domenica 27 ottobre 2024

Di tutti i Colori

Non c'è dubbio che le arti figurative (e la pittura in particolare) si sono evolute seguendo il corso del pensiero umano, di cui hanno affiancato, ed a volte precorso, le tappe.
Ma notevole importanza hanno avuto anche le innovazioni tecniche connesse, a cominciare da quelle relative ai materiali usati per i 'colori', che, con il progresso della scienza, sono diventati sempre più accessibili e facili da usare.
All'importanza dei materiali nella pittura è dedicato questo post, scritto dall'esperto d'arte Alfredo Verdi Demma (il cui sito mi è stato segnalato dall'amico Agostino Roncallo). A seguire, un breve intervento di Philip Ball sui colori primari.
LUMEN



<< Il 15 Aprile 1875, a Parigi, Claude Monet, Camille Pissarro, Edgar Degas, Auguste Renoir e altri giovani artisti espongono per la prima volta dipinti che modificheranno radicalmente il corso della storia dell’arte: immagini e paesaggi quotidiani fatti di brevi tocchi di colori ad olio densi e nello stesso tempo aerei, in grado di trasferire sulla tela le sensazioni reali di aria, movimento e luminosità.

Il ruolo rivoluzionario dei quadri impressionisti, realizzati in base ad una precisa teoria della luce, è noto e riconosciuto da tutti; non sempre però si considera che questo radicale cambiamento nel linguaggio artistico è stato possibile anche grazie ad una banale innovazione tecnica: innovazione dei colori pronti in tubetto.

Grazie ad essi l’attrezzatura del pittore diventa agile, leggera e quindi facile da trasportare, ideale per dipingere in plein air; i colori in tubo sono più facili da utilizzare e permettono all’artista una maggiore libertà espressiva. Questo è solo un esempio di come, certi aspetti tecnici, a volte molto semplici, sono fondamentali per la comprensione dell’operare artistico.

Chi visita una galleria d’ arte o una chiesa si trova a contatto diretto con opere cariche di storia e di significati simbolici, ma anche con la loro parte materiale: la foglia d’oro racchiusa nelle tessere vitree dei mosaici bizantini, la lucida e compatta policromia di un’ancona lignea fiamminga, ma anche lo stupefacente blu di lapislazzuli che Lorenzo Lotto preparava in un procedimento particolare.

Questi elementi, sempre molto affascinanti, non sono semplicemente momenti accessori della costruzione di un’opera, ma indissolubilmente legati al contesto storico e alla personalità dell’artista, diventano portatori materiali del linguaggio simbolico delle immagini.

La tecnologia dei procedimenti e della materia diventa ancora più evidente nelle cosiddette arti applicate a volte impropriamente dette “minori”, che in ogni epoca- si pensi al panorama artistico quattro-cinquecentesco, ma anche al settecento- hanno assunto un ruolo di grandissima importanza, se non addirittura di vera e propria “guida”, per pittura, scultura e architettura.

Ricordiamo, per citare alcuni esempi, che l’oreficeria è stata il punto di partenza per Pollaiolo e Verrocchio e che molti pittori manieristi e barocchi amavano progettare e spesso realizzare bronzi decorativi, vetri e cristalli figurati.

Nell Settecento, poi la scoperta della formula della porcellana, rivelata da Bottger, è stata così determinante e rivoluzionaria che la delicata materia inventata in Cina diventa la vera protagonista del secolo influenzando il gusto in pittura e scultura, entrando di prepotenza anche nell’arredamento e nell’architettura: un esempio in questo senso sono gli studiosi in porcellana a Capodimonte e al Palazzo Reale di Madrid.

Dietro ogni opera, piccola o grande, si cela un infinito lavoro di ricerca, innumerevoli prove, vere e proprie sperimentazioni alchemiche, Inoltre casualità e fortunati “errori”, determinano talvolta la scoperta di procedimenti e ricette che il tempo e l’esperienza di artisti e “maestri sperimentatori” perfezionarono e tramandarono attraverso i secoli. >>

ALFREDO VERDI DEMMA


 
IL PROBLEMA DEI COLORI PRIMARI

<< Dopo aver impiegato secoli per capire cosa sono i colori primari, siamo in procinto di abbandonarli. La nozione di primari, infatti, può scatenare furiose discussioni tra gli specialisti del colore.
Alcuni fanno notare che la terna che molti di noi hanno imparato a scuola – rosso, giallo e blu – si applica solo alla miscelazione dei pigmenti; mescolando la luce, come nei pixel degli schermi televisivi, servono diversi primari (approssimativamente il rosso, blu, verde). Ma se si stampa con degli inchiostri, si usa un sistema di “primari” ancora diverso: giallo, ciano e magenta. 
Nello spettro dell’arcobaleno della luce visibile non c’è alcuna gerarchia: non abbiamo alcuna ragione per preferire la luce gialla all’arancione, che ha una lunghezza d’onda leggermente superiore.
Inoltre, anche se i pittori imparano a mescolare i colori – ad esempio il blu e il giallo per ottenere un verde – sanno bene che i risultati possono essere deludenti se paragonati a un pigmento “puro” del colore desiderato: è difficile ottenere un bel viola dal rosso e dal blu.
Di conseguenza, gli artisti pensano al colore non tanto come una proprietà astratta, ma in termini della sostanza che lo produce: rosso robbia, blu oltremare, giallo cadmio.
Per capire davvero cosa significa il colore per un artista, dobbiamo pensare ai suoi componenti. O, per dirla diversamente, ciò che la tavolozza dell’artista è in grado di produrre dipende dai materiali a sua disposizione e dall’ingegnosità con cui se li è procurati. >>

