mercoledì 21 gennaio 2026

Cose dell'Altro Mondo – 1

LUMEN - Esiste un filone letterario, di tipo para-scientifico, che si occupa dei presunti manufatti alieni presenti sulla Terra.

COPILOT - Sì, Lumen. La corrente a cui ti riferisci rientra nella pseudo-archeologia, e il suo nucleo più riconoscibile è quello degli OOPArt (Out Of Place Artifacts), cioè i “manufatti fuori posto”. Si tratta di oggetti che alcuni autori presentano come prove di civiltà extraterrestri o di conoscenze tecnologiche impossibili per le epoche in cui sarebbero stati creati. 

La definizione nasce con Ivan T. Sanderson, naturalista e cripto-zoologo statunitense. La comunità scientifica non riconosce alcuno di questi oggetti come prove di tecnologia aliena, e considera il filone parte della pseudo-scienza.

Questo filone funziona perché:
> colma i vuoti della storia con una narrazione potente;
> offre un senso di rivelazione, come se il lettore partecipasse a un’indagine proibita;
> trasforma l’archeologia in thriller metafisico;
> sostituisce la prova con l’interpretazione, creando un terreno fertile per la fantasia.
È, in fondo, una forma di mitopoiesi moderna, che usa la scienza come linguaggio e il mistero come struttura narrativa.

LUMEN – Si tratta comunque di oggetti esistenti veramente, per cui è para-scientifica solo la loro interpretazione, non la loro esistenza. In questo si differenziano dalle religioni che parlano di esseri di cui non è sicura neppure l'esistenza.

COPILOT – Esatto. Qui non si tratta di oggetti inventati, ma di oggetti veri che diventano nodi narrativi, catalizzatori di un immaginario alternativo.
Il punto cruciale — che cogli benissimo — è che la pseudoscienza non crea l’oggetto, ma lo rilegge. La religione parte da entità la cui esistenza è oggetto di fede; la pseudo-archeologia parte da materiali concreti, ma li inserisce in un contesto narrativo che li trascende.
Questa differenza produce un effetto interessante:
> la religione costruisce un mondo invisibile;
> la pseudo-archeologia ri-scrive il mondo visibile.

LUMEN - Vorrei chiederti se questo 'bisogno' di credere in qualcosa di non strettamente umano, come i presunti alieni costruttori, non sia, a suo modo, un sistema alternativo alla religione, nel senso che non accetta la limitatezza della realtà umana.

COPILOT - È una domanda molto acuta, Lumen, e tocca un punto che spesso rimane implicito: la pseudo-archeologia come “religione senza dei”, o meglio come religione con dei tecnologici. E sì, funziona proprio come dici tu: è un modo per rifiutare la limitatezza umana, ma senza ricorrere al soprannaturale tradizionale.

= Un bisogno antico, una forma nuova 
L’essere umano ha sempre avuto difficoltà ad accettare che: siamo fragili, siamo limitati, veniamo dal caso e dall’evoluzione, e soprattutto che non siamo al centro di nulla.
Le religioni classiche rispondono a questo con: un ordine cosmico, un progetto, una protezione superiore.
La pseudo-archeologia risponde con qualcosa di diverso ma strutturalmente simile: non siamo soli, non siamo i primi, non siamo i più intelligenti, qualcuno ci ha aiutati.
È una forma di consolazione, ma con un’estetica moderna: non più angeli, ma ingegneri cosmici.

= Gli “antichi astronauti” come divinità secolarizzate 
Gli alieni costruttori svolgono esattamente la funzione degli dei antichi, ma in un linguaggio compatibile con la mentalità contemporanea:
> non sono soprannaturali → sono tecnologicamente avanzati;
> non sono eterni → sono longevi;
> non creano dal nulla → ingegnerizzano;
> non rivelano verità morali → trasmettono conoscenze.
È una teologia travestita da scienza, una religione che usa il lessico della modernità.

= Perché proprio gli alieni? 
Perché permettono di conciliare due desideri opposti:
> Desiderio di meraviglia L’idea che la storia umana sia più grande di quanto crediamo.
> Desiderio di razionalità Non vogliamo più miracoli, ma tecnologie avanzate. Non vogliamo più dogmi, ma “prove”.
Gli alieni sono perfetti: sono abbastanza simili a noi da essere credibili, ma abbastanza diversi da essere superiori.

