lunedì 6 maggio 2024

Pensierini – LXX

DEMOCRAZIA
E' opinione molto diffusa che i governi democratici, in quanto migliori delle dittature, debbano promulgare leggi giuste, in favore dell'intera popolazione; altrimenti gli scontenti hanno il diritto di scendere in piazza e ribellarsi.
Purtroppo non è così.
La democrazia, infatti, non consiste nel prendere decisioni che piacciono a tutti, ma solo che piacciono alla maggioranza, che può essere soltanto del 51 %.
In quel caso, ci sarà sempre una minoranza scontenta, che può arrivare sino al 49 %.
Può essere questo un motivo sufficiente per scendere in piazza ? Secondo me, no.
Democrazia vuol dire anche (ahimè) accettare civilmente le decisioni del 51 %.
LUMEN


ARTE INUTILE
Dice Philippe Daverio, il noto critico d'arte, che nella lingua della Grecia classica la parola “arte” non esisteva, ma veniva usato il termine “techne”, che non è la tecnica moderna, ma «la capacità di capire come si fa a fare una cosa in modo che sia “agathos”, cioè renderla utilizzabile, utile.»
Questo sembra confermare la mia convinzione che la natura più profonda dell'arte, quello che la caratterizza in modo particolare, sia la sua intrinseca inutilità.
Ma non sono sicuro che sia un complimento.
LUMEN


CONTRO LO STATO
Alcuni anarchici sostengono, in perfetta buona fede, che lo Stato è solo un’organizzazione criminale legalizzata.
E che come un'organizzazione criminale "comune" si basa su codici e regole (non scritte) rigide e implacabili, anche l’organizzazione criminale "Stato", si fonda sugli stessi meccanismi: al posto di codici taciti ha leggi scritte, fatte dai governanti a tutela di loro stessi e dell'organizzazione.
E concludono che, a ben guardare, il sistema peggiore è quello dello Stato, perché si tratta è un lupo travestito da agnello.
Io credo che queste persone non abbiano mai vissuto in zone dove il controllo effettivo del territorio sia nelle mani delle organizzazioni criminali e non dello Stato; altrimenti non parlerebbero così.
I criminali con le regole e l'onore esistono solo nei film.
Mai e poi mai le 'zone criminali' possono essere preferibili allo Stato: che ha mille difetti, ma resta comunque un'altra cosa.
Credo che il peggior augurio che si possa fare ad un amico anarchico sia di vivere in una società composta totalmente da anarchici.
LUMEN


TATUAGGI
I tatuaggi appartengono agli strumenti di costruzione del look, cioè dell'immagine di noi stessi che vogliamo trasmettere agli altri.
In genere, si fanno in età giovanile o comunque fertile, per cui è molto probabile che le persone facciano questa scelta per sentirsi più belle e più desiderabili sessualmente.
Se questo è vero, allora il problema è collegato con le scelte sessuali dell'altro sesso: se alle donne piacciono gli uomini tatuati, ecco che tatuarsi per gli uomini ha un senso ed una utilità.
E viceversa, può darsi che vi siano uomini a cui piacciono di più le donne tatuate (personalmente le trovo più brutte, ma io non faccio testo).
Forse, la cosa peggiore dei tatuaggi è che sono “per sempre”, in quanto difficilmente rimuovibili, ma, secondo me, sono pochissime le persone che ci pensano prima.
LUMEN


SPIRITO SPORTIVO
Un famoso allenatore di sport disse una volta: “Vincere un derby non è una questione di vita o di morte. E' molto di più...”.
Come conferma questo simpatico aneddoto, lo sport è una delle attività umane più praticate, più seguite e più coinvolgenti di tutto il mondo.
E questo perchè rappresenta la perfetta applicazione del nostro istinto alla supremazia, sublimato dalla presenza di regole vincolanti da rispettare.
Aggiungo, a mo' di postilla, che, secondo me, il vero sport è solo quello in cui il vincitore è deciso in modo incontrovertibile da una misurazione matematica (punti, tempi, lunghezze, ecc.).
Se invece il vincitore viene deciso da una giuria mediante votazione, quello non è un vero sport, ma solo uno spettacolo.
Molti di voi, magari, non saranno d'accordo, ma io la penso così.
LUMEN

mercoledì 1 maggio 2024

Dai Buonisti mi guardi Iddio

Un famoso proverbio ammonisce “Dagli amici mi guardi Iddio, che ai nemici ci penso io”, a conferma del fatto che voler aiutare gli altri 'per forza', solo per sentirsi più buoni, può portare notevoli disastri.
Una versione letteraria di questo principio la troviamo nei Promessi Sposi, nei capitoli in cui il Manzoni ci presenta il personaggio di Donna Prassede.
Una figura che, se vivesse oggi, potrebbe essere inserita d'ufficio nel novero dei 'buonisti' a tutti i costi.
La penna del Manzoni appare, come sempre, scorrevole e leggera, ma graffia come un punteruolo. Buona lettura.
LUMEN


