giovedì 7 maggio 2026

Generazione Z

Con il termine 'Generazione Z' si indicano le persone nate tra l'ultimo quinquennio del secolo scorso (1995) ed il primo decennio del 2000 (2010).
Si tratta della prima generazione ad essersi sviluppata potendo godere dell'accesso ad Internet sin dall'infanzia, e perciò i suoi membri sono particolarmente avvezzi all'uso della tecnologia moderna e dei Social Media; per questo sono definiti anche “nativi digitali,
La generazione Z segue quella dei 'Millennials' (detta anche generazione Y), che indica le persone diventate maggiorenni dopo l'anno 2000.
Alla generazione Z ed ai suoi problemi cognitivi – emersi da uno studio del neuroscienziato Jared Cooney Horvat - è dedicato il post di oggi, scritto da Antonio Lombardi per il sito METEOGIORNALE.IT.
A seguire una breve nota esplicativa (tratta dal web) sui metodi utilizzati dal Dott. Horvath per la sua ricerca.
LUMEN


<< Per due secoli, la traiettoria è sembrata inarrestabile: ogni nuova generazione era, in media, un po' più sveglia di quella che l'aveva preceduta. Un trend di sviluppo umano che davamo quasi per scontato, insomma. E invece, quel filo storico si è spezzato.

Per la prima volta nella storia documentata, gli scienziati hanno individuato una generazione che risulta meno intelligente di quella precedente. Non è esattamente una notizia rassicurante, diciamolo.

A suonare questo campanello d'allarme non è un passante qualsiasi, ma il neuroscienziato Dr. Jared Cooney Horvath. Durante una recente testimonianza davanti a una commissione del Senato degli Stati Uniti, Horvath è stato piuttosto diretto: la Generazione Z è diventata "cognitivamente stentata" rispetto ai Millennial e a chi è venuto prima di loro.

Questo declino interrompe un modello di crescita che ha tenuto banco per almeno duecento anni.

Ma qual è il colpevole? Sorprendentemente, non si tratta di una mancanza di scolarizzazione. Anzi, i giovani d'oggi passano più tempo che mai seduti tra i banchi o in aule virtuali. Il problema, secondo la tesi di Horvath, è lo strumento principale che stiamo usando per insegnare loro: lo schermo.

Siamo animali sociali, biologicamente programmati per imparare dagli altri esseri umani attraverso una concentrazione profonda e l'interazione faccia a faccia. I nostri cervelli si sono evoluti per masticare idee complesse, non per fare lo slalom tra elenchi puntati su un display luminoso.

Horvath sostiene che l'introduzione rapida, quasi violenta, di smartphone e tablet nelle aule abbia interrotto il modo stesso in cui il nostro cervello elabora le informazioni.

"Più della metà del tempo che un adolescente passa da sveglio, lo passa a fissare uno schermo", ha detto Horvath alla commissione. È un dato che fa riflettere. I dispositivi digitali incoraggiano una lettura superficiale, lo "skimming", piuttosto che un'immersione profonda nel testo. E questo degrada abilità critiche fondamentali come il problem-solving, la memoria e persino la matematica.

I dati, in effetti, sono piuttosto impietosi: una volta che i paesi adottano ampiamente la tecnologia digitale nelle scuole, le prestazioni accademiche tendono a calare in modo significativo.

Horvath definisce questo cambiamento una "resa". Invece di usare gli strumenti per aiutare i bambini a imparare, stiamo ridefinendo l'istruzione per adattarla ai limiti dello strumento stesso. Stiamo barattando la comprensione profonda con la comodità digitale, e il costo è la prima generazione della storia a fare un passo indietro. >>

