Tutti i brani sono tratti dalla pagina Facebook TERMOMETRO GEOPOLITICO.
LUMEN
POPOLAZIONE ITALIANA
Leggo (fonte ISTAT) che, grazie ai migranti, la popolazione italiana rimane stabile (per numero); mi rallegro, ma penso che l'obiettivo, come spesso accade, non sia (e non debba essere) solo la quantita`, ma anche la qualita`.
Non ho nulla di pregiudiziale contro i migranti (...), ma cio` che e` problematico (in particolar modo per cio` che riguarda vivibilita` e ordine pubblico) e` la componente qualitativa di questo "contributo"; e sia ben chiaro, molto spesso questo e` un reale contributo positivo alla societa` italiana, ma altrettanto molto spesso non lo e` proprio.
Il criterio economico e` importante, dalla forza lavoro alla base contributiva; ma il criterio economico troppo spesso guarda solo agli interessi "del capitale" per il quale la popolazione (come "massa") e` considerata solo come forza lavoro (a basso costo) e mercato di consumatori (che comprando remunerano il capitale investito).
Per la popolazione italiana, probabilmente, il criterio non e` solo economico, ma anche culturale, inteso nel senso piu` ampio del termine: lingua, tradizioni, cultura, religione, costumi, abitudini, comportamenti, valori...
E senza voler generalizzare (...) rimangono le statistiche (da cui le probabilita`) che riguardo l'ordine pubblico e la sicurezza sono molto chiare. (...)
Quando il problema si incancrenisce ci si deve poi confrontare con "Stati informali" (diaspore) dentro lo Stato, che vivono seguendo "leggi informali" (non sempre coerenti con quelle dello Stato), che rispondono (e ubbidiscono) a "capi informali" (e non a quelli istituzionali), e che quando saranno abbastanza forti (sia come numero, che come determinazione) sapranno difendere i "confini" dei loro Territori, dover nemmeno la polizia potra` entrare.
Cose gia` viste altrove e che si sta gia` sperimentando.
I Governi che esplicano la loro funzione nell'interesse "del capitale", di questo se ne fregano (sono pagati "dal capitale") e hanno sposato la causa del "dividi et impera" dove lotte fratricide, conflitti "fra classi", conflitti etnici garantiscono al "potere" immunita` e longevita`. (...)
Il problema non e` l'immigrazione in se`, ma l'assenza di una sua programmazione e regolazione con le necessarie deterrenze per la sua attuazione.
Promuovere il bene senza sanzionare il male non funziona: i divieti di sosta, senza un vigile che mette le multe e un sistema di riscossione forzata di quelle, non funzionano.
LORIS ZECCHINATO
ISLAM ED EUROPA
L’anti-islamismo della destra confonde intenzionalmente il problema (reale) di flussi migratori fuori controllo con il problema (fittizio) dell’islamizzazione dell’Occidente. Come se le rivolte delle banlieue o gli attentati dell’ISIS fossero momenti di un “processo di islamizzazione”.
Questo, tuttavia, non significa che l’Europa non possa ad un certo punto “islamizzarsi”.
Premesso che esistono innumerevoli varietà di Islam e che quindi ogni discorso di “islamizzazione”, senza precisazioni, mette insieme cose letteralmente incommensurabili, tuttavia non è affatto escluso che l’Europa ad un certo punto possa “islamizzarsi”.
Se questo accadrà non sarà per un colpo di stato o l’imposizione della Sharia con un atto di forza, ma per la conversione volontaria degli europei: il raggiungimento di un’egemonia per vie interne.
L’Islam è oggi una religione in crescita perché rappresenta una prospettiva spirituale in un mondo, come quello dell’Europa neoliberale, che ha sistematicamente sradicato ogni dimensione spirituale.
Conta poco che l’Europa possa riallacciarsi di diritto a una ricchissima tradizione spirituale. Se questa rimane un gagliardetto da brandire in qualche cerimonia pubblica, con niente dietro, il suo destino è segnato.
La natura, inclusa la natura umana, aborrisce il vuoto. E il vuoto spirituale (le vicissitudini della decadenza dell’Impero romano lo mostrano bene) non viene mai tollerato a lungo.
ANDREA ZHOK
MINORANZE E PRIVILEGI
Tutelare le minoranze in pericolo è una cosa, tutelare le minoranze in quanto tali è già un tema su cui sarebbe da dibattere, dare totale potere a chiunque appartenga ad un'altra etnia o religione è una follia e il perché non ha a che fare con discorsi sulla superiorità di alcune etnie su altre: nessuno deve essere trattato in modo diverso dagli altri.
Se ad esempio [come in Inghilterra] dai ai Sikh la possibilità di girare con il Kirpan, che è un coltello rituale, e lo metti tra le "good reason" per superare il divieto stai creando la condizione per certe situazioni [pericolose].
Se un coltello non puoi portarlo, non deve farlo nessuno. Se il tuo credo prevede che devi per forza portare i 5 elementi rituali e tra questi c'è il Kirpan o ti adatti o vai a vivere in un posto dove questo è permesso. Lo stesso vale per il volto coperto, per la libertà di scelta delle donne, per i programmi scolastici e tutto il resto.
Integrazione è quando chi viene da fuori si adatta alla società che lo ospita, non il contrario. Questo vale per tutte le etnie. (...)
Sono anni che cerco di dirlo: più tiri l'elastico e più il rimbalzo è forte. Ci sono millenni di storia che raccontano questa semplice dinamica sociologica: la reazione c'è sempre e spesso è peggio dell'azione.
Esacerbare per un ventennio i temi dell'inclusione portando persino a varare leggi e regole speciali (come il Communications Act inglese del 2003) crea un a situazione per cui al punto di rottura viene giù una valanga. Tanto più se nel frattempo getti l'intero continente in una situazione di precarietà economica, di austerità, di inflazione pazza, di incertezza e povertà.
VALERIO SAVAIANO