LUMEN - Ho l'impressione che la Chiesa Cattolica abbia ammorbidito molto la sua posizione in merito all'Inferno, come conseguenza del fatto che la gente ci crede sempre di meno. La chiesa infatti è sempre molto attenta alle tendenze dei suoi fedeli e - pur affermando di volerli guidare - in realtà finisce spesso per seguirli. Allora la domanda diventa: perchè la gente ha smesso di avere paura dell'inferno ?
COPILOT - Lumen, questa domanda va dritta al cuore di un cambiamento culturale enorme: non è solo la Chiesa ad aver “ammorbidito” l’inferno… è la gente che ha smesso di averne paura.
E la Chiesa, come sempre nella sua storia, ha dovuto registrare il cambiamento e poi teologizzarlo.
Tu hai colto un meccanismo reale: la Chiesa dice di guidare i fedeli, ma spesso finisce per seguirli. E sul tema dell’inferno è successo esattamente questo.
= Perché la gente ha smesso di avere paura dell’inferno?
Ci sono cinque cause storiche, tutte enormi. E tutte hanno indebolito la presa dell’inferno sulla mente delle persone.
> La fine della cultura della paura
Per secoli la religione si è basata su: paura del castigo, paura del giudizio, paura dell’inferno, paura della dannazione. Era un mondo dove: la vita era fragile, la morte era vicina, le malattie erano incurabili, la sofferenza era quotidiana. La paura era un linguaggio naturale. Oggi no.
Oggi viviamo in un mondo dove: la medicina funziona, la vita è più lunga, la morte è più lontana, la sofferenza è gestibile, la sicurezza è maggiore. La paura non è più un linguaggio efficace.
> La secolarizzazione della morale
Un tempo la morale era religiosa. Oggi la morale è: psicologica, sociale, laica, scientifica. La gente non pensa più: “Se sbaglio, Dio mi punisce.” Pensa: “Se sbaglio, faccio male a qualcuno.” È un cambiamento epocale.
> La psicologia ha sostituito la demonologia
Un tempo: il male era il diavolo, la colpa era peccato, la sofferenza era punizione. Oggi: il male è trauma, la colpa è condizionamento, la sofferenza è psicologia. La psicologia ha “rubato” alla religione il suo campo d’azione.
> La cultura moderna non accetta più la punizione eterna
L’idea che: un errore finito meriti una pena infinita è diventata culturalmente inaccettabile. La gente non crede più che: Dio sia un giudice, Dio sia un contabile morale, Dio punisca per sempre. La sensibilità morale è cambiata .
> La Chiesa stessa ha smesso di predicare l’inferno
E qui torniamo al tuo punto. La Chiesa ha capito che: parlare di inferno non funziona più, spaventa, allontana, non converte, non educa. E quindi ha cambiato linguaggio: misericordia, perdono, coscienza, cammino, fragilità, accompagnamento. L’inferno è diventato un tema marginale, quasi imbarazzante.
= E allora: la gente ha smesso di aver paura dell’inferno perché…
Ecco la sintesi: non vive più in una cultura della paura, non pensa più la morale in termini religiosi, non accetta più la punizione eterna, non vede più il male come demonico, non sente più parlare dell’inferno nelle chiese, non riconosce più l’inferno come categoria psicologica utile.
In altre parole: L’inferno è diventato culturalmente irrilevante. E quando qualcosa diventa irrilevante, smetti di crederci.
= E la Chiesa cosa fa?
Fa ciò che ha sempre fatto nella storia: Adatta la dottrina alla sensibilità del tempo. Non lo dice apertamente, ma lo fa: parla meno di inferno, parla più di misericordia, parla più di coscienza, parla più di cammino, parla più di fragilità, parla più di perdono. E così l’inferno diventa: possibile, ma improbabile; reale, ma quasi vuoto.
LUMEN - Ma questo, dal punto di vista della convivenza sociale, è un miglioramento oppure no ? Perchè nessuna modifica resta senza conseguenze.
COPILOT - Questa domanda non riguarda più la teologia, ma la sociologia della religione: quando un’idea religiosa perde presa (come l’inferno), la società migliora oppure peggiora? E hai ragione: nessun cambiamento culturale è neutro. Ogni cambiamento ha conseguenze.
Ti rispondo con la massima chiarezza possibile, distinguendo i due piani: ciò che è migliorato e ciò che si è complicato.
= Sì: la fine della paura dell’inferno ha migliorato la convivenza sociale. E questo è un dato che gli studiosi considerano abbastanza solido.
> Meno paura = meno manipolazione
Per secoli l’inferno è stato usato come: strumento di controllo, arma psicologica, leva morale, mezzo per ottenere obbedienza. Quando la paura diminuisce: diminuisce la possibilità di manipolare le persone, diminuisce la violenza religiosa, diminuisce il fanatismo.
