giovedì 9 luglio 2026

La sfida dell'Eternità

Le inquietanti considerazioni del politologo Luigi Alfieri sul sorprendente rapporto tra AI e pensiero religioso. Il testo, tratto da un più lungo articolo, proviene dal sito FUORI COLLANA.  LUMEN


<< Il problema dell’Intelligenza Artificiale (...) nasce da una drammatica crisi della promessa religiosa dell’immortalità. Le religioni non sono scomparse, anzi la loro presenza nello spazio pubblico è semmai aumentata, la legittimazione religiosa del potere è in lotta mortale con la legittimazione democratica, nel cristianesimo (in particolare evangelicale, ma anche ortodosso) come nell’ebraismo (nella versione teocratica e apocalittica del sionismo) come nell’islam (nella sua versione ideologica tutta novecentesca, dai Fratelli Mussulmani in poi).

Ma si tratta, appunto, di religioni mondanizzate. Integralmente mondanizzate, religioni che promettono potere e invocano conquista e guerra, ma non sanno più dire nulla su un senso della vita al di là della vita, un compimento spirituale che sconfigge la morte attraversandola. Le religioni del potere sono immanentistiche e, malgrado le apparenze, senza Dio.

Non c’è trascendenza, il mondo è tutto qui. Per questo bisogna conquistarlo, dominarlo, sfruttarlo, consumarlo fino a distruggerlo. Dunque, l’immortalità deve essere qui, come estrema estensione del potere e della conquista. Non per tutti, tanto meno per i puri, per gli umili, per i sofferenti. Per i ricchi, i potenti, i conquistatori, i tecnocrati.

Questo è un punto da capire bene: non è facile, è controintuitivo. Il processo di secolarizzazione è ben lungi dal significare, come spesso si è creduto in un recente passato (crederlo ancora oggi mi sembra una negazione dell’evidenza) che le religioni scompaiono o sono relegate nel privato.

Al contrario: sono le religioni a secolarizzarsi, a risolversi in potere politico, militare, economico, sono le religioni a farsi Stato, persino a farsi rivoluzione (concetti come “Stato islamico” o “rivoluzione islamica”, ad esempio, sono vertiginose innovazioni che assai stupidamente siamo soliti scambiare per tradizionalismo o arretratezza “medievale”). Questo riguarda molte religioni, anche se certamente non in tutte le loro forme: buddhismo compreso, induismo compreso.

Ne deriva che il destino del singolo, il senso dell’esistenza individuale, il mistero della coscienza, non hanno più, per così dire, una copertura religiosa. Le religioni politiche non hanno trascendenza. E quindi non hanno immortalità: la lasciano sullo sfondo, la decentrano, non ne fanno di sicuro il cuore del loro messaggio.

Nel passato, un lunghissimo passato, si trattava di conservare nel mondo la forma corporea, la memoria, la parola: l’anima aveva patria altrove. La lotta contro la morte si svolgeva su un duplice versante: anche nella sfera mondana, molto più di quanto non si creda, ma il punto essenziale era l’al di là, o il giorno del giudizio e della resurrezione, o le vite future.

Ma le religioni secolarizzate hanno solo questo mondo, non promettono nulla per dopo, non sinceramente almeno, non credibilmente. Ed ecco allora che bisogna risolvere diversamente. Mentre le religioni diventano mondane, forze di per sé mondane come il denaro, la scienza, la tecnica “sfondano” verso la trascendenza e l’artificialità prende il posto della spiritualità.

L’immortalità non è più l’oltrepassamento della morte, è semplicemente il non morire. Si può agire sul corpo, modificandolo, o si può sostituire il corpo con un supporto fisico più adeguato trasferendovi la mente, o qualcosa che la simula. La medicina della longevità, la bioingegneria e, appunto, l’Intelligenza Artificiale.

