sabato 14 luglio 2012

Varie ed eventuali - XV

ALTRUISMO
Secondo me, esistono 3 tipi di altruismo per la specie umana: l'altruismo del Fenotipo, quello del Gene e quello del Meme.
- L'altruismo del Fenotipo è di tipo razionale ed è basato sulla reciprocità: io aiuto te perché poi domani tu aiuti me. Funziona bene, ma solo tra persone leali.
- L'altruismo del Gene è di tipo innato ed è diretto verso i consanguinei: io aiuto i miei figli ed i miei parenti perché così favorisco il successo riproduttivo dei miei geni. E' una forza potente che ci guida tutti, anche se non ne siamo consapevoli.
- L'altruismo del Meme è di tipo culturale, ed è diretto genericamente verso il prossimo: io aiuto gli altri uomini per adempiere a superiori principi di carattere ideologico o religioso. Sfortunatamente, è molto utilizzato dai furbi senza scrupoli, che vogliono approfittare degli ingenui.
LUMEN

 
ENTROPIA
<< C'è una curiosa eccezione alla regola generale dell'ENTROPIA [aumento del disordine]: gli esseri viventi. 
Ogni essere vivente riesce, in un periodo limitato di tempo – la sua vita – non solo a non aumentare la sua entropia, ma di fatto a diminuirla, trasformandosi durante la crescita in un essere sempre più strutturato, più ordinato, più improbabile (…) nel mondo fisico.
Gli esseri viventi riescono in tale prodezza perché non sono sistemi isolati e quello che fanno in realtà e diminuire la propria entropia a discapito di quella del proprio ambiente. 
Per esempio, un animale ingerisce alimenti perfettamente strutturati (vegetali, carne di altri animali) ed espelle detriti molto più disorganizzati. 
In ultima istanza, sono le piante e le alghe verdi quelle che riescono nel portento sul quale si basa la vita della gran parte degli esseri viventi, e lo fanno sulla base del fatto che captano la radiazione più energetica del Sole e aumentano la propria entropia riemettendola a frequenze più basse, in un processo di bassa efficienza, ma che riesce (…) a sostenere tutta la biosfera planetaria.
 
Eppure, questo “miracolo” dura per un tempo limitato: nonostante tutto (…) gli esseri viventi non possono evitare che si vada accumulando una certa entropia al loro interno (…). 
Di fatto, la vecchiaia è un processo di accumulo di entropia fino al punto che arriva a livelli incompatibili col mantenimento di un organismo strutturato, e l'essere vivente muore. 
La strategia degli esseri viventi per continuare la loro lotta è la riproduzione, una specie di capsula di salvataggio minimale: riduce l'entropia ad un piccolo gruppo di cellule, lo zigote, basato sul suo stesso assorbimento, e lancia questa capsula di salvataggio nel mondo perché abbia una nuova vita dopo la morte del suo progenitore. 
In realtà, l'aumento inesorabile dell'entropia non porta soltanto alla necessaria morte di ogni essere vivente, ma in ultima istanza dell'intero Universo: la morte termica dell'Universo. >>
ANTONIO TURIEL


AGGRESSIVITA'
La diatriba sulla prevalenza genetica o culturale dell'aggressività umana ha radici lontane, e non è sicuramente di facile soluzione.
Una recente teoria, che trovo convincente, afferma che i geni danno la forbice massima di aggressività dell'individuo (da un minimo di X a un massimo di Y) ed è poi l'ambiente (sia quello famigliare che quello socio-culturale) a determinare, intervenendo nello sviluppo cerebrale dei primi anni, il livello effettivo a cui si posizionerà l'aggressività dell'adulto.
Quindi se è vero che i geni, da soli, non sono tutto, è anche vero che: 
1 - un certo livello minimo di aggressività è ineliminabile.
2 - una volta che l'essere umano, terminata la crescita, ha acquisito il suo livello definitivo di aggressività, non ci sono santi: quella è, e quella rimane, ed anche con tutti gli sforzi culturali da parte della società, non si può più tornare indietro. 
Le conseguenze di questa interpretazione, se corretta, sarebbero davvero notevoli a livello sociale.
Così, per esempio, il sistema penale occidentale, palesemente sbilanciato verso i concetti (tipicamente cristiani) del Pentimento / Ravvedimento / Rieducazione, finirebbe per essere un po' troppo ingenuo e, quindi, inadeguato.
LUMEN

 
LINGUAGGIO
<< Il linguaggio può aver preceduto, forse di un certo tempo, l'emergere di un sistema nervoso centrale specifico dell'uomo e aver contribuito in termini decisivi alla selezione di quelle varianti che sono più adatte a utilizzarne tutte le risorse.
In altre parole, può darsi che sia stato il linguaggio a creare l'uomo, anziché l'uomo a creare il linguaggio. >>
JACQUES MONOD

6 commenti:

  1. "Livello minimo di aggressività".

