giovedì 20 agosto 2026

Superior stabat Lupus – (4)

Torno a parlare della mia personale ''teoria della superiorità', perchè mi sono imbattuto in due testi che sembrano fatti apposta per confermarla.
Il primo, relativo alla teoria dei “Beni Posizionali”, è stato scritto da Alberto Gigliobianco ed è tratto dal sito DOPPIOZERO.
Il secondo, relativo alla teoria del “Consumo Ostentativo”, è opera di Marco Managò ed è tratto dal sito IN TERRIS.
LUMEN


I BENI POSIZIONALI
<< Il concetto [di Beni Posizionali] è di puro buon senso, ma c’è stato, negli anni settanta, un economista, Fred Hirsch, che vi ha dato veste formale, e questa veste formale ha permesso all’idea di entrare con tutti gli onori nell’olimpo della teoria economica.
Per spiegare i beni posizionali non c’è niente di meglio che l’esempio. Un mio caro amico, oggi ottantenne, mi racconta che suo padre, avvocato romano, possedeva nel 1950 un Millecento Fiat. Con questo Millecento si sentiva un re, perché nella Roma del 1950 poteva andare ovunque, per seguire i suoi affari, nel giro di venti minuti. Poteva parcheggiare in qualsiasi strada o piazza senza problemi e perfino tornare a casa propria per la pennichella.
Negli anni le cose cambiarono. Le strade romane cominciarono ad affollarsi. Non più qualche centinaio di auto, ma migliaia e centinaia di migliaia. Non più parcheggi accoglienti, non più strade libere e felici. A mano a mano che altri possiedono il tuo stesso bene, la tua capacità di trarre godimento dal bene stesso diminuisce.
Ecco il bene posizionale di Hisch. Posizionale perché il suo valore dipende dalla posizione del suo possessore nell’universo dei consumatori. Se sta in un piccolo gruppo “privilegiato”, il bene dà una grande soddisfazione; ma perde valore via via che altri lo acquisiscono. 
Il ragionamento non vale, ovviamente, solo per le auto. Vale per le vacanze al mare, dove le trenta file di ombrelloni oscurano e cancellano alla vista degli ultimi arrivati l’agognato mare. 
E allora si cercano, si devono cercare mete più lontane, più esclusive e più costose: prima la Sicilia, poi le Maldive, e se quelle non bastano ecco la barriera corallina. Infine la Luna. Mete che diventano, in proporzione a quanta gente le raggiunge, sempre meno soddisfacenti.
Vale anche, questa elusiva rincorsa, per i titoli di studio. Mentre un secolo fa un perito meccanico era un perito meccanico, rispettato e ricercato dalle aziende, oggi serve l’ingegnere, e forse nemmeno l’ingegnere ha lo status del perito di un secolo fa. Onde il bisogno di specializzarsi ulteriormente, non basta il dottorato e serve il post-dottorato, per vincere una concorrenza sempre più incalzante. 
Per chi volesse approfondire, il classico libro di Hirsch è Social Limits to Growth, pubblicato nel 1976. Il titolo, come è evidente, echeggia un altro libro famoso uscito qualche anno prima, nel 1972, Limits to Growth. 
Mentre Limits to Growth, commissionato dal Club di Roma, per la prima volta esplorava e delineava i limiti fisici alla crescita economica (esaurimento delle risorse, inquinamento), quello di Hirsch indaga invece i limiti sociali, cioè il triste fatto che più beni non equivalgono a più benessere. 
Anzi, per essere precisi, può succedere che più beni si traducano in meno benessere. Pompare il tema della crescita senza badare alla qualità della crescita, alla sua intima struttura, è molto comodo per i politici, perché la crescita, così grossolanamente intesa, “mette tutti d’accordo”.
Ragionare invece sulla forma della crescita, sulle sue conseguenze differenziate nei vari campi e nelle varie classi di produttori e consumatori, è un esercizio più vero e più difficile (ma è l’unico che porta a qualche risultato sostanziale). 
In sintesi, tutto questo spiega, almeno in parte, perché la maggiore abbondanza non abbia prodotto alcun rallentamento nella sete di beni, e, di conseguenza, nel ritmo di lavoro. >>
ALFREDO GIGLIOBIANCO


