giovedì 14 maggio 2026

Ultima chiamata per la Svizzera

E' da un po' di tempo che non parlo di demografia, ed è un peccato perchè il problema della sovrappopolazione resta grave.
Ho deciso pertanto di rimediare con questo pezzo sulla Svizzera, che mi è stato mandato dall'amico Sergio Pastore. Buona lettura.
LUMEN


<< Il prossimo 14 giugno 2026 si voterà in Svizzera per l’iniziativa popolare “Sì alla sostenibilità - No a una Svizzera di 10 milioni di abitanti” (attualmente siamo poco più di 9 milioni - dall’introduzione nel 2003 della libera circolazione, uno dei quattro pilastri dell’UE, la popolazione in Svizzera è aumentata di ben 2 milioni, una cosa semplicemente pazzesca - il paese può mantenere al massimo 6 milioni di abitanti, tutto il resto necessario deve essere importato).

L’iniziativa è stata lanciata dall’UDC (unione democratica di centro) che raccoglie circa il 30% dei suffragi ed è considerata un partito di destra, da alcuni di estrema destra (ma non viene mai citata come potenziale alleata del Rassemblement national della Le Pen o dell’AfD tedesca). L’UDC è un partito liberale conservatore, ma si distingue dal PL (partito liberale, il padre fondatore della moderna Svizzera nel 1848).

Una volta il PL deteneva tutti i 7 ministeri svizzeri, era padrone assoluto della situazione, i socialisti sono sempre stati in netta minoranza e solo nel XX secolo hanno ottenuto uno o due ministeri nel governo. L’UDC è diventato il primo partito svizzero perché è anche conservatore, patriottico, anti-UE, fa dunque leva sul conservatorismo degli svizzeri (soprattutto gli svizzeri tedeschi, gli svizzeri francesi sono più aperti, filo-europeisti, socialisti, statalisti).

Il PL è in caduta libera, raccoglie circa il 14% dei suffragi e l’anno prossimo rischia di perdere uno dei due seggi nel governo (ti ricordo che in Svizzera abbiamo da oltre mezzo secolo una Grosse Koalition - i sette ministeri sono assegnati ai quattro maggiori partiti - Liberali (2), Socialisti (2), Democentristi (2) e ex Democristiani (1). I democristiani si sono ribattezzati come Centro, il loro cattolicesimo non tirava più.

L’UDC è dunque anti-UE, conservatore e patriottardo, ma in economia è liberale come i Liberali tradizionali. E adesso arriva questa “scandalosa” iniziativa sul No a una Svizzera di 10 milioni di abitanti. Una Svizzera con 10 o più milioni di abitanti non è più sostenibile, chiaramente, o non sarà più la Svizzera, già adesso i Vecchi Confederati (si chiamano in tedesco Eidgenossen - i soci del giuramento, letteralmente, con allusione al giuramento del 1291 tra i tre cantoni della Svizzera interna e tedesca contro Asburgo).

Nei giorni scorsi è stato comunicato che l’iniziativa ha delle chances reali (attualmente raccoglierebbe il 52% dei suffragi). Io - che non posso votare - sono naturalmente a favore dell’iniziativa che vorrebbe limitare il numero massimo di abitanti nel paese - è dunque un’iniziativa contro la sovrappopolazione e mi sta bene. Per tutti gli altri partiti, liberali compresi, e il governo il successo dell’iniziativa creerebbe il caos e la fine delle relazioni con l’UE.

L’iniziativa porrebbe fine alla libera circolazione che l’UE non potrebbe accettare. La Svizzera ha sottoscritto la libera circolazione, essa è dunque un trattato internazionale che secondo le massime autorità è superiore alla costituzione, una cosa semplicemente assurda. Un trattato internazionale non può essere in contrasto con la costituzione - se lo è va respinto o deve essere modificata la costituzione prima di approvarlo.

[Si parla però di] ambiguità dell’UDC. Come detto l’UDC è chiaramente liberale in economia e sa benissimo che la Svizzera è diventata uno dei paesi più ricchi del mondo grazie alla manodopera straniera. Senza stranieri la Svizzera sarebbe oggi paralizzata. Nel settore ospedaliero il 40% dei medici sono stranieri, soprattutto tedeschi attirati dalle paghe elevatissime in questo paese (di almeno un terzo superiori a quelle tedesche).

Uno degli argomenti principali degli avversari dell’iniziativa - tutti gli altri partiti e il governo - è che l’accettazione dell’iniziativa metterebbe a repentaglio il benessere del nostro paese. Tutti vogliono il benessere economico, socialisti compresi, ovvio. Il benessere si chiama in tedesco WOHLSTAND. Nessuno vuole rinunciare anche solo a uno spicchio di questo fottuto WOHLSTAND, anche se il paese va o andrà in malora perché decisamente sovraffollato. La Svizzera ha una superficie di circa 43’000 km2. Ma la superficie abitabile e coltivabile è naturalmente molto inferiore.

