lunedì 30 dicembre 2024

I Giganti della Fede – Fra' Galdino

Come ci sono tante strade per portare a Roma (un proverbio dice che sono addirittura 'tutte'), così ci sono tanti modi diversi di accostarsi alla fede religiosa e diventarne devoti.
Nella piccola galleria di questo blog ho parlato di tanti diversi personaggi (reali o letterari), tutti con le loro particolari caratteristiche, ma mi mancava il credente magico.
Uso questa definizione per indicare le persone che invece di ricercare il divino per le vie spiriturali, restano affascinati, molto più prosaicamente, dagli aspetti magici del soprannaturale, cioè dalla meraviglia e dalla stranezza dei cosiddetti miracoli, anche se ridicoli e banali.
I Vangeli, anche se inframezzati da insegnamenti più spirituali, ne raccontano alcuni (ad esempio quello del fico disseccato, riportato da Marco e Matteo), ma è nella letteratura religiosa popolare che si trovano gli esempi più diffusi.
A questa categoria di religiosi appartiene senza dubbio il Fra' Galdino dei Promessi Sposi, al quale è dedicato questo post.
LUMEN


<< Nel mentre (…) si sentì un picchietto all’uscio, e, nello stesso momento, un sommesso ma distinto “Deo gratias.”
Lucia, immaginandosi chi poteva essere, corse ad aprire; e subito, fatto un piccolo inchino famigliare, venne avanti un laico cercatore cappuccino, con la sua bisaccia pendente alla spalla sinistra, e tenendone l’imboccatura attortigliata e stretta nelle due mani sul petto.
“Oh fra Galdino!” dissero le due donne.
“Il Signore sia con voi,” disse il frate. “Vengo alla cerca delle noci.”
“Va’ a prender le noci per i padri,” disse Agnese. Lucia s’alzò, e s’avviò all’altra stanza, ma, prima d’entrarvi, si trattenne dietro le spalle di fra Galdino, che rimaneva diritto nella medesima positura; e, mettendo il dito alla bocca, diede alla madre un’occhiata che chiedeva il segreto, con tenerezza, con supplicazione, e anche con una certa autorità.
Il cercatore, sbirciando Agnese così da lontano, disse: “e questo matrimonio! Si doveva pur fare oggi: ho veduto nel paese una certa confusione, come se ci fosse una novità. Cos’è stato?”
“Il signor curato è ammalato, e bisogna differire,” rispose in fretta la donna. Se Lucia non faceva quel segno, la risposta sarebbe probabilmente stata diversa. “E come va la cerca?” soggiunse poi, per mutar discorso.
“Poco bene, buona donna, poco bene. Le son tutte qui.” E, così dicendo, si levò la bisaccia d’addosso, e la fece saltar tra le due mani. “Son tutte qui; e, per mettere insieme questa bella abbondanza, ho dovuto picchiare a dieci porte.”
“Ma! le annate vanno scarse, fra Galdino; e, quando s’ha a misurar il pane, non si può allargar la mano nel resto.”
“E per far tornare il buon tempo, che rimedio c’è, la mia donna? L’elemosina. Sapete di quel miracolo delle noci, che avvenne, molt’anni sono, in quel nostro convento di Romagna?”
“No, in verità; raccontatemelo un poco.”
“Oh! dovete dunque sapere che, in quel convento, c’era un nostro padre, il quale era un santo, e si chiamava il padre Macario.
Un giorno d’inverno, passando per una viottola, in un campo d’un nostro benefattore, uomo dabbene anche lui, il padre Macario vide questo benefattore vicino a un suo gran noce; e quattro contadini, con le zappe in aria, che principiavano a scalzar la pianta, per metterle le radici al sole. — Che fate voi a quella povera pianta? domandò il padre Macario. — Eh! padre, son anni e anni che la non mi vuol far noci; e io ne faccio legna. — Lasciatela stare, disse il padre: sappiate che, quest’anno, la farà più noci che foglie.
Il benefattore, che sapeva chi era colui che aveva detta quella parola, ordinò subito ai lavoratori, che gettasser di nuovo la terra sulle radici; e, chiamato il padre, che continuava la sua strada, — padre Macario, gli disse, la metà della raccolta sarà per il convento.
Si sparse la voce della predizione; e tutti correvano a guardare il noce. In fatti, a primavera, fiori a bizzeffe, e, a suo tempo, noci a bizzeffe. Il buon benefattore non ebbe la consolazione di bacchiarle; perché andò, prima della raccolta, a ricevere il premio della sua carità.
Ma il miracolo fu tanto più grande, come sentirete. Quel brav’uomo aveva lasciato un figliuolo di stampa ben diversa. Or dunque, alla raccolta, il cercatore andò per riscotere la metà ch’era dovuta al convento; ma colui se ne fece nuovo affatto, ed ebbe la temerità di rispondere che non aveva mai sentito dire che i cappuccini sapessero far noci.
Sapete ora cosa avvenne? Un giorno, (sentite questa) lo scapestrato aveva invitato alcuni suoi amici dello stesso pelo, e, gozzovigliando, raccontava la storia del noce, e rideva de’ frati.
Que’ giovinastri ebber voglia d’andar a vedere quello sterminato mucchio di noci; e lui li mena su in granaio. Ma sentite: apre l’uscio, va verso il cantuccio dov’era stato riposto il gran mucchio, e mentre dice: guardate, guarda egli stesso e vede... che cosa? Un bel mucchio di foglie secche di noce. Fu un esempio questo?
E il convento, in vece di scapitare, ci guadagnò; perché, dopo un così gran fatto, la cerca delle noci rendeva tanto, tanto, che un benefattore, mosso a compassione del povero cercatore, fece al convento la carità d’un asino, che aiutasse a portar le noci a casa.
E si faceva tant’olio, che ogni povero veniva a prenderne, secondo il suo bisogno; perché noi siam come il mare, che riceve acqua da tutte le parti, e la torna a distribuire a tutti i fiumi.” >>