<< Era donna Prassede una vecchia gentildonna molto inclinata a far del bene: mestiere certamente il più degno che l’uomo possa esercitare; ma che pur troppo può anche guastare, come tutti gli altri. Per fare il bene, bisogna conoscerlo; e, al pari d’ogni altra cosa, non possiamo conoscerlo che in mezzo alle nostre passioni, per mezzo de’ nostri giudizi, con le nostre idee; le quali bene spesso stanno come possono.

Con l’idee donna Prassede si regolava come dicono che si deve far con gli amici: n’aveva poche; ma a quelle poche era molto affezionata. Tra le poche, ce n’era per disgrazia molte delle storte; e non eran quelle che le fossero men care.

Le accadeva quindi, o di proporsi per bene ciò che non lo fosse, o di prender per mezzi, cose che potessero piuttosto far riuscire dalla parte opposta, o di crederne leciti di quelli che non lo fossero punto, per una certa supposizione in confuso, che chi fa più del suo dovere possa far più di quel che avrebbe diritto; le accadeva di non vedere nel fatto ciò che c’era di reale, o di vederci ciò che non c’era; e molte altre cose simili, che possono accadere, e che accadono a tutti, senza eccettuarne i migliori; ma a donna Prassede, troppo spesso e, non di rado, tutte in una volta.

Al sentire il gran caso di Lucia, e tutto ciò che, in quell’occasione, si diceva della giovine, le venne la curiosità di vederla; e mandò una carrozza, con un vecchio bracciere, a prender la madre e la figlia. (…)

E per venire alle corte, donna Prassede, sentendo che il cardinale s’era incaricato di trovare a Lucia un ricovero, punta dal desiderio di secondare e di prevenire a un tratto quella buona intenzione, s’esibì di prender la giovine in casa, dove, senz’essere addetta ad alcun servizio particolare, potrebbe, a piacer suo, aiutar l’altre donne ne’ loro lavori. E soggiunse che penserebbe lei a darne parte a monsignore.

Oltre il bene chiaro e immediato che c’era in un’opera tale, donna Prassede ce ne vedeva, e se ne proponeva un altro, forse più considerabile, secondo lei; di raddirizzare un cervello, di metter sulla buona strada chi n’aveva gran bisogno.

Perchè, fin da quando aveva sentito la prima volta parlar di Lucia, s’era subito persuasa che una giovine la quale aveva potuto promettersi a un poco di buono, a un sedizioso, a uno scampaforca [come Renzo Tramaglino], in somma, qualche magagna, qualche pecca nascosta la doveva avere. Dimmi chi pratichi, e ti dirò chi sei.

La visita di Lucia aveva confermata quella persuasione. Non che, in fondo, come si dice, non le paresse una buona giovine; ma c’era molto da ridire. Quella testina bassa, col mento inchiodato sulla fontanella della gola, quel non rispondere, o risponder secco secco, come per forza, potevano indicar verecondia; ma denotavano sicuramente molta caparbietà: non ci voleva molto a indovinare che quella testina aveva le sue idee. E quell’arrossire ogni momento, e quel rattenere i sospiri... Due occhioni poi, che a donna Prassede non piacevan punto.

Teneva essa per certo, come se lo sapesse di buon luogo, che tutte le sciagure di Lucia erano una punizione del cielo per la sua amicizia con quel poco di buono, e un avviso per far che se ne staccasse affatto; e stante questo, si proponeva di cooperare a un così buon fine. Giacchè, come diceva spesso agli altri e a se stessa, tutto il suo studio era di secondare i voleri del cielo: ma faceva spesso uno sbaglio grosso, ch’era di prender per cielo il suo cervello.

