giovedì 25 febbraio 2016

Status quo - 1

Un lungo ed interessante articolo della demografa americana Virginia Abernethy – scritto 20 anni fa, ma ancora attualissimo – sullo stretto rapporto che intercorre tra l’ottimismo sociale e la sovrappopolazione (da Effetto Risorse). Lumen

 
(prima parte)
 
<< La sovrappopolazione che affligge la maggior parte delle nazioni, rimane primariamente un problema locale. (…) Ed anche il controllo della riproduzione (la soluzione) è primariamente locale.
 
Molti studiosi, antichi e moderni, hanno sempre saputo che le reali dimensioni della famiglia sono connesse strettamente al numero di figli che la gente desidera. (…) Lant Pritchett asserisce che l’85-90% dei tassi di fecondità reali possono essere spiegati dai desideri dei genitori, non dalla mera disponibilità di contraccettivi: “l’imponente declino della fertilità osservato nel mondo contemporaneo è dovuto quasi interamente all'altrettanto imponente declino del desiderio di fecondità.”
 
Dati interculturali e storici suggeriscono che la gente ha solitamente limitato le proprie famiglie in maniera coerente con la possibilità di vivere comodamente in comunità stabili. Se lasciate indisturbate, le società tradizionali sopravvivono per lunghi periodi in equilibrio con le risorse locali. Ogni società dura quando si mantiene entro le capacità di carico del suo ambiente.
 
Ma la percezione dei limiti inerenti all'ambiente locale è facilmente neutralizzata da segnali che promettono prosperità. Georg Borgstrom (…) spiega: “Molte civiltà, incluse quelle dell’India e dell’Indonesia, avevano una chiara idea dei limiti dei loro villaggi o comunità prima che l’intervento straniero corrompesse gli schemi tradizionali. I programmi d’aiuto tecnologico li indussero a credere che l’adozione di certi avanzamenti tecnologici stesse per liberarli da questi vincoli e dalla dipendenza da queste restrizioni”.
 
L’espansione economica, specialmente se introdotta dall'esterno su larga scala, incoraggia la convinzione che i limiti prima riconosciuti possano essere trascurati, e che ognuno possa progredire verso la prosperità e, come in casi recenti, che si possa contare sull'Occidente come fornitore di assistenza, recupero e valvola di sfogo per la popolazione in eccesso.
 
La percezione di nuove opportunità, sia dovuta ad avanzamento tecnologico, espansione dei mercati, cambiamenti politici, aiuti esterni, emigrazione verso una terra più ricca o la scomparsa di competitori, incoraggia il numero. Le famiglie riempiono avidamente ogni nicchia apparentemente più grande, e le nascite in sovrappiù, che generano la conseguente crescita della popolazione, spesso vanno oltre le reali opportunità.
 
Crescere oltre il numero sostenibile è una minaccia onnipresente, poiché gli esseri umani prendono spunto dalle apparenti opportunità immediate, e sono facilmente ingannati dai cambiamenti. Contando sul medio o breve termine, difficilmente si calcola la crescita a lungo termine della popolazione, i limiti all’avanzamento tecnologico futuro e la inesorabile progressione dell’impoverimento delle risorse.
 
La percezione dell’espansione di opportunità assume varie forme. Negli anni ‘50, la redistribuzione dei terreni in Turchia condusse i contadini precedentemente senza terra ad incrementare significativamente le dimensioni delle loro famiglie. Tra i pastori del Sahel Africano, i pozzi profondi per la captazione dell’acqua, trivellati dai Paesi donatori negli anni ‘50 e ’60, permisero l’allevamento di più grandi mandrie di bovini e greggi di capre, matrimoni più precoci (poiché i prezzi delle spose sono pagati in animali), e più elevata fecondità.
 
Allo stesso modo, la diffusione della coltivazione della patata in Irlanda, nei primi anni del XVIII secolo, incrementò la produzione agricola e incoraggiò i contadini a suddividere le proprie fattorie in appezzamenti per i figli, i quali, per parte loro, promossero matrimoni precoci ed un incremento esplosivo delle nascite.
 
