sabato 30 luglio 2011

Chi per la Patria muor

Ha  suscitato unanimi consensi il discorso pronunciato il 20 luglio 2011 dal presidente Sarkozy in occasione del funerale di stato in onore di sette soldati francesi morti in Afghanistan pochi giorni prima.

Il  corrispondente da Parigi di un grande quotidiano (La Stampa), ha addiruittura usato queste parole di ammirazione ed elogio incondizionato:

<< E soprattutto, pronuncia un discorso memorabile. Chi gliel’ha scritto sa il fatto suo e conosce bene la lunga tradizione classica dell’omaggio funebre. Dal discorso di Pericle dopo il primo anno della guerra del Peloponneso al «Gettysburg address» di Lincoln, le democrazie onorano i morti per parlare ai vivi. 

E così ha fatto Nicolas Sarkozy, senza paura di usare grandi parole, evocando le virtù militari di «disciplina, fedeltà, coraggio, onore», spiegando che l’Armée è l’«espressione più compiuta della continuità della Nazione francese nella Storia» e rivolgendosi direttamente a quei sette ragazzi mandati a morire così lontano, e mandatici da lui: 

«Voi non siete morti per niente, perché vi siete sacrificati per una grande causa. Voi avete difeso i più bei valori del nostro Paese. Voi siete morti per la grande causa dei popoli liberi che hanno pagato la loro libertà con il sangue dei loro soldati. I vostri padri, le vostre madri, le vostre mogli, i vostri figli possono essere fieri di voi come voi potete essere fieri del loro coraggio e della loro dignità».  >>.

Le cose, purtroppo, stanno esattamente al contrario, come è la regola di tanti discorsi pubblici. Siamo alle vette sublimi della menzogna di Stato, di chi mente sapendo di mentire.
Quali sarebbero state le vere, sincere parole che Sarkozy avrebbe dovuto pronunciare?

Eccole:  «Voi siete morti per niente, perché vi siete sacrificati per una causa inesistente. Voi non avete difeso nessuno dei veri valori del nostro Paese e della nostra civiltà. Voi siete morti iu una terra straniera per la convenienza politica dei  vostri governanti, che pagano la loro immagine di  paladini della democrazia con il sangue dei loro soldati. I vostri padri, le vostre madri, le vostre mogli, i vostri figli possono essere contenti solo del vostro ricordo e di null'altro».




sabato 23 luglio 2011

Ad Metalla

Riporto qui di seguito un commento di Luca Pardi sul libro "QUEL FUTUR POUR LE METAUX?" (Quale futuro per i metalli?)  di Philippe Bihouix e Benoit de Guillebon, con sottotitolo "la rarefazione dei metalli: una nuova sfida per la società".
La situazione non è per nulla buona e pur facendo meno notizia del picco dei combustibili fossili, anche la curva dei metalli ad uso tecnologico è preoccupante e ci accompagna alla catastrofe prossima ventura.
Ecco il commento del sempre ottimo LUCA PARDI.
LUMEN


<< La questione dei metalli non si risolve nel dire che essi sono risorse non rinnovabili per eccellenza e quindi estratte da una riserva fissa, o che si ricostituisce in tempi di centinaia di milioni di anni, il problema è il consumo crescente, la natura dispersiva di molti usi (come ad esempio l'uso dei composti di rame in agricoltura e del cromo e dello zinco come mezzi anticorrosione), i limiti del riciclo che per quanto efficace non può mai essere del 100% e l'espansione dello sfruttamento di metalli rari e rarissimi con le nuove tecnologie. L'insieme di questi fattori pone un limite alla possibilità di espansione delle applicazioni tecnologiche e industriali dei metalli.

Come per tutte le risorse minerarie con i metalli si è passati, nel corso della storia, dallo sfruttamento dei giacimenti a più alta concentrazione a quello di giacimenti con contenuto minore. Così si stima, ad esempio, che, per quanto riguarda il rame (metallo essenziale in molte applicazioni elettroniche ed elettrotecniche) si sia passati dallo sfruttamento di giacimenti al 1,8% in rame (55 tonnellate di minerale per 1 tonnellata di metallo) all'attuale 0,8% (125 tonnellate di minerale per una tonnellata di metallo). E' importante capire che lo sfruttamento di giacimenti a basso tenore comporta anche un consumo energetico più elevato, perché ovviamente, riprendendo l'esempio precedente del rame, ci vuole molta più energia per trattare 125 tonnellate di roccia che per trattarne 55.