Una volta la Svizzera era un paese agrario e povero (ancora nella prima metà del XX secolo). Adesso è uno dei più ricchi grazie soprattutto alla manodopera straniera, mai avrebbe potuto arricchirsi tanto senza di essa. Ma la Svizzera sta cambiando pelle: gli Eidgenossen sono in ritirata demografica come in tutti i paesi dell’UE gli ex nativi saranno sempre più in minoranza - cosa chiaramente voluta dalle elite, la sostituzione etnica è un fatto innegabile, come pure la diffusione dell’islamismo a cui la Chiesa cattolica si allea per sopravvivere.

Perché ho alluso all’ambiguità dell’UDC? Perché invoca una sostenibilità che nei fatti nega, essendo un partito liberale e favorevole agli investimenti stranieri nel nostro paese. La Svizzera attira capitali e manodopera straniera perché ne ha bisogno per salvaguardare il tenore di vita degli svizzeri, il fottuto Wohlstand.

Insomma, anche l’UDC vuole la botte piena e la moglie ubriaca: sì agli investimenti, Wohlstand über alles, però lo stesso vuole (almeno a parole) salvaguardare il carattere del paese, fa leva sul patriottismo perché sa che la gente è insofferente all’invasione degli stranieri e si preoccupa per il futuro.

Continuando di questo passo la Svizzera diventerebbe una sola città, cementificata da Ginevra al Lago di Costanza nel nord-est, Alpi escluse. C’è un malessere reale e diffuso e l’iniziativa ha effettivamente qualche chance, il 52% degli attuali sostenitori è ben superiore alla percentuale di sostenitori dell’UDC (circa il 30%).

Penso di avere fatto un quadro abbastanza preciso e completo della situazione. Il convitato di pietra dell’intera discussione resta comunque sottotraccia: la sovrappopolazione, a cui nessuno accenna o vuole accennare, nemmeno l’UDC in fondo. Ormai la sola parola che conta, sia in Svizzera che nel mondo intero, è la CRESCITA economica. Io ormai non la posso più soffrifre questa parola, la crescita (Wachstum in tedesco).

Dalla mattina alla sera non si parla che di Wirtschaftswachstum, crescita economica. E nemmeno l’UDC è contraria alla crescita economica, non può esserlo per evidenti motivi (chi invoca una decrescita, felice o meno infelice, o anche solo un rallentamento dello sviluppo economico, raccoglierebbe lo 0% dei voti o poco più). Sono, siamo tutti drogati dalla rincorsa al benessere. Ma appunto, la botte piena e la moglie ubriaca non sono possibili (...).

Un’ultima osservazione. Quando fu introdotta nel 2003 la libera circolazione il governo disse o previde che la popolazione sarebbe aumentata di circa 8000-10’000 persone all’anno. In realtà la popolazione cresce di 100’000 unità all’anno (la grandezza di città come Berna e San Gallo). Se il governo avesse detto chiaramente che sarebbero immigrate ben 100’000 persone all’anno, mai e poi mai la libera circolazione sarebbe stata approvata dalla popolazione, che ha votato due o tre volte a favore.

Per l’UE la libera circolazione delle persone è fondamentale. Ma grazie alla libera circolazione la Romania ha perso circa tre milioni di abitanti e adesso deve reclutare personale in Asia, Africa, India. È chiaro che negli Stati Uniti d’Europa la libera circolazione dovrebbe essere naturale, la norma, come negli USA, e favorirebbe la coesione continentale e forse anche - mannaggia - la sacrosanta crescita da tutti invocata, anche da Leone XIV.

Fra un mese [dunque] - il 14 giugno - la Svizzera deciderà se dissolversi o autodistruggersi per continuare a crescere oppure se prevarrà il buon senso, cioè “adelante Pedro, con juicio”. Crescita sì e benessere, ma non a ogni costo, anche a costo dell’identità, della vita stessa (la Svizzera non può nutrire 9 o 10 milioni di abitanti, deve importare e al momento può ancora farlo perché è ricca, ma domani chissà - la Svizzera aveva cinquant’anni fa ben 5 grandi banche, ne è rimasta solo una, l’UBS capitanata dal ticinese Sergio Ermotti (paga annua 15 milioni di franchi). >>

SERGIO PASTORE

giovedì 7 maggio 2026

Generazione Z

Con il termine 'Generazione Z' si indicano le persone nate tra l'ultimo quinquennio del secolo scorso (1995) ed il primo decennio del 2000 (2010).
Si tratta della prima generazione ad essersi sviluppata potendo godere dell'accesso ad Internet sin dall'infanzia, e perciò i suoi membri sono particolarmente avvezzi all'uso della tecnologia moderna e dei Social Media; per questo sono definiti anche “nativi digitali,
La generazione Z segue quella dei 'Millennials' (detta anche generazione Y), che indica le persone diventate maggiorenni dopo l'anno 2000.
Alla generazione Z ed ai suoi problemi cognitivi – emersi da uno studio del neuroscienziato Jared Cooney Horvat - è dedicato il post di oggi, scritto da Antonio Lombardi per il sito METEOGIORNALE.IT.
A seguire una breve nota esplicativa (tratta dal web) sui metodi utilizzati dal Dott. Horvath per la sua ricerca.
LUMEN


<< Per due secoli, la traiettoria è sembrata inarrestabile: ogni nuova generazione era, in media, un po' più sveglia di quella che l'aveva preceduta. Un trend di sviluppo umano che davamo quasi per scontato, insomma. E invece, quel filo storico si è spezzato.

