sabato 21 dicembre 2024

Zone di Crisi

Il punto della situazione di Jacopo Simonetta sulle principali zone di crisi, o comunque di tensione, presenti nel mondo, viste alla luce del prossimo ritorno di Trump alla guida degli USA.
Ho lasciato fuori il Medio Oriente, perchè la zona sta attraversando un periodo particolarmente caotico, e questo rende impossibile fare delle previsioni affidabili.
Il testo è tratto dal sito Apocalottimismo.
LUMEN



<< RUSSIA E UCRAINA
[Trump] è stato chiaro: tagliare i già insufficienti rifornimenti all’Ucraina (ad oggi circa il 20% di quanto annunciato negli anni scorsi è arrivato al fronte) per costringerla a cedere alla Russia le regioni che già occupa, magari con qualcosa di più perché Putin è simpatico e difende la Russia dalla lobby gay internazionale.
Un piano certamente realizzabile a meno che gli europei non si assumano l’onere di sostenere sul serio questo “alleato” assai più di nome che di fatto. Molto improbabile e, del resto, tutto lascia pensare che questo sia stato dall’inizio il piano euroamericano.
Quel che né Trump, né i nostri baldi governanti sembrano considerare sono le conseguenze di seppellire ufficialmente quel che resta degli equilibri geopolitici e perfino la forma (non parliamo della sostanza) di quella roba chiamata “diritto internazionale”. (...)
Putin non è un pazzo sanguinario come Hitler, ma il suo scopo di riconquistare l’Impero è chiaro ed esplicito. Ogni vittoria parziale gli darà quindi la possibilità di prepararsi meglio per la prossima guerra; su questa intenzione non ci possono essere ragionevoli dubbi.
Inoltre, i precedenti sono importanti e se ad un paese sarà permesso di annetterne in tutto o in parte un altro scoperchieremo un vero Vaso di Pandora poiché praticamente tutti gli stati del mondo hanno rivendicazioni territoriali sui vicini.
Tornando al prossimo presidente USA, forse non ha capito che il principale collante dell’Impero a stelle e strisce è sempre stato l’ombrello militare su cui si poteva contare.
Già con Biden l’abisso fra le dichiarazioni ed i fatti ha aperto ampi squarci in questa fiducia, ma un tradimento completo dell’Ucraina renderebbe chiaro a tutti che gli USA non sono più un alleato affidabile. Chi ed a quali patti sarebbe allora disposto a combattere a suo fianco, specie contro nemici temibili come la Cina od anche l’Iran?

CINA E TAIWAN
Nei confronti della Cina, Trump ostenta una politica muscolare, ma nel frattempo promette di imporre dazi e regole che danneggerebbero considerevolmente l’economia di Taiwan.
Le ultime esercitazioni cinesi hanno avuto tutta l’aria di una prova generale. Se così fosse, il piano di Xi non sarebbe quello di una gigantesca operazione anfibia che avrebbe buone probabilità di volgere in un disastro. Al contrario, pare che Pechino stia aspettando che Trump indebolisca sufficientemente la sua rete di alleanze, mentre Xi consoliderà la sua.
Quando riterranno che sia arrivato il momento opportuno, con ogni probabilità, i cinesi imporranno all’Isola un blocco navale, usando solo unità della guardia costiera. Così lasceranno ai taiwanesi la scelta fra accettare dei patti che non saranno rispettati, oppure sparare la prima cannonata, sperando che gli americani non gli facciano lo scherzo che Trump pensa di fare agli ucraini.
E che Giapponesi, vietnamiti, sudcoreani, australiani, filippini e quant’altri abbiano ancora abbastanza fiducia negli USA da impegnarsi in una guerra che, se anche fosse vinta, sarebbe disastrosa per tutti.

COREA DEL NORD
Kim sta approfittando della politica euroamericana in Ucraina per sbarazzarsi delle sanzioni (cui avevano aderito anche Russia e Cina) ed entrare nel club degli alleati di una Cina sulla via dell’egemonia mondiale (sperano loro).
Il fatto che, secondo fonti russe, il materiale che stanno fornendo a Putin faccia schifo al punto di essere pericoloso per chi lo usa non ha importanza: la Corea del Nord non è più uno stato paria e può quindi attingere a sempre maggiori fonti di componenti e tecnologie per migliorare le proprie smisurate forze armate in vista della resa dei conti con Seul.
La corolla di stati satelliti intorno alla Cina si rafforza man mano che quella intorno agli USA si indebolisce. Un processo già in corso da qualche anno che Trump promette di accelerare.

