mercoledì 28 giugno 2017

Nemo dixit

C’era una volta, lontano nel tempo, il regno dell’ipse dixit. Le presunte “verità” erano poche, chiare, semplici e soprattutto, indiscutibili.
Ma le cose, pian piano, cambiarono e si finì per passare al relativismo, cioè a quello che potremmo definire un “nemo dixit”, con i suoi pro ed i suoi contro.
Una storia lunga e difficile, piena di dubbi e di ripensamenti, ma che potremmo definire, tutto sommato, a lieto fine.
Ce la racconta Alessandro Gilioli in questo breve, ma chiarissimo, excursus.
Lumen
 

<< Per un paio di millenni o quasi, nessuno in Europa aveva dubbi sulla fonte oggettiva di ciò che era giusto e ciò che era sbagliato. La fonte che stabiliva giusto e ingiusto era Dio. Qualcosa di ontologico, appunto: in sé e per sé, oltre l'opinabile umano. Le leggi di cui le società si dotavano derivavano da una fonte etica e valoriale indubitabile, oggettiva, immutabile ed eterna.
 
Come noto - ma questa è divagazione - la legittimazione ontologica e religiosa della legge finì per attribuire un potere al papato che andava molto oltre i territori controllati dalla Chiesa. Il Papa che nel Medioevo incoronava gli imperatori o i re era il simbolo di questo passaggio di legittimazione: da Dio al Papa, dal Papa al monarca, il quale poi esercita questo potere derivante da Dio.
 
Nel corso della lotta per le investiture, nell'XI secolo, diversi pensatori vicini al papato arrivarono a teorizzare che, senza il placet pontificio, il re non avesse quindi alcuna legittimazione a governare, e che il popolo avesse nel caso diritto a ribellarsi.
 
Questo - al netto delle questioni di interesse - perché il potere e le sue leggi derivavano da Dio, il Papa ne era l'intermediario in terra e il re ne era solo il provvisorio depositario finale. Ne conseguiva, sostanzialmente, una società teocratica, come ovvio se tutti i valori e le leggi derivano da Dio.
 
Questa cosa, tuttavia, a un certo punto si è incrinata. Non la faccio lunga, che è cosa nota: l'Illuminismo, la Ragione, il vaglio critico della mente umana. Frutto, si sa, di una borghesia che voleva spezzare l'ordine antico del rapporto di potere esclusivo tra aristocrazia a Chiesa.
 
Ma al di là delle questioni di classe, fu anche una rivoluzione culturale: si iniziò a dubitare che la fonte del giusto e dell'ingiusto - e delle leggi che vi si conformavano - fosse Dio. Si iniziò a pensare che fosse, invece, l'uomo.
 
Quindi che il giusto e l'ingiusto fossero qualcosa di soggettivo, opinabile e non eterno. Privo di una fonte oggettiva, di un aggancio ontologico. Era nato il relativismo.
 
Il relativismo poneva diversi problemi. Ad esempio, Dostoevskij si chiedeva se in assenza di Dio fosse tutto lecito. Cioè se l'assenza di una fonte oggettiva non determinasse la fine dell'etica. Bel problema, se senza Dio ognuno poteva fare quel che gli pareva, perché tanto nessuna legge aveva più un aggancio ontologico.
 
I relativisti invece partorirono la democrazia. Cioè l'idea che in termini etici ognuno avesse i paradigmi valoriali che voleva, ma in termini pratici la legge con cui regolare la convivenza sociale doveva essere il frutto della volontà della maggioranza.
 
In altre parole, non è che morto Dio fosse tutto lecito. Semplicemente, morto Dio era la maggioranza delle persone a decidere cos'era lecito e che cosa no. Per regolare la convivenza civile, la società non ha più bisogno di Dio: fa da sé.
 
