlare spesso del cosiddetto “reddito di cittadinanza”, che viene erogato in alcuni Stati Europei, ma non ho le idee molto chiare sull’argomento. 
LUMEN – Le forme sono un po’ diverse tra loro, ma si tratta, in buona sostanza, di un sussidio garantito dalla Stato a tutti i cittadini che non hanno altre entrate, perché sono disoccupati.
 

EUGENIO – Sembra un'idea interessante. E tu cosa ne pensi ?
LUMEN - Il mio pensiero in materia parte dal presupposto che lo Stato deve garantire principalmente la pace e la tranquillità sociale, e non deve mettere il becco nelle attività economici, se non per fissare le regole generali.  

EUGENIO – Quindi, secondo te, non dovrebbe occuparsi del problema della disoccupazione ? 
LUMEN – Certo che se ne deve occupare, ma in un’ottica sociale e non economica.  

EUGENIO – Spiegati meglio.  
LUMEN – Avere tanti cittadini disoccupati è sicuramente un problema economico, ma è, prima di tutto, un grave problema sociale, e questo sotto un duplice profilo.  

EUGENIO – Sentiamo.  
LUMEN – Anzitutto perché la disperazione può portare facilmente all'illegalità. E’ evidente che se la mia famiglia sta morendo di fame, io parto e vado a rubare del cibo e non me ne importa nulla delle conseguenza.  

EUGENIO – Mi pare ovvio. 
LUMEN – E poi c’è un motivo più sottile: il disoccupato non è solo frustrato e depresso, ma ha anche tanto tempo libero ,nel quale può combinare parecchi guai, anche solo per rabbia, per invidia o per noia.  

EUGENIO - Quindi lo Stato ha un notevole interesse a ridurre la disoccupazione.  
LUMEN – Senza alcun dubbio: direi un interesse primario. Ma – proprio per questo - elargire dei soldi alla gente in cambio di nulla NON può essere la soluzione giusta, perchè non risolve il problema del tempo vuoto usato malamente.  

EUGENIO – In effetti…  
LUMEN – Senza contare le altre controindicazioni.  

EUGENIO – Ovvero ?
LUMEN – Anzitutto è una soluzione che si presta facilmente ad abusi e furberie, tipo lavoro occulto e simili. Poi non appare neppure molto giusta eticamente, perché chi lavora finisce in pratica mantenere anche chi non lavora.  

EUGENIO – E quindi cosa dovrebbe fare lo Stato ? 
LUMEN - Offrire un lavoro minimo a tutti quelli che lo chiedono. Non già per un obbligo ideologico di tipo marxista, ma come investimento economico per ottenere in cambio una maggiore tranquillità sociale.  

EUGENIO – Non mi sembra una cosa semplice. 
LUMEN – Certamente. Soprattutto perché gli occupati crescerebbero e calerebbero in modo imprevedibile e non è facile trovare, nel campo dell’economia tradizionale, un lavoro sempre pronto a “geometria variabile”.  

EUGENIO – Ne convengo. E allora dove ?
LUMEN – Direi nel campo dell'ambiente e della sua tutela, un settore che non solo è spesso trascurato, ma che, nel mondo di oggi, risulta sempre più importante.  

EUGENIO – In effetti le cose da fare non mancherebbero.
LUMEN – Appunto: dalla raccolta differenziata al riciclaggio dei materiali, dalla tutela del territorio alla pulizia dei luoghi pubblici, dalle attività di prevenzione a quelle di intervento dopo una calamità naturale, ecc. ecc.  

EUGENIO – Si tratterebbe comunque di una struttura costosa.
LUMEN – Certo. Ma, usando in questo settore le risorse pubbliche che vengono attualmente sprecate negli ammortizzatori sociali (che consistono nel dare dei soldi alla gente perchè non faccia NULLA), sono sicuro che le nostre povere tasse avrebbero un ritorno sociale migliore.  

