Uno dei più famosi divorzi politici italiani fu quello avvenuto negli anni 80 tra il Ministero del Tesoro e la Banca d'Italia.
Le conseguenze economiche e finanziarie furono notevoli, ma la cosa, all'epoca passò quasi inosservata, come era ovviamente desiderato da chi ne aveva interesse (ovvero i mercati finanziari).
A questa svolta epocale è dedicato il post di oggi, con le brevi, ma caustiche, riflessioni di ANDREA ZHOK, tratte dalla pagina Facebook TERMOMETRO GEOPOLITICO. A seguire alcune informazioni sull'argomento tratte dal Web.
LUMEN
<< La sovrastruttura culturale influenza la struttura economica, non solo viceversa. E l’esempio più mirabile di ciò è il processo culturale che ha demolito l’Italia portandola da 5a potenza mondiale negli anni ’80 (Pil procapite come la Germania) a 28a per Pil procapite oggi.
Esiste un fiaba con cui i giornalisti a gettone hanno infarcito le nostre teste: la storia dell’Italia spendacciona, che avendo vissuto al di sopra delle sue possibilità ha prodotto perciò un mostruoso debito pubblico, condannando le generazioni successive alle catene debitorie. È stata un’invenzione prodotta e pompata nell’atmosfera della rivoluzione neoliberale.
Come molti sanno, ma è bene ricordarlo, la catastrofe debitoria degli anni ’80 (debito dal 60% al 120% del PIL) fu dovuta a una precisa scelta politica, cioè al cosiddetto “divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia”: la rinuncia a contenere i tassi di interesse acquistando i titoli del Tesoro non collocati nelle aste pubbliche.
Questa scelta fu presa perché i responsabili economici del paese (Andreatta,Ciampi, ecc.) decisero di imporre al paese un “vincolo esterno”, subordinando lo stato frutto del patto costituzionale all’“equilibrio dei mercati internazionali”.
La verità è che la spesa pubblica, al netto degli interessi sul debito, aumenta un po’ all’inizio degli anni ’80 per poi rimanere stabile dal 1985 al 2001. Ad esplodere è la spesa per interessi sul debito, che si impenna proprio con il “divorzio” del 1981.
Ergo: economisti nutriti di teoria neoclassica, formati su manualistica anglosassone, sensibili alle nuove èlite neoliberali decisero di “dare una lezione” alla giovane democrazia italiana, togliendo potere alla politica e consegnandola al mercato dei capitali.
La china delle privatizzazioni dell’industria pubblica ne fu una conseguenza, con la scusa di usare i soldi per ridurre il debito pubblico (fallendo). La tecnocrazia si è imposta sulla democrazia. L’ideologia neoliberale si è imposta sullo stato sociale. Il futuro di una nazione è stato dato in ostaggio, rovinando due generazioni (finora). >>
ANDREA ZHOK
BREVE STORIA DEL DIVORZIO
Il divorzio avvenne formalmente nel luglio 1981, a seguito di uno scambio epistolare tra il Ministro del Tesoro Beniamino Andreatta e il Governatore della Banca d’Italia Carlo Azeglio Ciampi.
Prima di tale evento, la Banca d’Italia garantiva l’acquisto integrale dei titoli di Stato non collocati sul mercato, agendo come compratrice di ultima istanza e consentendo allo Stato di fissare i tassi d’interesse sui propri titoli.
Con il divorzio, la banca centrale fu sollevata da questo obbligo, trasferendo di fatto la determinazione dei tassi ai mercati finanziari.
= Motivazioni
L’operazione fu motivata dal desiderio di ridurre l’inflazione e stabilizzare la moneta, in linea con l’adesione dell’Italia al Sistema Monetario Europeo e con le politiche di contenimento dell’inflazione degli anni ’80. La separazione mirava a rendere più indipendente la Banca d’Italia dalle pressioni politiche e a limitare l’uso della moneta come strumento di finanziamento diretto dello Stato.
= Conseguenze Economiche
Il divorzio ebbe effetti immediati sul debito pubblico e sui tassi d’interesse. Poiché lo Stato non poteva più contare sull’acquisto automatico dei titoli da parte della banca centrale, i tassi d’interesse sui titoli di Stato aumentarono, contribuendo alla crescita del debito pubblico negli anni successivi. Tuttavia, formalmente, il governo manteneva ancora il potere di influenzare i tassi, anche se nella pratica questo non fu esercitato a causa della nuova politica di stabilità monetaria.
= Implicazioni Politiche
Il divorzio generò tensioni politiche significative, culminate nella cosiddetta "Lite delle comari" del 1982 tra Andreatta e il Ministro delle Finanze Rino Formica, che discutevano sulle modalità di gestione del debito pubblico e sulle possibili misure fiscali per far fronte all’emergenza finanziaria. L’evento ebbe ripercussioni anche sui governi Spadolini e Fanfani, evidenziando la delicatezza della gestione economica in assenza di un intervento diretto della banca centrale.
= Aspetti Tecnici
Il divorzio introdusse il metodo dell’asta marginale per il collocamento dei titoli di Stato, in cui i tassi d’interesse sono determinati dal mercato e non più dallo Stato. Questo cambiamento rese la Banca d’Italia formalmente indipendente, applicando il principio di indipendenza in modo incondizionato, a differenza di altre banche centrali come quelle di USA e UK, che mantengono la possibilità di intervenire come compratrici di ultima istanza.
= Sintesi
In sintesi, il divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia rappresenta un momento cruciale nella storia economica italiana: segnò la transizione verso una maggiore indipendenza della banca centrale, modificò il meccanismo di finanziamento del debito pubblico e contribuì all’aumento dei tassi d’interesse e del debito negli anni ’80, pur rimanendo formalmente una riforma limitata e incompiuta.
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