E la questione etico-valoriale viene staccata da quella pratica-legislativa: la prima è libera e soggettiva, ma all'interno delle regole poste dalla seconda la cui unica fonte è la maggioranza. Ovviamente anche questa soluzione ha i suoi punti deboli.
 
Ad esempio, in termini logici contiene un paradosso: si stabilisce che non esiste un valore etico oggettivo e assoluto, se non il fatto che non esiste alcun valore etico oggettivo e assoluto (quindi si fa a maggioranza). Un paradosso logico, appunto.
 
Ma finora non si è ancora trovata una soluzione migliore se non quella di proclamare come oggettiva e assoluta un'opinione valoriale soggettiva e di minoranza. E quest'ultima è una soluzione peggiore (come ho cercato di dimostrare qualche tempo fa sfottendo chi si oppone al suffragio universale).
 
Il secondo punto debole della relativizzazione di ogni norma a ciò che vuole la maggioranza (senza alcun aggancio ontologico valoriale) è che la maggioranza può fare cazzate gigantesche, dal "Crucifige!" che salvò Barabba alle elezioni che diedero la vittoria a Hitler.
 
Non che invece le decisioni prese da pochi potenti nella storia non abbiano provocato altrettante ingiustizie, ma insomma non è detto che le democrazie la imbrocchino sempre.
 
Per questo sono nate le Costituzioni. Che hanno mura più solide di leggi ordinarie, esigono più riflessioni e più passaggi per essere modificate, per alcuni punti si stabilisce perfino che non siano modificabili (es.: «La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale»), quindi - nuovo paradosso - se ne presume una seppur parziale eternità ontologica.
 
Insomma un discreto casino. Non è tutto semplice e chiaro come quando le leggi provenivano da Dio. Ma finora non si è appunto riusciti a fare di meglio - e tutto sommato la cosa funziona. Se qualcuno ha proposte alternative, dica pure. >>
 
ALESSANDRO GILIOLI


(Link: http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2017/05/16/la-cassazione-e-la-teocrazia/)

29 commenti:

  1. "Ma finora non si è ancora trovata una soluzione migliore se non quella di proclamare come oggettiva e assoluta un'opinione valoriale soggettiva e di minoranza."

    Quest'affermazione mi sembra illogica. Non dovrebbe starci maggioranza al posto di minoranza?

    Nel complesso un discorso semplice e chiaro e condivisibile.
    Quanto al dettato costituzionale che recita:
    «La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale», be', può essere lo stesso modificato: si chiama rivoluzione.

    Comunque il principio democratico ormai fa acqua tanto che è apertamente attaccato da più fronti, anche sul piano teoretico. Che persone non informate o persino analfabete possano dire la loro su questioni complesse e non chiare nemmeno ad esperti è paradossale. Quando l'Irlanda votò contro la costituzione europea l'europeista Napolitano aveva un diavolo per capello ("quattro deficienti irlandesi non possono bloccare il processo d'integrazione europeo"). E Sarkozy volò il giorno stesso in Irlanda per esortarli a rivotare. E a rivotare bene, come voleva la commissione europea.
    Comunque per ora una vera alternativa al principio maggioritario non c'è. Basterebbe però tener sempre presente che il partito vincente non ha per forza ragione, ma ha il potere a tempo.
    La maggioranza governa a tempo, anche se ha torto marcio e fa solo guai. Bisognerà attendere la prossima tornata elettorale per porre rimedio (forse). In prospettiva però vedo un'oligarchia illuminata e - non ridete - onesta che davvero opera per il bene comune. Dài, un po' di ottimismo.
    Del resto saremo tutti eterodiretti con chip incorporato alla nascita e smartphone eternamente in mano. Io rifiutando chip e smartphone sono già un pericoloso elemento da eliminare.

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    1. << In prospettiva però vedo un'oligarchia illuminata e - non ridete - onesta che davvero opera per il bene comune. Dài, un po' di ottimismo. >>

      Caro Sergio, hai ragione: un po' di sano ottimismo, ogni tanto, ci vuole.

