lunedì 27 dicembre 2010

Padre Malthus

PERCHE’ SONO NEO-MALTHUSIANO di Luca Pardi

<< Malthus nel suo Saggio sul principio della popolazione (1789), afferma che le risorse alimentari aumentano nel migliore dei casi in modo lineare (progressione aritmetica: 1,2,3,4 .....), mentre la popolazione cresce secondo una progressione geometrica (1,2,4,8 ....).
E’ ovvio che l’aspetto meramente matematico del problema popolazione/ risorse è superato.  Ma Malthus è stato il primo a contestare il concetto di crescita infinita (influenzando Ricardo)
Quindi spesso coloro che si contrappongono polemicamente ai fautori della crescita infinita si definiscono neo- malthusiani anche se oggi, in particolare nel campo della dinamica delle popolazioni in rapporto alle risorse ecologiche, gli strumenti matematici sono molto più raffinati di quelli di cui disponeva Malthus alla fine del ‘700.

La totalità del neo-malthusiani che conosco, incluso me stesso, rifiutano interamente l’odiosa dottrina sociale di Malthus. Alcuni di essi sostituirebbero volentieri all’idea di Malthus di un controllo della crescita demografica attraverso vizio, malattia, fame e astinenza, l’idea di un rientro attraverso: salute alimentare e salute riproduttiva con la coltivazione di qualche vizio ricreativo e conviviale con un generoso ed informato uso dei mezzi contraccettivi.

Finestra fossile. Ciò che Malthus non aveva previsto nel suo saggio era la scoperta dell’uso dei combustibili fossili che ha aumentato la possibilità di crescita dei mezzi di sostentamento rispetto alla popolazione. E a causa di questo fatto che quasi tutte le risorse sono in realtà aumentate negli ultimi due secoli e mezzo, corrispondenti all’industrializzazione. Se questo ha bisogno di una dimostrazione basti dire che per ogni caloria che oggi ingeriamo in alimenti che vengono dall’agricoltura industriale, 10 calorie sono state spese in petrolio sotto forma di combustibili per i macchinari, fertilizzanti (prodotti dagli idrocarburi), pesticidi, energia necessaria per pompare l’acqua nei campi, immagazzinamento lavorazione e refrigerazione dei cibi, distribuzione. 

Perchè si parla di finestra? Perchè i combustibili fossili sono il prodotto di milioni di anni di energia solare immagazzinata dalle piante in tempi lontani centinaia di milioni di anni, e noi li stiamo sfruttando in un tempo che si misura al massimo in secoli, ma che si è accellerato negli ultimi decenni. Si tratta di una finestra temporale limitata nel tempo. Oggi possiamo dire che dall’inizio dell’era del petrolio all’inizio del ‘900, abbiamo consumato la metà circa del petrolio esistente nel sottosuolo. 

Questo è ciò che ha permesso la crescita favolosa di popolazione ed economia. Ovviamente ha anche permesso quel progresso tecnologico di cui parla Raffaele e di cui siamo tutti coscienti e che tutte le persone con un minimo di cervello, considerano l’unica speranza dell’umanità. Il punto su cui ci si divide è che alcuni vedono la tecnologia come una sorta di divinità in grado di risolvere, insieme alla legge di mercato, qualsiasi problema pratico di limitatezza delle risorse, mentre i neo- malthusiani pensano che questo non sia dato, e che sia quindi prudente pensare ad un rientrodolce della popolazione e del metabolismo socio- economico nei limiti concessi dalla capacità di carico del pianeta.

La capacità di carico è un concetto ben definito nello studio della dinamica delle popolazioni in ecologia ed ha numerose, osservazioni sperimentali che ne confermano la validità, anche se neglette dai nostri economisti.

In particolare si è osservato (cfr Imhoff et al Nature 2004) che la popolazione della singola specie Homo Sapiens si appropria globalmente di almeno il 25% di quanto le piante producono sul pianeta in un anno. Da questo punto di vista si deve osservare che la specie umana rappresenta meno dell’1% della biomassa animale, (che beninteso non è poco) e una frazione infima della biomassa totale. Questa appropriazione raggiunge in alcune aree, generalmente quelle economicamente ricche o in rapido sviluppo, livelli catastrofici che possono essere sostenuti solo dall’uso generalizzato di energia fossile nella particolare forma dei combustibili liquidi, cioè di energia presa da un serbatoio, creatosi in particolari condizioni centinaia di milioni di anni fa, che si sta rapidamente (anche su scala storica) esaurendo.

