venerdì 30 aprile 2021

La cicala e la formica – 2

Continuano le considerazioni di Gaia Baracetti sui limiti ed i difetti del risparmio finanziario (dal suo blog - seconda parte).

LUMEN


<< Solitamente il denaro perde progressivamente di valore, perché c’è l’inflazione. Anche il grano lasciato nel deposito troppo a lungo si deteriora, ma non per questo ci si aspetta di vederlo aumentare. Semmai si cerca di conservarlo bene e di garantire che l’agricoltura continui a funzionare anno dopo anno, per tutti.

Si potrebbe fare lo stesso con il denaro: se dopo anni e anni ancora non hai avuto modo di spenderlo o di metterlo a disposizione di qualcun altro, forse non ti serviva così tanto. Ma la nostra società, anziché sulla sostenibilità a lungo termine, è fondata sulla crescita, e crescita significa avere sempre di più anche se questo, ovviamente, a lungo andare non è possibile. I risparmiatori, quindi, non si accontentano che il frutto del loro lavoro sia protetto: vogliono che cresca.

Qui, in realtà, potrebbero anche incontrarsi due interessi complementari con profitto di entrambi. L’idea dell’investimento non è male: chi ha soldi e non sa cosa farsene li dà a chi ha idee e non ha soldi. Ci sono però alcuni problemi con questa pratica.

Innanzitutto, c’è sempre il rischio che l’idea che sembrava buona per qualche motivo non funzioni, e allora chi ha prestato soldi deve accettare di perderli. Altrimenti, se il debitore non è in grado di risarcire, questo significherebbe che il creditore si aspetta di essere risarcito dalla collettività, e questo non è giusto perché non è stata la collettività a decidere di finanziare un dato progetto.

Al contempo, chi presta soldi accetta il rischio di perderli e in cambio dell’accettazione di questo rischio pretende che i suoi soldi gli vengano restituiti con gli interessi. Detta così non ha completamente senso, ma la nostra società si è assestata su questa pratica (un’alternativa potrebbe essere prestare senza interessi perché ci si aspetta che tutti traggano beneficio da un buon investimento, ma raramente questo accade).

Passiamo al secondo problema con questo sistema: che i soldi creano soldi. Siccome l’incremento è percentuale, ma quello che conta ai fini pratici è l’assoluto, a parità di rendimento chi più presta guadagnerà di più, e sarà incrementalmente sempre più ricco rispetto a chi presta meno soldi perché ne ha di meno. Questo sembra essere uno dei meccanismi alla base della tendenza generale all’aumento delle diseguaglianze.

Tra l’altro, permettere ai soldi di crescere senza che la persona che li possiede debba fare fatica significa permettere alla gente di non lavorare anche se sarebbe in grado di farlo, e di essere pure ricca. Bastano pochi anni di lavoro molto redditizio, o addirittura un’eredità, e chi ha non deve muovere un dito mentre chi non ha si spacca la schiena.

Questo, semplicemente, non mi sembra giusto, anche perché, per l’appunto, è la società e non il singolo a stabilire quale lavoro è redditizio e quale no, e quindi chi ha avuto dalla società il permesso di guadagnare di più e di fatto il suo reddito non dovrebbe approfittarsene così tanto a spese della società stessa. >>

Il terzo problema è che un aumento di denaro nel tempo premia inevitabilmente chi è più vecchio e ha investito i propri soldi da più anni. Si potrebbe vedere questo fattore come un elemento di riequilibrio tra generazioni, dato che chi è più vecchio è meno in grado di lavorare, ma allora a cosa servono le pensioni?

È vero che le pensioni stesse si finanziano con gli investimenti, ma perché questo meccanismo di finanziamento funzioni bene serve un’economia in costante crescita. Se l’economia non cresce più, o i vecchi rinunciano ai profitti garantiti dai loro investimenti, o i giovani devono risarcirli a spese proprie, e a me sembra che sia questo quello che succede.

Un ulteriore problema è che la possibilità di vedere un investimento crescere nel tempo incoraggia l’estrazione del massimo delle risorse subito, a spese di chi verrà dopo. Se io voglio che ci siano abbastanza caprioli da cacciare anche l’anno prossimo, quest’anno ne ammazzo pochi. Se invece io so che più caprioli prendo adesso più ce ne saranno in futuro, sono incoraggiato ad ammazzarli anche tutti.

Una delle cause della catastrofe ambientale in corso, nonché delle diseguaglianze generazionali, è che si è premiato chi prelevava e non chi lasciava, chi teneva per sé e non chi condivideva con tutti.

Certo, in questo modo si è anche generata ricchezza, ma siccome la ricchezza umana distrugge la ricchezza ambientale, massimizzare la ricchezza umana incoraggiando meccanismi accumulativi e distruttivi ha finito per distruggere anche le basi materiali su cui si basava. Chi ha messo da parte i soldi guadagnati costruendo una fabbrica adesso dovrebbe restituirli a suo nipote che non può mangiare perché quella fabbrica ha ucciso tutti i pesci.