      Penso però che, se davvero si trovasse una elite illuminata ed onesta - e che accettasse di darsi alla politica - potrebbe perseguire il bene comune solo in un caso: che conincida con il proprio (cosa difficile, ma non impossibile).
      Perchè chiedergli di essere anche altruista mi sembra davvero troppo (il piccolo gene non lo consentirebbe :-))

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    2. "una elite illuminata ed onesta" ecc.

      Anche questo e' un argomento ben trattato da fior di premi nobel:

      https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_della_scelta_pubblica


      Ecco la chiusa dell'articolo di wikipedia sopra citato:

      Buchanan presume, in conseguenza a quanto visto finora, un Fallimento dello stato che è impossibilitato a fornire beni e servizi efficienti senza incappare in ingenti sprechi di risorse finanziarie. In particolare la critica è rivolta contro chi realmente detiene il potere di realizzare le scelte pubbliche, ovvero la categoria dei burocrati. Questi ultimi, vista la loro posizione vantaggiosa, cioè quella di essere gli unici a poter determinare il budget di spesa dei loro uffici, tenderanno a ingrandirli in misura sempre maggiore, per raggiungere il prestigio sociale di "imprenditori capaci", dal momento che non possono appropriarsi dei profitti conseguiti del loro lavoro e poiché le loro capacità non vengono riconosciute dallo stato, il quale però riconosce le capacità di imprenditori privati.

      Come soluzione Buchanan propone la ricostituzione dello stato attraverso l'apposizione di rigorosi vincoli alla spesa pubblica, alla pressione fiscale (Costituzionalismo fiscale) e all'emissione di moneta, riformulando l'intervento dello stato in economia.

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    3. Non credo che esistano davvero delle soluzioni.
      Qualunque società umana si dividerà sempre (per usare la famosa battuta di Totò) in uomini e caporali: i primi producono e ubbidiscono, i secondi sfruttano e comandano.
      Il massimo che i primi possono augurarsi è che la supremazia dei secondi si basi soltando sull'inganno della propaganda (tipica delle democrazie) e non sulla violenza fisica (tipica delle tirannie).
      A me pare già molto.

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    4. "Non credo che esistano davvero delle soluzioni."

      La "soluzione" probabilmente consiste nel lasciare che "il sistema" si sviluppi secondo la sua logica interna senza alcuna correzione tipo quelle suggerita da Buchanan: cosi' andra' al collasso da solo. Secondo me, infatti, il peggio che gli si possa fare e' incoraggiarlo ad andare avanti cosi', si scava la fossa da solo, mentre un'opposizione che lo costringa a correggersi anche solo parzialmente, ne prolunga la vita.

      Succede anche per le popolazioni di insetti infestanti: e' piu' facile liberarsene lasciando che si riproducano senza alcun limite che non con la "lotta obbligatoria". Raggiunto il massimo, poi improvvisamente scompaiono, probabilmente perche' finiscono preda di qualche epidemia, sviluppatasi grazie alla loro estrema densita', che le distrugge completamente. :)

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    5. "sull'inganno della propaganda (tipica delle democrazie)"

      Non credo che la differenza fra tirannie e democrazie stia nell'inganno e nella violenza: anche la democrazia si basa sulla violenza, e anche la tirannia si basa sull'inganno: la differenza e' che in una domina _la violenza della maggioranza_, nella tirannia non necessariamente, puo' dominare la violenza degli "illuminati", magari investiti di tale potere dalla maggioranza stessa, come piu' volte successo nella storia anche molto recente (vedi i nazifascismi, sono andati al potere a furor di popolo, piu' che a maggioranza).
      La legge inoltre, in democrazia, e' fatta rispettare con la violenza e la sopraffazione fisica esattamente come nella tirannia. Non ce ne accorgiamo perche' noi stessi facciamo parte della maggioranza che opprime, il che e' un'aggravante. E, peggio, poiche' in genere ci sentiamo oppressi pur maggiorqanza e pur in democrazia, non ci accorgiamo nemmeno che l'oppressione deriva dalle leggi che abbiamo voluto noi stessi, magari a furor di popolo, il giorno prima: forse pensavamo che sarebbero state applicate solo agli altri, chissa'...

