mercoledì 18 gennaio 2023

Solo una Penisola

Il post di oggi tratta di un argomento che mi sta particolarmente a cuore, ovvero il futuro socio-politico dell'Europa in conseguenza del flusso migratorio in corso, che appare incontrollato e di cui non si vede la fine.
L'intervista - tratta, con minime variazioni, dal sito di 'Italia Oggi' - ha come protagonista lo scrittore e saggista Raffaele Simone, mentre le domande sono della giornalista Alessandra Ricciardi.
LUMEN



A.R. – Professor Simone, il vostro ultimo saggio, edito da Garzanti, si intitola “L'Ospite e il Nemico. La Grande migrazione e l'Europa”. Perché i migranti sono ospiti e nemici?
SIMONE - Ospite e nemico sono i due estremi di una scala: l'ospite è quello che abbiamo invitato e che attendiamo di poter accogliere a casa nostra, il nemico è colui che non vorremmo nei nostri paraggi, che non abbiamo invitato e di cui attendiamo di liberarci, due rappresentazioni estreme di come si può vedere e vivere l'immigrato.

A.R. - Perché quella in atto è una grande migrazione?
SIMONE - Il fenomeno della migrazione di massa verso l'Europa è iniziato da almeno 30 anni, con le navi albanesi che arrivavano sulle coste pugliesi. Negli ultimi anni ha cambiato entità e provenienza, ora arrivano dal Medioriente e soprattutto dall'Africa. Ma il fenomeno era già evidente e accentuato negli anni 80. Malgrado ciò, né l'Europa né l'Italia non hanno fatto nulla per attrezzarsi a gestirlo.

A.R. - Quali sono le ragioni di questa politica passiva?
SIMONE - L'emigrazione è stata vissuta sullo sfondo di un grande enorme senso di colpa storico: l'Europa si sentiva colpevole per l'imperialismo, lo schiavismo, lo sfruttamento degli altri continenti, la seconda guerra mondiale. Si scoprì così buona, mite, e si mostrò generosissima verso gli immigrati. Quando il fenomeno è esploso nel 2015, la risposta italiana ed europea è stata: lasciamoli venire tutti, è quello che ci meritiamo. Un errore clamoroso.

A.R. - Perché un errore?
SIMONE - Per diversi motivi. Anzitutto, si era davanti a un'immigrazione di tipo assolutamente nuovo, costituita da gente che proveniva da storie e culture molto diverse dalla nostra; ma questa diversità è stata coperta sotto una coltre di ipocrisia, essendo convinti, i sostenitori dell'idea dell'Europa come colpevole dei mali della storia, che per rimediare alle proprie colpe si dovesse accettare l'ingresso di tutti. si tratta di un'immigrazione di carattere ultraproletario, non portatrice di alcuna capacità tecnica e professionale, che così com'è non può affatto contribuire allo sviluppo economico dell'Europa, anzi.

A.R. - Gli immigrati non sono una forza lavoro indispensabile per l'economia? Vi ricordo che il precedente presidente dell'Inps, Tito Boeri, ha rivendicato anche il contributo che danno al pagamento delle pensioni degli italiani.
SIMONE - Una narrazione elaborata ad arte, supportata da argomentazioni che se analizzate cadono una dopo l'altra. Quando parliamo dei migranti come fattore indispensabile di ricchezza, dovremmo ricordarci che moltissimi di loro restano anche per due o tre anni in attesa di conoscere la loro destinazione, e che durante quel tempo sono senza impiego, non producono alcuna ricchezza, oltre a creare risentimento presso i residenti; al contrario, consumano ricchezza visto che sono a carico dello stato.

A.R. - Poi però ci sono quelli che si trovano un lavoro, ma anche quelli che entrano con regolari permessi e hanno un reddito.
SIMONE - L'esperienza dimostra che anche quando l'immigrazione è regolare o legale servono in media 20 anni prima che possa produrre Pil e gettito fiscale per il Paese che li ospita. Tra l'altro si tratta di lavoratori dalle ridotte capacità professionali. L'ipocrisia dominante vuole invece che siano tutti giovani preparati e pronti al lavoro, come è sostenuto a proposito dei siriani... ma non è così. Anche i più generosi teorici dell'accoglienza finiscono per ammettere che le occupazioni a cui possono aspirare sono l'assistenza agli anziani, i lavori domestici, l'edilizia, la bassa manovalanza nelle cucine... In pratica quasi come i cinesi chiamati negli Usa a fine Ottocento per costruire le ferrovie spezzandosi la schiena. Altro che contributo al nostro sviluppo.

