sabato 25 giugno 2011

Lezioni di Catechismo - 4

LE VIRTÙ



377. Che cos'è la virtù?

CATECHISMO - La virtù è una disposizione abituale e ferma a fare il bene. «Il fine di una vita virtuosa consiste nel divenire simile a Dio» (san Gregorio di Nissa). Vi sono virtù umane e virtù teologali.

LUMEN - La virtù è una disposizione abituale e ferma a fare il bene. Vi sono virtù umane e presunte virtù teologali.



378. Che cosa sono le virtù umane?

CATECHISMO - Le virtù umane sono perfezioni abituali e stabili dell'intelligenza e della volontà, che regolano i nostri atti, ordinano le nostre passioni e indirizzano la nostra condotta in conformità alla ragione e alla fede. Acquisite e rafforzate per mezzo di atti moralmente buoni e ripetuti, sono purificate ed elevate dalla grazia divina.

LUMEN - Le virtù umane sono perfezioni abituali e stabili dell'intelligenza e della volontà, che regolano i nostri atti, ordinano le nostre passioni e indirizzano la nostra condotta in conformità alla ragione e alla convivenza. Acquisite e rafforzate per mezzo di atti socialmente  buoni e ripetuti, sono purificate ed elevate dalla intelligenza personale.



379. Quali sono le virtù umane principali?

CATECHISMO - Sono le virtù denominate cardinali, che raggruppano tutte le altre e che costituiscono i cardini della vita virtuosa. Esse sono: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza.

LUMEN  - Sono le virtù denominate cardinali, che costituiscono i cardini della vita sociale. Esse sono: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza.



380. Che cos'è la prudenza?

CATECHISMO - La prudenza dispone la ragione a discernere, in ogni circostanza, il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per attuarlo. Essa guida le altre virtù, indicando loro regola e misura.

LUMEN - La prudenza dispone la ragione a discernere, in ogni circostanza, i pericoli a cui possiamo essere esposti e a scegliere i mezzi adeguati per evitarli. Essa precede le altre virtù, evitando loro di doversi dispiegare.



381. Che cos'è la giustizia?

CATECHISMO - La giustizia consiste nella volontà costante e ferma di dare agli altri ciò che è loro dovuto. La giustizia verso Dio è chiamata «virtù della religione».

LUMEN - La giustizia consiste nella volontà costante e ferma di dare agli altri ciò che è loro dovuto. La giustizia sociale si fonda sul principio di reciprocità.



382. Che cos'è la fortezza?

CATECHISMO - La fortezza assicura la fermezza nelle difficoltà e la costanza nella ricerca del bene, giungendo fino alla capacità dell'eventuale sacrificio della propria vita per una giusta causa.

LUMEN - La fortezza assicura la fermezza nelle difficoltà e la costanza nella ricerca del bene, escludendo però sempre l'eventuale sacrificio della propria salute.



383. Che cos'è la temperanza?

CATECHISMO - La temperanza modera l'attrattiva dei piaceri, assicura il dominio della volontà sugli istinti e rende capaci di equilibrio nell'uso dei beni creati.

LUMEN - La temperanza modera l'esercizio dei piaceri, assicura il dominio della volontà sugli eccessi e rende capaci di equilibrio nel godimento completo della vita..



384. Che cosa sono le virtù teologali?

CATECHISMO - Sono le virtù che hanno come origine, motivo e oggetto immediato Dio stesso. Infuse nell'uomo con la grazia santificante, esse rendono capaci di vivere in relazione con la Trinità e fondano e animano l'agire morale del cristiano, vivificando le virtù umane. Sono il pegno della presenza e dell'azione dello Spirito Santo nelle facoltà dell'essere umano.

LUMEN - Sono le ipotetiche virtù che hanno come origine la religione. Infuse nell'uomo con la predicazione, esse lo rendono incapace di vivere in modo razionale e fondano e animano l'agire del credente, mortificando la sua natura umana.



385. Quali sono le virtù teologali?

CATECHISMO - Le virtù teologali sono la fede, la speranza e la carità.

