sabato 28 dicembre 2013

Com'era verde la mia valle

Uno dei tanti effetti distorsivi dell'urbanizzazione di massa è che la gente non si rende più conto dell’enorme complessità (e fragilità) che sorregge il nostro sistema agricolo ed alimentare.
Chi vive e lavora in campagna conosce benissimo tutta la fatica, l'alea e la pazienza che stanno dietro ad un piatto pieno di cibo. Per chi invece vive in città, si può anche credere che il cibo si trova al supermercato, che ce n’è quanto se ne vuole, e che ce ne sarà anche domani. E invece non è così.
Ce ne parla Paul Ehrlich, grande esperto di ambiente e demografia, in questo coinvolgente articolo (tratto dal blog “Un pianeta non basta” dell’amico Agobit).
LUMEN


<< [Bisogna evitare] che la tempesta di problemi ambientali che minacciano l’umanità porti ad un collasso della civiltà.

Tali minacce comprendono lo sconvolgimento climatico, la perdita di bio-diversità (e quindi dei connessi ecosistemi), cambiamento di uso del suolo come la cementificazione o l’immissione di rifiuti tossici con il degrado conseguente, l’intossicazione chimica globale, l’acidificazione degli oceani, il degrado e la alterazione dei contesti epidemiologici con la diffusione di nuove malattie, il crescente impoverimento di risorse importanti, e le guerre per l’accaparramento di queste risorse sempre più scarse (guerre che potrebbero essere facilmente caratterizzate dall’uso di armi nucleari).

Questo non è solo un elenco di problemi, si tratta di un quadro di numerose criticità collegate tra loro che può essere descritto come risultante da una interazione tra due complessi sistemi adattativi: il sistema della biosfera e il sistema socio-economico umano.
Le manifestazioni di questa interazione sono spesso indicate come la “condizione umana”. Questa condizione è sempre in continuo e rapido peggioramento determinato in particolare da fenomeni come la sovrappopolazione, gli eccessivi consumi da parte dei popoli più sviluppati, l’uso di tecnologie arretrate e dannose all’ambiente.

Un ulteriore fattore è il supporto del sistema sociale, economico e politico a consumi inquinanti.
Tutti i problemi sono tuttavia riconducibili in gran parte alla sovrappopolazione e agli eccessivi consumi, specie di quelli non finalizzati al miglioramento della tecnologia.
Si può sperare che sia sempre più chiaro almeno alle persone più istruite che maggiore è la dimensione della popolazione umana e, ceteribus paribus, più è distruttivo l’impatto ambientale. Ma purtroppo non sempre è così e molti ancora negano la rilevanza del problema.

L’influenza della sovrappopolazione sull’ambiente è indicato abbastanza esattamente dall’analisi dell’impronta ecologica, che dimostra come per sostenere la popolazione di oggi con gli attuali modelli di consumo si richiederebbe circa un altro mezzo pianeta vergine disponibile, e che se si considerano i livelli consumistici degli Stati Uniti sarebbero necessarie ulteriori 4 o 5 nuove Terre.

La gravità della situazione può essere meglio compresa se consideriamo l’attività più importante di Homo Sapiens: produrre e procurare cibi.
Oggi, almeno due miliardi di persone soffrono la fame e hanno disperato bisogno di più cibo e di migliore qualità, e la maggior parte degli analisti ritengono che sarebbe necessario raddoppiare la produzione di cibo per sfamare una popolazione umana del 35 % più grande e in ulteriore crescita prevista entro il 2050.

Per avere una qualche probabilità di successo, l’umanità avrà bisogno di fermare l’espansione delle superfici dedicate all’agricoltura (per salvaguardare i residui ecosistemi); aumentare le rese della terra coltivata, aumentare l’efficienza dei fertilizzanti, l’uso di acqua e di molta più energia.
Sarà anche necessario modificare la produzione agricola in senso vegetariano, ridurre lo spreco alimentare, fermare la distruzione degli oceani per inquinamento e acidificazione, aumentare considerevolmente gli investimenti nella ricerca agricola sostenibile, ed infine spostare al primo posto dell’agenda politica il problema dell’alimentazione.

Tutti questi compiti richiedono modifiche sostanziali ai comportamenti umani che sono state già raccomandate ma per ora si sono rivelate irraggiungibili.
Forse uno dei problemi più critici sono le insormontabili barriere biofisiche all’aumento della resa dei suoli, ed anzi il tema è quello di evitare una riduzione della resa a fronte di perturbazioni climatiche.
La maggior parte delle persone non riescono a capire l’urgenza della situazione alimentare, perché non capiscono il sistema dell’agricoltura e dei suoi complessi componenti, le connessioni non lineari ai fattori di degrado ambientale.

Il sistema stesso, per esempio, è uno dei maggiori emettitori di gas serra, e quindi è un importante motore dello sconvolgimento climatico che minaccia seriamente la produzione alimentare.
Viene portato avanti un cambiamento epocale nei modelli più che millenari di temperatura e di precipitazioni, con la prospettiva di tempeste climatiche che mettono in pericolo coltivazioni, situazioni di siccità in zone finora temperate, ondate di calore e alluvioni, tutti elementi che sono già sotto i nostri occhi.

In queste condizioni, ed anzi in condizioni in continuo aggravamento, la produzione alimentare sarà sempre più difficile nei decenni a venire.
Inoltre, l’agricoltura è una delle principali cause di perdita di bio-diversità e degli ecosistemi che sono fondamentali per la sopravvivenza dell’agricoltura stessa e di altre attività umane; e fonte anche di inquinamento chimico e gassoso globale, i quali entrambi pongono ad ulteriore rischio la produzione alimentare.

La sola perturbazione climatica è una tale minaccia alla produzione alimentare e alla stessa civiltà umana, che è necessaria urgentemente una mobilitazione di tutta l’umanità per contenere il riscaldamento atmosferico ben al di sotto di un aumento – che sarebbe letale - di 5 gradi centigradi della temperatura media globale.
Ciò significa ad esempio che dobbiamo cambiare gran parte delle nostre infrastrutture per il reperimento, il trasporto e la distribuzione dell’acqua per fornire la flessibilità necessaria per il rifornimento idrico alle colture in un contesto di continua evoluzione delle precipitazioni.

Il cibo è solo l’area di interesse più ovvia in cui la sovrappopolazione tende ad oscurare il futuro umano; praticamente ogni problema umano, dall’inquinamento atmosferico, al brutale sovraffollamento delle megalopoli, alla carenza delle risorse, alla perdita di contesti naturalistici, alla democrazia in declino: tutti questi problemi sono aggravati dalla ulteriore crescita della popolazione.
E, naturalmente, uno dei problemi più gravi è il fallimento della leadership politica sulla questione della demografia, sia negli Stati Uniti che in Australia (ma in tanti altri paesi, ad esempio l’India).