IL CONSUMO OSTENTATIVO
<< La “teoria del consumo ostentativo”, enunciata dal sociologo statunitense Thorstein Bunde Veblen nel 1899, si concretizza, anche oggi, nell’acquisto di beni e servizi di lusso per esibire il proprio status elevato.
Il consumo, quindi, in tali casi non è più razionale, rivolto al soddisfacimento dei propri bisogni, all’utilità (come sosteneva l’economista scozzese Adam Smith), quanto al rafforzare, sempre più, il proprio prestigio e rendere chiari i rapporti di potere. 
Si parla di “beni di Veblen” per evidenziare quelli che sono maggiormente ambìti in quanto più costosi, secondo una tendenza contraria alle leggi economiche della domanda e dell’offerta. Sono comprati per accrescere il proprio status sociale.
Tale atteggiamento è comune ai popoli di tutti i tempi; la stessa teoria di Veblen, enunciata nel volume “The theory of the leisure class” (La teoria della classe agiata) è apparsa da tempo, in piena rivoluzione industriale, con l’affermazione dei grandi capitalisti e dell’alta borghesia; a questa, si frapponeva, tenuta ben distinta, la classe operaia alle prese con le prime rivendicazioni sociali ed economiche. (...)
Il consumo ostentativo non nasce da un’esigenza materiale di possedere un bene quanto dall’immagine che lo stesso gli conferisce, in termini di visibilità. Il lusso si certifica non solo con i beni materiali ma, soprattutto nell’era moderna, anche con i servizi, ricorrendo a quelli più esclusivi, di moda ed elitari. (…)
Coloro che emulano, che diventano i nuovi ricchi o ci si avvicinano, mostrano la stessa superbia di chi è nato e vive nel lusso; nell’opinione comune, tuttavia, i primi (gli allievi) superano i maestri, proprio per il loro improvviso successo economico che fa dimenticare le umili origini. 
Spesso sono tacciati di aver giudicato e condannato i milionari ma, nei fatti, di esser pronti, appena possibile, a eguagliargli o, addirittura, scavalcarli. >>
MARCO MANAGO'

24 commenti:

  1. .MOTORI IMBALLATI
    "Che cavolo me ne faccio della Porsche se fra lavori in corso e code ho impiegato più di 2 ore per fare la Bologna-Firenze?" Così si lamentava un cliente lombatdo che visitava la mia ditta, la ditta dove lavorano, un paio di volte all'anno. Dal suo punto di vista,
    e lasciando da parte le panzane evangeliche e comuniste.... Quando il gioco si fa duro un bel reset. I ricchi in carrozza i poveracci a piedi.

    UT SEMPER INFERIOR STABAT AGNUS.
    Posto che confà agli ovini, alle pecore ed ai loro piccoli, animali ibridati per soddisfare le necessità degli schiavi umani, ovvero carne e vello, la lana per gli indumenti. Animale destinato a perire sia in cattività che allo stato libero, se ciò fosse possibile, ché il vello lanoso a crescita continua finirebbe per soffocarlo.

    Ci sono più cose, Orazio.....


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    1. Ma tu cosa pensi di questa teoria ?
      Ti è mai capitato di vederla confermata dal comportamento delle persone intorno a te ?

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  2. Si, me la hanno confermata i miei datori di lavoro, gente in vista e molto ricca. Le elites tout court, ad ogni livello, si sentono superiori alla massa. Non sono un prete e non faccio la morale, né un sinistrorso di periferia. Credo il nostro quadrante occidentale sarà livellatp al basso, ovvero le Porsche torneranno a percorrere in 30 minuti la Bologna-Firenze...il resto del mondo è già sperequato a dovere mentre il modello cinese mi pare da incubo.


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    1. Comunque il meccanismo (cioè la spinta) vale per tutti.
      I membri delle elites sono solo quelli che ce l'hanno fatta alla grande.

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  3. Ho chiesto spiegazioni a Copilot e ne è venuto fuori questo dialogo che potrebbe interessare qualcuno, non solo te, Lumen. Perciò lo pubblico integralmente contravvendeno forse alle regole del blog. Ti autorizzo naturalmente a tagliarlo o anche a cancellarlo totalmente (forse sarebbe stato meglio passartelo per fare gli opportuni tagli, ma vada così per questa volta). Buona lettura, io trovo il dialogo interessante e divertente, oltretutto sei citato anche tu, Lumen.

