mercoledì 19 marzo 2025

Punti di Vista – 40

MILIARDARI SOCIAL
I social [media] non sono un posto neutro, un secchio infinito in cui riversare pareri, invettive, riflessioni, articoli e approfondimenti, foto di gattini e tutto il resto. No.
Sono uno strumento di guadagno e di consenso in mano a quattro-cinque soggetti che monopolizzano la circolazione planetaria delle informazioni, soggetti miliardari, per la precisione, e quindi, diciamo così, una specie di ufficio stampa planetario dell’oligarchia (soprattutto americana), che si avvale di alcuni miliardi di collaboratori a titolo gratuito: noi.
E basta una minuscola modifica di codici, un soffio informatico, a cambiare limiti e margini di libertà, a stringere o aprire, a consentire o vietare, a dirigere il flusso.
ALESSANDRO ROBECCHI (Sito personale)


IL CONSERVATORE CONTROCORRENTE
In un mondo in cui i rapporti di forza sono totalmente squilibrati a vantaggio di un capitalismo finanziario del quale tutti, a chiacchiere, riconoscono l’instabilità e l’irrazionali, in un sistema che fa dello sradicamento degli individui e della distruzione delle istituzioni (da quelle create nel secondo dopoguerra, come lo stato sociale, a quelle di tradizione più antica, come la famiglia) uno strumento di dominio delle masse, di rimozione della loro identità, (…) vendendoci questa nostra sconfitta come un elemento di progresso, in un mondo, in estrema sintesi, che moltiplica i diritti civili da barattarci in cambio dei nostri diritti sociali e politici, in nome di una ipocrita liturgia del “progresso”, in questo mondo credo che esista un unico modo di schierarsi a difesa di quella che la nostra Costituzione chiama “un’esistenza libera e dignitosa”: essere conservatore. (…)
Mi è chiaro il progresso che la rivoluzione industriale ha recato (se pure al costo di compromettere gli equilibri ecologici): siamo passati da un mondo in cui mangiare e vestirsi non erano cosa scontata a un mondo in cui questi e altri problemi, sia pure con enormi disparità geografiche, sono risolti, o almeno sarebbero risolvibili.
Ecco: sarebbero risolvibili, se si capisse che certi processi non sono meramente tecnici, ma intrinsecamente politici, e come tali vanno compresi e gestiti. Vale per il progresso tecnologico, e vale per l’immigrazione.
Non gestirle espone al rischio di reazioni irrazionali (luddismo, razzismo), nonché al rischio di tornare a un mondo in cui mangiare e vestirsi non siano cosa scontata.
ALBERTO BAGNAI (Sollevazione)


CUM GRANO SALIS
Che cosa ci insegna l'elezione al Parlamento europeo dI Ilaria Salis (avvenuta nel giugno 2024 - NdL), [già] condannata in Italia per alcuni reati ed ultimamente reclusa in attesa di processo a Budapest, dove la si accusava di avere preso parte ai pestaggi di due cittadini ungheresi?
Nulla di nuovo, ma ce lo insegna con rara chiarezza.
Le persone che hanno scritto il suo nome sulla scheda elettorale (sembra più di 175 mila) non possono essere state persuase dal suo programma: non ne aveva uno, o se lo aveva non poteva esporlo agli elettori, trovandosi in arresto. Né dai suoi trascorsi mandati, non avendo mai ricoperto la carica.
Perché allora hanno votato proprio lei?
Per tanti immaginabili motivi: per la sua storia, per gli ideali che incarna, per salvarla da un procedimento giudiziario considerato ingiusto o comunque troppo severo, per fare dispetto a un governo ritenuto ostile e agli avversari politici che si auguravano una condanna esemplare.
Tutte ottime ragioni per chi l'ha votata, sennonché c'è un dettaglio: che nessuna di esse ha a che fare con ciò che ci hanno raccontato essere la democrazia.
In quest'ultima, ci hanno detto, gli eletti rappresentano la volontà, non l'identità degli elettori. Entrambe le condizioni possono verificarsi, ma la prima è necessaria, la seconda accessoria.
Ciò che distingue l'eletto da uno qualsiasi dei suoi elettori dovrebbe essere il fatto di avere non solo la «giusta» visione delle cose, ma specialmente la capacità di tradurla prima in un programma e poi in provvedimenti, o alla peggio in un'azione di contrasto ai provvedimenti contrari. (...)
L'operazione Salis dice che si vota per essere, non per agire.
IL PEDANTE (Il Pedante)


CRITICA OCCIDENTALE
C’è un video che ossessiona tutti, dappertutto, in cui [Federico] Rampini dice che soltanto l’Occidente parla male di se stesso nei corsi di storia e di sociologia delle sue università.
Rampini descrive questo fatto come sommamente anti-occidentale senza rendersi conto che è sommamente filo-occidentale.
L’uso critico delle fonti storiche è tipicamente occidentale. Se un professore universitario spiega in aula che l’Occidente ha commesso massacri e genocidi, questa è una cosa occidentalissima.
L’illuminismo, che invita a usare la ragione in modo critico, è nato in Occidente mica in Arabia Saudita.
Con molto rispetto, vorrei capire che tipo di università Rampini vorrebbe per l'Italia e per l’Occidente. Se Rampini vuole un’università in cui si parli dell’Occidente come ne parla il Corriere della Sera - faziosamente e con i paraocchi a fini apologetici (...) - allora Rampini vuole un’università anti-occidentale. (...)
Il liberalismo italiano, purtroppo, ha sempre subito questa fascinazione autoritaria. È una cosa di cui i liberali italiani non riescono proprio a liberarsi.
ALESSANDRO ORSINI (Facebook)