Però, della seconda intenzione che abbiam detto, si guardò bene di darne il minimo indizio. Era una delle sue massime questa, che, per riuscire a far del bene alla gente, la prima cosa, nella maggior parte de’ casi, è di non metterli a parte del disegno. >>


<< Buon per lei [per Lucia], che non era la sola a cui donna Prassede avesse a far del bene; sicché le baruffe non potevano esser così frequenti.

Oltre il resto della servitù, tutti cervelli che avevan bisogno, più o meno, d’esser raddirizzati e guidati; oltre tutte l’altre occasioni di prestar lo stesso ufizio, per buon cuore, a molti con cui non era obbligata a niente: occasioni che cercava, se non s’offrivan da sé; aveva anche cinque figlie; nessuna in casa, ma che le davan più da pensare, che se ci fossero state.

Tre eran monache, due maritate; e donna Prassede si trovava naturalmente aver tre monasteri e due case a cui soprintendere: impresa vasta e complicata, e tanto più faticosa, che due mariti, spalleggiati da padri, da madri, da fratelli, e tre badesse, fiancheggiate da altre dignità e da molte monache, non volevano accettare la sua soprintendenza.

Era una guerra, anzi cinque guerre, coperte, gentili, fino a un certo segno, ma vive e senza tregua: era in tutti que’ luoghi un’attenzione continua a scansare la sua premura, a chiuder l’adito a’ suoi pareri, a eludere le sue richieste, a far che fosse al buio, più che si poteva, d’ogni affare. Non parlo de’ contrasti, delle difficoltà che incontrava nel maneggio d’altri affari anche più estranei: si sa che agli uomini il bene bisogna, le più volte, farlo per forza. >>

ALESSANDRO MANZONI

giovedì 25 aprile 2024

Superior stabat Lupus

Il post di oggi è dedicato ad un argomento a cui sono particolarmente affezionato: ovvero la presenza nell'uomo di una spinta fortissima alla ricerca della superiorità, di origine presumibilmente genetica.
Si tratta di una spinta inconscia, che finisce per condizionare, spesso in negativo, tutto il nostro comportamento individuale e sociale.
Il testo raccoglie alcune delle riflessioni che avevo già pubblicato in precedenza nei Pensierini (vedi numero in parentesi), ma riunite in un unico post, per comodità di lettura.
LUMEN


PRIMEGGIARE (XLIII)
Ma in fondo, che cosa vuole la gente ? Vuole primeggiare, sentirsi superiore.
Qualunque sia l'attività a cui si dedica, che sia importante o di puro divertimento, ciascuno cercherà sempre di essere il più bravo, il più bello, il più ammirato, il più seguito, eccetera eccetera.
Ma primeggiare, per ovvii motivi, è un premio riservato a pochi. Tutti gli altri sono costretti a rimanere indietro: ci provano, si impegnano, ma non ci riescono.
E da qui discendono quasi tutte le infelicità del mondo.
LUMEN


FELICITA' E DINTORNI (LV)
La domanda più importante di tutte, ovvero 'Qual è lo scopo della vita ?', ha una risposta, tutto sommato, abbastanza facile, cioè 'Essere felici'.
Ma questa risposta porta poi con sé un'altra domanda, che risulta invece molto più difficile da risovere: 'E come si fa ad essere felici ?'
Molte persone, diciamo pure quasi tutte, sono convinte che la felicità sia un fenomeno vago ed inpalpabile, che avviene per conto suo, casualmente, senza che noi possiamo fare qualcosa per raggiungerla.
Io penso invece che questo sia possibile, in quanto – riflettendoci sopra - mi sono reso conto che siamo felici in due situazioni ben precise: quando abbiamo superato un problema o quando ci sentiamo superiori a qualcun altro.
La prima situazione, in genere, deriva da eventi esterni al nostro controllo, ma la seconda, essendo soggettiva, dipende solo da noi stessi.
Quindi alla domanda ' Come si fa per essere felici ?' si può rispodere semplicemente 'Facendo o pensando qualcosa che ci fa sentire superiori'.
Non dico che sia sempre facile riuscirci, ma non è nemmeno così difficile, se uno conosce bene se stesso.
E poi, si può sempre seguire questa semplice regola pratica: se una situazione ti fa senitre inferore, cerca di uscirne prima che puoi; se invece ti fa sentire superiore, cerca di dedicarle più tempo possibile.
LUMEN