Ancor prima, tra il VI e il IX secolo, l’introduzione in Europa della staffa, dei finimenti a collare rigido e della ferratura dei cavalli potenziarono grandemente la produzione agricola delle pianure settentrionali dell’Europa. Una migliore alimentazione aiutò a condurre l’Europa verso la ripresa economica e quindi, tra il 1050 e il 1350 circa, a triplicare la popolazione in Paesi quali l’Inghilterra e la Francia.
 
L’India offre un altro esempio. La sua popolazione fu quasi stabile dal 400 a.C. a circa il 1600 d.C. Dopo la fine delle invasioni Mongole, e con l’avvento di nuove opportunità commerciali, la popolazione cominciò a crescere.
 
Quando il commercio Europeo offrì all'India ulteriori opportunità, la crescita della popolazione accelerò ulteriormente. Nel 1947, dopo la liberazione dalla condizione coloniale, decollò letteralmente. L’assistenza dell’URSS, della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale potenziarono la percezione di un futuro prospero e il tasso di crescita della popolazione continuò ad accelerare fino al 1980 circa.
 
Movimenti indipendentisti di successo e golpe populisti sono preminenti tra i cambiamenti che annunciano tempi migliori.
 
La Cina cominciò il suo interludio euforico con l’espulsione dei Nazionalisti, nel 1949. La filosofia del Comunismo trionfante sosteneva che una grande nazione richiedeva più gente. Il tasso di fecondità e la popolazione aumentarono drammaticamente. La popolazione del territorio principale della Cina, stimata a 559 milioni nel 1949, crebbe fino a 654 milioni nel 1959, laddove nei precedenti 100 anni (…), il tasso medio di crescita era stato appena dello 0,3% all'anno. (…)
 
Cuba ebbe un’esplosione demografica quando Fidel Castro spodestò Fulgencio Batista, nel 1959. Castro promise esplicitamente una redistribuzione delle ricchezze e (…) la fecondità crebbe. D’az-Briquets e Perez scrivono: “Il fattore principale fu l’incremento delle entrate reali tra i gruppi più svantaggiati, favorito dalle misure di redistribuzione attuate dal governo rivoluzionario. La crescita della fecondità nell'ambito di quasi ogni fascia d’età suggerisce che le coppie videro il futuro come più promettente e sentirono che ora si sarebbero potuti permettere più figli”. (…)
 
I programmi di sviluppo di grandi trasferimenti di tecnologia e di fondi verso il Terzo Mondo hanno influito perniciosamente sulle dimensioni delle famiglie. Questo tipo d’aiuto è inappropriato, poiché segnala che ricchezza e opportunità possono aumentare senza sforzo e senza limiti.
 
L’Africa, che negli ultimi decenni ha ricevuto tre volte più aiuti pro-capite di qualsiasi altro continente, ha ora anche i più alti tassi di fecondità. Durante gli anni ‘50 e ’60, la fecondità in Africa crebbe — fino a quasi sette bambini per donna — nello stesso momento in cui veniva ridotta la mortalità infantile, cresceva la disponibilità di cure, si diffondeva l’istruzione e l’ottimismo economico pervadeva sempre più ampi settori della società. Tassi di crescita della popolazione straordinariamente elevati erano nuovi per l’Africa.
 
Anche l’immigrazione può influire sulla popolazione mondiale complessiva. Studi relativi all'Inghilterra e al Galles del XIX secolo e alle popolazioni Caraibiche moderne, evidenziano che in comunità già nel pieno di una rapida crescita demografica, la fecondità rimane elevata fino a quando esiste la possibilità di emigrare, mentre declina rapidamente nelle comunità prive di questa valvola di sicurezza. (…)
 
Questo effetto sulla fecondità è coerente con studi indipendenti secondo i quali l’emigrazione accresce le entrate sia tra coloro che emigrano sia tra coloro che rimangono. In sostanza è vero, anche se imbarazzante dirlo, che gli sforzi per alleviare la povertà spesso stimolano la crescita della popolazione, così come il lasciare aperte le porte all'immigrazione. 