ALESSANDRO MANZONI

giovedì 26 dicembre 2024

Pensierini – LXXXI

POLITICI DI MESTIERE
Per valutare i politici di mestiere, quelli destinati a governare formalmente le nostre nazioni, si possono utilizzare due parametri fondamentali: l'onestà e la capacità.
E dal loro incrocio si vengono a determinare 4 diverse categorie:
= I politici onesti e capaci
= I politici onesti, ma incapaci
= I politici disonesti, ma capaci
= Ed infine, i politici che sono ad un tempo disonesti ed incapaci.
I migliori, ovviamente, sono i primi, ma esistono solo nei nostri desideri, mentre i peggiori, altrettanto ovviamente, sono gli ultimi, che sono da evitare per quanto possibile.
Restano le due categorie intermedie, tra le quali, tutto sommato, preferisco i disonesti capaci, perchè fanno meno danni.
Tanto è vero che sono proprio costoro, in genere, quelli che passano alla storia come benefattori della propria Nazione. Anche se poi, nei libri di storia, si ricordano (giustamente) solo le capacità e si dimenticano (pietosamente) le nefandezze.
Questa distinzione potrebbe tornare utile a noi cittadini quando andiamo a votare, ma – purtroppo - le diverse categorie sono molto difficili da individuare, se non con il senno di poi.
Pertanto, come spesso accade nelle nostre vita, domina la fortuna.
LUMEN


PULIZIA ETNICA
Commentando le guerre in corso, si sentono spesso i termini 'genocidio' e 'pulizia etnica' come se fossero sinonimi, ma si tratta di due cose storicamente molto diverse.
Nel primo caso lo scopo dell'aggressore è quello di sterminare un popolo, nel secondo caso è quello di conquistare un territorio per uso esclusivo, estromettendo i suoi abitanti precedenti.
Così, per esempio, gli israeliani (almeno nei primi tempi, ora non saprei) facevano 'pulizia etnica', ma non 'genocidio', perchè prima di iniziare un'offensiva a Gaza o in Cisgiordania, intimavano sempre agli abitanti palestinesi di spostarsi.
Similmente, non credo che Putin voglia genocidare gli Ucraini. Gli basta conquistare i territori ucraini che sono già russofoni, buttando fuori la minoranza ucraina.
Hitler invece voleva proprio sterminare l'etnia ebraica, in quanto il controllo del territorio lo aveva già.
Sono entrambe cose detestabili, ma sono cose diverse (e, senza voler giustificare nessuno, mi sembra che la pulizia etnica sia anche un po' meno detestabile del genocidio).
LUMEN


