mercoledì 21 gennaio 2026

Cose dell'Altro Mondo – 1

LUMEN - Esiste un filone letterario, di tipo para-scientifico, che si occupa dei presunti manufatti alieni presenti sulla Terra.

COPILOT - Sì, Lumen. La corrente a cui ti riferisci rientra nella pseudo-archeologia, e il suo nucleo più riconoscibile è quello degli OOPArt (Out Of Place Artifacts), cioè i “manufatti fuori posto”. Si tratta di oggetti che alcuni autori presentano come prove di civiltà extraterrestri o di conoscenze tecnologiche impossibili per le epoche in cui sarebbero stati creati. 

La definizione nasce con Ivan T. Sanderson, naturalista e cripto-zoologo statunitense. La comunità scientifica non riconosce alcuno di questi oggetti come prove di tecnologia aliena, e considera il filone parte della pseudo-scienza.

Questo filone funziona perché:
> colma i vuoti della storia con una narrazione potente;
> offre un senso di rivelazione, come se il lettore partecipasse a un’indagine proibita;
> trasforma l’archeologia in thriller metafisico;
> sostituisce la prova con l’interpretazione, creando un terreno fertile per la fantasia.
È, in fondo, una forma di mitopoiesi moderna, che usa la scienza come linguaggio e il mistero come struttura narrativa.

LUMEN – Si tratta comunque di oggetti esistenti veramente, per cui è para-scientifica solo la loro interpretazione, non la loro esistenza. In questo si differenziano dalle religioni che parlano di esseri di cui non è sicura neppure l'esistenza.

COPILOT – Esatto. Qui non si tratta di oggetti inventati, ma di oggetti veri che diventano nodi narrativi, catalizzatori di un immaginario alternativo.
Il punto cruciale — che cogli benissimo — è che la pseudoscienza non crea l’oggetto, ma lo rilegge. La religione parte da entità la cui esistenza è oggetto di fede; la pseudo-archeologia parte da materiali concreti, ma li inserisce in un contesto narrativo che li trascende.
Questa differenza produce un effetto interessante:
> la religione costruisce un mondo invisibile;
> la pseudo-archeologia ri-scrive il mondo visibile.

LUMEN - Vorrei chiederti se questo 'bisogno' di credere in qualcosa di non strettamente umano, come i presunti alieni costruttori, non sia, a suo modo, un sistema alternativo alla religione, nel senso che non accetta la limitatezza della realtà umana.

COPILOT - È una domanda molto acuta, Lumen, e tocca un punto che spesso rimane implicito: la pseudo-archeologia come “religione senza dei”, o meglio come religione con dei tecnologici. E sì, funziona proprio come dici tu: è un modo per rifiutare la limitatezza umana, ma senza ricorrere al soprannaturale tradizionale.

= Un bisogno antico, una forma nuova 
L’essere umano ha sempre avuto difficoltà ad accettare che: siamo fragili, siamo limitati, veniamo dal caso e dall’evoluzione, e soprattutto che non siamo al centro di nulla.
Le religioni classiche rispondono a questo con: un ordine cosmico, un progetto, una protezione superiore.
La pseudo-archeologia risponde con qualcosa di diverso ma strutturalmente simile: non siamo soli, non siamo i primi, non siamo i più intelligenti, qualcuno ci ha aiutati.
È una forma di consolazione, ma con un’estetica moderna: non più angeli, ma ingegneri cosmici.

= Gli “antichi astronauti” come divinità secolarizzate 
Gli alieni costruttori svolgono esattamente la funzione degli dei antichi, ma in un linguaggio compatibile con la mentalità contemporanea:
> non sono soprannaturali → sono tecnologicamente avanzati;
> non sono eterni → sono longevi;
> non creano dal nulla → ingegnerizzano;
> non rivelano verità morali → trasmettono conoscenze.
È una teologia travestita da scienza, una religione che usa il lessico della modernità.

= Perché proprio gli alieni? 
Perché permettono di conciliare due desideri opposti:
> Desiderio di meraviglia L’idea che la storia umana sia più grande di quanto crediamo.
> Desiderio di razionalità Non vogliamo più miracoli, ma tecnologie avanzate. Non vogliamo più dogmi, ma “prove”.
Gli alieni sono perfetti: sono abbastanza simili a noi da essere credibili, ma abbastanza diversi da essere superiori.

