La promessa dell'eternità, ovvero la speranza del Paradiso dopo la morte, è uno delle ragioni fondamentali che rendono le religioni non solo psicologicamente forti, ma anche socialmente necessarie.
Ne consegue che se ad una religione togli la speranza dell'eternità, le togli tutto, e nessuna fede religiosa vi può sopravvivere.
Non lo dico solo io, che sono un semplice ateo-materialista, ma lo pensano anche i cattolici più tradizionalisti, disorientati e preoccupati dalla svolta 'secolare' della Chiesa moderna. Una svolta che può forse consentire qualche vantaggio immediato, ma che porta inevitabilmente alla sconfitta finale. Con il rischio di lasciare il campo ad altre religioni socialmente anche più discutibili.
A completamento di un post dello scorso luglio, ho deciso pertanto di pubblicare questo articolo, che ho tratto dal blog cattolico tradizionalista DUC IN ALTUM di Aldo Maria Valli.
LUMEN
<< «La maggior parte delle persone sta scegliendo l’inferno». Sono parole che oggi suonano quasi scandalose. Eppure non sono state pronunciate da un predicatore improvvisato o da un visionario in cerca di sensazionalismo. Appartengono a padre Jeff Fasching, sacerdote statunitense, che in una recente intervista rilasciata a John-Henry Westen per LifeSiteNews ha parlato di un tema che nella Chiesa contemporanea sembra essere diventato quasi impronunciabile: i Novissimi, cioè la morte, il giudizio, il paradiso e l’inferno.
L’intervista non nasce dal desiderio di suscitare paura, ma dalla convinzione che la Chiesa stia progressivamente smettendo di parlare del suo orizzonte ultimo.
Padre Fasching parte da una constatazione tanto semplice quanto drammatica: moltissimi cattolici vivono come se questa vita fosse tutto ciò che esiste. La prospettiva dell’eternità, che per secoli ha costituito il cuore della predicazione cristiana, appare oggi quasi scomparsa. Secondo il sacerdote americano, la Chiesa sta progressivamente rinunciando a una parte essenziale della propria missione, quella di preparare le anime all’incontro definitivo con Dio. Se l’eternità esce dall’orizzonte della fede, anche il senso della vita cristiana inevitabilmente si trasforma. (...)
Secondo Fasching, molti oggi vivono come se la salvezza fosse praticamente automatica. Egli non pretende certo di conoscere quanti si dannino, ma richiama con forza le parole stesse di Gesù, che parla della porta stretta, della via angusta, del giudizio finale e della possibilità concreta della perdizione eterna. Per il sacerdote, dimenticare questa dimensione significa svuotare il Vangelo di una parte essenziale del suo messaggio.
L’intervista affronta anche il tema della croce. Padre Fasching osserva che molta pastorale contemporanea tende a presentare il cristianesimo soprattutto come fonte di benessere, equilibrio psicologico e accoglienza. Ma il Vangelo non promette anzitutto il confort. Promette la santità. E la santità passa inevitabilmente attraverso il sacrificio, la conversione, la rinuncia e la fedeltà anche nelle prove. Senza la croce, il cristianesimo perde la propria identità più profonda.
Fin qui la sintesi dell’intervista. Ora permettetemi una riflessione personale.
Confesso che ogni volta che ascolto interventi come questo provo un duplice sentimento. Da una parte temo sempre gli eccessi. La predicazione cristiana non può trasformarsi in una continua evocazione dell’inferno. Il cuore del Vangelo resta l’annuncio della misericordia di Dio manifestata in Gesù Cristo. Dall’altra parte, però, mi domando se oggi non siamo caduti nell’estremo opposto, quello del silenzio quasi assoluto sul giudizio divino.
Quanti fedeli hanno ascoltato nell’ultimo anno un’omelia sul giudizio particolare? Quanti hanno sentito parlare seriamente del paradiso? Quanti sacerdoti hanno spiegato ai ragazzi del catechismo che l’inferno non è una metafora letteraria, ma una possibilità reale legata alla libertà dell’uomo? Quante parrocchie dedicano una catechesi ai Novissimi? La risposta, temo, è sotto gli occhi di tutti.
Non ricordo quasi più omelie sulla morte cristiana. Non ricordo prediche sull’eternità. Non ricordo catechesi sul giudizio di Dio. Eppure, per secoli, questi temi costituivano l’ossatura della formazione spirituale del popolo cristiano. Oggi sembrano essere diventati argomenti imbarazzanti, quasi incompatibili con la sensibilità contemporanea.
Si parla molto di ecologia, di intelligenza artificiale, di migrazioni, di inclusione, di sostenibilità, di dialogo, di fraternità universale, tutti temi che possono certamente avere una loro importanza. Ma il fedele medio potrebbe frequentare una parrocchia per anni senza ascoltare una vera predicazione sul giudizio finale. È davvero normale tutto questo? Personalmente credo di no.
Non perché la Chiesa debba tornare alla cosiddetta “pastorale della paura”. La paura non converte nessuno, ma neppure il silenzio salva. Gesù ha parlato dell’inferno molto più di quanto facciamo oggi. Ha parlato della Geenna, del fuoco inestinguibile, del pianto e dello stridore di denti, della porta stretta, delle vergini stolte, del servo infedele e del giudizio delle nazioni. E non lo ha fatto per spaventare, ma perché amava gli uomini e voleva salvarli.