I sussidi, le ricchezze inattese e la prospettiva di opportunità economiche rimuovono il bisogno di freni. I mantra della democrazia, della redistribuzione e dello sviluppo economico, innalzano le attese e i tassi di fecondità, incoraggiando la crescita della popolazione e quindi rendendo più rapida una spirale ambientale ed economica discendente.
 
Nonostante tutto, alcuni esperti ed il pubblico che essi informano, credono che i tassi di fecondità siano stati tradizionalmente alti nel mondo intero e si siano ridotti solo nelle nazioni post-industriali o nei Paesi nei quali è disponibile la moderna contraccezione. La possibilità che le maggiori dimensioni delle famiglie fossero il risultato del desiderio di avere più figli continua ad essere negato.
 
I demografi negli anni ‘30 predirono un rapido declino della popolazione, poiché la bassa fecondità delle nazioni occidentali industrializzate veniva attribuita allo sviluppo e alla modernizzazione, più che al pessimismo endemico dovuto alla Grande Depressione.
 
Continuando a non cogliere il punto, molti non riuscirono a vedere che gli alti tassi di fecondità che si ebbero dopo la Seconda Guerra Mondiale furono la risposta alla percezione dell’espansione delle possibilità economiche. L’esplosione demografica negli Stati Uniti (1947-1961) e la successiva esplosione demografica nell’Europa Occidentale colsero di sorpresa la maggior parte dei demografi. >>
 
VIRGINIA ABERNETHY
 
(continua)

venerdì 19 febbraio 2016

Storie di confini

La libera circolazione di Schengen e la “truffa” dei confini europei secondo Alberto Bagnai (dal suo blog). Lumen

 
<< Quello che sto per dire è talmente banale che sicuramente qualcuno lo avrà già detto. (…) Ma, ragioniamoci un momento su. (…)
 
1) - gli accordi di Schengen vennero firmati nel 1985 da dieci paesi membri della Comunità europea;
 
2) - l'accordo era indipendente dai negoziati che da lì a poco avrebbero condotto all'Unione Europea (perché all'epoca - bei tempi - non c'era consenso sul fatto che la futura Unione potesse costringere i suoi membri a rinunciare al controllo delle frontiere; insomma, la "cessione di sovranità" non veniva indicata come panacea, così come si fa oggi);
 
3) - nel 1990 venne poi firmata la Convenzione di Schengen: all'abolizione / alleggerimento dei controlli interni si aggiungeva una politica comune per i visti extra-area. Nasceva così l'area Schengen (…),
 
4) - la Convenzione entrò in vigore nel 1995, solo per alcuni firmatari, ma...
 
5) - nel 1997, con il Trattato di Amsterdam (che ci portò anche il Patto di stabilità e crescita), Schengen entrò a far parte dell'acquis communautaire, cioè delle regole da rispettare per partecipare all'Unione.
 
6) - Ovviamente, anche in questo caso, qualcuno negoziò un opt-out (come nel caso della moneta). (…)
 
Qual era lo scopo di "Schengen". Ma è semplice! "The creation of Europe's borderless Schengen area". Tradotto: la creazione di un'area priva di frontiere.
Manca qualcosa ? Sì. Un aggettivo. 
Quale ? Interne, ovviamente. 
La creazione di un'area priva di frontiere interne.
 
Un dettaglio che i nostri media mi sembra dimentichino, sicuramente in buona fede, sicuramente perché lo danno per scontato. In effetti, è del tutto logico che Schengen non significa che in Europa (rectius: nell'area Schengen) entri chi vuole. Schengen significa una cosa diversa: che l'onere di controllare la frontiera europea ricade sui soli paesi con frontiere esterne, cioè alle frontiere dell'Europa.
 