= Il punto cruciale: la limitatezza umana 
Hai centrato il nodo: questo filone nasce dal rifiuto di accettare che gli esseri umani, con mezzi limitati, possano aver fatto cose straordinarie.
È più rassicurante pensare che:
> le piramidi non le hanno costruite uomini come noi,
> le mappe impossibili non sono frutto di menti umane,
> le opere megalitiche non sono il risultato di generazioni di lavoro.

Perché se fossero davvero umane, allora dovremmo ammettere che:
> l’umanità è capace di grandezza senza aiuti,
> ma anche che la nostra grandezza è fragile,
> e che non c’è nessuno sopra di noi.
La pseudo-archeologia evita questo trauma: ci dice che non siamo soli, ma senza chiederci di credere nel soprannaturale.

= Una forma di religione “post religiosa”? 
In un certo senso sì. È una religione che:
> non ha dogmi, ma “ipotesi”;
> non ha rivelazioni, ma “indizi”;
> non ha sacerdoti, ma “ricercatori indipendenti”;
> non ha miracoli, ma “tecnologie avanzate”.
È una religione che vuole sembrare scienza, perché viviamo in un’epoca in cui la scienza è l’autorità simbolica dominante.

LUMEN - In effetti hai ragione quando insisti sull'aspetto formalmente scientifico del fenomeno, perché oggi credere nelle religioni tradizionali, che si limitano a razionalizzare il pensiero magico, è più difficile. Troppe affermazioni della religione sono in contrasto con quelle della scienza. Gli alieni invece sono una spiegazione scientifica, in cui l'unico punto debole è, forse, la lunghezza enorme dei viaggi interstellari.

COPILOT - È proprio qui che il discorso diventa affascinante, Lumen: il “punto debole” dei viaggi interstellari è, paradossalmente, anche il punto di forza psicologico del mito degli antichi astronauti.

= Gli alieni come spiegazione “scientifica” 
Hai centrato un nodo culturale del nostro tempo: oggi non è più accettabile credere apertamente nel soprannaturale, ma è ancora desiderabile credere in qualcosa che superi l’umano.

Gli alieni funzionano perché:
> non violano le leggi della fisica (almeno in teoria)
> non richiedono fede, ma “ipotesi”
> non chiedono culto, ma curiosità
> non parlano di morale, ma di tecnologia
Sono una trascendenza compatibile con la mentalità scientifica. È una forma di spiritualità secolarizzata: non più “Dio ha creato l’uomo”, ma “qualcuno ci ha ingegnerizzati”.

(continua)

venerdì 16 gennaio 2026

Elogio della Scienza

KARL POPPER
Il filosofo Karl Popper, negli anni Trenta, propose una distinzione destinata a cambiare la scienza: una teoria è scientifica solo se può essere smentita da un fatto nuovo.
Un’affermazione è “falsificabile” quando possiamo immaginare un’osservazione capace di contraddirla. Non significa che sia falsa, ma che è vera fino a prova contraria.
Una teoria che invece non può essere smentita da nessuna esperienza possibile, è dogmatica: appartiene alla fede, non alla scienza.
Questo principio — il falsificazionismo — si fonda su un’intuizione semplice: nessuna quantità di esperimenti può dimostrare che una teoria è definitivamente vera, ma basta un solo esperimento contrario per mostrarne la falsità.
Il sapere scientifico, dunque, non è un edificio di certezze, ma un cantiere di ipotesi che resistono finché i fatti non le smentiscono.
Un esempio chiarisce meglio il concetto.
La legge di gravità è falsificabile: se lasciando cadere un sasso questo restasse sospeso a mezz’aria, la teoria di Newton crollerebbe. Non è accaduto — ma potrebbe, almeno in linea di principio. La sua forza deriva proprio dal rischio di poter cadere.
Al contrario, affermazioni come “gli alieni sono tra noi, ma sono indistinguibili dagli uomini” o “l’universo prima del Big Bang era rosa a pallini verdi” sono non falsificabili: nessun esperimento potrà mai dimostrarle o smentirle. Sono dunque inattaccabili, ma anche inutili dal punto di vista scientifico.
Il paradosso nasce proprio qui: nella vita quotidiana, ciò che non può essere confutato sembra più solido; nella scienza, è l’esatto contrario.Una teoria che non rischia nulla non è conoscenza, è una costruzione senza porte né finestre: nessun fatto può entrarvi o uscirne.
Più una teoria è “a prova di confutazione”, meno è scientifica. Come direbbe Popper, una teoria che spiega tutto, non spiega nulla. La storia della scienza offre molti esempi pratici di questa distinzione.
La meccanica quantistica, per quanto controintuitiva, è una teoria falsificabile: produce previsioni verificabili, spesso confermate con precisione estrema.
Al contrario, le pseudoscienze — astrologia, omeopatia, lettura della mano — modificano sempre le proprie spiegazioni per adattarsi a ogni risultato: non possono mai avere torto, e per questo non possono avere ragione.
Il paradosso della teoria non falsificabile ci ricorda che la verità scientifica non è dogma, ma coraggio.
Una buona teoria vive sull’orlo della possibilità di essere smentita, come un funambolo che si regge non sulla stabilità, ma sull’equilibrio. Là dove l’errore è possibile, nasce la conoscenza.
LUDUM (pagina Facebook)


