martedì 12 settembre 2023

La coda del Pavone - 1

C’è un animale che, più di tutti, ha messo in difficoltà gli studiosi dell’evoluzione: si tratta del pavone, del quale ci colpiscono la brillantezza dei colori (blu e verde), i disegni a forma di occhi della coda e, naturalmente, la grandissima ruota.
Lo scopo di questi vistosi ornamenti è di attirare l’attenzione ed il messaggio è rivolto, ovviamente, alle poco vistose femmine della specie: «scegli me, sono il migliore».
Ma il rovescio della medaglia è che anche i predatori ricevono lo stesso messaggio e sono pronti ad approfittarne, con grave pericolo del povero pavone. Come si può risolvere questo paradosso evolutivo ?
A questo argomento è dedicato il post di oggi (diviso in due parti), scritto da Lisa Signorile e tratto dal sito di Zanichelli.
LUMEN


<< La grande coda rende il maschio di pavone goffo e poco mobile in caso di pericolo e, quindi, sfuggire a un predatore, o anche solo cercare il cibo, diventa per lui un compito arduo. A ciò si aggiunge la scarsa manovrabilità: nel loro areale originario i pavoni sono animali di foresta primaria equatoriale, anche se vivono prevalentemente a terra.

Abituati come siamo a vederli nei parchi cittadini, riesce quasi impossibile pensare a questo animale nel chiuso di una giungla intricata: come fa a non danneggiarsi le penne? E soprattutto, come ha potuto evolversi uno strumento così ingombrante e apparentemente inutile?

Secondo la teoria classica dell’evoluzione, la selezione naturale è quel meccanismo che premia l’individuo che ha maggiore fitness, cioè riesce a sopravvivere e riprodursi più degli altri, facendo prevalere le sue caratteristiche. Non c’è dubbio che la coda del pavone rappresenti una pesante zavorra e se non ce l’avesse l’animale avrebbe una probabilità molto maggiore di sopravvivere nel suo ambiente.

Questa constatazione è quindi in apparente contrasto con la teoria della selezione naturale: un individuo con un carattere che a noi sembra negativo, come una coda lunga e pesante, dovrebbe essere marginalizzato nella popolazione in cui vive e i suoi geni dovrebbero sparire presto dal pool genico della specie. Com’è quindi possibile che i pavoni esistano?

Un primo tentativo di risposta a questo controsenso viene da Charles Darwin. Il padre della teoria dell’evoluzione si arrovellò a lungo sul problema della coda del pavone (…) e non a torto, perché un solo pavone avrebbe potuto far crollare la sua idea della selezione naturale come un castello di carte.

Tuttavia l’evoluzione non è un processo lineare e così anche le idee di Darwin si evolsero, aggiungendo alla teoria la selezione sessuale: per dirla con le sue parole, la selezione naturale è la lotta per la sopravvivenza, la selezione sessuale è la lotta per la riproduzione.

Secondo quanto scrisse nel libro 'L'origine dell'uomo e la selezione sessuale': “La lotta per la riproduzione è di due tipi: nel primo avviene tra individui dello stesso sesso, di solito maschi, per allontanare o uccidere i rivali, mentre le femmine restano passive. Nel secondo invece la lotta avviene egualmente tra individui dello stesso sesso, per eccitare o affascinare i membri del sesso opposto, di solito le femmine, che non sono più passive ma selezionano i partner a loro più gradevoli.”

La selezione sessuale è dunque un meccanismo esercitato da entrambi i sessi, ma prevalentemente dalle femmine, che scelgono il partner in base a determinate caratteristiche.

In tal modo esercitano una spinta in una certa direzione che accentua sempre più il carattere scelto: per esempio, le femmine possono preferire un determinato colore del pelo o del piumaggio e accoppiarsi prevalentemente con maschi di quel colore. Dal momento che i figli avranno almeno un gene per il colore preferito dalle femmine, il carattere diventa presto predominante nella popolazione. (...)

Nel caso del pavone la spiegazione di Darwin fu che la coda si era evoluta poiché le femmine scelgono di accoppiarsi con maschi con la coda lunga, dato che ai loro occhi (e ai nostri) questo rappresenta un carattere gradevole. Nell’Origine delle specie aveva scritto: «dobbiamo supporre che le femmine di pavone ammirino la coda del maschio tanto quanto noi». (...)