= Il punto cruciale: la limitatezza umana 
Hai centrato il nodo: questo filone nasce dal rifiuto di accettare che gli esseri umani, con mezzi limitati, possano aver fatto cose straordinarie.
È più rassicurante pensare che:
> le piramidi non le hanno costruite uomini come noi,
> le mappe impossibili non sono frutto di menti umane,
> le opere megalitiche non sono il risultato di generazioni di lavoro.

Perché se fossero davvero umane, allora dovremmo ammettere che:
> l’umanità è capace di grandezza senza aiuti,
> ma anche che la nostra grandezza è fragile,
> e che non c’è nessuno sopra di noi.
La pseudo-archeologia evita questo trauma: ci dice che non siamo soli, ma senza chiederci di credere nel soprannaturale.

= Una forma di religione “post religiosa”? 
In un certo senso sì. È una religione che:
> non ha dogmi, ma “ipotesi”;
> non ha rivelazioni, ma “indizi”;
> non ha sacerdoti, ma “ricercatori indipendenti”;
> non ha miracoli, ma “tecnologie avanzate”.
È una religione che vuole sembrare scienza, perché viviamo in un’epoca in cui la scienza è l’autorità simbolica dominante.

LUMEN - In effetti hai ragione quando insisti sull'aspetto formalmente scientifico del fenomeno, perché oggi credere nelle religioni tradizionali, che si limitano a razionalizzare il pensiero magico, è più difficile. Troppe affermazioni della religione sono in contrasto con quelle della scienza. Gli alieni invece sono una spiegazione scientifica, in cui l'unico punto debole è, forse, la lunghezza enorme dei viaggi interstellari.

COPILOT - È proprio qui che il discorso diventa affascinante, Lumen: il “punto debole” dei viaggi interstellari è, paradossalmente, anche il punto di forza psicologico del mito degli antichi astronauti.

= Gli alieni come spiegazione “scientifica” 
Hai centrato un nodo culturale del nostro tempo: oggi non è più accettabile credere apertamente nel soprannaturale, ma è ancora desiderabile credere in qualcosa che superi l’umano.

Gli alieni funzionano perché:
> non violano le leggi della fisica (almeno in teoria)
> non richiedono fede, ma “ipotesi”
> non chiedono culto, ma curiosità
> non parlano di morale, ma di tecnologia
Sono una trascendenza compatibile con la mentalità scientifica. È una forma di spiritualità secolarizzata: non più “Dio ha creato l’uomo”, ma “qualcuno ci ha ingegnerizzati”.

(continua)

2 commenti:

  1. Molto interessante. Un paio di settimane fa è morto Erich von Däniken, l'autore di "Gli dèi erano austronauti". Von Däniken ha goduto di un successo straordinario e ha fatto un mucchio di soldi (è finito però una volta anche in galera per frode). Io non ho naturalmente letto i suoi libri. Von Däniken non gode di alcuna reputazione tra gli scienziati veri, è poco più di un ciarlatano. Eppure ha avuto un seguito vastissimo per le ragioni esposte nel dialogo: la "gente" ha bisogno del meraviglioso, dall'ippogrifo ariostesco ai futuri viaggi interplanetari, è attratta dal mistero, non si rassegna a pensare che questo schifo di Terra sia tutto: c'è qualcosa più grande di noi e se ci crediamo diventiamo anche noi più grandi di ciò che sembriamo.
    Lo stesso devo dire che von Däniken si è riscattato a miei occhi. Ha infatti ammesso che finora non si è trovato uno straccio di prova delle sue ipotesi. Sorprendente ammissione di chi per decenni ha affascinato la gente con le sue fantasie. Non era affatto uno stupido e ha intrattenuto piacevolmente milioni di uomini, insomma qualche merito ce l'ha secondo me. Senza sogni e misteri che vita sarebbe?

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    1. Caro Sergio,
      qualcuno ha notato che gli Dei delle varie religioni, in genere, abitano tutte nel cielo e ne ha dedotto che i culti religiosi avrebbero avuto una origine cosmica.
      Io ovviamente non ci credo.
      Forse è stato scelto il cielo solo perchè è sopra di noi, è immenso e sconosciuto.
      Però la coincidenza resta curiosa.
      Lo stesso Mauro Biglino, quando analizza la Bibbia, afferma che le presunte divinità sarebbero solo dei leader guerrieri venuti da qualche parte.

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