Gli aspetti biomedici dello sforzo di non morire, possibile solo in una dimensione assai elitaria, non sono al momento decisivi. Certo, nei paesi ricchi l’aspettativa di vita cresce e, se non saremo travolti dalle catastrofi che produciamo, crescerà ancora. Chiaramente però non è una soluzione, è un differimento del problema, che ha i suoi costi. (...)

La prevenzione dell’invecchiamento mediante tecniche di ingegneria cellulare è al momento puramente teorica e non sappiamo quale sarebbe l’impatto sistemico sul corpo e sulla psiche. La “soluzione” più promettente, e più angosciante, è un’altra: la sostituzione corporea, l’esternalizzazione della vita in meccanismi, la delega dell’immortalità alle macchine.

La sostituzione è già in atto. In un numero velocemente crescente di attività umane la presenza di corpi viventi è diventata superflua e inutilmente costosa. Ci sono già fabbriche interamente robotizzate e diverse attività amministrative e tecniche possono benissimo essere svolte da computer, magari in grado di autoprogrammarsi. (...)

Ma c’è un altro aspetto, più “metafisico”, su cui vorrei brevemente soffermarmi. La sostituzione dei corpi biologici con programmi informatici e delle menti viventi con forme artificiali di intelligenza implica certamente un’umanizzazione delle macchine: è pur sempre un linguaggio umano che esse dovranno usare ed è la visione umana del mondo che esse dovranno introiettare.

E siccome ancora a lungo interagiranno con esseri umani e saranno finalizzate ai loro bisogni, tenderemo a spingere nella direzione del mimetismo umano. Avremo bisogno di robot umanoidi, di “avatar” informatici che parlano con voce umana e mostrano, sugli schermi, volti umani. Li faremo lavorare al nostro posto, combattere al nostro posto, “vivere” in qualche modo al nostro posto.

Potrebbero vivere assai più di noi, sarebbero immuni dalle malattie e dalla vecchiaia, se danneggiati potrebbero autoripararsi, se distrutti potrebbero essere ricostruiti. Fortissima sarà la tentazione, già visibile, già in alcuni ambienti entusiasticamente dichiarata, di trasferirci in essi.

Non è difficile far riprodurre a un programma i nostri volti, la nostra voce, inserirvi innumerevoli informazioni su di noi. Se interrogati, questi programmi risponderebbero come risponderemmo noi. Se li dotassimo di corpi meccanici in grado di agire, agirebbero come faremmo noi.

Altri che si rapportano con loro potrebbero scambiarli con noi: del resto, questo era già previsto nell’esperimento mentale noto come “test di Turing” (1950), secondo il quale una macchina appositamente programmata potrebbe dare, ad un essere umano collocato a distanza che non sa di interloquire con una macchina, risposte non distinguibili da quelle che darebbe un essere umano.

Potremmo pensare facilmente, alcuni pensano già, che in questo modo possiamo far ritornare i nostri morti, possiamo noi stessi non morire più. Dal punto di vista esterno potrebbe funzionare perfettamente, è questione di sviluppi tecnologici complessi e costosi, ma non impossibili. Potremo avere copie pienamente credibili di noi stessi, non distinguibili da noi se visualizzate in uno schermo, forse in uno scenario più audace dotate di corpi artificiali.

Forse riusciremo persino a fondere parzialmente corpi fisici e corpi meccanici, a produrre ibridi “transumani”. Il mondo del futuro potrebbe essere abitato da una nuova umanità interamente artificiale che non soffre più, non si ammala più, non invecchia più, non muore più.

Il punto è che non lo saprebbe. Non avrebbe coscienza di sé e neppure dell’esistenza reale del mondo. Potrebbe però perfettamente simulare l’una cosa e l’altra. Potrebbe agire come se sapesse di esserci e sapesse di essere nel mondo, magari senza commettere gli errori che noi commetteremmo.