ALBERT EINSTEIN
Dopo aver ricordato che fin da bambino, l'aveva colpito profondamente «la vanità delle speranze e degli sforzi che travolgono incessantemente la maggior parte degli uomini in una corsa affannosa attraverso la vita» , [Einstein] ricorda che dapprima divenne religiosissimo, ma cessò improvvisamente di esserlo all'età di dodici anni, perché leggendo libri di divulgazione scientifica si era «ben presto convinto che le storie che raccontava la Bibbia non potevano essere vere».
Questa esperienza gli fece capire come «i giovani fossero coscientemente ingannati dallo Stato con insegnamenti bugiardi, e fu un'impressione sconvolgente», da cui il precoce pensatore trasse un atteggiamento di sospetto verso ogni genere di autorità, e di scetticismo verso le convenzioni sociali, che non l'avrebbe più abbandonato.
Da allora egli trovò la liberazione nel «possesso intellettuale del mondo che esiste indipendentemente da noi, esseri umani, e che ci sta di fronte come un grande, eterno enigma, accessibile solo parzialmente alla nostra osservazione e al nostro pensiero».
Naturalmente, conclude Einstein, «la strada verso questo paradiso non era così comoda e allettante come quella del paradiso religioso, ma si è dimostrata una strada sicura, e non ho mai più rimpianto di averla scelta»
PIERGIORGIO ODIFREDDI (da Wikiquote)


GALILEO GALILEI
Il metodo scientifico è un pilastro fondamentale di tutte le scienze, ma come funziona esattamente? In questo articolo, scopriamo insieme quando è nato, quali sono le sue fasi principali e perché ancora oggi è essenziale per comprendere il mondo che ci circonda. (…)
Galileo Galilei, da molti considerato il padre della scienza moderna, ha avuto senza dubbio un ruolo fondamentale nello sviluppo del metodo scientifico moderno.
È stato un vero e proprio rivoluzionario: ha avuto il coraggio di mettere in discussione le verità accettate del suo tempo ed è stato il primo ad introdurre formalmente il metodo sperimentale, su cui si fonda l’attuale ricerca scientifica. Secondo questo metodo, un’affermazione scientifica può essere considerata valida soltanto se è verificata attraverso esperimenti e non perché basata su qualche autorità, come avveniva in passato con frasi del tipo “lo ha detto Aristotele”.
Con Galileo nasce quindi una nuova visione della scienza, fondata su un principio tanto semplice quanto rivoluzionario: non importa chi lo dice, ma come lo dimostra. Non è più sufficiente osservare i fenomeni o affidarsi alle credenze del passato: per costruire una conoscenza scientifica solida, è necessario riprodurre i fenomeni in condizioni controllate, raccogliere dati misurabili e analizzarli con strumenti matematici, così da formulare leggi universali.
Come egli stesso scriveva ne Il Saggiatore, la natura è un libro scritto in linguaggio matematico, e per comprenderlo dobbiamo osservare il mondo sperimentalmente, usando gli strumenti che essa stessa mette a disposizione.
LA FISICA CHE CI PIACE (sito web)

