LA GUERRA DEI SOLDI
Tutte le guerre sono orribili senza eccezioni. Quella tra Stati Uniti e Iran del 2026 non sarà mai la più orribile della storia americana, né la più lunga, la più distruttiva, ecc. E questa è una buona cosa.
Ciò nonostante, qualcosa di davvero raccapricciante sta capitando sotto i nostri occhi. Il governo degli Stati Uniti viene usato come strumento per arricchire in modo illecito alcune persone, per miliardi di dollari.
Questo significa che il personale militare statunitense e i civili iraniani (le persone che soffrono di più della guerra) vengono sacrificati affinché altri, che si sono arricchiti a spese loro, possano arricchirsi ulteriormente.
Per le forze armate statunitensi deve essere una situazione devastante. I soldati si arruolano per difendere la Costituzione degli Stati Uniti, partendo dal presupposto che, quando vengono esposti al pericolo, lo facciano per il bene superiore del Paese.
Capire di essere diventati strumenti della corruzione dei loro padroni, e non più al servizio della nazione nel suo complesso, deve distruggere l’intera idea di servire la nazione.
Per il popolo iraniano, che Trump ha incoraggiato a insorgere per la propria libertà senza alcuna reale intenzione di aiutarlo, l’effetto è pressoché identico. Forse, nonostante il passato di Trump, nutrivano la speranza che gli Stati Uniti li avrebbero aiutati.
Ora sanno che non gliene importa nulla di loro, che Trump li ha usati confidando in un vantaggio politico e ora sono stati abbandonati a una versione peggiore del loro governo originario.
Quindi chi serve la patria o desidera la libertà non ottiene alcunché. Tuttavia, i corrotti ai vertici sembrano sfruttare ogni opportunità, persino manipolando il corso della guerra, per arricchirsi in qualsiasi modo e ovunque possibile.
PHILLIPS O'BRIEN (da Apocalottimismo)
DUE PESI E DUE MISURE
L’Unione Europea nel 2012 ha messo sotto severe sanzioni l’Iran, seguendo la scia delle sanzioni statunitensi che risalgono alla nascita della Rivoluzione islamica (1979).
Le sanzioni includono il divieto di importazione, acquisto e trasporto di petrolio greggio e prodotti petroliferi iraniani. Le motivazioni ufficiali per le sanzioni sono sempre altamente umanitarie: le violazioni dei diritti umani.
Dal 2022 l’Unione Europea ha avviato una serie di sanzioni di pesantezza crescente nei confronti della Russia, primo fornitore energetico dell’Europa.
Anche qui, di fronte alle osservazioni di schietto buon senso, che osservavano come un’area di trasformazione industriale come quella europea, priva di rilevanti risorse energetiche, avrebbe dovuto operare per una rapida chiusura del contenzioso e non per un muro contro muro, la risposta ufficiale ha percorso le usuali linee di alta inflessibile idealità. Non si poteva transigere perché la libertà, la difesa della sovranità ucraina, la violazione del diritto internazionale...
Poco dopo – nel 2023 – a fronte dell’aiuto iraniano alla Russia, con la fornitura di droni, l’UE ha esacerbato le sanzioni verso l’Iran. Non era tollerabile un aiuto militare ad uno stato che aveva violato il diritto internazionale!
Si potrebbe a questo punto concludere che l’Unione Europea sia guidata da anime belle, incapaci di qualunque ragionamento in termini di realismo politico, tragicamente disinformati su ciò che avviene in paesi terzi, ma almeno vigorosamente mossi da una moralità integerrima e restia ad ogni compromesso.
Poi, però il quadro si confonde un tantino. (...)
Oggi a primavera 2026 l’Europa riceve il grosso del suo fabbisogno energetico dagli USA (che hanno violato ogni forma di diritto internazionale e ogni espressione di diritti umani) e da quel che ancora arriva dai paesi del Golfo, in particolare l’Arabia Saudita (la cui documentazione in termini di diritti umani, secondo tutte le agenzie internazionali - per lo più con sede negli USA - è ampiamente peggiore di quella iraniana.)
ANDREA ZHOK (da Termometro Geopolitico)
ARABIA INFELIX
Gli arabi hanno accettato le numerose basi statunitensi sul loro territorio soprattutto in quanto garanzia contro un eventuale attacco dell’Iran sciita, nemico tradizionale delle monarchie sunnite.
Ma l’essere state coinvolti in una guerra di vasta portata senza la minima consultazione non contribuito a cementare i buoni rapporti con gli americani. Tanto più che i danni economici maggiori a livello mondiale sono proprio per loro, oltre che per l’Iran stesso.
Per giunta, Israele ha bombardato i pozzi di metano iraniani al confine con il Qatar, provocando un’analoga ritorsione da parte di Teheran e causando un disastro economico di lungo periodo forse irreparabile.
Se riaprire il traffico attraverso lo stretto di Hormuz potrebbe infatti essere questione di settimane o mesi, serviranno invece anni per rimettere in servizio installazioni di questo genere, dopo distruzione ed abbandono.
Questo nella migliore delle ipotesi perché, visto il contesto economico generale, è probabile che i danni odierni e futuri siano almeno in parte irreparabili. Pare proprio che Trump abbia trovato il modo per ridurre i consumi globali di idrocarburi, cosa che gli sta creando molte antipatie e non solo nella penisola arabica.
Finora gli arabi hanno sparato solo per difesa, senza contrattaccare, ma la sempre maggiore aggressività iraniana li pone di fronte ad un dilemma terribile: partecipare attivamente all’attacco israelo-americano contro un altro paese musulmano (sia pure sciita) oppure dare lo sfratto agli americani.
Entrambe le opzioni sono cariche di conseguenze gravissime e forse fatali. Una sola cosa è certa: superata la fase acuta, gli stati arabi cercheranno altri accordi e alleanze al posto della Zio Sam.
Tanto per cominciare, hanno accolto Zelensky in pompa magna, siglando con lui accordi di collaborazione militare ed economica che, fra qualche mese, dovrebbero produrre qualche risultato per entrambi. Un colpo durissimo alla reputazione degli USA ed allo smisurato ego del loro presidente.
JACOPO SIMONETTA (da Apocalottimismo)