L’idea è bella ed elegante, ma c’è un problema: davvero le femmine di pavone scelgono i compagni perché sono più belli ? La selezione naturale e quella sessuale sono idee testate e dimostrate infinite volte e non abbiamo dubbi che l’evoluzione funzioni nel modo descritto da Darwin, ma rimane il fatto che la scienza dell’Ottocento non aveva ancora tutte le informazioni per venire a capo del problema.

Nei decenni successivi il nocciolo della teoria dell’evoluzione è rimasto quello proposto da Darwin, ma le idee di tanti altri scienziati l’hanno arricchita e completata, trovando le spiegazioni a problemi che Darwin si era posto, ma non era riuscito a risolvere. Tra questi scienziati c’è Ronald Fisher, un matematico londinese appassionato di statistica e uno dei padri della genetica di popolazione.

Anche lui affrontò, nella prima metà del Novecento, il doloroso problema della coda del pavone, sviluppando la teoria della selezione a cascata (runaway selection). La sua idea è che lo sviluppo di un carattere anomalo viene iniziato dalle femmine, che hanno un gene che le porta a scegliere i maschi con un particolare ornamento poiché lo associano a geni di “qualità superiore” rispetto agli altri maschi.

Secondo l’idea di Fisher, le femmine pensano che solo un maschio dotato di buoni geni sprecherebbe energie per sviluppare un ornamento vistoso e inutile. Accoppiarsi con un maschio simile, quindi, darebbe ai figli una coda più lunga, ma anche i buoni geni del padre, garantendo una maggiore fitness.

L’evoluzione, quindi, ha favorito la selezione nel DNA delle femmine di pavone di un tratto che porta ad associare la presenza di una coda lunga con l’idea di una fitness maggiore del maschio. La selezione sessuale operata dalle femmine, poi, ha accentuato sempre di più la lunghezza della coda, sino al limite odierno.

Si innesca quindi un meccanismo a cascata favorito da un feedback positivo: le femmine vogliono maschi con la coda sempre più lunga, perché quel gene materno è sotto la pressione della selezione naturale, e i maschi sviluppano code sempre più ingombranti per poter essere scelti dalle femmine. A quel punto la fitness dei maschi cala, ma quello che importa è la fitness delle femmine, che così possono investire energie riproduttive solo sul maschio con i geni migliori. >>

LISA SIGNORILE

(segue)

mercoledì 6 settembre 2023

Pensierini – LXI

RAGIONE E SENTIMENTO
E' ben noto che il comportamento umano si sviluppa in un continuo alternarsi di razionalità ed emozioni, di ragione e di sentimento, tanto che molte persone ne rimangono confuse e non riescono a comprendere bene quando prevale l'uno oppure l'altro.
Io credo però che, in linea di massima, sia possibile stabilire una linea di demarcazione tra questi due strumenti: noi utilizziamo i sentimenti per stabilire gli obbiettivi che vogliamo raggiungere nella vita, e la ragione per trovare la strada migliore per arrivarci.
Ciò vorrebbe dire che, nella nostra esistenza, i sentimenti sono più importanti della ragione, ma questo è proprio quello che osservo nella vita di tutti i giorni e, se non mi sbaglio, è anche l'opinione di molti psicologi.
LUMEN


PENTALOGO
L'uomo saggio, per vivere bene, non ha bisogno di 10 comandamenti: gliene bastano solo 5. Eccoli qua:
1 = Non farti del male (abbi cura della tua salute).
2 = Non metterti nei guai (ci pensa già la sorte).
3 = Non mentire a te stesso (agli altri è inevitabile).
4 = Non litigare (per farlo bisogna essere in due)
5 - Trova il segreto della felicità ed usalo (senza rendere infelici gli altri).
LUMEN


PSICOLOGIA E SOCIOLOGIA
Qualsiasi essere umano, dovendo interagire con i suoi simili e vivere nella società che lo circonda, dovrebbe avere una profonda conoscenza sia di psicologia che di sociologia.
Ed invece, queste materie sono quasi assenti nei programmi scolastici, salvo (ovviamente) che a livello universitario.
Così si creano nelle persone delle ampie lacune, che possono essere facilmente riempite da altre sciocchezze (culti, ideologie, superstizioni, ecc.).
Non so se la cosa sia casuale o sia voluta, ma di certo le elites ne hanno un discreto vantaggio.
LUMEN