La situazione è peggiore negli Stati Uniti, dove il governo non menziona mai il problema della popolazione, a causa del timore delle reazioni della gerarchia cattolica in particolare (ed anche di altre organizzazioni religiose) e la destra religiosa in generale, oltre che della quasi totalità dei media, da quelli repubblicani a quelli liberal e di sinistra, i quali mantengono l’ignoranza pubblicando articoli in favore della natalità.
In Australia addirittura si è arrivati a pubblicizzare in TV in prima serata programmi per avere altri bambini e famiglie numerose. (…)

E’ pertanto necessario un movimento popolare che conduca campagne informative per correggere tale fallimento e intervenga direttamente sui sistemi culturali fornendo una “intelligenza lungimirante” della situazione e che chiarisca gli aspetti riguardanti i cambiamenti necessari in campo agricolo, ambientale, energetico, e soprattutto di pianificazione demografica; tutti aspetti sui quali le leggi del mercato non intervengono o sono dannose, e non forniscono sufficienti informazioni.

Gli analisti della società inoltre dovrebbero smetterla di trattare la crescita della popolazione come un “dato” e prendere in considerazione i benefici nutrizionali e sulla salute, sugli aspetti complessivi della qualità della vita e del rapporto con la natura, e i benefici a tutte le altre specie viventi oggi in pericolo, che deriverebbero dallo stop alla crescita della popolazione umana ad un livello ben al di sotto dei nove miliardi e dall' iniziare un percorso di lento calo demografico.

A mio parere, il modo migliore per accelerare il passaggio verso tale calo della popolazione è di dare pieni diritti, istruzione, e le opportunità di lavoro per le donne in tutto il mondo, e di fornire a tutte le persone sessualmente attive informazioni sulla corretta contraccezione, sull’aborto e sugli altri diritti fondamentali di pianificazione familiare. Il grado di riduzione dei tassi di fertilità determinati da queste misure è tuttora controverso, ma sarebbero comunque un programma vincente per la società e il suo miglioramento.

Non sarà mai abbastanza sottolineata l’importanza critica di aumentare l’azione attualmente insufficiente sul fattore demografico da parte delle organizzazioni internazionali e dei singoli stati, oltre che delle opinioni pubbliche, affinché nei prossimi decenni si inverta sensibilmente il trend di crescita per riportare la dimensione della popolazione umana ad un livello “umano” nel senso più proprio del termine, essendo noi una parte della natura di questo pianeta e non i suoi padroni assoluti.

Mentre i modelli di consumo, come abbiamo appreso durante le mobilitazioni della seconda guerra mondiale, possono essere modificati in maniera sostanziale in meno di un anno, in presenza di certe situazioni e dati adeguati incentivi, è molto più difficile alterare i comportamenti demografici. (…)

[Occorre] anche mettere in evidenza le conseguenze di queste idee folli quali quella di far crescere l’economia al 3-5 % all’anno nel corso di decenni (o addirittura per sempre), come la maggior parte degli economisti e dei politici pretendono e credono possibile.
La maggior parte delle persone “colte” non si rendono conto che nel mondo reale una breve storia di una crescita esponenziale non implica un lungo futuro di tale crescita. >>

PAUL EHRLICH

sabato 21 dicembre 2013

Cuius Regio, eius Religio


LUMEN – Herr Marx è di nuovo qui con noi, questa volta per parlare di religione, il famoso “oppio dei popoli”.
MARX – E’ una bella definizione, non vi pare ? Ne vado piuttosto orgoglioso.

LUMEN – E fate bene. In effetti, è una delle vostre cose migliori, che il tempo non ha scalfito. E una definizione molto citata ancora oggi.
MARX – Danke. Voi siete d’accordo ?

LUMEN – D’accordissimo. Basta solo evitare di sostituire una droga con un’altra droga.
MARX – Come sarebbe ?

LUMEN – Niente, niente. Allora, incominciamo.
MARX - Io parto da molto indietro, molto dalla radice. la religione è una manifestazione della società. come lo sono il gusto estetico, il diritto eccetera.

LUMEN – Quindi ?
MARX – Quindi non è la religione a determinare la società, ma è la società - le forme sociali - a esprimere la religione.

LUMEN – Così come il gusto estetico, il diritto eccetera.
MARX – Vedo che avete capito. E le forme sociali sono la sovrastruttura generata dai mezzi di produzione, cioè dall'economia.

LUMEN – Anche questa è una delle vostre cose migliori.
MARX – Danke. Quindi non è la religione a modellare l'economia, ma è l'economia a modellare la religione.

LUMEN – Possiamo fare qualche esempio ?
MARX – Prendiamo un esempio antico: andiamo a Nicea nel 300 EV, al tempo del famoso Concilio. I patriarchi e gli episcopi si ritrovano attorno a Costantino e dettano le regole del cristianesimo, ma vengono da mondi diversi.

LUMEN – Cioè ?
MARX – Alcuni arrivano dal mondo latino, altri dal mondo della koinè ellenistica.

LUMEN – Con molte differenze.
MARX – Moltissime. Il primo è il mondo dei costruttori di strade, ponti e anfiteatri, quello delle navi onerarie e delle fonderie di ferro, Il secondo è quello dei filosofi, degli dèi asiatici, dei monaci della Cappadocia e della biblioteca d'Alessandria.

LUMEN - Due società diverse, due economie diverse.
MARX – Anche le lingue ufficiali del concilio sono ovviamente due: latino e greco. Quando viene dettata la formula del Credo cosa credete che succeda ?

LUMEN – Che le due versioni risultano diverse.
MARX – Proprio così. In latino lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio. In greco, invece, lo Spirito Santo procede dal Padre e basta.

LUMEN – Il che ha un significato.
MARX – Certo. Le due versioni rispecchiano le due diverse società, e quindi la strutture economiche che vi sono sottese.

LUMEN – Proviamo a spiegare meglio.
MARX - Nel mondo latino degli opifici e degli anfiteatri, dei capitalisti e dei banchieri, dei liberi comuni e delle democrazie, il “Dio uomo” è pari al “Dio creatore”, e così il Dio creatore e la sua manifestazione fisica sulla terra sotto forma umana sono la stessa cosa. Dio interviene nel sociale, nel politico, nell'economia e la divinità è percepibile attraverso le opere. Non a caso, la Chiesa Cattolica è molto legata ai beni materiali. Da un migliaio di anni, possiede beni, ha banche, fa attività politica, amministra uno stato, gestisce scuole e ospedali.

LUMEN – E dall’altra parte ?
MARX – Nel mondo greco-asiatico, invece, il mondo dei mistici, dei terroristi, delle dittature con il culto della personalità, dei grandi deserti, il “Dio uomo” è distinto dal “Dio creatore”, il quale non s'immischia di faccende terrene. E la divinità è percepibile attraverso la meditazione.

