martedì 11 giugno 2024

Uomini e Donne

Sui rapporti tra i due sessi è stato detto e scritto di tutto, da millenni.
Ho pensato pertanto di dedicare anch'io un post a questo argomento, pubblicando una breve intervista che il noto psicologo Paolo Crepet ha rilasciato al quotidiano 'Il Giornale'.
A seguire (sperando che nessuno si offenda), due pensierini del sottoscritto.
LUMEN



<< GIORNALE - Professore come vede la donna moderna ?
CREPET - Sono contento di vedere che le donne si stanno affermando sempre di più, e in settori sempre più vasti. Tutto questo è degno di un Paese civile. Le donne stanno superando numericamente gli uomini, si stanno imponendo per caparbietà ed intelligenza. Ma non faccio distinzioni di genere: una persona deve valere indipendentemente dal sesso. Essere donna non è né un vantaggio, né uno svantaggio. Sono le capacità a dare sostanza all’individuo.

GIORN. - Quali consigli darebbe a questo "femminino" apparentemente dalla scarsa autostima?
CREPET - L’avere poca autostima è un'eredità del passato, di una cultura maschilista, patriarcale, che non consentiva di avere e sfruttare le chances che la vita poteva offrire. Le ragazze non erano stimolate a studiare e a lavorare, ma a sposarsi e a fare figli. La nostra autostima dipende dalla “prateria che si ha davanti a sé”, se è un campo ridotto, saranno ridotte anche le opportunità. Il rischio di avere poca stima e costruire poco è molto alto.

GIORN. - Imitare gli uomini e i loro atteggiamenti pensa che abbia tolto alla donna quel suo quid che la rende unica ?
CREPET - Credo che ci siano tanti modi per esprimere la propria individualità. Ma anche di sedurre, amare, volersi bene, primeggiare, perché dipendono dalla nostra visione del mondo. Le donne non devono fare l’errore di copiare gli uomini, devono riappropriarsi della loro femminilità, esprimendola senza timore. Si impegnino a far emergere quelle che sono le loro peculiarità, saranno quelle ad affascinare e ad irretire.

GIORN. - La donna sembra non voler invecchiare, quando invece dovrebbe maturare con il tempo. Perché vuol piacere più agli altri che a se stessa?
CREPET - Piacere non è un difetto, non è da condannare, non è una patologia. Il narcisismo di cui tanto oggi si parla, non è altro che un prodotto della nostra società, della nostra autostima ed è una conseguenza naturale. Viviamo in una società che vuole visibilità, leggerezza, lustro. L’immagine da restituire è proprio questa: scintillante, bella e ridente. Le donne che curano il proprio aspetto sono da ammirare, rendono felici chi le guarda,chi gli sta intorno. Se penso a mia nonna e a mia madre, la loro vita a quarant'anni si era fermata, pensavano solo ad accudire gli altri, non avrebbero mai osato uscire a comprarsi un maglioncino di cachemire.

GIORN. - Che madri sono le donne oggi e perché non riescono ad essere incisive e stimolanti nella vita dei figli?
CREPET - Perché sono madri che sviluppano enormi sensi di colpa, perché si rendono conto che è un percorso difficile da intraprendere, ma soprattutto da portare fino in fondo. Non si sentono adeguate, pronte a un “incarico” che appare più grande di loro. Nella vita è necessario saper scegliere cosa essere,cosa fare di sé e portare a termine questo compito. A volte serve una vita intera. >>



COSA VOGLIONO LE DONNE
A costo di essere accusato di sessismo (come va tanto di moda oggi) provo a cimentarmi con una delle domante più ricorrenti che si pongono gli uomini: ma insomma, cosa vogliono davvero le donne ?
Dopo attenta riflessione (ed aiutato dalle mie esperienze personali), sono giunto alla conclusione che la maggioranza delle donne (salvo le inevitabili eccezioni) voglia sostanzialmente queste 4 cose:
= Avere dei figli (almeno uno)
= La compagnia di un uomo
= Essere indispensabili
= Sentirsi superiore alle altre donne (possibilmente in bellezza).
Tutto il resto è sovrastruttura.
LUMEN


COSA VOGLIONO GLI UOMINI
E gli uomini, invece, che cosa vogliono ?
Dopo ulteriore riflessione (ed agevolato dal fatto che appartengo a questa categoria) penso che la maggioranza degli uomini (salve sempre le inevitabili eccezioni) voglia sostanzialmente queste 3 cose:
= Avere degli eredi (almeno uno)
= Fare tanto sesso
= Sentirsi superiore (a chiunque).
In fondo, come diceva il personaggio (femminile) di un romanzo di Carofiglio, gli uomini sono esseri semplici.
LUMEN

mercoledì 5 giugno 2024

Rivoluzione A.I.