Per la prima volta nella storia documentata, gli scienziati hanno individuato una generazione che risulta meno intelligente di quella precedente. Non è esattamente una notizia rassicurante, diciamolo.

A suonare questo campanello d'allarme non è un passante qualsiasi, ma il neuroscienziato Dr. Jared Cooney Horvath. Durante una recente testimonianza davanti a una commissione del Senato degli Stati Uniti, Horvath è stato piuttosto diretto: la Generazione Z è diventata "cognitivamente stentata" rispetto ai Millennial e a chi è venuto prima di loro.

Questo declino interrompe un modello di crescita che ha tenuto banco per almeno duecento anni.

Ma qual è il colpevole? Sorprendentemente, non si tratta di una mancanza di scolarizzazione. Anzi, i giovani d'oggi passano più tempo che mai seduti tra i banchi o in aule virtuali. Il problema, secondo la tesi di Horvath, è lo strumento principale che stiamo usando per insegnare loro: lo schermo.

Siamo animali sociali, biologicamente programmati per imparare dagli altri esseri umani attraverso una concentrazione profonda e l'interazione faccia a faccia. I nostri cervelli si sono evoluti per masticare idee complesse, non per fare lo slalom tra elenchi puntati su un display luminoso.

Horvath sostiene che l'introduzione rapida, quasi violenta, di smartphone e tablet nelle aule abbia interrotto il modo stesso in cui il nostro cervello elabora le informazioni.

"Più della metà del tempo che un adolescente passa da sveglio, lo passa a fissare uno schermo", ha detto Horvath alla commissione. È un dato che fa riflettere. I dispositivi digitali incoraggiano una lettura superficiale, lo "skimming", piuttosto che un'immersione profonda nel testo. E questo degrada abilità critiche fondamentali come il problem-solving, la memoria e persino la matematica.

I dati, in effetti, sono piuttosto impietosi: una volta che i paesi adottano ampiamente la tecnologia digitale nelle scuole, le prestazioni accademiche tendono a calare in modo significativo.

Horvath definisce questo cambiamento una "resa". Invece di usare gli strumenti per aiutare i bambini a imparare, stiamo ridefinendo l'istruzione per adattarla ai limiti dello strumento stesso. Stiamo barattando la comprensione profonda con la comodità digitale, e il costo è la prima generazione della storia a fare un passo indietro. >>

ANTONIO LOMBARDI



LA RICERCA DEL DR.HORVATH
Lo studio del dr. Horvath non si basa solo sul classico QI (Quoziente Intellettivo), ma su un insieme di diversi parametri cognitivi.
Si tratta di test standardizzati elaborati da decenni, che vengono utilizzati per confrontare le generazioni e che danno un confronto longitudinale su larga scala.
I principali strumenti utilizzati sono stati:
= Test di QI: misurano ragionamento, problem solving, memoria di lavoro. Gen Z mostra punteggi inferiori rispetto ai Millennials .
= Test di attenzione e memoria: calo significativo nella capacità di mantenere il focus e trattenere informazioni .
= Test di alfabetizzazione e comprensione del testo: peggioramento nella lettura profonda e nella capacità di analisi .
= Test di matematica e numeracy: risultati inferiori rispetto alle generazioni precedenti, dopo oltre un secolo di miglioramenti continui .
= Misure di “funzioni esecutive”: pianificazione, controllo degli impulsi, gestione delle informazioni. Anche qui si registra un declino .
Horvath attribuisce il declino soprattutto a un cambiamento nell’ambiente cognitivo, non a fattori genetici.
Le cause principali sarebbero:
= esposizione massiccia agli schermi fin dall’infanzia, che riduce la pratica della lettura profonda e dell’attenzione sostenuta ;
= apprendimento digitale frammentato, che favorisce lo “skimming” invece dell’elaborazione profonda;
= riduzione del tempo dedicato a memoria, calcolo mentale e lettura lineare;
= distrazioni costanti che impediscono la costruzione di competenze cognitive complesse.
Le fonti indicano inoltre che il declino è un fenomeno globale, in quanto è stato osservato in più Paesi, non solo negli Stati Uniti o in Europa.

giovedì 30 aprile 2026

Appunti di Geo-Politica - (8)