E' dunque chiaro  che c'è un forte legame fra la questione energetica e quella dei metalli. Il consumo di energia aumenta infatti in modo inversamente proporzionale alla concentrazione. A causa di questa legge si viene ad istitutire un circolo vizioso, il ciclo infernale (...), secondo cui:  "Le materie prime sempre meno concentrate, richiedono sempre più energia e l'energia sempre meno disponibile richiede sempre più materie prime per la sua produzione."

(...) La tecnologia ha evidentemente un costo economico oltre che, come abbiamo visto, ecologico.  Inoltre è ovvio che l'evoluzione della tecnologia estrattiva implica una moltiplicazione del consumo di materie prime. Ed è questa la riflessione a cui ci spinge il libro di Bihouix e de Guillebon. Per interrompere il circolo infernale c'è una sola risposta non traumatica: l'inizio di un processo di rientro governato dei consumi e della domanda di materie prime ed energia (cioè anche della popolazione).

L'insistenza delle classi dirigenti per il rilancio della crescita è la via maestra verso il collasso. >>

domenica 17 luglio 2011

Lezioni di Catechismo - 7

LA GIUSTIZIA SOCIALE




411. Come la società assicura la giustizia sociale?

CATECHISMO - La società assicura la giustizia sociale quando rispetta la dignità e i diritti della persona, fine proprio della società stessa. Inoltre la società persegue la giustizia sociale, che è connessa con il bene comune e l'esercizio dell'autorità, quando realizza le condizioni che consentono alle associazioni e agli individui di conseguire ciò a cui hanno diritto.

LUMEN - La società assicura la giustizia sociale quando rispetta i diritti della persona, fine proprio della società stessa. Inoltre la società persegue la giustizia sociale, che è connessa con il bene comune, quando non ostacola le condizioni che consentono alle associazioni e agli individui di conseguire ciò a cui hanno diritto.



412. Su che cosa si fonda l'uguaglianza tra gli uomini?

CATECHISMO - Tutti gli uomini godono di eguale dignità e diritti fondamentali, in quanto, creati a immagine dell'unico Dio e dotati di una medesima anima razionale, hanno la stessa natura e origine, e sono chiamati, in Cristo unico salvatore, alla medesima beatitudine divina.

LUMEN - Tutti gli uomini godono di eguali diritti fondamentali, in quanto obbligati a rispettarli negli altri. Sono dotati di una comune capacità razionale, hanno la stessa natura biologica e origine genetica, e sono chiamati alla medesima speranza di felicità.



413. Come valutare le disuguaglianze tra gli uomini?

CATECHISMO - Ci sono delle disuguaglianze inique, economiche e sociali, che colpiscono milioni di esseri umani; esse sono in aperto contrasto con il Vangelo, contrarie alla giustizia, alla dignità delle persone, alla pace. Ma ci sono anche differenze tra gli uomini, causate da vari fattori, che rientrano nel piano di Dio. Infatti, Egli vuole che ciascuno riceva dagli altri ciò di cui ha bisogno, e che coloro che hanno «talenti» particolari li condividano con gli altri. Tali differenze incoraggiano e spesso obbligano le persone alla magnanimità, alla benevolenza e alla condivisione, e spingono le culture a mutui arricchimenti.

LUMEN  - Ci sono delle disuguaglianze inique, economiche e sociali, che colpiscono milioni di esseri umani a causa dell’illegalità; esse sono in aperto contrasto con la convivenza civile,  contrarie alla giustizia, alla dignità delle persone, alla pace. Ma ci sono anche differenze tra gli uomini, causate da vari fattori, che derivano dalla natura. Infatti, la base genetica fa sì che ciascuno riceva di più o di meno rispetto a ciò di cui ha bisogno, e che coloro che hanno «talenti» particolari emergano rispetto agli altri. Tali differenze incoraggiano e spesso obbligano le persone a comportamenti scorretti, mentre invece dovrebbe prevalere la magnanimità, la benevolenza e la condivisione, che spingono le culture a mutui arricchimenti.



414. Come si esprime la solidarietà umana?

CATECHISMO - La solidarietà, che scaturisce dalla fraternità umana e cristiana, si esprime anzitutto nella giusta ripartizione dei beni, nella equa remunerazione del lavoro e nell'impegno per un ordine sociale più giusto. La virtù della solidarietà attua anche la condivisione dei beni spirituali della fede, ancor più importanti di quelli materiali.