EUGENIO – Devo dire che la tua idea non mi dispiace. Chissà se qualcuno deciderà mai di metterlo in pratica. 
LUMEN – Io spero di sì, Eugenio; ma temo proprio di no.

sabato 21 gennaio 2012

La primavera del petrolio

Un post di Antonio Turiel che fa il punto sulla crisi energetica, tra rivolte arabe e riduzione dei barili di greggio – da Effetto Cassandra. Lumen


<< Le tensioni nel prezzo degli alimenti, già sufficientemente evidenti durante la seconda metà del 2010, si sono acutizzate enormemente all'inizio del 2011 [con le sommosse della c.d. "primavera araba"].
 
Una politica malintesa di liberalizzazione dei prezzi ha portato al fatto che in molti paesi del nord Africa e del Medio Oriente il prezzo di molti alimenti di base (olio, farina, zucchero) crescesse di prezzo anche fino al 50%, praticamente dalla sera alla mattina.
Ciò, in paesi in cui l'alimentazione rappresenta il 70% del reddito, era semplicemente insostenibile. Il primo paese dove si è verificata un'esplosione sociale è stata la Tunisia, seguita dall'Egitto, dalla Libia, Yemen, Barhein, Siria...

In ogni paese la rivolta ha assunto caratteristiche diverse: così, in Tunisia la rivolta è stata principalmente popolare, mentre in Egitto l'esercito ha avuto un ruolo importante nel processo di transizione. In Libia si è scatenata la guerra civile e in Yemen la repressione è durata mesi, ma alla fine il presidente è caduto.

Il Barhein è stato occupato dell'Arabia Saudita (e continua ad esserlo, anche se nessuno ne parla) e in Siria la repressione, sempre più violenta, non accenna a fermarsi. La sincronia delle rivolte e la caduta dei regimi autoritari che perduravano da vari decenni, tutti allo stesso tempo, indicano che le cause probabilmente comuni sono più esterne che interne, cosa che rafforza l'idea che il costo della vita insostenibile ha portato molti alla disperazione e alla rivoluzione: sono le rivolte della fame (…).

Alcuni paesi hanno riconosciuto il potenziale pericolo ed hanno messo in atto programmi per l'assistenza alla propria popolazione più svantaggiata, come nel caso del Marocco e dell'Arabia Saudita. Nel caso di quest'ultimo paese, i piani di assistenza sociale posti in atto per neutralizzare il malcontento comportano costi finanziari tali che l'Arabia Saudita, principale esportatore mondiale, non può più permettersi che il prezzo di un barile di petrolio scenda al di sotto dei 95 $.

Questo secondo un'analisi (…) della Barclays Capital. Ma, per contro, sappiamo che il prezzo di un barile di petrolio non dovrebbe superare gli 85-90 $ per evitare di cadere in una nuova recessione.
Quindi non avremo una situazione agevole da ora in avanti e giustamente, ora che l'Europa si ritira dall'Iraq, suonano tamburi di guerra intorno all'Iran. Intanto, i prezzi dei generi alimentari rimangono alti ed i problemi di fornitura non sono stati affatto risolti.

Come mette in evidenza (…) l’Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA), da più di un anno e mezzo il mondo sta consumando approssimativamente un milione di barili giornalieri (1 Mb/d) di petrolio in più di quelli che produce.
Ciò è possibile perché si stanno riducendo le riserve industriali (quelle che le imprese conservano per garantirsi le normali operazioni) e quest'estate si è utilizzata anche una piccola parte delle riserve strategiche (quelle che sono conservate dalle nazioni per far fronte a possibili interruzioni nelle forniture).

Il problema è precedente alle rivolte in Nord Africa e nel Medio Oriente ed è stato aggravato dalle stesse, specialmente la guerra civile in Libia, che ha comportato la perdita temporanea di 1,5 Mb/d che la Libia esportava (e dei quali per il momento se ne sono recuperati solo 0,6 Mb/d).