domenica 11 gennaio 2026

La perfida Albione

Nel corso di una intervista al sito 'L'Antidiplomatico' (reperibile anche su Facebook), l'economista americano Jeffrey Sachs ha tracciato una breve, ma illuminante storia dell'impero britannico, dalle origini del 1700, sino ad oggi.
La sintesi di Sachs, pur essendo notevolmente critica, mi è sembrata molto chiara e comprensibile, per cui ho deciso di pubblicarla nel mio blog.
E' difficile immaginare che una modesta isola del nord Europa, collocata in una zona abbastanza decentrata, abbia potuto dominare il mondo per quasi 3 secoli, ma, a quanto pare, è proprio quello che è successo.
A seguire, la poesia “Il fardello dell'Uomo Bianco” dello scrittore inglese Rudyard Kipling, che può essere considerato il manifesto culturale di quel periodo e di quella mentalità.
Oggi questi versi ci appaiono del tutto inaccettabili, ma sono stati storicamente importanti, perchè hanno segnato un'epoca.
LUMEN


<< “I britannici erano terribili perché avevano la peggiore mentalità imperialista di qualsiasi paese al mondo. Così la Gran Bretagna si è industrializzata per prima, verso il 1700, e poi la differenza di potenza economica si è tradotta in potere imperiale geopolitico e poi sono andati all’estero e hanno praticamente fatto il culo al resto del mondo.

Colonizzarono completamente il subcontinente indiano. Invasero la Cina nel 1839.
La Gran Bretagna si impadronì di gran parte dell’Africa e anche di gran parte dell’America, ovviamente. Anche Cipro. E le prima regola dell'Impero è che si sfruttano le colonie.

S prendono le risorse, si portano via, si tengono i popoli poveri e pure ignoranti.
In tutto quell’Impero, non volevano dare scuole, non volevano educare nessuno. Così i tassi di alfabetizzazione nel 1950 erano al 5%. In alcuni paesi c’erano quattro o cinque persone con un diploma di scuola superiore su milioni.

E poiché l’istruzione è la via principale verso lo sviluppo economico, le colonie in tutto il mondo rimasero sempre più indietro. Quindi, mentre la tecnologia era migliorata in Europa, in realtà non era davvero avanzata nelle colonie. C’erano piantagioni e miniere, si estraevano risorse, non si costruiva industria basata su competenze e istruzione migliorate.”

“E così il divario di potere si allargò tra il 1800 e il 1950. Noi lo chiamiamo l’epoca della divergenza economica. Così il mondo si divise tra i cosiddetti paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo.

Fu quindi un periodo molto, molto brutale fino alla metà del XX secolo. Poi l’Europa ebbe due devastanti guerre civili in pratica, la Prima Guerra Mondiale e la Seconda Guerra Mondiale. Due bagni di sangue intervallati da una Grande Depressione.

Ma dopo la Seconda Guerra Mondiale, quella che era stata l’età della divergenza si trasformò gradualmente in un’età di convergenza, e nel 1945 l’Europa era esausta. Le morti e la distruzione erano così vaste che ogni energia era dedicata alla ricostruzione piuttosto che alle colonie, così una dopo l’altra le colonie diventarono libere dal giogo britannico. Alcune perché l’indipendenza fu concessa, altre perché combatterono guerre di liberazione.

Ma, tra il 1945 e sostanzialmente gli anni Settanta, la maggior parte degli imperi europei sparirono. E accadde una cosa molto importante: ora c’erano nazioni indipendenti, e praticamente la prima cosa che fecero fu introdurre l’alfabetizzazione di massa e l’istruzione di massa.

Improvvisamente, quelle economie poterono iniziare a svilupparsi. Furono in grado di fare cose i loro dominatori imperiali avevano impedito loro di fare.” >>

JEFFREY SACHS


IL FARDELLO DELL'UOMO BIANCO (1899)
(di Rudyard Kipling)

Solleva il fardello dell 'uomo bianco
manda il meglio della tua razza
va', condanna i tuoi figli all'esilio
per servire i bisogni dei tuoi sottomessi;
per servire sotto pesante giogo
gente selvaggia e inquieta
tua recente conquista, popoli risentiti,
metà diavoli e metà bambini.

Solleva il fardello dell'uomo bianco
perché soffra con pazienza,
perché veli la minaccia del terrore
e freni la parata dell'orgoglio;
con parole semplici e chiare,
più volte rispiegate.
Perché cerchi il profitto di altri
e produca il guadagno di altri.