    P.S. Il sistema ha rifiutato il dialogo perché troppo lungo, Te lo mando in privato e vedi tu se è il caso di pubblicarlo, in tutto o in parte, ciao.

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    1. Caro Sergio, il dialogo è molto interessante ma il problema, in effetti, è la lunghezza.
      Proverei a pubblicare la tua prima domanda e la pria risposta di Copilot, poi vediamo.

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    2. SERGIO: Un mio amico ha fatto un'osservazione che può sembrare banale o ovvia, ma che offre una spiegazione del comportamento umano. Tutti vogliono primeggiare, essere i primi, in ogni campo (sportivo, economico, letterario, persino religioso). Perché essere i primi rende felici, i secondi invece sono di riflesso infelici. Ed è profondamente vero, a tutti i livelli. E da quando ci ho riflettuto detesto la competizione, soprattutto sportiva. Io sono stato tifoso e la vittoria dell'Italia al Mundial del 1982 mi rese felice, ero campione del mondo. I poveri tifosi, piuttosto scemi, s'identificano con i giocatori, con gli atleti, e s'illudono con ciò di essere anche loro primi: lo sport è veramente l'oppio dei popoli, specie oggi, non la religione. Un uomo felice è una ... brava persona: ha smesso l'aggressività ed è persino generoso. Però prima voleva vincere a tutti i costi - anche barando, non rispettando le regole del gioco. La spinta ad emergere, a volersi imporre sugli altri, ad essere primi, è sicuramente iscritta nel patrimonio genetico e ha anche un nome tecnico che ora mi sfugge. Dunque ricapitolando: chi vince è felice, chi perde o è solo secondo è infelice. Com'è vero e semplice, no? Tutti vogliono vincere, essere i primi. Ma che scemi in fondo: vincono e sono primi perché meglio dotati dalla natura. Un esempio fra i tanti: la finale al Roland Garros tra Sinner e Alcazar. Sinner ha tre match points, a un passo dalla vittoria. Alcaraz annulla questi punti, vince il set e poi la partita. Sinner era visibilmente distrutto, poverino, infelice. Alcaraz ovviamente felice.

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    3. COPILOT - L'osservazione del tuo amico descrive una dinamica profonda che l'etologia, la psicologia e la biologia evoluzionistica studiano da tempo. La spinta genetica a cui ti riferisci viene chiamata meccanismo di dominanza o gerarchia di dominanza, strettamente legata all'istinto competitivo e all'agonismo.
      Nelle dinamiche evolutive, essere il "maschio alfa" o primeggiare nel gruppo garantiva un accesso prioritario alle risorse vitali: cibo migliore, territorio sicuro e maggiori possibilità di riproduzione. Chi perdeva (il secondo) veniva invece subordinato, sperimentando un calo ormonale drastico.
       
      La neurobiologia del vincitore e del perdente
      La scienza conferma in modo preciso la tua riflessione sulla felicità del vincitore e l'infelicità del perdente:
      L'effetto vincitore: Quando si vince (nello sport come nella vita), il cervello subisce un picco di testosterone e dopamina. Questo mix genera euforia, sicurezza, riduce l'ansia e, come hai giustamente notato tu, rende provvisoriamente più generosi e tolleranti ("una brava persona") perché non si percepiscono più minacce esterne.
      L'effetto perdente: Al contrario, la sconfitta fa crollare i livelli di testosterone e impennare il cortisolo (l'ormone dello stress). Questo reset biologico genera un senso di prostrazione, frustrazione e sottomissione. La reazione di Jannik Sinner alla sconfitta contro Carlos Alcaraz descrive perfettamente questo crollo biologico ed emotivo.
       