TENORE DI VITA (LIX)
Molte persone, in perfetta buona fede, sono convinte che basterebbe assicurare a tutte le persone del mondo un tenore di vita decente per avere un mondo pacificato, senza le guerre e le violenze che affliggono l'umanità.
Purtroppo, il problema non è quello.
Assicurare un buon tenore di vita a tutte e persone al mondo è difficile (molto difficile se siamo 8 miliardi, più facile se siamo 1-2 miliardi), ma non è teoricamente impossibile.
Però la cosa non finisce lì. Certo, la gente, prima di tutto, vuole stare bene, ma questo non gli basta, vuole anche sentirsi superiore.
E una situazione in cui TUTTI possono sentirsi superiori a qualcun altro è, ovviamente, impossibile.
LUMEN


CONSUMISMO (LXIII)
Le persone più sagge diffidano del consumismo, che considerano, con ragione, una limitazione della libertà personale (non solo economica), ed invitano quindi a respingerlo, limitando i propri acquisti alle sole cose necessarie.
Il consiglio è ottimo, ma... facile a dirsi, difficile a farsi.
Perchè l'uomo non ha bisogno solo del necessario materiale, ma anche di un'altra 'soddisfazione' specifica che potremmo definire psicologica, ovvero la sensazione di superiorità. Una sensazione che, se non è soddisfatta, ci fa sentire infelici: ed allora il desiderio di possedere non ha più limiti.
Certamente ognuno di noi reagisce a questa spinta genetica in modo diverso e personale. Chi ha la fortuna di esserne consapevole, può limitare la sua sensazione al livello interiore, mantenendo un comportamento corretto e rispettoso nei confronti degi altri.
Ma se – come nella maggior parte dei casi – la spinta non viene percepita a livello cosciente, si determinano poi quei tipici tentativi di sopraffazione (fisica o psicologica) che tanto avvelenano i rapporti umani. Perchè per ogni persona che manifesta una superiorità, ce ne vuole almeno un'altra che la subisca.
Temo quindi che il consumismo – tanto amato dai produttori e dai commercianti – possa dormire sonni tranquilli.
LUMEN


LA NOIA (LXIV)
Una delle categorie di persone più patetiche in assoluto (da intendersi in senso ironico) è rappresentata da coloro che dicono di 'annoiarsi'.
Non solo perchè per annoiarsi è necessario non avere nessuna altra preoccupazione, cosa che dovrebbe già da sola renderci contenti, ma anche perchè, al giorno d'oggi, annoiarsi è praticamente impossibile, visto che con pochi soldi è possibile leggere libri e giornali, guardare film e spettacoli, sentire musica, e molte altre cose.
Ma chi si lamenta per la noia non si riferisce a queste cose, che potrebbe fare facilmente. Si riferisce, ovviamene senza saperlo, alla mancanza di attività sociali che lo facciano sentire superiore.
Ed allora diventano pericolosi, non solo per sé stessi, tanto da dedicarsi a sport estremi od altre attività border-line, ma anche per gli altri, in quanto diventano capaci, pur di ottenere il loro scopo, di offendere, deridere o addirittura maltrattare le persone più deboli.
E questo è davvero molto triste.
LUMEN

giovedì 18 aprile 2024

Appunti di Geo-Politica - (3)

Nuove considerazioni, tratte dal web, sulla situazione politica internazionale, che appare sempre più complicata e conflittuale.
LUMEN



UN PAESE FINITO
L’Ucraina è un Paese finito, spacciato, senza più futuro. Il futuro dell’Ucraina sarà deciso da Putin. Sarà Putin a decidere quanto territorio rimarrà all’Ucraina, quale sarà il suo apparato bellico e quali saranno le sue alleanze militari future.
L’Ucraina ha perso la guerra. È senza soldati, senza soldi, senza munizioni, senza una difesa antiaerea degna di questo nome, senza aerei da guerra. L’Ucraina sta sempre peggio ogni nuovo giorno che Dio manda sulla Terra.
La sua situazione non migliorerà mai. Potrà soltanto peggiorare giacché per ogni proiettile della Nato che l'Ucraina lancerà contro la Russia, la Russia lancerà dieci proiettili contro l'Ucraina.
Dunque, mi chiedete perché l’Italia continui a inviare armi visto che la prosecuzione della guerra causerà perdite umane e territoriali sempre più grandi all’Ucraina. Ecco la risposta: perché l’Italia deve finanziare la campagna elettorale di Biden. Il vecchio Joe deve presentarsi al voto di novembre potendo dire che l’Ucraina combatte ancora, che resiste, che c’è ancora speranza. (…)
Ecco, se voi volete capire che cosa significhi prendere un popolo e mandarlo al massacro con un cinismo disumano, studiate la storia della guerra in Ucraina.
ALESSANDRO ORSINI