LUMEN - Le ipotetiche virtù teologali sono la fede, la speranza e la carità.



386. Che cos'è la fede?

CATECHISMO - La fede è la virtù teologale per la quale noi crediamo a Dio e a tutto ciò che egli ci ha rivelato e che la Chiesa ci propone di credere, perché Dio è la stessa Verità. Con la fede l'uomo si abbandona a Dio liberamente. Perciò colui che crede cerca di conoscere e fare la volontà di Dio, perché «la fede opera per mezzo della carità» (Gal 5,6).

LUMEN - La fede è la virtù teologale per la quale alcuni uomini credono a tutto ciò che la Chiesa gli propone di credere, come se fossa la Verità. Con la fede l'uomo si abbandona alla  Chiesa con ignoranza. Perciò colui che crede cerca di conoscere e fare la volontà della Chiesa, senza porsi domande.



387. Che cos'è la speranza?

CATECHISMO - La speranza è la virtù teologale per la quale noi desideriamo e aspettiamo da Dio la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci all'aiuto della grazia dello Spirito Santo per meritarla e perseverare sino alla fine della vita terrena.

LUMEN - La speranza è la virtù teologale per la quale alcuni uomini desiderano e aspettano  una inesistente vita eterna come unica felicità, riponendo la loro fiducia nelle false promesse della Chiesa e appoggiandosi all'aiuto della predicazione per perseverare nell’errore sino alla fine della vita terrena.



388. Che cos'è la carità?

CATECHISMO - La carità è la virtù teologale per la quale amiamo Dio al di sopra di tutto e il nostro prossimo come noi stessi per amore di Dio. Gesù fa di essa il comandamento nuovo, la pienezza della Legge. Essa è «il vincolo della perfezione» (Col 3,14) e il fondamento delle altre virtù, che anima, ispira e ordina: senza di essa «io non sono nulla» e «niente mi giova» (1 Cor 13,1-3).

LUMEN - La carità è la virtù teologale per la quale alcuni uomini amano il loro prossimo come e più di loro stessi, per un malinteso amore per l’umanità. La Chiesa fa di essa un  comandamento importante, per la raccolta delle donazioni a proprio favore.



389. Che cosa sono i doni dello Spirito Santo?

CATECHISMO - I doni dello Spirito Santo sono disposizioni permanenti che rendono l'uomo docile a seguire le ispirazioni divine. Essi sono sette: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio.

LUMEN - I doni del corredo genetico sono disposizioni permanenti che rendono l'uomo docile a seguire le indicazioni del Genoma. Essi sono molto pesanti e vincolanti, ma possono essere mitigati dalla ragione.



390. Che cosa sono i frutti dello Spirito Santo?

CATECHISMO - I frutti dello Spirito Santo sono perfezioni plasmate in noi come primizie della gloria eterna. La tradizione della Chiesa ne enumera dodici: «Amore, gioia, pace, pazienza, longanimità, bontà, benevolenza, mitezza, fedeltà, modestia, continenza, castità» (Gal 5,22-23 volg.).

LUMEN - I frutti del corredo genetico sono comportamenti plasmati in noi, come caratteri primitivi, dal Genoma. Anche questi sono molto vincolanti, ma possono essere mitigati dalla ragione.

sabato 18 giugno 2011

Lezioni di Catechismo - 3

 LA MORALITÀ DELLE PASSIONI


370. Che cosa sono le passioni?

CATECHISMO - Le passioni sono gli affetti, le emozioni o i moti della sensibilità - componenti naturali della psicologia umana - che spingono ad agire o a non agire in vista di ciò che è percepito come buono o come cattivo. Le principali sono l'amore e l'odio, il desiderio e il timore, la gioia, la tristezza, la collera. Passione precipua è l'amore, provocato dall'attrattiva del bene. Non si ama che il bene, vero o apparente.