INDIA
Fin dalla sua indipendenza nel 1947 l’India si è tenuta accuratamente neutrale. Agli stretti rapporti con Mosca hanno infatti sempre fatto da contraltare i cordiali rapporti con Londra e Washington. Persa definitivamente la gara per il ruolo di “gigante asiatico”, l’India si barcamena ora fra Cina e USA.
Con la prima l’accomuna il desiderio di affrancarsi almeno in parte dell’egemonia del dollaro, ma la separano la storica conflittualità sul confine himalaiano (in parte recentissimamente risolto), la protezione finora accordata al governo tibetano in esilio e la stretta alleanza fra Cina e Pakistan, arcinemico dell’India. Ancor più ora che Modi ha adottato una politica apertamente anti-islamica e nazionalista hindu.
Così, mentre l’India partecipa alle riunioni dei “BRICS” (sempre più un club filocinese), contemporaneamente partecipa ad esercitazioni congiunte con la flotta americana in funzione apertamente anti-cinese. Se, come è probabile, la tensione fra i due giganti crescerà, l’India potrebbe diventare l’ago della bilancia. Resterà neutrale oppure sceglierà una parte? E se sì, quale? Vedremo.

AFRICA
Da buon bancarottiere, Trump si illude di poter rilanciare la tradizionale politica neocoloniale americana di scalzare gli europei dalle loro ex-colonie per subentrare con contratti ed accordi a loro vantaggiosi.
Una politica che ha funzionato per decenni, culminata nel 1956 con la “crisi di Suez”, quando gli americani consegnarono il canale di Suez ai russi, pur di sottrarlo agli anglo-francesi.
Ma il contesto è cambiato. Adesso gli americani non hanno più a che fare con paesi piccoli e sfiniti, dipendenti da loro per la propria sopravvivenza, bensì con una superpotenza che, sia pure in seria difficoltà, dispone dei mezzi per sedurre e corrompere le élite africane ben più degli USA, chiaramente in declino. >>

JACOPO SIMONETTA

11 commenti:

  1. A proposito invece del Medio Oriente, ed in particolar modo della Siria, ecco il parere di Alessandro Orsini:

    << in Siria sono state giocate due partite.
    Nella prima partita, quella del piano segreto “Timber Sycamore” della Cia, l’Occidente ha cercato di rovesciare un presidente filo-russo, Bashar al Assad, per sostituirlo con un presidente filo-americano e trasformare la Siria in un nuovo feudo occidentale.
    Il 30 settembre 2015 Putin è entrato in Siria e ha scassato questo progetto della Casa Bianca infliggendo una sonora sconfitta a tutto l’Occidente.
    Con la caduta di Assad, inizia una nuova partita che tuttavia ribadisce la sconfitta dell’Occidente in Siria giacché la Siria passa da un regime anti-occidentale a un regime ancor più anti-occidentale.
    Altro che presidente filo-americano. Siamo in presenza di un regime jihadista guidato da un’organizzazione proveniente da al Qaeda che gli Stati Uniti classificano come “terrorista”, il cui capo è un esaltatore dell’attentato contro le Torri Gemelle.
    Ecco la conclusione: Putin in Siria ha sconfitto gli Stati Uniti, la Nato e l’Europa. Bisognerebbe avere il coraggio di riconoscerlo. >>

    RispondiElimina
  2. "Putin non è un pazzo sanguinario come Hitler, ma il suo scopo di riconquistare l’Impero è chiaro ed esplicito. Ogni vittoria parziale gli darà quindi la possibilità di prepararsi meglio per la prossima guerra; su questa intenzione non ci possono essere ragionevoli dubbi."