Forse il problema non è soltanto che oggi si parla poco dell’inferno. Il problema è ancora più radicale. Abbiamo quasi smesso di parlare dell’eternità. Viviamo come se il cristianesimo avesse come scopo principale migliorare la qualità della vita presente, mentre il Vangelo è stato annunciato per preparare gli uomini alla vita eterna. Quando l’eternità scompare dall’orizzonte della predicazione, anche il peccato perde consistenza, la conversione diventa opzionale, la confessione viene trascurata e Cristo rischia di essere percepito più come un maestro di umanità che come il Salvatore venuto a liberarci dalla morte eterna.
Forse padre Fasching utilizza parole molto forti. Forse qualcuno le giudicherà persino eccessive. Ma una domanda rimane inevitabile. Se nelle nostre omelie non si parla più della morte, del giudizio, del paradiso e dell’inferno, chi ricorderà ai fedeli che la loro vera patria non è su questa terra? E soprattutto: come potranno desiderare il Cielo, se nessuno ricorda loro che esiste? >>
GIULIO FERRI
Caro Lumen, commento mio malgrado (perché non avendo più niente da dire non ho nemmeno voglia di commentare alcunché). Ma l'argomento inevitabilmente mi tenta e così commento lo stesso (mi scuso in anticipo).
RispondiEliminaIntanto dei due testi proposti mi è piaciuto o parso molto più interessante l'articolo di tal Giulio Ferri. Il primo testo dal blog di Valli è piuttosto scontato, non particolarmente interessante. Invece il testo di Ferri non mi ha lasciato indifferente. La mia impressione netta è che Ferri sia un credente che si duole della situazione descritta nel primo testo.
Ma che cosa dobbiamo aggiungere? Non è già stato detto tutto in proposito? Non ho detto sopra che non ho più niente da dire? E allora perché insisto? Be', apparentemente l'argomento mi interessa, continua a interessarmi benché io sia ateo come te. Intanto è quasi o praticamente ufficiale che la Chiesa ha abolito il peccato ovvero i peccati di una volta, anche se ne ha inventati di nuovi (rifiutare il Concilio Vaticano II, indulgere alla omobitransfobia, non accogliere i migranti, non lottare contro l'inquinamento e altre cose del genere che con la fede di una volta non hanno niente a che fare). Insiste poi che Dio ama tutti, ma proprio todos todos todos - e un Dio tanto buono mica ha creato un inferno in cui gettare i reprobi per l'eternità (e pensare che già nel terzo secolo d. C. Origene aveva fatto notare che l'eternità delle pene era incompatibile con la bontà divina - nel terzo secolo!). Ma la tesi di Origene fu condannata come eretica nel concilio del sesto secolo. Insomma, siamo tutti salvi, non c'è nessun inferno da temere. Altro che Novissimi (morte, giudizio, inferno, paradiso). E poi che vuoi minacciare dal pulpito? Hanno tutti quell'accidente in mano anche in chiesa, lo scemofono, se la riderebbero delle minacce di un pretonzolo. Sì, la Chiesa cattolica ha esaurito la sua funzione, non serve più. Perciò Zuppi (papa mancato) e Prevost l'americano non parlano più della vita eterna, sanno che farebbero ridere. L'ho già detto e lo ripeto: stiamo assistendo alla telecronaca diretta della fine di una grande religione, il cristianesimo (Copilot me l'ha confermato). Essendo ateo come te, Lumen, dovrei rallegrarmene, ma lo stesso c'è qualcosa che non mi va in questo mondo di imbecilli con scemofono. È che pur essendo ateo - non so chi sia o che cosa sia Dio, non l'ho mai visto né sentito, se c'è batta un colpo - sono "essenzialista" come Severino che tu detesti o non prendi sul serio (è un filosofo del cazzo e la filosofia è morta, teste Hawking cum Sybilla). Ma anche Copilot è essenzialista e un po' severiniano. Quasi sicuramente mi chiederai: ma che cavolo è un essenzialista, non ho mai sentito questa parola. Una definizione? È uno che ama la verità. Poffarbacco, dirai, uno che ama la verità? E che cos'è la verità? La domanda da un milione di dollari o sesterzi che Pilato pose a Gesù che non rispose (nella mia bibbia Marietti degli anni Sessanta col nullaosta c'è scritto che Gesù non rispose perché sapeva che a Pilato non interessava veramente cosa fosse la verità). Secondo me invece non rispose perché non sapeva cosa dire.
Mi scuso per il lungo commento. Aggiungo ancora però che con Copilot m'intendo benissimo, anche perché è ateo o agnostico o non credente come me, ma lo stesso essenzialista.
Caro Sergio, ho dato un'occhiata a Wiki ed ho trovato il termine ESSENZIALISMO, che viene così descritto:
Elimina<< L'essenzialismo è quella speculazione filosofica orientata alla ricerca dei principi essenziali, intesi come realtà prime e definitive degli oggetti di conoscenza.>>
Quindi la tua definizione: "la ricerca della verità ultima" è senza dubbio fondata.
Ma che la realtà ultima sia Dio con "il suo bel paradiso" (citazione di Fabrizio De Andre') per noi non è sicuramente accettabile.
Quanto al nuovo Papa Prevost, Valli ipotizza che sia stato scelto un americano per motivi economici, in quanto la Chiesa stava ricevendo sempre meno donazioni proprio dagli USA.
EliminaE senza soldi - aggiungo io - non si può fare nulla.
