venerdì 10 luglio 2015

Faccetta nera


Con il termine colonialismo si intende (fonte Wikipedia)l'espansione di una nazione su territori e popoli all'esterno dei suoi confini, spesso per facilitare il dominio economico sulle risorse, il lavoro e il commercio di questi ultimi.

Il termine indica anche, in senso stretto, il dominio coloniale mantenuto da diversi Stati europei su altri territori extraeuropei lungo l'età moderna e indica quindi il corrispettivo periodo storico, cominciato nel XVI secolo, contemporaneamente alle esplorazioni geografiche europee, assumendo nel XIX secolo il termine di imperialismo.” 
Il colonialismo “storico”, come noto, si è formalmente concluso nella seconda metà del ‘900, ma non si può negare che gli strascichi politici e culturali continuino, sotto traccia, ancora oggi.
Ce ne parla Aldo Giannuli in questo interessante, anche se un po’ scomodo, commento (tratto dal suo sito). LUMEN


<< L’Europa è stata molto generosa con sé stessa, autoassolvendosi del suo passato coloniale: concessa l’indipendenza agli ex colonizzati, ha ritenuto che ogni problema fosse risolto e che una parentesi di storia si fosse chiusa senza strascico. Ma è così?

Per circa un ventennio, dagli anni venti ai quaranta, nelle facoltà di medicina francesi si insegnava che gli algerini hanno una conformazione neurologica particolare, che li rende fisiologicamente criminali, aggressivi, violenti. Delinquono perché sono delinquenti di natura e non possono far altro. Nel linguaggio coloniale francese ogni parola che indicava un algerino corrispondeva ad un insulto come “bicot” (capretto) sinonimo di nordafricano.

Nelle scuole di primo e secondo grado delle colonie, i libri di testo –tutti di autori europei- parlavano della naturale superiorità razziale dei bianchi che le genti di colore, malgrè soi, dovevano sforzarsi di imitare. Sino a circa mezzo secolo fa, medici, antropologi, biologi, psicologi ecc davano per scontata l’inferiorità naturale delle popolazioni di colore.

Tutto questo gli europei lo hanno rimosso. Gli islamici no. La fine del colonialismo è di circa 60 anni fa, ma mezzo secolo, sul piano della storia, è un tempo trascurabile. D’altro canto, se ogni fede religiosa è soprattutto un’antropologia, dobbiamo chiederci quale sia stato il sedimento storico profondo della vittoria militare di una cultura monoteista (quella cristiana) su un’altra cultura monoteista (quella islamica).

Jan Assmann sostiene che il seme della guerra di religione è proprio nel monoteismo. E’ un fatto che le religioni monoteiste siano quelle che hanno prodotto più frequentemente guerre di religione e che il conflitto più lungo (di fatto dall’VIII secolo in poi) è proprio quello che ha contrapposto a più riprese le due grandi religioni monoteiste.

Potiers, le crociate, la cacciata dei Mori di Spagna, Lepanto, Vienna, ecc. non sono ombre dissolte del passato, vivono nel perdurante senso di ostilità che è sepolto nel profondo della psicologia dei popoli arabi ed  europei. E’ sintomatico che gli islamici siano gli immigrati che raccolgono più ostilità fra gli europei. Ed è nella cornice di questo conflitto millenario che trova posto la vicenda del colonialismo europeo nel Medio Oriente e Nord Africa.

C’è un aspetto di quella vicenda, che non ha ricevuto la necessaria attenzione da parte della maggioranza degli storici: il colonialismo, prima e più ancora che di territorio fu invasione della mente. Su questo resta insuperata l’opera di Franz Fanon che ancora oggi può dirci molto sulla sostanza psicologica del conflitto in atto. Il colonizzato, tenuto in costanti condizioni di inferiorità, fu costretto al permanente confronto con il bianco.

Persino nell’intimità sessuale il comportamento era determinato da questo confronto: “..Nel rapporto col bianco la donna di colore conquista finalmente l’accesso al venerato mondo dei dominatori: l’uomo di colore nel rapporto sessuale con una donna bianca si vendica del padrone coloniale e dimostra la sua parità, il suo essere uomo. In fondo, però, questo atteggiamento dimostra solo una cosa: i valori del colonizzatore vengono riconfermati dal senso e dall’importanza che il colonizzato attribuisce alla situazione eccezionale: il pregiudizio razzista ne riceve una nuova ratifica”

Questo continuo confronto con il bianco in condizioni di inferiorità, determina la nevrosi collettiva diffusa fra i colonizzati, che hanno sia manifestazioni psicosomatiche (ulcere, disturbi del linguaggio, coliche nefritiche, ipersonnie, tremiti idiopatici, irrigidimento muscolare), sia comportamentali come i sensi di insicurezza, la pronunciata aggressività che sfocia nei tassi insolitamente alti di attività criminali nell’Algeria degli anni in cui Fanon opera.