LUMEN - La solidarietà, che scaturisce dalla fraternità umana e civile, si esprime anzitutto nel rispetto per le scelte altrui, nella equa remunerazione degli scambi economici e nell'impegno per un ordine sociale legalmente giusto. La virtù della solidarietà si attua con  la condivisione dei beni della conoscenza, in luogo di quelli materiali.

sabato 9 luglio 2011

Lezioni di Catechismo - 6

 LA PERSONA E LA SOCIETÀ


 401. In che cosa consiste la dimensione sociale dell'uomo?

CATECHISMO - Insieme alla chiamata personale alla beatitudine, l'uomo ha la dimensione sociale come componente essenziale della sua natura e della sua vocazione. Infatti: tutti gli uomini sono chiamati al medesimo fine, Dio stesso; esiste una certa somiglianza tra la comunione delle Persone divine e la fraternità che gli uomini devono instaurare tra loro nella verità e nella carità; l'amore del prossimo è inseparabile dall'amore per Dio.

LUMEN - Insieme alla chiamata personale alla felicità, l'uomo ha la dimensione sociale come componente essenziale della sua natura e della sua vocazione. Infatti: tutti gli uomini sono chiamati al medesimo fine, convivere con la massima armonia; esiste una certa somiglianza tra la felicità delle persona e l’amicizia che gli uomini devono instaurare tra loro nella vita sociale; la gentilezza verso il prossimo è inseparabile dalla felicità personale.



402. Qual è il rapporto tra la persona e la società?

CATECHISMO - Principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali è e deve essere la persona. Alcune società, quali la famiglia e la comunità civica, sono ad essa necessarie. Sono utili anche altre associazioni, tanto all'interno delle comunità politiche quanto sul piano internazionale, nel rispetto del principio di sussidiarietà.

LUMEN - Principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali è e deve essere la propria persona. Alcune società, quali la famiglia e la comunità civica, sono ad essa necessarie. Sono utili anche altre associazioni, tanto all'interno delle comunità politiche quanto sul piano internazionale, nel rispetto del principio di sussidiarietà.



403. Che cosa indica il principio di sussidiarietà?

CATECHISMO - Tale principio indica che una società di ordine superiore non deve assumere il compito spettante a una società di ordine inferiore, privandola delle sue competenze, ma deve piuttosto sostenerla in caso di necessità.

LUMEN  - Tale principio indica che una comunità di ordine superiore non deve assumere il compito spettante a una comunità di ordine inferiore, privandola delle sue competenze, ma deve, se possibile, sostenerla in caso di necessità.



404. Che cos'altro richiede un'autentica convivenza umana?

CATECHISMO - Richiede di rispettare la giustizia e la giusta gerarchia dei valori, come pure di subordinare le dimensioni materiali e istintive a quelle interiori e spirituali. In particolare, là dove il peccato perverte il clima sociale, occorre far appello alla conversione dei cuori e alla grazia di Dio, per ottenere cambiamenti sociali che siano realmente al servizio di ogni persona e di tutta la persona. La carità, che esige e rende capaci della pratica della giustizia, è il più grande comandamento sociale.

LUMEN - Richiede di rispettare la legge ed i principi della democrazia, come pure di realizzare le proprie dimensioni materiali, senza cadere nelle spinte istintive. In particolare, là dove l’illegalità perverte il clima sociale, occorre far appello al rispetto personale della legge, per ottenere cambiamenti imitativi a livello sociale, al servizio di ogni persona retta e di tutta la comunità. La rettitudine, che esige e rende manifesta la pratica della legalità, è il più grande comandamento sociale.



LA PARTECIPAZIONE ALLA VITA SOCIALE


405. Su che cosa si fonda l'autorità nella società?

CATECHISMO - Ogni comunità umana ha bisogno di un'autorità legittima, che assicuri l'ordine e contribuisca all'attuazione del bene comune. Tale autorità trova il proprio fondamento nella natura umana, perché corrisponde all'ordine stabilito da Dio.

LUMEN - Ogni comunità umana ha bisogno di un'autorità legittima, che assicuri l'ordine e contribuisca all'attuazione del bene comune. Tale autorità trova il proprio fondamento nella natura umana, e corrisponde all'ordine stabilito dal sistema democratico.