    Ma che balle, Simonetta mi delude proprio. Putin non può riconquistare l'impero, non ne ha i mezzi e nemmeno gli uomini, la Russia ha la miseria di 140 milioni di abitanti, già ne ha perso un milione tra morti e feriti nella guerra contro l'Ucraini. Le atomiche sono inservibili, il loro uso sarebbe un suicidio, forse qualche atomica "tattica" a basso potenziale potrebbe essere utilizzata, ma anche questo è rischioso. Kissinger disse poco prima di morire che se Putin attaccava la Nato la Russia sarebbe stata distrutta, ovviamente dagli USA, non dai paesi Nato.
    A che cosa miri Putin io non lo so esattamente, non so se abbia un piano strategico per il nuovo ordine mondiale. Penso però che la guerra contro l'Ucraina fosse evitabile. Trump ha detto ieri che con lui presidente questa guerra non sarebbe scoppiata. È credibile. Ma in America c'è chi ha spinto per lo scontro contro la Russia. Ricordo un simpatico "Fuck Europe" della Nuland quando gli europei si mostrarono recalcitranti nell'appoggiare gli ucraini dopo i fatti di Maidan e la fuga di Janukovic.
    Fra parentesi, che ci fanno 70'000 soldati americani in Giappone, 28'000 nella Corea del Sud, altri persino in Siria da anni. Dell'Europa colonia degli USA non parliamo, 120 basi militari in Italia, altre in Germania, atomiche un po' dappertutto (in Italia, Germania, Belgio o Olanda, Turchia). Ah, ma gli americani sono per la democrazia e il libero mercato.
    In Trump I trust! Ieri ha detto che ci sono solo due generi, maschile e femminile. Finalmente si torna a ragionare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Sergio, sono d'accordo con te.
      Apprezzo da tempo le opinioni di Simonetta, ma su questo punto (le mire imperiali di Putin) credo che si stia sbagliando.
      Penso invece, seguendo l'opinione di Alessandro Orsini, che sia semplicemente preoccupato per le minacce esterne alla propria zona di influenza, rappresentate, in questo momento, dall'espansione della Nato.
      Spero che le morti ucrainie, tutte tristemente inutili, finiscano presto.

      Elimina
    2. E pensare che Berlusconi, amicone di Putin, voleva la Russia nella Nato! Sarebbe stato possibile? Non lo so, non credo. Il declassamento della Russia a "potenza regionale" da parte di Obama non deve essere stato molto apprezzato da Putin, Medvedev e soci. Comunque c'è ora una corsa al riarmo da brividi. Mattarella ha dichiarato giorni fa che la guerra - ogni guerra - è assurda, antistorica, un ferrovecchio. E come spiega allora la folle corsa al riarmo in tutto il mondo? Forse direbbe che la corsa al riarmo è oggi purtroppo ancora necessaria per la presenza di "stati canaglia" antidemocratici e autoritari (che sono ovviamente Russia, Cina, Corea del Nord, magari anche il Venezuela e qualche altro). Noi i buoni, gli altri cattivi, cattivoni, cattivissimi. Perciò dobbiamo armarci. Ma che te ne fai di tutte queste armi? Il "si vis pacem para bellum" nell'era delle atomiche può ancora essere la ricetta giusta?
      Se passassimo dalla concorrenza alla cooperazione? Bergoglio non ha tutti i torti quando dice che il riarmo è una pazzia.

      Ma non si parlava qualche post fa di fine della guerra?

      Elimina
    3. Per fortuna non tutte le armi vengono acquistate per essere usate.
      Di mezzo ci sono anche gli interessi dell'industria degli armamenti, la cui lobby è potentissima
      Inoltre, con la tecnologia moderna, molti dispositivi diventano obsoleti prima di essere usati.
      L'importante è che qualcuno ci abbia guadagnato.
      Ma questo è l'unico spreco sul quale mi trovo d'accordo.