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  2. Questi argomenti sono stati abbondatemente sviscerati gia' da un secolo e mezzo con la teoria soggettiva del valore (il cosiddetto marginalismo).
    Forse prenderne atto eviterebbe un sacco di ulteriori perdite di tempo (ma d'altra parte lo dobbiamo pur impiegare in qualche modo).

    https://en.wikipedia.org/wiki/Carl_Menger

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    1. Mai sentito. Letta con fatica la pagina in inglese che ci hai indicato. Quanto siamo ignoranti. Ma come fai a bazzicare con dei buzzurri e semianalfabeti come noi? Non è tempo perso per te? O forse il tuo è una specie di apostolato per diffondere la buona novella? Su sessanta milioni di Italiani quanti conoscono o hanno sentito almeno il nome di Menger? Naturalmente non è necessario che tutti i sessanta milioni conoscano le teorie di Menger, basta che lo conoscano i pochi che contano (e io non sono fra questi). Però quante teorie, e nessuno che sappia tirarci fuori dai guai. Chissà se Renzi o Gentiloni hanno mai sentito parlare di Menger. O la Merkel e Juncker che guidano le sorti dell'UE.

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    2. Ho postato la pagina inglese solo perche' quella italiana non porta, significativamente, la parte fondamentale della sua definizione del valore: "Menger used his “Subjective Theory of Value” to arrive at what he considered one of the most powerful insights in economics: both sides gain from exchange.

      "Teoria soggettiva del valore"! Sembra poco, ma in quella parola, "soggettivo", c'e' un mondo di differenza. In economia, e non solo in economia, facciamo tutti a gara a rivestire di oggettivita', cioe' di verita' indiscutibile e non relativa, "strutturale" e non "sovrastrutturale", come ha insegnato Marx, le nostre sensazioni, emozioni, preferenze.

      Quindi caro Sergio, l'intento di questa mia osservazione era esattamente all'opposto di come l'hai interpretato: mostrare che il relativismo e' fra noi gia' da un secolo e mezzo anche in economia, ovvero il contrario dell'arroganza del sapere gia' tutto "oggettivamente" ed essere infastiditi quando qualcuno ci fa indirettamente notare che forse non e' cosi'.

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  3. "Insomma un discreto casino. Non è tutto semplice e chiaro come quando le leggi provenivano da Dio."

    Secondo me "vox populi, vox dei" risolve l'enigma: popolo = dio.
    Ma in questo senso: che la volonta' di dio e' quella che il popolo nella sua interezza, in un modo o nell'altro, inconscio, incarna e sviluppa, attribuendola poi, proprio perche' non riconosce come propria, a un dio. (anche e forse soprattutto per investirla di un alto grado di oggettivita' e verita' che altrimenti non potrebbe attribuirglii).
    Menger e' uno di quelli che per primi hanno cercato di formalizzare il concetto: che il mondo degli oggetti sociali (al quale appartengono la legge, la lingua, la moda, la moneta) e' creato dall'interazione degli uomini in modo spontaneo e automatico, senza che sia necessaria la volonta' pianificatrice esplicita di un soggetto identificabile come unita' di coscienza (ne' un popolo, ne' un dio).

    Esprimendo questa mia opinione, spero di non innervosire troppo Sergio.

    Piu' volte ho applicato questo modo di pensare, e ve l'ho detto, ad esempio al tema della sovrappopolazione, ma vale anche per i vaccini e molte altre opinioni: non dobbiamo sentirci in dovere di giustificare oggettivamente e "scientificamente" le nostre preferenze: valgono di per se' in quanto tali, in quanto semplici preferenze, e abbiamo il diritto di metterle sul piatto della bilancia come tali.

