mercoledì 22 novembre 2017

Sogni d'oro

Il post di oggi è dedicato al sonno ed alla sua funzione, uno dei misteri scientifici più affascinanti, che continua ad impegnare strenuamente gli antropologi (ed i biologi in generale). 
In termini tecnici, il sonno può essere definito come “una temporanea, reversibile e alternante sospensione dei processi percettivi coscienti con la persistenza, a livello ridotto, degli automatismi che presiedono alla vita vegetativa”. 
Gli stadi fondamentali del sonno sono 4: leggero, medio, profondo e “paradosso”, così definito perché molto più somigliante allo stato di veglia che non a quello del sonno profondo. 
Il sonno paradosso prevede movimenti oculari rapidi (c.d. fase REM: Rapid Eye Movement) ed indica nell’uomo (ma anche in alcuni animali) lo svolgimento della fase onirica, ovvero del sogno.
Questa fase, che si ripete ad intervalli diverse volte lungo il periodo del sonno, riveste un ruolo essenziale sul benessere e sull’equilibrio psichico della persona, ed è oggetto di studi molto approfonditi da parte dei neuro-scienziati. 
Il pezzo che segue, tratto dal sito della rivista “Focus”, ci racconta le ultime novità sull’argomento.
LUMEN 

 
<< Dimenticare: [ecco] lo scopo del sonno. Dormire è il prezzo che paghiamo per avere un cervello plastico e in grado di imparare nuove cose ogni giorno: la conferma in uno studio quadriennale compiuto sui topi.
 
Di giorno le sinapsi, ossia i punti di contatto tra i neuroni, sono rafforzate da stimoli che ne aumentano numero e volume: facciamo nuove esperienze, accumuliamo ricordi e competenze. Di notte, parte di questo groviglio si disfa: le sinapsi si assottigliano di circa il 20%, i ricordi inutili sono eliminati e si fa posto a quelli del giorno che verrà.
 
La conferma del fatto che il sonno è essenziale per "fare pulizia" nella memoria umana arriva da uno studio quadriennale pubblicato su Science. La ricerca di Chiara Cirelli e Giulio Tononi, che si occupano di ricerca sul sonno presso il Wisconsin Center for Sleep and Consciousness (USA), supporta la teoria della omeostasi sinaptica, secondo la quale il sonno servirebbe a mantenere un equilibrio funzionale tra le sinapsi.
 
Quando una connessione cerebrale è ripetutamente stimolata durante la veglia, si rafforza e cresce: quella traccia di memoria si consolida, ma questa espansione deve essere a un certo punto bilanciata per evitare una saturazione dei ricordi possibili. Il processo di smaltimento può avvenire nel sonno, quando prestiamo meno attenzione al mondo esterno.
 
Per misurare i cambiamenti nelle dimensioni delle sinapsi tra il sonno e la veglia i ricercatori sono ricorsi a una tecnica chiamata microscopia elettronica in 3D. Per 4 anni hanno analizzato due aree della corteccia cerebrale di una popolazione di topi, ricostruendo 6.920 sinapsi e misurandone le dimensioni. (…)
 
Al termine della sperimentazione, quando hanno messo in relazione le misurazioni al numero di ore di riposo, gli scienziati hanno visto che un sonno di 6-8 ore era in grado di assottigliare le dimensioni delle sinapsi del 18%, in entrambe le aree analizzate e in modo proporzionale alle dimensioni delle connessioni. 

Il processo ha riguardato l'80% delle sinapsi e ha risparmiato le più grosse, coincidenti forse con i ricordi più stabili. Trasferendo il discorso all'uomo, significherebbe che ogni notte trilioni (migliaia di miliardi) di sinapsi si riducono del 20%, per lasciare spazio bianco ai nuovi ricordi.


P.S. - Il sonno perso peggiora l’umore, rallenta il pensiero, diminuisce la memoria, rende più ansiosi. 
C’è una lunga lista di conseguenze negative attribuibili alla mancanza di sonno. 
Per rendere al meglio e stare meglio, l’unica è rendersi conto che il nostro corpo ha bisogno del riposo necessario. 
Dal momento che la maggior parte di noi non può alzarsi quando vuole, l’unica soluzione è andare a letto prima la sera. 
Cosa più facile a dirsi che a farsi. 
Spesso le ore prima di coricarsi sono le uniche che possiamo dedicare a noi stessi o a fare cose per cui non c’è altro tempo durante la giornata. >>
 
FOCUS


(Link:https://www.focus.it/comportamento/psicologia/dimenticare-lo-scopo-del-sonno)

13 commenti:

  1. Mi pare che la sostanza dell'articolo sopra sia che di come funziona non ne sappiamo assolutamente nulla (a meno che non si intenda per saperne qualcosa il verificare che le sinapsi si fanno e si disfano...): e che non ne sappiamo nulla si poteva anche scriverlo esplicitamente, a scanso che qualcuno possa equivocare.