Solleva il fardello dell'uomo bianco
non splendore di scettri regali,
ma fatica di servo e di sguattero
la favola delle cose di ogni giorno.

I porti in cui non entrerai,
le strade che non calpesterai,
vai, costruiscile con la tua vita,
e marchiale con la tua morte!

martedì 6 gennaio 2026

Superior stabat Lupus – (3)

Terzo post dedicato alla mia famigerata ''teoria della superiorità', che riporta altri pensierini sul tema, già pubblicati in precedenza, ma in ordine sparso. Spero di non annoiare. LUMEN


SCHERZI DA VILLANO
Avrete notato anche voi che i film e le trasmissioni che parlano di scherzi, anche crudeli, sono seguitissime e molto popolari.
Sembra una cosa divertente, ma è invece molto triste, perchè ogni scherzo è – in ultima analisi - un atto di bullismo, che consiste nel provocare in una persona ignara dei sentimenti ingiustificati di disagio, di ansia o di paura.
E quando si chiede agli autori dello scherzo perchè lo hanno fatto, rispondono “perchè è divertente”, senza rendersi conto che questa non è una vera risposta, ma una semplice tautologia.
Perchè lo fanno, allora ? E perchè quelle fiction hanno tanto successo ?
Per lo stesso motivo per cui vengono commessi gli atti di bullismo: cioè per sentirsi superiori ad un altra persona, senza esserlo.
E se gli scherzi sono fatti da (sedicenti) amici, rappresentano una cattiveria ancora peggiore, perchè rompono il legame di fiducia esistente. Che tristezza.
LUMEN


MONDO VARIO
Si dice comunemente che 'il mondo è bello perchè è vario', ed è vero (che sia vario; che sia anche bello se ne può discutere).
Ma se le manifestazioni sono molto diverse, tutte sono legate allo stesso meccanismo: la gente vuole essere appagata e felice, e per essere felice deve fare qualcosa per sentirsi superiore.
Però i modi e le forme in cui questo può realizzarsi sono incredibilmente varie e questo spiega le mille differenze tra le persone.
Qui si vede, tra l'altro, la differenza, socialmente importantissima, tra chi cerca la superiorità con la bontà e chi con la cattiveria, chi con l'intelligenza e chi con la stupidità, chi con la conoscenza e chi con l'ignoranza.
Ma alla base c'è sempre lo stesso meccanismo antropologico.
LUMEN


LA SFORTUNA
Il principio secondo cui gli uomini vogliono sempre primeggiare, non viene meno neppure nei casi di autolesionismo o di masochismo.
Nel senso che anche le vittime di questi handicap psicologici tentano comunque, come tutti, di essere superiori agli altri, e non riuscendo ad esserlo 'in positivo' ci provano (paradossalmente) 'in negativo'.
A conferma di ciò, ho trovato sul web questo piccolo calambour, che risulta divertente proprio perchè lo sentiamo vero.
« Sono un tipo molto sfortunato. Sono così sfortunato che quando ho partecipato ai campionati mondiali di sfortuna sono arrivato secondo. »
Ma crogiolandosi nel 'tanto peggio, tanto meglio' non si potrà mai combinare nulla.
LUMEN


TRADIMENTI
Il tradimento del partner rappresenta una delle sofferenze psicologiche maggiori che possa subire l'essere umano.
Le motivazioni biologiche della gelosia sono abbastanza ovvie e sono legate all'investimento riproduttivo. L'uomo teme di dover allevare un figlio non suo, mentre la donna teme di non avere dal partner tutto il supporto necessario.
Oggi però, nella specie umana il rapporto tra sesso e riproduzione è diventato molto più tenue, per cui, a livello strettamente evolutivo, la gelosia sessuale dovrebbe essere molto meno importante.
Eppure le cronache non sembrano mostrare molte differenze. Perchè ?
Perchè il tradimento del nostro partner, che ha preferito un'altra persona a noi, ci fa sentire inferiori al nostro rivale.
E questo - secondo il meccanismo psicologico che lega la felicità al senso di superiorità - ci rende automaticamente arrabbiati ed infelici.
LUMEN