L'ultima rivoluzione tecnologica a cui stiamo assistendo è quella della 'Intelligenza Artificiale', in genere indicata con la sigla inglese 'A.I.'. Può piacere o non piacere, ma non c'è modo di ignorarla, né di evitarla.
Alla A.I. è dedicato il post di oggi, che riporta quattro diverse considerazioni su alcuni aspetti di questa innovazione.
LUMEN


CONSUMO ENERGETICO
Sul Web è possibile reperire una discreta mole di informazioni preoccupate riguardo ai notevoli consumi energetici dell’intelligenza artificiale (AI).
L’addestramento di Chat GPT-3 richiede poco meno di 1.300 MWh di elettricità, equivalente più o meno al consumo annuo di 130 case americane o a 1.625.000 ore di visione di film di Netflix. Per quanto riguarda la generazione di un’immagine da AI, la quantità di energia uguaglia quella della ricarica della batteria di un cellulare. (...)
A consumi tanto imponenti corrisponde ovviamente un’impronta ecologica altrettanto importante.
L’addestramento di Chat GPT-3 nei data-center richiede direttamente 700.000 litri d’acqua (escludendo quella consumata per generare elettricità e produrre i chip) e una interazione di 20-50 domane con l’AI ne comporta almeno mezzo litro; e si tratta di ‘acqua blu’, dolce e potabile, mentre per produrre carne bovina (per riportare un caso di consumo idrico frequentemente denunciato) se ne utilizza principalmente di ‘verde’, cioé piovana.
Ovviamente l’impatto di Chat GPT-4, essendo più potente, è ancora maggiore; Marco Pedran sostiene addirittura la necessità della fusione nucleare per una diffusione capillare della AI.
IGOR GIUSSANI


LAVORO INTELLETTUALE
Sono secoli che la tecnologia fa cose che prima facevano le persone o gli animali, dalla tessitura ai lavori nei campi alle banche alla guerra, e ci si preoccupa soltanto adesso perché si va a toccare il lavoro degli intellettuali e degli artisti, tra i pochi privilegiati rimasti nella nostra società. 
Che si arrangino: hanno sacrificato contadini e operai e poi impiegati, adesso tocca a loro. O tutti o nessuno, giusto?
È tutta una questione economica: siamo ancora in grado di fare le cose a mano o in modo “biologico”, solo che non conviene a causa principalmente di incentivi economici che rendono poco costosa l’energia, con cui si fanno tutte queste cose, e costoso il lavoro. 
Con l’intelligenza artificiale è lo stesso: tutti questi computer non vanno ad aria. Questo è l’unico tema che veramente mi interessa e che non appare nel dibattito: produttività, progresso, tecnologia, sono in buona parte solo dei modi per dire: energia a basso costo sovvenzionata con soldi pubblici. 
La domanda veramente interessante è finché durerà, a che prezzo, e che potere abbiamo sul suo utilizzo. Senza questa energia, torneremo/mmo ad andare a piedi e a frequentare il teatro anziché guardare Netflix.
L’intelligenza artificiale sarà la fine dell’umanità? Nessuno può dirlo. Stiamo creando talmente tanti presupposti per la nostra estinzione che questo si può al massimo aggiungere alla lista.
GAIA BARACETTI


INFORMAZIONE DISTORTA
L’aumento della disinformazione è un aspetto negativo dell’intelligenza artificiale a cui stiamo già assistendo.
Nel 2020, il gruppo di attivisti Extinction Rebellion ha utilizzato Deepfake per produrre un discorso fittizio del primo ministro belga Sophie Wilmès. Hanno preso un vero discorso video di Wilmès e hanno usato l’intelligenza artificiale per manipolare le sue parole. Il risultato: la disinformazione. (...)
Purtroppo questo non è stato l’unico caso. I deepfakes saranno sempre più utilizzati in futuro per campagne di disinformazione mirate che minacciano i nostri processi democratici e causano polarizzazione sociale. Inoltre, esistono bot online in grado di creare testi falsi come articoli di notizie o tweet per diffondere idee distorte. (…)
Tali tecnologie potrebbero significare il “collasso della realtà”, come ha detto The Atlantic. Con i deepfake e i bot online che diffondono disinformazione, la società potrebbe vedere “sfumare i confini tra realtà e finzione e la fiducia nelle nostre istituzioni politiche vacillare.
CHIARA ARENA