LA GUERRA DEI SOLDI
Tutte le guerre sono orribili senza eccezioni. Quella tra Stati Uniti e Iran del 2026 non sarà mai la più orribile della storia americana, né la più lunga, la più distruttiva, ecc. E questa è una buona cosa.
Ciò nonostante, qualcosa di davvero raccapricciante sta capitando sotto i nostri occhi. Il governo degli Stati Uniti viene usato come strumento per arricchire in modo illecito alcune persone, per miliardi di dollari.
Questo significa che il personale militare statunitense e i civili iraniani (le persone che soffrono di più della guerra) vengono sacrificati affinché altri, che si sono arricchiti a spese loro, possano arricchirsi ulteriormente.
Per le forze armate statunitensi deve essere una situazione devastante. I soldati si arruolano per difendere la Costituzione degli Stati Uniti, partendo dal presupposto che, quando vengono esposti al pericolo, lo facciano per il bene superiore del Paese. 
Capire di essere diventati strumenti della corruzione dei loro padroni, e non più al servizio della nazione nel suo complesso, deve distruggere l’intera idea di servire la nazione.
Per il popolo iraniano, che Trump ha incoraggiato a insorgere per la propria libertà senza alcuna reale intenzione di aiutarlo, l’effetto è pressoché identico. Forse, nonostante il passato di Trump, nutrivano la speranza che gli Stati Uniti li avrebbero aiutati.
Ora sanno che non gliene importa nulla di loro, che Trump li ha usati confidando in un vantaggio politico e ora sono stati abbandonati a una versione peggiore del loro governo originario.
Quindi chi serve la patria o desidera la libertà non ottiene alcunché. Tuttavia, i corrotti ai vertici sembrano sfruttare ogni opportunità, persino manipolando il corso della guerra, per arricchirsi in qualsiasi modo e ovunque possibile.
PHILLIPS O'BRIEN (da Apocalottimismo)


DUE PESI E DUE MISURE
L’Unione Europea nel 2012 ha messo sotto severe sanzioni l’Iran, seguendo la scia delle sanzioni statunitensi che risalgono alla nascita della Rivoluzione islamica (1979). 
Le sanzioni includono il divieto di importazione, acquisto e trasporto di petrolio greggio e prodotti petroliferi iraniani. Le motivazioni ufficiali per le sanzioni sono sempre altamente umanitarie: le violazioni dei diritti umani.
Dal 2022 l’Unione Europea ha avviato una serie di sanzioni di pesantezza crescente nei confronti della Russia, primo fornitore energetico dell’Europa.
Anche qui, di fronte alle osservazioni di schietto buon senso, che osservavano come un’area di trasformazione industriale come quella europea, priva di rilevanti risorse energetiche, avrebbe dovuto operare per una rapida chiusura del contenzioso e non per un muro contro muro, la risposta ufficiale ha percorso le usuali linee di alta inflessibile idealità. Non si poteva transigere perché la libertà, la difesa della sovranità ucraina, la violazione del diritto internazionale...
Poco dopo – nel 2023 – a fronte dell’aiuto iraniano alla Russia, con la fornitura di droni, l’UE ha esacerbato le sanzioni verso l’Iran. Non era tollerabile un aiuto militare ad uno stato che aveva violato il diritto internazionale!
Si potrebbe a questo punto concludere che l’Unione Europea sia guidata da anime belle, incapaci di qualunque ragionamento in termini di realismo politico, tragicamente disinformati su ciò che avviene in paesi terzi, ma almeno vigorosamente mossi da una moralità integerrima e restia ad ogni compromesso.
Poi, però il quadro si confonde un tantino. (...)
Oggi a primavera 2026 l’Europa riceve il grosso del suo fabbisogno energetico dagli USA (che hanno violato ogni forma di diritto internazionale e ogni espressione di diritti umani) e da quel che ancora arriva dai paesi del Golfo, in particolare l’Arabia Saudita (la cui documentazione in termini di diritti umani, secondo tutte le agenzie internazionali - per lo più con sede negli USA - è ampiamente peggiore di quella iraniana.)
ANDREA ZHOK (da Termometro Geopolitico)