LUMEN – Interessante.
MARX - Non a caso la Chiesa Ortodossa (o anche l'Islam, che le ha tolto spazio in Asia) non possiede ricchezze particolari, non amministra stati, non fa politica attiva.

LUMEN – Si limita, al massimo, a fornire un appoggio culturale al potere.
MARX – Appunto. Così la religione cambia di luogo in luogo e nel corso del tempo, esprimendo nelle sue forme le società e le economie diverse di cui è manifestazione.

LUMEN – E questo continua nel corso dei secoli.
MARX – Certamente: nella società feudale, è feudale la religione. Nella società industriale, è industriale la religione.

LUMEN – Ma allora, quando mai riusciremo a liberarci di questo maledetto “oppio” ?
MARX – Ci riusciremo con la rivoluzione ! Quando i proletari di tutto il mondo si saranno finalmente uniti e avranno preso il potere.

LUMEN – Allora tanti auguri, Herr Marx. Ho l’impressione che l’oppio della religione continuerà ad annebbiare i popoli ancora per molto tempo.

sabato 14 dicembre 2013

Così è se vi pare

Alberto Bagnai, è l'economista controcorrente diventato famoso per la sua battaglia contro la moneta unica dell'Euro, accusata (giustamente) di strangolare le economia europee più deboli, tra cui, purtroppo, anche l'Italia.
Ma nel suo blog (Goofynomics) Bagnai fa spesso anche delle considerazioni di ordine più generale sull'economia, la politica e la finanza mondiale.
Ne riporto alcune qui sotto, perchè mi sembrano particolarmente interessanti.
LUMEN


<< Da circa un trentennio l’Italia è governata dal “Partito Unico del Vincolo Esterno”: prima sotto forma di SME [il sistema monetario pre-euro], oggi, sotto forma di PUDE (Partito Unico Dell’Euro).
I personaggi sono sempre quelli, e da trent’anni sono dietro, sotto, sopra, o dentro al governo.
L’informazione, che è un bene costoso, è stata comprata da chi aveva i soldi per farlo: gli azionisti di maggioranza di questo partito unico, le grosse lobby finanziarie che dominano le scelte di Bruxelles.
Ne è risultata una plumbea uniformità: nessuna voce di dissenso aveva finora raggiunto i media, eccezion fatta per alcune strampalate organizzazioni, o movimenti, o iniziative, meritatamente prive di credibilità agli occhi degli elettori, e visibilmente strutturali a un disegno reazionario di “canalizzazione” del dissenso. >>


<< Cari imprenditori che vi lamentate tanto della burocrazia, cacciatevelo in testa (…): questo tipo di stato lo avete voluto anche voi, o meglio, quelli che vi comandano.
Se abbiamo un indice “Doing business” [facilità di impresa] fra la Bielorussia e il Ghana, ma nonostante questo eravamo nel G8 prima della crisi, un motivo ci sarà, ed è che evidentemente a un certo modello di business l'esistenza di certe barriere faceva comodo. Altrimenti, chi comandava le avrebbe rimosse. A che serve il potere se non a farsi i fatti propri ? (…)
E perché lo Stato è nemico dei piccoli ? Perché è amico dei grandi, delle lobby che possono "catturare" i politici (…).
Chi comanda ? Chi è ricco e potente o chi è povero e debole ? (…)  E chi decide come si amministra uno stato ? Quelli che comandano o quelli che obbediscono ? (…)  La risposta è agevole.
Ergo, se lo Stato è come è, lo sarà molto probabilmente anche perché fa comodo così a chi ha i soldi e il potere. Quindi, se chi ha i soldi e il potere si lamenta del perché lo Stato è come è, la reazione più appropriata sarebbe una pernacchia. >> 


 << Il problema del debito ce lo siamo causato da soli aggredendo il sintomo anziché la causa della crisi, cioè il debito pubblico, anziché quello privato estero (…) Ed ai motivi ideologici (la distruzione dello Stato, nemico numero uno dei liberisti “de noantri”) si aggiungeva un motivo ben più prosaico. (…)
Il governo aveva una missione ben precisa: tutelare non l'interesse nazionale, ma quello dei creditori esteri, che ovviamente (e in parte legittimamente) desiderano essere rimborsati in euro. >>


<< Ricordo che per l'Italia l'euro è una valuta estera, visto che non ne controlla l'emissione.
Ora, una valuta estera da dove ce la si procura ? Semplice ! Dall'estero, cercando di andare in surplus di bilancia dei pagamenti, cioè di ottenere più pagamenti dall'estero di quanti pagamenti si facciano all'estero.
E come si ottiene un surplus di bilancia dei pagamenti ? O importando di meno o esportando di più. (…)
Voi direte: ma all'estero questo fa comodo ? E io vi risponderò: non esiste il signor “Straniero J. Estero”, che abita all'estero e parla una lingua straniera. Esistono tanti "esteri".
Ai produttori esteri la riduzione delle nostre importazioni non fa bene, perché sono le loro esportazioni, e se diminuiscono i risultati si vedono. Ma l'estero è fatto anche di creditori. Non uno, tanti.
Ognuno dei quali se ne frega sia degli imprenditori manifatturieri del suo paese, che degli altri creditori del suo paese: semplicemente (e in parte legittimamente) rivuole i suoi soldi. E a ognuno di questi creditori il fatto che gli italiani risparmino (non acquistando beni esteri) per restituire soldi esteri (euro) all'estero fa ovviamente piacere. >>


<< I pretesi "europeisti" (…) fomentano sentimenti anti-tedeschi, giocando un gioco sporco e pericoloso. (…)
Quegli stolti che, non conoscendo la letteratura, la musica, la lingua tedesca, non sapendo nemmeno collocare la Baviera su una cartina geografica, vengono da noi [anti-euro] a dirci che siamo anti-tedeschi, mentre per salvare la loro faccia, cioè le loro terga, sparano a palle incatenate contro la Germania dai quotidiani, evocando storie che sarebbe meglio dimenticare.
Lo fanno per un motivo molto semplice. Perché, da sinistra, non riescono a capire che il problema non è (solo) la Germania, ma (soprattutto) il suo modello di capitalismo.
La Germania, come l'Italia, rigurgita di sconfitti, ai quali i politici - in Italia soprattutto quelli "de sinistra" - stanno insegnano a odiare l'altro. (…) Siano vituperati in eterno per l'odio al quale ci condannano ! >>