A.R. - Però con le loro posizioni previdenziali contribuiranno a pagare una parte delle nostre pensioni o no?
SIMONE - Il loro è un contributo irrilevante. Se ne potrà parlare tra trent'anni se ne potrà parlare, quando anche i lavoratori immigrati invecchieranno nei nostri paesi e sarà necessario richiamare altri immigrati a lavorare da noi per pagare le loro pensioni. Le loro, non le nostre.

A.R. - Voi demolite anche la retorica dell'integrazione.
​SIMONE - È un altro degli equivoci dei teorici dell'Europa «colpevole». Basterebbe guardare anche a quanto succede in altri paesi, come la Francia, per vedere come le comunità che si ricreano nei paesi di insediamento tendono a chiudersi in loro stesse, a rifiutare l'integrazione con il paese ospitante. Questo fenomeno, che i francesi chiamano communitaurisme, è segnalato in diversi paesi d'Europa.

A.R. - Che relazione c'è tra forza della migrazione e fenomeno demografico?
SIMONE - Faccio un esempio. In Niger ogni donna ha circa sette figli contro la media di poco meno di due figli nella vecchia Europa. Il che significa che la popolazione nigeriana è destinata a raddoppiare nei prossimi vent'anni, passando dagli attuali 200 a 400 milioni di abitanti. Sarà il quarto paese più popoloso al mondo. E ritmi di crescita demografica intensa sono in genere di tutti i paesi africani. Questo porterà inevitabilmente a un'intensificazione dei processi migratori, sia intracontinentali che extra continentali. Questi ultimi saranno diretti in particolare verso l'Europa e soprattutto l'Italia, che insieme alla Spagna è il paese di maggiore prossimità all'Africa.

A.R. - Che fine faranno l'Europa e l'Italia?
SIMONE - Se non si governano i flussi migratori, nel giro di 50 anni saremo demograficamente africanizzati. Credo che su questo ci sia poco da discutere. Non c'è scampo. Ma c'è un altro fattore che i governanti dovrebbero tenere presente se vogliono capire il fenomeno di cui l'Europa è investita e che rischia di segnare il nostro tramonto: da circa 30 anni il continente africano è passato sotto un pesante protettorato cinese. La Cina fa ingenti investimenti e prestiti ai paesi africani, che nessuno di questi potrà mai ripagare. Dona infrastrutture gigantesche, come la ferrovia transafricana in costruzione, e compra porti sulle coste dell'Oceano Indiano. Questo porterà a una cinesizzazione dell'Africa corrispondente all'africanizzazione dell'Europa.

A.R. - La Cina prova a penetrare anche in Europa attraverso la cosiddetta Nuova via della seta.
SIMONE - Ha già comprato il porto del Pireo, costruisce una gigantesca ferrovia che da Pechino raggiunge Rotterdam attraversando tutta l'Asia centrale. Sulla base di questi fatti, si può prevedere che nel giro di qualche decennio l'Europa sarà stretta in una tenaglia, il cui dente superiore è la Cina, quello inferiore l'Africa. A quel punto l'Europa diventerà politicamente quello che è sempre stata geograficamente: un promontorio, una penisola dell'Asia. Un disastro frutto della nostra leggerezza e inconsapevolezza.

A.R. - La politica della chiusura dei porti può essere una prima risposta?
SIMONE - Ma no! I flussi migratori sono eventi fatali, uno di quelli che cambiano la storia. Ci vuol ben altro che la chiusura dei porti.

A.R. - Ovvero ?
SIMONE - Vanno gestiti con una politica generale dell'intera Europa che fissi le quote di ingresso, selezioni i migranti di cui i diversi paesi possono avere bisogno, respinga gli indesiderati e soprattutto crei formule di cooperazione che permettano ai paesi di origine di svilupparsi e offrire ai propri ragazzi le opportunità di cui hanno bisogno. Molti dei giovani che giungono da noi potrebbero pur nella loro povertà essere una risorsa per il loro paese. Ma non vedo in giro nessuna consapevolezza di quanto sta accadendo e di quale sarà l'esito finale per l'Europa. Si preferisce continuare con il politicamente corretto, con le solite retoriche del siamo tutti emigranti e tutti meticci, dell'Europa che sarà salvata dall'immigrazione.