A parte le violente interruzioni conseguenza delle rivolte, è ovvio che c'è un problema strutturale con la produzione e la fornitura di petrolio, nonostante la presunta capacità di riserva dell'OPEC (i barili che potrebbe produrre in un breve lasso di tempo ma che tengono di riserva per controllare i prezzi): esattamente quando è cominciata la guerra in Libia, era evidente l'incapacità dell'OPEC, in particolare dell'Arabia Saudita, di compensare questo deficit.

L'Arabia Saudita ha tentato di camuffare la sua impotenza con dichiarazioni pompose, ma la cosa certa è che i movimenti in quel paese (…) mostrano che stiamo già entrando nel cambio di era. >>

ANTONIO TURIEL

sabato 14 gennaio 2012

Pensierini - X

GRUPPO
L'approccio del singolo nei confronti di un "gruppo" passa sempre attraverso tre fasi progressive, che si potrebbero denominare le tre "A": Accettazione, Approvazione, Ammirazione.
L'ACCETTAZIONE non è difficile da ottenere, basta conformarsi alle regole del gruppo.
Per l'APPROVAZIONE occorre impegno ed abnegazione ma non è un obbiettivo impossibile.
Per l'AMMIRAZIONE, invece, che è la più difficile ma anche la più ambita, occorre molta abilità, ed anche un po' di fortuna.
LUMEN


BUONISMO
Tra le cause del c.d. “buonismo” che pervade la nostra attuale società, la principale potrebbe essere la ricchezza facile portata dal petrolio.
L'uomo oscilla da sempre tra il "cattivismo" necessario per la difesa del proprio territorio ed il "buonismo" dettato dall'empatia per gli altri esseri umani.
Quando le vacche sono grasse, e quindi c'è ricchezza e benessere per tutti, prevale il “buonismo” dell'empatia; quando le vacche sono magre prevale il "cattivismo" della sopravvivenza.
In fondo, l’umanità è convissuta per molti secoli con la schiavitù, senza farsi troppi problemi né sentirsi incivile.
LUMEN


FORMICHE
Ma se Dio è davvero un essere perfettissimo ed onnipotente, cosa volete che se ne faccia dell'adorazione di un branco di formiche frenetiche quali noi siamo ?
LUMEN


ECONOMIA CLASSICA
La teoria economica neo-classica si fonda su una logica di tipo massimizzante: massimizzazione dell'utilità per i consumatori e dei profitti per le imprese.
Come dice Mauro Bonaiuti: << Quantità crescenti di beni e servizi significano necessariamente un benessere maggiore. In altre parole il consumatore non è mai sazio. Questo comportamento, tuttavia, è in contrasto con le leggi della termodinamica e della biologia. Al contrario, i sistemi biologici non mirano alla massimizzazione di alcuna variabile: troppo ossigeno comporta la combustione dei tessuti, come troppo poco porta ad uno stato di asfissia. >>
Questa contraddizione tra biologia ed economia è fondamentale ed occorre comprenderla appieno..
Conclude infatti Bonaiuti: << Auspicare una crescita continua del Prodotto Interno Lordo (PIL) nelle nostre società iper-industrializzate, è come augurare un ulteriore aumento della temperatura corporea ad un soggetto già febbricitante. >>
Con tutto quel che ne consegue.
LUMEN


MEDIOEVO
C'era una soluzione ai problemi dell'Impero Romano in crisi ? Sì, c'era, ma occorreva pensare in termini di sistemi complessi.
Dice Ugo Bardi: << Mettendo insieme sempre più truppe e combattendo battaglie, gli Imperatori Romani stavano tirando la leva nella direzione sbagliata. Dovevano invertire la direzione: la soluzione non era più truppe, ma meno truppe. Non più burocrazia imperiale, ma meno burocrazia imperiale, non più tasse, ma meno tasse. >>
Alla fine, la soluzione era proprio lì ed era semplice: era la società del Medioevo.
Dice ancora Bardi: << Il Medioevo ha significato far piazza pulita della soffocante burocrazia imperiale; ha significato trasformare le costose legioni in milizie locali; avere gente che paga le tasse localmente. In breve, trasformare l'impero centralizzato in una costellazione di piccoli stati decentralizzati. Senza le terribili spese della corte Imperiale e della burocrazia Imperiale, questi piccoli stati avevano la possibilità di ricostruire la propria economia e dar vita ad una nuova fase di prosperità, come è in effetti accaduto durante il Medioevo. >>
Ma gli Imperatori romani non conoscevano ancora la dinamica dei sistemi complessi
LUMEN