L'ASTEROIDE
Ho scoperto sul web che esiste un 'partito dell'asteroide', composto di persone che si augurano la scomparsa repentina e totale dell'umanità, con tutte le sue nefandezze, mediante disastro cosmico.
Diciamo, una sorta di nuovo Diluvio Universale, ma senza l'Arca.
Ora, io non discuto sui millemila difetti dell'umanità, ma quello che si augurano queste persone è, in buona sostanza, un grande suicidio collettivo, visto che nell'umanità da sterminare sono compresi, inevitabilmente, anche loro.
Allora mi chiedo: perchè non provvedono direttamente in proprio, lasciando al loro destino gli altri disgraziati esseri umani (quorum ego) ?
LUMEN


MATRIMONI FALLITI
La riuscita o il fallimento delle unioni matrimoniali può dipendere da così tanti diversi fattori, che appare impossibile, oltre che inutile, elencarli tutti.
Vi è però una situazione che, a mio modesto avviso, porta sempre, inevitabilmente, al fallimento di un matrimonio.
Ed è il fatto che la moglie sia più intelligente del marito.
Perchè, col passare del tempo, nessuna donna può accettare un uomo meno intelligente di lei; ne andrebbe della propria autostima.
LUMEN


ILLUSIONI CULTURALI
Ho letto che alcuni intellettuali si augurano il sorgere di un 'nuovo pensiero' che possa far ripartire il progresso culturale dell'umanità.
Io però sono molto scettico su questo punto.
Forse, se in tremila anni non abbiamo trovato la soluzione dei problemi sociali ed esistenziali che ci affliggono, è perchè una soluzione, a livello culturale, non esiste.
E quindi non ci resta che ascoltare la scienza (l'unica che davvero progredisce) ed accettare le leggi biologiche che ci governano.
Leggi che noi, oggi, conosciamo quasi interamente, ma non abbiamo il coraggio di accettare, perchè non ci piacciono. E così continuiamo ad illuderci.
LUMEN

sabato 21 dicembre 2024

Zone di Crisi

Il punto della situazione di Jacopo Simonetta sulle principali zone di crisi, o comunque di tensione, presenti nel mondo, viste alla luce del prossimo ritorno di Trump alla guida degli USA.
Ho lasciato fuori il Medio Oriente, perchè la zona sta attraversando un periodo particolarmente caotico, e questo rende impossibile fare delle previsioni affidabili.
Il testo è tratto dal sito Apocalottimismo.
LUMEN



<< RUSSIA E UCRAINA
[Trump] è stato chiaro: tagliare i già insufficienti rifornimenti all’Ucraina (ad oggi circa il 20% di quanto annunciato negli anni scorsi è arrivato al fronte) per costringerla a cedere alla Russia le regioni che già occupa, magari con qualcosa di più perché Putin è simpatico e difende la Russia dalla lobby gay internazionale.
Un piano certamente realizzabile a meno che gli europei non si assumano l’onere di sostenere sul serio questo “alleato” assai più di nome che di fatto. Molto improbabile e, del resto, tutto lascia pensare che questo sia stato dall’inizio il piano euroamericano.
Quel che né Trump, né i nostri baldi governanti sembrano considerare sono le conseguenze di seppellire ufficialmente quel che resta degli equilibri geopolitici e perfino la forma (non parliamo della sostanza) di quella roba chiamata “diritto internazionale”. (...)
Putin non è un pazzo sanguinario come Hitler, ma il suo scopo di riconquistare l’Impero è chiaro ed esplicito. Ogni vittoria parziale gli darà quindi la possibilità di prepararsi meglio per la prossima guerra; su questa intenzione non ci possono essere ragionevoli dubbi.
Inoltre, i precedenti sono importanti e se ad un paese sarà permesso di annetterne in tutto o in parte un altro scoperchieremo un vero Vaso di Pandora poiché praticamente tutti gli stati del mondo hanno rivendicazioni territoriali sui vicini.
Tornando al prossimo presidente USA, forse non ha capito che il principale collante dell’Impero a stelle e strisce è sempre stato l’ombrello militare su cui si poteva contare.
Già con Biden l’abisso fra le dichiarazioni ed i fatti ha aperto ampi squarci in questa fiducia, ma un tradimento completo dell’Ucraina renderebbe chiaro a tutti che gli USA non sono più un alleato affidabile. Chi ed a quali patti sarebbe allora disposto a combattere a suo fianco, specie contro nemici temibili come la Cina od anche l’Iran?