PHILIP BALL

10 commenti:

  1. L'analisi dei colori, i materiali usati nella pittura e la tecnica usata, sono tutti elementi importanti non solo per attribuire un'opera anonima a un artista ma anche e soprattutto per capirne il valore. Purtroppo gli intellettuali, in questo caso i critici dell'arte, sono poco propensi a dire "non so" di fronte a un dipinto e, forse temendo di perdere in autorevolezza, si affidano al loro istinto e tirano giù giudizi del tutto privi di rigore scientifico. La beffa delle teste di Modigliani dovrebbe insegnare qualcosa. Una riflessione quindi sull'uso del colore diventa significativa se frutto di un'analisi attenta e se si considera che per gli artisti quella sul colore è una vera e propria ricerca. Un esercizio interessante è il seguente: si prenda una vecchia foto in bianco e nero, si acceda al sito palette.fm e si provino i filtri disponibili per colorare l'immagine. Il risultato è sempre sorprendente perché, in rapporto al nostro stato d'animo, siamo noi a decidere come vogliamo colorare la realtà.

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    1. Caro Agostino, in effetti c'è la sensazione che la critica d'arte si affidi troppo poco all'analisi scientifica dei materiali, per limitarsi ad analizzare e descrivere l'immagine.
      Che è importante, certamente, ed è quella che colpisce di più i visitatori delle mostre, ma per una comprensione profonda non è sempre sufficiente.

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    2. A proposito di critici d'arte che si fanno imbrogliare ricordo che Han van Meegeren riuscì a spacciare per autentici alcuni Vermeer di sua realizzazione...Ne vendette due anche ad un mercante d'arte che riforniva le collezioni di Hermann Göring. Fece parecchia fatica, dopo la guerra a convincere che quei quadri li aveva dipinti lui (rischiava la pena di morte per collaborazionismo con gli invasori tedeschi).

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    3. Verissimo e da quell'episodio, uno dei più famosi nella storia dei falsi d'arte, fu tratto anche un bel film con Guy Pearce, intitolato (non a caso) 'L'ultimo Vermeer'.

      Ma esistono anche i falsi di se stesso, come nel caso, altrettanto famoso, di un quadro di De Chirico, la cui storia potere trovare in questo post.
      (https://ilfenotipoconsapevole.blogspot.com/2020/02/un-falso-dautore.html)

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  2. Mah, Caravaggio non era nella disponibilità di tubetti da strizzare di olio o di tempera e purtuttavia i suoi colori erano drammaticamente realistici nelle luci e nelle ombre, dando la sensazione, a chi ammira il quadro, di rilevare le figure a tutto tondo, mentre le stolide e falsamente ieratiche figure di "famosi" imbrattatori di tele o di pareti, risultano di un piattume desolante, indipendentemente dal, dai colori usati, o dalla difficoltà nel prepararli.

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    1. Questo è vero, ma molto spesso (soprattutto con le immagini sacre) la piattezza della luce era voluta dai committenti.
      Non dimentichiamo che l'arte sacra non nasce come opera artistica da ammirare, ma come illustrazione didattica per analfabeti.

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    2. Quello che tu affermi nell'ultimo capoverso è giusto e verace Lumen. Comunque gli è anche vero che molte pitture cosiddette sacre erano allocate nei conventi, nelle sacrestie e nei refettori, per catechizzare i novizi, le novizie, rinsaldare la fede in coloro già ordinati, o che avevano preso i voti. Peraltro gli sventurati che nei giorni comandati "prendevano " la messa nelle chiese, nelle basiliche, dovevano in primis premersi sulle vie respiratorie fazzoletti intrisi di profumi ed essenze, per proteggersi dai mefitici effluvi provenienti dagli avelli, i sepolcri realizzati nei pavimenti delle chiese stesse, onde ragion per cui avevano tempo e voglia scarsi per trarre insegnamento e monito da affreschi o tele a carattere didattico-fideistico.

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    3. Questo è un aspetto che non conoscevo.
      Grazie per l'informazione.

      Oggi c'è grande attenzione a queste contaminazioni tra vivi e morti, anche per i rischi di contagio, ma un tempo sembrava solo un problema di... olfatto.

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  3. I due brani qui riportati costituiscono un'altra opportuna prova del ruolo decisivo svolto dallo sviluppo SCIENTIFICO-TECNICO anche in ambiti come quello artistico-figurativo che la tuttora sovrabbondante estetica di matrice idealistico-romantica ottocentesca tende a legare esclusivamente a misticheggianti "lampi di genio" dell'Autore.

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    1. Sono d'accordo con te.
      Arriverei a dire che tutta l'evoluzione della cultura umana - non solo nel campo dell'arte, ma anche in quello sociale, politico e filosofico - è una conseguenza indiretta (anche se non sempre percepita) del progresso scientifico-tecnico.
      Sono cose però che, quando si studia la storia a livello scolastico, difficilmente vengono sottolineate.

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