giovedì 24 settembre 2026

Pensierini - XCV

IL PARADOSSO DI PROTAGORA
Uno dei paradossi antichi più famosi è quello c.d,. di Protagora, raccontato dall'autore latino Aulo Gellio, con riferimento alla scuola filosofica degli Stoici.
Si narra dunque che il grande filosofo Protagora avrebbe formato agli studi di legge, come istitutore, un giovane promettente, tale Evatlo (Euathlus), a fronte di un certo compenso.
Al termine, Evatio potè pagare solo la metà del compenso richiesto, e venne concordato che il resto sarebbe stato saldato dopo che questi avesse vinto la sua prima causa.
Evatlo però non cominciò la professione di avvocato, ma si diede alla politica; quindi, non avendo mai vinto la sua prima causa, poiché non ne aveva fatte, Protagora continuava a non essere pagato. Il filosofo citò dunque Evatio in giudizio per essere saldato del prezzo delle sue lezioni.
Il giovane decise di difendersi da solo, divenendo perciò avvocato di sé medesimo, e questo finì per creare una situazione giuridica di grande indeterminatezza:
= Protagora era sicuro di poter ottenere il pagamento, perchè: se Evatlo avesse vinto, avrebbe dovuto pagarlo in base all'accordo, perché avrebbe vinto la sua prima causa; se invece Evatlo avesse perso, avrebbe dovuto pagarlo comunque per effetto della sentenza.
= Evatlo era sicuro di poter evitare il pagamento, perchè: se avesse vinto, non avrebbe dovuto pagare Protagora per effetto della sentenza; se avesse perso, non avrebbe dovuto pagare Protagora perché in base all'accordo non aveva vinto la sua prima causa.
Il paradosso viene spesso citato a fini umoristici per segnalare la 'speciosità" tipica del mondo forense e di quello politico.
Il paradosso è piuttosto divertente e sembra, in effetti, insolubile, ma, se ci pensiamo un attimo, non lo è.
La soluzione sta nel fatto che Protagora non deve intentare una sola causa, quella del paradosso, ma due.
Nella prima causa, infatti, il filosofo non può che perdere, perchè le condizioni per il pagamento non si sono ancora verificate (Evatio – al momento del processo - non ha ancora vinto nessuna causa). Quindi Evatio vincerà.
Ma proprio per questo, sulla base della prima sentenza, Protagora potrà intentare una seconda causa, e vincerla faacilmente, perchè a quel punto la codizione si è finalmente verificata: Evatio ha vinto la sua prima causa.
Né si può contrapporre il principio giuridico del 'ne bis in idem', perchè la materia del contendere è l'avveramento di una condizione, che può verificarsi solo con il trascorrere del tempo.
LUMEN


IL TEOLOGO SOCRATICO
Sul sito cattolico 'Duc in Altum' di Aldo Maria Valli ho letto questa interessante affermazione:
<< Il lavoro del teologo è difficile. La teologia è una disciplina complessa, non solo per il suo oggetto, Dio stesso, che l’umanità può conoscere solo indirettamente e per analogia, ma anche per la vastità della materia che abbraccia, che si estende praticamente a tutto ciò che esiste, nella misura in cui ogni cosa può essere ricondotta a Dio. Padroneggiare la teologia richiede molti anni di studio, prima nella filosofia scolastica, poi nella teologia vera e propria. Chi improvvisa come teologo spesso cade nella trappola del celebre adagio socratico, ma al contrario: meno so, più pretendo di sapere. >>
In sostanza l'autore del testo (un prete) ci sta dicendo che chi si occupa di Teologia non sa di cosa parla e che non riuscirà mai a saperlo; e che pertanto per poter dire qualcosa che sembri sensato deve imparare i trucchi del mestiere.
Ringrazio l'autore per la sua (forse involontaria) sincerità, ma sono cose che già sapevamo.
LUMEN


NATALISTI E DENATALISTI
Quando si parla di demografia si creano sempre due fornti: da un lato i natalisti che vogliono più figli, e dall'altro i denatalisti che ne vogliono di meno. Ed entrambi sono convinti di avere ragione.
Questo succede perchè, in realtà, si stanno sovrapponendo due problemi demografici diversi, che occorre tenere separati.
Il primo problema è quello della popolazione COMPLESSIVA del nostro pianeta, e su questo non credo proprio che i denatalisti possano avere torto. I numeri sono quelli che sono e continuano a crescere (anche se per fortuna un po' meno di prima).
Poi c'è il problema demografico delle SINGOLE NAZIONI, come per esempio l'Italia, per le quali una riduzione della natalità autoctona può rappresentare un problema dal punto di vista economico e sociale.
Non è che l'Italia abbia pochi abitanti in assoluto, ma, nel corso degli anni, aveva trovato un equilibrio economico su una certa base demografica, che ora si sta riducendo.
In questi casi, per il ben noto principio dei vasi comunicanti, arrivano i migranti dall'estero a compensare le assenze e, se non si riesce ad aumentare le nascite interne, si creano le condizioni per una inevitabile sostituzione etnica.
Quindi la tragedia è questa: per il primo problema, quello globale, che è il più importante, non si riesce a fare nulla, perchè sarebbe necessario un coordinamento mondiale, impossibile da ottenere.
Per il secondo, quello nazionale, che sarebbe teoricamente gestibile, non si riescono a trovare rimedi efficaci, e si finisce per essere etnicamente sommersi, in una situazione anche peggiore.
LUMEN

1 commento:

  1. Sul discorso teologico, essendomi occupato di pittura sacra, ne ho viste di tutti i colori. Ho scoperto che un teologo può essere non credente, poiché la teologia può essere studiata come disciplina accademica, storica e filosofica senza che vi sia un'adesione personale di fede. Nello studio oggettivo, la teologia analizza i testi sacri, la storia delle religioni, i dogmi e il pensiero filosofico religioso usando metodi critici simili a quelli della storia o della filosofia. In questo caso il problema del non sapere non si pone, si studia invece la vita anche dei santi sulla base della documentazione.

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