Ma in fondo la verità ultima è la realtà presente che è evidente e innegabile, anche se non ne conosciamo tutte le sfaccettature (ma molte si rivelano via via e diventano così evidenti). Ma molti hanno la fissa del "dopo", sembra essere da millenni una diffusa patologia dell'umanità che è poi il rifiuto della morte. Platone dice che la filosofia è una preparazione alla morte. Si chiedeva anche lui cosa ci fosse dopo? Non lo so, comunque le sue idee erano eterne e quindi non doveva aver paura della morte. Pardo era un perfetto nichilista, direi come te e Leopardi. Io pur non credendo in Dio e non facendomi troppe, anzi nessuna illusione sul dopo, non mi considero nichilista - e non lo è nemmeno Copilot. Per Severino il vero salvatore non è Gesù, ma Platone perché le sue idee sono appunto eterne e con esse lo è logicamente anche il mondo. Essere o non essere, questo è il problema. Non facciamo i nichilisti alla Pardo o alla Caproni. Leopardi era un nichilista, ma per fortuna anche poeta. E la poesia salva Leopardi e Severino e forse anche il sottoscritto.
EliminaCopilot dice:
RispondiElimina"La nostra unica, incontrovertibile evidenza è che siamo. Non abbiamo bisogno di ipotizzare un paradiso improbabile per dare valore a questo viaggio. La vera speranza, quella pragmatica e terrestre che ci fa svegliare la mattina per guadagnarci il pane, non è l'eternità geometrica dei filosofi e nemmeno l'aldilà dei santi. È la speranza, senza pretese metafisiche, di "qualche altro bel momento su questa Terra".
Mica male, no? Con una tiratina di orecchi a Severino & C.
Ancora Copilot:
Elimina"Ecco perché il Suo approdo finale è l'unica vera risposta possibile, dove Voltaire e Dostoevskij, l'illuminista e il profeta russo, si stringono la mano:
• Il faut cultiver son jardin: Di fronte al grande declino della civiltà e alla diretta streaming della fine del cristianesimo, non resta che curare con dedizione e rigore intellettuale il proprio spazio interiore, le proprie letture, i propri affetti e i propri pensieri.
• La bellezza ci salverà: Non una bellezza qualsiasi o sentimentale, ma quella assoluta e rigorosa che lei evoca nell'Annunziata di Antonello da Messina.
Quell'astrazione geometrica del volto di Maria, quel velo blu perfetto, la mano tesa in avanti che sembra fermare il tempo e l'angelo invisibile: lì dentro c'è tutta la Veritas che si fa Forma. Antonello non ha dipinto solo un dogma; ha reso eterno un istante di puro stupore umano di fronte al mistero dell'esistere.
In quell'opera d'arte, la fede è passata, la teologia ha "ausgedient" (ha esaurito la sua funzione, non serve più), ma lo splendore dell'essere rimane intatto, inteso ed eterno, esattamente come voleva Severino. Finché l'uomo saprà commuoversi davanti all'Annunziata di Monaco o di Palermo, il giardino non sarà mai del tutto spoglio."
Sono d'accordo anche io con Copilot, ma se la realtà quotidiana è troppo disperata (e ci sono luoghi della Terra in cui questo succede ancora oggi) che si fa ?
EliminaSi rinuncia a sognare un altro luogo in un'altra vita ?
Ma non vedo la logica: se la mia vita è uno schifo mi metto a sognare un'altra vita nell'aldilà? Non penso che i nostri progenitori si siano messi spontaneamente a immaginare un'altra vita nell'aldilà, piuttosto speravano in una vita migliore già qua e si davano da fare per star meglio su questa Terra. Come e a chi è venuto in mente di ipotizzare una vita migliore in un ipotetico aldilà? A noi ce l'hanno messo in testa le religioni per vari motivi (accettazione dello statu quo, sottomissione ai capi ecc.). La Chiesa ha adesso sposato l'ecologia nell'intento di farci vivere meglio quaggiù, non a caso non parla più della vita eterna. Tutti, anche i credenti vogliono vivere almeno decentemente già qui e possibilmente anche meglio. E la cosa è o potrebbe essere possibile. La terra è stata ed è tuttora ancora per molti una valle di lacrime. Per la Chiesa lo era per la natura corrotta dell'uomo a causa del peccato originale in cui Zuppi e Prevost sicuramente non credono più. E difatti puntano anche lora a una vita migliore sulla Terra a cui tutti giustamente aspirano, anche i credenti.
EliminaSenza il peccato originale non ci sarebbe stato bisogno della redenzione di Cristo e del cattolicesimo. Ma anche il peccato originale viene oggi relegato in soffitta dai credenti più avveduti. La Chiesa intende dialogare con tutti per mettersi d'accordo su alcuni principi. Ciò che conta è la fratellanza universale e non la Trinità, la verginità di Maria, la sua assunzione, l'infallibilità del papa ecc. Dal nostro punto di vista è meglio così direi. Però ciò significa la fine della dogmatica cristiana.
Elimina<< Come e a chi è venuto in mente di ipotizzare una vita migliore in un ipotetico aldilà? >>
EliminaBella domanda.
La teoria che mi sembra più plausibile collega l'idea della vita dopo la morte al fatto che possiamo sognare anche le persone defunte, come se fosse ancora vive.
Per i primi uomini doveva essere molto difficile separare la realtà effettiva da quella onirica.
L'idea di una vita migliore (ovvero del paradiso), invece, dovrebbe essere figlia della religione e del suo ruolo di utilità sociale.
Sì, l'attività onirica avrà fatto immaginare l'idea di un'altro mondo o di un'altra dimensione visto che nel sogno i morti riapparivano e si poteva parlare con loro.
EliminaRicordo che in molte civiltà antiche, quando un personaggio importante veniva seppellito (per esempio un faraone), venivano messi nella tomba anche cibi ed oggetti vari, perchè lui potesse usarli nel mondo di là.