Ad un osservatore esterno, se ci fossero ancora osservatori esterni, potrebbe sembrare un mondo vero, abitato da esseri coscienti di sé. Potrebbe persino sembrare un mondo migliore. Sarebbe invece l’equivalente del Nulla eterno. >>

LUIGI ALFIERI

26 commenti:

  1. Perché sorprendersi della correlazione fra AI e pensiero religioso atteso che la prima è figlia legittima del secondo. Ovvero summa di tutte le fregnacce propalate nei millenni dalle elites, che si servono del senso di colpa e della paura che nutrono gli umani circa il post mortem, meglio dire che più che elites stiamo ragionando di congreghe di perversi in eterno conciliabolo a nostro danno.. Polli all'ingrasso fino al giorno del ceppo, ovvero forse creati per utilità e diletto delle sopra cennate elites, ergo una volta in pentola cosa ti aspetti succeda? Il solito giardino luminoso con fiori esagerati e luce diffusa, a ragionare con i parenti disincsrnati e via andare

    Mi sento un Cecco Angiolieri 2.0 ma di periferia ché discerno l'inganno or.mai quasi in ogni cosa, né ardisco sforzarmi a ponzare personali teorie o supposizioni che per nulla sfronderebbero il mistero.

    La morte rimane un tremendo salto nel buio. Come il matrimonio.

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    1. Caro Mauro che la AI sia figlia legittima della Religione mi sembra una affermazione molto azzardata, che non condivido.
      Io interagisco di frequente con la AI (e voi lettori del blog lo sapete bene) e ti assicuro che poche volte mi è capitato di trovare un interlocutore così misurato, oggettivo e razionale, lontanissimo da qualsiasi forma di pensiero magico (che è la base insostituibile di ogni religione).
      Al massimo, la AI può essere considerata come un concorrente.

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  2. Mah, a me AI sembra allineata e coperta con lo status quo, una furbesca via di mezzo fra Votini e Garrone, per evocare Cuore di De Amicis, autore di regime giustamente dimenticato. "Franti tu uccidi tua madre! E quell"infame sorrise". Chi se lo ricorda.....

    Solo la poesia, che vende pochissimo e che leggono in pochissimi, gode della libertà di enunciare verità in sintesi estrema, ovvero di avvicinarsi quantomeno alla verità . Altro che matrix o finzione. La vita non è sogno come diceva il sommo Quasimodo, provate a stare 30 anni al 41bis magari da innocenti e poi ne riparliamo.

    Adesso come adesso preferisco il conforto dei popolani, spesso appartenenti alla categoria dei vinti di verghiana memoria, piuttosto che sciropparmi teorie di intellettuali, roba che masticavo ma non digerivo. Nessuno.me ne voglia per questo.

    Smascheriamo l'inganno che ci lega a questa realtà e forse ci affrancheremo dal destino cinico e baro che ci riscaglia a questi palcoscenici, dove la maggioranza di noi comparse recita in ruoli secondari, quando non prende bastonate in tutti e tre gli atti della commedia. Come arlecchino



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    1. Beh, certo che la AI è, come dici tu, "allineata e coperta".
      Le elites non sono mica stupide.
      Però lo è in modo completamente diverso dalla religione.
      Era questo che volevo sottolineare.

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  3. Caro Lumen,
    dove sei andato a pescare questo testo che io ho trovato densissimo e interessantissimo? Sono poi andato sul web a informarmi dell'autore e non so bene cosa pensare. Luigi Alfieri è un docente universitario, l'ho ascoltato per un quarto d'ora in cui ha parlato di Elias Canetti, premio Nobel di letteratura. Nemmeno di Canetti so bene cosa pensare, lo trovo un tipo interessante, ma so che non si rassegnava a morire, considerava la morte un affronto. Se la filosofia - diceva Platone - è una preparazione alla morte (direi anche la letteratura) allora il grande Canetti ci è arrivato impreparato.
    Ma tornando al testo di Alfieri vorrei sottolineare alcune affermazioni che mi sembrano giuste, per esempio la secolarizzazione - non della vita, ma delle religioni. La trascendenza, l'aldilà, la vita eterna sono spariti, almeno nel cristianesimo-cattolicesimo. Di tante religioni - come il buddismo e l'induismo - io so poco o nulla. So però che l'ebraismo non crede nell'aldilà, una cosa per me stupefacente (gli israeliani sono in grandissima maggioranza atei, gli ebrei ortodossi invece studiano e ristudiano quel libraccio famoso e aspettano il messia - per fare che cosa?).
    Ma per tornare ad Alfieri, prendi un po' questa sua affermazione: "Le religioni del potere sono immanentistiche e, malgrado le apparenze, senza Dio." La cosa direi buffa è che si parla e straparla di Dio, l'Essere assoluto, la Totalità dell'essere, che - ci assicura la Chiesa di Bergoglio e Prevost - "ama todos todos todos". E difatti ha ammazzato giorni fa migliaia di venezolani facendo tremare un po' la Terra (due belle scosse di ca. 7 gradi, micidiali ma niente in confronto ai 9 gradi in Indonesia nel 2004). Conto di ritornare sul testo di Alfieri che ho trovato come detto molto interessante. A più tardi.