CINA E TAIWAN
Nei confronti della Cina, Trump ostenta una politica muscolare, ma nel frattempo promette di imporre dazi e regole che danneggerebbero considerevolmente l’economia di Taiwan.
Le ultime esercitazioni cinesi hanno avuto tutta l’aria di una prova generale. Se così fosse, il piano di Xi non sarebbe quello di una gigantesca operazione anfibia che avrebbe buone probabilità di volgere in un disastro. Al contrario, pare che Pechino stia aspettando che Trump indebolisca sufficientemente la sua rete di alleanze, mentre Xi consoliderà la sua.
Quando riterranno che sia arrivato il momento opportuno, con ogni probabilità, i cinesi imporranno all’Isola un blocco navale, usando solo unità della guardia costiera. Così lasceranno ai taiwanesi la scelta fra accettare dei patti che non saranno rispettati, oppure sparare la prima cannonata, sperando che gli americani non gli facciano lo scherzo che Trump pensa di fare agli ucraini.
E che Giapponesi, vietnamiti, sudcoreani, australiani, filippini e quant’altri abbiano ancora abbastanza fiducia negli USA da impegnarsi in una guerra che, se anche fosse vinta, sarebbe disastrosa per tutti.

COREA DEL NORD
Kim sta approfittando della politica euroamericana in Ucraina per sbarazzarsi delle sanzioni (cui avevano aderito anche Russia e Cina) ed entrare nel club degli alleati di una Cina sulla via dell’egemonia mondiale (sperano loro).
Il fatto che, secondo fonti russe, il materiale che stanno fornendo a Putin faccia schifo al punto di essere pericoloso per chi lo usa non ha importanza: la Corea del Nord non è più uno stato paria e può quindi attingere a sempre maggiori fonti di componenti e tecnologie per migliorare le proprie smisurate forze armate in vista della resa dei conti con Seul.
La corolla di stati satelliti intorno alla Cina si rafforza man mano che quella intorno agli USA si indebolisce. Un processo già in corso da qualche anno che Trump promette di accelerare.

INDIA
Fin dalla sua indipendenza nel 1947 l’India si è tenuta accuratamente neutrale. Agli stretti rapporti con Mosca hanno infatti sempre fatto da contraltare i cordiali rapporti con Londra e Washington. Persa definitivamente la gara per il ruolo di “gigante asiatico”, l’India si barcamena ora fra Cina e USA.
Con la prima l’accomuna il desiderio di affrancarsi almeno in parte dell’egemonia del dollaro, ma la separano la storica conflittualità sul confine himalaiano (in parte recentissimamente risolto), la protezione finora accordata al governo tibetano in esilio e la stretta alleanza fra Cina e Pakistan, arcinemico dell’India. Ancor più ora che Modi ha adottato una politica apertamente anti-islamica e nazionalista hindu.
Così, mentre l’India partecipa alle riunioni dei “BRICS” (sempre più un club filocinese), contemporaneamente partecipa ad esercitazioni congiunte con la flotta americana in funzione apertamente anti-cinese. Se, come è probabile, la tensione fra i due giganti crescerà, l’India potrebbe diventare l’ago della bilancia. Resterà neutrale oppure sceglierà una parte? E se sì, quale? Vedremo.

AFRICA
Da buon bancarottiere, Trump si illude di poter rilanciare la tradizionale politica neocoloniale americana di scalzare gli europei dalle loro ex-colonie per subentrare con contratti ed accordi a loro vantaggiosi.
Una politica che ha funzionato per decenni, culminata nel 1956 con la “crisi di Suez”, quando gli americani consegnarono il canale di Suez ai russi, pur di sottrarlo agli anglo-francesi.
Ma il contesto è cambiato. Adesso gli americani non hanno più a che fare con paesi piccoli e sfiniti, dipendenti da loro per la propria sopravvivenza, bensì con una superpotenza che, sia pure in seria difficoltà, dispone dei mezzi per sedurre e corrompere le élite africane ben più degli USA, chiaramente in declino. >>

JACOPO SIMONETTA

lunedì 16 dicembre 2024

Abbasso la Squola – (5)