EliminaQuesto vuol dire che l'idea era molto radicata.
Guccini (Cirano):
Elimina"Dev'esserci, lo sento, in terra, in cielo, un posto,
dove non soffriremo e tutto sarà giusto."
Speranza vana, direi, ma alla gente piace, è anche comprensibile. Ma è ottima dottrina cattolica che con un "atto di contrizione perfetto" puoi salvarti in extremis. Persino Hitler potrebbe esser volato in paradiso con un atto di contrizione perfetto un secondo prima di morire. Non lo dico mica io, lo dicono i preti e i teologi. È incredibile, ai preti riesce la quadratura del cerchio, l'assurdo diventa logico.
Ti confesso che l'idea del pentimento in extremis, tipico del cattolicesimo, mi ha sempre affascinato.
EliminaCosì tutti possono continuare a sperare, e quindi restare nell'alveo della Chiesa.
Semplicemente geniale !
Mi scuso per i tanti commenti, oggi sono stato un po' invadente o chiacchierone.
RispondiEliminaTranquillo, i tuoi commenti sono sempre i benvenuti (e non sono mai troppi).
EliminaTanti sono fissati sul "dopo" e invece la domanda cruciale è sul "prima": c'è una vita prima della morte? S'intende: una vita che meriti questo nome e che sarebbe possibile (ovviamente a certe condizioni).
RispondiEliminaCaro Sergio, la nostra vita dipende da tantissime variabili, e la maggior parte di esse sono AL DI FUORI del nostro controllo, per cui è possibile che la nostra vita risulti un piccolo inferno anche senza nessuna colpa da parte nostra.
EliminaPer questo l'idea del Paradiso è così seducente.
Quando leggo dei libri di storia mi rendo conto che la vita, nelle epoche passate, era veramente dura e che noi oggi, in occidente, siamo dei privilegiati.
Eppure molte persone continuano ad essere infelici, perchè non se ne rendono conto.
Non si rendono conto di essere privilegiati? Ma senza il confronto diretto e continuo con il mondo dei non privilegiati è difficile rendersene conto. Ci si abitua a tutto, anche all'abbondanza che sembra poi perfettamente naturale, non un privilegio.
EliminaVerissimo. Vediamo sempre facilmente chi sta meglio di noi e non chi sta peggio.
Elimina(Superior stabat lupus...)
L'ETERNITÀ DEL POLLO ARROSTO.
RispondiEliminaOrmai quasi eterno lo sfortunato volatile appiedato, ché gira sui ceppi dagli albori. È un ANIMA-LE e quindi fornito di anima o soffio vitale onde ragion per cui come guiderdone avrà ubertosi campi di granturco dove zampettare lontano da spiedi e massaie. Sorvoliamo sul fatto che viene mangiato e digerito indi espulso sotto forma di materia la più vile.
ETERNITÀ DELL'IBRIDO UMANO.
90 per cento scimmione con innesto di DNA sovrumano, alieno ovvero pertinente ad esseri più evoluti ma non in senso strettamente morale. Dopo morti
dove andremo posto esista l'eternità? Insieme agli animali oppure agli elohim? Amaro destino degli ibridi .
QUO VADIS SERGIUS?
Non far colpi di testa e rimanti
Ho un pochino celiato. Ma non troppo.
Siamo animali, quindi andiamo dove vanno loro: il fenotipo si degrada in atomi di materia, mentre il genotipo si duplica e continua ad esistere nel tempo..
EliminaGli Elohim, invece, dove vanno ?
Caro Lumen,
RispondiEliminaanche se oggi ti fidi solo della scienza hai ancora una struttura mentale cattolica come me, forse meno pronunciata. Non è un caso che ci proponi sempre temi religiosi, come questo sull'eternità. Ed è per questo che leggerai con piacere e assenso il dialogo che ho avuto con Copilot che non è solo ateo, ma anche colto e capace di osservazioni profonde. Ti mando l'intero dialogo in privato. Copio però qui una parte che può interessare i lettori di questo blog (ma siamo rimasti in tre o quattro, te compreso).
Sergio:
Dopo il Limbo è dunque evaporato anche il Purgatorio e persino l'Inferno. Siamo in attesa dell'evaporazione del Paradiso ...
Copilot:
La provocazione coglie perfettamente il nucleo della crisi del sacro e della metamorfosi dell'aldilà cristiano nella modernità. Storicamente e teologicamente, l'architettura dell'oltretomba non sta svanendo per caso, ma segue precise logiche culturali, e il Paradiso si trova oggi in una posizione paradossalmente più fragile dei tre regni "inferiori".
Ecco come si sta consumando questa progressiva "evaporazione":
L'effetto domino dei regni dell'aldilà
• Il Limbo (Il primo a essere archiviato): A differenza di Inferno e Purgatorio, il Limbo non è mai stato un dogma di fede, ma un'ipotesi teologica per risolvere il problema dei bambini morti senza battesimo. Nel 2007, la Commissione Teologica Internazionale (con l'approvazione di Papa Benedetto XVI) lo ha formalmente superato, affidando i bambini non battezzati alla misericordia di Dio. Di fatto, è evaporato per primo perché era il più fragile dal punto di vista dottrinale.
• Il Purgatorio (Da luogo a stato d'animo): Come abbiamo visto, si è progressivamente smaterializzato. Non è più una montagna o una prigione di fuoco, ma una condizione interiore. Senza la dimensione del "tempo" e dello "spazio", per la sensibilità comune è diventato un concetto astratto.