Ma, tale violenza non si indirizzava nei confronti del “padrone bianco” (troppo lontano e potente) ma contro gli altri colonizzati: “Nella situazione coloniale…gli indigeni  hanno tendenza a farsi reciprocamente da schermo. Ciascuno nasconde all’altro il nemico nazionale. E quando, spossato dopo una dura giornata di sedici ore, il colonizzato si lascia cadere su una stuoia e un bambino attraverso il tramezzo di tela piange e gli impedisce di dormire, come per caso, è un piccolo algerino. Quando va a domandare un po’ di semola ed un po’ d’olio dal droghiere cui deve già alcune centinaia di franchi e si vede rifiutare questo favore, un immenso odio e una gran voglia di ammazzare lo sommergono, e il droghiere è un algerino…”

Queste sofferenze neurologiche e psicologiche non si sono dissolte con l’indipendenza, hanno lasciato ferite profonde (e non solo in Algeria). Di mezzo, però, c’è stata la guerra di indipendenza che ha mutato molte cose: gli algerini hanno imparato a rivolgere la loro aggressività verso l’invasore e non più fra di loro (è sintomatico che, a partire dalla rivolta di Algeri, nel 1954, i tassi di criminalità locali crollarono di colpo e si mantennero bassi dopo l’indipendenza).

Ed a combattere il nemico esterno impararono –pur se con scarsa fortuna- anche egiziani, giordani, siriani, libanesi, iraqueni nelle guerre con Israele. Poi vennero le guerre inter islamiche (Iran-Iraq, Arabia Saudita-Yemen ecc.). L’aggressività non era più rivolta verso l’interno di ciascun paese ma sempre più verso l’esterno, assumendo i panni sia di guerre regolari che di guerriglie (Algeria, Yemen, Palestina, Afghanistan, Iraq).

E’ degno di nota che la netta maggioranza dei conflitti attualmente in corso vedano impegnato almeno un paese o un’etnia islamica.  Questo ha dato ai maomettani un senso di accerchiamento, che si è combinato con le troppe sconfitte subite in questo secolo, dopo la disfatta dell’Impero Ottomano che dissolveva l’ultimo califfato. La modernizzazione ha avuto un urto drammatico sul mondo islamico che è quello che stenta più di ogni altro a trovare un suo equilibrio, sia esterno che interno, tanto dell’area quanto ai singoli stati.

E’ di qui che parte l’insorgenza islamista in una progressione sempre più fitta di avvenimenti: 1928 (non molto dopo la dissoluzione dell’impero Ottomano), nascita dei fratelli musulmani, 1949 morte di Al Banna assassinato, 1952 la rivolta di Alessandria di Egitto, 1966 morte in carcere di Al Qutb, 1967 guerra dei sei giorni, 1979 rivoluzione fondamentalista in Iran ed insurrezione fondamentalista a Le Mecca, 1979-89 invasione sovietica in Afghanistan, quindi nascita di Al Quaeda…

Come si noterà, il fenomeno ha radici lontane nel tempo (1928) ma è “esploso” in particolare a partire dagli anni novanta, in parallelo alla marcia trionfale della globalizzazione. E pare evidente che si tratti di una rivolta contro la modernità imposta dalla globalizzazione, vissuta come una nuova “invasione della mente”.

Lo jihadismo è il frutto più vistoso ed imprevisto della globalizzazione che ha un suo nascosto contenuto conflittuale. Lo jihadismo è il principale fattore di shock. L’eccidio di Parigi [del gennaio 2015] lo manifesta con particolare evidenza: una sorta di ripetizione del messaggio dell’11 settembre [2001]. >>

ALDO GIANNULI

15 commenti:

  1. L'Italia fortunatamente si è dimostrata di memoria più lunga del resto d'Europa, e dopo gli espropri subiti nel 1970 dalla buonanima di Gheddafi, aveva pensato bene con Silvio di fargli le scuse formali e impegnarsi per una ventina di miliardi in cambio del servizio di protezione anti-invasione, quello che avrebbe dovuto e ancora dovrebbe gestire in proprio.
    Come dire che alla fine è meglio davvero dimenticare.
    Vorrei chiedere a Giannuli per cosa l'Europa dovrebbe autocondannarsi. Un po' come se i Romani avessero dovuto dolersi del loro imperialismo. O Atene del proprio. Si vede che, quando spiegavano Tucidide, lui stava in bagno.