PENSIERO MAGICO
Nonostante l'apparente varietà, il pensiero umano si divide, sostanzialmente, in due grandi categorie: il pensiero scientifico ed il pensiero magico.
Secondo il primo, le leggi della fisica e della chimica non possono mai essere violate ed il massimo che possiamo ottenere è una conoscenza sempre più precisa di quelle leggi.
Secondo il pensiero magico, invece, in certe particolari situazioni, e con l'aiuto di certi particolari personaggi evocati per l'occasione, quelle leggi possono esser violate.
I due tipi di pensiero sono, di per sé, reciprocamente incompatibili, ma convivono sempre in ogni società umana, con tutte e complicazioni e le incomprensioni che si possono immaginare.
LUMEN


L'UOVO E LA GALLINA
Molte persone, di fronte alla famosa domanda “viene prima l'uovo o la gallina?” non sanno onestamente rispondere ed in effetti il paradosso appare ben congegnato.
Per un biologo evoluzionista, però, la risposta esiste ed è legato al meccanismo della speciazione.
Secondo il quale, da un uovo di gallina può nascere solo una gallina, mentre da una gallina può essere prodotto anche un uovo con caratteristiche genetiche leggermente diverse.
Quindi: viene prima l'uovo.
LUMEN


FIORI FINTI
Una signora inglese, avendo notato la mancanza di mazzi di fiori nella casa di George Bernard Shaw, gli chiese stupita: “Non vi piacciono i fiori ?”
Il grande drammaturgo rispose: “Certo che mi piacciono i fiori. Anche i bambini mi piacciono, ma non per questo taglio loro la testa per metterla dentro ad un vaso”.
Oggi, per fortuna, vengono prodotti dei fiori sintetici talmente 'perfetti' da consentirci di riempire la nostra casa con i loro colori e la loro allegria, senza compiere atti di crudeltà.
Ai fiori finti, però, è legato anche un curioso paradosso terminologico.
Quando l'imitazione è particolarmente riuscita, infatti, diciamo che i fiori finti sembrano veri. Ma quando i fiori veri sono particolarmente belli e rigogliosi, diciamo che sembrano finti.
A conferma che, anche nelle piccole cose, non è sempre facile avere le idee chiare.
LUMEN
 

venerdì 1 settembre 2023

Per un pugno di Dollari

Poche valute hanno il fascino mondiale del Dollaro USA, conosciuto in tutto il mondo, anche perchè in grado di circolare (e di essere accettato) quasi da tutti.
Questa circostanza, che conferisce un notevole vantaggio economico agli Stati Uniti, dipende da vari fattori, che non sono soltanto politici ed economici, ma anche culturali, legati alla diffusione mondiale della letteratura e del cinema americani.
Negli ultimi decenni, però, abbiamo assistito ad una progressiva riduzione del Dollaro USA come valuta di scambio del commercio globale, con una tendenza che appare irreversibile.
A questo argomento è dedicato il post di oggi, scritto da Pietro Pinter e tratto dal suo blog 'Inimicizie'.
LUMEN


<< Secondo il Fondo Monetario Internazionale, la percentuale di dollari detenuta nelle riserve valutarie mondiali – nei 20 anni dal 2001 al 2021 – è scesa dal 70% al 60%. Nel quarto periodo del 2022, la quota del dollaro nelle riserve internazionali è utriormente scesa fino al 58 %.

I dati dei pagamenti sono correlati ma leggermente diversi. E’ più difficile trovare dati “olistici” che tengano conto di tutti i pagamenti internazionali. I dati del sistema di messaggistica finanziaria SWIFT – il sistema più usato, anche se favorisce intrinsecamente il dollaro – mostrano il 59% di pagamenti in dollari, con la fetta restante suddivisa in modo ancora più granulare tra le altre valute.

La tendenza generale punta decisamente verso una diminuzione del ruolo del dollaro nell’economia globale, ma il declino del greenback non è stato, almeno finora, un processo rapido.

Non sembra peraltro che il tramonto del dominio di una valuta sul mercato mondiale porti necessariamente all’alba del dominio di un’altra: Il dollaro non viene sostituito prevalentemente da un potente rivale, come potrebbero essere l’euro, il remnimbi, la sterlina o lo yen, ma da un paniere di valute alternative, che guadagnano popolarità grazie a reti di accordi commerciali regionali e bilaterali, guidate tanto da fattori (geo)politici quanto da forze di mercato “neutrali” (così afferma il FMI).

Le “iniziative politiche” – guidate da diverse necessità e obiettivi geopolitici – atte a promuovere un nuovo ordine monetario mondiale, [hanno avuto] un focus sui due periodi che hanno visto un’accelerazione degli sforzi per conseguire la de-dollarizzazione: il periodo successivo alla crisi finanziaria del 2008 e quello successivo all'inizio della “operazione militare speciale” russa in Ucraina, nel febbraio 2022.