    L'arroganza massima, semmai, e' nel volere assegnare a queste nostre semplici opinioni e preferenze un grado di verita' oggettiva e universale che non hanno e inevitabilmente e' destinata a scontrarsi con altre "verita' oggettive" diametralmente opposte.

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  4. Ho trovato qui, in questa rassegna stampa piuttosto eterogenea, un articolo che mi pare interessante di un personaggio che conosco grazie a Sergio, Ravasi, di cui mi sembra ci avesse parlato in modo positivo (vedi Sergio io non e' che mi offendo ne' mi sento sminuito se mi suggerisci, come fai spesso, fonti interessanti da cui ho moltissimo da imparare - il poco che so lo so grazie a questo)
    http://www.dagospia.com/rubrica-29/cronache/span-style-color-ff0000-ldquo-tecnica-corre-troppo-ci-151071.htm

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  5. A proposito di dogmatismo ed autonomia intellettuale, ecco alcune interessanti considerazioni di Giordano Bruno Guerri sulle conseguenze della riforma protestante:

    << L'ignoranza (per loro) è quasi un segno del demonio, un peccato senza remissioni. Ognuno deve trovare da sé, nella lettura della Bibbia, la Verità: se le masse di cattolici sono masse di ascoltatori passivi di verità interpretate da altri, i protestanti sono forzatamente lettori attivi.

    Questo (però) ha provocato anche la frantumazione dei protestanti in migliaia di Chiese: chiunque - abbastanza ispirato o fanatico - può creare la propria e trovare dei fedeli, secondo una personale lettura della Bibbia. Fedeli e Chiese sono spesso in buona fede e pii, ma essendo così frantumati hanno poco potere politico. Da questo punto di vista i papi della Controriforma non si sbagliarono. >>

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  6. "Da questo punto di vista i papi della Controriforma non si sbagliarono"

    Be' insomma non si saranno sbagliati pero' e' dalla discussione nella pluralita' delle opinioni che si trova il senso della vita.
    Il problema e' trovarlo senza giungere al massacro delle guerre di religione, dove invece che le idee si scontrano i corpi, cosa che in effetti la controriforma, all'epoca, ha evitato all'italia: a spese della stasi e della arretratezza culturale successiva, purtroppo.

    Comunque, se con quanto citato sopra intendi suggerire un parallelo con la situazione attuale, si', puo' esserci.

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  7. Curioso (e per me difficile da capire) è come mai una religione chiusa e dogmatica come l'Isalm non abbia una figura unica di riferimento, come il Papa cattolico, ma un apparente dispersione della leadership.
    In questo sembrerebbe più assimilabile al protestantesimo, dal quale però lo divide un abisso per tutto il resto.
    Voi come ve lo spiegate ?

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    1. Il merito potrebbe essere stato di Costantino che seppe sfruttare la nuova religione a suo vantaggio: "Un solo Dio in cielo, un solo re o imperatore in terra." Costantino convocava il concilio e diceva la sua anche in questioni (apparentemente) teologiche. Un accentramento del potere civile e religioso ereditato poi dai papi.
      Non saprei però perché nell'islam non si sia imposta una guida o un capo religioso come nel cattolicesimo.
      I protestanti hanno come riferimento la sola scriptura, i cattolici il libro sacro e la tradizione.

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    2. Anche io la so come Sergio, Costantino ha _preteso_ dai cristiani riuniti nel primo concilio (quello famoso, di Nicea) l'unita' ecumenica.