C’è poi un quinto problema, che è quello che si sta manifestando più esplicitamente in questi giorni. Si tratta del problema degli intermediari. La maggior parte delle persone non ha il tempo, le competenze e il talento per riconoscere con sicurezza un buon investimento.

A questo punto può fare due cose: comprare una casa o affidarsi a un intermediario. Lasciamo stare la casa, l’investimento sicuro per eccellenza, che tanti danni ha fatto al nostro paese proprio per questo motivo, e passiamo alla questione degli intermediari. Anche questo, da un certo punto di vista, potrebbe sembrare giusto: io pago qualcuno perché mi offre un servizio, e ci guadagnamo in tre: io, lui, e la persona o l’azienda a cui diamo i soldi.

La delega è sempre un problema nelle società umane, perché deresponsabilizza: ci si aspetta un risultato con fatica minima. (…) Una gestione più diretta è più responsabilizzante e dovrebbe generare meno abusi, perché ognuno dovrebbe prendersi personalmente la responsabilità delle scelte che fa e della fatica di portarle avanti. >>

GAIA BARACETTI

(continua)

8 commenti:

  1. Gaia ragiona bene, indubbiamente. Ma dov'è il problema? Direi che il problema è la crescita, la condanna a crescere. Senza crescita e investimenti il capitalismo non ha ragion d'essere, il proprietario-capitalista diverrebbe un semplice amministratore dei suoi beni (nessun rischio, possibilmente nessuna perdita).
    Tutti i santi giorni, dalla mattina alla sera, sentiamo parlare di crescita, senza la quale non si possono creare nuovi posti di lavoro e ricchezza. La ricchezza ci permetterà ovviamente di crescere ulteriormente eccetera. Si può continuare così all'infinito? Ovviamente no - dice il buon senso. Fra parentesi il "sistema" richiede tassativamente (dixit Draghi cum sibylla) anche una crescita demografica - altrimenti a chi vendi le schifezze che hai prodotto?
    Siamo dunque condannati a crescere in eterno? Di nuovo il buon senso dice o sente che una crescita infinita è impossibile in un mondo finito. Ma dov'è il imite?
    La questione è aperta. Per i crescitisti-capitalisti questo è un falso problema: la crescita è "alternativlos" come dice la Merkel. (senza alternativa). Altri invece - i dubbiosi, i pusillanimi, i cauti tra i quali mi ritrovo - vedono soprattutto i rischi e i guai che la crescita comporta.
    (continua)

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    1. << Siamo dunque condannati a crescere in eterno? Di nuovo il buon senso dice o sente che una crescita infinita è impossibile in un mondo finito. Ma dov'è il imite? >>

      Purtroppo il limite è "al di fuori" dalle nostre teste, in quanto i nostri meccanismi genetici ci impediscono di perseguire qualcosa di diverso dalla crescita.
      Ed anche la cultura, che - almeno in teoria - potrebbe contrastare la deriva genetica, in questo caso non funziona, come dimostra il fatto che noi decrescisti siamo visti come dei 'minus habens'.

      Il limite pertanto arriverà da solo, quando ci sbatteremo contro la testa. E ci faremo molto male.

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  2. Per secoli anzi millenni non c'è stata crescita o la crescita è stata lenta, lentissima, come la crescita demografica che ha subito un'accelerazione spaventosa negli ultimi cinquant'anni (siamo passati dai tre miliardi degli Anni Settanta agli attuali otto miliardi circa). Sembra che ai tempi di Cesare la popolazione mondiale fosse di appena trecento milioni. La peste nera del Trecento decimò la popolazione europea che si riprese ma lentamente. Poi con l'industrializzazione a inizio Ottocento la svolta che Ortega y Gasset salutò con entusiasmo (finalmente una crescita demografica robusta). Mi chiedo però cosa direbbe Ortega (1883-1955) oggi. Ortega vedeva con favore le novità in ogni ambito. Senza novità che noia! La vita vera non è ripetizione ma creazione. Su questo si può convenire: ci sentiamo vivi quando scopriamo qualcosa, quando inventiamo qualcosa, anche nel linguaggio (Ortega arriva a dire che noi parliamo in genere per frasi fatte - che non è indice di creatività).
    Dunque crescita ha da essere. Otto miliardi di esseri umani vogliono star bene, aspirazione legittima. Anzi, vogliono star sempre meglio. Ma che significa star bene, anzi star meglio? Qui bisogna intendersi, credo. Si dice che attualmente circa 800 mln di esseri umani fanno la fame, due miliardi non hanno facile accesso all'acqua potabile e tre miliardi non hanno impianti sanitari. Indubbiamente questi miliardi hanno diritto a un miglioramento delle loro condizioni di vita. Ma come assicurare a tutti il minimo sindacale? Già l'acqua è un problema. Recentemente ho visto un documentario sulla "produzione" di acqua potabile nei paesi evoluti: impressionante. Non è acqua di sorgente pulita e incontaminata quella che esce dal rubinetto! Mi ha colpito poi un'affermazione:
    se i nostri depuratori non funzionassero più ci sarebbe in breve tempo una moria terribile per malattie infettive tra cui il colera. Siamo evoluti ma vulnerabili!