L’immagine che esce da queste [inziative] è quella di un sistema valutario sempre più multipolare – che rispecchia gli sviluppi dell’arena geopolitica – nonostante il dollaro sia ancora dominante, e in cui le “spoglie di guerra” del lento declino dell’USD sono condivise tra molte capitali.

Il dollaro USA è stato la vauta dominante incontrastata del mercato mondiale fin dagli accordi di Bretton Woods, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, con un'ascesa iniziata all'inizio del XX secolo e accelerata con la fine della Grande Guerra.

Al suo apice, prima che il presidente Nixon ponesse bruscamente fine alla convertibilità del dollaro in oro con il cosiddetto “Nixon shock” nel 1971, il dollaro costituiva circa l’85% di tutte le riserve valutarie del mondo. Il secondo picco – anche se più basso – del dominio del dollaro sarà raggiunto nel 2001, 10 anni dopo la vittoria degli Stati Uniti nella guerra fredda, con il dollaro che costituirà circa il 70% delle riserve valutarie.

Da allora, la “dominanza del dollaro” è lentamente scesa fino a sotto il 60%. [Ma], come già detto, il dollaro non è stato finora sostituito da un concorrente forte.

Nonostante il Remnimbi cinese abbia guadagnato trazione grazie al crescente ruolo dela Cina nel'economia globale e nell'equilibrio di potere regionale e geopolitico – guadagnando 1/3 delle posizioni perse dal dollaro nelle riserve forex – i dati del FMI mostrano chiaramente un quadro in cui nessuna singola valuta esce come vincitrice indiscussa dal declino del dollaro.

Nello stesso arco di tempo in cui il dollaro ha perso più del 10% del suo dominio, l’euro ha guadagnato meno del 5%, la sterlina e lo yen hanno mantenuto più o meno la stessa percentuale e il resto dei “guadagni” sono stati condiviso da un paniere di valute di riserva “altre” o “non tradizionali” (in cui è incluso il Remnimbi) come la rupia indiana, il won coreano, il dollaro australiano e canadese, il real brasiliano. (...)

Come afferma il Direttore degli Investimenti di Credit Suisse, Zoltan Pozsar, Il dollaro USA non perderà la sua posizione di valuta più diffusa al mondo nel breve futuro, e le ragioni sono molteplici. L’estrema liquidità dell’asset, il conservatorismo delle istituzioni, le dimensioni dell’economia statunitense e il ruolo globale delle imprese americane, nonché la potenza militare degli Stati Uniti, sono solo alcuni dei motiivi.

Tuttavia, è impossibile negare che il dominio del greenback sull’economia mondiale stia lentamente – ma inesorabilmente – diminuendo, e che suddetto declino non sia guidato solo da forze di mercato “neutrali”, ma anche da considerazioni geopolitiche e strategiche. Le iniziative “politiche” verso la de-dollarizzazione sono accelerate dopo la weaponization “nucleare” del dollaro USA nel contesto della guerra russo-ucraina [l'uso della vauta come arma - NdL], e non solo nei Paesi politicamente, militarmente ed economicamente legati alla Russia.

Neanche questa tendenza è destinata a mutare nel breve futuro, e oggi siamo in grado soltanto di intravedere il nuovo ordine valutario multipolare che verrà, le cui caratteristiche sono ancora in fase di definizione.

Il sistema valutario globale non è qualcosa che si può cambiare dall’oggi al domani, come dimostrano le moltissime difficoltà incontrate anche dai paesi più determinati e sotto pressione come Russia e Iran. Tra l’accordo per la convertibilità diretta tra remnimbi e rial brasiliano e un accordo Cina-Brasile per il commercio bilaterale in valute nazionali sono passati 9 lunghi anni.

La macchina però è in moto, e sta decisamente accelerando. Il florilegio di accordi [tra gli altri Stati] presi negli ultimi 2 anni, darà i suoi frutti nei prossimi 10. >>

PIERO PINTER

sabato 26 agosto 2023

La mistica del Fascismo

Ho parlato recentemente del Fascismo sotto il profilo più noto, quello socio-economico, ma il movimento fondato da Mussolini è stato anche una sorta di Religione, con la sua mistica, i suoi dogmi ed i suoi riti.
A questo aspetto è dedicato il post di oggi, scritto da Gordano Bruno Gierri e tratto da uno dei suoi libri di maggior successo ('Fascisti').
LUMEN


<< I totalitarismi del XX secolo - fascismo, comunismo, nazismo - rinnegarono lo schema cartesiano fondato sul dubbio che aveva legittimato la libertà individuale e sociale e sul quale si era costruita la coscienza civile moderna. Imposero invece un modello fideistico non molto diverso da quello medioevale, nel quale l'assolutismo religioso diveniva la dimensione suprema che avvolgeva ogni fenomeno dell'esistenza.