ANTONIO LOMBARDI



LA RICERCA DEL DR.HORVATH
Lo studio del dr. Horvath non si basa solo sul classico QI (Quoziente Intellettivo), ma su un insieme di diversi parametri cognitivi.
Si tratta di test standardizzati elaborati da decenni, che vengono utilizzati per confrontare le generazioni e che danno un confronto longitudinale su larga scala.
I principali strumenti utilizzati sono stati:
= Test di QI: misurano ragionamento, problem solving, memoria di lavoro. Gen Z mostra punteggi inferiori rispetto ai Millennials .
= Test di attenzione e memoria: calo significativo nella capacità di mantenere il focus e trattenere informazioni .
= Test di alfabetizzazione e comprensione del testo: peggioramento nella lettura profonda e nella capacità di analisi .
= Test di matematica e numeracy: risultati inferiori rispetto alle generazioni precedenti, dopo oltre un secolo di miglioramenti continui .
= Misure di “funzioni esecutive”: pianificazione, controllo degli impulsi, gestione delle informazioni. Anche qui si registra un declino .
Horvath attribuisce il declino soprattutto a un cambiamento nell’ambiente cognitivo, non a fattori genetici.
Le cause principali sarebbero:
= esposizione massiccia agli schermi fin dall’infanzia, che riduce la pratica della lettura profonda e dell’attenzione sostenuta ;
= apprendimento digitale frammentato, che favorisce lo “skimming” invece dell’elaborazione profonda;
= riduzione del tempo dedicato a memoria, calcolo mentale e lettura lineare;
= distrazioni costanti che impediscono la costruzione di competenze cognitive complesse.
Le fonti indicano inoltre che il declino è un fenomeno globale, in quanto è stato osservato in più Paesi, non solo negli Stati Uniti o in Europa.

7 commenti:

  1. Tutte analisi condivisibili. Aggiungo una osservazione: se alla fine del secolo scorso l'arrivo del "Word processor" andava di pari passo col degrado delle abilità di scrittura (grazie illeggibili, scomparsa del corsivo, sintassi precaria), la diffusione dell' IPhone ha messo in crisi la capacità di usare un Word processor (sguardo nel vuoto, mani incerte su una tastiera troppo grande). La prossima tappa consiste nel dire agli assistenti vocali ciò che devono scrivere: e finalmente il percorso verso l'analfabetismo si sarà così completato. Meglio tardi che mai.

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  2. Caro Agostino, ti ringrazio per il tuo eccellente commento, ancora più significativo perchè viene da chi queste cose le ha vissute 'sul campo'.
    Purtroppo la situazione è drammatica e la tendenza alla 'pigrizia tecnologia' mi sembra destinata a proseguire.
    E' vero che ogni nuova tecnologia ha sempre portato con sè dei pro e dei contro, ma qui stiamo toccando un terreno delicatissimo, ovvero la formazione dei nostri giovani, che saranno i futuri cittadini.
    Inoltre, non mi stupirei se questa deriva al ribasso finisse per aumentare la forbice tra le classi elevate e quelle popolari, con una riduzione significativa dell'istruzione come ascensore sociale.

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  3. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi circa lo spessore morale delle elites, sostanzialmente dei pendagli da forca avulsi da morale e sentimenti, consideri il triste destino della generazione zeta , sventurati mandati allo sbaraglio privi di qualsiasi rudimento culturale , principio morale, minimo di esperienza pratica, costretti a ricorrere alle istruzioni di google per aprire una scatoletta di tonno.

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    1. Non vorrei fare il cinico a tutti i costi, ma ho il sospetto che l'assenza di empatia e di senso morale sia una caratteristica quasi necessaria per appartenere alle elites di governo.
      Altrimenti, dopo migliaia di anni di civiltà, non si spiegherebbe quello che vediamo.

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  4. I cellulari e gli schermi sono stati l'antipasto di questo fenomeno, con la diffusione massiccia dell'intelligenza artificiale sarà molto peggio. Fenomeno che nel mondo occidentale, in Italia in particolare, è aggravato dal fatto che la scuola è sempre più lassista e alla deriva: se un ragazzo viene comunque promosso in nome del buonismo e della "inclusione" (per me una parolaccia) perché mai dovrebbe impegnarsi e studiare? Per non parlare delle classi con tanti alunni (sempre più spesso la maggioranza) che nemmeno parlano italiano, zavorrando ulteriormente quel che resta dell'insegnamento anche per i ragazzi autoctoni.

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    1. Hai perfettamente ragione.
      La scuola è diventata una onlus di supporto psicologico: deve fare in modo di non mettere in difficoltà nessuno ma questo è impossibile se lo scopo formale resta quello di trasmettere conoscenza.
      Mi viene da pensare che l'obbligo scolastico lungo, come abbiamo noi, dopo una iniziale ricaduta positiva, adesso sia diventato una palla al piede.
      Si dovrebbe avere il coraggio di far proseguire negli studi solo chi ne ha davvero voglia: ma è un coraggio che nessuno sembra avere.

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