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    1. "Un po' come se i Romani avessero dovuto dolersi del loro imperialismo. O Atene del proprio."

      Imperialismo come fatto naturale di cui non c'è da scusarsi? Insomma, legge di natura o della giungla? Sono più forte, mi espando, scaccio altri, mi approprio i loro beni. Certamente i Romani non avevano nessun senso di colpa, seguivano la (loro) natura. E poi gli Europei che hanno dominato (e sfruttato) il mondo per secoli.
      Tutto naturale e giusto? Ma, si dice, i Romani hanno diffuso la loro civiltà di cui vediamo ancora oggi imponenti resti ovunque. E gli Americani sono i Romani di oggi: si espandono, occupano, distruggono, rubano - per naturale istinto (e come i Romani non hanno sensi di colpa). Dicono che gli Americani vogliono solo esportare la democrazia e non occupano territori altrui. In realtà dove arrivano non se ne vanno più: Giappone Italia e Germania sono ancora occupate, e dall'Iraq e Afghanistan non se non sono ancora andati dopo guerre durate oltre un decennio. Gli manca la Russia, è vero, giudicata ieri il più grande pericolo per gli USA da un loro generale. E te credo: la piccola Russia (demograficamente) può sempre ancora distruggere gli USA, vale sempre il MAD (mutual assured destruction). Necessità quindi di armare l'Ucraina con "armi letali".
      Eterno gioco al massacro, inevitabile? La pax romana augustea fu vera pax? Non si direbbe visto il seguito. E la pax americana è vera pace? A me non sembra. E oggi siamo lanciati verso gli otto miliardi (che secondo me saranno raggiunti già nel 2020), armati fino ai denti.
      L'uomo una "variante impazzita dell'evoluzione" (Köstler) o è tutto naturale? Fatti in là, sgombra, che mi fai ombra. Stai anche inquinando la mia acqua (disse il lupo dall'alto all'agnello).

      Però questo battersi continuamente il petto e scusarsi per le "colpe" del passato mi lascia perplesso. Adesso gli Spagnli si sono persino scusati con gli ebrei perché furono cacciati dai reyes católicos: sarà concessa - o restituita - la cittadinanza ai discendenti dei sefarditi.
      Forse anche i discendenti dei Romani, gli Italiani, dovrebbero scusarsi e offrire la cittadinanza a mezzo mondo (cosa che sta in realtà avvenendo) per la gioia dei grulli "antirazzisti" de sinistra che una volta erano stalinisti (vero Napolitano?).
      Un cardinale de romana Chiesa ha persino detto che le invasioni sono la giusta reazione al nostro imperialismo, allo sfruttamento dell'Africa. Ma sarà appeso a un lampione, Gesù non lo salverà (salvo poi concedergli la vita eterna essendo martire e santo).

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    2. << Però questo battersi continuamente il petto e scusarsi per le "colpe" del passato mi lascia perplesso. >>

      Sì, questo mi sembra davvero troppo.

      Va bene l'analisi storica dei vari imperialismi del passato, tutti egualmente discutibili dal punto di vista dell'etica culturale, e tutti facilmente spiegabili dal punto di vista della sopraffazione genetica.
      Però il passato è passato ed è inutile che le generazioni di oggi, che a livello personale non possono entrarci per nulla, si debbano vergognare o peggio per le vicende del passato.

      Diciamo che, anche per queste cose, dovrebbe esistere il principio giuridico della prescrizione (50 anni mi pare ragionevole) che estingue ogni conseguenza legale delle eventuali scorrettezze del passato.

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  2. Nell'UE xenofobia, razzismo e antisemitismo non hanno diritto di cittadinanza, devono essere eradicati. Ah, dimenticavo la discrimazione, ogni forma di discriminazione deve essere combattuta ed eradicata. Campi di rieducazione per chi discrimina, per chi usa ancora parole come frocio o ricchione o negro.
    Eppure discriminare significa scegliere e noi scegliamo in ogni momento della giornata, cerchiamo sempre il meglio: il prodotto migliore, le persone più simpatiche e gradevoli. La lotta totale alla discriminazione, al razzismo, all'antisemitismo, alla xenofobia ha qualcosa di perverso. "Omofobo, omofobo - urla Scalfarotto - arrestatelo!" Ma vaffà, Scalfarotto. Poi lì ti piace.