32 commenti:

  1. COMMENO di SERGIO

    Quest’intervista è vecchissima: è stata infatti rilasciata nel 2019.
    Pensate a tutto quello che è successo nel frattempo (covid,
    guerra in Ucraina, inflazione ecc.). E da allora non è successo
    veramente niente che faccia sperare in un cambio di tendenza.
    Certo ha vinto la destra - e molto verosimilmente proprio
    perché la maggioranza relativa degli italiani ha sperato che
    Meloni & soci potessero fare qualcosa. Ma tuttavia gli sbarchi
    continuano e il governo italiano si appella all’UE per
    approntare qualche rimedio (distribuzione dei richiedenti
    asilo, politiche comuni d’immigrazione). Insomma, anche
    la destra è impotente. Intanto come
    al solito papa e preti remano contro: sì all’accoglienza,
    salvare vite, diritti umani da tutelare ecc.

    Come corollario all’intervista di Raffaele Simone, personaggio
    apparentemente di sinistra, si veda la pregevole recensione
    di E. Galli della Loggia nel Corriere della sera (anche questa
    vecchissima, del 2019):

    https://www.corriere.it/19_maggio_25/raffaele-simone-l-ospite-il-nemico-garzanti-3962e142-7f0d-11e9-a444-6e83400b8609.shtml

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  2. Grazie Sergio per il tuo contributo. Riporto qui di seguito l'incipit dell'articolo di Galli Della Loggia:

    << Vi sono libri importanti in ragione del loro argomento e del modo in cui esso viene trattato, oppure in ragione di qualche peculiarità del loro autore, e vi sono libri, poi la cui importanza dipende da un’altra ragione ancora: dal clamore straordinario o all’opposto dal silenzio sospetto che li accoglie.
    Il libro di Raffaele Simone L’ospite e il nemico (Garzanti) ha la singolarità di segnalarsi per tutti e tre i motivi ora detti: non solo perché tratta di un tema chiave come la grande migrazione dal Sud del mondo di cui l’Europa è la meta da anni, ma perché il tema stesso, a differenza di tante altre pubblicazioni analoghe, è svolto in modo quanto mai documentato e soprattutto con una totale spregiudicatezza; infine perché dell’uscita del libro nessuno ma proprio nessuno ha mostrato di accorgersi.
    Un silenzio davvero singolare per non autorizzare un dubbio: e cioè che il mainstream culturale devoto al politicamente corretto — il Club Radicale come viene definito in queste pagine — abbia così voluto punire chi mostrava di non tenere alcun conto delle sue fisime e dei suoi tabù. Soprattutto perché chi osava tanto era uno studioso come Simone — il quale, lo ricordo, professionalmente è un linguista — la cui produzione di saggistica politica si è sempre mossa in una prospettiva schiettamente di sinistra. E che dunque oggi al suddetto Club deve essere apparso un transfuga, un traditore. >>

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  3. Accordi internazionali

    L'Art. 75 della Costituzione vieta al popolo (dichiarato sovrano) di pronunciarsi sugli accordi internazionali. È per lo meno strano. In che sede vengono presi tali accordi, quanti sono, è possibile per lo meno conoscerli? Penso che il 99% degli italiani non sappia nemmeno cosa sia il diritto internazionale.
    Penso che nemmeno il presidente della repubblica conosca bene (bene!) il diritto internazionale. Il presidente può naturalmente consultarsi con gli esperti di diritto internazionale (docenti universitari, esperti dell'amministrazione). Al di fuori di questa cerchia ristretta il diritto internazionale - che pur pesa sulla vita degli italiani - è pressoché sconosciuto. Non è strano? Esiste oltre al diritto internazionale comune un cosiddetto diritto internazionale cogente che tutti devono rispettare (è un diritto su pochi punti, come la proibizione della schiavitù). Vi sono poi accordi che non sono cogenti, ma semplici raccomandazioni come il patto migratorio - che Svizzera e Italia non hanno per fortuna ancora ratificato (ma la Germania l'ha fatto). Queste raccomandazioni possono però col tempo diventare diritto internazionale consuetudinario, cioè cogente. E il popolo non ne sa nulla, strano!

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    1. Caro Sergio, gli accordi internazionali sono tanto importanti quanto misconosciuti, perchè anche se in effetti legano le mani ai governi (anzi proprio epr questo), è meglio che il popolo non ne sia troppo a conoscenza.
      Il quale popolo, come ben sappiamo, è sovrano solo sulla carta.

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  4. Perché il governo di destra ha le mani legate e non potrà fare molto in tema di migrazione ovvero invasione.