LUMEN - Le passioni sono gli affetti, le emozioni o i moti della sensibilità - componenti naturali della psicologia umana - che spingono ad agire o a non agire in vista degli interessi specifici del Genoma e della sua riproduzione. Le principali sono l'amore e l'odio, il desiderio e il timore, la gioia, la tristezza, la collera. Passione precipua è l'amore, provocato dall'attrattiva del sesso o dalla cura dei figli. Non si ama per sé, ma nell’esclusivo interesse del Genoma.



371. Le passioni sono moralmente buone o cattive?

CATECHISMO - Le passioni, in quanto moti della sensibilità, non sono né buone né cattive in se stesse: sono buone quando contribuiscono ad un'azione buona; sono cattive in caso contrario. Esse possono essere assunte nelle virtù o pervertite nei vizi.

LUMEN  - Le passioni, in quanto moti della sensibilità, non sono né buone né cattive in se stesse: sono buone o cattive solo le azioni che vengono commesse. Esse possono essere tenute sotto controllo solo con una buona conoscenza di sé.



LA COSCIENZA MORALE

372. Che cos'è la coscienza morale?

CATECHISMO - La coscienza morale, presente nell'intimo della persona, è un giudizio della ragione, che, al momento opportuno, ingiunge all'uomo di compiere il bene e di evitare il male. Grazie ad essa, la persona umana percepisce la qualità morale di un atto da compiere o già compiuto, permettendole di assumerne la responsabilità. Quando ascolta la coscienza morale, l'uomo prudente può sentire la voce di Dio che gli parla.

LUMEN - La coscienza razionale, presente nell'intimo della persona, è un giudizio della mente, che, supportato da adeguata conoscenza delle circostanze e delle conseguenze, ingiunge all'uomo di compiere il bene e di evitare il male. Grazie ad essa, la persona umana percepisce la correttezza sociale di un atto da compiere o già compiuto, di cui ha la responsabilità. Quando ascolta la coscienza razionale, l'uomo saggio può sentirsi in pace con se stesso.



373. Che cosa implica la dignità della persona nei confronti della coscienza morale?

CATECHISMO - La dignità della persona umana implica la rettitudine della coscienza morale (che cioè sia in accordo con ciò che è giusto e buono secondo la ragione e la Legge divina). A motivo della stessa dignità personale, l'uomo non deve essere costretto ad agire contro coscienza e non si deve neppure impedirgli, entro i limiti del bene comune, di operare in conformità ad essa, soprattutto in campo religioso.

LUMEN  - La dignità della persona umana implica la reciprocità della coscienza razionale  (che cioè sia in accordo con ciò che è giusto e corretto secondo le regole condivise della società). A motivo della stessa dignità personale, l'uomo non deve essere costretto ad agire contro ragione e non si deve neppure impedirgli, entro i limiti del bene comune, di operare in conformità ad essa.



374. Come si forma la coscienza morale perché sia retta e veritiera?

CATECHISMO - La coscienza morale retta e veritiera si forma con l'educazione, con l'assimilazione della Parola di Dio e dell'insegnamento della Chiesa. È sorretta dai doni dello Spirito Santo e aiutata dai consigli di persone sagge. Inoltre giovano molto alla formazione morale la preghiera e l'esame di coscienza.

LUMEN - La coscienza razionale corretta e veritiera si forma con l'educazione scientifica,   con l'assimilazione delle leggi della natura e con l'insegnamento adeguato. È sorretta dalle capacità della propria mente e aiutata dai consigli di persone sagge. Inoltre giovano molto alla formazione razionale la riflessione e la piena conoscenza di sè.



375. Quali norme la coscienza deve sempre seguire?

CATECHISMO - Ce ne sono tre più generali: 1) non è mai consentito fare il male perché ne derivi un bene; 2) la cosiddetta Regola d'oro: « Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro» (Mt 7,12); 3) la carità passa sempre attraverso il rispetto del prossimo e della sua coscienza, anche se questo non significa accettare come un bene ciò che è oggettivamente un male.