ARABIA INFELIX
Gli arabi hanno accettato le numerose basi statunitensi sul loro territorio soprattutto in quanto garanzia contro un eventuale attacco dell’Iran sciita, nemico tradizionale delle monarchie sunnite.
Ma l’essere state coinvolti in una guerra di vasta portata senza la minima consultazione non ha contribuito a cementare i buoni rapporti con gli americani. Tanto più che i danni economici maggiori a livello mondiale sono proprio per loro, oltre che per l’Iran stesso.
Per giunta, Israele ha bombardato i pozzi di metano iraniani al confine con il Qatar, provocando un’analoga ritorsione da parte di Teheran e causando un disastro economico di lungo periodo forse irreparabile.
Se riaprire il traffico attraverso lo stretto di Hormuz potrebbe infatti essere questione di settimane o mesi, serviranno invece anni per rimettere in servizio installazioni di questo genere, dopo distruzione ed abbandono.
Questo nella migliore delle ipotesi perché, visto il contesto economico generale, è probabile che i danni odierni e futuri siano almeno in parte irreparabili. Pare proprio che Trump abbia trovato il modo per ridurre i consumi globali di idrocarburi, cosa che gli sta creando molte antipatie e non solo nella penisola arabica.
Finora gli arabi hanno sparato solo per difesa, senza contrattaccare, ma la sempre maggiore aggressività iraniana li pone di fronte ad un dilemma terribile: partecipare attivamente all’attacco israelo-americano contro un altro paese musulmano (sia pure sciita) oppure dare lo sfratto agli americani.
Entrambe le opzioni sono cariche di conseguenze gravissime e forse fatali. Una sola cosa è certa: superata la fase acuta, gli stati arabi cercheranno altri accordi e alleanze al posto della Zio Sam.
Tanto per cominciare, hanno accolto Zelensky in pompa magna, siglando con lui accordi di collaborazione militare ed economica che, fra qualche mese, dovrebbero produrre qualche risultato per entrambi. Un colpo durissimo alla reputazione degli USA ed allo smisurato ego del loro presidente.
JACOPO SIMONETTA (da Apocalottimismo)

giovedì 23 aprile 2026

Vita da Cani

Il post di oggi è dedicato alla socialità tra gli animali superiori, con particolare riferimento ai nostri amici cani ed ai loro antenati lupi. I testi sono tratti dalla pagina Facebook SCIENZIATI, FILOSOFI E ALTRI ANIMALI.
LUMEN


<< I primi studi sulla socialità sono stati fatti in psicologia, guardando agli altri primati per confrontare e vedere se c'erano somiglianze e quindi basi genetiche comuni. C'erano.
Nel frattempo gli etologi studiavano alacremente la socialità negli altri animali, cani in testa (pensate a Lorenz, cioè all'incipit dell'etologia). 

Ad un certo punto gli psicologi si sono resi conto di alcune cose:
= Che era utile studiare la socialità dal punto di vista etologico (la radice genetica, il comportamento innato).
= Che era altrettanto utile studiare altre specie, non solo i primati, per capire i meccanismi mentali della socialità.

La mente sociale dei canidi, cioè il loro comportamento, per moltissimi aspetti "ricalca" la nostra, e sono animali già ben conosciuti dal punto di vista etologico.
Il cane (Canis lupus familiaris) è osservabile in condizioni naturali (diverse da quelle di laboratorio) con comodo, dato che per lui la vita con l'uomo è naturale, grazie alla domesticazione. Quindi è ad oggi la specie forse più studiata per quanto concerne la "comparative social cognition" (concedetemi l'inglese, la traduzione è orripilante).

Gli aspetti comportamentali innati tipici della mente sociale del cane, quelli comuni a tutti gli animali sociali appunto, sono ereditati dal lupo; infatti la simbiosi mutualistica e la coevoluzione sono state possibili ed hanno avuto un enorme successo proprio grazie alla mente sociale comune.
Ma nel cane ne sono presenti altri che mancano nell'antenato e viceversa: il cane ha perso delle capacità sociali che nel lupo sono presenti.

L'effetto principale della domesticazione (...) è stato quello di trasferire sull'uomo la mente sociale. I cani sono abilissimi nel comprendere il comportamento sociale e la comunicazione dell'uomo (volontaria e non), sia verbale che mimica; perfino più dotati, in questo, degli scimpanzé (!).
Ad esempio gli scimpanzé interpretano la risata umana come manifestazione di aggressività, i cani no. Ci sono tanti altri casi ma questo è un classico.

Inutile dire che loro sono molto più abili nel capire noi di quanto noi siamo nel capire loro, anche perché noi spesso manco ci proviamo, da qualche tempo in qua. Ma per molte migliaia di anni Homo sapiens si impegnava invece parecchio, e certi tratti della mente sociale del cane (e non del lupo e degli altri canidi) sono talmente simili ai nostri da far pensare che si tratti di coevoluzione.

Non è il caso di ricordare quanto bene i cani leggano, letteralmente, la paura nelle persone, ma forse non tutti sanno che comprendono lo sguardo al punto che se si nasconde qualcosa in un barattolo [facente parte di un gruppo] di quattro e poi si fa entrare il cane, lui invariabilmente andrà al barattolo che stiamo guardando.

Queste sono caratteristiche della mente sociale, e sono tali che i cani spesso fregano i ricercatori e certi test si devono fare in doppio cieco. Infine, sono enormemente empatici nei confronti dell'uomo, con tanto di comportamenti consolatori. >>


<< Concludiamo la carrellata con le differenze emerse da vari studi tra il cane ed il suo antenato selvatico, certamente a base genetica e frutto del processo di domesticazione. Che i cani leggono molto meglio la comunicazione non verbale umana rispetto ai lupi è già stato detto.

