giovedì 11 novembre 2021

Pensierini - XLIV

POST HOC
Ancora oggi, il meccanismo più usato dagli uomini per cercare di comprendere le cose del mondo rimane il "post hoc, ergo propter hoc".
E' semplice e sembra funzionare bene. Ma quanti tragici errori ha portato !
LUMEN


GIUSTIZIA SOCIALE
Non esistono società giuste. Esistono solo 'società ingiuste pacifiche' e 'società ingiuste violente'. Io preferisco le prime.
LUMEN


PERCEZIONE
Molto spesso, quello che ci rende contenti o scontenti è la nostra percezione dei rapporti con gli altri.
Ci rende contenti tutto quello che che ci fa sentire superiori ('sentire', non 'essere'). E ci rende scontenti tutto quello che ci fa sentire inferiori.
LUMEN


MATRIMONIO
La crisi del matrimonio tradizionale ha molte cause, ma tra di esse c'è anche un intervento giuridico introdotto, a suo tempo, con le migliori intenzioni: l'abolizione della distinzione tra figlio legittimo e figlio illegittimo.
Da quel momento in poi, nulla è più stato come prima.
LUMEN


CULTURA
Ma a cosa serve davvero la cultura, visto che più libri si leggono, più opinioni diverse si trovano ? Ad avere dei dubbi.
Per avere delle certezze, basta la propaganda.
LUMEN


ESPERIENZA MISTICA
Il cane è l'unico essere vivente che può provare veramente (e non per semplice auto-inganno) un'esperienza "mistica" con la divinità. Gli basta guardare il suo padrone.
LUMEN


DE GUSTIBUS
Una cosa esteticamente brutta può solo essere costosa. Perchè altrimenti nessuno la compra.
Una cosa costosa, invece, ha sempre il suo fascino; e quindi può trovare l'avventore.
LUMEN


CONSOLAZIONE
La scienza ci mostra la verità oggettiva, ma, forse proprio per questo, non è consolatoria. L'arte, la religione e la filosofia, invece, lo sono.
Per questo il pensiero umanistico non morirà mai.
LUMEN

12 commenti:

  1. Caro Lumen,
    dire che arte, filosofia e religione hanno avuto - e hanno tuttora, anzi avranno ("non moriranno mai") - una funzione consolatoria, una mera funzione consolatoria, mi sembra un po' riduttivo e forse anche sbagliato. Intanto la filosofia nasce in Grecia come conoscenza ovvero scienza e senza di essa non avresti oggi lo smartphone da cui ormai non puoi vivere (e tutte le altre belle cose). Ma ammettiamo pure che oggi i filosofi siano ormai dei chiacchieroni incomprensibili (non si capiscono nemmeno fra di loro!), per cui possiamo anche farne a meno (però filosofare significa pensare e in modo rigoroso). Sulla religione sorvoliamo pure, ma anch'essa ha avuto una sua funzione importante.
    E l'arte? Credo che all'arte non potremo mai rinunciare e non perché abbia una funzione consolatoria. Credo che il bisogno di creare arte sia inscritto nei nostri geni (vedi Lascaux e Altamira). E aggiungerei che l'arte è anche conoscenza, dunque scienza. Non nego la bellezza delle formule matematiche o fisiche (E=mc2), ma senza arte o poesia la vita mi sembra arida o vuota (be', lo ammetto, sono all'antica, detesto lo smartphone).

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    1. Errata corrige

      "da cui ormai", rectius: senza di cui ormai

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    2. << dire che arte, filosofia e religione hanno (...) una funzione consolatoria, una mera funzione consolatoria, mi sembra un po' riduttivo >>

      Caro Sergio, la concisione della frase ha finito per dare una connotazione negativa ad un giudizio che tale non era.
      Sono d'accordo con te che l'arte e la filosofia sono utili, importanti e piacevoli (e questo vale anche per me), ma non si può negare che siano 'anche' consolatorie.
      Mentre la scienza non riesce ad esserlo in nessun modo.

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    3. "Mentre la scienza non riesce ad esserlo in nessun modo."

      Perché così apodittico? Una scoperta scientifica è immensamente gratificante, innnanzi tutto per chi la fa. E la gioia che se ne ricava è molto più che consolatoria, è un elisir vivificante che ci spinge a continuare il cammino.

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    4. << Una scoperta scientifica è immensamente gratificante, innnanzi tutto per chi la fa. E la gioia che se ne ricava è molto più che consolatoria >>

      La scoperta scientifica (a parte la gioia dello scopritore, che qui non rileva) è fonte di miglioramenti sociali, e questi indubbiamente producono vantaggi e soddisfazioni.
      La consolazione, però, mi pare un concetto diverso, legato al superamento dei limiti.
      E qui la scienza "barcolla", perchè mentre porta delle nuove conoscenze, porta anche, inevitabilmente, dei nuovi limiti.