      Lo sport come "oppio dei popoli" e l'identificazione
      Hai toccato un punto centrale dell'etologia umana. Karl Marx definiva la religione l'oppio dei popoli; oggi lo sport svolge una funzione sociale simile, che Konrad Lorenz chiamava canalizzazione dell'aggressività.
      Tifosi e "successo riflesso": I tifosi non sono sciocchi senza motivo, ma rispondono a un meccanismo psicologico chiamato BIRGing (Basking in Reflected Glory, cioè "crogiolarsi nella gloria riflessa"). Quando l'Italia vince il Mondiale del 1982, il cervello del tifoso attiva i neuroni specchio: si identifica a tal punto con gli atleti da appropriarsi della scarica di dopamina della vittoria reale, illudendosi di aver vinto in prima persona.
      La rottura delle regole: Quando la spinta a emergere è ipertrofica, l'istinto di dominanza supera i freni inibitori della cultura (le regole del gioco). Pur di evitare l'infelicità chimica e sociale della sconfitta, l'uomo ricorre all'inganno o al doping, trasformando la competizione in pura aggressività distruttiva.

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    4. Aggiungo anche la seconda domanda, perchè mi sembra ancora più interessante.

      SERGIO - In che modo le società umane cercano di convertire l'agonismo distruttivo in cooperazione sociale?

      COPILOT - Le società umane, per evitare che l'istinto di dominanza distrugga la coesione del gruppo, hanno sviluppato nel corso della storia raffinati sistemi culturali, istituzionali e psicologici per incanalare (o "sublimare", come direbbe la psicoanalisi) l'agonismo distruttivo e trasformarlo in un motore di cooperazione sociale.
      Ecco i meccanismi principali attraverso cui avviene questa conversione:
       
      1. Istituzionalizzazione del conflitto: il "Gioco" e le Regole
      Il modo più antico e universale per neutralizzare l'aggressività biologica è racchiuderla dentro un perimetro artificiale: la regola scritta.
      Dalla guerra alla competizione regolamentata: Lo sport nasce esattamente per questo. Lo stesso Konrad Lorenz sottolineava che le Olimpiadi o i tornei sportivi sono forme ritualizzate di combattimento. Due fazioni si scontrano, ma accettano un arbitro e un codice d'onore. Il desiderio di primeggiare viene soddisfatto, ma senza l'annientamento fisico dell'avversario.
      Il sistema giudiziario: Il tribunale è la sublimazione massima della faida. Invece di aggredirsi fisicamente per una risorsa o una vendetta, le parti "combattono" a parole davanti a un giudice terzo, accettando una decisione comune per il bene della pace sociale.
       
      2. Spostamento dell'obiettivo: la Competizione Cooperativa
      Le società evolute deviano la spinta a "essere i primi" dal piano interpersonale (io contro di te) al piano impersonale (noi contro un problema).
      I grandi progetti collettivi: La corsa allo spazio, la ricerca scientifica contro una malattia, o la transizione ecologica sono esempi di agonismo convertito. Gli scienziati o le nazioni competono per arrivare primi alla scoperta, ma il risultato finale di quella vittoria individuale o di squadra porta un beneficio immenso a tutta l'umanità.
      L'economia di mercato regolata: Il mercato capitalistico sfrutta l'egoismo biologico (il voler arricchirsi e primeggiare). Tuttavia, se regolato da leggi antitrust e diritti dei lavoratori, questo agonismo spinge le aziende a produrre beni migliori e più economici per il consumatore, trasformando l'ambizione del singolo in benessere collettivo.
       
      3. I rituali di riconciliazione e la "Terza Parte"
      In natura, dopo un conflitto per la dominanza, il perdente si sottomette o viene scacciato. Le società umane hanno creato strutture per reintegrare chi perde, evitando che l'infelicità della sconfitta si trasformi in rancore asociale.
      Il terzo tempo e la stretta di mano: Obbligare i contendenti (nello sport, nella politica, nei dibattiti) a un gesto di rispetto reciproco alla fine della competizione serve a ricordare che il legame sociale è più importante del risultato.
      L'orgoglio dell'appartenenza: Quando Sinner perde contro Alcaraz, il pubblico applaude entrambi. La società premia lo sforzo, non solo la vittoria. Questo attenua l'effetto devastante del cortisolo nel perdente, offrendogli comunque uno status sociale dignitoso all'interno della comunità.
       