Quinto post dedicato ai problemi della scuola italiana (ma non solo), con brevi digressioni su altri argomenti strettamente correlati, come l'apprendimento e l'educazione.
Le prospettive future appaiono sconfortanti, anche perchè non si vede traccia di un'inversione di tendenza.
LUMEN


INFORMAZIONI INUTILI
<< La scuola inonda i ragazzi di informazioni che NON SERVONO a prendere decisioni utili per loro stessi, omettendo sistematicamente tutte quelle utili.
Il risultato e’ un cittadino confuso, che non sa distinguere un dato utile da un dato inutile. (…)
Lo scopo non e’ solo quello di costruirsi un filtro anti-bufale: anche avute le informazioni rilevanti e veritiere, occorre metterle insieme con un metodo affidabile per costruire una decisione.
Ma anche in questo caso, la scuola avra’ riempito la testa degli studenti di nichilismo, idealismo, lullismo, platonismo, aristotelismo, marxismo, che a volte contengono regole logiche, ma non metodi sistematici per prendere decisioni.
Cosi’ si ottiene un cittadino che non sa quali informazioni scegliere nel fiume che gli viene vomitato addosso, e quando si trova con un problema si ferma perche’: non e’ sicuro di avere le informazioni giuste e non e’ sicuro che il metodo che usa funzioni.
Un cittadino che non si ritiene in grado di prendere una decisione e’ il cittadino perfetto di qualsiasi governo voglia prendere le decisioni AL POSTO SUO. (…)
Che e’, appunto, il motivo per il quale il governo impartisce loro questa educazione.
Insegnare confusione e inutilita’ e’ il modo attraverso il quale il governo tiene il cittadino in modalita’ imitativa , cosa che consente al governo di prendere decisioni prive di resistenza.
URIEL FANELLI


SOCIAL MEDIA
L’antropologo Walter Ong, nella sua celebre opera “Oralità e scrittura”, sostiene che i media elettronici comportino una modalità conoscitiva di tipo percettivo, analogico e olistico, tipica della tradizione orale, mentre la lettura alfabetica avanza invece analiticamente, secondo la linea stabilita dal testo, con possibilità di soffermarsi e di ritornare indietro, necessitando quindi un impegno di rielaborazione simbolica più complesso.
Cambia quindi il grado di focus mentale richiesto, poiché la lettura implica attenzione alta unitamente a un pensiero più razionale, analitico e penetrante, mentre il focus basso, che caratterizzerebbe l’oralità ‘di ritorno’ o ‘secondaria’ del digitale, si accompagna ad una maggiore rilassatezza e a un tipo di pensiero più diffuso e orientato all’associatività.
‘Focus basso’, di per sé, non è sinonimo di ‘rincretinimento’.
Lo diventa nel momento in cui l’oralità secondaria viene egemonizzata da coloro interessati a diffondere solo determinati contenuti e comportamenti sociali, grazie a una posizione dominante all’interno delle piattaforme, ma anche perché gli esponenti della cultura ‘libresca’ la rifiutano sdegnosi.
IGOR GIUSSANI


INTELLIGENZA E LINGUAGGIO
Il Quoziente Intellettivo medio della popolazione mondiale sta diminuendo e una delle cause è l'impoverimento del linguaggio.
Diversi studi dimostrano infatti la correlazione tra la diminuzione della conoscenza lessicale (e l'impoverimento della lingua) e la capacità di elaborare e formulare un pensiero complesso.
La graduale scomparsa dei tempi (congiuntivo, imperfetto, forme composte del futuro, participio passato) dà luogo a un pensiero quasi sempre al presente, limitato al momento: incapace di proiezioni nel tempo.
Meno parole e meno verbi coniugati implicano meno capacità di esprimere le emozioni e meno possibilità di elaborare un pensiero, perché più povero è il linguaggio, più il pensiero è scarno.
CHRISTOPHE CLAVE'