Tutti i canidi prosociali (lupi, cani, licaoni) hanno il senso di giustizia come i primati, ma i cani sono più tolleranti e concilianti, i lupi molto meno, arrivando a rifiutarsi di collaborare con chi è sleale con loro; quindi la tolleranza (verso le ingiustizie subite dall'uomo) è frutto della domesticazione, ma non il senso di giustizia, come si pensava.

Però la domesticazione ha in parte rovinato la capacità di lavorare in gruppo e di collaborare, nel cane; in pratica ha attenuato l'"istinto di branco". (…) La cattura di un animale richiede azioni molto sincronizzate, delle quali i lupi sono effettivamente capaci.

Se nel cane questa perdita sia dovuta a mancanza di selezione degli individui incapaci di lavorare in team, o ci sia stata una selezione da parte dell'uomo degli animali che non facevano di testa loro ma aspettavano un comando, non si sa.
I lupi sono risultati essere più prosociali dei cani anche nello "sharing", cioè dividono tra loro le risorse più dei cani.

Nel lavoro [di ricerca] si è fatto più o meno quello che De Waal ha fatto con gli scimpanzé: due animali in vista tra loro, di cui uno aveva accesso a due pulsanti, uno [dei pulsanti] faceva ottenere cibo a lui, l'altro ad entrambi. In presenza dell'altro individuo, il pulsante dello "sharing" veniva premuto molto più dell'altro. Dai lupi, dai cani meno.

Sono del resto arcinoti casi di sharing tra lupi (e licaoni) in natura: gli animali feriti o impossibilitati a cacciare vengono nutriti dagli altri. E se si dà ad un gruppo di cuccioli di cane del cibo, i più grossi e forti tendono a cercare di accaparrarsi tutto, mentre tra i lupi, fin da cuccioli, si divide. Anche la capacità di dividere quindi, che si riteneva nel cane frutto della domesticazione, non solo non lo è affatto, ma anzi il cane è meno prosociale del lupo.

Nel gioco, tra i cuccioli di lupo, i più forti tendono a giocare alla pari. Esempio per capirci: chi strangola e chi è strangolato, chi scappa e chi rincorre; giochi molto comuni che chiunque abbia due cani ha visto di sicuro; i cuccioli di lupo fanno un po' per uno più dei cani.
Infine, come chicca finale, dopo una lite i lupi fanno pace, cioè cercano la riconciliazione, i cani risolvono evitandosi a vicenda.

I comportamenti elencati qui sopra sono tutti tipici degli animali prosociali, fanno parte di quell'insieme di caratteristiche che fanno parte della cosiddetta social cognition. In Canis lupus familiaris sono presenti ma generalmente più debolmente rispetto al lupo, o meglio sono rivolti molto più all'uomo che ai conspecifici: il processo di domesticazione. >>

SCIENZIATI, FILOSOFI E ALTRI ANIMALI.

giovedì 16 aprile 2026

Pensierini - XCIII

IL MISTERO DEL LIBERO ARBITRIO
Nel criticare il libro “Determinati” del biologo americano Robert Sapolsky, che nega l'esistenza del libero arbitrio portandone le prove scientifiche, l'U.C.C.R. (Unione Cristiani Cattolici Razionalisti) conclude con questa sorprendente affermazione:
<< Il punto è sempre quello, chi si affatica a minare la grandezza dell’uomo (la sua libertà in questo caso), è sempre dettato dal voler ridurre la creatura per negare il Creatore. Il libero arbitrio è inaccettabile [per quelli come Sapolsky – NdL] perché resta un mistero ed è proprio ciò che ci aspetteremmo di trovare se un Dio buono avesse creato l’umanità. >>
Quindi, se ben ho compreso, siccome esiste un Dio creatore buono, fonte di ogni verità e di ogni luce, è giusto ed inevitabile che le cose del mondo ci appaiano come un mistero e che non le possiamo capirle.
A voi il ragionamento sembra logico ? A me no.
Chi meglio di un Dio onnisciente (se davvero esistesse) potrebbe spiegarci le cose con chiarezza e toglierci dall'oscurità ?
Comunque, per tornare al presunto mistero del Libero Arbitrio, la sua inesistenza è ormai talmente ovvia da non meritare altre discussioni.
Nel momento in cui la scienza ha accertato l'inesistenza, dentro di noi, del famoso Homunculus, la mitica entità che prenderebbe le decisioni per noi, il discorso mi sembra definitivamente chiuso.
LUMEN