      Fatto in piu' che mostra il cattolicesimo romano (cattolico deriva da universale, no?) come discendente della antica romanita' imperiale.

      https://it.wikipedia.org/wiki/Concilio_di_Nicea_I

      Pero' bisogna dire che questa unita' sembra aver prodotto stasi se non regresso: il cattolicesimo romano e' stato nettamente superato in cultura prima dall'islam dei primi secoli, poi dal protestantesimo. La cappa dogmatica fara' bene alla pace, ma a che prezzo. Anche la russia sovietica al suo interno non aveva tensioni, dato che ogni dissenso veniva eliminato sul nascere, ma era una societa' morta, che sopravviveva solo copiando tutto (tranne l'organizzazione politica) da fuori (non so se vi e' noto, ma per compilare i piani economici, usavano il valore delle merci stabilito dai mercati occidentali (suppongo con opportune correzioni), perche' non essendoci in urss un "sistema dei prezzi", era impossibile il calcolo economico)

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  8. << non so se vi e' noto, ma per compilare i piani economici, usavano il valore delle merci stabilito dai mercati occidentali (...), perche' non essendoci in urss un "sistema dei prezzi", era impossibile il calcolo economico. >>

    No, non lo sapevo ed è - a suo modo - folgorante.
    Forse le leggi economiche (essendo legate ai meccanismi della nsotra mente) sono come quelle fisiche: tu puoi anche far finta di ignorarle, ma loro funzionanao lo stesso.

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    1. Direi proprio di si', non esiste ne' e' mai esistita nessuna societa' umana che non scambi, assegnando un valore a cio' che scambia, a seconda delle preferenze e necessita' degli scambiatori. I problemi cominciano a sorgere quando quel valore non e' determinato dalla libera contrattazione dalle parti che scambiano: come accadeva in urss all'epoca, e come accade oggi in italia nella spesa pubblica, o con la tremenda distorsione dei prezzi data dalla pesante tassazione, il cui valore e' deciso dalla politica al potere, ex cathedra, ipse dixit, democraticamente espressione della maggioranza (anche in urss dicevano che c'era la democrazia, chissa' perche' le dittature si riconoscono solo quando presenti altrove oppure col senno di poi, mai quelle "qui ed ora").

      Il valore di scambio di una cosa e' dato dal suo peso relativo nello scambio con l'insieme delle altre, cioe' il tanto vituperato mercato, quell'assembramento di gente in piazza con delle necessita' da soddisfare in cambio di qualcosa da dare.

      L'unione sovietica era come l'italia di oggi: gli economisti e gli storici sono abbastanza convinti che sia stata tenuta in piedi per qualche decennio ben oltre la sua morte naturale dal mercato nero, con le contadine che portavano in giro in treno e in aereo uova, polli e maiali, per tutta l'urss. Mercato nero che era tollerato per non ripetere l'holodomor, l'olocausto per fame dei contadini ucraini circa nel '30, scoperto dopo decenni di segretazione totale, e ancora oggi ignoto ai piu', nonostante non ci sia piu' togliatti.

      https://it.wikipedia.org/wiki/Holodomor

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    2. "Forse le leggi economiche (essendo legate ai meccanismi della nsotra mente) sono come quelle fisiche"

      Piu' che fisiche, matematiche: da qualche parte lessi dell'ipotesi che l'uomo abbia imparato a contare nel tentativo di trovare il modo di dividere equamente il necessario fra i componenti della tribu'. Gli scimpanze', in modo rudimentale, lo fanno.

      Da cui potrebbe seguire il tentativo di ottenere la giustizia distributiva perfetta in italia attraverso leggi fiscali complicatissime (piu' complicata la legge = piu' giustizia nella redistribuzione, devono incosciamente pensare, nei loro cervelli rudimentali, i nostri fiscalisti-scimpanze')

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    3. << che l'uomo abbia imparato a contare nel tentativo di trovare il modo di dividere equamente il necessario fra i componenti della tribu'. >>

      Ipotesi senz'altro interessante.
      E convincente.
      Quando si tratta di piccoli gruppi, il senso dell'equità e della giustizia funziona egregiamente, senza bisogno di codici e di tribunali.