LUMEN - Ce ne sono tre più generali: 1) non è mai consentito fare il male, salvo che ne derivi sicuramente un bene maggiore; 2) la cosiddetta Regola d'oro: « Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro»; 3) la correttezza passa sempre attraverso il rispetto del prossimo e della sua coscienza, il che significa accettare la sorte di chi rifiuta il tuo aiuto, anche se sta facendo il suo male.



376. La coscienza morale può emettere giudizi erronei?

CATECHISMO - La persona deve sempre obbedire al giudizio certo della propria coscienza, ma può emettere anche giudizi erronei, per cause non sempre esenti da colpevolezza personale. Non è però imputabile alla persona il male compiuto per ignoranza involontaria, anche se esso resta oggettivamente un male. È quindi necessario adoperarsi per correggere la coscienza morale dai suoi errori.

LUMEN - La persona deve sempre obbedire al giudizio certo della propria coscienza razionale, ma può emettere anche giudizi erronei, per mancanza di conoscenza non sempre esente da colpevolezza personale. Non è però imputabile alla persona il male compiuto per ignoranza involontaria, anche se esso resta oggettivamente un male. È quindi necessario adoperarsi per correggere la coscienza razionale dai suoi limiti di conoscenza.

sabato 11 giugno 2011

Lezioni di Catechismo - 2

LA LIBERTÀ DELL'UOMO

 363. Che cos'è la libertà?

CATECHISMO - È il potere donato da Dio all'uomo di agire o di non agire, di fare questo o quello, di porre così da se stesso azioni deliberate. La libertà caratterizza gli atti propriamente umani. Quanto più si fa il bene, tanto più si diventa liberi. La libertà raggiunge la propria perfezione quando è ordinata a Dio, sommo Bene e nostra Beatitudine. La libertà implica anche la possibilità di scegliere tra il bene e il male. La scelta del male è un abuso della libertà, che conduce alla schiavitù del peccato.

LUMEN  - È il potere lasciato dal Genoma al Fenotipo di agire o di non agire, di fare questo o quello, di porre così da se stesso azioni deliberate. La libertà caratterizza principalmente gli atti umani. Quanto più si è consapevoli dell’influenza del Genoma, tanto più si diventa liberi. La libertà raggiunge la propria perfezione quando il Fenotipo riesce ad individuare ed evitare  ogni attività finalizzata al Genoma. La libertà implica anche la possibilità di scegliere tra sé e il Genoma. La scelta a favore del Genoma, però, è un uso insensato della libertà, che conduce alla schiavitù del Fenotipo.



364. Quale relazione esiste tra libertà e responsabilità?

CATECHISMO - La libertà rende l'uomo responsabile dei suoi atti nella misura in cui sono volontari, anche se l'imputabilità e la responsabilità di un'azione possono essere sminuite e talvolta annullate dall'ignoranza, dall'inavvertenza, dalla violenza subita, dal timore, dagli affetti smodati, dalle abitudini.

LUMEN - La libertà rende l'uomo responsabile dei suoi atti nella misura in cui sono volontari, anche se l'imputabilità e la responsabilità di un'azione possono essere annullate dall'ignoranza, purchè non colpevole.



365. Perché ogni uomo ha diritto all'esercizio della libertà?

CATECHISMO - Il diritto all'esercizio della libertà è proprio d'ogni uomo, in quanto è inseparabile dalla sua dignità di persona umana. Pertanto tale diritto va sempre rispettato, particolarmente in campo morale e religioso, e deve essere civilmente riconosciuto e tutelato nei limiti del bene comune e del giusto ordine pubblico.

LUMEN - Il diritto all'esercizio della libertà è proprio d'ogni uomo, in quanto è inseparabile dalla sua dignità di Fenotipo. Pertanto tale diritto va sempre rispettato, particolarmente in campo etico, e deve essere civilmente riconosciuto e tutelato nei limiti del bene comune e della convivenza sociale.