    Da un articolo di Marcello Veneziani:

    "Però più passano gli anni e più si restringe l’arco dei cambiamenti possibili attraverso nuove maggioranze e nuovi governi. Perché ogni governo nasce già imbottigliato dentro un ferreo sistema che non consente margini di manovra.Come figurare questo sistema? Come una matrioska. Avete presente la bambolina russa che dentro di sé ne ha un altra più piccola, e poi ancora un’altra e un’altra, di dimensioni sempre più ridotte? Beh, il potere oggi è una matrioska. Quando hai vinto le elezioni, superando tutti i fuochi di sbarramento, le campagne e le manovre e le demonizzazioni, gli agguati e le sorprese giudiziarie, non devi illuderti di avere le chiavi del potere. Anche se eri outsider, oppositore radicale, alternativo, magari populista e sovranista, alla fine devi entrare nella matrioska, di cui sei – da neonata al governo – la bambola più piccola.
    Dunque, la bambola del governo è dentro la bambola degli assetti istituzionali, la presidenza della repubblica, la magistratura, la burocrazia, i poteri contabili e collaterali. Quel potere, a sua volta, è dentro l’unione europea, i suoi vincoli di bilancio, la sua corte suprema e le sue direttive, il reticolo delle sue norme e dei suoi divieti. E ancora, la bambola europea è dentro la bambola atlantica, vale a dire il potere militare della Nato, l’influenza del Pentagono e della Casa Bianca, i vincoli internazionali. E la bambola atlantica è dentro un sistema economico-finanziario transnazionale, una rete globale di mercato e di controllo, di comunicazione e di indirizzo. Senza dire che la matrioska deve tener conto di una serie di bambole extra-istituzionali, agenzie di rating, colossi social e mediatici, cupole sovranazionali, centri di pressione, sistemi di sorveglianza e di monitorizzazione. Insomma il potere è come una matrioska, e la bambola non può andare per conto suo, non ha autonomia e indipendenza, è dentro, compressa, in quella serie di involucri istituzionali e funzionali, di oligarchie e di obblighi, in un sistema che non si può scardinare."

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    1. Poscritto

      La piccola della Garbatella (al secolo Giorgia Meloni) è già stata adottata da quelli che contano (Mattarella, van der Leyen, Draghi ecc.) che sono contenti di lei perché ha accettato pienamente di essere la bambolina più piccola della matrioska che deve rispondere dei suoi atti a quelli che davvero contano (da Mattarella a Biden alle oligarchie internazionali, persino il papa è della partita). Margini dunque ristretti, anzi ristrettissimi, per Giorgia Meloni. È stata eletta per fermare gli invasori, ma gli invasori continuano ad arrivare e il suo governo assegna i punti di attracco sicuri per i poveri migranti. Insomma, più o meno come prima.
      Tutto ciò non avviene per caso ovvero - come ripeteva sempre L. C. - "è stato deciso a tavolino".

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    2. I governi italiani (tutti, quindi anche quello attuale di destra) sono condizionati in mille modi e posso cercare di distinguersi - per trovare visibilità presso i propri elettori - solo nei dettagli minori.
      Per le cose che contano ci sono altri centri di decisione, che sono indipendenti dalla distinzione politica destra/sinistra.
      Nello specifico, l'attuale meccanismo di immigrazione è senza dubbio voluto, e quindi non può che continuare in questa forma indipendentemente dai partiti di volta in volta al governo.

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    3. Probabilmente, molto probabilmente, anzi sicuramente è come tu - e Veneziani - dite. E allora? Farsene una ragione, tanto non possiamo cambiar nulla, e accontentarsi delle variazioni minime (i dettagli minori)? Credo che questo sia il tuo parere perché le elite sono una realtà e sono troppo forti, hanno i mezzi per imporsi. Che, nota bene, era anche il parere di L. C. (lo strapotere delle elite).

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    4. Sì, penso che sia meglio farsene una ragione.
      In generale, mi sono convinto che può essere (forse) possibile una 'salvezza' individuale, ma non una salvezza collettiva.
      Con buona pace di chi sogna la rivoluzione e la palingenesi.

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  5. Le elites sono potenti, è vero. Uno scritto di 3 o 4 anni fa è più stantio, a volte, del codice di Hammurabi. Fermo restando il fatto che la condizione dei viventi, più o meno senzienti, è senz'altro miserrima, bisogna anche riconoscere che gli spietati e sanguinari nostri reggitori a volte non vedono appieno realizzarsi i loro sinistri disegni.