IL SISTEMA PUTIN
Perche' Putin 'proietta' delle elezioni inesistenti, mentre per esempio Kim Jong di Korea non lo fa, o non lo fa Xi in Cina?
La risposta e' che sia Xi che Kim sono i prodotti di sistemi, di sistemi di governo precisi, con ideologie ed economie, e sono l'espressione di sistemi organizzati con precisione per produrre lo Xi e il Kim della situazione. Putin invece non e' organico a nulla.
Se chiedessi che sistema ha prodotto Stalin, beh, indicheremmo il comunismo sovietico, sistema che aveva i propri metodi per eleggere il leader. Anche in URSS si votava , per quanto potendo votare solo delegati di altri partiti comunisti (agricoltori, operai, eccetera) il risultato sarebbe stato comunque un comunista sovietico.
Il vero problema di Putin e' che non ha dietro di se' un sistema davvero organizzato per produrre uno come lui. Semmai e' arrivato al potere, ma nulla dice che se domani gli venisse un infarto il sistema di potere eleggerebbe uno come Putin, o che si perpetuerebbe.
Il sistema politico di Putin poggia interamente sulle spalle di Putin. Cosa succederebbe alla sua morte, non lo sa nessuno, mentre sappiamo benissimo che se morisse Xi , si riunirebbe il Politburo, poi i delegati del plenum, eccetera eccetera eccetera. Il sistema resisterebbe e gli ingranaggi si muoverebbero come prevedibile.
URIEL FANELLI


BIDEN E TRUMP
Il mondo che lascerà Joe Biden al termine del suo mandato è una bomba a orologeria, un pianeta ulcerato ed esplosivo, a sud come a est, tra scenari di guerra e tensioni internazionali, dall’Ucraina alla Palestina, a tutto il Medio Oriente, alla Corea, alla Cina. E dall’Onu alla Corte dell’Aia.
L’odio verso l’Occidente è cresciuto nel mondo, i desideri di vendetta e di rivalsa covano in molti focolai e la pace mondiale è oggi come in pochissime altre fasi precedenti negli ultimi 80 anni messa davvero a rischio.
Il mondo che aveva lasciato Donald Trump nel 2020, pur assediato dalla pandemia, era meno compromesso, non c’erano conflitti e tensioni, guerre virali in corso, col rischio di propagarsi anche da noi. Trump lo spaccone, Trump lo sbruffone non aveva fatto guerre da nessuna parte, ed era riuscito pure a sedare alcune situazioni di pericolo, come quella con la Corea di Kim. Non c’erano rischi speciali, con l’Islam, la Russia e la Cina.
Ma la menzogna mediatica dell’Occidente fa passare Biden (col suo mondo dem) per un pacifista umanitario e Trump per un guerrafondaio pazzo. E ci dicono di temere il futuro in mano a Trump, che abbiamo già peraltro testato nel precedente mandato, quando dovremmo piuttosto temere il presente ancora in mano a Biden (o alla sua cerchia).
MARCELLO VENEZIANI


LA GUERRA DI ISRAELE
Israele non conduce questa guerra come un’operazione di conquista (infatti non intende né annettersi e neppure amministrare Gaza) o come una battaglia ideologica contro Hamas, con cui non ha mai discusso e mai discuterà.
Il suo intento è molto più semplice: uccidere la maggior parte dei sostenitori di Hamas e tutti i suoi capi. Quella di Gaza è una autentica, gigantesca retata di polizia.
Israele non combatte contro un’idea, ma contro un gruppo di uomini. Ed è decisa o ad ucciderli o a metterli in galera. (...)
Ecco perché l’attuale retata di polizia ha avuto ed ha successo: perché ha ucciso centinaia o forse migliaia di miliziani; ha distrutto le infrastrutture di Hamas, e quelle che non ha ancora distrutto conta di distruggerle; ha ucciso alcuni capi di Hamas, e quelli che non ha ancora ucciso ha promesso di ucciderli dovunque nel mondo, ora od anche nel lontano futuro.
GIANNI PARDO

sabato 13 aprile 2024

Il senso della vita (secondo Giametta)