FIDUCIA
Pare assodato che il benessere di una nazione sia strettamente legato al livello di fiducia, o di sfiducia, che regna tra i cittadini.
Dice Angelo Panebianco: << "Coprirsi le spalle" è la regola da seguire dove i rapporti sono improntati alla sfiducia reciproca. Le società che crescono, che si sviluppano, che allargano la torta della ricchezza individuale e collettiva, sono, in Occidente almeno, le società in cui c'è una prevalenza di fiducia, anziché di sfiducia, nei rapporti interpersonali, nelle relazioni fra cittadini e fra cittadini e amministrazione statale. >>
Infatti, quanto più ampio è il capitale di fiducia sociale, tanto minore sarà il ricorso alla norma giuridica, al diritto codificato, per regolare e controllare i rapporti sociali.
<< Quando invece - conclude Panebianco - la fiducia sociale scarseggia o non c'è, essa dovrà essere surrogata da controlli burocratici intrusivi e dalla continua produzione di norme scritte. Le società che sperimentano declino economico sono sempre oberate da una sfiducia generalizzata e asfissiate da norme giuridiche complicate e barocche. >>
Purtroppo, passare dalla sfiducia alla fiducia sociale appare molto più facile a dirsi che a farsi.
LUMEN

sabato 7 gennaio 2012

Pensierini - IX

ANTROPOCENTRISMO
Molti ambientalisti si scagliano contro l' "Antropocentrismo" della civiltà occidentale, considerato la radice di tutti i mali. Personalmente, ritengo che questo concetto non sia poi così insensato e negativo.
In fondo, l'umanità sta andando incontro ad una crisi senza precedenti non perchè è troppo antropocentrica nelle sue decisioni, ma perchè NON LO E' ABBASTANZA.
In altri termini, noi stiamo tenendo un comportamento sbagliato perchè stiamo danneggiando il futuro di NOI STESSI, non quello della natura, che di noi non si cura (vedi Leopardi) e che proseguirà tranquillamente il suo cammino millenario anche senza di noi.
LUMEN


ETICA
Sono convinto che l'Etica non può assolutamente essere disgiunta dall'Utilitarismo, di cui rappresenta l'aspetto sociale.
C'è l'Utilitarismo del Singolo, che si chiama Egoismo, e l'Utilitarismo del Gruppo che è, per l'appunto, l'Etica.
Per questo, dovendo contemperare molte teste, molte idee ed anche molti interessi divergenti, l'Etica non può mai essere definita una volta per tutte e resta sempre, come la storia dimostra, in continuo mutamento ed evoluzione.
LUMEN


ENTROPIA
Non penso che la specie umana, nonostante la convinzione di molti, sia comparsa nel processo evolutivo per qualche specifico scopo.
Ma se proprio vogliamo trovarne uno, potremmo indicare l’accelerazione del processo entropico nell’eco-sistema terrestre.
Parafrasando il grande umorista Marcello Marchesi, si potrebbe dire che “siamo nati per distruggere, e ci riusciamo benissimo”.
LUMEN


