Da allora, molti e diversi equilibri hanno sancito i rapporti tra le varie Nazioni – non solo europee - che si disputavano la scena internazionale.
A questo processo, descritto con amirevole sintesi, è dedicato il post di oggi scritto da Pietro Pinter per il suo blog “Inimicizie”.
LUMEN
A Westphalia gli stati riconoscono reciprocamente la sovranità e i confini degli altri; si da’ una spinta decisiva a quel processo che vede nascere le prime ambasciate permanenti, e la stesura dei primi trattati di “diritto internazionale” da parte di giuristi come Ugo Grozio e Francisco de Vitoria (che infatti scrive 200 anni prima di Westphalia).
Carl Schmitt definisce il periodo che va da Westphalia alla fine della prima guerra mondiale (con la parentesi napoleonica considerata un’anomalia) come “ius publicum europeum”; un periodo in cui gli stati europei si riconoscevano a vicenda come “legittimi”, e un sistema di norme condivise – accompagnato dallo spostamento delle maggiori tensioni fuori dal continente – permetteva agli stati di limitare la guerra, o quantomeno di provarci.
Nella contemporaneità, questo “reciproco riconoscimento” si sarebbe definitivamente rotto, passando (o meglio, tornando) tramite l'”abolizione della guerra” e la “criminalizzazione del nemico” dallo ius in bello (diritto nella guerra, teso a limitare una guerra ne giusta ne sbagliata) al bellum iustum (la guerra giusta, quindi il diritto alla guerra) una sorta di “guerra santa” dove tutto è permesso; e quindi alla guerra civile globale.
Andando più nello specifico, si può anche tracciare una storia del sistema internazionale (Schmitt lo chiama più elegantemente “Nomos della terra”) che prenda in esame il susseguirsi degli “arbitri” – o delle principali potenze – dello scenario internazionale.
Nella fattispecie, nell’Europa post-westphaliana quest’arbitro è la Gran Bretagna, la potenza che controlla gli oceani, e la cui dottrina geopolitica nei confronti del continente è evitare la formazione di un centro di potere che possa avere ambizioni globali; così da poter di fatto regolare i rapporti delle potenze continentali con il resto del mondo.
Dopo la rivoluzione francese, l’esperienza napoleonica termina con lo strangolamento tramite blocco navale britannico e tramite la soverchiante potenza terrestre zarista, (...) che combattono dalla stessa parte, come nella seconda guerra mondiale.
L’esperienza traumatica della “nazione in armi” francese che marcia dalla penisola iberica alla steppa russa, crea il necessario impulso per la nascita di un nomos più rigido, più codificato, nel 1815.
E’ il “Sistema di Vienna” – architettato dal ministro degli esteri austriaco Metternich – che per la prima volta si arroga anche il diritto di regolare le questioni interne agli stati, tramite il principio di legittimità. Non è un sistema unipolare, riconosce infatti 5 grandi potenze: Gran Bretagna, Francia, Austria, Russia, Prussia; ciascuna con i suoi legittimi interessi. Si può però dire che sia imperniato sull’influenza austriaca nel centro del continente (comprese Italia settentrionale e Germania meridionale) e su quella britannica sugli oceani.
E’ un sistema che ha il merito di garantire una pace duratura in Europa, con l’eccezione della guerra di Crimea (comunque piuttosto periferica) fino alla nascita del “problema tedesco“ (e di quello 'italiano') negli anni ’60 del diciannovesimo secolo.
Dopo la guerra franco-prussiana del 1870 – ovvero il completamento dell’unità tedesca e italiana – si può parlare invece di “sistema bismarckiano” in Europa. Ora l’architetto non è più Metternich, ma il cancelliere tedesco. La sostanza però rimane molto simile rispetto al sistema di Vienna: La Germania come “arbitro” continentale – che media la spartizione del continente africano avanzando poche pretese per se stessa, come l’Austria dopo Vienna – e la Gran Bretagna dominus degli oceani.
Notiamo che anche questo sistema, come il precedente, si basa su un’autolimitazione della principale potenza continentale, che scientemente evita sia di perseguire una totale egemonia continentale, sia di sfidare la Corona britannica sul piano navale, e quindi globale.
E’ proprio su questo punto che crolla il sistema bismarckiano e si arriva alla prima guerra mondiale: La weltpolitik della Germania guglielmina; che non accetta di essere relegata alla mitteleuropa, con inglesi e francesi lasciati a spartirsi il resto del mondo indisturbati. Londra non è disposta a condividere il potere sugli oceani, e il fallimento delle trattative navali equivale ad una dichiarazione di guerra.
La fine della prima guerra mondiale vedrà la dirompente entrata degli Stati Uniti negli affari europei, e dunque mondiali. Washington tramite il suo enorme (e incontrastabile) potenziale demografico, economico e navale gradualmente riceve lo scettro di egemone degli oceani dal Regno Unito; con l’incoronazione pienamente compiuta dopo la seconda guerra mondiale e la sconfitta del secondo tentativo egemonico tedesco, o terzo tentativo egemonico continentale se si include anche quello napoleonico.
Seguirà un breve “momento unipolare” (anglo)americano, presto però destinato a concludersi. Il mondo in cui viviamo oggi – nel 2022 – è già a tutti gli effetti un mondo multipolare, e un mondo che sta diventando sempre più multipolare. >>
PIETRO PINTER