Il Post di oggi è dedicato al filosofo italiano Sossio Giametta (recentemente scomparso) ed è stato scritto dall'amico Sergio Pastore, che ha avuto la fortuna di conoscerlo per via epistolare e ad avere con lui un lungo scambio di opinioni.
L'argomento - come dice il titolo - è di quelli che tengono banco da secoli nel pensiero umano, per cui l'interesse è assicurato.
LUMEN


<< Giametta? Chi era costui? E che strano nome aveva, Sossio (Sossio è un martire cristiano giustiziato sotto Diocleziano e venerato soprattutto nel Meridione, e Giametta è nato a Frattamaggiore (NA), ma ha passato quasi tutta la sua vita a Bruxelles dove è morto quest’anno all’età di novantaquattro anni).

Giametta è stato un filosofo, scrittore, saggista, traduttore e un ... signore: disponibile, generoso, simpatico – mi ha gratificato della sua attenzione pur essendo io una nullità al suo confronto. Giametta non era popolare come i nostri eroi moderni (cantanti, calciatori, tennisti ecc.), ma ben noto a “color che sanno”, cioè alle persone serie.

Era considerato – e si considerava lui stesso – il massimo conoscitore di Nietzsche. Ha collaborato all’edizione critica di Nietzsche di Colli/Montinari e ha poi tradotto e commentato “tutto Nietzsche”, un’impresa ciclopica che non so apprezzare non avendo provato mai grande interesse per questo filosofo di cui ho letto solo alcune pagine.

Benedetto Croce non stimava Nietzsche e sconsigliò l’editore Laterza di pubblicare un’opera su Nietzsche “perché era un filosofo di cui ben presto nessuno avrebbe più parlato”. Non so cosa pensasse Giametta di questo giudizio di Croce! Ma Giametta non era fissato unicamente su Nietzsche, lo era anche su Schopenhauer – di cui ha tradotto il capolavoro, “Il mondo come volontà e rappresentazione” – e Spinoza.

Non so più come conobbi Giametta, mi pare attraverso il suo grande amico, lo scrittore Raffaele La Capria. Ci siamo poi scambiati molte lettere durante un paio d’anni e anche dei libri. Giametta mi fece omaggio di “I pazzi di Dio” e “Madonna con bambina” (un’opera narrativa – Giametta provò anche questo genere). Io gli regalai i romanzi brevi di Plinio Martini (“Il fondo del sacco” e “Requiem per zia Domenica”), una biografia di Christiane Vulpius, la moglie di Goethe e alcuni titoli di Ortega y Gasset.

Per Goethe Giametta provava immensa ammirazione, era un autore fondamentale per lui benché non fosse un filosofo in senso stretto. Giametta osservò a ragione che io sembravo più portato per la letteratura che per la filosofia. In effetti le mie scarse conoscenze filosofiche sono quelle del liceo e di qualche storia della filosofia, non ho letto e studiato i grandi classici della filosofia (Platone, Kant, Hegel, Schopenhauer, Spinoza ecc.).

Ho però frequentato ahimè a lungo Emanuele Severino e Ortega y Gasset, docente di filosofia e filosofo nonché – o forse soprattutto – brillante saggista. Giametta non conosceva stranamente Ortega che ha poi letto su mia proposta e apprezzato, lo considerava però un moralista più che un filosofo.

Mentre Severino mi ha fatto dannare ho provato sempre piacere e diletto dalla lettura di Ortega perché Ortega è chiaro e comprensibile e scrive da ... Dio, come Giametta. Che belle cose la chiarezza e la semplicità, se poi vi aggiungiamo stile e grazia siamo quasi in paradiso.

Che fatica invece seguire Severino che Giametta non stimava come filosofo. La filosofia di Severino, riassumibile nell’ «eternità del tutto», era per lui ridicola. Anche Nietzsche favoleggiava di un “eterno ritorno”, ma non so se il ritorno nicciano e l’eternità di Severino siano la stessa cosa, mi pare che Severino non voleva essere confuso con Nietzsche. Qualche esperto mi può spiegare la differenza?

​Trascrivo ora un bel passaggio di una lettera di Sossio Giametta in cui risponde alle mie domande, alle mie difficoltà esistenziali (Bruxelles, 28-12-2010).