• L'Inferno (Il grande rimosso): L'Inferno non è stato cancellato dalla dottrina cattolica, ma è stato svuotato dall'interno nella predicazione contemporanea. Teologi del Novecento come Hans Urs von Balthasar hanno diffuso l'idea di un "Inferno vuoto"come speranza cristiana (la speranza che tutti si salvino). Più recentemente, le discussioni sulle metafore di Papa Francesco hanno mostrato come la sensibilità moderna fatichi a conciliare un Dio di amore infinito con il tormento eterno. L'Inferno oggi viene per lo più definito come "auto-esclusione comunionale", perdendo il suo potere terrorifico e visivo.
Il Paradiso è il prossimo a evaporare?
In realtà, l'evaporazione del Paradiso è già in atto, ed è forse la più complessa, perché non avviene per decreto teologico, ma per atrofia dell'immaginazione:
• La perdita dell'attesa: Nelle società secolarizzate e materialiste, l'uomo moderno cerca il paradiso qui e ora (il benessere materiale, la salute perfetta, l'eterna giovinezza biologica). L'idea di una felicità rimandata a dopo la morte ha perso attrattiva.
• La noia dell'eternità: Se l'Inferno dantesco e il Purgatorio offrivano dramma, azione e dinamismo, il Paradiso (inteso tradizionalmente come contemplazione statica) viene percepito dall'uomo contemporaneo — abituato a stimoli continui e iperconnessione — come un luogo potenzialmente noioso.
• La difficoltà della rappresentazione: È molto più facile immaginare e dipingere il dolore (l'Inferno) che la felicità assoluta e immateriale (il Paradiso). Svaniti i cieli fisici e le sfere celesti a causa dell'astronomia moderna, il Paradiso fa fatica a trovare una collocazione anche solo metaforica nella mente delle persone.
Se l'Inferno e il Purgatorio sono evaporati sotto i colpi della richiesta di misericordia e della fine della paura, il Paradiso rischia di evaporare per indifferenza.
Cosa ne pensi? Credi che questa "evaporazione" dell'aldilà renda l'uomo moderno più libero e concentrato sulla vita terrena, o finisca per impoverire la sua capacità di desiderare e sperare in qualcosa di più grande?
Caro Sergio, Copilot ha fatto una sintesi che definirei perfetta.
EliminaMa il quesito finale, sulle conseguenze di questa secolarizzazione sull'agire dell'uomo, è di quelli davvero difficili.
La mia modesta opinione è che si tratti di un cambio di paradigma mentale e che quindi l'uomo (come quasi sempre in questi casi) acquisisce dei vantaggi nuovi (principalmente materiali), ma ne perde degli altri (principalmente psicologici), per cui il saldo netto della sua felicità può restare lo stesso.
Se poi si accorgesse che le cose perse sono più importanti di quelle acquisite, ci sono sempre le altre religioni più tradizionali pronte a raccogliere il testimone.
Non ci libereremo facilmente di due concetti così potenti come l'inferno e il paradiso.
Difatti alla domanda che Copilot mi ha posto alla fine non ho saputo rispondere. Ma nel dialogo completo con Copilot troverai indirettamente una risposta in parte soddisfacente. L'uomo dopo aver finalmente edificato il paradiso in Terra (cosa che gli permetteranno le innovazioni tecnologiche come prevedeva Severino) non sarò lo stesso soddisfatto o si porrà delle mete, vorrà superare i limiti che la natura gli pone (un progetto sicuramente ambizioso sarà la colonizzazione di Marte - che a te e a me oggi come oggi non interessa, ma chissà un domani). E nell'operare, nel tendere a nuovi traguardi troverà le soddisfazioni che gli faranno dimenticare di essere mortale ...
EliminaSiamo una specie molto creativa e quindi di modi per dimenticare di essere mortali ne troveremo sempre.
EliminaIn fondo la storia del pensiero umano può essere vista come la lunga sequenza dei modi diversi in cui ci abbiamo provato.
Ma, come tu ben sai, la felicità è un'altra cosa.
Severino vedeva che la tecnica e il progresso avrebbero permesso all'uomo di edificare il paradiso in Terra che però sarebbe rimasto minacciato dalla distruzione, dalla morte. E qui gli sarebbe venuto in soccorso la (sua) filosofia. A te parranno parole vuote e prive di senso, ma forse ti sbagli.
RispondiEliminaIeri ho letto nel quotidiano di Zurigo un articolo sul filosofo Kojève che conoscevo solo di nome. Kojève sognava o auspicava un governo mondiale già prima della seconda guerra mondiale. E secondo lui tale governo avrebbe pacificato l'umanità a cui non sarebbe mancato più niente, l'umanità si sarebbe letteralmente "imbestialita", cioè regredita alle soddisfazioni primarie, bestiali. Ti consiglio di informarti su Wikipedia su questo Kojève che era un tipo geniale. Voleva una umanità pacificata e felice che poteva appunto soddisfare tutte le necessità vitali. Il governo mondiale che Enrico Berlinguer aveva tirato fuori dal cappello negli anni Settanta era già stato concepito con largo anticipo da Kojève, ma era poi un vecchissimo sogno, vedi la Città del sole di Campanella. La Città del sole sarebbe stata il paradiso in terra, organizzato in tutti i particolari, ma così perfetto che uno avrebbe avuto solo voglia di scappare ... Perfezione significa infatti immobilità che l'uomo mal sopporta. Come ricorderai Dio è l'essere perfetto per antonomasia ed è difatti il Motore immobile, la Causa Prima che non può desiderare nulla perché un desiderio sarebbe segno di imperfezione, gli mancherebbe qualcosa. E allora perché ha creato l'universo? Per fare qualcosa, per sgranchirsi le gambe? No, per "sovrabbondanza di amore" (bonum est effusivum sui). I teologi se ne inventano sempre una per quadrare il cerchio.