    E la discriminazione salariale dove la mettiamo? Perché un coglione lusitano come Barroso - ex maoista, ex comunista - si fotte quel dio di stipendio pur non lavorando, solo chiacchierando? Ma lo sapete quanto si fottono quelli del parlamento europeo che non può nemmeno legiferare, solo blaterare? Di questa palese e massima discriminazione nessuno parla.

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  3. Non ci sarà vera integrazione europea senza il melting pot e una lingua ufficiale. E siccome molti europei recalcitrano (soffrono poverini di xenofobia) massicce dosi di africani asiatici e altre terre potranno facilitare la creazione di un vero calderone europeo che parlerà inglese. È terrificante, ma secondo un'inchiesta (che ci augureremmo fasulla) il 37% dei giovani Italiani se ne fotte dell'italiano, non gliene frega niente se l'inglese soppianterà la nostra bella lingua. Anche i siciliani dovranno imparare a dire "ouscion", è molto più bello di oceano. Scusate, ma io l'inglese non sono riuscito ad impararlo, mi sta sui ... (nel blog non si dicono le parolacce, sono da evitare anche espressioni razziste (ancora!) e sessiste (oh basta, mi avete rotto con la vostra netichetta).
    Scherzo, scherzo, come sempre. Buona domenica.

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    1. << Non ci sarà vera integrazione europea senza il melting pot e una lingua ufficiale. >>

      Caro Sergio, sono d'accordo con te.
      Ma siccome ben pochi europei (per fortuna) sono disposti a rinunciare alla propria lingua e cultura nazionale, questo non succederà mai.
      Ecco perchè gli Stati Uniti d'Europa sono un obbiettivo impossibile ed un fallimento inevitabile (prima ancora che per colpa di una gestione incosciente dell'economia).

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  4. Non so Sergio, se iniziamo col discorso delle scuse, non ne usciamo più. Che l'imperialismo sia una legge di natura è indiscutibile. Nel famoso discorso fra Ateniesi e Meli, almeno, non c era un filo di ipocrisia, realismo storico allo stato puro: vi annientiamo perché possiamo, perché ci conviene, e perché se voi foste al nostro posto fareste come noi. Non mi chiedere se è giusto, ma gira così e sempre girerà così, sono del tutto d'accordo con Lumen.
    Gli americani invece sono sempre stati molto ipocriti; democrazia, libertà, e poi guarda che amici si sono fatti durante la guerra fredda. E perché non sia adesso io ipocrita: io avrei da ridire sui loro ideali, non sui loro amici (Pinochet, Videla, Franco, i colonnelli in Grecia e così via). E infatti ecco adesso quali disastri da quando hanno abbandonato la realpolitik, e quanto ringrazia l'Isis.
    Hardin diceva che il mondo avrebbe bisogno di un capitano per essere un'astronave, quello che concettualmente dovremmo essere, in quanto abbiamo la necessità di essere autosufficenti nel cosmo di cui facciamo parte e da cui nessuno verrà a darci una mano quando saremo nei guai veri. E siccome il capitano non c è, e ognuno fa come gli pare, la nostra pretesa astronave (la Spaceship di Boulding) è in realtà una misera scialuppa, neanche a dirlo, una cosa infinitamente peggiore, basata sul concetto che i suoi posti sono e saranno sempre troppo pochi per quelli che vorrebbero salire su. E se è cosi, non è evidentemente per imperialismo, ma per difetto di imperialismo.

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  5. << E siccome il capitano non c è, e ognuno fa come gli pare, la nostra pretesa astronave (...) è in realtà una misera scialuppa. >>

    La zattera della Medusa ?

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    1. Quel quadro di Delacroix però mi ha sempre affascinato: terribile, tremendo, vero: uno specchio dell'esistenza, della vita di tanti, troppi. Però sull'altro piatto della bilancia ci sono le cose positive ("Si, quest'amore splendido ecc.). Non sapremo mai se il bello e il brutto sono più o meno in equilibrio. Direi di no, troppa è la sofferenza passata e presente (ma rischio di passare per pessimista e disfattista). Chissà che non s'instauri una volta una pax perpetua ("et lux perpetua"...). Ma è poi vero che tensioni e conflitti sono non solo inevitabili, ma necessari e utili? In effetti senza tensioni, sconfitte, vittorie la vita è inimmaginabile. Il giardino dell'Eden non sarà stato un po' noioso? E il "paradiso della tecnica" previsto da Severino sarà davvero così bello?