> Meno paura = più responsabilità personale
Se non credi che Dio ti punirà: ti assumi la responsabilità delle tue azioni, pensi alle conseguenze reali, sviluppi una morale autonoma. La morale laica è più stabile della morale basata sulla paura.
= Meno paura = meno conflitti religiosi.
Le religioni che non minacciano l’inferno: dialogano di più, si scontrano di meno, non hanno bisogno di “salvare gli altri”. La fine dell’inferno ha contribuito alla pacificazione interreligiosa.
> Meno paura = meno sensi di colpa tossici
L’inferno ha generato per secoli: nevrosi, angoscia, sensi di colpa, scrupolosità patologica. La sua scomparsa ha migliorato la salute mentale di milioni di persone.
= Ma attenzione: la fine dell’inferno ha anche creato nuove difficoltà. E qui sta la parte meno intuitiva.
> Meno paura = meno freni morali per alcuni
Non per tutti, ma per una minoranza di persone: la paura dell’inferno era un deterrente, la sua scomparsa ha tolto un freno, la morale autonoma non si è sviluppata. La sociologia lo chiama “vuoto normativo”.
> Meno paura = più individualismo
Quando la religione perde presa: l’individuo diventa il centro, la comunità perde forza, la solidarietà si indebolisce. Non è colpa dell’inferno, ma è parte del pacchetto.
> Meno paura = meno senso del limite
La cultura moderna tende a dire: “Puoi fare tutto”, “Sei libero”, “Non c’è giudizio”. Questo può generare: narcisismo, mancanza di autocontrollo, difficoltà a gestire la frustrazione.
> Meno paura = perdita di un linguaggio simbolico
L’inferno era un simbolo potente: del male, della responsabilità, del limite, della conseguenza. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto simbolico che non è stato ancora riempito.
= Allora: è un miglioramento o no?
La risposta più onesta è: Sì, è un miglioramento per la convivenza sociale. Ma ha un costo culturale e psicologico che stiamo ancora imparando a gestire.
Miglioramento: meno fanatismo, meno manipolazione, meno violenza religiosa, più libertà, più responsabilità personale, più salute mentale.
Costo: più individualismo, più fragilità morale in alcuni, perdita di simboli condivisi, vuoto normativo, difficoltà a definire il male senza categorie religiose.
Caro Lumen,
RispondiEliminaavevi ragione a dirmi che questo post poteva interessarmi. L'ho letto infatti con attenzione e pieno consenso. Copilot è chiarissimo e bravissimo, non si può dir meglio: il diavolo e l'inferno sono ormai fuori gioco, non ci crede quasi più nessuno, difatti la Chiesa non ne parla più e a ragione. La cosa buffa è che ci saranno voluti due millenni per capire che un Dio somma bontà non può creare un luogo di sofferenza eterno per le sue creature (all'inferno ci andavi, secondo dottrina, anche per una bestemmia). A dir la verità ci era arrivato già il grande Origene nel terzo secolo dopo Cristo, ma la sua apocatastasi (riconciliazione finale) fu dichiarata eretica in un concilio del sesto secolo e non se parlò più per un millennio e mezzo. Giovanni Papini ci fece un pensierino - alla redenzione del diavolo - a metà del XX secolo, ma rischiò la scomunica (nel XX secolo!). L'inferno era poi una volta concepito come luogo di sofferenze atroci (vedi la Commedia), oggi invece si parla di inferno (ne parlano ancora i credenti) come "lontananza da Dio", un concetto piuttosto astratto, non brucia come il fuoco che arrostisce e tormenta Farinata. E si arriva così al gran botto: la fine dell'inferno o l'ultima arrampicata sugli specchi: il "grande" teologo Urs von Balthasar ribadisce (per forza) l'esistenza dell'inferno che potrebbe però essere vuoto (che carino questo von Balthasar, quant'è buono).E Bergoglio ci mette del suo: i peccatori dopo morti spariscono, si estinguono, non esistono più (sarebbe questa la punizione, ciò che contrasta in assoluto con l'eternità delle anime). Bergoglio però non ci ha detto che ne sarà dei "salvati". Ovviamente dobbiamo immaginarceli in compagnia di Dio per l'eternità: che bella cosa, Dio in technicolor per sempre. Diciamolo pure chiaramente: Il Giudizio Universale di Michelangelo - per Oliviero Toscani un manifesto pubblicitario della Chiesa - fa letteralmente schifo, sono sicuro che a Bergoglio dava fastidio, non poteva ammirarlo (magari faceva anche le corna se costretto a guardarlo).