GUIDA AUTOMATICA
Facciamo un esempio [di A.I.]: un’auto che si guida da sola. Come vi aspettate che funzioni? Come chiedete all’auto di andare in un dato posto? 
Allora, voi arrivate a Tokyo. Uscite dalla stazione, e a quel punto prendete un taxi che si guida da solo. Come lo azionate, di preciso? Entrate nel taxi, e cercate qualcosa che sembri un tablet , perche’ pensate ci sia un navigatore. (...) 
Ma una macchina che si guida da sola e’ costruita per essere, idealmente, usata da chiunque, anche senza patente. Come un taxi. Dunque? Il problema e’ questo: vi manca un’interfaccia tra voi e l’automobile.
Ma supponiamo pure che abbiate mai usato un navigatore. Siete in Giappone. Sapete il giapponese? (…) Se avete gia’ installato cose simili vi aspettate che ci sia una schermata iniziale ove scegliete la lingua, sperando che ci sia l’italiano. E dopo… buona fortuna ad usare un navigatore giapponese. Magari siete bravi. Magari no. E’ un bel problema. L’interfaccia fa schifo.
Oppure, parlate al taxi. Semplicemente. Come fareste se ci fosse un tassista. “Portami in via Kentaro Miura, al 666”. E allora arriva qualcosa che, come ChatGPT, vi ascolta, capisce che lingua parlate, capisce cosa volete, e passa la cosa ad una macchina. Quella che avete appena visto e’ un’interfaccia uomo-macchina. (...)
La nostra auto che si guida da sola ha due componenti: una parte che chiamero’ interfaccia, e una che chiamero’ “business logic”, addetta ad eseguire funzioni di utilita’. (il concetto nasce in economia, ma ora lo usano anche in robotica).
Come potete ben pensare, la funzione di una di queste macchine e’ quella di capire un ordine ricevuto. Partendo dall’idea che chi fornisce un ordine, stia lavorando perche’ esso venga capito. Ascoltare e capire.
Per questo [ChatGPT] ha questo “superpotere”. Da questo tipo di applicazioni dipende la capacita’, in futuro, di avere oggetti parlanti.
URIEL FANELLI

giovedì 30 maggio 2024

Pensierini – LXXI

UN DIO PERDENTE
Sul personaggio di Gesù Cristo (così come lo conosciamo attraverso la religione) sono state dette moltissime cose. 
Mi ritengo pertanto autorizzato a dire la mia e cioè che Gesù - per la prima volta nella storia dell'umanità - è stato la divinizzazione di un Dio perdente. 
Ed inoltre che, anche come uomo, è stato un fallimento sotto tutti i punti di vista.
Come Leader, perchè è stato abbandonato dal suo stesso popolo.
Come Profeta, perchè nessuna delle cose da lui predette si è verificata.
Come Maestro Spirituale, perchè nessuna delle idee da lui predicate è stata messa in pratica dai suoi seguaci, a cominciare dal famoso 'amore per il prossimo'.
Eppure questo personaggio ha dominato la cultura occidentale per due millenni. Misteri della psiche umana.
LUMEN


A COSA SERVE LA CULTURA
La cultura umana serve, in buona sostanza, per opporsi alle spinte istintive che ci vengono dalla natura.
Ha lo scopo, cioè, di moderare i condizionamenti genetici che ci accomunano agli altri animali, rendendoci meno aggressivi, meno egoisti, più assennati e più lungimiranti.
Invece, si vede molto spesso che la cultura finisce per assecondare le suddette spinte genetiche, tirando, in sostanza, dalla stessa parte.
In questo caso i due effetti - natura e cultura - si sommano: e non è un buon segno per la società.
LUMEN


NEURONI SPECCHIO
Credo che buona parte del fastidio e di repulsione che ci provocano le effusioni tra omosessuali possa derivare dai “neuroni specchio”.
Questi neuroni - che sono alla base dell'empatia - funzionano in modo che quando un individuo osserva una certa azione compiuta da un altro soggetto, attiva le stesse emozioni di quando l'azione viene compiuta da lui stesso.
E' probabile pertanto che quando un eterosessuale vede due omosessuali del suo stesso sesso impegnati in qualche effusione, per esempio che si baciano, ed attiva quindi i suoi neuroni specchio, istintivamente si immedesima in un comportamento che per lui è molto sgradevole.
Da qui un senso di empatia negativa e quindi di ripulsa verso quella persona.
LUMEN


UNA DOPPIA ETICA
Tutti sanno che l'Etica si riferisce ai rapporti tra il Bene ed il Male, ma non tutti sanno che di Etiche ce ne sono due: quella del Genotipo (l'insieme del pool genico) e quella del Fenotipo (il singolo individuo).
Per il Genotipo, il Bene è dato dalla massima replicazione ed il Male dall'assenza di replicazione; mentre per il Fenotipo, il Bene e il Male sono legati al benessere (o al malessere) della sua vita personale.
Le due prospettive, purtroppo, sono spesso in contrasto tra loro, e questo finisce per confonderci le idee, in quanto, a seconda della prospettiva in cui guardiamo le cose (come Fenotipo o come strumento del Genotipo) il Bene può diventare Male e viceversa.
Così si finisce per non capirsi e per litigare quasi su tutto.
LUMEN