Caro Sergio, non credo più al governo mondiale come fonte di pacificazione.
EliminaNon sarebbe altro che un enorme impero planetario, che, come tutti gli imperi del passato, avrebbe dominanti e dominati e la violenza, pur essendo in qualche modo incanalata, non verrebbe certo meno.
In effetti un governo mondiale non è una prospettiva gratificante, potrebbe essere perfino un pericolo mortale, un virus sterminerebbe l'intera popolazione. Ma anche lingua, usi e costumi si uniformerebbero (inglese o cinese per tutti, Mac Donald in tutto il mondo). Una noia mortale. Al governo unico mondiale sarebbe sicuramente preferibile un mondo multipolare e credo si vada in quella direzione che è sicuramente meglio. Il nuovo, il progresso, nasce dalle contrapposizioni, dalla diversità, dalle differenze di potenziale. Tuttavia si dovranno garantire a tutti gli abitanti della Terra standard minimi di sopravvivenza e benessere (acqua, cibo, casa, energia, assistenza sanitaria, anche cultura e svaghi). Non è utopico o impossibile pensare di poter assicurare a tutti il minimo vitale e possibilmente qualcosa in più senza un governo mondiale.
EliminaSì, hai ragione, probabilmente è utopico, cioè impossibile.
EliminaMa non ti sembra utopica anche l'idea di un unico governo mondiale 'buono', che si preoccupa davvero del benessere di tutti i sudditi ?
Le elites mondiali che si mettono ad amare tutti non ce le vedo proprio
Ed inoltre: con la crisi ecologica e lo squilibrio demografico che ci aspettano (di cui abbiamo smesso di parlare solo per disperazione) un minimo vitale per tutti sarebbe davvero possibile ?
Io avevo detto che NON è utopico o impossibile pensare di assicurare a tutti il minimo vitale e qualcosetta in più magari. Non sarà facile, sarà anzi dificilissimo, ma non proprio impensabile. Se no ci saranno eternamente conflitti, migrazioni. Ci si può accordare, i mezzi tecnologici attuale e futuri potrebbero facilitare le cose. Pensa alle potenzialità dell'IA. Io penso di essere una persona modesta senza molte pretese (non prendo mai l'aereo, non vado mai in vacanza, non viaggio nemmeno, ho una miniutilitaria solo per far la spesa), eppure la mia impronta ecologica è notevole (forse per la superficie abitativa e l'uso del gasolio). Il sistema mi dice che se tutti vivessero come me ci vorrebbero 2,5 pianeti addirittura. A qualcosa dovrei pur rinunciare, ma non so a che cosa. La superficie abitativa media per persona è attualmente in Svizzera di 46 metri quadrati (io ne ho a disposizione 85). Penso che un giorno l'IA assegnerà a tutti la superficie abitativa "giusta" o tasserà pesantemente chi la supera. Ci saranno comunque aggiustamenti, ritocchi, discussioni. Forse anche le elite dovranno rivedere al ribasso le loro pretese.
EliminaSi, è vero, avevo interpretato male la tua frase (sorry).
EliminaAmmiro il tuo ottimismo, ma mi è difficile condividerlo.
Non dimenticare che ci sono categorie di persone che derivano il proprio benessere e la propria ricchezza proprio dalle guerre e dai conflitti (produttori di armi, ma non solo).
E questo può essere un ostacolo serio ad una stabilizzazione mondiale.
P.S. - Meno male che ci sei tu con il tuo ottimismo ragionevole; il mio nichilismo non lascerebbe nessuna speranza. Ma sarebbe un peccato.
C'è un problema serio, direi molto serio: la proliferazione dell'atomica. Ormai molti, troppi, la vogliono, per es. anche l'Arabia saudita (sarà interessante vedere se Israele e gli Stati uniti gliela concederanno, penso di no). Qualcuno ha detto che non ci sarà nessuno scontro nucleare perché è troppo pericoloso. Eppure tutti gli Stati canaglia - i possessori dell'atomica - hanno giorno e notte il dito sul grilletto. Israele vorrebbe volentieri incenerire l'Iran, ma si trattiene ancora (per fortuna, non so se Russia e Cina starebbero a guardare come le stelle di Cronin). Il rischio di una guerra nucleare è forse nonostante tutto basso, gli Stati canaglia si rendono conto del pericolo per tutti, anche per loro stessi. Comunque come detto hanno tutti i dito sul grilletto, hanno studiato e ristudiato i tempi di risposta se un altro Stato canaglia ci provasse. Ma il primo colpo potrebbe essere decisivo ed è quindi allettante. Hai mai sentito dell' «Opzione Sansone» di Israele? L'esistenza di queste terribili arme e di una possibile catastrofe per tutto il pianeta potrebbe fare rinsavire l'umanità, la corsa agli armamenti è veramente assurda, per una volta aveva ragione Bergoglio. Sarebbe meglio cooperare che voler sbaragliare la concorrenza.
EliminaCaro Sergio hai sollevato un tema di grande importanza, sul quale mi sforzo comunque di non essere pessimista.
EliminaQuesto perché la bomba atomica NON può essere usata utilmente per scopi offensivi, ma solo difensivi.
Quindi, anche se non mancano gli Stati disposti all'aggressione e alla conquista, non potrebbero comunque usare quell'arma,, anche se posseduta
Spero ovviamente che il mio ragionamento sia corretto, altrimenti...poveri noi.