Giovanni Gentile scrisse: << Come il cattolico, se è cattolico, investe del suo sentimento religioso tutta la propria vita, e, parli e operi, o taccia e pensi e mediti nella propria coscienza [...] si ricorderà sempre del suo più alto monito della sua mente, per operare e pensare e pregare e meditare e sentire da cattolico; così il fascista, vada in Parlamento, o se ne stia nel Fascio, scriva sui giornali o li legga, provveda alla sua vita privata o conversi con gli altri, guardi all'avvenire o ricordi il suo passato e il passato del suo popolo, deve sempre ricordarsi di essere fascista. >>

Il fascismo dunque non poteva che essere ciò che gli intellettuali e i politici fascisti non si stancarono mai di ripetere, una concezione religiosa della vita che non aveva bisogno né di libertà né di dimostrazioni.

Vale, anche per il regime fascista, l'interpretazione di tipo religioso data da Hans Kohn: << II fanatismo dei totalitari nasce dal carattere assolutista della loro fede. La consapevolezza della verità salvatrice dà loro la fermezza; l'oppositore ha sempre torto; non vi può essere perciò nessun compromesso. In quest'ortodossia secolarizzata, il rigore che nulla teme è un vero servizio per il raggiungimento della meta. La certezza totalitaria della vittoria è fondata su una fiducia escatologica, scevra da connessioni morali. >>

Il fascismo, partito dall' ottocentesco culto della patria, gli sovrappose il nuovo culto del littorio, esasperato poi nel culto di Mussolini, visto non solo come demiurgo ma anche come simbolo e sintesi di tutti gli italiani. Mussolini divenne il dio a cui tutto era possibile e molto era dovuto: rappresentava infatti la miscela micidiale di patriottismo religioso e rivoluzione, ortodossia di valori civili e sradicamento delle norme. Nel duce gli italiani adoravano se stessi, soddisfatti di un uomo-mito che li rappresentasse e li elevasse tutti, purché non chiedesse altro sforzo · che quell'identificazione.

A differenza della classe dirigente liberale - che non conosceva il popolo e ne provava intimamente ribrezzo - quella fascista giunse a idealizzarlo e a sedurlo: non solo infatti lo conosceva bene, ma fu anche capace di catturarne l'energia. Il regime però aveva una reale spinta rivoluzionaria, la più ambiziosa: formare l' «italiano nuovo», educandolo al senso della guerra, necessità ineliminabile che presto o tardi sarebbe divenuta il destino di ognuno; alla socializzazione, momento altissimo dello spirito e base indispensabile per la costituzione di una nazione forte; alla consapevolezza della propria missione nel mondo.

Per arrivare a una trasformazione così drastica il regime aveva bisogno appunto di un consenso religioso che però esisteva soprattutto a due livelli: quello popolarissimo delle campagne e dell'ignoranza, dove l'informazione era minima e Mussolini veniva considerato né più né meno alla stregua di un santo che aveva «fatto del bene» e che sempre avrebbe potuto farne; quello ideologizzato dei giovani, degli studenti, degli intellettuali, degli appassionati di politica che volevano partecipare alla rivoluzione fascista.

In mezzo a questi due c'era il livello della maggioranza (i fedeli della domenica), che senza fanatismi apprezzavano l'ordine, l'orgoglio e le realizzazioni del regime. L'antifascismo invece - attivo o umorale - si manifestava quasi soltanto nei primi due livelli: quello popolare, in ricordo di un passato in cui si sognava tutt'altra rivoluzione, e quello intellettuale.

Per cambiare gli italiani il regime fece leva pure – più inconsciamente che consapevolmente, perché anche i fascisti erano italiani - sulle loro debolezze ataviche, sulla loro religiosità intrisa di elementi paganeggianti, sulla scarsissima educazione alla democrazia, sull'inclinazione alla procrastinazione e all'attesa del soprannaturale, sul bisogno - inalterato nel corso dei secoli - di delegare il proprio destino a un principe.