RISCALDAMENTO GLOBALE
Dal basso della mia ignoranza, sono convinto che il clima terrestre stia effettivamente cambiando, diventando più caldo, e questo in parte per motivi astronomici (attività del sole et similia) ed in parte per l'attività antropica.
Però non sappiamo con precisione quali sono le rispettive percentuali. Potrebbe essere 50 e 50, oppure anche solo 90 e 10 (90 % il sole).
Pertanto, invece di litigare su questo punto e sprecare soldi e risorse in attività di dubbio esito, non sarebbe meglio concentrarci sul fatto in sè: cioè che il clima terrestre si stia riscaldando ed intervenire direttamente sulle conseguenze che arriveranno ?
L'aumento della temperatura globale avrà dei pro e dei contro: non sarebbe meglio lavorare sui primi e cercare di minimizzare i secondi ?
Ma forse alle elites economiche interessano altre cose.
LUMEN
 
 
PEZZI UNICI
Gli uomini hanno certamente gli stessi diritti, ma non sono tutti uguali.
Ogni uomo è diverso; e non solo perchè è il frutto di una combinazione genetica unica ed irripetibile (salvo il caso dei gemelli omozigoti).
Siamo tutti diversi - siamo tutti dei 'pezzi unici' - perchè unici sono i nostri ricordi.
LUMEN

venerdì 24 maggio 2024

Stati Uniti d'Europa

Nei confronti dell'attuale Unione Europea, che ha una struttura istituzionale molto particolare (unica al mondo), gli italiani si sono sostanzialmente divisi in tre categorie.
Ci sono i nostalgici, che vorrebbero il ritorno alla Lira ed all'autonomia nazionale di una volta (con una sorta di Italexit), poi ci sono i neutrali, ai quali la situazione, tutto sommato, sta bene così, ed infine ci sono i federalisti (quorum ego) che si augurano una maggiore integrazione, onde evitare di restare a metà del guado.
A questi ultimi è dedicato il post di oggi, scritto da Uriel Fanelli con il suo consueto stile graffiante e provocatorio.
LUMEN


<< C'e' un'idea che gira per i giornali “liberisti” come il Corriere (e relativi intellettuali) , e riguarda il fatto che la EU dovrebbe lasciar perdere l'Unione, e diventare un paese come gli USA. Solo diventando identici agli USA, secondo queste persone, potremo essere davvero felici, potenti e ricchi.

Il guaio viene da un semplice fatto: gli USA non sono ne' felici, ne' potenti ne' ricchi: sono un paese assolutamente infelice, assolutamente prepotente, e quanto alla richezza, e' un fenomeno di nicchia.

Ma partiamo prima dalla fattibilita'. Parliamo di insularita'. I paesi anglosassoni hanno, forse proprio con l'eccezione degli USA, un problema forte di insularita'. L'Australia e' circondata da oceano. L' Inghilterra e' circondata dal mare. La Nuova Zelanda e' circondata dal mare. Canada e USA trasformano il Nord America in un'isola, con l'eccezione del confine messicano.

Quella americana e', cioe', una cultura insulare. Come tutte le culture insulari, sono abituate a pensare di rappresentare un mondo in se', e non sono abituate a pensare in termini di confine, se non come di “ostacolo”. Per questa ragione il confine messicano li sta facendo impazzire.

Un paese normale risolverebbe il problema di quel confine con un incontro al vertice tra i due leader (Messicano e Statunitense) e un accordo bilaterale per la gestione delle frontiere e delle dogane. Al contrario, pensa al confine come ad un ostacolo insormontabile, che viene sormontato solo in caso di invasione. Non ci sono altri attraversamenti degni di nota se non l'invasione.

Per un paese europeo la cosa e' leggermente diversa. Siamo coscienti del fatto che oltre il confine ci siano altri paesi, e che i movimenti e le migrazioni sono, tutto sommato, eventi frequenti e normali. Solo col nazionalismo ottocentesco si e' formata questa cultura forte del confine assoluto, etnico e statale. (…)

Con questo, voglio dire che in qualsiasi modo si unifichi l'Europa, non potrebbe MAI essere come gli USA, perche' il continente europeo NON ha quell'insularita' che serve a sviluppare una cultura come quelle anglosassoni, che e' particolarmente identitaria. Ma il problema sarebbe chiedersi per quale ragione questi “intellettuali” vogliono che la UE diventi come gli USA. Cosa vi manca, di preciso?

La prima risposta e' “La Guerra”. Ma questo concetto viene da Hollywood. Quando si guardano i film di hollywood, gli USA sembrano vincere sempre. Ma se leggiamo un libro di storia, osserviamo che l'unica guerra chiaramente vinta dagli USA e' stata la seconda guerra mondiale. Infatti la loro Hollywood ne e' ossessionata. Da quel momento in poi, onestamente nessuna operazione imperiale (= operazioni di politica estera mediante strumenti militari) americana all'estero ha funzionato.