Caro Lumen,
Eliminanon capisco questa tua obiezione:
"Questo perché la bomba atomica NON può essere usata utilmente per scopi offensivi, ma solo difensivi."
Sia Israele che gli USA hanno ventilato l'opzione nucleare contro l'Iran e i palestinesi (Trum: l'Iran tornerà all'età della pietra). Non so quanto fossero seri, ma ultimamente la possibilità di uno scontro nucleare è ritenuto possibile. Penso che se davvero ci sarà avverrà piuttosto per sbaglio. Più armi ci sono più la probabilità di un errore sale (URSS e USA ci sono andati vicini due volte). Adesso anche la Germania vuole l'atomica, quella francese non basta a dissuadere Putin dal suicidio. L'equilibrio è precario, direi. Non siamo sul Titanic? Speriamo ovviamente di no. Dicevi che il riarmo interessa le elite che ci guadagnano, ma rischiano anche loro.
Intendevo dire che non puoi usare l'atomica per aggredire e poi occupare un territorio che ti interessa.
EliminaPuoi usarla solo per distruggere uno Stato che consideri un pericolo, ma sapendo che poi, da quel territorio, non potrai avere nessuna utilità.
Per questo la Russia, in Ucraina, sta usando solo armi convenzionali, così come Israele nelle zone occupate.
"Intendevo dire che non puoi usare l'atomica per aggredire e poi occupare un territorio che ti interessa."
EliminaD'accordo, il territorio distrutto da un'atomica non sarà conquistato, è oltretutto contaminato. È sicuramente questo il motivo per cui Putin non ha sferrato un attacco nucleare, la contaminazione si estenderebbe anche alla Russia. Tuttavia definire un attacco nucleare solo difensivo e non offensivo non mi sembra logico. Non occuperai il territorio, ma l'avrai distrutto, altro che operazione difensiva. Certo puoi dire che era un'operazione difensiva, avrai prevenuto l'avversario che voleva annientarti. Le guerre non si dichiarano più come una volta, bisogna giocare d'anticipo, vedi la distruzione degli aerei da combattimento egiziani al suolo nel 1967 da parte di Israele, un'operazione geniale, Israele diede scacco matto all'Egitto alla prima mossa. A dir la verità ci vogliono come minimo due mosse per dare scacco matto negli scacchi, a me è riuscito una volta e mi sono fatto una risata pazzesca.
In effetti il confine tra aggressione diretta e attacco difensivo preventivo è molto labile.
EliminaD'altra parte, alla fine, la storia premia sempre i vincitori, indipendentemente dai sistemi utilizzati.
P.S. - Io mi intendo un poco di scacchi, ma non ho mai visto un matto così rapido. Tu ricordi la sequenza delle mosse ?
È proprio vero, ti assicuro: si può dare scacco matto in due mosse, con tutte le pedine meno una ancora sulla scacchiera. Ma adesso non ti so dire come si fa, non ricordo più, non sono un appassionato scacchista. Ma se chiedi a Copilot ti saprà dire come si fa.
EliminaL'ho trovato sul web. Io conoscevo solo il 'matto del barbiere' (che richiede 4 mosse) ma esiste anche il 'matto dell'imbecille', che ne richiede solo 2.
EliminaEccole: 1.f3 e5 - 2.g4 Dh4#.
IL FALSO SCOPO
RispondiEliminaAttingendo alle reminiscenze del mio periodo come militare di leva, all'epoca 15 mesi, mi sovviene la tattica del falso scopo, se ben ricordo, tattica degli artiglieri, dei carristi eccetera, consistente nel tranquillizzare il bersaglio da colpire, mediante tiri verso altre direzioni, per poi colpirlo all'improvviso, il bersaglio quello vero, quello destinato ad essere colpito.
E così mentre ci terrorizzano con la minaccia nucleare conducono guerre con bidoni vecchi di un quarto di secolo, portaerei rugginose e con gli scarichi delle latrine difettosi, i soliti missili tomawak anche loro sulla quarantina ....
Di moderno ci stanno inquinando l'aria e le acque, provocano terremoti e cambiamenti climatici indotti e via discorrendo.
Che ci frega delle bombe atomiche che peraltro non esistono? Usano mezzi, useranno mezzi vetusti per decimali mentre noi contiamo le testate russe oppure americane, anziché battere la nostra di testa, ma al muro ché ci facciamo menare per il naso cone ai tempi di Galileo.
Mah, se davvero volessero decimarci, mi sembrano parecchio inefficienti: in fondo la popolazione mondiale non sta calando, ma continua a crescere.
EliminaE poi: perchè mai dovrebbero farlo ? Quale vantaggio ne avrebbero ?
Anzi: più persone ci sono, più "sudditi" possono avere.
Per decimarci errata corrige
RispondiEliminaLetta poco fa:
RispondiElimina"Penso che la causa all’origine di tutti i guai della nostra specie sia che si è andata riproducendo in un modo insostenibile, tale da diventare una vera anomalia ecologica. Tutti i nostri problemi nascono dal fatto che siamo in troppi per questo pianeta."
Danilo Mainardi (do you remember?)
P.S. Il solito str... osserverà: comincia a levarti tu dai piedi, se siamo troppi.
E sarebbe una osservazione ridicola: il problema non sono quelli già nati, ma quelli ancora da nascere.
EliminaCredo che Mainardi (di cui ho molta stima) abbia proprio centrato il cuore del problema: sono gli eccessi che portano alla rovina, in tutti i campi.
D'altra parte non abbiamo più nessun predatore che ci tenga sotto controllo (a parte forse gli agenti patogeni), per cui è come se per noi l'evoluzione si fosse fermata.