406. Quando l'autorità è esercitata in modo legittimo?

BENDETTO - L'autorità è esercitata in modo legittimo quando agisce per il bene comune e per conseguirlo usa mezzi moralmente leciti. Perciò i regimi politici devono essere determinati dalla libera decisione dei cittadini e devono rispettare il principio dello «Stato di diritto», nel quale è sovrana la legge, e non la volontà arbitraria degli uomini. Le leggi ingiuste e le misure contrarie all'ordine morale non sono obbliganti per le coscienze.

LUMEN - L'autorità è esercitata in modo legittimo quando agisce per il bene comune e per conseguirlo usa mezzi leciti e palesi. Perciò i regimi politici devono essere determinati dalla libera decisione dei cittadini e devono rispettare il principio dello «Stato di diritto», nel quale è sovrana la legge, dettata dalla volontà maggioritaria degli uomini. Le leggi democratiche non sono mai contrarie all'ordine sociale e sono sempre obbliganti per tutti.



407. Che cos'è il bene comune?

CATECHISMO - Per bene comune si intende l'insieme di quelle condizioni di vita sociale che permettono ai gruppi e ai singoli di realizzare la propria perfezione.

LUMEN - Per bene comune si intende l'insieme di quelle condizioni di vita sociale che permettono ai gruppi e ai singoli di realizzare, per quanto possibile, la propria felicità.



408. Che cosa comporta il bene comune?

CATECHISMO - Il bene comune comporta: il rispetto e la promozione dei diritti fondamentali della persona; lo sviluppo dei beni spirituali e temporali delle persone e della società; la pace e la sicurezza di tutti.

LUMEN - Il bene comune comporta: il rispetto e la reciprocità dei diritti fondamentali della persona; il riconoscimento dei beni materiali delle persone e della società; la pace e la sicurezza di tutti.



409. Dove si realizza in maniera più rilevante il bene comune?

CATECHISMO - La realizzazione più completa del bene comune si trova in quelle comunità politiche, che difendono e promuovono il bene dei cittadini e dei ceti intermedi, senza dimenticare il bene universale della famiglia umana.

LUMEN - La realizzazione più completa del bene comune si trova in quelle comunità politiche, che difendono e promuovono i beni e la libertà di tutti i cittadini, senza dimenticare il rispetto dei piccoli gruppi sociali, come la famiglia.



410. Come l'uomo partecipa alla realizzazione del bene comune?

CATECHISMO - Ogni uomo, secondo il posto e il ruolo che ricopre, partecipa a promuovere il bene comune, rispettando le leggi giuste e facendosi carico dei settori di cui ha la responsabilità personale, quali la cura della propria famiglia e l'impegno nel proprio lavoro. I cittadini inoltre, per quanto è possibile, devono prendere parte attiva alla vita pubblica.

LUMEN - Ogni uomo, secondo il posto e il ruolo che ricopre, partecipa a promuovere il bene comune, rispettando le leggi democratiche e facendosi carico dei settori di cui ha la responsabilità personale, quali la cura della propria famiglia e l'impegno nel proprio lavoro. I cittadini inoltre si devono tenere informati attivamente sulla vita pubblica.

domenica 3 luglio 2011

Lezioni di Catechismo - 5

IL PECCATO


391. Che cosa comporta per noi l'accoglienza della misericordia di Dio?

CATECHISMO - Essa comporta che riconosciamo le nostre colpe, pentendoci dei nostri peccati. Dio stesso con la sua Parola e il suo Spirito svela i nostri peccati, ci dona la verità della coscienza e la speranza del perdono.

LUMEN - Essa comporta che gli uomini si riconoscono colpevoli dei loro stessi pensieri, pentendosi anche di quello che non hanno fatto. La Chiesa, con la sua Parola e il suo Spirito, dilata i loro  peccati, in modo da tenere legata la loro coscienza con l’illusoria speranza del perdono.



392. Che cos'è il peccato?

CATECHISMO - Il peccato è «una parola, un atto o un desiderio contrari alla Legge eterna» (sant'Agostino). È un'offesa a Dio, nella disobbedienza al suo amore. Esso ferisce la natura dell'uomo e attenta alla solidarietà umana. Cristo nella sua Passione svela pienamente la gravità del peccato e lo vince con la sua misericordia.