E quali sono? (…) Diciamo che:
 
1) escludendo invasione di "migranti economici" dagli Stati Uniti (è molto più probabile che riparta un flusso di emigranti verso gli Stati Uniti),
 
2) ricordando che le migrazioni economiche dei normanni, che tante soddisfazioni ci hanno dato, sono passate anch'esse di moda, fondamentalmente perché oggi, grazie al progresso tecnologico, i normanni stanno ma di molto meglio a casa propria,
 
3) considerando che con l'allargamento a Est la potenza egemone (la Germania) ha avvolto la sua frontiera orientale in un comodo bozzolo di stati cuscinetto, rispetto ai quali le faceva stra-comodissimo che le frontiere interne venissero abolite (perché la Germania di braccia polacche, ceche, ecc. aveva bisogno...)
 
il “cetriolo”, secondo voi, a chi è rimasto?
 
Eh già: a Grecia, Italia, e Spagna, i tre paesi maggiormente esposti verso l'unico confine "sensibile" in termini geopolitici, quello sudorientale, e in subordine (si vede molto bene) a Ungheria e Slovenia.
 
Ricordate lo sproloquio di quel tipo su Orban che sarebbe stato un dittatore nazista? Oltre a dire cose fattualmente errate (…), al tizio sfuggiva un dettaglio: che Orban aveva "eretto muri" (faute de mieux...) non per divertimento, ma perché era (ed è) un suo preciso obbligo controllare chi entra nell'area Schengen, dato che lui, come noi, ha una frontiera esterna da gestire (che la Merkel, di fatto, non ha).
 
Che questo obbligo esista (l'obbligo, se hai una frontiera esterna, di difenderla) risulta non solo dal testo del Trattato, ma anche da un semplice dato di fatto: chi invece è stato di manica più larga, o meno stretta, come la Grecia, perché preso da problemi più gravi, se lo è poi visto rinfacciare, venendo minacciato di espulsione dall'area (quindi, cornuto e mazziato).
 
Riassumendo. Con Schengen l'onere di controllare le frontiere viene spostato interamente sui paesi periferici, già variamente penalizzati dal progetto europeo, per tanti motivi sui quali qui non torno. A voi risulta che a questo spostamento di oneri sia corrisposto un pari spostamento di risorse ? A me non tantissimo.
 
Onestamente non mi risulta che Accordo e Convenzione prevedessero un meccanismo "federale" di riallocazione il quale trasferisca automaticamente presso la "periferia" parte delle risorse che il nucleo risparmia grazie al vantaggio di non doversi più far carico del controllo delle proprie frontiere interne, cioè, come i fatti di Parigi dimostrano, di non doversi più far carico della sicurezza comune.
 
Certo, c'è Frontex. Avete visto quando è stata istituita? Non vi viene spontanea una riflessione ? Dieci anni dopo l'avvio della convenzione di Schengen ! E già questo la dice lunga sulla natura del progetto europeo: prima creiamo il problema, e poi si vedrà.
 
Fra l'altro, chi paga non è che sia chiarissimo, e soprattutto non è chiaro in base a quali criteri si contribuisca. (…) Certo che se i contributi fossero in proporzione alle quote di PIL, o al gettito IVA, non sarebbe esattamente il massimo dell'equità, no? Insomma: non mi sembra che la cosiddetta "Europa" abbia molta più voglia di mutualizzare il rischio geopolitico di quanta ne abbia di mutualizzare il rischio macroeconomico e finanziario. Ma magari posso sbagliarmi. (…)
 
Una cosa è certa. Nei media, io (non so voi), ho sentito parlare, via via, di operazioni "straordinarie" fatte per fronteggiare crisi "imprevedibili" (per quanto regolarmente fossero causate da scelte politiche del tutto autonome e scoordinate di alcuni paesi del nucleo); operazioni presentate come un aiuto dato a noi Untermenschen italiani, usualmente dipinti come disumani per cialtronaggine, cioè perché incapaci di occuparci di casa nostra.
 