E c'e' una seconda cosa. Quando non condividi un confine perche' sei insulare, se perdi la guerra riporti a casa i soldati e finisce li'. Se invece hai un confine in comune col nemico, tu ritiri i soldati e li riporti a casa, ma il nemico varca il confine e viene in casa tua. Se un paese insulare perde una guerra, ci ha rimesso i costi della guerra e l'umiliazione politica. Se la perde un paese non insulare, i costi sono quelli della guerra, quelli politici, e quelli di un'invasione nemica.

Non possiamo dire che gli USA siano particolarmente bravi a vincere la guerra. Possiamo dire che sono particolarmente bravi a devastare nazioni. Sono due cose diverse. Sono due cose diverse perche', in ultima analisi, se vogliamo un esercito offensivo come quello USA, di quelle dimensioni, la domanda che dobbiamo farci e' “ma chi dobbiamo devastare?”. E la seconda e' “e come gestiamo eventuali sconfitte?”.

Se fossero stati un paese europeo, in lotta coi confinanti, gli USA sarebbero stati invasi da soldati vietnamiti, nordcoreani e afgani. Sono tutti i posti ove sono stati sconfitti militarmente. Invece hanno solo tirato indietro i loro soldati. Viene da chiederci, quindi, per quale motivo un continente come quello europeo debba sognare di fare molte guerre.

E siamo poi sicuri che sarebbero tutte al fianco degli USA? (…) Ogni volta che formate un esercito potente e il vostro governo parla con voce sicura e forte, notiamo una cosa: gli USA diventano tuoi nemici. Gli USA non tollerano che esistano altre nazioni potenti, specialmente militarmente potenti, senza diventare loro nemici.

Gli stati uniti d'Europa che sognate, cari intellettuali, si troverebbero in guerra con gli USA in pochi anni. Solo per il fatto di essere militarmente potenti e non essere gli USA. Non ha senso per un intellettuale filoamericano sognare un'europa militarmente potente, perche' questo implica una guerra in arrivo, contro gli USA. (…)

E se togliamo la parte militare, cosa vogliamo, esattamente, del diventare “una copia degli USA”? Certo, gli USA del 1950 ci piacevano, e sino agli anni 80 erano anche un paese godibile. Ma oggi, di preciso, perche' vorreste trasformare tutto in un'altra america ?

Per vedere Mc Donald's nella Torre di Pisa? Per vedere il Pantheon diventare un centro commerciale? Per perdere ogni diritto alle ferie, ed essere rovinati se vi ammalate di una malattia cronica? Per avere la peggiore polizia del mondo e un sistema giudiziario ridicolo, se non patetico? Per cosa, di preciso, vorreste vivere negli Stati Uniti d' Europa ? >>

URIEL FANELLI

sabato 18 maggio 2024

La settima Arte – (4)

Quarto appuntamento con il cinema, con la recensione di altri 3 film famosi, scelti tra i mei preferiti. I testi sono tratti dal sito MYMOVIES.IT
LUMEN


IL PADRINO  (1972)

<< Il Padrino si pone nella storia del cinema come un pietra miliare. Un capolavoro a cui tendere, da cui apprendere un modo di fare cinema oggi, ahimè abbandonato.

L'elemento di fondo è la PASSIONE! Una passione viscerale del regista verso la sua creatura, una passione incondizionata da parte di un cast di attori senza precedenti nella storia, una passione eccezionale da parte dello scrittore che ha fornito la trama del film.

Dai commenti [del regista] emerge l'amore che il regista ha riversato nel film. Parlo di cura dei dettagli, parlo di uno chef che cura la sua migliore portata da far recensire ai critici, con la più totale attenzione agli ingredienti, alla cottura, a tutto ciò che fà di una creazione un'opera d'arte. Perchè di arte si tratta quando si parla del Padrino.

Cosa occorre ad un film per essere un capolavoro? Semplice, una grande sceneggiatura, un grande regista, un grande cast. Presto detto, un romanzo splendido di Puzo, un regista sopraffino e un cast composto dalla divinità del cinema Marlon Brando (Pacino dirà di lui: "recitare con Marlon era come recitare con Dio"); Al Pacino (che se Brando era Dio, può essere considerato senza blasfemia, il figlio); un Robert Duvall magistrale, Diane Keaton splendida, Cazale azzeccatissimo, ma come scordare James Caan e tanti altri!

E' un capolavoro perchè fornisce un quadro fedelissimo della realtà di quegli anni, crea un atmosfera ed un convogimento unici, che fanno parteggiare per i "cattivi" che lo spettotore è indotto a vedere come amici, quasi famigliari! Insomma, musiche di Rota e del padre di Coppola, eccezionali, ambientazioni perfette, ricostruzioni storiche ineccepibili! >>

<< Madornale successo di pubblico per quello che è un indiscusso capolavoro del cinema, primo di una saga che fece risplendere nel firmamento di Hollywood il magistrale Brando e lanciare Pacino, inquietante e al tempo stesso bravissimo.