      Elimina
  3. Molta carne al fuoco. La riflessione di Simonetta non mi trova per niente d'accordo, del resto penso sia un ecologo e non uno storico. Se si parla di Ucraina, tutti vogliono dire la loro, ed è bello così, senza tuttavia conoscere cosa sia successo dal 1989 a oggi. Mi chiedo spesso se sia una questione di superficialità o di mancanza di onestà intellettuale oppure di tutte e due le cose. In ogni caso mi limito ad accennare alcuni elementi da considerare:
    - diritto internazionale: l'articolo.35 della carta NU che riconosce la sovranità degli stati è stata calpestata da molti, Nato in primis, tanto in Iraq quanto in Afghanistan (Chomsky ha riassunto molto bene questi fatti);
    - la Nato si è allargata di 1600 il raggio d'azione fino ai confini russi ignorando le rassicurazioni date a Mosca;
    - Nato e paesi europei di sono ritirati unilateralmente dal trattato sui missili antibalistici e collocato sistemi di lancio antibalistici nei paesi Nato di recente adesione;
    - Nato e paesi europei hanno contribuito alla preparazione di un colpo di stato di estrema destra in Ucraina che ha sostituito un governo filorusso eletto democraticamente con uno filo occidentale non eletto;
    - hanno armato e addestrato l'esercito ucraino mediante accordi bilaterali e tenuto regolari esercitazioni militari all'interno dell'Ucraina;
    - il figlio di Biden, Hunter, ha guadagnato milioni di dollari con la sua Holding ucraina che ha preso di mira i giacimenti di gas del Donbass.
    Questi fatti sono tutti documentati ad es. dallo studioso statunitense Benjamin Abelow. Certo non giustificano l'invasione russa ma aiutano a capire perché è avvenuta e da che parte stanno ragioni e torti. E capire , come si sa, non significa giustificare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Agostino, hai fatto una analisi molto completa e corretta della situazione, che condivido.
      Mi permetto di aggiungere due considerazioni (non mie, ma che ho trovato in rete).
      La prima è che l'Ucraina, pur essendo un paese formalmente sovrano, non può scegliere qualunque percorso internazionale od alleanza che desideri; perchè la sua posizione geo-politica, che è un dato di fatto e non è colpa di nessuno, non lo consente.
      La seconda è che l'attuale leadership ucraina (Zelensky e soci) con le sue decisioni, ha causato alla propria nazione un danno umano ed economico che non potrà essere dimenticato.

      Elimina
  4. Scusate una "voce fuori dal coro", ma a me qs riflessioni di JS sembrano competenti, ragionevoli e in larga parte condivisibili, anche perché NON viziate dal diffuso pregiudizio anti-americano e anti-occidentale.
    Chiaramente Cina, Russia & Co. intendono demolire l'attuale ordine mondiale per sostituirlo con qlcs di ancora non ben precisato ma in cui cmq gli spazi per la Democrazia laico-liberale di matrice occidentale, per un Capitalismo ben temperato, per una Cultura moderna, razionale & scientifica diffusa saranno estremamente ridotti.
    Sicuramente molta gente (soprattutto all'estrema Destra, all'estrema Sinistra e nei vari Integralismi religiosi) troverà qs prospettiva davvero entusiasmante: dunque che dire? Tanti Auguri a Loro (e a Noi)...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche a me riflessioni di J.S. sono sembrate competenti, ragionevoli e in larga parte condivisibili, e le ho pubblicate proprio per questo.
      L'unico dubbio era sull'analisi della crisi Russo/Ucraina, nella quale Putin, pur essendo formalmente l'aggressore, ha anche qualche buona ragione (storica) da vantare.

      Io credo che l'equilibrio mondiale tra le democrazie liberali e le varie autocrazie (unite solo ad opponendum) possa essere mantenuto nonostante le difficoltà.
      Occorre però che l'occidente accetti di mantenere le proprie posizioni già raggiunte SENZA ampliare di troppo la propria zona di influenza.
      Quello di Putin (e degli altri), cioè, mi sembra più un bellicismo difensivo che offensivo.
      Ma la mia è solo un'opinione personale.

      Elimina
    2. Vorrei aggiungere un'osservazione relativa a una corretta metodologia di interpretazione: i fatti, quando sono oggettivi e documentati, non sono né filorussi, né filoamericani, né filoeuropei, né filo-quelchesivuole. Sono fatti e basta. Servono a capire affinché ognuno si faccia una sua idea. Lo dico perché è frequentissimo accusare gli storici di essere pro questo o pro quello. Uno storico deve solo fare lo storico e documentare. In questo senso ho trovato molto interessanti le affermazioni dei colleghi israeliani Goldberg e Mordechai, delle università di Tel Aviv e dell'università ebraica di Gerusalemme, sull'attuale conflitto in corso a Gaza.

      Elimina
    3. Osservazione giustissima, che mostra la differenza abissale che esiste tra la scienza e l'ideologia.
      La scienza (compresa quella storica) ha solo lo scopo di ricercare ed esporre i fatti.
      Purtroppo, c'è sempre chi li utilizza in una certa prospettiva, per condizionamento ideologico (a volte anche in buona fede).

      Elimina