<< Cari intellettuali "del cavolo", ancora non avete capito che il capitale nasce internazionale e il proletariato non lo diventerà mai.
E che l'unico possibile presidio di democrazia, e quindi di tutela delle classi subalterne, oggi è lo Stato nazionale, che è poi l'entità sovrana che si costituisce sotto il presidio di una Costituzione, l'unico strumento dal quale possiamo aspettarci un minimo di tutela dei nostri diritti fondamentali.
Con il quale voi invece, seguendo la corrente "europeista", volete nettarvi le terga, in nome di un malinteso "superamento del nazionalismo".
Bene: per me i fascisti siete voi.  >>


<< Se il potere d'acquisto dei lavoratori si sviluppa di pari passo alla loro produttività, la “domanda” [cioè la richiesta complessiva di prodotti e servizi] potrà essere finanziata dai redditi dei lavoratori stessi.
Ma se la produttività cresce più in fretta dei salari reali, allora ci saranno in giro più prodotti che redditi da lavoro per acquistarli. Il capitalismo questo ovviamente lo sa, e pone rapidamente rimedio.
Come ? Semplice ! Col debito. >>


<< [Si può] spiegare in modo estremamente semplice perché i mercati finanziari sono intrinsecamente instabili. Il fatto è che nei mercati dei beni quando il prezzo sale la domanda cala, mentre nei mercati delle attività finanziarie o reali quando il prezzo sale la domanda cresce. […]
Siamo in mano ad operatori (i "mercati") costretti ad agire in una logica di brevissimo periodo, che per questo motivo traggono i loro guadagni non dal merito intrinseco delle loro scelte di investimento finanziario, cioè, in sostanza, dal fatto di finanziare il progetto più meritevole e redditizio. I loro guadagni derivano dal fatto di lasciare il cerino acceso in mano al fesso di turno. […]
Va da sé che questo comportamento, in sé non irrazionale, determina uno sgradevole fenomeno: mentre nei mercati reali la dinamica dei prezzi "pulisce" gli eccessi di domanda, in quelli finanziari li amplifica. Sì, sarebbero le famose bolle.
Così è se vi pare, e anche se non vi pare. >>

ALBERTO BAGNAI

sabato 7 dicembre 2013

Tempi biblici

LUMEN – Accogliamo di nuovo, con grande piacere, Luigi Cascioli, che è tornato a trovarci.
CASCIOLI – Salute a tutti.

LUMEN – Questa volta parleremo della Bibbia, ovvero dell’Antico Testamento, e soprattutto del suo reale contenuto storico.
CASCIOLI – Non bisogna essere dei geni per comprendere, sin dalle prime pagine, che la Bibbia non è altro che un castello di stupidaggini, di contraddizioni e di assurdità la cui costruzione è stata possibile perché messa sulle spalle di un popolo di pastori che, fra tutti gli altri, era il solo a non avere una storia documentata che avrebbe potuto impedirlo.

LUMEN – Cominciamo bene.
CASCIOLI - Praticamente la Bibbia ha attribuito una cronaca agli ebrei come quegli istituti di araldica a pagamento, che attribuiscono alberi genealogici a persone prive di un casato verificabile.

LUMEN – Questa è divertente.
CASCIOLI - Se si dovesse dire soltanto la verità su ciò che si conosce realmente del popolo ebraico e del suo passato, stando alle confuse documentazioni pervenuteci, si potrebbe riassumere il tutto in una sola frase.

LUMEN – Quale ?
CASCIOLI - "C'erano una volta dei nomadi che, lasciate le zone semi-desertiche della Mesopotamia, invasero la Palestina depredando per secoli i popoli che l'abitavano". Punto e basta.

LUMEN – Effettivamente è un po’ poco. Però, in fondo, la Bibbia può essere vista come un semplice racconto epico.
CASCIOLI – Certo, ma è proprio questo il punto. Gli altri libri epici, sia pur sotto forma di leggenda, riportano personaggi e fatti precedentemente celebrati, quindi già esistiti nel passato.

LUMEN – E la Bibbia invece no ?
CASCIOLI – La Bibbia no. Essa costruisce la propria storia, la storia della sua tribù, facendola derivare da un eroe da tutti sconosciuto, da un eroe che non essendo mai stato prima nominato, risulta del tutto inventato.

LUMEN – E chi sarebbe questo fantomatico eroe ?
CASCIOLI – Ma il Dio biblico, ovviamente. Quel Dio senza nome che, via via che si va avanti nella lettura della Bibbia, sempre più appare come un'entità la cui esistenza veniva imposta artatamente, inventando una relazione fraudolenta con una tribù di nomadi, che in realtà lo aveva sempre ignorato.

LUMEN – Beh, questa mi pare una affermazione un po’ forte.
CASCIOLI – Ma fondata. Troppe circostanze ci dimostrano che il Dio della Bibbia non ha mai fatto parte del culto di questi pastori che, da quanto risulta dai fatti, hanno sempre professato un politeismo caratterizzato da un insieme di idoli tribali e di divinità pagane tratte dagli altrui culti.

LUMEN – Il classico politeismo tipico di quell’epoca.
CASCIOLI – Appunto. Nulla ci conferma che questo Dio sia esistito prima di essere nominato dalla Bibbia che fu scritta nel VI secolo A.E.V. (avanti era volgare). Nessuna testimonianza, neppure sottoforma di traccia, che attesti un suo culto, nulla che ci parli di lui, come avviene invece per tutte le altre divinità che ebbero un nome e che ci dimostrano la loro esistenza (come culto, si capisce) con i templi, le statue e le steli che furono eretti in loro onore.

LUMEN – Quindi, voi sostenete che sul Dio degli Ebrei, prima del VI secolo A.E.V., c'era il vuoto più assoluto ?
CASCIOLI – Proprio così. Hanno voglia, i sostenitori della Bibbia, a dire che se il loro Dio non ebbe un nome é perché egli stesso aveva proibito di nominarlo e che se di lui non ci sono pervenute effigi o statue ciò è dipeso dal fatto che era stato severamente proibito ai suoi seguaci di riprodurne la figura. Io non ci credo, non posso crederci.

LUMEN – Ed io neppure. Quello di un Dio timido e riservato non sembra proprio il ritratto che emerge dalla Bibbia.
CASCIOLI - E poi c’è il problema dai templi.

LUMEN – Quali templi ?
CASCIOLI – Quelli che non ci sono. Quei templi che la Bibbia afferma che furono costruiti per ospitare l'Arca Santa, che fine hanno fatto? Dove è finito quel tempio di Gerusalemme che Salomone, a dare ascolto alla Bibbia, fece costruire con pietre tre volte più grandi di quelle del Pantheon e del quale non ci è pervenuto nulla, neppure un frammento ?

LUMEN – Sicuramente, sarebbe stato una delle meraviglie del mondo antico.
CASCIOLI – Appunto. Invece nessuno ne ha mai visto una traccia. E' evidente che siamo di fronte a una storia inventata nel VI secolo A.E.V. dai redattori della Bibbia per raggiungere, attraverso la riunificazione degli Ebrei sotto un solo Dio, quegli scopi nazionalisti che si erano prefissi dopo la liberazione dalla prigionia di Babilonia.