LA CRISI DELL'EDUCAZIONE
Il problema principale è che viviamo in una società ineducata. Si, anche maleducata, ma soprattutto ineducata; ossia nessuno avverte il dovere, il diritto, l’obbligo di educare e di essere educato.
Ciascuno ritiene di essere autonomo, autosufficiente, sin da piccolo; ogni tentativo di educare è visto come un plagio, una sottomissione, una coercizione; comunque una limitazione alla libertà, una mancanza di rispetto della personalità, anche quella in fieri di un ragazzino; insomma non un prendersi cura, ma un abuso sui sacrosanti diritti di essere quel che vogliamo essere.
Non si può nemmeno provare a dirla, quella parola – educazione – e ti sfilano davanti le immagini di regimi autoritari se non totalitari, dispotismi del passato o sistemi patriarcali, paternalistici ormai sepolti nel passato.
Ma come “non si nasce imparati”, così non si nasce educati; e non può bastare una forma di auto-educazione; contano i saperi, le esperienze, i ruoli, i confronti e le responsabilità.
Tutto questo dà autorevolezza e anche, non spaventatevi, autorità, di cui abbiamo bisogno almeno quanto il suo contrario, l’autonomia.
MARCELLO VENEZIANI

mercoledì 11 dicembre 2024

Alle radici del Populismo

Vi sono dei movimenti politici particolari, definiti 'populisti', che sorgono soprattutto nei momenti di crisi ed hanno caratteristiche peculiari, perchè non seguono la tradizionale distinzione tra destra e sinistra.
La storia ce ne ha fornito numerosi esempi ed anche oggi movimenti di questo tipo compaiono in varie zone del mondo.
A questo argomento è dedicato il post che segue, scritto a sei mani da R. Rojas, S. Mazzolini e J. Custodi, e tratto dal sito di Sollevazione,
LUMEN



<< Ernesto Laclau definisce il populismo come la costruzione di una frontiera che polarizza la società attorno a un unico antagonismo: il popolo contro un nemico, accusato di frustrare sistematicamente le sue richieste.

Un’operazione politica populista cerca quindi di unificare queste lamentele popolari, che possono essere molto diverse tra loro e che hanno poco a che fare l’una con l’altra. Come? Facendo leva sulla loro caratteristica comune: il confronto faccia a faccia con l’élite.

Quando questi gruppi così diversi hanno un nemico comune, smettono di vedersi come diversi e questo genera una nuova identità popolare: una nuova soggettività politica che prima sembrava impossibile a causa delle loro differenze interne. Le crisi politiche, economiche o sociali aiutano naturalmente in questo processo. Favoriscono il malcontento popolare, fornendo un terreno fertile per la creazione di un’opposizione frontale all’establishment.

Ciò implica due cose. In primo luogo, le caratteristiche specifiche di ciascun gruppo devono essere messe da parte, almeno in una certa misura, per consentire l’emergere di questa nuova identità condivisa. In secondo luogo, chiunque aspiri a guidare il popolo deve essere identificabile come suo rappresentante.

Anche per questo motivo, chi aspira a tale leadership deve minimizzare i propri tratti specifici, mantenere un certo grado di ambiguità e scegliere con cura le caratteristiche che adotta se vuole diventare il simbolo di una comunità così ampia e diversificata, quindi non ben definita — il cosiddetto “significante vuoto” nella terminologia di Laclau.

Karl Marx sapeva già che non basta difendere gli “interessi” di qualcuno affinché si identifichi con l’opzione politica che si vuole rappresentare. (...)

Quando parliamo di “establishment”, immaginiamo un mondo fatto di pavimenti in moquette, abiti ben stirati, linguaggio educato e maniere impeccabili che si addicono a un presidente. Questo è ciò che il politologo Pierre Ostiguy chiama la dimensione “alta” della politica.

Nei periodi di stabilità, quando i governi soddisfano sufficientemente le richieste popolari per essere considerati legittimi, queste forme e questa etichetta sono ciò che ci si aspetta da un leader politico. Ma, come sostiene Ostiguy, quando lo status quo perde legittimità, i nuovi leader tendono ad allontanarsi da questa immagine e a incarnare la dimensione popolare. Al suo posto, optano per un’orgogliosa esibizione del “basso”, della plebe (che, ovviamente, varia da Paese a Paese).

Di conseguenza, una strategia populista comporta non solo un livello descrittivo (cioè l’articolazione di richieste non soddisfatte in una nuova identità e l’identificazione di un nemico comune), ma anche un livello performativo: il “popolo” deve sentirsi rappresentato nei modi, nei modi di parlare e di agire del presunto leader, non solo nel contenuto letterale del suo discorso.