Malthus è quindi da me preso a simbolo di una posizione che riconosce i limiti fisici del pianeta. Il particolare ‘movimento’ di scienziati e tecnici che lancia allarmi sugli effetti dell’esaurimento della particolare risorsa petrolio, si sono autodefiniti Hubbertiani (dal nome di Martin King Hubbert che per primo modellizzò il fenomeno del raggiungimento del picco di produzione del petrolio) e sono, di fatto, un sottoinsieme di neo- malthusiani al quale appartengo.
Citazione: L'entropia della Terra, che è quella che ci interessa, viene quotidianamente aumentata dall'azione dell'uomo con una velocità che è proporzionale, o più che proporzionale, all'efficienza economica
Il discorso di Raffaele sull’entropia fa riferimento ad un dibattito molto teorico e astratto che può essere interessante approfondire, ma non in questa sede.

Quando si parla di Entropia si parla di termodinamica e si entra in un ambito che dovrebbe essere molto più chiaro a tutti, semplici cittadini (oggi si preferisce chiamarli consumatori, ma questo è una altro discorso), leader politici e religiosi, e, soprattutto economisti. Purtroppo nelle facoltà di economia e scienze politiche la termodinamica, come la biologia e l’ecologia, non è un insegnamento obbligatorio.

L’unica scuola di economia, che io conosca che ha fatto uso di ragionamenti termodinamici e ha tentato di trarne le debite conclusioni è quella di N. Georgescu- Roegen. Ma chiedo aiuto a Marchitti che in questo è sicuramente più documentato di me. Potremmo chiedere aiuto anche a B. Della Vedova che sembra abbia scritto la sua tesi di laurea (o di dottorato non so) che confuta proprio le teorie di Georgescu- Roegen.

L’entropia è una grandezza fisica che misura la quantità di lavoro utile che un sistema può compiere. Ed è una misura della qualità di questa energia. Prendiamo il caso di un litro di benzina. In esso l’energia è immobilizzata all’interno dei legami chimici che costituiscono gli idrocarburi. Al momento in cui la benzina viene bruciata in un motore a scoppio l’energia chimica viene trasformata in energia termica ad alta temperatura e trasformata nell’ energia meccanica che permette di muovere l’automobile e energia termica a bassa temperatura. A sua volta l’energia meccanica viene uteriormente trasformata in energia termica a bassa temperatura per vincere le forze di attrito.

 Il risultato finale dell’intero processo è il risultato del lavoro: la diversa posizione dell’automobile, l’energia termica a bassa temperatura ad alta entropia e i gas di scarico. La degradazione dell’energia dalla forma altamente ordinata dei legami chimici degli idrocarburi a quella disordinata e diffusa che esce dal tubo di scappamento sotto forma di gas di scarico caldi (se la combustione è perfetta anidride carbonica e acqua) viene misurato da un aumento dell’entropia. Gli enunciati fondametali della termodinamica affermano che l’energia dell’universo è costante e che l’entropia dell’universo può solo aumentare.

La vita sulla Terra, e probabilmente se esiste anche altrove, consiste nel mantenere bassa l’entropia interna dei vari organismi a spese dell’ambiente. L’uomo ha inserito in questo processo la tecnosfera e il processo economico che amplificano il processo naturale di aumento di entropia dell’ambiente a favore del proprio metabolismo. L’efficienza economica favorisce in ogni modo possibile i processi entropici ed è quindi termodinamicamente non sostenibile. L’intero sistema dei viventi infatti funziona, in continua evoluzione, grazie ad un intricato sistema di controlli reciproci fra gli organismi che permette la chiusura di tutti i cicli naturali. Il metabolismo socio- economico è al contrario un’autostrada verso l’aumento di entropia incontrollato. Su questa contraddizione, che non è etica, ma termodinamica e quindi fisica, si basa la parte razionale dell’ecologismo. 