Eh, no, cavolo ! Perché Schengen dice che il confine italiano non è quello di casa nostra: è quello di casa loro. Ma loro, tanto per cambiare, prima creano il problema, poi criticano chi non glielo risolve, quindi non pagano, e quando infine pagano la fanno cadere dall'alto, con il solito atteggiamento di moralismo peloso. >>
 
ALBERTO BAGNAI

giovedì 11 febbraio 2016

Varie ed eventuali – XX

PAROLE E PIETRE
Si sente dire spesso che "le parole sono pietre", ma io non sono molto d'accordo.
Le “pietre” (intese come violenza fisica) sono pietre, e quando ti colpiscono ti fanno male anche se tu non vuoi.
Le “parole” invece sono solo parole, e ti possono fare male solo se tu sei d'accordo. Se ti limiti ad ignorarle, ti scivolano sopra senza lasciare traccia. Dipende solo da te: perché, per litigare, bisogna sempre essere in due.
(Ovviamente mi riferisco alle parole come offesa personale, non come istigazione a delinquere).
LUMEN
 

COMUNISMO STORICO
Molti marxisti - nonostante le tristi esperienze storiche - cercano di salvare l'idea positiva che hanno del Comunismo, facendo notare che anche il Capitalismo, nei secoli, è stato protagonista di cose buone e di cose pessime.
Questo è vero, ma resta il fatto che, a livello storico, capitalismo e comunismo sono stati due fenomeni assolutamente opposti.
Il primo si è perfettamente realizzato ed i suoi difetti (che sono indubbiamente tanti) sono la conseguenza del suo successo.
Il comunismo invece no: i suoi difetti storici non sono veramente "suoi", ma derivano dal fatto che – non potendo funzionare per ovvii motivi antropologici - NON è mai riuscito veramente ad essere realizzato.
Quindi l’idea del Comunismo può anche essere salvata, ma solo nel mondo perfetto delle buone intenzioni, ed è meglio lasciarla lì.
LUMEN
 

MATERIA VIVENTE
Quand'anche la Vita fosse presente su altri pianeti e non solo sulla Terra, resta il fatto che la bio-massa, cioè l’insieme degli esseri viventi, è presente in quantità irrisoria rispetto alla materia complessiva dell'universo.
Sembra una conclusione un po' deprimente, ma, a pensarci bene, non potrebbe essere che così, dato il secondo principio della termodinamica.
La Vita infatti è l'unico tipo di materia che produce entropia negativa, il che deve avvenire, ovviamente, a spese di una maggior entropia positiva della materia ordinaria che la circonda (l'ambiente).
Questo fa sì che il rapporto tra materia vivente e materia ordinaria debba essere (fortemente) sbilanciato a favore di quest'ultima.
LUMEN
 

SPIRITUALITA'
Il termine “spiritualità”, una volta tipico delle culture orientali, è diventato molto di moda anche in occidente, in questi tempi di crisi della religione tradizionale.
Ma è un termine che mi è sempre sembrato molto vago e pochissimo concreto: una specie di succedaneo laico della religione, con quasi gli stessi difetti.
Perché il termine deriva ovviamente da “spirito” e cosa sia lo spirito credo che nessuno lo sappia veramente (potrebbe essere il cugino dell'anima ?).
LUMEN
 

SOVRAPPOPOLAZIONE
<< I principali effetti della sovrappopolazione sono l’aumento della disoccupazione, l’incremento dei flussi migratori, lo sgretolamento delle strutture sociali, la distruzione di ecosistemi, la perdita di biomassa e di biodiversità, l’erosione dei suoli ed altri simili. (…)
Sappiamo per esperienza che crescita economica significa maggiori opportunità di guadagno, oltre che più beni e più servizi da acquistare. E’ intuitivo che ciò favorisca sia la natalità che la longevità; dunque la crescita demografica.
E’ invece molto meno evidente che, alle lunghe, proprio il perdurare della crescita demografica finisca con l’erodere l’economia.
Eppure tutti sanno (o dovrebbero sapere) che una famiglia deve scegliere se pagare l’università al figlio, acquistare una macchina nuova, andare in vacanza in un albergo di lusso o mettere al mondo un altro bambino.
Semplicemente perché non ci sono risorse sufficienti per fare tutte queste cose contemporaneamente. >>
JACOPO SIMONETTA