IL FASCINO DEL DENARO
Ci sono persone che amano il denaro ed altre che lo detestano; nessuno però può negare la sua importanza fondamentale nella società moderna e neppure il suo fascino.
Da cosa dipende ?
Secondo me, il fascino del denaro è connesso con la spinta genetica alla superiorità tipica degli esseri umani e deriva dal fatto che il denaro – in linea di principio - è accessibile a tutti.
Perchè non tutti possono superare gli altri nella bellezza, o nell'abilità, o nella forza, o nell'intelligenza o nel rango sociale, ma tutti possono diventare più ricchi, superando gli altri nel possesso del denaro.
Inoltre si può diventare ricchi in tanti modi diversi, leciti e meno leciti: ci si può arrivare con l'impegno o con la violenza, con il talento o con l'inganno, oppure anche solo con la fortuna.
Ma nessuno è escluso a priori, e tutti – almeno in teoria - possono superare gli altri nella ricchezza. E questo conferisce al denaro un fascino ineguagliabile.
LUMEN


RIVEDERE UN FILM
Dietro ai nostri film preferiti, quelli che ci hanno affascinato sin dalla prima volta che li abbiamo visti, ci sono mille cose che si possono vedere solo DOPO.
Sia in senso cronologico che di consapevolezza. Perché succede questo?
Perché i film davvero grandi hanno più livelli: il livello narrativo (la storia che viene raccontata); il livello emotivo (le sensazioni che ci colpiscono); il livello simbolico (le immagini ed i significati); il livello registico (le inquadrature, le scene, il montaggio); il livello culturale (il contesto storico e sociale del tempo).
La prima volta vedi la storia. La seconda vedi la regia. La terza vedi te stesso. 
I film importanti cambiano insieme a noi perchè ogni volta che li rivediamo, siamo una persona diversa. E quindi vediamo un film diverso.
I film importanti non ti dicono cosa pensare. Ti mettono davanti a uno specchio. E quello specchio cambia con te.
Ci sono film che a vent’anni sembrano romantici, a trenta sembrano tragici, a cinquanta sembrano veri. E questo non perché il film sia ambiguo, ma perché la vita è ambigua.
Perché certe cose non si capiscono da giovani; non si capiscono da semplici spettatori; non si capiscono senza aver perso qualcosa; non si capiscono senza aver vissuto certe esperienze. 
Il cinema è un’arte che cresce con noi. E noi cresciamo attraverso il cinema.
LUMEN


LO STUDIO DELLA FILOSOFIA
La Storia della Filosofia è ancora oggi una materia importante a livello scolastico ed universitario.
Ma il suo studio, che oltretutto è lungo ed impegnativo perchè si sviluppa su quasi 3 millenni, ha ancora un senso ?
Certo, i Filosofi sono delle menti eccelse, su questo non ho dubbi, ma commettono un errore di metodo.
Elaborano le loro teorie sulla base delle loro esperienze e convincimenti personali, mentre la scienza si basa su misurazioni oggettive ed esperimenti collettivi ripetuti.
La differenza è tutta lì.
I filosofi quindi sono eccellenti per sollevare le domande, ma non sono attrezzati per dare le risposte.
Di conseguenza, la storia della filosofia dovrebbe essere studiata come semplice curiosità: come un giurista può studiare la storia del diritto o un medico la storia della medicina.
Può essere interessante vedere come si è evoluto il pensiero umano, perchè i problemi che la filosofia affronta e che tenta di spiegare, in fondo, sono sempre gli stessi.
Ma le soluzioni proposte dai filosofi non servono per capire come stanno le cose, se non in alcuni casi marginali in cui, comunque, la correttezza dell'intuizione filosofica è tale solo perchè è stata confermata dalla scienza.
Quindi, parafrasando Manzoni: utile sì, ma con judicio.
LUMEN

giovedì 9 aprile 2026

Stabat Mater

Da qualche tempo si nota, nelle varie nazioni del mondo, un numero molto elevato di donne che hanno raggiunto il vertice della politica. A parte la novità, qualcuno ha rilevato che il potere al femminile ci sembra più dolce e materno, e quindi finisce per sembrare più accettabile.
A questo argomento è dedicato il post di oggi, con un interessante testo di Aldo Erik tratto dalla pagina Facebook TERMOMETRO GEOPOLITICO. A seguire un breve riepilogo, tratto dal web, sul potere femminile nella storia.
LUMEN


<< Ogni struttura di potere deve risolvere un problema fondamentale: come esercitare decisioni dure senza apparire pura coercizione. La forza genera obbedienza temporanea; la legittimazione emotiva genera consenso duraturo. È in questo spazio che l’archetipo materno diventa uno degli strumenti simbolici più potenti della storia.

La madre è la prima esperienza di protezione, nutrimento e dipendenza. È una figura pre-politica, pre-ideologica, radicata nella biologia e stratificata nella cultura. Quando il potere si associa a quell’archetipo, beneficia di un riflesso condizionato di fiducia. Non deve dichiararsi benevolo: viene percepito come tale.

Il cristianesimo lo comprende presto. Con la proclamazione di Maria come Theotokos al Concilio di Efeso, la figura materna diventa parte strutturale dell’architettura teologica. Dio può essere giudice; la madre è intercessione. L’ordine può essere severo; la maternità lo rende umanamente sopportabile.