Era un popolo che si atteggiava a duro e forte mantenendo tutte le debolezze di un carattere formato nei secoli: l'esibita fede religiosa scarsamente applicata, la doppia morale, l'ipocrisia di fondo, l'essere debole con i forti e forte con i deboli, l'apparire e il non essere.

Anche per questo gli italiani si fusero entusiasticamente con un regime cui somigliavano. In genere, però, quale popolo opportunista, facevano mostra di ortodossia ma accettavano del regime quanto piaceva loro e rifiutavano intimamente le spinte a una trasformazione reale della società.

Com'è ovvio, pretendere di cambiare un popolo nel giro di pochi anni - con un modello più idealizzato che reale e un rituale di potenza che strideva con la realtà del Paese - conduceva molto spesso al ridicolo: ma nessuna religione ha paura del ridicolo anzi, più i suoi riti sono assurdi, irrazionali, risibili, più esercita suggestione, quindi potere, sui fedeli. (…)

Italiani e fascismo procedettero felicemente solidali finché il regime si limitò a chiedere ai fedeli prima di tutto un'adesione formale ed esteriore, non essendo alla portata di ciascuno una fede intensa e praticata nell'intimo.

Materialmente stroncato dalle sconfitte militari, il fascismo perse la sua vera guerra non riuscendo a rendere «religiose» le masse borghesi che lo appoggiavano ma che non erano disposte a condividerne fino in fondo il misticismo rivoluzionario fatto di fede cieca e assoluta in se stesso e di spirito guerriero: tanto più quando il regime si volse proprio contro lo «spirito · borghese», inteso come spirito «di soddisfazione e di adattamento, tendenza allo scetticismo, al compromesso, alla vita comoda, al carrierismo. >>

GIORDANO BRUNO GUERRI

domenica 20 agosto 2023

Sempre più veloce

L'Intelligenza Artificiale, nonostante le dichiarazioni entusiastiche dei suoi creatori, presenta numerosi punti oscuri ed infonde una sensazione di timore e diffidenza nella gente comune.
Il pericolo maggiore, però, paradossalmente, potrebbe risiedere proprio nella sua maggiore efficienza.
Ce ne parla Jacopo Simonetta in questo pezzo tratto dal sito Apocalottimismo.
LUMEN



<< [A proposito dell'Intelligenza Artificiale] c’è un rischio profondo di cui la stampa parla poco e che i pensatori sistemici dovrebbero discutere più approfonditamente: si tratta della probabilità che la IA sia un acceleratore significativo di tutto ciò che noi umani stiamo già facendo.

Le ultime migliaia di anni di storia umana hanno già visto diversi acceleratori critici. La creazione dei primi sistemi monetari, circa 5.000 anni fa, ha permesso una rapida espansione del commercio che alla fine è culminata nel nostro sistema finanziario globalizzato. Le armi metalliche hanno reso più letali le guerre, portando alla conquista di società umane meno armate da parte di regni e imperi dotati di metallurgia.

Gli strumenti di comunicazione (tra cui la scrittura, l’alfabeto, la stampa, la radio, la televisione, Internet e i social media) hanno amplificato il potere di alcune persone di influenzare le menti di altre. E, nell’ultimo secolo o due, l’adozione dei combustibili fossili ha facilitato l’estrazione delle risorse, la produzione manifatturiera, la produzione alimentare e i trasporti, consentendo una rapida espansione economica e la crescita della popolazione.

Di questi quattro acceleratori del passato, l’adozione dei combustibili fossili è stata la più potente e problematica. In soli due secoli il consumo di energia pro capite è aumentato di otto volte, così come le dimensioni della popolazione umana. Il periodo successivo al 1950, che ha visto un drammatico aumento della dipendenza globale dal petrolio, ha visto anche la più rapida crescita economica e demografica di tutta la storia umana. Non per nulla gli storici lo chiamano la “Grande Accelerazione”.

Gli economisti neo-liberali acclamano la Grande Accelerazione come una storia di successo, ma i conti stanno appena iniziando a essere pagati. L’agricoltura industriale sta distruggendo il suolo terrestre a un ritmo di decine di miliardi di tonnellate all’anno. La natura selvaggia è in ritirata: le specie animali hanno perso, in media, il 70% dei loro effettivi nell’ultimo mezzo secolo.

E stiamo alterando il clima planetario in modi che avranno ripercussioni catastrofiche sulle generazioni future. È difficile evitare la conclusione che l’intera impresa umana è cresciuta troppo e che sta trasformando la natura (“risorse”) in rifiuti e inquinamento troppo velocemente per potersi sostenere. L’evidenza suggerisce che dobbiamo rallentare e, almeno in alcuni casi, invertire la rotta riducendo la popolazione, il consumo e i rifiuti.