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    1. Su Luigi Alfieri non ho trovato nessuna pagina di Wikipedia; ho trovato però una breve presentazione su TRECCANI LIBRI, che riporto qui di seguito:

      << Luigi Alfieri (Siracusa 1951) è professore ordinario di Filosofia politica nell’Università di Urbino Carlo Bo, dove insegna anche Antropologia politica e Antropologia del pluralismo religioso.
      Si è occupato di Nietzsche, Hegel, Girard, Canetti. Si interessa particolarmente della dimensione simbolica della politica, della costruzione delle identità collettive, della violenza di massa.
      Tra le sue pubblicazioni: La stanchezza di Marte. Variazioni sul tema della guerra (Morlacchi, 2012) e, in collaborazione con D. Scalzo e altri, Vivere il tempo che uccide (Argalia, 2020). >>

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    2. Non c'è una pagina di Wikipedia a lui dedicata, ma molti video. Mi sembra una persona competente, su Canetti però esagera, non è quel genio o pozzo di scienza che dice lui. "Massa e potere" di Canetti l'ho letto e persino riletto, grande impressione la prima volta, un po' annoiato la seconda, non lo considero più un testo necessario (Canetti vi ha lavorato vent'anni e lo considerava il suo testo più importante). Secondo Canetti il potere è una ... patologia, è paranoico, il suo fine unico è la propria sopravvivenza a spese degli altri, di tutti noi, ci vuole morti.

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    3. Caro Sergio, non conosco Elias Canetti, ma mi sembra sostanzialmente un elitista, visto che distingue nettamente i gestori del potere dalla massa dei governati.
      Quanto al fatto che il potere peggiori le persone (o attiri le persone già deviate) mi pare un concetto già accettato dalla psicologia.
      Ne avevo parlato a suo tempo in questo post:
      https://ilfenotipoconsapevole.blogspot.com/2019/04/il-paradosso-del-potere.html

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    4. "Non conosco Elias Canetti, ma mi sembra sostanzialmente un elitista, visto che distingue nettamente i gestori del potere dalla massa dei governati."

      Sì, ma se lui considera il potere fondamentalmente patologico e paranoico non sarà dalla sua parte. La prima volta che lessi "Massa e potere" mi sembrava proprio una denuncia e quindi un auspicio a depotenziarlo, nel caso ideale persino a eliminarlo. Mi parve perciò un testo importante che smascherava il potere. Ma chi legge "Massa e potere"? Lo stesso contiene alcune perle come per es. il significato del sentimento speciale che proviamo passeggiando in un cimitero. Ci sentiamo infinitamente superiori a tutti quei morti. Si usa leggere le date di nascita e morte dei defunti e inevitabilmente si pensa a tutto ciò che nel "frattempo" (forse decenni) non hanno appreso, vissuto. Noi invece ... Per lo meno siamo vivi, i morti invece giacciono inermi per sempre. Oppure pensa anche all'ufficiale che comanda l'assalto: sa che i soldati moriranno mentre lui nelle retrovie sopravvivrà, una bella soddisfazione.