LUMEN – Il solito giochino della propaganda di regime.
CASCIOLI - D'altronde, quale altro sistema avrebbero potuto usare per sostenere l'esistenza di un Dio estemporaneo, se non quello di ricorrere all'anonimato ?

LUMEN – L’anonimato ?
CASCIOLI – Sì. L’anonimato di quella famosa sigla "HJWH", che nessuno ha mai saputo cosa significhi. E l’anonimato di quel "Yahvè" che non è affatto un nome, ma un semplice appellativo che, significando genericamente "Io-sono". Come si può dimostrare, con questi miseri giochini di parole, l’esistenza di qualcosa ?

LUMEN – Ma non potevano, per evitare tutti questi contorsionismi, inventarsi un nome vero e proprio ?
CASCIOLI – No, non potevano. Il dare un nome a un Dio mai esistito, ad un Dio inventato, avrebbe comportato una verifica storica che avrebbe fatto crollare nel ridicolo tutta l'impalcatura, quell'impalcatura che si sarebbe potuta reggere soltanto grazie all'anonimato.

LUMEN – Sembra un paradosso.
CASCIOLI – Ma non è l’unico. Abbiamo non solo un Dio anonimo, ma anche visivamente sfuggente.

LUMEN – In che senso ?
CASCIOLI - Un Dio messo su esclusivamente con visioni e sogni riferiti da personaggi immaginali, vissuti in epoche non controllabili, che si perdono nel buio dei secoli; un Dio privo di ogni accenno o testimonianza che si riferisca all'esistenza di un suo culto.

LUMEN – Ma com’è stato possibile che una costruzione così intrinsecamente fragile abbia retto alla prova dei secoli ?
CASCIOLI – Sfruttando, nella maniera più arrogante, l'impossibilità che ha la ragione di dimostrare l'inesistenza dell'inesistente.

LUMEN – La classica “probatio diabolica”.
CASCIOLI – E proprio su questa impossibilità di poter dimostrare l'inesistenza dell'insistente, il Cristianesimo, religione basata esclusivamente sulla rivelazioni e sui sogni, imporrà i suoi dogmi, farà passare per “veri” i miti costruiti su immaginari personaggi che eleverà agli onori degli altari, quali le migliaia di martiri dell'era neo-cristiana e tanti altri nei secoli che seguirono.

LUMEN – Possiamo fare qualche esempio ?
CASCIOLI - Senza andare troppo lontano, potrei citare Santa Rosa da Viterbo a proposito della quale il biografo Paolo Cenci, dopo averne ricostruito la vita arrampicandosi sugli specchi,conclude così "Non possiamo rifiutare ciò che di lei è scritto nella "Seconda Vita " dal momento che nessuno ha potuto dimostrare essere falso".

LUMEN – E quindi, tornando alla nostra Bibbia, si potrebbe dire che "Siccome nulla dimostrala che il Dio degli ebrei sia veramente esistito prima del VI secolo A.E.V., ma altrettanto nulla dimostra la sua inesistenza, non si può escludere che sia veramente esistito",
CASCIOLI – Ed infatti è proprio quello che sostengono loro.

LUMEN – Un bell’esempio di ragionamento circolare.
CASCIOLI - Possiamo quindi concludere che, se gli Ebrei non avessero scritto la Bibbia nel VI secolo A.E.V., in seguito alla decisione presa di costruirsi un Dio, Yahvè sarebbe rimasto nella Stele di Pergamo.

LUMEN – E cosa sarebbe ? Non ne ho mai sentito parlare.
CASCIOLI – La città di Pergamo, in Asia minore, aveva deciso di elevare una stele in onore degli Dei sconosciuti, per il senso di pietà che provava verso di essi, verso la loro frustrazione di divinità senza adoratori.

LUMEN – Un’idea, direi, quasi poetica.
CASCIOLI – Ma anche patetica. E l'immagine di questi Dei che, attraverso la stele di Pergamo, se ne stanno lì, in attesa di uomini che li evochino perché possano scendere dal cielo ed occupare finalmente un trono sulla Terra, mi sembra perfetta per mettere le religioni, tutte le religioni, nel “ridicolo” che si meritano.

LUMEN – Ben detto. E che ridicolo sia.

sabato 30 novembre 2013

Dei Delitti e delle Pene

LUMEN – Abbiamo qui con noi un ospite eccezionale: il grande Cesare Beccarla, uno dei padri fondatori del diritto penale moderno.
BECCARIA – Buongiorno.

LUMEN – Maestro, la situazione in cui versa il diritto penale in Italia non mi sembra proprio ottimale.
BECCARIA – Direi che non lo è per nulla.

LUMEN - Pare che il Parlamento italiano intenda discutere l’ennesima riforma della “custodia cautelare”. Perché tanto accanimento su questo istituto ?
BECCARIA - Il dibattito sul tema è alimentato, in genere, da due tipi di fatti. Da un lato c’è il clamore sollevato da qualche personaggio importante, che viene magari assolto dopo essere finito in carcere (preventivo) per un certo periodo. E dall’altro c’è l’allarme, oramai cronico, sul sovraffollamento delle carceri.

LUMEN – Quindi si tratterebbe di intervenire in senso limitativo.
BECCARIA – Esatto, ma sarebbe un grosso errore. I dati più recenti dicono che in Italia ci sono ca. 67.000 / 68.000 detenuti, di cui circa il 37-38 % sono “in attesa di giudizio”.

LUMEN – Sembra una percentuale molto alta.
BECCARIA – Sembra, ma non lo è. In realtà i detenuti ancora in attesa della prima sentenza sono solo la metà di questi, ovvero il 18-19 % del totale, mentre gli altri o sono già stati condannati in Tribunale, e aspettano l’appello, o sono stati condannati anche in appello, e attendono la Cassazione.

LUMEN – Una bella differenza.
BECCARIA – Una differenza abissale. Quindi non si vede quale “riforma” possa ridurre drasticamente questo numero senza mettere in pericolo la sicurezza dei cittadini. Né come si possa evitare di arrestare qualcuno che poi verrà assolto, salvo rimpiazzare i magistrati con degli indovini, o far scrivere le sentenze direttamente ai PM.

LUMEN – Buona questa !
BECCARIA - Checché ne dica qualcuno, la custodia cautelare non è una “vergogna” per il nostro Paese, visto che esiste in tutto il mondo, né “una ruota di tortura medievale” usata dai magistrati per strappare una confessione che giustifichi il proprio giudizio arbitrario.