Lo vediamo in leader attuali come Donald Trump, Jair Bolsonaro, Javier Milei, Andrés Manuel López Obrador o il defunto Hugo Chávez, famosi per il loro modo di parlare rude e diretto, senza ammorbidire o trattenere le dichiarazioni controverse.

Questa identificazione con un leader o un progetto politico richiama le riflessioni freudiane sul super-io. Il soggetto con cui ci identifichiamo politicamente ha una doppia natura: deve essere irraggiungibile e imitabile allo stesso tempo. Irraggiungibile perché è sempre fuori dalla nostra portata: proprio per questo può funzionare come ideale morale.

Tuttavia, deve anche essere abbastanza vicino a noi per essere imitabile e soddisfare così il nostro bisogno di sentirci bene con noi stessi, con la nostra immagine, attraverso l’identificazione con quel leader (ciò che Freud chiamava “soddisfazione narcisistica”).

Cosa succede quando questo non accade, quando un modello diventa irraggiungibile? Inizia a diventare un mero elemento repressivo: genera sentimenti di inferiorità e frustrazione. Rispetto a lui sono carente, cattivo, stupido, pigro, irresponsabile... (a seconda dei valori incarnati da quell’ideale). Così, a lungo andare, il desiderio di imitare questo modello svanisce perché non porta benefici psicologici e la superiorità di chi “sta sopra” non viene riconosciuta come giusta. Emerge quindi lo spazio politico per nuovi leader.

Questo, secondo Freud, è ciò che spiega la psicologia di massa: la collettività trova nel suo leader carismatico una sorta di super-io comune esteriorizzato e incarnato. È qualcuno da imitare e nel cui riflesso ci si sente meglio che in qualche precedente specchio morale.

Ad esempio, la crisi del 2008 e la successiva recessione hanno condannato milioni di persone a vedersi come dei falliti, che avevano vissuto al di sopra delle proprie possibilità e che erano responsabili della propria improvvisa rovina.

Era solo questione di tempo prima che emergessero leader di entrambi gli schieramenti politici per offrire nuovi quadri di riferimento che permettessero alle persone di reinterpretare il proprio destino in modo da placare il senso di colpa e la frustrazione.

Come sostiene Thomas Piketty in 'Capitale e ideologia', la composizione socio-demografica della sinistra occidentale è cambiata molto dagli anni Settanta. Fino ad allora, essa si rivolgeva principalmente alla classe operaia, da cui riceveva il principale sostegno elettorale, mentre la destra si rivolgeva e faceva leva sulle élite economiche e culturali.

Negli ultimi anni, però, la tendenza è cambiata. La destra ha continuato a fare appello alle élite economiche, la sinistra si è rivolta sempre più alle élite culturali e la classe operaia manuale è caduta nell’astensione, almeno fino agli ultimi anni, quando il populismo di destra ha iniziato a raccogliere quel voto abbandonato. (...)

Come hanno sostenuto Pierre Bourdieu e Jean-Claude Passeron, le élite mantengono il loro status accumulando “beni di distinzione” che permettono loro di essere visti come esclusivi, diversi e speciali (non volgari).

Nel caso dei beni materiali, questa esclusività è garantita da prezzi molto elevati. Nel caso dei beni culturali è assicurata rendendoli difficili da capire, anche se questo non significa che le élite culturali limitino deliberatamente e premeditatamente l’accesso alla cultura.

Perché? Perché questa ritualizzazione della cultura, che la rende inaccessibile (incomprensibile) alla maggioranza, viene appresa insieme all’acquisizione della cultura stessa. Tutte le élite acquisiscono, di solito fin dall’infanzia, modi di agire che le differenziano dal resto della popolazione, come i modi educati di parlare, di mangiare a tavola, persino di camminare o di sedersi in una sala d’attesa. Questo è ciò che Bourdieu chiama habitus.

Così, quando si acquisisce una cultura, ad esempio all’università, la si acquisisce insieme al modo in cui viene formulata, in modo che venga naturalmente (non premeditatamente) riformulata nello stesso modo in seguito. E questa è una modalità (soprattutto nelle scienze umane e sociali) che spesso è oscura.