RENDITE
Il modello socio-economico di molte delle Nazioni produttrici di petrolio è quello dello Stato 'rentier', cioè dell’economia del sussidio.
Dice Massimo Nicolazzi: << La ricchezza petrolifera viene redistribuita direttamente in forma di aiuto (alla popolazione – ndr), anzichè trasformata in fonte (mediata dal processo economico) di salario. Col risultato di soffocare l’incentivo allo sviluppo di altro, e di rendere la sussistenza interna sempre più dipendente dal fluire regolare della rendita. >>
Ne consegue che la stabilità del regime viene ad essere fondata sulla stabilità della rendita, e che pertanto il petrolio diventa la priorità più importante della politica interna.
Dice ancora Nicolazzi: << Un primo e trascurato cambiamento degli ultimi quarant’anni è che adesso le masse sono cresciute. Proprio in senso demografico. I cittadini del produttore nel crescere si sono moltiplicati. L’alimento rendita ha alimentato tanto la fertilità che l’aspettativa di vita. I baby boomers della rendita hanno dai venti (e anche meno) ai quarant’anni. E adesso vanno e contemporaneamente tutti in scena, a sgomitare per pane e lavoro e un’idea di futuro per sé e per i propri figli. Fuor di sussidio non trovano nulla, o molto poco. Prima della rendita e del boom in qualche pezzo di Nordafrica si riusciva a sussistere di agricoltura. Adesso è esplosa la popolazione e sono crollati gli addetti. La terra coltivabile si restringe e il cibo passa a sua volta sulla bolletta delle importazioni. L’Algeria, che una qualche tradizione agricola ce l’aveva, importa la maggior parte del cibo che consuma; e gli altri anche peggio. >>
In sostanza, si esporta petrolio anche per pagare il frumento che si importa. Un sistema la cui precarietà appare evidente.
LUMEN


IGNORARE O IMPAZZIRE
Dice Ugo Bardi che quando la gente affronta qualcosa che non combacia con il modo in cui si pensa che il mondo dovrebbe essere, tende ad ignorarla. Se non può, allora impazzisce.
Questo - forse - può spiegare molti dei paradossi della nostra vita sociale e tanti comportamenti apparentemente assurdi.
LUMEN

 
ROBA
A proposito del consumismo, Debora Billi (su Crisis) fa questa interessante considerazione:
<< Con le scarpe, i cappotti, i vestiti, gli elettrodomestici, i mobili che abbiamo ammucchiati in casa potremmo andare avanti vent'anni senza rattoppare nulla. (Anche io) sono piena di roba. Ho cose sufficienti per un esercito, come chiunque di noi: anche il più "povero" ha più scarpe di quante ne avesse mia nonna sessant'anni fa. >>
Una riflessione ineccepibile, ma chi ci fa più caso ?
LUMEN

sabato 31 dicembre 2011

Gigante, pensaci Tu !

Un Post di Antonio Turiel sui cosiddetto tecno-Ottimisti (testo tratto dal blog The Oil Crash, con traduzione di Massimiliano Rupalti), ed, a seguire, una breve riflessione di Ugo Bardi sull'unicità geologica del Carbone.
LUMEN


<< L'essere umano è, intrinsecamente e necessariamente, limitato. Questo lo capiamo presto da bambini: non possiamo correre tanto quanto vorremmo, non possiamo sollevare cose molto pesanti, non possiamo volare... E nemmeno possiamo fare ciò che crediamo, nel contesto dei nostri limiti fisici, per via di altri limiti intangibili ma ugualmente inflessibili: la famiglia, la società, la scuola...

Tuttavia, questa evidenza si va disperdendo con l'età, nella misura in cui si insedia un'altra idea, non tanto naturale ed evidentemente fallace, che dice che è possibile ottenere qualsiasi cosa, con i giusti mezzi. La nostra società dei consumi ci sta permeando con l'idea che con sufficiente denaro si può ottenere tutto e dove la nostra capacità fisica non può arrivare,sarà capace di arrivare l'onnipotente tecnologia. Questa nuova realtà prefabbricata risulta essere molto comoda e conveniente; elimina l'incertezza del mondo reale, rende più rarefatta la più terribile di tutte le certezze, quella della propria morte, e spinge le persone a consumare senza riflettere.