LUMEN – Sono d’accordo.
BECCARIA – È, molto semplicemente, una triste necessità dello Stato che, per evitare che i cittadini si facciano giustizia da soli, è costretto a prevederla come extrema ratio, nel periodo che passa fra la scoperta del possibile autore di un delitto e la sentenza definitiva. Per evitare che il tizio fugga, o inquini le prove, o torni a delinquere.

LUMEN – Un rischio che lo Stato non può ignorare.
BECCARIA – No di certo. E’ un periodo piuttosto breve nei paesi più seri, che non conoscono tre gradi di giudizio automatici, né l’esecutività delle sentenze solo dopo l’ultima sentenza, e che – in generale - non hanno una giustizia sfasciata dalla classe politica. Non per nulla, l’Italia ha il record di durata delle custodie cautelari, almeno nelle statistiche.

LUMEN – Sono soddisfazioni !
BECCARIA – In America, tanto per fare un esempio, il condannato deve presenziare “obbligatoriamente” al primo processo e, se viene condannato, non esce più dalla porta principale, ma finisce direttamente a scontare la pena in carcere. E di lì eventualmente presenta appello, ma solo in caso di nuove prove (quella che per noi sarebbe la “revisione”).

LUMEN – Quindi, di impugnazioni ce ne saranno di meno.
BECCARIA – Molte di meno. I ricorsi alla Corte Suprema che passano il filtro di ammissibilità sono un centinaio all’anno. In Italia 80 mila.

LUMEN – Una differenza spaventosa, che aiuta a capire perché i nostri organi giudiziari sono sempre intasati.
BECCARIA - Gli appelli dilatori e pretestuosi sono sanzionati duramente, anche perché dappertutto (fuorché da noi) chi ricorre contro la condanna può beccarsi una pena più alta nel grado successivo (c.d. reformatio in peius).

LUMEN – Che sarebbe un’ottima cosa.
BECCARIA – Certo. Perché al condannato, se non è proprio innocente, non conviene ricorrere: semmai patteggiare e chiuderla lì. Inoltre la prescrizione, come vuole il buon senso, si blocca all’inizio del processo, mentre da noi galoppa fino alla sentenza di Cassazione.

LUMEN – E ti pareva…
BECCARIA - Dal 1989, quando entrò in vigore il nuovo Codice di procedura penale, il Parlamento ha riformato la custodia cautelare ben 20 volte. Ora accorciando e ora allungando la durata, ora restringendo e ora allargando i requisiti a seconda dell’“emergenza” del momento, per amore di popolarità.

LUMEN – Tipico dei nostri politici.
BECCARIA - Tre anni fa, fu resa obbligatoria per lo stupro (ma non per l’omicidio: così agli stupratori conveniva ammazzare la vittima dopo averla violentata). Poi si tentò di fare altrettanto addirittura per lo stalking. Ora l’arresto in flagranza è divenuto obbligatorio anche per i maltrattamenti e il femminicidio (per il maschicidio invece no).

LUMEN – La solita confusione incoerente.
BECCARIA - Ora non è ben chiaro cosa vorrà escogitare il Parlamento, visto che già oggi per arrestare qualcuno prima della condanna occorrono “gravi indizi di colpevolezza”, e solo per reati molto gravi, e solo se le alternative sono insufficienti, e solo in presenza di prove granitiche sul pericolo di fuga, o di inquinamento delle prove, o di reiterazione del reato.

LUMEN – E poi ci sono comunque vari livelli di decisione.
BECCARIA – Certo. Ogni provvedimento può essere vagliato da un PM, da un GIP, da tre giudici di Riesame e da 5 di Cassazione.

LUMEN – Un po’ troppo, forse.
BECCARIA – Ma non basta. A partire dalla controriforma del 1995, per fermare un possibile fuggiasco, non basta più il “concreto pericolo che l’imputato si dia alla fuga”, ma occorre provare che questi “stia per darsi alla fuga”: pericolo “attuale” e “fondato su un fatto espressamente indicato”.

LUMEN - Cioè ?
BECCARIA – Cioè – volendo fare dell’ironia - bisogna sperare che il fuggitivo si faccia beccare con la valigia pronta, il cappotto addosso e il biglietto aereo in tasca.

LUMEN – Sembra una scena da film.
BECCARIA - E, come se non bastasse, la recidiva non conta più nulla.

LUMEN – Quindi, dobbiamo prepararci al peggio ?
BECCARIA – Direi di sì. I partiti vogliono ridurre ancora i termini massimi di custodia (oggi fissati in 6 anni, dalle indagini al terzo grado, per i reati più gravi), senza far nulla per accorciare i processi, che così si chiuderanno tutti a gabbie vuote anche per i mafiosi.

LUMEN – Mamma mia !
BECCARIA - O magari proibirla per i reati dei colletti bianchi, visto che sono loro gli unici detenuti in attesa di giudizio a fare scandalo.

LUMEN – E sono anche i reati che toccano i nostri politici più da vicino.
BECCARIA – Appunto. E quindi, in attesa dell’ennesima porcheria, mi permetterei di avanzare una modesta proposta.

LUMEN – Quale ?
BECCARIA - Lasciate stare i codici e fate una lista di persone che non si devono mai arrestare. Così evitiamo i forconi delle vittime inferocite, risparmiamo sulle spese e facciamo pure prima.

LUMEN – Questa è bellissima ! Grazie Maestro.


P.S. – Le argomentazioni attribuite a Cesare Beccaria non sono, ovviamente, di Cesare Beccaria; sono invece del bravissimo Marco Travaglio (giornalista del Fatto Quotidiano), a cui chiedo umilmente scusa per il piccolo “furto” innocente. D’altra parte stiamo parlando di reati, no ? LUMEN

sabato 23 novembre 2013

Apocalipse now


Si chiama fascino dell’abisso. E’ quello che spinge inconsciamente molte persone, nei momenti di forte crisi sociale, a desiderare una palingenesi totale del mondo, una sorta di apocalisse che spazzi via tutto quello che non va. Una versione moderna del “Muoia Sansone con tutti i filistei”.
Ma non è sicuramente questo l’approccio corretto da usare di fronte all’attuale crisi ecologica che tanto ci spaventa; una crisi che va combattuta facendo esattamente l’opposto.
Come ci spiega Antonio Turiel, in questa breve ma profonda riflessione sull’argomento (da Effetto Cassandra).
LUMEN


<< E’ già da tempo che al cinema, nei racconti, nelle serie televisive nei fumetti e nei videogiochi (…) si possono trovare racconti di un futuro più o meno apocalittico. (…) In tutti i casi la catastrofe presuppone la fine della nostra civiltà e l'inizio di una nuova epoca di scarsità, necessità e grandi pericoli.