« Ma affronterò, prenderò di petto il problema che La angustia, che ci angustia: il senso della vita. Ebbene la vita non ha altro senso all’infuori di sé stessa. Il mondo, l’universo, non ha nessun senso.

Ma la vita umana ne ha fin troppo, perché fin troppi sono i problemi che ogni giorno bisogna affrontare. Dunque finché siamo dentro la vita e magari dentro i suoi problemi, la questione non si pone.

Ma a noi capita di essere anche, talvolta, al di fuori della vita e dei problemi della vita. Magari perché la nostra Spannkraft [forza, tensione] si è esaurita e ricadiamo su noi stessi, sul già divenuto. Vorremmo allora trovare lo stesso il senso. Ma non lo troviamo. Viviamo, allora, a vuoto. Bisogna cercare un rapporto cordiale con la vita, diceva, ammoniva Valentino Bompiani.

Il che significa che bisogna badare bene a non farsela nemica. Se si è sani, prima o poi si rientra nella dialettica vitale. Se non si è sani, la piaga incancrenisce. Ma magari abbiamo appunto tagliato il tronco su cui siedevamo. La gioia del pero è di fiorire a primavera e di produrre abbondanza di pere anno dopo anno, per molti anni, finché l’albero si rinsecchisce e muore.

Così è fondamentalmente anche l’uomo, ma non del tutto. Ha anche la riflessione, che è vita ma non è la vita. Chi entra nella riflessione esce dalla vita. Se il pero, uscendo dal processo naturale, si domandasse qual è il senso dell’albero, dei fiori, dei frutti e dell’intero processo, non troverebbe risposta. E si rattristerebbe come l’uomo che riflette fuori del processo vitale.

La “produzione” dell’uomo può però continuare nella grandezza, per esempio la conoscenza, che può essere amara, ma dare lo stesso la voluttà. Legga Schopenhauer, non Safranski. Questi non è un grande interprete. Io ho letto i suoi libri su Schopenhauer, su Nietzsche e su Heidegger. Tempo non sprecato, ma che poteva essere impiegato meglio. Invece “Il mondo come volontà e rappresentazione” è il grande romanzo tragico dell’umanità, il più bel libro di filosofia.

Tuttavia la visione di Nietzsche è più disinteressata, più nobile di quella del suo maestro Schopenhauer. Bisogna amare la vita come si ama la madre, senza giudicare. Non bisogna incarognirsi nell’egoismo, che confina col titanismo, che si rovescia nel pessimismo. Non bisogna essere legati a noi stessi.

Bisogna sciogliersi, lievitare, galleggiare, partecipare con spirito libero alla grande avventura, da quando compariamo fino a quando scompariamo. È giustizia solo se rispettiamo e amiamo la vita nella sua caducità, ossia così com’è. Perché essa soltanto, così com’è, porta il frutto che ci nutre e ci sazia.

Per il resto ci sono due cose da considerare. La prima è che “alle guten muthwilligen Dinge springen vor Lust in’s Dasein” (Zarathustra – “tulle le cose buone nascono per il piacere di nascere”), anche se poi, per la sua stessa illimitata creatività, la natura non ha spazio per tutti e tutti finiscono per cozzare tra loro come pentole sulla corrente di un fiume (Goethe).

La seconda è che noi, come la nostra specie stessa e tutte le altre specie, non nasciamo per nostra volontà ma per necessità naturale, non avanziamo ma siamo spinti da dietro (Schopenhauer) e non siamo fini a noi stessi ma strumenti della natura, anelli della concatenazione vitale e causale.

Dunque un certo pessimismo è ineliminabile, salvo a credere in Dio padre amorevole e provvidente, come credono, con accanimento, due miei amici italiani di Bruxelles, cattolici di vecchio e duro stampo. Beati loro!

Le civiltà sono in piccolo (in piccolo!) come le specie. Durano magari duemila anni. Ma dopo essere nate ed essersi sviluppate, decadono e tramontano. Per la legge di autosuperamento di tutte le cose della vita, specie quelle grandi. “Was ich auch schaffe und wie ich’s auch liebe, - bald muss ich Gegner ihm sein und meiner Liebe“ (Zarathustra: „Cosa creo e cosa amo – presto devo esserne avversario“). »