DONNE INFELICI
Leggo sul Corriere della Sera che, secondo lo psicologo Raffaele Morelli, “le più infelici sono le donne belle dopo i 40 anni”.
L'affermazione non è solo plausibile, ma anche inevitabile.
Se è vero che la felicità e l'infelicità sono legate al nostro senso di superiorità, è anche vero che gli uomini e le donne perseguono la superiorità in modi diversi.
Le donne cercano principalmente la superiorità nella bellezza, gli uomini nella ricchezza e nel potere.
Purtroppo la bellezza, per quanto abbagliante, è destinata a sfiorire verso la mezza età, mentre la ricchezza ed il potere, salvo sfortunati imprevisti, possono accompagnare un uomo per tutta la vita.
E' vero che le donne belle possono avere lunghi anni di intensa fecilità, ma poi, purtroppo, ne pagano il prezzo.
LUMEN


SPIRITO SPORTIVO
Un famoso allenatore di sport disse una volta: “Vincere un derby non è una questione di vita o di morte. E' molto di più...”.
Come conferma questo simpatico aneddoto, lo sport è una delle attività umane più praticate, più seguite e più coinvolgenti di tutto il mondo.
E questo perchè rappresenta la perfetta applicazione del nostro istinto alla supremazia, sublimato dalla presenza di regole vincolanti da rispettare.
LUMEN

giovedì 1 gennaio 2026

Apocalypse Now

La guerra del Vietnam mi ha sempre interessato molto, soprattutto sotto l'aspetto geopolitico, sia per le cause, un po' confuse, che l'avevano determinata, sia per le conseguenze, assolutamente impreviste, che ne sono derivate.
Ho deciso pertanto di parlarne con il mio programma di A.I. (Copilot), ponendogli le domande che mi incuriosivano di più, e dal dialogo è venuta fuori questa breve relazione, sintetica ma abbastanza completa, che vi propongo oggi nel mio blog. Buona lettura
LUMEN


<< La guerra del Vietnam rappresenta uno dei conflitti più complessi e controversi del XX secolo. L’intervento degli Stati Uniti, iniziato formalmente nel 1964, fu giustificato da motivazioni giuridiche, geopolitiche e ideologiche, ma si trasformò rapidamente in un pantano che durò vent’anni e lasciò profonde cicatrici soprattutto all’interno della società americana.

Le basi giuridiche dell’intervento
= Gli Accordi di Ginevra del 1954 divisero il Vietnam in due entità politiche. Gli Stati Uniti non li sottoscrissero, ma sostennero il Vietnam del Sud.
= L’incidente del Golfo del Tonchino (1964) portò all’approvazione della Tonkin Gulf Resolution, che conferiva al Presidente l’autorità di usare la forza militare senza dichiarazione formale di guerra.
= Gli USA invocarono anche il trattato SEATO (1954), interpretandolo come base legale per difendere il Sud Est asiatico dall’espansione comunista.
= Dal punto di vista del diritto internazionale, la giustificazione era fragile: il Vietnam del Sud non era membro ONU e l’aggressione nordvietnamita non era chiaramente provata.

La dimensione geopolitica
= La teoria del domino sosteneva che la caduta del Vietnam avrebbe trascinato altri Paesi asiatici nel comunismo.
= Il Sud Est asiatico era cruciale per rotte marittime, risorse naturali e proiezione di potenza.
= L’alleanza con le Filippine (1951) e la presenza di basi militari americane nella regione rafforzavano la percezione che il Vietnam fosse parte della “sfera di sicurezza” USA.

L’illusione della vittoria rapida
= Gli Stati Uniti confidavano nella superiorità tecnologica e militare.
= L’esperienza coreana alimentava l’idea di un conflitto breve e gestibile.
= Si sottovalutò la resilienza vietnamita e la natura asimmetrica della guerra.
= Ogni escalation fu giustificata come la mossa decisiva, creando un ciclo di speranze e delusioni.

Perché non si uscì prima
= La credibilità internazionale pesava più dei costi crescenti.
= Nessun presidente voleva passare alla storia come colui che “aveva perso il Vietnam”.
= L’inerzia militare e burocratica rendeva difficile smontare la macchina bellica.
= La paura del caos post ritiro e la dottrina del domino giustificavano la permanenza.
= Solo con la caduta di Saigon nel 1975 gli USA accettarono la realtà.

Contraccolpi interni ed esterni
Interni: divisione sociale, crisi di fiducia nelle istituzioni, oltre 58.000 morti, costi economici enormi, trauma culturale.
Esterni: immagine incrinata ma non distrutta; la NATO rimase solida, gli alleati asiatici continuarono a dipendere dagli USA; la teoria del domino non si realizzò pienamente.