POLITICI E BUROCRAZIA
<< [I politici tradizionali] non hanno bisogno di essere bravi e preparati, sia perché hanno alle spalle i poteri forti che gli dicono cosa fare, sia perché hanno intorno un’alta dirigenza amministrativa perfettamente omogenea agli interessi dominanti, che sa dove mettere le mani.
A dover esser bravi (e molto) sono quelli che si ripromettono (e promettono al paese) di cambiare le cose presenti, di non fare da lacchè dei poteri forti e che, per questo, sono circondati da una burocrazia ostile. >>
ALDO GIANNULI

giovedì 4 febbraio 2016

Verba volant (scripta manent)

LUMEN – E’ con grande curiosità che ospitiamo oggi con noi Johannes Gutemberg, il geniale inventore della macchina da stampa.
GUTEMBERG – Danke.

LUMEN – Herr Gutemberg, incominciamo dall’inizio e parliamo della cultura umana dei primordi, quando ancora non solo non c’era la stampa, ma neppure la scrittura.
GUTEMBERG – Le culture orali erano caratterizzata da una costante perdita di contatto tra l’uomo e il proprio passato. Esse non conoscevano la storia come noi la conosciamo, in quanto occorrono testimoni oculari per raccogliere il resoconto degli eventi presenti. Eventi molto distanti nel tempo possono essere conservati solo nella memoria del singolo, dopodiché sono avvolti dalla leggenda.

LUMEN – Con tutte le inevitabili imprecisioni.
GUTEMBERG - Anche se l’uomo dell’età “orale” ha una storia millenaria, in realtà non conosce nulla del suo passato, se non quello che è immagazzinato nel suo ricordo e che deve continuamente reiterare. Solo con lo sviluppo della scrittura, è possibile un parziale recupero del passato. Inoltre, in una cultura orale, basata sull’ascolto e sulla parola, l’apprendimento non avviene tramite una ricerca oggettiva. Per scoprire qualcosa che non si è osservato, si deve chiedere naturalmente ad una persona viva che ricorda l’evento e, in sua assenza, la conoscenza viene persa.

LUMEN – Poi è arrivata la scrittura.
GUTEMBERG - La scrittura ha rivoluzionato il nostro modo di pensare, decretando la fine dell’età orale: si trattò di uno sviluppo tardo nella cultura umana, e, paradossalmente, l’alfabeto fu l’evento più complesso in cui ci si è imbattuti. Pensate che l’Homo Sapiens esiste sulla Terra da circa 30 mila anni, eppure per quasi tutta la sua esistenza non ha mai goduto di una reale scrittura.

LUMEN – E le pitture rupestri ?
GUTEMBERG - La realizzazione di rappresentazioni visuali degli oggetti – figure, ritratti, modelli di argilla o di pietra, e così via – è naturalmente molto antica, le sue origini si perdono nella remota preistoria. Ma la scrittura non può essere paragonata al disegno o all’immagine.

LUMEN – Qual è la differenza più profonda ?
GUTEMBERG - Che le immagini rappresentano essenzialmente cose o oggetti. Mentre per “scrittura” si intende un sistema di rappresentazione concentrato sull’affermazione, più che sugli oggetti; sull’enunciazione e sui concetti espressi, piuttosto che sulle cose. La scrittura, infatti, è in grado di registrare esattamente il discorso di un individuo e rende possibile una totale predeterminazione, da parte dello scrittore, delle parole che il lettore leggerà.

LUMEN – Però crea anche una separazione.
GUTEMBERG – Sì. La scrittura allontana l’enunciato dal suo autore. Ma in tal modo il testo prodotto, essendo esterno allo scrittore, può essere portato a migliaia di chilometri di distanza, mantenendo la propria integrità. Quando leggiamo un libro, inoltre, non fa differenza se lo scrittore sia vivo o morto. La scrittura sottrae l’espressione al mondo umano contingente e la trasforma in qualcosa di fisso, in un oggetto visibile e permanente.