Che lezione! Caro Giametta! >>

SERGIO PASTORE

sabato 6 aprile 2024

Pensierini – LXIX

OTTO PER MILLE
In Italia, com'è noto, la Chiesa Cattolica, oltre a molte altre provvidenze pubbliche, riceve la quota dell' 8 per mille sul gettito IRPEF.
I sottoscrittori della Chiesa Cattolica, a quanto pare (e nonostante i bellissimi spot che vengono trasmessi nel periodo adatto) risultano in calo, ma resta pur sempre una gran bella somma.
Purtroppo, l'8 per mille è legato ad un trattato con il Vaticano e non può essere facilmente revocato.
Però qualcosa si potrebbe fare per ridurre l'inutile regalia: basterebbe accorpare l'8 per mille al 5 per mille, e consentire ai contribuenti di scegliere liberamente tra tutte le associazioni possibili (e non solo tra le religioni e lo Stato).
Credo che se ne vedrebbero delle belle. Ma temo che non lo faranno mai.
LUMEN


MESCOLANZA GENETICA
Una volta riconosciuta l'esistenza delle razze umane (che è una questione strettamente biologica e non ha nulla a che fare col 'suprematismo' politico), trovo del tutto ridicola la pretesa delle ideologie razziste più estreme di mantenerle separate.
Io credo infatti che la mescolanza genetica delle razze, cioè i figli delle coppie miste, siano una delle cose più belle, socialmente più utili e geneticamente più opportune che si possano vedere sulla faccia della Terra.
Con buona pace dei razzisti più ignoranti.
LUMEN


RELIGIONE  INDISPENSABILE
Perchè, nei gruppi umani organizzati, la religione rappresenta da sempre un elemento insostituibile ?
Perché fornisce alla società due cose fondamentali, di cui essa ha assolutamente bisogno: al popolo le illusioni necessarie per accettare una vita scomoda e faticosa (fede nel soprannaturale, giustizia teorica, senso di superiorità), ed alle elites il sistema di controllo più efficace.
Per questo, la religione non potrà mai essere sostituita da una ideologia laica di tipo razionalista, se non per brevissimi periodi e con esiti disastrosi,
Mentre la storia si limiterà a sostituire i culti declinanti con altri nuovi.
LUMEN


TERRA PIATTA
Tra i mille argomenti che si possono utilizzare contro i sostenitori della 'Terra Piatta' ne ho letto uno che, nella sua semplicità scientifica, taglia proprio la testa al toro.
Il fatto è che la forza di gravità, che regna sovrana nell'universo, non consente a nessun oggetto dello spazio cosmico di avere una forma diversa da quella sferica.
Tanto è vero che, quando, in caso di collisione, si formano dei 'pezzi' irregolari, gli stessi ridiventano ben presto sferici.
Pertanto, quand'anche la Terra fosse stata piatta in un lontano passato, oggi non potrebbe più esserlo, perchè la forza di attrazione del suo centro di gravità l'avrebbe inevitabilmente trasformato in una sfera.
Et de hoc satis.
LUMEN


NEL SEGNO DEL TORO
Io, ovviamente, non credo nell'astrologia. Ma se ci credessi, ricadrei sotto il segno zodiacale del Toro. Al quale una rivista femminile (non ricordo quale) aveva dedicato questo simpatico ritratto:
<< Ci sono giorni in cui la donna ha bisogno di un puntello: di tornare alla tradizione, alla sicurezza e alla quiete domestica. (…)
E chi allora può fornirti la mite e laboriosa pace bovina cui il tuo cuore femminile, almeno al momento, anela ? Naturalmente il Toro.
Se hai le orecchie esauste dalle chiacchiere, l’animo incrinato da avvenimenti squassanti e il resto frantumato da una sessualità frenetica, il Toro è un vero cataplasma.
Con quella sua calma imperturbabile, quel suo ruminare silente, costituisce nella tua vita una presenza flemmatica e rassicurante.
L’ideale per una giornata senza imprevisti, da trascorrere in pantofole davanti a una tavola imbandita, nelle immediate vicinanze del letto. (...)
Un buon Toro è un solido armadio ove riporre le tue sostanze, al quale appoggiarti se vacilli, su cui puoi contare perché, appunto come un armadio, dove lo lasci lo ritrovi.
Non è di quelli che escono a prendere le sigarette e poi devi rivolgerti a “Chi l’ha visto?”. Pigro com’è, piuttosto che andare dal tabaccaio smette di fumare. >>
Si tratta sicuramente di una coincidenza, ma mi calza alla perfezione.
LUMEN