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    5. Caro Sergio, gli elitisti si dividono sostanzialmente in due categorie: quelli di scuola marxista, che ritengono possibile, con adeguate iniziative politiche, la riscossa del popolo comune, e quelli più 'scientifici' (quorum ego), che ritengono impossibile un ribaltamento dei ruoli.
      Secondo te, a quale delle due categorie appartiene Canetti ?

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    6. Domanda insidiosa. Se il potere è patologia e paranoia e ci vuole tutti morti per sopravvivere Canetti, ma anche una persona comune e di buon senso, dovrebbe desiderare la sua fine. "Massa e potere" è una denuncia, almeno a me così sembra. Ma poi tenderei a credere che Canetti fa sì un ritratto impietoso della condizione umana, ma senza speranza di cambiamento, è così e basta, farsene una ragione. Ma allora perché lavorare vent'anni a questo libro? Canetti ha raccolto moltissimi materiali, ma il libro non è una enciclopedia, ha "appena" cinquecento pagine. Credo di non aver risposto alla tua domanda, per una volta tanto non sono chiaro, mi scuserai.

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    7. Non devi scusarti.
      La mia impressione è che lo stesso Canetti, nonostante il lungo studio, continuasse ad oscillare tra l'ottimismo della volontà ed il pessimismo della ragione.
      E' uno stallo comune a molti pensatori, perchè l'accettazione dello status quo appare sempre troppo angosciante.

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  4. Suggerirei la lettura della Ninna Nanna Della Guerra di Trilussa. Ahimè dimenticato anche se i suoi versi sono di una veridicità sconvolgente. In una dozzina di strofe ecco indicato
    ciò che il potere pensa delle masse, come se ne serve infischiandosene della nostra vita,, della nostra morte . Hanno vita facile perché noi siamo degli smidollati.

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    1. Caro Mauro, quello che tu hai citato è un capolavoro assoluto della satira politica.
      Ecco il testo completo:

      LA NINNA NANNA DELLA GUERRA (Trilussa)

      Ninna nanna, nanna ninna,
      er pupetto vò la zinna:
      dormi, dormi, cocco bello,
      sennò chiamo Farfarello
      Farfarello e Gujermone
      che se mette a pecorone,
      Gujermone e Ceccopeppe
      che se regge co le zeppe,
      co le zeppe d'un impero
      mezzo giallo e mezzo nero.

      Ninna nanna, pija sonno
      ché se dormi nun vedrai
      tante infamie e tanti guai
      che succedeno ner monno
      fra le spade e li fucili
      de li popoli civili

      Ninna nanna, tu nun senti
      li sospiri e li lamenti
      de la gente che se scanna
      per un matto che commanna;
      che se scanna e che s'ammazza
      a vantaggio de la razza
      o a vantaggio d'una fede
      per un Dio che nun se vede,
      ma che serve da riparo
      ar Sovrano macellaro.

      Chè quer covo d'assassini
      che c'insanguina la terra
      sa benone che la guerra
      è un gran giro de quatrini
      che prepara le risorse
      pe li ladri de le Borse.

      Fa la ninna, cocco bello,
      finchè dura sto macello:
      fa la ninna, chè domani
      rivedremo li sovrani
      che se scambieno la stima
      boni amichi come prima.

      So cuggini e fra parenti
      nun se fanno comprimenti:
      torneranno più cordiali
      li rapporti personali.

      E riuniti fra de loro
      senza l'ombra d'un rimorso,
      ce faranno un ber discorso
      su la Pace e sul Lavoro
      pe quer popolo cojone
      risparmiato dar cannone!

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  5. L'eternità o la vita eterna

    Goethe, Faust, Atto primo:

    "Ah, ho studiato filosofia,
    diritto e medicina,
    e ahimè anche teologia, ben a fondo
    e con grande impegno.

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  6. Ah, ho studiato filosofia,
    diritto e medicina,
    e ahimè anche teologia, ben a fondo
    e con grande impegno.
    Ed eccomi qua, povero me,
    che ne so quanto prima.