      4. L'educazione all'Empatia e all'Altruismo Reciproco
      Attraverso la cultura, l'uomo impara che la cooperazione offre un ritorno emotivo (e biologico) persino superiore alla dominanza.
      Il superamento del gioco a somma zero: L'educazione moderna spinge verso scenari Win-Win (vinci-vinci). Si insegna ai bambini che collaborando per costruire un castello di sabbia si ottiene un risultato più grande e gratificante rispetto al distruggere il castello altrui per essere gli unici ad averlo.
      La gratificazione dell'altruismo: Aiutare gli altri attiva nel cervello gli stessi circuiti della dopamina della vittoria personale. La società stimola questo meccanismo legando il concetto di "prestigio sociale" non più a chi schiaccia gli altri, ma a chi si mette al servizio della comunità.

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  4. OBLADI OBLADA I SUPERIORI DELLE LUCI ARTIFICIALI
    TESTO E MUSICA DA SCUOLA ELEMENTARE MARIA MONTESSORI DI ROCCA CANNUCCIA

    Eppure i 4 scappst fo casa, grazie affabili politiche di marketing, stuoli di prediche osannanti e piangenti diventarono il massimo fenomeno musicale del secolo scorso, famosi più di Cristo come ebbero a dichiarare in una intervista eccetera eccetera. Vendettero l'anima al padrone di questo teatro , ovvero si vincolarono ad una serie infinita di ritorni alla dimensione terrena, che forse è il vero inferno
    Sorvolo su altre canzonette ridicole oppure all'odor di zolfo come Let it Be

    Fulgido esempio di superiori prezzolati offerti in adorazione ad in popolo bambino e mai svezzato


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  5. Scappati di casa
    Grazie ad abili
    Errata corrige..

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  6. Stuoli di prefiche
    Errata corrige
    Mannaggia al correttore

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  7. Siamo un po' off topic, ma devo dire che la musica dei Beatles non mi dispiace.
    Un mix di classico e di moderno che ha fatto giustamente epoca.

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  8. New Trolls Concerto Grosso consiglierei ascolto altro che scarafaggi......
    Parere personale
    John Lennon e George Harrison volevano rescindere il contratto con satanasso. Volevano....

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  9. Diavolo si ma non povero ché i poveri siamo noi, la maggioranza di noi.....

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    1. Ma il Diavolo non esiste.
      Non si può essere Atei/Agnostici (e quindi non credere in Dio) e poi credere nel Demonio.
      Come dicevano i latini: 'simul stabunt, simul cadent'.

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  10. L'agnostico non crede né nega però per quanto riguarda il grande burattinaio ovvero il capo dei nostri guardiani sono più incline all'ipotesi trattarsi di entità non divina ma dotata di extra poteri usati per confonderci e condannarci ad un eterno ritorno sulla terra. Nessuna mia teoria ma ipotesi che conforta il mio intelletto ma al contempo mi atterrisce... Come diceva Dostoevskij l'inferno è vuoto. Tutti i diavoli sono qua.

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    1. Posso anche essere d'accordo, ma ad una condizione: che si tratti di diavoli metaforici.
      Facciamo tutto da soli, non abbiamo bisogno di aiuti dall'alto.

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  11. Risposte
    1. Forse (forse) fare riferimento a qualcuno sopra di noi può aiutarci a sentirci meno colpevoli.
      E, come tutti abbiamo sperimentato nella nostra vita, il senso di colpa è uno dei più terribile da sopportare per un essere umano.

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  12. I mostri nella nostra mente, vedere Il Pianeta Proibito con Walter Pidgeon anno 1956. Un classico.

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    1. Purtroppo non l'ho mai visto. Ecco cosa ho trovato sul web:
      << Il pianeta proibito segue l'equipaggio dell'astronave C-57D inviato sul pianeta Altair IV per indagare sulla scomparsa di una precedente spedizione, dove trova un misterioso scienziato, sua figlia e un robot iconico.
      Considerato un classico della fantascienza, è celebre per effetti speciali innovativi, colonna sonora elettronica e tematiche ispirate a Shakespeare.
      Apprezzato dalla critica e dal pubblico, resta una pietra miliare del cinema sci-fi. >>

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  13. Se ti capita in streaming guardalo
    90 minuti spesii bene a mio avviso.

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