Tuttavia, occasionalmente, la disgrazia arriva comunque, la gente muore in incidenti, terremoti, malattie.... L'economia ha problemi, la disoccupazione aumenta, l'insicurezza cresce... Per lottare contro questa realtà spigolosa, che intacca la nostra cortina di illusioni, abbiamo il tecno-ottimismo, vale a dire la rigida credenza nel fatto che la tecnologia possa risolvere qualsiasi problema, se solo siamo disposti ad investire a sufficienza nel suo sviluppo. Questo sta alla base di molte politiche che sono in corso di attuazione oggigiorno, man mano che si comincia a percepire il fatto che abbiamo un problema intrinseco col modello attuale: che, eventualmente, dobbiamo cercare energie alternative; che, eventualmente, l'auto elettrica ci potrà aiutare a superare la nostra dipendenza dal petrolio, ecc.

L'infantilismo nel quale ci ha gettati il consumismo ci porta a credere che tutti i problemi si possono risolvere e che Papà-Stato-Autorità-Tecnologia-Scienza-Chiperloro, in ogni caso l'autorità superiore e responsabile, non solo può, ma addirittura ha l'obbligo di risolvere i problemi. Trovo frustrante che, in tutti gli incontri che vado proponendo sull'Oil Crash, quando arriva il momento delle domande ci sia sempre qualcuno che ci chiede, quasi esige da noi – noi che siamo scienziati e che pertanto siamo parte di questo establishment onnipotente – che risolviamo un problema tanto complesso come quello di adattare una società autistica ed egoista ad uno scenario di diminuzione dell'energia; fuori le soluzioni, forza!

Il problema veramente grave è che le diverse amministrazioni accettano questo ruolo di fornitori di soluzioni che, in realtà, non possono ricoprire. Non si vendono più automobili? “Non vi preoccupate, metteremo sovvenzioni per fare in modo che si continuino a vendere”, anche se entro tre anni non si sa da dove estrarremo il petrolio, non tanto a buon mercato, ma a qualsiasi prezzo.

La gente si preoccupa perché il prezzo del petrolio sale? “Non vi preoccupate che con l'auto elettrica il problema del petrolio scompare”, ignorando il fatto che il petrolio non si usa solo per le auto, ma per quasi tutto e che in ogni caso non abbiamo idea da dove verrà l'energia per ricaricare queste auto e per la costruzione delle quali non abbiamo, in ogni caso, sufficienti materiali (per esempio le terre rare, ndT).

La domanda di petrolio per gli altri usi energetici, oltre alle auto, continua? “Non vi preoccupate, che possiamo moltiplicare per due o per tre la produzione di energia rinnovabile attuale”, ma ignorando che questo è molto lontano dal moltiplicare il suo potenziale per 20, che è quello di cui avremmo bisogno per eguagliare il consumo attuale. Fra l'altro perché è impossibile, perché l'energia rinnovabile non ha un tale potenziale e questo senza parlare della mancanza di materiali per le installazioni e della loro scarsità associata all'aumento del prezzo del petrolio (perché serve petrolio, ed in quantità ingenti, per estrarre, raffinare e processare tutti i materiali).

La gente ha paura della disoccupazione? “Non vi preoccupate e consumate, consumate, maledetti, che dobbiamo far crescere il PIL fino al magico 2,6% che farà in modo che la disoccupazione torni a scendere”, anche se questo non è possibile, visto che il nostro consumo di petrolio scende ad un ritmo medio del 3% ogni anno.