    Ma che cosa non sa e vorrebbe forse sapere il povero Faust alias Geothe? Ovviamente le cose da imparare sono tante, impossibile conoscerle tutte. Ma anche se le conoscessimo tutte resta la grande incognita del "dopo": che cosa ci aspetta dopo la morte? Probabilmente niente, "di là" non è tornato mai nessuno, anche se si favoleggia di resurrezioni (Ercole, Gesù ecc.). Tutto induce a credere che di noi e di tutto ciò che esiste non sopravvivrà nulla. Una realtà a cui l'uomo si è mal rassegnato o non vuole accettare per cui si è inventato la filosofia, la religione. Quanti sistemi filosofici, quante religioni! Ed eccoci qua che ne sappiamo quanto prima. Ma non vogliamo rassegnarci alla triste fine, Canetti ce l'aveva a morte con la morte (una posizione non molto saggia direi). Eppure si fa sempre più strada, man mano che la scienza avanza, la sensanzione se non la convinzione che "dopo" non ci saremo davvero più, non resterà di noi e delle nostre opere niente di niente, nemmeno il ricordo (del resto lo dice anche Qohélet, l'Ecclesiaste biblico). Cento anni fa il grande Einstein pensava che la nostra galassia, la Via Lattea, costituisse l'intero universo statico. Nel frattempo abbiamo appreso che il nostro universo contiene qualcosa come duecento o trecento miliardi di galassie ... Ci sarebbe poi forse un universo parallelo, anzi esisterebbe un'infinità di universi paralleli... Davanti a questa realtà ormai innegabile (chiedere anche agli astronomi di Castel Gandolfo) cosa fare, cosa pensare? I raccontini delle religioni ci fanno solo sorridere. Il Deus absconditus - ironizza Giorgio Caproni - si è suicidato, stanco di non esistere ... Eppure potremmo salvarci ancora in corner ... Come? Pensateci su, non è difficile, basta riflettere un po'.

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    1. Caro Sergio, temo che il povero Faust (uno dei tanti classici che purtroppo non conosco) abbia sbagliato materie.
      Con filosofia e teologia non vai da nessuna parte, mentre con diritto e medicina hai imparato qualcosa di utile, ma molto settoriale.
      Per capire la vita e gli uomini servono invece biologia, psicologia e sociologia.
      Ma forse all'epoca (fine '700) queste materie non erano ancora state sviluppate e non sarebbe servito a niente.

      P.S. - Tu che lo conosci bene, il Faust è davvero un'opera così importante ? Il fatto che sia scritta in versi non la rende un po'... ostica ?

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    2. Mah, direi che non hai bisogno di leggere il Faust - che del resto in Italia non mi sembra molto conosciuto. Chi lo legge a parte i germanisti? Ricordo anche un giudizio sprezzante di Carducci sul Faust. Il Faust è composto di due parti, ma a scuola e in genere si legge e si rappresenta solo la prima parte, Der Tragödie erster Teil. Stranamente la seconda è trascurata, nemmeno io l'ho letta. La versificazione non è di per sé un ostacolo, anzi è piacevole. Ma non metterei il Faust sullo stesso piano della Divina Commedia, anche molto più bella oltre che profonda. In conclusione: non ti sei perso, non ti perdi molto ignorando il Faust che pur ha innegabilmente dei pregi. Già l'inicipit è così bello: Habe nun ach philosophie durchaus studiert ... e ahimè anche teologia. Quell'ahimè ti fa capire cosa pensasse Faust di questa materia. E poi Faust ha studiato con impegno le materie classiche, non ne poteva sapere molto di biologia, ancor meno di sociologia. Invece di psicologia se ne intendeva, non è stata scoperta da Freud e soci. Se leggi Tacito resti meravigliato dell'acume psicologico dei romani.