366. Come si colloca la libertà umana nell'ordine della salvezza?

CATECHISMO - La nostra libertà è indebolita a causa del primo peccato. L'indebolimento è reso più acuto dai peccati successivi. Ma Cristo «ci ha liberati perché restassimo liberi» (Gal 5, 1). Con la sua grazia lo Spirito Santo ci conduce alla libertà spirituale, per farci suoi liberi collaboratori nella Chiesa e nel mondo.

LUMEN - La nostra libertà è indebolita a causa del legame primario con il Genoma. L'indebolimento è reso più acuto dalla difficile conoscenza di esso. Ma Darwin ci ha liberati perché restassimo liberi. E poi Dawkins con la sua intuizione, ci ha condotto alla definitiva consapevolezza, per renderci fenotipi liberi e padroni del nostro destino nel mondo.



367. Quali sono le fonti della moralità degli atti umani?

CATECHISMO - La moralità degli atti umani dipende da tre fonti: dall'oggetto scelto, ossia un bene vero o apparente; dall'intenzione del soggetto che agisce, e cioè dal fine per cui egli compie l'azione; dalle circostanze dell'azione, ivi comprese le conseguenze.

LUMEN – La correttezza degli atti umani dipende da tre fonti: dal rispetto delle regole sociali vigenti; dall'intenzione del soggetto che agisce, e cioè dal fine per cui egli compie l'azione; dalle conseguenze dell'azione, a condizione che siano prevedibili.



368. Quando l'atto è moralmente buono?

CATECHISMO - L'atto è moralmente buono quando suppone ad un tempo la bontà dell'oggetto, del fine e delle circostanze. L'oggetto scelto può da solo viziare tutta un'azione, anche se l'intenzione è buona. Non è lecito compiere il male perché ne derivi un bene. Un fine cattivo può corrompere l'azione, anche se il suo oggetto, in sé, è buono. Invece un fine buono non rende buono un comportamento che per il suo oggetto è cattivo, in quanto il fine non giustifica i mezzi. Le circostanze possono attenuare o aumentare la responsabilità di chi agisce, ma non possono modificare la qualità morale degli atti stessi, non rendono mai buona un'azione in sé cattiva.

LUMEN - L'atto è socialmente corretto quando suppone ad un tempo il rispetto delle regole, la bontà del fine e l’utilità delle conseguenze. Il mancato rispetto delle regole può da solo viziare tutta un'azione, anche se l'intenzione è buona. Può essere però lecito compiere un male minore perché ne derivi un bene maggiore. Un fine cattivo può non corrompere l'azione,  se le conseguenze sono buone. Invece un fine buono non rende buono un comportamento che non rispetta le regole, in quanto il fine può giustificare i mezzi, ma non la violazione delle regole. Le conseguenze consentono di giudicare la responsabilità di chi agisce, purchè siano prevedibili.



369. Vi sono atti che sono sempre illeciti?

CATECHISMO - Vi sono atti, la cui scelta è sempre illecita a motivo del loro oggetto (ad esempio la bestemmia, l'omicidio, l'adulterio). La loro scelta comporta un disordine della volontà, cioè un male morale, che non può essere giustificato con il ricorso ai beni che eventualmente ne potrebbero derivare.

LUMEN – Non vi sono atti la cui scelta è sempre illecita a motivo del loro oggetto. La loro scelta può essere giustificato dal rispetto delle regole o dalle conseguenze oggettivamente positive.

domenica 5 giugno 2011

Lezioni di Catechismo - 1

L'UOMO IMMAGINE DI DIO

358. Qual è la radice della dignità umana?

CATECHISMO - La dignità della persona umana si radica nella creazione ad immagine e somiglianza di Dio. Dotata di un'anima spirituale e immortale, d'intelligenza e di libera volontà la persona umana è ordinata a Dio e chiamata, con la sua anima e il suo corpo, alla beatitudine eterna.

LUMEN -  La dignità della persona umana si radica nel rispetto della dignità altrui. Dotata d’intelligenza razionale e di libera volontà. la persona umana è chiamata a rispettare la dignità altrui per vedere riconosciuta la propria.