Questo tipo di fantasia ha una lunga tradizione nel mondo occidentale. Non per caso una catastrofe che può mettere in ginocchio la civiltà di solito viene chiamata Apocalisse, in riferimento all'ultimo libro del Nuovo Testamento.
Le rivelazioni che l'Apostolo San Giovanni e i suoi accoliti lasciarono riflesse in quel libro si riferivano alla desiderata caduta di Roma (…) ma sono serviti per secoli come base di tante profezie millenarie.

Se si guarda la storia dell'Europa si può vedere che, con una certa frequenza, i paesi hanno attraversato dure crisi di identità, di messa in discussione profonda del proprio modello di civiltà e proprio in quei momenti l'idea di vivere in una civiltà decadente che sarà purificata dalle fiamme dell'Apocalisse è diventata ricorrente.
L'attrattiva principale della narrativa apocalittica è che offre una via d'uscita ad una civiltà che è giunta ad un punto morto, ad un'impossibilità di continuare per la stessa strada da cui veniva.

Siamo tutti in grado di vedere cose che non funzionano intorno a noi, in ciò che percepiamo come “società”, nel nostro paese, nel nostro stato.
Solo quando si accumulano troppe cose negative comincia a sembrare desiderabile distruggere tutto e iniziare da zero, cercando di non tornare a commettere gli stessi errori del passato, eliminando tutto ciò che è stato fatto male. Il che, con un certo cinismo, implica anche eliminare milioni di persone che già sono, nella nostra percezione, “male educate”.
Per qualche curioso motivo, quelli che credono, fino a desiderarlo, nell'arrivo dell'Apocalisse pensano, che loro saranno fra quelli che sopravviveranno, nonostante ci si aspetti che la carneficina sia estrema ed estesa.

Tuttavia, la narrativa apocalittica si adatta poco alla realtà delle transizioni, comprese quelle dei collassi delle civiltà.
Generalmente il collasso di una civiltà impiega molti decenni, anche vari secoli, e la riduzione è abbastanza graduale per la percezione umana, anche se storicamente rappresenta solo alcune generazioni. Proprio perché ogni generazione è una vita completa ed i nuovi venuti danno per scontato che ciò che i grandi chiamano “il nuovo ordine delle cose” sia la normalità. (…)

La psiche umana ha la tendenza a modellare la propria memoria in forma di stati (visione statica) e non di processi (visione dinamica), così che normalmente vediamo lo stato A e poi lo stato B, senza comprendere che c'è stata tutta una successione continua che ci ha portato, ed era prevedibile che ci portasse, da A a B.

Quindi, salvo in casi di declino improvviso di alcune risorse fondamentali (cosa che potrebbe accadere durante il tramonto del petrolio già in corso, ma che non è prevedibile che accada nella generalità dei casi), non è l'Apocalisse ciò che potrebbe aspettarci nel futuro, ma uno scenario di degrado continuo (…)
Colui che richiama l'Apocalisse sta dicendo che preferisce uno scenario di sangue e fuoco dove potrebbe lottare per una vita più austera ma libera, forse perché intuisce che la cosa più probabile è che senza grandi clamori possa semplicemente diventare uno schiavo.

A margine delle persone che aspettano e desiderano l'Apocalisse come momento personale di redenzione, in generale la società, ed in particolare le persone con una migliore posizione sociale, rifiutano in toto una tale narrativa e persino l'uso dell'aggettivo “apocalittico” è considerato dispregiativo, usato per disprezzare chi è ritenuto fuori di senno per il fatto di affermare o credere che una tale cosa possa accadere. (…)

Questa è, di fatto, la situazione in cui tante persone che tentano di promuovere la presa di coscienza riguardo alla crisi energetica si sono trovate in miriadi di occasioni.
Io stesso mi sono trovato a confronto con gente che, dopo aver proposto la propria soluzione tecnologica al “problema” e dopo aver sentito le mie obbiezioni ad essa, invece di capire che la chiave sta nel “ripensare il problema”, continua a cercare una crescita infinita in un pianeta finito e mi dice sprezzante: “Lei ha una visione apocalittica”. (…)

Molta gente ride quando le dico che io non sono un pessimista. Che io non sia un pessimista dovrebbe risultare evidente semplicemente vedendo che impiego una quantità significativa del mio tempo libero a fare divulgazione sul problema della crisi energetica (…).
Se io pensassi che non c'è niente da fare, che senso avrebbe dedicare tanto tempo ad una causa persa? E' proprio perché credo che si possa e si debba fare qualcosa che spiego queste cose.

Ovviamente non ho tutte le soluzioni per tutti i problemi; cerco solo di creare consapevolezza, visto che non potremo mettere la conoscenza e la capacità di questa società nella giusta direzione per costruirci un futuro se prima non siamo coscienti del problema che abbiamo.
E nonostante gli anni che abbiamo perso già nel tentativo di cambiare una rotta di collisione, continueremo a provarci sempre, perché noi, coloro che si dedicano a questo, crediamo che le cose si possano ancora cambiare in meglio.

Chi è in realtà il vero pessimista? Colui che crede che non si possa cambiare nulla. Il suo comportamento è simile a quello dell'autista del nostro autobus che segue prosegue per la sua strada e all'improvviso vede che il ponte per il quale doveva passare è crollato, ma nonostante questo persiste nel proseguire per la stessa strada.

Noi gli diciamo che può svoltare, che può girare a sinistra o a destra per continuare su un'altra strada, o che perlomeno freni, ma lui dice che ha fatto la stessa strada migliaia di volte, che gli ingegneri stradali sono persone molto abili e che se vien fuori un qualche problema lo risolveranno in tempo, che alla fine dei conti siamo solo degli ignoranti e dei catastrofismi, e continua imperturbabile sulla stessa strada, quella che lo porterà nel burrone, e noi con lui.

Proprio queste persone che dicono che “nulla cambierà”, che “la crescita economica non è negoziabile” (…), sono le persone che con più probabilità accusano coloro che avvisano del problema di essere “catastrofisti” ed “apocalittici”.
Forse inconsciamente, le loro accuse cercano di nascondere il loro senso di colpa, che in realtà sono loro i catastrofisti. E sono loro stessi, il giorno in cui comprenderanno che il loro beneamato programma di progresso e la loro visione di crescita infinita fanno acqua da tutte le parti, coloro che probabilmente aspetteranno e desidereranno con fervore devoto l'Apocalisse che li redima.

Non ci aspetta l'Apocalisse più avanti; piuttosto un amaro declino ed una miseria crescente, se non sappiamo gestire questa situazione.
Ma possiamo gestire correttamente questa situazione difficile. Sì, possiamo.
Possiamo trasformare questa crisi storica in un'opportunità storica, quella di ripensare il sistema economico e trasformarlo in qualcosa di più umano e più giusto. Si può passare dall’idea all’azione. Facciamolo. >>

ANTONIO TURIEL

sabato 16 novembre 2013

Premio Pulitzer


Basta con le notizie a metà ! Ecco qui le notizie degli ultimi giorni finalmente complete, come non le avete mai lette prima.
LUMEN



Lunedì 4 novembre 2013

Ministero dell'Economia / 1: "Con la Legge di Stabilità 2014 le tasse non aumenteranno".
(Ovviamente rispetto a quelle del 2015 - ndL).