    Ma come vogliamo definire l'aggressività? Magari come un potenziale, una risorsa necessaria a un essere vivente per assicurarsi i beni indispensabili alla sua sussistenza e sopravvivenza. Una persona mitissima ci appare in effetti come debole, non attrezzata alla lotta, a rischio (la mitezza può però anche essere un'arma - per disarmare l'avversario: si pensi al porgere l'altra guancia - che in realtà non funziona quasi mai).
    Ci sono persone molto aggressive e altre meno aggressive. Secondo la teoria esposta il livello di aggressività si forma in un determinato periodo della vita - e resta poi invariato, non c'è niente da fare.
    Ho qualche dubbio. Penso che l'ambiente possa sempre influire e modificare quindi il livello di aggressività - in meglio (meno aggressività) o in peggio (maggiore aggressività - sappiamo che in determinate circostanze ciascuno di noi sarebbe capace di cose orribili).
    Eliminare l'aggressività del tutto non è possibile (a meno di un intervento sul patrimonio genetico che quasi nessuno auspica, nemmeno la Chiesa che pur consiglia di porgere l'altra guancia). Ma penso che fino a un certo punto si possa controllare (per fortuna). Fattori che fanno aumentare l'aggressività sono probabilmente la paura, l'affollamento (la crescita demografica?). Già Aristotele osservò una maggiore aggressività dei ratti dipendente dal numero delle popolazioni di ratti.

    RispondiElimina
  2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  3. Caro Sergio, davvero intriganti le tue considerazioni; d'altra parte l'argomento è di quelli davvero delicati.

    Sicuramente occorre distinguere l'aggressività potenziale (che si formerebbe definitivamente negli anni dello sviluppo) da quella effettiva, che dipende dai singoli eventi scatenanti.

    Però, proprio per questo, occorre non abbassare mai la guardia di fronte ai soggetti che hanno già dimostrato comportamenti violenti, perchè di fronte ad un nuovo evento scatenante, la risposta rischia di essere di nuovo quella del passato.

    Una società buonista e perdonista (come nella ridicola esortazione a "porgere l'altra guancia") sarà sempre indifesa di fronte a certi personaggi e ne subirà facilmente i ritorni di violenza, non appena le condizioni lo renderanno possibile.
    E chi ci andrà di mezzo saranno le persone miti ed innocenti che si troveranno casualmente sulla loro strada.

    RispondiElimina
  4. Caro Sergio,
    vorrei anche sottolineare, data l'importanza, una delle tue frasi finali:
    << Fattori che fanno aumentare l'aggressività sono probabilmente la paura, l'affollamento (la crescita demografica?) >>

    E' una affermazione non solo condivisibile, ma agghiacciante, se pensiamo che la bomba demografica, oltre a tutte le altre conseguenze negative ben note, porterà con sè anche un aumento dell'aggressività umana.
    Come se ce ne fosse bisogno...

    RispondiElimina
  5. ...Non capisco perchè si prenda a spunto una analisi entropica del vivente per poi passare a quella dell'aggressività dell'uomo...Anzitutto la vita è vero che produce un aumento dell'entropia dell'ambiente intorno a se, ma credo sia davvero minimale rispetto agli altri fenomeni fisici al di fuori delle piccole "arche", i pianeti , che possono ospitare la vita ...Forse dovremmo avere un universo fatto di percentuali davvero elevate di biota per dovere calcolare nell'equazione della morte termica dell'universo la variabile del vivente...Quello che mi preme sottolineare poi è che dobbiamo imparare ad avere una coscienza di specie, parlo anzitutto della nostra, e non considerare l'umanità come la sommatoria dei diritti individuali e delle menti di 7 miliardi di individui, per poter evitare gli effetti più nefasti del riscaldamento globale...Dobbiamo diventare il buon pastore che guida gli altri uomini e gli altri compagni di viaggio su questo pianeta, in primis gli animali più simili a noi sul piano morale e probabilmente delle strategie di pensiero, come i canidi ed i tursiopi, cioè i cacciatori di branco, a condurre una vita più serena e consapevole che è possibile...Le nostre opere non saranno mai eterne o sufficentemente grandiose da esser visibili su scala di quadrante galattico, ( volevo dire cosmica ma meglio non allargarsi troppo visto che ci sono miliardi di galassie), pur tuttavia siamo , in questo hegelianamente, l'occasione migliore che ha l'universo per imparare a conoscere se stesso e pensarsi un pò...La nostra nobiltà, più che la nostra forza, individuale e di specie e di biota planetario, stà nel percorrere il sentiero della conoscienza di quanto ci sta attorno con la maggior agilità che ci è possibile...

    RispondiElimina
  6. << Non capisco perchè si prenda a spunto una analisi entropica del vivente per poi passare a quella dell'aggressività dell'uomo >>.

    Caro Francesco, capisco il tuo disorientamento, ma la cosa è assolutamente casuale.
    Io, infatti, ho l'abitudine di alternare dei post dedicati ad un unico argomento, ad altri fatti di tante piccole citazioni su argomenti diversi e non collegati tra di loro.
    E questo è uno dei suddetti casi.

    Quanto alla "coscienza di specie", di cui tu parli, sarebbe sicuramente una ottima ed utilissima cosa, ma non so se il piccolo gene egoista che è in noi sarebbe d'accordo.
    Molti biologi dicono che la cultura, pur tirando per affrancarsi, è pur sempre legata al guinzaglio (lungo) dei geni e non può andare dove vuole.
    Non è un pensiero consolante, ma io lo trovo convincente.

    RispondiElimina