Tutto in questo film è passato alla storia: il cast stellare, la sequenza finale del battesimo in cui la festeggiata è nientemeno che Sofia Coppola, figlia del regista, il tema musicale di Nino Rota, la “cultura” mafiosa, gli ambienti siciliani. Anche se vederlo e apprezzarlo non significa stare dalla parte della malavita. Ebbe 3 Oscar: film, regia, M. Brando. >>


SCENT OF A WOMAN  (1992)

<< Super-capolavoro , semplicemente ! Una pellicola da una trama intensa e passionale che mostra un paradosso affascinante in cui due parti opposte convivono essenzialmente l'una su l'altra.

Il magistrale Al Pacino , alias " vecchia volpe " Slade , nonostante non possa vedere con gli occhi, guarda comunque il mondo con le percezioni, l'esperienza, la furbizia, la scaltrezza e una buona dose di malizia e metaforicamente apre la strada del mondo all'ingenuo, impacciato, un pò imbranato, ma puro e buono di cuore Charlie Simms, il quale a sua volta diventa gli occhi reali del colonnello Frank, che lo conducono e guardano per lui dove lui ovviamente non può.

L'uno insegna con durezza le regole della vita e la malizia all'altro, i piaceri dell'umo e i vizi , la bellezza poetica e carnale della donna che come una musa ispira la sua vita con il profumo che inebria i suoi sensi, e condivide la sua preziosa fornendo anche utilissimi consigli.

Da parte sua, Charlie mostra all'uomo l'integrità morale di una persona che anche se giovane e in una situazione di disagio " non si vende ", che ha dei principi che formano veramente il carattere e che (non di meno !) gli darà una ragione per continuare a vivere, facendolo illuminare di tutta la sua luce e traendolo fuori dal buio e freddo baratro della depressione dandogli speranza. >>

<< Grandissimo capolavoro del regista Martin Brest ed eccellente interpretazione di Al Pacino, che solitamente viene associato all' immagine del gangster, in questo film l' attore dimostra di avere capacità straordinarie riuscendo a compiere con assoluta bravura la parte del cieco, facendola sembrare quasi facile, ma come sempre, non allontanandosi più di tanto dalla parte del "duro".

La trama fa scoprire un Frank Slade sempre diverso, che cambia grazie al rapporto con Charlie Simms. Il ragazzo trasmette la sua sensibilità e la sua pura ingenuità al tenente, che a sua volta insegna quelli che sono invece i suoi valori, ed è cosi che nasce tra i due un rapporto, che all' inizio sembrava quasi impossibile.

La riunione con i parenti, la guida della Ferrari, il discorso finale e il ballo del tango, sono tutte scene stupende rese indimenticabili da un Al Pacino al meglio della sua forma. Il protagonista riesce a superare una fase depressiva causata sia dalla dura vita passata nell' esercito, sia dalla perdita della vista.

Grazie alle sue due passioni: al primo posto la donna e al secondo, ma con grande distacco, la Ferrari, trova ancora la forza per andare avanti. I sensi, la sua esperienza, la furbizia e "il profumo" sono il nuovo originale modo per Slade di guardare il mondo.

La trama non è originalissima, ma non cade mai nella banalità. I dialoghi sono originali, in particolar modo il già citato monologo finale, che fa intendere quanto i due personaggi si siano legati. Nel complesso, un film da non perdere. >>


IL CASO THOMAS CRAWFORD  (2007)

<< Thriller di eccellente fattura, Il Caso Thomas Crawford, fa tornare in grande spolvero il genere "giallo vecchio stile", senza puntare su una messa in scena particolarmente originale, ma concentrando le proprie attenzioni sulla costruzione della storia e sui colpi di scena che accompagnano l'indagine del giovane Ryan Gosling, costantemente messo alle strette dal diabolico piano orchestrato da un Hopkins gigione come non mai.

Proprio la "sfida" tra i due talenti (Gosling conferma di essere un giovane di grande valore) costituisce il piatto forte del film, esaltato a dovere dalla sceneggiatura, che mette in bocca ad Hopkins delle battute di incredibile cinismo e sapido humour noir.