    Quasi che, mentre non esistono limiti all'insipienza del genere umano, pare a volte esistere per contro un limite oltre il quale i satanassi non possano spingersi, scatenare la loro malvagia potestà, spesso immotivata o gratuita.

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    1. Eppure, sembra che le società umane non riescano a strutturarsi in modo diverso da questo.
      Da cui deriverebbe l'assunto che le elites, pur nella loro avidità ed insensibilità, portino comunque a dei vantaggi collettivi ed abbiano quindi una loro (oggettiva) utilità.

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  6. Ma Veneziani non ci sta, Lumen (bravo, intendo Veneziani):

    https://www.marcelloveneziani.com/articoli/lideologia-nascosta-dietro-le-direttive-euro-globali/

    Io speriamo che me la cavo è troppo piccolo-borghese. La "consapevolezza" del tuo blog dovrebbe indurci a ... a che cosa? A rassegnarci, a limitarci a piacevoli conversazioni? No, non credo. Chissà, qualcosa è ancora possibile.

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    1. Caro Sergio, la 'consapevolezza' (del blog) dovrebbe consentirci di cambiare il nostro approccio personale alle cose e non è poco, visto che coloro che ci riescono sono pochissimi.
      Cambiare l'approccio collettivo, invece, mi pare al di sopra delle nostre (piccole) forze.

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    2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. «Lasciate ogni speranza»

    Un articolo di Veneziani che mi "piace". Ma come può piacere una pietra tombale su ogni speranza come questa? Mi piace nel senso che mi sembra riflettere la realtà e condivido pensieri e sentimenti di Veneziani - notoriamente uomo di destra e dunque fascista secondo i vetero-ex-post-para- comunisti (per fare il verso al "filosofo" Paolo Flores d'Arcais che vede dappertutto ex-post-para-fascisti).
    E tuttavia Veneziani è ancora - talvolta - allegro. "L'allegria è il guado della vita" (João Guimarães Rosa, l'autore brasiliano del "Grande sertão").

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    1. Qui l'articolo di Veneziani:

      https://www.marcelloveneziani.com/articoli/ma-restiamo-allopposizione-del-mondo/

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    2. Il poeta citato da Veneziani in fondo al suo articolo è Ezra Pound, grande poeta ma ahimè fascista, come Veneziani. Chi si assomiglia si piglia ...

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    3. Caro Sergio, Veneziani è sempre una grande penna, indipendentemente dal suo orientamento ideologico.

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    4. Ma la mia era un'osservazione ironica, mica penso davvero che Veneziani sia un fascista. Ma a me Veneziani piace non perché sia una "grande penna" (che significa, che scrive bene?), ma perché pensa bene (secondo me) e poi naturalmente ha una cultura che gli permette di esprimersi bene.

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    5. Veneziani è una 'grande penna' non solo perchè scrive bene, ma anche perchè espone le proprie idee in modo chiaro ed interessante.
      Per cui leggerlo resta un piacere, anche quando non ci si trova d'accordo con lui.

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  8. Lasciate ogni speranza Nr. 2:

    https://www.aldomariavalli.it/2023/01/23/il-wef-si-e-concluso-ed-ecco-quel-che-resta-gli-illuminati-sono-al-lavoro-per-noi/

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    1. Interessante ed importante il ruolo del WEF.
      A conferma che elite mondialiste (che decidono), non solo esistono, ma non cercano neppure di nascondersi.

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    2. E se non hanno bisogno nemmeno di nascondersi significa che sono in una botte di ferro, qualsiasi cosa accada hanno pronto l'antidoto. Ma poi probabilmente
      gli Illuminati del WEF sono solo i portaborse delle vere elite.

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    3. Sì, forse a Davos ci sono più i secondi dei primi.
      Ma qualche boss, secondo me, lo si può trovare uguamente.

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  9. Problema enorme e molto spinoso, che soltanto un autentico federalismo europeo può (almeno in parte) governare con efficacia/efficienza, possibilmente supportando contemporaneamente moderne e laiche politiche di birth control & family planning nei Paesi afro-asiatici originari degli attuali massicci flussi migratori e magari vincolando la concessione di (altri) aiuti finanziari allo sviluppo al rispetto di canoni di effettiva riduzione del tasso locale di fecondita' (programma ahinoi a sua volta molto complesso/complicato)...