Essere tecno-ottimisti, credere che la tecnologia risolverà tutto, è un modo socialmente accettabile di essere suicidi. Io, se permettete, scelgo la vita. Sono uno scienziato, ma non un idiota e non voglio credere ai benefici della tecnologia come se fosse un atto di fede; proprio perché sono uno scienziato so che ci sono dei limiti nella natura (le leggi della termodinamica, per esempio) e che non possiamo fare miracoli, anche se possiamo e dobbiamo migliorare le condizioni di vita degli umani. Ma cerchiamo di essere razionali. >>

ANTONIO TURIEL



L'UNICITA' DEL CARBONE

<< Il carbone si è formato come il risultato di condizioni ambientali particolari del periodo Paleozoico ed è possibile che non vedremo mai più nei prossimi milioni, o anche miliardi, di anni.
Senza carbone, è molto costoso raffinare i metalli; senza metalli a basso costo è difficile pensare a una società industriale. (...) Può darsi che la rivoluzione industriale degli ultimi secoli sia stata l'unica di tutta la storia del pianeta. >>  

UGO BARDI


sabato 24 dicembre 2011

Orto Botanico

Alcune considerazioni di Luca Pardi su pubblicità, propaganda e consapevolezza dei consumatori - dal sito di Rientrodolce. Lumen 

<< I grandi filantropi dei secoli scorsi, che si sono battuti per l'alfabetizzazione universale e per la libera stampa, “prospettavano solo due possibilità: la propaganda è vera o è falsa. Non previdero quello che di fatto è accaduto [parla Huxley nel 1958 - NdA], soprattutto nelle nostre democrazie capitaliste occidentali: il sorgere di una grossa industria della comunicazione di massa che non dà al pubblico né il vero né il falso, ma semmai l'irreale, ciò che , più o meno, non significa nulla.”
 
Il panem et circenses dei romani è nulla rispetto al flusso continuo di nulla mediatico a base di cronaca, sport, vacuità cinematografica, e narrativa.
Tutto infallibilmente divenuto il marxiano oppio dei popoli che ha perduto però anche quel “singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito” che nobilitava la religione giudicata dal Marx nel secolo XIX, per diventare pura e semplice felicità acrilica.
 
Siamo esattamente al golf elettromagnetico, al cinema odoroso e al sesso tanto promiscuo e paritario quanto meccanico in cui la femmina desiderabile, la Lenina del Mondo Nuovo, è giudicata stupendamente pneumatica. Non ci vedete le labbra e le tette rifatte secondo l'ideale di femmina palestrata e androgina propagandato dalla lobby della moda contemporanea ? (…)
 
Modello che oltre ad essere in se disumano è fonte di alienazione sia per i modelli che per le donne che ne subiscono l'influsso, come testimonia la vera e propria epidemia di Anoressia fra le giovani donne.
L'insieme di questi risultati sono ottenuti attraverso il condizionamento della pubblicità e dell'applicazione della scienza allo studio del comportamento umano. (…)
 
Ricordo lo splendido monologo teatrale di Gabriele Porrati (…), quando descrive l'organizzazione della distribuzione delle merci sugli scaffali in un grande supermercato. Quando spiegava la ragione per cui frutta e verdura vengono prima di ogni altra cosa.
 
Anche io mi ero chiesto la ragione senza darmi una spiegazione. Pensavo che la scelta fosse sbagliata perché generalmente frutta e verdura sono tendenzialmente più fragili delle merci che si mettono successivamente nel carrello e rischiano di essere schiacciate e quindi sciupate.
 
Nulla di tutto questo: frutta e verdura vengono messe prima di tutto il resto perché sono divenute (anche questo attraverso la persuasione occulta) sinonimo di cibi sani e perciò dopo aver preso quelli il consumatore inconsapevole è più disposto a comprare altro, anche le cose meno salubri perché si sente l'animo in pace.
 
I bambini da carne da cannone sono diventati carne da televisione, e di nuovo, anche per questo, ce ne vogliono molti, sempre di più, domani saranno contribuenti e consumatori acritici (ma c'è bisogno di aggiungere questo attributo?). 
Lo sono diventati grazie alle scoperte della propaganda nazista goebbelsiana applicate alla vendita delle merci. >>

LUCA PARDI