LA NOSTRA VOCAZIONE ALLA BEATITUDINE



359. Come raggiunge l'uomo la beatitudine?

CATECHISMO - L'uomo raggiunge la beatitudine in virtù della grazia di Cristo, che lo rende partecipe della vita divina. Cristo nel Vangelo indica ai suoi la strada che porta alla felicità senza fine: le Beatitudini. La grazia di Cristo opera anche in ogni uomo che, seguendo la retta coscienza, cerca e ama il vero e il bene, ed evita il male.

LUMEN - L'uomo raggiunge la beatitudine quando è felice, il che si verifica con la cessazione di un dolore. Leopardi, in una delle sue poesie, indica la strada che porta alla felicità: “piacer figlio d’affanno”. La felicità opera in ogni uomo, me è più frequente in colui che, seguendo la retta conoscenza, cerca e ama il vero e il bene, ed evita il male.



360. Perché le Beatitudini sono importanti per noi?

CATECHISMO - Le Beatitudini sono al centro della predicazione di Gesù, riprendono e portano a perfezione le promesse di Dio, fatte a partire da Abramo. Dipingono il volto stesso di Gesù, caratterizzano l'autentica vita cristiana e svelano all'uomo il fine ultimo del suo agire: la beatitudine eterna.

LUMEN - Le Beatitudini sono al centro della predicazione di Gesù, riprendono e portano a perfezione le promesse di vita eterna, fatte dalla religione. Dipingono un obbiettivo inesistente, caratterizzano l'illusoria attesa cristiana e nascondono all'uomo il fine ultimo del suo agire: la felicità su questa terra.



361. In che rapporto sono le Beatitudini col desiderio di felicità dell'uomo?

CATECHISMO - Esse rispondono all'innato desiderio di felicità che Dio ha posto nel cuore dell'uomo per attirarlo a sé e che solo lui può saziare.

LUMEN - Esse rispondono all'innato desiderio di felicità con un falso scopo che prende  posto nel cuore dell'uomo per attirarlo ad un’altra vita, che non esiste e che pertanto non può saziare.



362. Che cos'è la beatitudine eterna?

CATECHISMO - È la visione di Dio nella vita eterna, in cui noi saremo pienamente «partecipi della natura divina» (2 Pt 1,4), della gloria di Cristo e del godimento della vita trinitaria. La beatitudine oltrepassa le capacità umane: è un dono soprannaturale e gratuito di Dio, come la grazia che ad essa conduce. La beatitudine promessa ci pone di fronte a scelte morali decisive riguardo ai beni terreni, stimolandoci ad amare Dio al di sopra di tutto.

LUMEN – Non può esistere, perché oltrepassa le capacità umane: è un invenzione  soprannaturale e indimostrabile della religione, come la grazia che ad essa è associata. La beatitudine promessa pone il credente di fronte a scelte morali impossibili riguardo ai beni terreni, stimolandolo ad accettare la sofferenza al di sopra della propria felicità.

giovedì 2 giugno 2011

Le tre leggi del Fenotipo

LUMEN - Salve, Eugenio. Vedo che hai un libro con te. Cosa stai leggendo ?
EUGENIO – Un libro di Isaac Asimov sui Robot.

LUMEN - Bello. Scommetto che vengono citate anche le sue famose 3 leggi della robotica.
EUGENIO  – Sì, e devo dire che a me piacciono molto. La prima legge dice: “Un robot non può recare danno ad un essere umano”. La seconda legge dice “ Un robot deve eseguire gli ordini salvo che questo contrasti con la prima legge”. E la terza dice “Un robot deve proteggere la propria esistenza, salvo che questo contrasti con la prima o con la  seconda legge”.

LUMEN  – Esatto. Ebbene, anche il Fenotipo Consapevole ha le sue 3 leggi.
EUGENIO  – Ti ascolto.

LUMEN – Prima legge. “Un Fenotipo Consapevole non deve mai fare mai nulla contro di sé”.
EUGENIO  – Giusto. Sarebbe sciocco da parte sua.