Gregory Hoblit, onesto artigiano, si mette a servizio dello script e firma una pellicola che, finalmente, non necessita di sofisticate trovate visuali per attrarre l'attenzione dello spettatore ma tiene col fiato sospeso il pubblico ponendogli la classica domanda: come riuscirà il buono (ma lo è davvero?) a incastrare il cattivo della situazione?
Appassionante dal primo all'ultimo minuto, per quanto forse non teso come avrebbe potuto essere, Il Caso Thomas Crawford è una bella ed insperata sorpresa. >>

<< Trama e atmosfere che catturano. Grande interpretazione di Gosling, capace di rendere credibile e profondo il cambiamento della condizione e motivazioni del detective, da rampante avvocato attratto dai soldi a procuratore che mette in gioco il suo futuro pur di "mettere un paletto nel cuore di un cattivo", mosso prima dalla motivazione di vincere il duello con l'Antagonista della sua vita, quello che l'ha sconfitto in modo imprevedibile, in un caso che appariva dall'esito scontato, e poi mosso da una motivazione più alta, religiosa, per la Giustizia.

Ambiguo e capace anche, alla fine, di inquietare lo spettatore quando trae il vantaggio decisivo proprio dall’atto più malvagio del criminale che ha fatto staccare la spina alla moglie; ciò che darà al procuratore la possibilità (che è la chiave di volta legale della vicenda) di processarlo di nuovo grazie alla modifica del reato imputabile (da tentato omicidio a omicidio).

In realtà il detective aveva fatto di tutto per contrastare quell’atto, ma l’inquietudine rimane perché il personaggio all'inizio aveva rivelato anche la sua estrema abilità nell'usare forme di inganno non banali. In conclusione, film bello perché capace di inquietare, mettere in dubbio lo schema apparente della realtà, farci chiedere se le cose stanno veramente come sembra. >>

domenica 12 maggio 2024

Relativismo e Libertà

Nel 2007 il sociologo Luciano Pellicani ha pubblicato un saggio dal titolo “Le radici pagane dell'Europa”, in cui dimostra, dati storici alla mano, la notevole dicotomia che esiste tra i principi (oscurantisti) del Cristianesimo ed i valori liberali dell'Europa moderna. Da questo libro è tratto il passo che segue.
LUMEN


<< Non è passato neanche un secolo da quando Pio XI fece questa solenne dichiarazione, la cui franchezza rende superfluo ogni commento: “Se c’è un regime totalitario – totalitario di fatto e di diritto – è il regime della Chiesa, dato che l’uomo appartiene totalmente alla Chiesa”.

E che, al fondo, la Chiesa cattolica non ha rinunciato alla pretesa di avere il monopolio della direzione intellettuale e morale dell’Europa, è confermato dall’omelia Pro eligendo romano pontefice pronunciata il 18 aprile 2005 da Joseph Ratzinger, nella quale si legge:

“La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde, gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo, fino al libertinismo; dal collettivismo all’individualismo radicale; dall’ateismo al vago misticismo religioso; dall’agnosticismo al sincretismo, e così via […]. Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare qua e là da ogni vento di dottrina, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo, che non riconosce nulla di definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”.

Parole illuminanti, quelle di colui che si apprestava a salire sulla “Cattedra di Pietro”: il relativismo ridotto alla “dittatura delle voglie del singolo”, laddove esso è la base assiologica della civiltà dei diritti e delle libertà!

La quale non ha assolutamente bisogno di un fondamento religioso; meno che mai di un fondamento teologico che si ispiri al Dio biblico, esclusivista e intollerante, che condanna come “figli di Satana” tutti coloro che non si sottomettono alla sua dispotica volontà.

Non si può non essere d’accordo con Giovanni Reale, quando afferma che “sotto la proclamazione del pari valore di tutte le culture si cela un azzeramento dei valori”, vale a dire il nichilismo assiologico; ma ciò non legittima la sua tesi, secondo la quale, “tolto il concetto del Dio cristiano, si toglie eo ipso il concetto stesso di persona, preso nel suo pieno spessore ontologico”.

Non si vede proprio perché mai il concetto di uomo come fine abbia bisogno di una base teologica su cui appoggiarsi. La dignità umana deve necessariamente essere fondata in un altro da sé?

Non è stata forse proclamata, su basi rigorosamente laiche, sin dalla pubblicazione della splendida Oratio de hominis dignitate di Giovanni Pico della Mirandola?. E non è forse vero che i bisogni e i desideri dell’homo carnalis, quei bisogni e quei desideri che la civiltà moderna considera “naturali” e, precisamente per questo, pienamente legittimi, sono stati, per secoli e secoli, sistematicamente demonizzati e repressi da quella che Michel Onfray ha chiamato la “litania delle proibizioni”?

Per rafforzare la sua tesi, Reale arriva a sottoscrivere il terroristico ammonimento di T. S. Eliot, secondo il quale “molti secoli di barbarie” ci attenderebbero se morisse il cristianesimo, poiché il cristianesimo è “tutta la nostra cultura”!.