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  2. È in corso una polemica tra due filosofi atei: Flores d'Arcais e Jürgen Habermas.
    Habermas ha recentemente rivalutato il ruolo delle religioni che secondo lui non hanno solo diritto di cittadinanza, ma sono anzi necessarie. E i non credenti farebbero bene a rivalutarne l'importanza. D'Arcais, che è un ateo a tutto tondo, ha replicato stizzito: undici tesi contro Habermas (si possono leggere in rete sul sito di Micromega). A sua volta Habermas replica a F. d'Arcais con un lunghissimo testo che non sono riuscito a leggere per intero, mi sono rotto le scatole (e me le rompo quando non capisco). In linea di massima sono dalla parte di F. d'Arcais, ma anche lui non scherza, è di un serioso pazzesco.
    Direi: ecco due filosofi di cui faccio volentieri a meno (assieme a tanti altri: Vattimo, Cacciari, Severino, Nietzsche, Heidegger ecc. ecc.).
    In conclusione: viva l'arte, abbasso la filosofia e la religione (per lo meno certa filosofia moderna: gli illuministi mi vanno benissimo, anche Ortega y Gasset).

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    1. Condivido senz'altro la tua chiusa, con due piccole precisazioni.
      Della Filosofia salvo la spinta incessante verso la conoscenza (come dimostra l'etimo originario della parola).
      Della Religione salvo la capacità di dare senso e consolazione (per cui Habermas non ha poi tutti i torti).
      Dell'Arte invece salvo tutto (salva la provocazione fine a se stessa di certi eccessi modernisti).

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  3. A proposito del pensiero scientifico e dei limiti soggettivi degli scienziati (dal blog di Ugo Bardi):

    << per gli umani, pensare razionalmente richiede un'enorme quantità di energia e sforzo. Di conseguenza, la maggior parte delle volte non ci preoccupiamo di farlo.
    Invece, nella stragrande maggioranza dei casi, il nostro pensiero è guidato completamente dalla nostra intuizione e dai nostri istinti, senza che entri in gioco quel fastidioso pensiero razionale che interferisce sulle nostre decisioni. (...)
    Questa dicotomia cognitiva si applica a tutti, anche agli scienziati. Ciò potrebbe sorprendere qualcuno, poiché i media e i politici hanno descritto gli scienziati come intrisi di una capacità magica di discernere e pronunciare la verità assoluta.
    Questo non potrebbe essere più lontano dalla realtà. Dico spesso alle persone che la differenza tra uno scienziato e la persona media è che uno scienziato è più consapevole di ciò che non sa del proprio campo specifico, mentre la persona media non sa ciò che non sa.
    In altre parole, tutti soffrono di un'ignoranza schiacciante, ma gli scienziati sono (si spera) di solito più consapevoli della profondità della loro ignoranza. >>

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    1. Bellissima riflessione. Siamo esseri razionali e passionali (probabilmente molto più passionali). E le passioni, per quanto belle e persino necessarie, possono avere esiti fatali. Stendhal era una persona raziocinante, ma ogni tanto aveva bisogno di innamorarsi (se no che gusto c'è?). L'ideale è trovare un equilibrio tra la ragione e la passione, troppo spesso irragionevole. Una delle più belle espressioni o raccomandazioni di Gesù è per me: siate semplici come colombe e astuti come i serpenti. È la quadratura del cerchio: come posso essere semplice come un fanciullo e al tempo stesso calcolatore, perfido? È praticamente impossibile, ma come ideale funziona: bisogna trovare un equilibrio, come tra ragione e passione.

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    2. Condivido anche le virgole.
      Non potevi dirlo meglio.

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  4. Mi sembra che andiamo d'accordo: gli esseri umani sono più passionali che razionali. Ma perché, da dove vengono queste insane passioni? Forse dal cervello rettiliano? La civiltà, l'educazione, la cultura ci hanno addomesticato: per convivere bisogna cedere una parte della nostra sovranità personale (vedi la cessione di sovranità per costruire l'UE e instaurare poi il governo mondiale ...). Ma le pulsioni istintive per assicurarsi cibo, riserva di caccia e riproduzione ovviamente permangono, per quanto in parte represse o sublimate. E ogni tanto prorompono facendoci rischiare l'osso del collo. È una questione di geni.
    Per cui se vogliamo un'umanità pacifica, un gregge di pecore, si dovrà intervenire sui geni, come proponeva un filosofo contemporaneo tedesco (Sloterdjk). Ne abbiamo già parlato. Naturalmente è un vaso di Pandora che si aprirebbe. Che cosa ne penserà l'Accademia pontificia delle scienze?

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    1. Caro Sergio, la mia impressione è che l'umanità abbia sempre sopravvalutato la forza della cultura, convincendosi che gli impulsi genetici più spiacevoli (o anche solo imbarazzanti) potessero essere controllati con la buona volontà e le regole sociali.
      Purtroppo non è così, ed il fatto di non capire (o non voler capire) di certo non aiuta.

      P.S. Quanto alla Pontificia Accademia delle Scienze (che potrei definire un ossimoro), si trovano messi anche peggio degli altri.

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