LUMEN - In effetti il Fenotipo consapevole sa che la sua vita è importante ed unica e che non deve rovinarsela da solo.
EUGENIO  - C'è già la sorte avversa che ci pensa.

LUMEN - Proprio così. Quindi non aggiungerà mai pericolo a pericolo.
EUGENIO  -  Certo, però, che se ti guardi intorno...

LUMEN - Hai detto bene. Molti esseri umani non si rendono conto di questo e passano il tempo a farsi del male da soli. Per esempio si danno alla violenza aggressiva, vanno volontari in guerra, si battono per una donna, o per un uomo, si mettono volontariamente in situazioni di rischio per provarne l'ebbrezza e cose simili.
EUGENIO  - Ovviamente non si tratta di fenotipi consapevoli.

LUMEN - Certamente no, sono semplici schiavi del genoma.
EUGENIO  - Andiamo avanti.

LUMEN – Seconda legge “Un Fenotipo Consapevole deve adeguarsi alla società in cui vive, salvo che questo non contrasti con la prima legge”.
EUGENIO  – Questa è più sottile. Fammi qualche esempio.

LUMEN - Un vero fenotipo consapevole, essendo necessariamente in minoranza, pensa in modo molto diverso da quello corrente nella società  cui vive.
EUGENIO  - E' inevitabile.

LUMEN - Però deve stare attento a quello che dice ed a come si comporta  perchè non verrebbe compreso e la cosa gli sarebbe nociva. Così, per esempio, pur essendo necessariamente ateo, se vive in una società bigotta, non andrà a dirlo in piazza, ma si limiterà a vivere l'ateismo dentro di sè. Dovrà venire allo scoperto solo e soltanto se l'accettazione passiva del pensiero corrente rischia di causarrgli un danno, perchè in tal modo violerebbe la prima legge.
EUGENIO  - Mi pare giusto.

LUMEN - E infine, lerza legge “Un Fenotipo Consapevole deve godersi la vita, salvo che questo contrasti con la prima o con la  seconda legge”.
EUGENIO  – Perfetto, direi.

LUMEN – Quindi tutti i divertimenti sono leciti purchè sani, e quindi vanno esclusi quelli, molto seguiti dai fenotipi schiavi, che fanno del male a chi li pratica: droga , alcolismo, rischi sessuali, eccetera. Questo non è godersi la vita, ma rovinarsela con assoluta certezza e un fenotipo consapevole non lo farà mai. E se i propri divertimenti sono in contrasto con la società corrente, si cercherà di viverli nel silenzio, in modo riservato.
EUGENIO - In fondo, si tratta semplicemente di vivere in maniera piena e consapevole.

LUMEN - Già, ma pare una cosa troppo difficile per la maggioranza delle persone, schiave del proprio genoma. Per questo diventare un Fenotipo Consapevole è l'unico modo per godersi al meglio la vita, ma è anche, purtroppo, una posizione di minoranza e non tutti ci possono riuscire.
EUGENIO - E come si pone il Fenotipo Consapevole nei confronti dei guai che la vita ci presenta ?

LUMEN - Direi che anche qui possiamo usare la regola del tre.
EUGENIO - Ovvero ?

LUMEN - Il Fenotipo Consapevole, di fronte ai problemi della vita,  deve essere "Prudente, Intelligente e Saggio".
EUGENIO - Spiegati meglio.

LUMEN - Anzitutto deve essere "Prudente", per evitare di aggiungere altri guai, causati da se stesso, a quelli che la sorte gli porta naturalmente.
EUGENIO - Giusto. Troppa gente va a cercarsi i problemi da sola.

LUMEN - Poi deve essere  "Intelligente", per affrontare e risolvere al meglio i problemi che hanno una soluzione.
EUGENIO: In effetti molti problemi, se affrontati correttamente, si possono risolvere.

LUMEN - Ed infine deve essere "Saggio", per accettare serenamente i problemi che non si possono risolvere, evitando di rovinarsi la vita.
EUGENIO - Grazie, Lumen, adesso mi è tutto più chiaro.

LUMEN - Ne sono lieto.