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    1. Sono d'accordo con te, sia per la dimensione europea del problema (e quindi delle possibili soluzioni), sia per l'utilità della 'money suasion' (aiuti e finanziamenti in cambio di impegni seri).
      Il guaio è che c'è molta gente, anche qui in Europa, che rema contro.

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  10. Esistono tuttora ben 192 stati sovrani con confini riconosciuti e sacrosanti (almeno sulla carta). Selenski, con l'appoggio compatto della Nato, rivuole il Dombass e la Crimea e non gli si può dar torto (sulla Crimea, "regalata" dall'ucraino Kruscev alcuni decenni fa all'Ucraina, ci sarebbe da eccepire). Tutti i santi giorni ci ripetono che l'integrità territoriale dei 192 stati è sacrosanta e il buon Putin deve farsene una ragione.
    Allo stesso tempo assistiamo all'invasione dell'Europa da parte di asiatici e africani alla ricerca di benessere o di una vita decente. Vita decente di cui non godono milioni di italiani che non arrivano alla fine del mese. Il papa e la sinistra, e persino i sedicenti verdi, dicono che è un imperativo morale accoglierli (tutti, insiste il papa - e poi ripartirli in tutti i paesi dell'UE). Semplicemente assurdo, considerata anche l'impenetrabilità dei corpi. Tanto vale proclamare apertamente: no borders, no nations. Ma né il papa né la sinistra hanno il coraggio di dirlo.
    L'UE vuole adesso aumentare la percentuale dei "rimpatriati" ovvero degli invasori che non hanno diritto all'asilo o alla protezione umanitaria. Il fatto è però che è quasi impossibile rimpatriare i non aventi diritto perché gli stati di provenienza si oppongono o non collaborano - per ovvi motivi, naturalmente.
    Quindi i paesi con popolazioni debordanti possono tranquillamente liberarsi delle eccedenze demografiche mandandole all'arrembaggio dell'Europa. Come contrastare questo andazzo? Una leva ci sarebbe: ridurre o azzerare gli aiuti ai paesi che non collaborano. E invitandoli a politiche demografiche ragionevoli, punto questo delicato perché veniamo subito accusati di razzismo. Ma il tempo stringe: fra circa dieci anni saremo nove miliardi, una quasi Cina in più.

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    1. << Tanto vale proclamare apertamente: no borders, no nations. Ma né il papa né la sinistra hanno il coraggio di dirlo. >>

      Non solo non lo dicono, ma neppure lo vogliono.
      Lo Stato, infatti, gli serve per poterlo caricare di tutte le responsabilità pratiche ed oggettive che questi problemi richiedono.
      Perchè loro, con tutte le loro 'pindariche' buone intenzioni, non sono in grado di farlo.

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    2. "Non solo non lo dicono, ma neppure lo vogliono."

      Appunto. E sai perché? Perché se osassero dirlo anche i più fessi di sinistra e non pochi cattolici chiamerebberlo l'ambulanza per farli ricoverare d'urgenza: TSO e camicia di forza.
      Intanto la storia va avanti finché sarà il caos o la guerra civile come profetizzato da Houellebecq. A quel punto - lo ha detto espressamente Sarkozy - l'esercito sarà costretto a usare le maniere forti contro i propri cittadini di stirpe autoctona - come dire che l'esercito italiano si vedrebbe costretto a sparare agli italiani di vecchia stirpe, xenofobi e razzisti. L'ha detto un presidente della repubblica di uno stato dell'UE, mica il sottoscritto.

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    4. "Non solo non lo dicono, ma neppure lo vogliono."

      "Non solo non lo dicono, ma neppure lo vogliono."

      Appunto. E sai perché? Perché se osassero dirlo anche i più fessi di sinistra e non pochi cattolici chiamerebberlo l'ambulanza per farli ricoverare d'urgenza: TSO e camicia di forza.
      Intanto la storia va avanti finché sarà il caos o la guerra civile come profetizzato da Houellebecq. A quel punto - lo ha detto espressamente Sarkozy - l'esercito sarà costretto a usare le maniere forti contro i propri cittadini di stirpe autoctona. Insomma, l'esercito italiano sarà costretto a sparare agli italiani, xenofobi e razzisti. L'ha detto un ex presidente della repubblica di uno stato dell'UE, mica il sottoscritto.

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    5. L'esercito dovrebbe servire per difendere i confini dai nemici esterni, non per sparare sui propri cittadini.
      La storia però ci ha mostrato anche questo.
      Speriamo di non doverlo più rivedere (almeno dalle nostre parti).

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