sabato 7 luglio 2012

Talis Pater...

LUMEN: Good morning, mister Kipling, how are you ?
 
KIPLING: Well, well, non c’è male.
LUMEN: Il figlio di un mio caro amico sta per diventare maggiorenne. Sono certo che avete qualche buon consiglio per lui.
 
KIPLING: Certamente.
LUMEN: Ecco, allora facciamo finta che il ragazzo sia qui. Cosa vorreste dirgli ?
 
KIPLING: Caro ragazzo, se riesci a non perdere la testa quando tutti intorno a te la perdono, e te ne fanno una colpa, se riesci a credere in te stesso quando nessuno lo fa, ma anche a tener conto del loro dubbio, allora sarai un uomo.
LUMEN: Ottimo, ben detto.
 
KIPLING: Se riesci ad aspettare senza stancarti di aspettare, o ad essere calunniato senza mentire, o ad essere odiato senza lasciarti prendere dall’odio, e tuttavia a non sembrare troppo buono, o troppo saggio, allora sarai un uomo.
LUMEN: Davvero sottile, quest’ultimo consiglio. In effetti chi sembra troppo buono rischia di essere vessato e chi sembra troppo saggio diventa antipatico. Complimenti, mister Kipling.
 
KIPLING: Grazie. Se riesci a sognare e non fare del sogno il tuo padrone; se riesci a pensare e non fare del tuo pensiero il tuo scopo, allora sarai un uomo.
LUMEN: Al pensiero, in effetti, deve seguire l’azione. Ma solo quando è possibile.
 
KIPLING: Se riesci ad affrontare il Trionfo e la Rovina e trattare quei due impostori allo stesso modo; se riesci a sopportare di udire la Verità da te detta distorta da furfanti per abbindolare gli ingenui, o a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, distrutte, e fermarti per ricostruirle con arnesi logori, allora sarai un uomo.
LUMEN: Non montarsi mai la testa, non disperare, non mollare mai. Non si poteva dire meglio.

KIPLING: Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vittorie e rischiarle in un colpo a testa e croce, e perdere, e ricominciare dall’inizio, senza mai lasciarti scappare un sospiro sulla perdita; allora sarai un uomo.
LUMEN: Eh no, mister Kipling, qui non ci siamo. State per caso invitando questo povero ragazzo a giocare d’azzardo con la propria vita ?
 
KIPLING: Perché no ?
LUMEN: Beh, questo non posso proprio accettarlo. La vita non è una bisca e quello che si perde per imprudenza o leggerezza, raramente si riesce a ritrovarlo.
 
KIPLING: Voi non apprezzate l’azzardo ed il rischio nella vita ?
LUMEN: No, proprio no, mister Kipling, E ne sono fiero.
 
KIPLING: Se riesci a forzare il tuo cuore, i nervi e i muscoli e costringerli a servire il tuo scopo quando sono da tempo sfiniti, e a tener duro quando in te non resta altro che la Volontà, che ingiunge: ”Tieni duro!”, allora sarai un uomo.
LUMEN: Tenere duro va bene, ma senza esagerare. La saggezza insegna che ci sono momenti in cui occorre fermarsi, perché la volontà da sola non basta. La vita ha tempi lunghi e ci sono momenti in cui è necessario sospendere la lotta per ritrovare le forze.
 
KIPLING: Se riesci a parlare con la folla e conservare la virtù, o a camminare con i re senza perdere il buon senso, se non riesce a ferirti il nemico come l’amico più caro, se tutti contano per te, ma nessuno troppo, allora sarai un uomo.
LUMEN: Questo è difficilissimo, e non so neppure se sia desiderabile. Le cattiverie del nemico si possono sopportare, ma i tradimenti dell’amico no, fanno male dentro, perché di lui ti fidi. Altrimenti non sarebbe vera amicizia ed io non posso augurare ad un uomo di vivere senza vere e profonde amicizie.
 
KIPLING: Se riesci a riempire l’impercettibile minuto con sessanta inestimabili secondi di Vita, tua è la Terra, e tutto ciò che vi è in essa, e – quel che è più importante – sarai un Uomo.
LUMEN: Perdonate, mister Kipling, ma questa conclusione mi pare proprio senza senso.
 
KIPLING: Voi dite ?
LUMEN: Sì, lo dico. Va bene l’invito a vivere pienamente ogni attimo di vita, visto che abbiamo solo questa, ma promettere il dominio della Terra e di tutto ciò che essa contiene mi pare di cattivo gusto. La pienezza della vita riguarda solo noi stessi, il rapporto tra i nostri desideri e quello che riusciamo a realizzare, non certo il dominio sugli altri.
 
KIPLING: Ma io mi riferivo al “Fardello dell’Uomo Bianco”; lo conoscete?
LUMEN: Lo conosco, lo conosco. E non mi piace per nulla. Quindi lasciamo perdere, che è meglio.





2 commenti:

  1. Caro Lumen,

    mammamia, quante cose su cui riflettere in questo dialogo. Prima però vorrei sapere perché hai scelto come interlocutore Kipling (che a me non dice niente, credo sia l'autore del Libro della giungla che mai lessi da ragazzo). E poi mi sembra che dopo averlo lodato per i suoi saggi consigli lo mandi un po' a quel paese. Ne prendi le distanze. Ma allora Kipling non è così saggio come appariva all'inizio del dialogo?!

    RispondiElimina
  2. Caro Sergio, il dialogo è incentrato su una famosa poesia di Kipling intitolata IF (ovvero SE), la cui fama è, almeno a mio parere, ampiamente usurpata.
    Avrai visto infatti che dopo un inizio positivo, il mio commento diventa man mano più critico, sino alla stoccata finale.

    La chiusa si rifà ad un'altra poesia, anch'essa abbastanza famosa, in cui Kipling, con tono saccente ed argomentazioni a metà tra il paternalistico ed il razzista, giustifica come "atto dovuto" il colonialismo occidentale sui popoli del terzo mondo.
    Diciamo che Kipling, mentre raccontava le sue storielle amene del Libro della Giungla, si poneva come l'ideologo dell'Impero Britannico.
    Il che, almeno per me, non è proprio una nota di gran merito.

    RispondiElimina