sabato 6 novembre 2010

De rerum natura


Alcune considerazioni del grande biologo evoluzionista Richard Dawkins sulla natura, gli esseri viventi  ed i meccanismi che li regolano. LUMEN


<< La natura non è crudele, è solo spietatamente indifferente. Questa è una delle più dure lezioni che un essere umano debba imparare. 
Noi non riusciamo ad ammettere che gli eventi della vita possano essere né positivi né negativi, né spietati né compassionevoli, ma semplicemente indifferenti alla sofferenza, mancanti di scopo.

 

I teologi fanno del loro meglio per liquidare un tema preoccupante come il "problema del male" con il conseguente "problema della sofferenza" […] 
In un universo di cieche forze fisiche e di duplicazione genetica, alcune persone rimangono danneggiate mentre altre sono fortunate, e in tutto ciò non vi è né ragione né giustizia […] 
Il DNA non sa nulla e non si cura di nulla. Il DNA, semplicemente, è. E noi danziamo alla sua musica.

 
L'evoluzione non ha un obiettivo a lungo termine. 
Non c'è un bersaglio lontano, nessuna perfezione finale funge da criterio per la selezione, anche se la vanità umana accarezza la nozione assurda che obiettivo finale dell'evoluzione sia la nostra specie.

 

I GENI non si preoccupano per le sofferenze degli organismi perché in realtà non si preoccupano di nulla.



La selezione naturale è l'orologiaio cieco, cieco perché non vede dinanzi a sé, non pianifica conseguenze, non ha in vista alcun fine.
Eppure, i risultati viventi della selezione naturale ci danno un'impressione molto efficace dell'esistenza di un disegno intenzionale di un maestro orologiaio.
Che alla base della complessità della natura vivente ci sia un disegno intenzionale, è però solo un'illusione.



La vita intelligente su un pianeta raggiunge un traguardo cruciale quando per la prima volta comprende le ragioni della sua stessa esistenza. Organismi viventi sono esistiti su questa terra, senza nemmeno sapere perché, per più di tre miliardi di anni, prima che la verità finalmente albeggiasse su uno di loro. Il suo nome era Charles Darwin.


Neanche uno dei miei progenitori morì giovane. Neanche uno dei miei progenitori non riuscì ad accoppiarsi. Molti altri individui morirono giovani e non riuscirono ad accoppiarsi, ma non sono divenuti progenitori. È assolutamente ovvio, ma a ciò fa seguito molto altro. Significa che ogni singolo essere vivente ha ereditato i geni di un'ininterrotta linea di progenitori di successo.


L'unità fondamentale della selezione, e quindi dell'egoismo, non è né la specie né il gruppo e neppure, in senso stretto, l'individuo, ma il gene, l'unità dell'ereditarietà.


Se solo gli individui di un gruppo avessero il dono della lungimiranza, potrebbero capire che, a lungo termine, la cosa migliore per loro è resistere alle tendenze egoistiche, per impedire la distruzione dell’intero gruppo. Ma l’estinzione di un gruppo è un processo lento rispetto alla rapida morsa di eventi nella competizione individuale. Anche quando il gruppo sta lentamente e inesorabilmente declinando, ci sono individui egoistici che fanno carriera a breve termine, alle spese degli altruisti. >>

RICHARD DAWKINS

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