Ora, mentre affrontiamo una poli-crisi globale di tendenze ambientali e sociali convergenti e spaventose, è nato un nuovo acceleratore sotto forma di IA. Questa tecnologia promette di ottimizzare l’efficienza e aumentare i profitti, facilitando così, direttamente o indirettamente, l’estrazione e il consumo delle risorse.

Se ci stiamo effettivamente dirigendo verso un precipizio, l’IA potrebbe portarci sull’orlo del baratro molto più velocemente, riducendo il tempo a disposizione per cambiare direzione. Ad esempio, se l’intelligenza artificiale rende più efficiente la produzione di energia, significa che l’energia sarà più economica, quindi troveremo ancora più usi per essa e ne useremo di più (un fenomeno noto come “paradosso di Jevons”.

Internet e le funzioni di ricerca avanzate hanno già cambiato le nostre capacità cognitive. (...) In un certo senso, abbiamo già fuso le nostre menti con le tecnologie basate su Internet e sui computer, in quanto dipendiamo totalmente da esse per svolgere alcune attività di pensiero al posto nostro.

L’intelligenza artificiale, in quanto acceleratore di questa tendenza, presenta il rischio di un’ulteriore riduzione delle capacità mentali dell’umanità, tranne forse per coloro che scelgono di farsi imiantare un computer nel cervello. E c’è anche il rischio che le persone che sviluppano o producono queste tecnologie controllino praticamente tutto ciò che sappiamo e pensiamo, perseguendo il proprio potere ed il proprio profitto.

Daniel Schmachtenberger (...) ha spiegato che l’IA può essere vista come un’esternalizzazione delle funzioni esecutive del cervello umano. Affidando le nostre capacità logiche e intuitive a sistemi informatici, è possibile accelerare tutto ciò che la nostra mente fa per noi. Ma all’intelligenza artificiale manca un aspetto fondamentale della coscienza umana: la saggezza, il riconoscimento dei limiti unito alla sensibilità per le relazioni e per i valori che danno priorità al bene comune (pare però che anche gli alti dirigenti umani che danno prova di saggezza e si preoccupano del bene comune non siano poi tanti - NdT).

Il nostro barattare la saggezza con il potere è probabilmente iniziato quando le nostre abilità linguistiche e di costruzione di strumenti hanno reso possibile a un piccolo sottoinsieme dell’umanità, che viveva in determinate circostanze ecologiche, di iniziare un processo di evoluzione culturale auto-rinforzante guidato dalla selezine a più livelli. Persone con armi migliori, che vivevano in società più grandi, hanno sempre soggiogato persone con strumenti più semplici e società più piccole.

I vincitori hanno visto questo come un successo, quindi sono stati sempre più incoraggiati a rinunciare alla consapevolezza dei limiti ambientali e sociali, conoscenze conquistate a fatica che hanno permesso alle società indigene di continuare a funzionare per lunghi periodi di tempo, a favore di una sempre maggiore innovazione e potere a breve termine.

I combustibili fossili hanno mandato in tilt questo processo di feedback auto-rinforzante, producendo così tanti benefici e così velocemente che molte persone potenti sono arrivate a credere che non ci siano limiti ambientali alla crescita e che la disuguaglianza sia un problema che si risolverà da solo quando tutti si arricchiranno grazie all’espansione economica.

Ora, proprio nel momento in cui abbiamo più bisogno di frenare l’uso dell’energia e il consumo di risorse, ci ritroviamo a esternalizzare non solo l’elaborazione delle informazioni, ma anche il nostro processo decisionale a macchine che mancano completamente della saggezza necessaria per comprendere e rispondere alle sfide esistenziali che l’accelerazione precedente ha posto. Abbiamo davvero creato apprendista stregone. (...)

Schmachtenberger ritiene che l’unica soluzione sia che i progettisti di sistemi umani infondano saggezza all’IA. Ma, naturalmente, gli stessi sviluppatori dovrebbero prima coltivare la propria saggezza per trasferirla poi alle macchine. E se i programmatori avessero tale saggezza, potrebbero magari esprimerla prima di tutto rifiutandosi di sviluppare l’IA. E così, torniamo a noi stessi.