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  6. << Però sull'altro piatto della bilancia ci sono le cose positive (...). Non sapremo mai se il bello e il brutto sono più o meno in equilibrio. >>

    Caro Sergio, premesso che molte di queste sensazioni sono principalmente soggettive e che quindi il bicchiere può essere mezzo pieno e mezzo vuoto a piacere, credo che gli aiuti che la tecnica ha fornito sino ad oggi alla nostra vita quotiiana siano immensi e se ce ne dimentichiamo è solo perchè ci siamo troppo abituati.

    A volte - leggendo un libro o vedendo un film - penso a come viveva la gente comunne nel cossiddetto medioevo, o anche dopo, sino al 1700, e mi sembra che le loro privazioni e fatiche quotidiane siano per noi oggi quasi inimmaginabili.
    Ovviamente, per loro, la vita era normale e non si suicidavano certo in massa per questo; però certe cose, viste con gli occhi di oggi, ci appaiono davvero insostenibili.

    Forse la crisi ambientale a cui l'eccesso di tecnologia (e quindi di popolazione) ci sta portando è solo l'altra faccia, quella conclusiva, del nostro attuale benessere.
    Come una sorta di Mefistofele, che dopo averci reso felici, viene a prendersi la nostra anima.

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    1. Impossibile negare il progresso tecnico di cui non possiamo non rallegrarci. Ma come stiamo a benessere e felicità? Il benessere materiale è anch'esso cresciuto, almeno per il primo mondo (ma anche in questo non si sciala, e non solo in Grecia - tutti concentrati sulla Grecia, ma come stanno Bulgaria Albania Kosovo Romania? Maluccio direi).
      La vita in Svizzera all'inizio del Novecento era grama, in Ticino facevano la fama, emigravano in America e in Australia ("Mamma, dammi cento lire, che in America voglio andar. / Cento lire te le do, ma in America no no no!").
      Ma in quel Ticino di fame c'era almeno ogni tanto un po' di felicità: un amore che sbocciava, una bella arancia a Natale che faceva sgranare gli occhi a un bambino! Oggi a questi piccoli mostri tiri dietro l'ultimo modello di smartphone e dopo un po' sono scontenti, il compagno a scuola ha un modello più nuovo con più funzioni ...
      Ma se fossimo sereni e tranquilli, e non cupidi rerum novarum, addio crescita e posti di lavoro.
      Viviamo più a lungo e anche meglio (niente dentiera!) ma tanto felici non siamo, non mi sembra. Ma forse è solo una mia impressione. Un tassista argentino, scappato dal suo paese, mi disse una volta, dopo che io gli ebbi raccontati i miei guai durante una corsa di un paio d'ore di notte da Zurigo a casa mia: "Voi europei siete insopportabili, sempre a lamentarvi, non sapete come stanno gli altri." Vero anche questo.

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  7. << "Voi europei siete insopportabili, sempre a lamentarvi, non sapete come stanno gli altri." >>

    Concordo. Direi che il tuo tassista argentino ha centrato il cuore del problema.

    A volte penso che le ferie annuali andrebbero fatte al contrario.
    Invece di passare una settimana ad annoiarci in un posto da cartolina pagato carissimo, potremmo passare una settimana insieme a qualche popolo contadino del terzo mondo.
    Passeremmo sicuramente una settimana scomoda e poco piacevole, ma forse ne guadagneremmo altre 51 molto più felici.

    Ma forse sto esagerando...

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    1. "Passeremmo sicuramente una settimana scomoda e poco piacevole, ma forse ne guadagneremmo altre 51 molto più felici.
      Ma forse sto esagerando..."

      Sì, decisamente. Trovo anzi la tua vacanza speciale proprio masochistica. Sai che bello con topi zanzare acqua scarsa cibo strano ecc. ecc. Siamo troppo viziati, non sopporteremmo troppe cose (almeno io non ne sarei capace).
      Poi non credo che potremmo passare le altre 51 settimane più lieti: avremmo dei rimorsi, penseremmo a quei poveracci ecc.
      Mi ricorda il rimprovero delle nostre mamme di una volta ovvero l'esortazione a mangiare una minestra o altro intruglio "perché i negri non hanno nemmeno questo, fanno la fame". E dovevamo ringraziare Dio di avere qualcosa in tavola. E i negri chi dovevano ringraziare?

      Certo comunque annoiarsi in vacanza è un po' da dementi. Puoi annoiarti anche a casa e gratis.

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    2. << Trovo anzi la tua vacanza speciale proprio masochistica. >>

      OK, ho esagerato.
      Io stesso sarei il primo a non farcela (anche se non ne avrei bisogno per godermi le altre 51 settimane).

      Resta però certamente vero (come dici tu) che "annoiarsi in vacanza è un po' da dementi" perchè "puoi annoiarti anche a casa e gratis".

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  8. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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