Ovviamente, l'elitarismo culturale non equivale all'elitarismo economico e l’appartenenza all’élite culturale non è affatto una garanzia di ricchezza economica, soprattutto nel mondo di oggi. Ma gioca un ruolo importante nella non identificazione tra persone che possono avere bassi mezzi economici ma un diverso capitale culturale. >>

ROJAS, MAZZOLINI, CUSTODI

giovedì 5 dicembre 2024

Pensierini – LXXX

DISCRIMINARE
Uno dei messaggi sociali più ripetuti e martellanti di questi ultimi anni è che non bisogna mai discriminare nessuno.
Il precetto è sicuramente improntato alle migliori intenzioni ed appare condivisibile, ma solleva un problema importante.
Perchè 'discriminare' vuol dire 'scegliere', e la nostra vita è fatta continuamente di scelte, ripetute ed inevitabili, sulle persone e sulle cose.
Posso acquistare il prodotto X o il prodotto Y, e quando scelgo X sto discriminando il fabbricante del prodotto Y.
Posso decidere di avere un rapporto di amicizia (o di lavoro, o sentimentale, o quel che volete voi) con la persona X o con la persona Y, e quando decido di scegliere la persona X sto discriminando la persona Y. E così via.
Come se ne esce ?
Una soluzione ottimale, con le persone, forse non esiste, ma è possibile usare una prudente 'via di mezzo'.
Una via che ci invita ad evitare le discriminazioni a priori, cioè per categorie, ma ci consente di continuare a scegliere (e quindi inevitabilmente a discriminare) tra le singole persone, dopo averle conosciute.
E questo, senza dover dare nessuna spiegazione né giustificazione, perchè ogni scelta è una semplice manifestazione della nostra autonomia.
LUMEN


LA GUERRA IN SINTESI
I potenti fanno fare la guerra, perchè ne hanno un tornaconto.
I violenti fanno la guerra, perchè gli piace.
Gli ingenui vanno in guerra (da volontari) per esaltazione ideologica.
Tutti gli altri, invece, la guerra la subiscono soltanto, perchè non possono fare diversamente.
LUMEN


LA SCOMMESSA DI PASCAL
A proposito della famosa scommessa di Pascal circa l'esistenza di Dio, c'è una considerazione importante da fare, che non riguarda soltanto gli atei.
Ed è questa: anche se Dio esistesse, non potrebbe essere quello che ci raccontano le varie religioni, perchè, essendo tutte irrimediabilmente contraddittorie, sono anche inevitabilmente false.
Ne consegue che, se volessimo onorare Dio, non sapremmo in base a quel regole farlo, salvo che non decida lui stesso di comunicare direttamente con noi.
Ma se questo non succede, Lui non potrà mai condannarci per l'eternità (alla pena dell'inferno o altre simili), perchè non avremmo nessuna colpa nei suoi confronti.
Con buona pace di Pascal.
LUMEN


RINUNCIARE
Una delle battute più famose dell'Amleto di Shakespeare è quella in cui il principe dice al suo più caro amico: “Vi sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante non ne sogni la tua filosofia”.
La frase è diventa (giustamente) famosa e viene citata spesso per indicare i limiti della conoscenza umana.
A me però non piace, perchè trasmette un senso di impotenza, di resa, di rinuncia ad investigare la natura ed il mondo in cui viviamo.
Ora, io posso accettare senza problemi la rinuncia ad 'agire', perchè vi sono molte situazioni in cui questo è difficile, inutile o controproducente, ma non posso accettare a priori la rinuncia al sapere ed alla conoscenza.
Forse la frase aveva un senso nel '600, quando la scienza era ancora agli albori, ma oggi non ce l'ha più.
LUMEN


MONDO VARIO
Si dice comunemente che 'il mondo è bello perchè è vario', ed è vero (che sia vario; che sia anche bello se ne può discutere).
Ma se le manifestazioni sono molto diverse, tutte sono legate allo stesso meccanismo: la gente vuole essere appagata e felice, e per essere felice deve fare qualcosa per sentirsi superiore.
Però i modi e le forme in cui questo può realizzarsi sono incredibilmente varie e questo spiega le mille differenze tra le persone.
Qui si vede, tra l'altro, la differenza, socialmente importantissima, tra chi cerca la superiorità con la bontà e chi con la cattiveria, chi con l'intelligenza e chi con la stupidità, chi con la conoscenza e chi con l'ignoranza.
Ma alla base c'è sempre lo stesso meccanismo antropologico.
LUMEN