sabato 11 giugno 2011

Lezioni di Catechismo - 2

LA LIBERTÀ DELL'UOMO

 363. Che cos'è la libertà?

CATECHISMO - È il potere donato da Dio all'uomo di agire o di non agire, di fare questo o quello, di porre così da se stesso azioni deliberate. La libertà caratterizza gli atti propriamente umani. Quanto più si fa il bene, tanto più si diventa liberi. La libertà raggiunge la propria perfezione quando è ordinata a Dio, sommo Bene e nostra Beatitudine. La libertà implica anche la possibilità di scegliere tra il bene e il male. La scelta del male è un abuso della libertà, che conduce alla schiavitù del peccato.

LUMEN  - È il potere lasciato dal Genoma al Fenotipo di agire o di non agire, di fare questo o quello, di porre così da se stesso azioni deliberate. La libertà caratterizza principalmente gli atti umani. Quanto più si è consapevoli dell’influenza del Genoma, tanto più si diventa liberi. La libertà raggiunge la propria perfezione quando il Fenotipo riesce ad individuare ed evitare  ogni attività finalizzata al Genoma. La libertà implica anche la possibilità di scegliere tra sé e il Genoma. La scelta a favore del Genoma, però, è un uso insensato della libertà, che conduce alla schiavitù del Fenotipo.



364. Quale relazione esiste tra libertà e responsabilità?

CATECHISMO - La libertà rende l'uomo responsabile dei suoi atti nella misura in cui sono volontari, anche se l'imputabilità e la responsabilità di un'azione possono essere sminuite e talvolta annullate dall'ignoranza, dall'inavvertenza, dalla violenza subita, dal timore, dagli affetti smodati, dalle abitudini.

LUMEN - La libertà rende l'uomo responsabile dei suoi atti nella misura in cui sono volontari, anche se l'imputabilità e la responsabilità di un'azione possono essere annullate dall'ignoranza, purchè non colpevole.



365. Perché ogni uomo ha diritto all'esercizio della libertà?

CATECHISMO - Il diritto all'esercizio della libertà è proprio d'ogni uomo, in quanto è inseparabile dalla sua dignità di persona umana. Pertanto tale diritto va sempre rispettato, particolarmente in campo morale e religioso, e deve essere civilmente riconosciuto e tutelato nei limiti del bene comune e del giusto ordine pubblico.

LUMEN - Il diritto all'esercizio della libertà è proprio d'ogni uomo, in quanto è inseparabile dalla sua dignità di Fenotipo. Pertanto tale diritto va sempre rispettato, particolarmente in campo etico, e deve essere civilmente riconosciuto e tutelato nei limiti del bene comune e della convivenza sociale.



366. Come si colloca la libertà umana nell'ordine della salvezza?

CATECHISMO - La nostra libertà è indebolita a causa del primo peccato. L'indebolimento è reso più acuto dai peccati successivi. Ma Cristo «ci ha liberati perché restassimo liberi» (Gal 5, 1). Con la sua grazia lo Spirito Santo ci conduce alla libertà spirituale, per farci suoi liberi collaboratori nella Chiesa e nel mondo.

LUMEN - La nostra libertà è indebolita a causa del legame primario con il Genoma. L'indebolimento è reso più acuto dalla difficile conoscenza di esso. Ma Darwin ci ha liberati perché restassimo liberi. E poi Dawkins con la sua intuizione, ci ha condotto alla definitiva consapevolezza, per renderci fenotipi liberi e padroni del nostro destino nel mondo.



367. Quali sono le fonti della moralità degli atti umani?

CATECHISMO - La moralità degli atti umani dipende da tre fonti: dall'oggetto scelto, ossia un bene vero o apparente; dall'intenzione del soggetto che agisce, e cioè dal fine per cui egli compie l'azione; dalle circostanze dell'azione, ivi comprese le conseguenze.

LUMEN – La correttezza degli atti umani dipende da tre fonti: dal rispetto delle regole sociali vigenti; dall'intenzione del soggetto che agisce, e cioè dal fine per cui egli compie l'azione; dalle conseguenze dell'azione, a condizione che siano prevedibili.



368. Quando l'atto è moralmente buono?

CATECHISMO - L'atto è moralmente buono quando suppone ad un tempo la bontà dell'oggetto, del fine e delle circostanze. L'oggetto scelto può da solo viziare tutta un'azione, anche se l'intenzione è buona. Non è lecito compiere il male perché ne derivi un bene. Un fine cattivo può corrompere l'azione, anche se il suo oggetto, in sé, è buono. Invece un fine buono non rende buono un comportamento che per il suo oggetto è cattivo, in quanto il fine non giustifica i mezzi. Le circostanze possono attenuare o aumentare la responsabilità di chi agisce, ma non possono modificare la qualità morale degli atti stessi, non rendono mai buona un'azione in sé cattiva.

LUMEN - L'atto è socialmente corretto quando suppone ad un tempo il rispetto delle regole, la bontà del fine e l’utilità delle conseguenze. Il mancato rispetto delle regole può da solo viziare tutta un'azione, anche se l'intenzione è buona. Può essere però lecito compiere un male minore perché ne derivi un bene maggiore. Un fine cattivo può non corrompere l'azione,  se le conseguenze sono buone. Invece un fine buono non rende buono un comportamento che non rispetta le regole, in quanto il fine può giustificare i mezzi, ma non la violazione delle regole. Le conseguenze consentono di giudicare la responsabilità di chi agisce, purchè siano prevedibili.



369. Vi sono atti che sono sempre illeciti?

CATECHISMO - Vi sono atti, la cui scelta è sempre illecita a motivo del loro oggetto (ad esempio la bestemmia, l'omicidio, l'adulterio). La loro scelta comporta un disordine della volontà, cioè un male morale, che non può essere giustificato con il ricorso ai beni che eventualmente ne potrebbero derivare.

LUMEN – Non vi sono atti la cui scelta è sempre illecita a motivo del loro oggetto. La loro scelta può essere giustificato dal rispetto delle regole o dalle conseguenze oggettivamente positive.

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