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    1. << Per secoli anzi millenni non c'è stata crescita o la crescita è stata lenta, lentissima, come la crescita demografica che ha subito un'accelerazione spaventosa. >>

      Sono d'accordo con te, la crescita per lunghissimo tempo è stata molto lenta, ma questo non avveniva per la nostra sagghezza (credo che non ci si ponesse neppur il problema), ma solo perchè la tecnologia non lo consentiva.

      Poi la tecnologia, piano piano, ha preso velocità, accumulando innovazioni su innovazioni, sino ad arrivare allo scempio di oggi, in cui non sappiamo più come fermarci.
      Ma non credo che i popoli dell'antichità fossero più lungimiranti di noi.

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  3. È concepibile un'economia senza interessi? L'interesse sul prestito è considerato normale e legittimo essenzialmente per due motivi: il rischio di perdere il capitale e il differimento del godimento dei miei soldi. Ma se presto i miei soldi significa che non ne ho bisogno al momento, dunque il differimento non è un vero sacrificio che meriti una remunerazione. Sono sempre dell'avviso che l'interesse è in fondo un guadagno senza prestazione. Chi ha tanti soldi si ritrova il giorno dopo con un milione e più sul suo conto - dormendo. Vi pare giusto? Ma così va il mondo, mi si obietta. Persino Gesù Cristo trova normale pretendere l'interesse (e scaraventa all'inferno l'amministratore attento e cauto che tutto contento gli restituisce il capitale non dilapidato in operazioni rischiose).
    Un mio corrispondente mi fa però notare che non vi è nulla di male se la persona a cui ho prestato denaro - e alla quale ho fatto con ciò un piacere - si sdebita facendomi a sua volta un regalino in forma d'interesse. Giusto, che male c'è, una mano lava l'altra e siamo tutti contenti. Ma questo a livello minimo o microscopico, io faccio un piacerino a te e tu ne fai uno a me. Ma se moltiplichiamo l'operazione per otto miliardi di esseri umani, tutti bramosi di ottenere il massimo, be', credo che il mondo salterà in aria. Abbasso Gesù! Io presto senza interessi (a dir la verità non ho soldi da imprestare, si prega di non rivolgersi al sottoscritto per un prestito ...).

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    1. << È concepibile un'economia senza interessi? >>

      Mi pare che i popoli musulmani, che hanno regole religiose molto più rigide in materia di usura (divieto degli interessi), avessero risolto il problema utilizzando il meccanismo della compartecipazione nell'impresa, n sostituzione del prestito secco.
      In altri termini, chi voleva investire dei soldi in una impresa, doveva diventarne socio, anzichè solo prestatore.
      Oggi, però, credo che anche l'economia dei paesi musulmani si sia adeguata al capitalismo finanziario imperante e lucri sugli interessi come tutti gli altri.

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  4. Un'ultima osservazione. Nessuna persona può essere contraria allo sviluppo e al miglioramento delle proprie condizioni di vita. Sviluppo e miglioramento non sono però sinonimi di crescita nel senso di accumulo. È normale sbarazzarsi del vecchio per far posto al nuovo. I nuovi mobili ci piacciono di più, sono più comodi ed esteticamente apprezzabili, ma non possiamo conservare i vecchi. Anche le relazioni personali mutano, amicizie reputate inossidabili finiscono, ma me faremo altre. Roberto Forminchioni pubblicò un libro dal titolo: Un milione di amici. Bum, un milione! A me ne basterebbero uno o due.

    Poscritto. Senza interessi la crescita sarebbe lenta, molto più lenta, direi organica. Si produrrebbero meno cose inutili e inquinanti. Sviluppo sì, crescita no (o non parossistica).

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    1. << Sviluppo sì, crescita no >>

      In un mondo finito come il nostro questa è l'unica opzione sensata.
      E basterebbe intervenire sulla crescita della popolazione perchè tutto il resto, quasi per incanto, vada a posto da solo.
      Meno persone (molte meno persone) consentono a tutti di vivere meglio e concedersi qualche piccolo lusso innovativo di tanto in tanto.
      Ma si tratta di un ragionamento così semplice e così ovvio, che... non viene accolto da nessuno.

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