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  9. @ Sergio

    Per l'assenza di un Papa islamico, potrebbe c'entrare la struttura tribale della loro società, che impedisce la presenza di un capo dei capi ?
    Tutto sommato, anche a livello politico l'Islam risulta privo di uno stato leader, riconosciuto da tutti come tale.

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    1. Infatti quella che e' in corso adesso sembra sia prima di tutto una guerra civile, o di religione che dir si voglia, in seno all'islam.
      Noi ci lamentiamo degli attentati che vengono fatti in occidente, ma sono niente in confronto a quelli fra le varie fazioni islamiche nei loro rispettivi paesi.
      D'altra parte anche l'occidente ha conosciuto queste guerre, in seguito alla riforma protestante la guerra dei trent'anni pare abbia ridotto la popolazione della attuale germania ad una frazione di quella antecedente la guerra, con milioni di morti. L'italia si e' salvata da quella guerra grazie al polso di ferro dei papi e alla controriforma, al prezzo della stagnazione plurisecolare che ne e' seguita e ci funesta ancor oggi (tranne, indicativamente, il breve periodo di grande sviluppo seguito alla _sconfitta_ nella seconda guerra mondiale, che ha allentato il morso dello stato italiano sulla sua stessa popolazione - passano i secoli ma siamo sempre li').

      La guerra dei trent'anni si concluse col "cuius regio, eius religio" della pace di westfalia, se non erro.

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    2. Il quale principio del "cuius regio" aveva una sua logica e una sua utilità ben precise, che non mi sento di condannare col senno di oggi.

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    3. Infatti. Col senno di oggi fu un'infamità, all'epoca invece una soluzione elegante e pratica che sicuramente fu accettata di buon grado un po' da tutti. E se qualcuno ne soffrì, be', pazienza (ma che ne era dei refrattari: erano esiliati o perseguitati?).
      Col senno di oggi i Romani furono dei barbari briganti sempre in guerra. Eppure qualcosa di buono fecero pure loro.

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    4. << ma che ne era dei refrattari: erano esiliati o perseguitati? >>

      Bella domanda.
      Credo che molti, per evitare il peggio, abbiano optato per un po' di sana ipocrisia (fingo di credere e me ne sto buono e zitto), o si siano decisi ad emigrare nella loro "regio" d'elezione.

      Tutti gli altri, poveracci, devono essersela passata piuttosto male (all'epoca non erano per nulla buonisti).

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  11. Se al principio democratico di maggioranza si aggiungono adeguate iniezioni di liberalismo, i timori espressi da Gilioli sembrano dissolversi o quantomeno drasticamente ridimensionarsi... E cmq. ricordo quell'affermazione del filosofo della scienza Giorello secondo cui l'alternativa al Relativismo (che peraltro non può/deve essere assoluto pena la caduta nell'autocontraddittorietà) è l'Assolutismo!

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    1. Certo, le iniezioni di liberalismo sono fondamentali, ma devono funzionare in entrambe le direzioni:
      da un lato, chi si trova in maggioranza deve evitare di approfittare del suo potere per opprimere le minoranze;
      e dall'altro lato, le suddette minoranze devono continuare a collaborare al progetto comune, evitando la facile scorciatoia del "tanto peggio tanto meglio".

      Sono due cose non facili da ottenere.

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    2. La vedo dura riuscire a costringere la minoranza al "progetto comune" stabilito dalla maggioranza, senza opprimerla ;)
      Specie nei paesi come l'italia dove lo Stato, cioe' la maggioranza, influenza gran parte delle scelte private, lasciando solo le briciole all'iniziativa individuale (ad esempio per la scuola, l'assicurazione, la sicurezza, puoi solo scegliere a quale professionista rivolgerti, ma giammai di far da solo senza rivolgerti a nessun professionista certificato e oligopolizzato dallo Stato stesso).

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