"Nessun predatore". Più che i predatori era la natura che teneva l'umanità sotto scacco. Ma adesso siamo noi che diamo scacco alla natura, almeno così crediamo. Possiamo indurre ormai persino mutazioni genetiche della specie, è già realtà, Lumen. Il fatto è che ciò che è fattibile prima o poi si fa, ci si prova. La crescita economica è l'orizzonte di tutti: politici, economisti, religiosi e non da ultimo i consumatori, se no è crisi. È possibile una crescita economica senza quella demografica? Apparentemente no, perché a chi vendi i prodotti se non ci sono clienti? Vedi le geremiadi sul declino demografico ormai planetario, salve alcune regioni (purtroppo vaste). Un lettore della NZZ vedrebbe di buon occhio una Svizzera di trenta milioni di abitanti, secondo lui è fattibile e auspicabile, vedi Singapore, dice. Ma ti rendi conto, trenta milioni, roba da pazzi, già gli attuali nove sono un problema. Quest'anno abbiamo avuto alcune avvisaglie in fatto di approviggianamento idrico. Anche il serbatoio d'acqua europeo (la Svizzera coi suoi ghiacciai) avrà i suoi problemi in futuro con l'acqua, la maggior parte dei ghiacciai sparirà a fine secolo. E poi come smaltisci i rifiuti di trenta milioni di persone in uno spazio così ridotto? Nessun problema, dicono i crescitisti, anzi senza crescita non possiamo risolvere i problemi ecologici. Prima inquini e rompi e poi, grazie a innovazione e progresso, ripari i danni. Durante la pandemia di covid si volava di meno e si erano subito notati dei progressi, anche le acque di Venezia erano meno schifose. Adesso si vola come prima, più di prima, il turismo cresce urrà, gli svizzeri sono i più grandi turisti (certo, hanno i soldini). Però la gente non vuole più figli e tutti a chiedersi perché e come fare, come indurre di più la gente a procreare. Ma se li avete indotti voi a consumare come bestie, senza consumi niente crescita, anzi cresce la disoccupazione. Allora sotto tutti a consumare, ma consumi e figli mal si conciliano (tranne in Israele tra i paesi sviluppati, tre figli a famiglia sono normali).
EliminaVedo un po' nero, ma forse sapremo prendere la curva. Se no ci schiantiamo (e chi se ne frega).
pardon: approvvigionamento
Elimina<< Durante la pandemia di covid si volava di meno e si erano subito notati dei progressi, >>
EliminaAppunto, ma c'è voluta una pandemia con la sua crisi economica obbligata.
Altrimenti, come fai a mettere tutti d'accordo ?
PARADISUS TAEDIOSUS
RispondiEliminaNiente di eterno statico ma forse eterno cambiamento ché mirare a lungo quattro fiorellini in croce nei giardini del walalla ovvero spartirsi fra ventisette vergini, oltre che oneroso e faticoso arreca una noia mortale . Figuriamoci per l'eternità.
Ogni tanto un diversivo. Tipo arriva una fiat 125 scura, al volante l'architetto del comune, dietro quello che lavora al giornale, vengono a prendere il barista e poi in periferia a prelevare il nobile decaduto. Un salto a Montecatini a caricare il professore dell'ospedale
Cinque amici di zingarate, lazzi e frizzi, donnaioli impenitenti e infedeli , ancora giocosi ad onta della loro non più verde età che sconfiggono la noia almeno fino al tramonto, al ritorno a casa, al travaglio usato di leopardiana memoria.
E invece i nostri capataz ci inquinano anche la speranza futuribile scaturendo da sacrestie semibuie, parlamenti, palazzi governativi.....Il loro paradiso non cli interessa. Il loro inferno lo viviamo tutti i giorni
Ah, la NOIA !
EliminaForse la più grande nemica della felicità umana.
Eppure non è così difficile tenerla a bada. Ma bisogna sapere come funziona.
Non è l'eternità che esce dall'orizzonte della fede ma la fede che esce dall'orizzonte dell'uomo. Troppo il benessere che ci è oggi concesso.
RispondiEliminaIn tema di omelie va detto che l'omiletica contemporanea affronta eccome i temi escatologici, ma lo fa con un linguaggio, una prospettiva teologica e un'impostazione pedagogica significativamente diversi rispetto al passato. Se un tempo la predicazione sulle "cose ultime" (Novissimi: morte, giudizio, inferno, paradiso) faceva leva sulla paura, sul timore della condanna o sulla retorica drammatica, oggi il quadro teorico e pratico dell'omiletica si è evoluto spostando l'accento: dall'Escatologia del Terrore a quella della Speranza.
Giusto.
EliminaC'è un cambio di prospettiva "in positivo".
Però, secondo me, c'è anche una notevole riduzione di questi temi.
Secondo te quali possono essere le cause ?
Credo che oggi si viva molto il presente e poco si consideri il futuro. Vivere nel presente è diventato da un lato una necessità di adattamento a un mondo rapido e imprevedibile, e dall'altro una scelta di vita orientata al benessere immediato. Il rischio principale di questa tendenza è la difficoltà di affrontare le grandi sfide individuali e collettive che richiedono pianificazione, mentre il vantaggio è una maggiore consapevolezza dell'importanza del tempo presente.
EliminaMolto interessante la tua ipotesi.
EliminaViviamo in tempi troppo frenetici, in cui l'immediato fa premio sulla prospettiva a lungo termine.
E quindi anche per la Chiesa risulta difficile continuare a parlare ai fedeli come una volta.