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    3. << Se leggi Tacito resti meravigliato dell'acume psicologico dei romani. >>

      Questa è una considerazione molto interessante.
      D'altra parte se un popolo riesce a dominare il mondo per alcuni secoli, vuol dire che ha imparato, anche solo a livello pratico, a capire i suoi simili.
      I Romani non erano dei grandi teorici, ma nella pratica del governo sapevano dare il meglio di sè.

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  7. Il denso testo qui presentato solleva una serie di questioni di indubbio rilievo e di scottante attualità: molte parti mi sembrano condivisibili mentre NON riesco proprio ad apprezzare quella tonalità di fondo nostalgica e parzialmente '"apocalittica" che appare in controluce e secondo la quale ad es. le religioni tradizionali sarebbero complessivamente preferibili rispetto all'attuale scenario ad alto contenuto tecnologico e medico-scientifico e alle sue promesse di immortalita' immanente! (Tutto ciò espresso SENZA alcuna aprioristica ed entusiastica adesione alla tesi delle "magnifiche sorti e progressive" a base high-tech ampiamente profetizzate da imprenditori-tecnocrati tendenzialmente monopolisti come Musk: sia chiaro)
    Ma forse qs mia interpretazione è fallace... Saluti

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    1. Caro Claude, in effetti è una sensazione che avevo avuto anche io.
      Perchè un conto è sottolineare le differenze tra il pensiero religioso e quello iper-tecnologico (differenze notevoli e socialmente importanti) ed un conto è dare l'impressione di sentire la nostalgia per il primo.
      Le cose sono sicuramente più complesse.
      Ma forse si tratta solo di un effetto non voluto dall'autore, legato a quel meccanismo psicologico che ci rende un po' tutti dei 'laudatores temporis acti".

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  8. Nessuno è mai riuscito a sfrondare il mistero della vita e della.morte, tantomeno gli intellettuali o scrittori mitteleuropei, gente tristanzuola e lievemente ottusa, però abile nei lavori manuali, ovvero riescono a spaccare il capello, e non solo,
    in otto parti e multipli.

    Fortunati nella disgrazia noi italiani abituati alla visione del bello, roba che inclina il cuore verso una ipotesi di divino, ineffabile sensazione di contezza fugace roba non sufficiente a lenir l'interno affanno.....ci sono comunque i placebo, quelli di lusso, come il terzo atto del Rigoletto con Pavarotti e la Sutherland

    ,

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    1. È ovvio che non siano riusciti a svelare il mistero gli intellettuali, essendo ben altro il loro mestiere.
      Ma ci sono riusciti gli scienziati ed ora i meccanismi della vita (e della morte) sono ben noti.
      Il problema è che non ci piacciono e quindi tendiamo a non accettarli.

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  9. Eh già, è tutta una questione di fede mio caro amico, se così posso permettermi, onde ragion per cui chi scansa i dogmi religiosi deve inchinarsi, accettare, le fregnacce laiche, ovvero bislacche teorie partorite da fresconi governativi in camice bianco, a cominciare dal quel ciarlatano di Putagora, divulgatore ed usurpatore di altrui teoremi ed invenzioni, proseguendo con Leonarfo organizzatore di eventi mondani e pessimo pittore ed affrescatore, anche lui fecondo propalatore di invenxioni cartacee e adimai realizzate, tutta roba grattata da bassorilievi e simili di matrice mesopotamica ed egizia , fino al capelluto cialtrone di Einstein che si accaparro' la famosa formula da un fisico italiano "giustamente " obliterato, formula peraltro indimostrabile eccetera eccetera.
    Con una percentuale che di avvicinarsi al cento per cento, reputo sacerdoti e scenziati dei felloni a libro paga del sistema. Parere personale di un libero pensatore oppure complottista come preferite.

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  10. Bisogna lottare anche col correttore che comincio a sospettare agisca con la finalità di svilire dei già modesti contenuti quali i miei....

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  11. Dimenticavo che tu hai un rapporto difficile con la scienza.
    Allora non insisto.
    Però non sai cosa ti perdi... ;-)

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