7 commenti:

  1. Sempre a proposito dell'elezione di Ilaria Salis al Parlamento Europeo, il Pedante aggiunge questa ironica considerazione:

    << Se da un lato auguro agli elettori dell'onorevole Salis di realizzare attraverso il suo lavoro parlamentare le proprie idee, dall'altro mi permetto di dubitarne assai, se non altro perché il parlamento in cui opererà è l'unico al mondo in cui non si può neanche fingere di legiferare!
    Quindi tanto vale mandarci personaggi e bandiere; allestirlo come un teatro o un'esposizione, non come un'assemblea di lavoro. >>

    Quando qualcuno dice che l'Unione Europea, in fondo, NON è una democrazia, non ha tutti i torti.

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  2. Quando passo di qui trovo delle osservazioni lucide e precise.
    L'esterofolia non riguarda solo l'Italia (qualcuno si ricorda l'esterofilia dei sudcoreani relativamente abbienti in Parasite?): una sorta di provincialismo al contrario (mi ricorda, in primis, quello milanese: la città meneghina è sempre prima nello sdilinquirsi per ogni novità straniera, tanto più se mediocre o pessima, o farne moda per deficienti).
    L'autorazzismo delle stupidenzie progressiste è evidente e propellente per le narrazioni apologetiche dei "paradisi multiculturali" evitati come la peste dalle castalie che li propagandano.
    Tutto questo produce i casi Salis, una bambocciona al caviale che si diverte a fare la rivoluzionaria, a okkupare case altrui, a pestare coloro che non sono puri, eletti, sinistrati e che hanno pensiero proprio. I cretini che la votano sono quegli antagonisti, gli anti-tutto, che più sono anti, più sono incapaci di qualsiasi opera utile, creatrice, risolutrice di problemi: critica è antagonismo scemi facili, arte difficile. Ovvio che quei minorati votino ciò che ne rappresenta le pulsioni bambinesche ed egoiche.

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    1. Caro UNIC, grazie per le belle parole.

      Credo che l'esterofilia sia una forma non tanto di provincialismo, quanto proprio di mancanza di autostima.
      E che funzioni un po' per tutti, per cui anche chi è invidiato, a sua volta, può trovarsi nella situazione di invidiare (magari per motivi diversi).
      Così per esempio, se gli europei (almeno un tempo, oggi non so) invidiavano gli americani per il loro stile di vita, questi ultimi invidiavano noi per la nostra cultura e la nostra storia millenaria.

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  3. L'esagerata preferenza di tutto ciò che si fa o si pensa all'estero è chiamata esterofilia, piaga che infetta le flosce membra dei popoli vassalli, spesso denutriti mentali che confondono l'ottone con l'oro la pupu' con la nutella, se provenienti da oltremare e via discorrendo.

    Nelle remote contrade dell'impero romano, in Britannia, in Pannonia, si guardava a Roma come faro di civiltà , e si cercava di imitarne il meglio, quando non si complottava per sfuggire al suo giogo, sacrosanto anelito alla libertà di ogni popolo, anche quelli sotto bonario padrone

    Noi appiccicavamo la bandiera inglese sulle lamiere del vespino cinquanta, la linguaccia dei Rolling Stones, la riccia capelliera di Jimmy Hendrix.... Roba di 50 e passa anni fa, più o meno.

    Insieme alle chiacchiere ed ai falsi miti religiosi e politici, cominciava a dilagare la droga fra i giovani, piaga contemporanea che ha spedito agli inferi legioni di giovani, condannando all'ergastolo le relative famiglie eccetera eccetera. La linguaccia dei Rolling dice nulla?


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    1. Certamente, l'esterofilia è una parte importante della cultura di un popolo.
      Ma si tratta di un meccanismo quasi inevitabile, perchè le cose altrui, viste da distante, vengono deformate dalla prospettiva.
      E quindi risaltano (quasi) solo gli aspetti più belli, più importanti, più scintillante, mentre le cose tristi, quelle che non funzionano, restano nascoste.

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  4. Il conservatore controcorrente

    Da un punto di vista (a proposito del titolo di fondo...) liberal-democratico e laico-riformatore il Consevatorismo introvertito nazionalista nostalgico e rancoroso delineato da AB fa il paio con il (pseudo) Progressismo piattamente egualitario femminista pauperista e terzomondista: due facce della medesima "medaglia". Un applauso invece alla Destra liberale e alla Sinistra liberale nella misura in cui ancora esistono. (Sperabilmente nessuno si offendera'...) Saluti

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    1. Io credo che la dx e la sx 'liberali' esistano ancora.
      Però, in un epoca di bipolarismo mediatico (o di qui o di là) finiscono per essere confuse con il centro.

      Di cui però, forse, rappresentano le espressioni migliori, visto che il centro viene spesso identificato con i semplici opportunisti (Franza o Spagna...).

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