Non si tratta di stabilire se l’uomo sia cattivo e la natura sia buona. Poverino chi si perde in queste considerazioni filosofiche da circolo ricreativo, perchè il problema non si pone neppure. Si tratta di stabilire le condizioni per cui il metabolismo socio- economico umano ha iniziato a violare l’equilibrio di forze che permette, nella biosfera, di mantenere un livello entropico compatibile con la vita. Cio che non è sostenibile può ovviamente avvenire e mantenersi in essere per tutto il tempo necessario a consumare le risorse non rinnovabili e quelle rinnovabili in modo irreversibile.
Citazione: Accellerare è possibile solo in alcune circostanze. In particolare quando si ha disponibilità di quantità illimitate di energia. Io asserisco che non è il nostro caso.
Abbiamo avuto la finestra fossile che va chiudendosi, dopo torneremo al flusso solare. Prima che la finestra si chiuda definitivamente o avremo imparato a vivere col flusso solare o la popolazione tornerà al livello precedente all'era fossile, o, probabilmente, ad un livello minore dati gli effetti dell'overshoot ecologico umano.

Su questo punto dell’accelerazione Raffaele ha insistito molto da molto tempo. Anni direi. Concettualmente ha molte ragioni. Il sistema globalizzato attuale ha pochissime probabilità di poter anche semplicemente rallentare. Per questo motivo siamo dei catastrofisti. Il sistema è in effetti fatto per crescere all’infinito. Per questo la politica non ha una risposta e chiunque faccia politica o fa finta di non capire, o fa demagogia ecologista. Quando ci incontrammo a Roma, Raffaele capì la mia posizione per la decrescita, ma commentò dicendomi: così non è possibile, finisce tutto in un disastro. 

Noi di Rientrodolce siamo convinti che non sia facile il nostro soft landing, ma pensiamo che non sia verosimile un’accelerazione basata sull’uso delle fonti rinnovabili. Tutta la nostra società si basa sull’energia. Le fonti rinnovabili: sole, vento, biomasse, idroelettrico, dipendono dal flusso solare che è una quantità grande ma limitata nel tempo e, soprattutto a bassa intensità rispetto all’intensità delle risorse fossili (carbone e petrolio) o minerali (uranio e altri materiali fissili). Se pensiamo di attrezzarci a riconvertire la nostra società dalla dipendenza dal petrolio alla dipendenza dalle fonti rinnovabili si deve anche dimensionare il suo metabolismo ad un flusso energetico (energia:tempo) molto inferiore a quello a cui siamo abituati. In ogni caso anche se realizzassimo un metodo di generazione dell’energia illimitato come la fusione, i limiti ecologici si presenterebbero sotto altra forma, per esempio con l’esaurimento di altre risorse minerarie.

Tutto ciò che vive ha una fase di crescita, una fase di stasi e una fase di senescenza. Se individuiamo la fase critica della società industriale nel momento in cui gli verrà a mancare la fonte di energia facile per eccellenza dell’ultimo mezzo secolo, il petrolio, allora ci rendiamo conto che il momento di cominciare a lavorare per un diverso modello di vita è ora. 
Citazione: Se poi vogliamo parlare di fantascienza, preferisco Asimov.

E qui si chiude il ciclo di questo lungo post. Se qualcuno sarà arrivato a questo punto capirà che la mia concezione del momento attuale è del tutto scevra dai miti fondanti della nostra società: l’Homo faber, l’homo oeconomicus. L’uomo è solo Homo Sapiens, una delle molte specie di primati, unico rappresentante della famiglia degli ominidi, e del genus Homo, ad aver superato la falce dell’estinzione. Almeno fino ad ora.

Fra i miti fondanti di questa nostra società annovero anche la fantascienza che ha fornito il mito e l’illusione dell’espansione umana nell’universo come se fosse una ripetizione della conquista del nuovo mondo e fa parte di quell’intrattenimento stereotipato dell’immaginazione collettiva che include gran parte del cinema, della musica leggera e della letteratura del ‘900 nonchè il quasi 100% della produzione televisiva a base di soap intramezzato da pubblicità. >>

LUCA PARDI

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