LUMEN – A quando risalgono le prime forme di scrittura ?
GUTEMBERG - Il primo tipo di scrittura, quella cuneiforme mesopotamica, nacque attorno al 3.500 A.E.V., quindi meno di 6.000 anni fa. La più antica, e unica, forma alfabetica, fu diffusa dai Fenici nella regione mediterranea attorno al 1500 A.E.V. L’alfabeto ebraico, che è una forma molto antica di alfabeto, e tutte le altre specie nel mondo (Greco, Romano, Cirillico, Sanscrito, Coreano) derivano dall’alfabeto primitivo del Mediterraneo.

LUMEN – Volete dire che tutti gli alfabeti derivano da un unico modello originario ?
GUTEMBERG – Pare proprio di sì. Il fatto che l’uomo sia vissuto così a lungo senza l’alfabeto e che lo abbia inventato solo una volta è perfettamente concepibile se si considera la natura peculiare del suono. Il suono, fonte di tutte le forme di comunicazione verbale, è fondamentalmente deperibile, evanescente, in quanto non si può fermare (come si può fare con le pagine di un libro), perché, altrimenti, produce solo silenzio. L’invenzione dell’alfabeto, invece, consente una permanenza spaziale della parola mai sperimentata prima.

LUMEN – La scrittura ebbe quindi un impatto senza precedenti sul pensiero umano.
GUTEMBERG – Certamente, anche se l’evoluzione fu molto lenta. L’antico mondo Romano e Greco, per esempio, conobbe l’alfabeto ma conservò una fortissima inclinazione verso l’ascolto e la parola parlata. L’ideale dell’educazione liberale degli antichi Greci e Romani era la formazione dell’oratore. La lettura ad alta voce, d’altra parte, era molto frequente, anche se una persona leggeva per sé.

LUMEN – E nel Medioevo ?
GUTEMBERG – Anche qui la cultura manoscritta non riuscì ad affermarsi completamente e l’approccio orale mantenne una forza notevole. Così, ad esempio, nelle università europee non esistevano gli esami scritti, né compiti, esercizi o relazioni scritte. Gli insegnanti organizzavano le loro lezioni a partire dai testi, ma trascrivevano le loro lezioni solo dopo averle presentate agli studenti. Inoltre gli esami erano solo orali, e si trasformavano in veri e propri dibattiti altamente organizzati.

LUMEN – Da non credere.
GUTEMBERG – Le cose però stavano cambiando, perché il sistema educativo era pur sempre basato sui commenti ai testi scritti e quindi l’importanza dei manoscritti finì per superare le culture antiche. L’uomo Medievale dipendeva fortemente dalla tradizione Greca e Romana, così come dalla Bibbia, ed utilizzava i testi molto più assiduamente di quanto non facessero le precedenti generazioni.

LUMEN – Ed infine, grazie a voi, arrivò l’arte della stampa.
GUTEMBERG - Spesso si pensa alla stampa esclusivamente come ad un modalità rapida di produrre in gran quantità copie di libri già esistenti. In realtà si tratta di qualcosa di radicalmente nuovo: la stampa ha cambiato i metodi dell’apprendimento, le strategie di acquisizione e recupero della conoscenza e la concezione dei processi mentali.

LUMEN – In effetti, la stampa a caratteri mobili può essere considerata un’estensione o un’intensificazione dell’invenzione stessa dell’alfabeto.
GUTEMBERG – Appunto. Il carattere alfabetico della stampa “costringe” la parola nello spazio di più di quanto faccia la scrittura. La scrittura forgia le parole creando segni su una superficie; la stampa alfabetica fa di più, perché assembla delle cose preesistenti – i mattoncini su cui sono incisi i caratteri - e ottiene delle forme nuove, come dai mattoni si produce una casa.

LUMEN – La stampa aprì, quindi, nuovi orizzonti.
GUTEMBERG - L’affermazione della tipografia alfabetica andò di pari passo con l’intensificazione della coscienza spaziale nella cultura europea. Ed infatti dal XV secolo in poi si verificarono una serie di innovazioni fondamentali.