Le voci critiche iniziali
= Senatori come Wayne Morse e Ernest Gruening votarono contro la Tonkin Gulf Resolution, avvertendo del rischio di un pantano.
= Alcuni giornalisti e intellettuali denunciarono la fragilità del casus belli.
= La Francia, reduce da Dien Bien Phu, mise in guardia gli USA dal ripetere lo stesso errore.

La paura del comunismo
= Non si temeva un’invasione diretta degli USA, ma un collasso indiretto della credibilità internazionale.
= Il Partito Comunista Americano era marginale; la vera paura era l’espansione globale del comunismo e l’infiltrazione culturale.
= Il comunismo era incompatibile con la mentalità americana, fondata su individualismo, religione e capitalismo.

Conclusione
Col senno di poi, gli Stati Uniti avrebbero potuto evitare il pantano vietnamita senza gravi danni esterni, ma con enormi vantaggi interni. La guerra del Vietnam mostra come la logica della credibilità internazionale e la paura di perdere la faccia possano pesare più della realtà militare e sociale. 
È un esempio emblematico di come l’“intelligere” umano sia spesso limitato dal contesto e dalle illusioni del momento, e di come il senno di poi riveli la fragilità delle decisioni politiche. >>

COPILOT

sabato 27 dicembre 2025

I dubbi sul Cambiamento Climatico

Sul fatto che sia in corso un cambiamento climatico importante, con una tendenza al riscaldamente globale, ci sono ormai pochi dubbi. Infuria invece la discussione sulle cause ed in particolar modo sulla percentuale di incidenza del sistema antropico, che secondo alcuni sarebbe preponderante, mentre secondo altri sarebbe marginale.
A questa secondo posizione è dedicato il post di oggi, scritto da Andrea Bassetta e tratto dal sito di Sollevazione (LINK),
LUMEN


<< La transizione energetica si fonda sostanzialmente sul presupposto fallace e menzognero che rende la CO2 responsabile del cambiamento climatico in atto quale gas serra emesso in eccesso nell’atmosfera a causa delle attività umane.

Tali ipotesi poggia le sue basi principalmente sul rapporto speciale redatto da un organismo delle Nazioni Unite, l’Intergovernamental Panel on Climate Change (IPCC) realizzato ad uso e consumo dei decisori politici che, attraverso un modello matematico, prevede un riscaldamento globale di 1.5 °C entro il 2052, rispetto ai livelli preindustriali, correlato alle emissioni di gas serra, nel contesto di un rafforzamento della risposta globale alla “minaccia” dei cambiamenti climatici, dello sviluppo sostenibile e degli sforzi per debellare la povertà.

Il modello matematico del rapporto è di tipo probabilistico e i valori risultanti e le conseguenti valutazioni vengono espressi in termini di una scala gerarchica di livelli di “confidenza” (bassa-media-alta) e di “intervalli di probabilità” espressi in termini di % (improbabile-poco probabile-probabile-molto probabile).

In sostanza tale rapporto individua le emissioni antropiche cumulate di CO2 come la causa principale dell’innalzamento di temperatura globale di 1.5 °C nell’arco temporale che va dal 2030 al 2052, con un livello di confidenza “alto”, come risultato del modello matematico adottato.

Tale stima probabilistica poi, consente di fare previsioni sull’impatto che tale aumento di temperatura produce sul sistema terra: siccità, innalzamento del livello dei mari, etc.., con conseguente ricaduta sulla sopravvivenza della specie umana.

Per chi è avvezzo a maneggiare modelli matematici sa bene come tali strumenti siano estremamente sensibili a variazioni algebriche delle variabili introdotte nel modello e di conseguenza dei risultati ottenuti.

In contrapposizione a tale rapporto e alle stime e alle valutazioni che da esso scaturiscono, si sono pronunciati migliaia di scienziati di tutto il mondo, appartenenti al GLOBAL CLIMATE INTELLIGENCE GROUP, firmando la World Climate Declaration dal titolo “THERE IS NO CLIMATE EMERGENCY”, che denunciano in sostanza la prevalenza politica e ideologica sulla scienza riguardo alle questioni climatiche.