Noi umani tecnologici siamo la fonte delle crisi che minacciano il nostro futuro. Le macchine possono accelerare notevolmente questa minaccia, ma probabilmente non possono ridurla in modo significativo. Questo dipende da noi. O recuperiamo la saggezza collettiva più velocemente di quanto le nostre macchine riescano a sviluppare un’intelligenza esecutiva artificiale, o probabilmente il gioco sarà finito. >>

JACOPO SIMONETTA

domenica 13 agosto 2023

Pensierini – LX

L'UMILTA' DEI SANTI
Le agiografie dei Santi sono piene di episodi di sofferenze e di martirio, ai limiti del masochismo.
Santa Teresa d’Avila – tanto per fare un esempio che mi è stato raccontato - diceva che se Dio l'avesse condannata all’inferno per l’eternità ne sarebbe felice e avebbe continuato a lodare Dio. Perchè aderendo alla Sua volontà fino all’estremo, si sarebbe identificata con Dio e sarebbe diventa in un certo senso Dio stesso.
Ovviamente è difficile credere che chi soffre le pene dell’inferno (che una volta era visto come un vero tormento fisico) possa essere al tempo stesso felice: sofferenza e felicità sembrano concetti incompatibili.
Ma forse una spiegazione logica esiste. I Santi, infatti, sono anche loro esseri umani e come tali cercano la superiorità.
Ma siccome il massimo della superiorità (per loro) è rappresentata da Dio, ecco che sentirsi come lui costituisce la massima aspirazione della loro vita; qualunque siano le difficoltà (vere o immaginarie) da sopportare.
E la loro tanto sbandierata umiltà, finisce, senza volerlo, per trasformarsi nel suo opposto.
LUMEN


INTELLIGENZA E CREDULITA'
Una cosa curiosa a proposito delle capacità cerebrali è che gli animali, che si presumono (e sono) meno intelligenti di noi, NON credono in un dio inesistente.
Noi umani, invece, che ci consideriamo (e siamo) molto più intelligenti di loro, ci crediamo.
Si potrebbe quasi pensare (e qualcuno lo ha detto) che gli uomini sono più intelligenti proprio perchè sono più creduloni.
Un bel paradosso, no ?
LUMEN


PATRIA
Il concetto di patria nasce con la tribù ed ha un significato strettamente genetico, perchè serve ad indirizzare in modo utile il comportamento altruistico dei membri (che sono tutti, in qualche modo, imparentati tra loro).
Con il passaggio dalla Tribù allo Stato tutto diventa virtuale ed illusorio, perchè i collegamenti genetici non ci sono più (o sono ormai esilissimi).
Però - siccome i tempi culturali sempre più rapidi delle modifiche genetiche - il concetto di Patria continua ugualmente a funzionare anche oggi.
E quindi i reggitori dello Stato, che queste cose le sanno benissimo, ne approfittano tutte le volte che ne hanno bisogno.
LUMEN


DIFFERENZE E DISUGUAGLIANZE
Anche se la cosa non ci piace, le differenze (a partire da quelle genetiche, che non sono colpa di nessuno) portano alle disuguaglianze e se le differenze (come spesso accade) sono notevoli, anche le disuguaglianze diventano notevoli.
E ci danno, giustamente, fastidio.
Ma, una volta raggiunta l'eguaglianza giuridica, che è già un traguardo molto importante, intervenire sulle disuguaglianze imponendo altre regole può diventare pericoloso, perchè occorre stabilire in che misura e con quali metodi intervenire, e si può cadere facilmente in arbitrii anche peggiori.
LUMEN


DISSENSO
Se si vanno a verificare i finanziatori dei principali gruppi di dissenso del mondo occidentale, ci si accorge  con un certo stupore, che si tratta molto spesso (anzi quasi sempre) di grandi poteri finanziari.
La cosa può sembrare paradossale, ma ha una sua logica ben precisa in quanto è la semplice applicazione della prima legge delle Elites: 'Dissenso finanziato, dissenso controllato'.
LUMEN


CAPITALISMO DELLA DECRESCITA
Gli economisti sono concordi nell'affermare che il capitalismo si basa sulla crescita continua, per cui quando incomincerà la decrescita (che arriverà di sicuro e che non riusciremo ad evitare) il capitalismo si troverà in difficoltà a gestire la situazione e, secondo l'opinione comune, finirà per essere sostituito da qualche altro meccanismo socio-economico.
L'ipotesi è plausibile. Gli ultimi secoli, però, ci hanno insegnato a non sottovalutare troppo le capacità camaleontiche di adattamento del capitalismo. 
E quindi non sarei troppo sorpreso se, alla fine, le elites capitalistiche riuscissero ad inventarsi un modo per gestire anche la decrescita.
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