LUMEN – Sentiamo.
GUTEMBERG – Anzitutto la preminenza della vista e dell’osservazione sugli altri sensi e l’utilizzo della stampa per veicolare informazioni piuttosto che semplicemente disegni o immagini. Poi l’affermazione della prospettiva lineare nella pittura ed un incremento massiccio nella fabbricazione delle mappe, cui conseguì un grande sviluppo del senso della superficie terrestre, vista come area esplorabile. Infine l’avvento della cosmologia Copernicana e della fisica Newtoniana, che tracciarono l’universo mediante carte.

LUMEN – E la cultura orale, che fine fece ?
GUTEMBERG - Nell’antichità, nel Medioevo e in buona parte del Rinascimento, il funzionamento della mente veniva studiato in termini logici, ma la logica era spesso assimilata alla dialettica e comunemente definita arte del discorso. Il pensiero tendeva ad essere concepito in termini comunicativi e sociali. Dopo l’invenzione della stampa, la logica cominciò ad essere sempre più definita come l’arte del pensiero, e il concetto stesso di pensiero trovò la sua perfetta collocazione nella sfera privata di ogni individuo, al di là del contesto sociale di appartenenza. Parole e idee divennero, sempre più, due facce della stessa medaglia

LUMEN – Quindi ?
GUTEMBERG – La stampa promosse una modalità di trasmissione e conservazione del sapere con un’affidabilità totalmente nuova: la conoscenza non veniva più “richiamata” alla mente attraverso modi di dire, formule, come era necessario nel mondo orale per facilitare la memorizzazione, ma diveniva sempre più oggetto di una ricerca, e quindi sottoponibile ad un processo di recupero. La pagina scritta assunse, sempre più, una funzione sostitutiva rispetto alla memoria individuale e la stampa incoraggiò la tendenza alla riproduzione di un’opera in migliaia di copie e alla collezione di libri.

LUMEN – Con quali conseguenze ?
GUTEMBERG – Che la conoscenza veniva percepita in modo nuovo, come un insieme di oggetti che dovevano trovare una loro collocazione, o come un complesso di fatti autonomi, svincolati dagli individui che li avevano realizzati.

LUMEN – Come nel moderno concetto di enciclopedia.
GUTEMBERG – Esatto. Dove il sapere è organizzato mediante una sequenza di eventi spazialmente e cronologicamente ordinati. Ma anche qui il processo fu lungo e lento.

LUMEN – Me lo immagino.
GUTEMBERG - Gli educatori e i pensatori del 1500 e 1600 non erano interamente coscienti di questo straordinario processo di riorganizzazione del mondo e della vita umana che si stava verificando nella loro coscienza: una prova è data dal fatto che essi continuarono ad essere convinti di formare oratori latini, quando, invece, come dato di fatto, stavano producendo scrittori.

LUMEN – Questa è divertente.
GUTEMBERG - A partire dal 1700, poi, la diffusione della stampa su larga scala modificò ancora più profondamente l’approccio dell’uomo nei confronti dei propri processi cognitivi. Se l’antica cultura verbale era stata altamente personale, non analitica, retorica e conservativa, la nuova cultura chirografica - sviluppatasi appunto grazie alla tipografia - supportò il processo di spersonalizzazione e oggettivizzazione del mondo.

LUMEN – Per esempio ?
GUTEMBERG – Per esempio si svilupparono teorie della comunicazione e del linguaggio organizzate in termini fortemente spaziali e altamente schematici, provocando un declassamento del suono e della voce, come elementi portanti della società. Ed anche il sentimento religioso ne risultò modificato.

LUMEN – In che modo ?
GUTEMBERG – Il 1700 si configura come la grande epoca del “deismo”, in cui Dio stesso assume, agli occhi umani, la configurazione di soggetto silenzioso. Al posto della concezione di Dio come comunicatore, si sostituì quella di un “Grande Architetto” e gli uomini dimenticarono la predominanza dell’aspetto orale, vocale, aurale all’interno della rivelazione, a favore dei racconti scritti sulla creazione.

LUMEN – Molto interessante. Grazie Herr Gutemberg e buon ritorno a Magonza.
GUTEMBERG – Guten tag a tutti voi.