Nel Medioevo, in un’Europa attraversata da guerre e pestilenze, la devozione mariana esplode. Non è folklore. È un dispositivo di stabilizzazione emotiva. La trascendenza viene filtrata attraverso la cura. Il potere si ammorbidisce nel simbolo.

Nell’Ottocento, con la definizione del dogma dell’Immacolata Concezione tramite Ineffabilis Deus, il rafforzamento mariano avviene in un momento di crisi dell’autorità temporale. Non si inventa Maria. Si consolida il suo ruolo simbolico mentre il potere politico vacilla. Quando la struttura trema, l’archetipo materno offre continuità.

Questo schema non è esclusivamente occidentale. La “Madre Russia”, Marianne in Francia, figure di compassione come Guanyin nell’Asia orientale: culture diverse, stesso meccanismo. Il potere si presenta attraverso il volto che disarma.

Il punto centrale non è morale ma strutturale: l’innocenza percepita è uno scudo. La maternità produce una presunzione di bontà. Criticare ciò che si presenta come cura è più difficile che criticare ciò che si presenta come forza.

Ed è qui che il discorso entra nel presente. Non è una questione di singoli nomi — Ursula, Giorgia, Sanna, Kristine. Non è un giudizio sulle persone né una tesi sul genere. È un’osservazione sul dispositivo simbolico: quando il potere contemporaneo assume un volto femminile, soprattutto in contesti di crisi o di decisioni controverse, beneficia di una protezione narrativa supplementare.

L’opposizione [al potere femminile] appare più aggressiva. La critica rischia di essere percepita come attacco personale. La durezza delle decisioni viene filtrata attraverso un’immagine di responsabilità, cura, stabilità.

Non si tratta di sostenere che le donne siano più inclini all’abiezione. La storia dimostra che brutalità e competenza non sono variabili di genere. Si tratta di riconoscere che l’archetipo materno – anche quando non esplicitamente evocato – opera sotto traccia nelle percezioni collettive.

Il potere non crea l’archetipo. Lo eredita. Ma può utilizzarlo. Quando il volto è materno, il sistema appare meno minaccioso. Quando la narrazione è di protezione, la disciplina diventa necessità. Quando la figura è rassicurante, la struttura che rappresenta diventa più difficile da mettere in discussione. Se dovessi rendere accettabile l’inaccettabile, non lo presenterei come imposizione. Lo vestirei da cura. >>

ALDO ERIK


DONNE E POTERE
L’impressione che oggi ci sia un numero inedito di donne ai vertici è comprensibile - e in parte vera - ma non è la prima volta che il mondo vive qualcosa di simile. La novità sta più nella scala globale e nella visibilità, non nell’esistenza del fenomeno.
= L’antichità: potere femminile come eccezione carismatica
Non era un’epoca di leadership femminile diffusa, ma esistevano figure che dominavano interi imperi: Hatshepsut in Egitto, un grande faraone; Cleopatra VII, sovrana e diplomatica di livello assoluto; Zenobia di Palmira, che sfidò Roma; Wu Zetian in Cina, unica imperatrice regnante nella storia cinese.
Qui il potere femminile non è “di massa”, ma è legittimato dal carisma, dalla religione o dall’eccezionalità. Non è un’epoca simile alla nostra, ma è un precedente di donne al vertice di grandi strutture politiche.
= Medioevo e prima età moderna: un’inaspettata concentrazione di regine
Tra il XII e il XVII secolo, in Europa si verifica qualcosa di sorprendente: un numero insolitamente alto di donne regnanti, spesso molto potenti.
Esempi: Eleonora d’Aquitania, forse la donna più influente del Medioevo europeo; Isabella di Castiglia, che unificò la Spagna; Maria Tudor e Elisabetta I in Inghilterra; Caterina de’ Medici in Francia; Cristina di Svezia, figura intellettuale e politica di primo piano; Anna d’Austria, reggente di Francia.
In alcuni decenni del Cinquecento, tre dei principali regni europei erano guidati da donne contemporaneamente. È forse il periodo più simile al nostro, anche se limitato geograficamente.
= Il Novecento: l’inizio della normalizzazione
Il XX secolo vede le prime donne elette o nominate capi di governo in sistemi moderni: Sirimavo Bandaranaike (Sri Lanka), prima premier donna al mondo; Indira Gandhi in India; Golda Meir in Israele; Margaret Thatcher nel Regno Unito.
È l’inizio della transizione verso la situazione attuale, ma ancora con numeri bassi.
= Il XXI secolo: la vera discontinuità
La differenza del nuovo millennio non è che ci siano donne al vertice — è che: sono molte contemporaneamente, in continenti diversi, in democrazie consolidate e organizzazioni internazionali, con visibilità globale.
È la prima volta nella storia in cui la leadership femminile diventa strutturale, non episodica.