Non di questo avviso era Bonhoeffer, il quale non si è limitato ad affermare che “non possiamo essere onesti senza riconoscere che dobbiamo vivere nel mondo – etsi Deus non daretur”; ha anche così descritto l’Europa divenuta “adulta” grazie alla rivoluzione culturale attuata dall’Illuminismo: “L’uomo ha imparato a bastare a se stesso in tutte le questioni importanti, senza l’ausilio dell’ipotesi di lavoro ‘Dio’.

Nelle questioni riguardanti la scienza, l’arte, l’etica, questo è diventato un fatto scontato, che praticamente non si osa più mettere in discussione; ma da circa 100 anni ciò vale in misura sempre maggiore per le questioni religiose; si è visto che tutto funziona anche senza Dio, e non meno bene di prima.

Esattamente come nel campo scientifico, anche nell’ambito generalmente umano Dio viene sempre più respinto fuori dalla vita e perde terreno”. I credenti hanno certamente il diritto che si riconosca il grande contributo che il cristianesimo ha dato alla costruzione della civiltà occidentale, non ultimo “la fatica disciplinata e incessante dei monaci che arrestò la marcia della barbarie nell’Europa occidentale e che rese di nuovo alla cultura terre che erano state abbandonate e spopolate al tempo delle invasioni”.

E hanno anche il diritto che si riconosca che la morale cristiana, centrata sull’imperativo che “dobbiamo fare del bene al nostro prossimo per amore di Dio”, ha un ruolo altamente positivo in una società, come quella in cui viviamo, centrata sul mercato e dunque propensa a tutto sacrificare sull’altare di Mammona. 
 
Infine, hanno il diritto di sottolineare con forza che la speranza cristiana svolge una insostituibile funzione: quella di soddisfare il “bisogno di senso”, che urge, sia pure con diversa intensità, in tutti gli uomini. 
 
Ma, se vogliono essere onesti, devono riconoscere:
1= che, senza la battaglia condotta dagli illuministi contro il fanatismo e l’odio teologico, “si sarebbe continuato a bruciare eretici e torturare persone”;
2= che negli ultimi secoli i più importanti prodotti della cultura filosofica e scientifica poco o nulla devono alla tradizione cristiana;
3= che Bayle aveva ragione quando scriveva che “una società di atei si comporterebbe in maniera civile e morale proprio come qualsiasi altra società, purché facesse punire i delitti e annettesse onore o infamia a certe azioni”;  
4= che è grazie alle istituzioni e ai valori della Città secolare che la micidiale carica di intolleranza contenuta nel Kerygma è stata disattivata; 
5= che il cristianesimo non ha il monopolio della morale, dal momento che esiste una morale laica: la morale della ragione, della tolleranza e dei diritti inalienabili dell’uomo;
6= che l’unico cristianesimo in armonia con lo spirito della Modernità è il cristianesimo liberale (...), che non fa il volto dell’arme ai valori dell’Illuminismo e vede nella laicità “una garanzia per la religione”. (...)

Per la tradizione giudaico-cristiana, la Legge – esattamente come accade nella tradizione islamica – è la manifestazione della volontà di Dio: è una Legge rivelata, di fronte alla quale all’uomo non resta che sottomettersi, senza possibilità alcuna di metterla in discussione.

Tant’è che San Giovanni Crisostomo non ha avuto esitazione alcuna a formulare il seguente teorema: “Quello che è fatto per volontà di Dio è ottimo anche se può sembrare malvagio; al contrario ciò che è fatto contro la volontà di Dio e gli dispiace, anche se viene giudicato ottimo, è invece pessimo e iniquo. Perciò, se qualcuno uccide un uomo, perché così vuole Dio, commette un omicidio che è meglio di qualsiasi atto di carità; e, ancora, se qualcuno risparmia un uomo, e lo tratta con indulgenza contro il volere di Dio, questa bontà è più criminale di un omicidio.Non è la natura dei fatti che rende le azioni buone o cattive, ma la volontà del Signore”.

Radicalmente altra è la concezione laica delle leggi e dei valori morali che le ispirano. Essi sono il prodotto di un permanente dialogo fra una pluralità di soggetti, individui e gruppi organizzati, che si svolge in uno spazio pubblico nel quale sono garantite le libertà fondamenta li, ivi compresa la libertà religiosa.

La più preziosa eredità che ci ha lasciato il secolo dei Lumi è il principio del “pubblico uso della ragione in tutti i campi”, che postula la “libertà in tutto, in religione, in filosofia, in letteratura, in industria, in politica”: un principio cui non si può rinunciare senza regredire verso la barbarie della spietata caccia agli eretici, che l’Europa ha conosciuto quando non era sottomessa alla “dittatura del relativismo”.

Un principio che “si è trasferito nei fatti, è penetrato nelle nostre istituzioni e nei nostri costumi, si è unito a tutti gli aspetti della nostra vita” a tal punto che, qualora fosse abolito, “dovremmo cambiare d’un colpo tutta la nostra organizzazione morale”. >>

LUCIANO PELLICANI