LUMEN - Il peccato è « una parola, un atto o un desiderio contrari alle norme della Chiesa ». Viene presentata come un'offesa a Dio e una disobbedienza al suo amore. Esso è connaturato alla natura dell'uomo e conduce alla sudditanza verso la religione. La Chiesa nella sua predicazione insiste continuamente sulla gravità del peccato e fa credere di poterlo vincere con la sua apparente misericordia.



393. Esiste una varietà dei peccati?

CATECHISMO - La varietà dei peccati è grande. Essi possono essere distinti secondo il loro oggetto o secondo le virtù o i comandamenti ai quali si oppongono. Possono riguardare direttamente Dio, il prossimo o noi stessi. Si possono inoltre distinguere in peccati di pensiero, di parola, di azione e di omissione.

LUMEN - La varietà dei peccati è grande. Essi possono essere distinti secondo il loro oggetto o secondo le virtù o i comandamenti ai quali vengono appositamente collegati. Possono riguardare direttamente Dio, il prossimo o noi stessi. Si possono inoltre distinguere in peccati di pensiero, di parola, di azione e di omissione.



394. Come si distingue il peccato, quanto alla gravità?

CATECHISMO - Si distingue in peccato mortale e veniale.

LUMEN – Il peccato viene distinto in mortale e veniale.



395. Quando si commette il peccato mortale?

CATECHISMO - Si commette il peccato mortale quando ci sono nel contempo materia grave, piena consapevolezza e deliberato consenso. Questo peccato distrugge in noi la carità, ci priva della grazia santificante, ci conduce alla morte eterna dell'inferno se non ci si pente. Viene perdonato in via ordinaria mediante i Sacramenti del Battesimo e della Penitenza o Riconciliazione.

LUMEN – Si commette un c.d. peccato mortale quando ci sono nel contempo materia grave, piena consapevolezza e deliberato consenso. Questo peccato dovrebbe privare l’uomo della benevolenza della Chiesa e convincerlo di meritare la morte eterna dell'inferno, ma lo si evita se ci si pente.  Viene perdonato in via ordinaria mediante le donazioni in denaro e la sottomissione del pensiero.



396. Quando si commette il peccato veniale?

CATECHISMO - Il peccato veniale, che si differenzia essenzialmente dal peccato mortale, si commette quando si ha materia leggera, oppure anche grave, ma senza piena consapevolezza o totale consenso. Esso non rompe l'alleanza con Dio, ma indebolisce la carità; manifesta un affetto disordinato per i beni creati; ostacola i progressi dell'anima nell'esercizio delle virtù e nella pratica del bene morale; merita pene purificatorie temporali.

LUMEN - Il c.d. peccato veniale, che si differenzia dal peccato mortale, si commette quando si ha materia leggera, oppure anche grave, ma senza piena consapevolezza o totale consenso. Esso non rompe l'alleanza con la Chiesa, ma indebolisce la posizione del credente; determina  un disordine tra i fedeli che ne vengono a conoscenza; ostacola i progressi del credente  nella struttura della comunità; merita pene purificatorie economiche e di status.



397. Come prolifera in noi il peccato?

CATECHISMO - Il peccato trascina al peccato, e la sua ripetizione genera il vizio.

LUMEN - Il peccato è insito nella natura umana, e la sua ripetizione è inevitabile.



398. Che cosa sono i vizi?

CATECHISMO - I vizi, essendo il contrario delle virtù, sono abitudini perverse che ottenebrano la coscienza e inclinano al male. I vizi possono essere collegati ai sette peccati cosiddetti capitali, che sono: superbia, avarizia, invidia, ira, lussuria, golosità, pigrizia o accidia.

LUMEN - I vizi, essendo il contrario delle virtù, sono abitudini perverse che ottenebrano la coscienza e inclinano al male. I vizi possono essere collegati ai sette peccati cosiddetti capitali, che sono: superbia, avarizia, invidia, ira, lussuria, golosità, pigrizia o accidia.



399. Esiste una nostra responsabilità nei peccati commessi da altri?

CATECHISMO - Esiste questa responsabilità, quando vi cooperiamo colpevolmente.

LUMEN - Esiste questa responsabilità, quando un credente vi coopera consapevolmente.



400. Che cosa sono le strutture di peccato?

CATECHISMO - Sono situazioni sociali o istituzioni contrarie alla legge divina, espressione ed effetto di peccati personali.

LUMEN - Sono situazioni sociali o istituzioni contrarie agli interessi della Chiesa, che hanno come effetto automatico i peccati personali di coloro che vi partecipano.