sabato 27 novembre 2010

Scacchi matti

Due brevi aneddoti storici legati al mondo degli scacchi, raccontati da Mario Leoncini. 

LUMEN


CHI LA FA L'ASPETTI
 

Il maestro italiano Romolo Ovidi durante il fascismo era emigrato in Argentina e al termine della guerra fece ritorno in Italia. Installò il suo quartier generale a Roma, presso il caffè Breccia in via XX Settembre.
Lì predisponeva scacchi e scacchiera e rimaneva in attesa. Quando capitava qualcuno che non lo conosceva giocava un paio di partite con in posta un caffè e faceva in modo di perdere.
Alla terza partita, con la scusa che troppi caffè fanno male, proponeva di giocare di soldi. Se l’avversario accettava tornava ad essere il maestro di sempre e bastonava ben bene il malcapitato.

Un giorno, alla fine degli anni ‘40, l’ambasciatore sovietico chiese ad Alberto Pane, socio dell’Accademia romana ed ottimo conoscitore della lingua russa, di fare da cicerone ad un grande maestro sovietico in visita a Roma: Paul Keres, all’epoca tra i due o tre giocatori più forti del mondo.
Da buontemponi quali erano gli scacchisti romani non si lasciarono sfuggire l’occasione di giocare uno scherzo all’Ovidi. Si presentarono al caffè Breccia col vice campione del mondo e lo misero di fronte al maestro italiano.
La prima partita fu una vera saga degli errori perché entrambi si impegnarono a giocare male. Alla fine Keres riuscì “a vincere” quella partita. Gongolante, sicuro di avere il pollo cotto al punto giusto, l’Ovidi passò alla seconda parte del piano e propose una sfida con posta in denaro, sfida che il sovietico prontamente accettò.
Le cronache raccontano che l’Ovidi tornò a giocare da maestro, ma Keres tornò a giocare da vice campione del mondo. L’Ovidi non tardò a scoprire di che pasta fosse fatto il suo avversario e, capendo il raggiro, a metà partita fece saltare per aria e pezzi e scacchiera.


CHI DICE DONNA DICE DANNO
 
Nel piroscafo che l’avrebbe portato a New York, Emanuel Lasker s’imbatté in due giocatori di scacchi e s’avvicinò al tavolo per guardare.
Alla fine della partita il vincitore invitò Lasker a giocare ma il campione del mondo si schermì affermando che sapeva appena muovere i pezzi. Sentendosi un esperto, l’altro lo invitò di nuovo proponendogli il vantaggio della Donna. 
Lasker accettò e perse apposta quella prima partita al termine della quale disse: “Credo di aver capito perché ho perso” e tra lo stupore generale aggiunse “Ho perso perché avevo la Donna in più!”

Tra l’ilarità generale l’avversario spiegò che si sbagliava di grosso, che la Donna in più rappresentava un vantaggio incolmabile. Ma Lasker insistette così tanto che, tra il sorriso beffardo dei presenti e la commiserazione dell’avversario, alla fine riuscì a cominciare una
nuova partita con la Donna di svantaggio. 

Naturalmente vinse quella nuova partita lasciando tutti nella costernazione mentre lui, tronfio, poteva annunciare che la sua teoria era stata pienamente confermata.
Lo stupore venne meno quando, in seguito, si sparse la voce che sulla nave viaggiava il campione del mondo di scacchi.

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