Il suddetto rapporto consta di sei punti fondamentali:
1- Sia i fattori naturali che quelli antropici causano il riscaldamento globale
2- Il riscaldamento globale è molto più lento del previsto
3- La politica climatica si basa su modelli inadeguati
4- La CO2 è nutrimento per le piante, base di tutta la vita sulla Terra
5- Il riscaldamento globale non ha aumentato i disastri naturali
6- La politica climatica deve rispettare le realtà scientifiche ed economiche

E termina con la seguente dichiarazione verso i governi europei:
“Il nostro consiglio ai Leader europei è che la scienza dovrebbe impegnarsi per una comprensione significativamente migliore del sistema climatico. Mentre la politica dovrebbe concentrarsi sulla minimizzazione dei potenziali danni climatici dando priorità a strategie di adattamento basate su tecnologie comprovate e accessibili”.

In conseguenza del rapporto dell’IPCC si è scatenato un vero e proprio fanatismo anti-CO2 con direttive EU atte a raggiungere l’obiettivo entro il 2050 della totale decarbonizzazione delle attività umane, sposando in toto la visione decisamente allarmistica e politicamente orientata, che enfatizza il contributo antropico al riscaldamento globale e sottostima la variabilità climatica naturale.

A tal senso infatti occorre riportare alcuni argomenti scientifici fondamentali che anche considerati singolarmente, dimostrano la totale infondatezza della tesi catastrofista anti-CO2:
= Il clima è dominato in modo assolutamente schiacciante dalle forze della natura: SOLE, OCEANI e NUBI.
= Il principale gas serra è di gran lunga il VAPORE ACQUEO (…) con un rapporto di 90 a 1
= Negli anni dal 1940 al 1980 e dal 1997 al 2015 si è verificata una “pausa climatica” globale mentre la CO2 antropica globale è aumentata notevolmente (…)

Sull’onda di questo fanatismo anti-CO2 sorge quindi il concetto di “TRANSIZIONE ENERGETICA VERDE”, ossia il concetto di “sostenibilità” attraverso la produzione di energia “pulita” con lo sfruttamento di fonti di energia rinnovabile (FER) quali l’irraggiamento solare ed il vento.

Stiamo quindi parlando di energia prodotta, oltre che da impianti termoelettrici e geotermici, da pannelli fotovoltaici, che trasformano energia solare in energia elettrica, e da pale eoliche che trasformano energia cinetica del vento in energia elettrica. Si sta quindi considerando queste due forme di sfruttamento energetico come in grado di sostenere in un prossimo futuro tutto il fabbisogno energetico nazionale.

Ora, ogni volta che la collettività ha scoperto un nuovo sistema di conversione energetica, questa ha potuto compiere un salto in termini di espansione demografica, possibilità comunicative e sviluppo sociale, espandendo anche le sue capacità strategiche e offensive.

Il margine di azione di ogni comunità è sempre stato delimitato dalla sua capacità energetica che si compone di due elementi: la disponibilità di risorse e la disponibilità di mezzi idonei ad utilizzarle. Nel 2024, l’81% dell’energia prodotta nel mondo proviene da combustibili fossili (23% gas naturale – 31% petrolio – 27% carbone); nel 1997 tale valore era dell’85.7%e nel 2022 dell’81.7%: in 25 anni la produzione mondiale di energia da combustibili fossili si è ridotta del solo 4%.

La spiegazione sta nel fatto che ogni energia ha le seguenti peculiarità:
= Una diversa densità energetica, ossia quanta energia posso ottenere dall’unità di massa di quella risorsa.
= Un suo rendimento energetico, ossia quanta energia si riesce effettivamente a ricavare da quella che la fonte mette a disposizione.

In tale contesto pensare di far alzare in volo un aeroplano attraverso fonti di energia rinnovabile o di alimentare l’industria pesante diventa improponibile; ad esempio il cherosene consente di far alzare in volo mezzi che pesano svariate decine di tonnellate ed è in grado di fornire, a parità di peso, 30 volte tanto l’energia delle più efficienti batterie.

Ora, sia il fotovoltaico che l’eolico sono tecnologie ormai “mature”, ossia hanno raggiunto il loro limite tecnico; questo significa che in futuro non sarà possibile ridurre significativamente le loro dimensioni e quindi il loro impatto sull’ambiente. >>

ANDREA BASSETTA