Ministero dell'Economia / 2: “Il nostro Paese non sforerà il tetto del 3% nel rapporto deficit / Pil”.
(Sforeremo direttamente il tetto del 4 % - ndL).

Renato Brunetta: "Il ministro Cancellieri non deve dimettersi".
(Non scherziamo. Ci sono ancora tanti amici importanti che hanno bisogno di un aiutino - ndL).


Martedì 5 novembre 2013
 

 Annamaria Cancellieri: “La vicenda Ligresti e il caso Ruby sono due cose diverse".
(In effetti, Berlusconi si era divertito molto più di me - ndL).

Angelo Alfano: "Il candidato premier ? E’ da scegliere con le primarie".
(Abbiamo già individuato i 2 sfidanti: Silvio Berlusconi e Berlusconi Silvio – ndL).

Raffaele Fitto: “Solo Silvio Berlusconi in persona può autorizzare il ‘dopo Berlusconi’".
(Anche San Pietro e il Padreterno stanno aspettando istruzioni - ndL).


Mercoledì 6 novembre 2013

Silvio Berlusconi: “Napolitano è in tempo per la Grazia"
(Vorrei tanto avere a cena da me la Maria Grazia Cucinotta, con cui non ha ancora avuto il piacere… - ndL).

Angelo Alfano / 1 : “Ho la fiducia di Berlusconi”
(Pensate: mi ha mandato a fare la spesa da solo e mi ha dato persino la tessera del Bancomat - ndL).

Angelo Alfano / 2: “La seconda rata dell’IMU non si pagherà”
(Ci prenderemo l’IMU tutta intera, con un prelievo diretto sulla tredicesima - ndL).

Guglielmo Epifani: “Sulle tessere irregolari, occorre procedere con rigore assoluto”
(Nel dubbio, comunque, ce le teniamo tutte - ndL).

 

Giovedì 7 novembre 2013.

Silvio Berlusconi: “I miei figli si sentono perseguitati come gli ebrei ai tempi di Hitler”.
(Questa è talmente grossa che non la crede nessuno, ma serve per fare un po’ di polverone - ndL).

Paolo Becchi: “Non ho nessuna intenzione di candidarmi alle prossime elezioni; aiuto il Movimento 5 Stelle perché può fare nascere una nuova Italia”.
(Ho insistito, ho pregato, ho implorato, ma non c’è stato niente da fare; Beppe non mi vuole - ndL).

Enrico Letta: “Cosa pensano di me in UE ? Che ho delle ‘balls of steel’ ”.
(Quando le uso a bocce, non mi batte nessuno - ndL).


Venerdì 8 novembre 2013.

Niccolò Ghedini: “Da Berlusconi non c’è nessuna domanda di Grazia”.
(La Cucinotta, purtroppo, non era disponibile. Comunque le ragazze non gli mancano - ndL).

Enrico Letta: “Le ‘balls of steel’ ? E’ stato tutto un equivoco”.
(Pensavo che si parlasse di bocce, e invece poi mi sono accorto che si parlava di biliardo - ndL).

Papa Francesco: “La corruzione toglie la dignità”.
(Un po’ più di attenzione, che diamine ! Bisogna fare le cose con riservatezza, senza farsi scoprire - ndL).


Lunedì 11 novembre 2013.

Enrico Letta: “Ci sarà la ripresa nel 2014. Giudicatemi solo alla fine”.
(La ripresa di cosa non lo so, ma non ha importanza. Intanto posso fare il premier per un altro anno. E quando mi ricapita un’occasione così ? - ndL).

Angelo Alfano: “Votare ora, sarebbe un danno per l’Italia”.
(O comunque per molti italiani, o almeno per qualche italiano; per esempio per me - ndL).

Rosy Bindi: “Dico no ad un nuovo centro”.
(E se poi quelli mi lasciano fuori, cosa faccio ? Mi metto a lavorare ? Non so fare nulla, io - ndL).


Martedì 12 novembre 2013.

Ministero dell’Economia: “Niente tasse sotto i 12.000 euro”.
(Le tangenti sotto questa soglia, sicuramente, non saranno tassate; abbiamo già la copertura. Per quelle sopra, ci stiamo lavorando - ndL).

Fabrizio Cicchitto: “Nel PDL mancano le condizioni per un dibattito sereno”.
(Dobbiamo decidere il nuovo colore della moquette e della tappezzeria, ma parlano sempre tutti insieme - ndL).

 

Mercoledì 13 novembre 2013

Silvio Berlusconi: “Con la decadenza, stop a collaborazione con Letta"
(Smetterò immediatamente di passargli le ragazze. Voglio proprio vedere come farà a trovarsene da solo - ndL).

Matteo Renzi: “Ci sarà una proposta di legge elettorale entro il 27 novembre"
(Del 2015 o del 2016, devo ancora vedere - ndL).


Giovedì 14 novembre 2013

Giorgio Napolitano: “Bisogna ridare fiducia ai giovani"
(Io, per esempio, dopo il terzo mandato mi ritirerò da presidente e lascerò il posto a qualcun altro più giovane - ndL).

ISTAT: “Il PIL continua a diminuire, ma la caduta sta rallentando"
(E quando saremo arrivati a toccare il fondo, potrebbe addirittura fermarsi - ndL).

Papa Francesco: “Con l’Italia c’è amicizia. I rapporti sono eccellenti”.
(Fanno tutto quello che gli chiediamo e senza neppure insistere. E’ una nazione ideale per noi - ndL).


Venerdì 15 novembre 2013.

Ministero dell’Economia: “Tassa sulla prima casa: sarà esonerato l’80 % dei proprietari”.
(Tra questi ci saranno sicuramente tutti i politici, i manager pubblici, la Chiesa, i loro parenti e i loro amici - ndL).

Enrico Letta: “L’Italia ce l’ha fatta da sola. Ora serve una svolta UE”.
(Siamo riusciti a distruggere la nostra economia quasi da soli. Adesso la UE deve fare la sua parte, togliendoci quel poco che è rimasto - ndL).

Giulia Ligresti: “Sono dispiaciuta per gli azionisti."
(Ma soprattutto sono dispiaciuta che ci abbiano beccato - ndL).

Silvio Berlusconi: “Se avessi il passaporto, me ne andrei ad Antigua."
(Tra l’altro, me lo dicono tutti: “ma perché non vai a quel paese ?” - ndL).