    Una ipotesi invece interessante che lessi o ascoltai un forse paio di decine di anni fa, era che durante la veglia il cervello non lancia idee e ipotesi a cazzo come fa nel sonno, bensi' le filtra attraverso il vincolo dell'esperienza sensoriale e gli da' cosi' un senso, o almeno qualcosa che sembra tale. In altre parole l'interessante e' che il cervello funziona uguale anche nel sonno durante i sogni, solo che va a ruota libera perche' non delimitato dal mondo che lo circonda (in fin dei conti i sensi fanno anche questo, espandono ma anche limitano, definiscono). Mi pare cio' fosse in una lezione di Eric Kandel che ho letto o sentito.

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    1. In effetti l'ultima parola sul sonno (e sui sogni) è ancora ben lontana dall'essere scritta.

      Volendo fare dello spirito, si potrebbe dire che l'utilità principale del sonno (umano) è quella di tenere popolati gli oceani, secondo il famoso detto che "chi dorme non piglia pesci". :-)

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    2. Non solo sul sonno, ma sul cervello in generale. E non e' l'ultima parola che deve ancora essere scritta, e' la prima, o perlomeno se e' stata scritta noi ancora non ne siamo a conoscenza. AL momento si brancola nel buio.

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    3. Nell'oscurità certo, ma non proprio nel buio totale, visto che quello che la scienza è già riuscita a scoprire, a me sembra davvero importante.
      D'altra parte, abbiamo un soggetto, la mente umana, che esplora se stesso.
      Non potrà mai essere facile.

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    4. C'e' di peggio de buio: l'illusione della luce.

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    5. Ma anche la rassegnazione al buio.

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    6. Sai bene che per non rassegnarci al buio ci siamo inventati qualsiasi sciocchezza che potesse darci l'illusione della luce.

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    7. Già, però il pensiero scientifico NON è una sciocchezza auto-illusoria, bensì (fino a prova contraria) la forma di 'conoscenza' meno fallace che abbiamo a disposizione...

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    8. "Già, però il pensiero scientifico NON è una sciocchezza auto-illusoria, bensì (fino a prova contraria) la forma di 'conoscenza' meno fallace che abbiamo a disposizione..."

      Purtroppo il pensiero scientifico viene travisato fin nella sua piu' intima essenza,
      e viene gabellato come conoscenza certa tradendo il suo senso che e' semmai in quel contrario.
      Il pensiero scientifico e' amara disillusione: che ogni conoscenza e' fallace in se stessa, e non che e' la meno fallace.
      Quindi vedi un po' tu se questo scambio di battute puo' valere gli elettroni coi quali e' scambiato.

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  2. Da un certo punto di vista, questa "potatura" neuronale notturna assomiglia a quella naturale (e sociale) di fronte a ogni squilibrio tra quantità di popolazione e risorse ragionevolemente disponibili in un dato territorio: una procreazione armoniosa, consapevole e responsabile potrebbe/dovrebbe consentire ad Homo Sapiens di ridurre al minimo tale ineluttabile e spesso dolorosa potatura, ma (com'è noto) in partic.re Africa sub-sahariana e Medio Oriente purtroppo ancora attendono tale fondamentale "salto di qualità"...

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    1. << questa "potatura" neuronale notturna assomiglia a quella naturale (e sociale) di fronte a ogni squilibrio tra quantità di popolazione e risorse ragionevolemente disponibili in un dato territorio. >>

      Caro Claudio, condivido il tuo parallelismo.
      La natura trova sempre - alla fine - il suo punto di equilibrio e di stabilità, ma troppo spesso (purtroppo per noi) lo raggiunge mediante crisi e catastrofi.
      Il paradosso è che queste cose, oggi, le sappiamo, quanto meno a livello teorico-scientifico, ma poi non riusciamo a metterle in pratica.

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    2. La "potatura", per l'homo feber, e' sempre positiva. Poi se ne risultano sfracelli peggiori del male che si voleva curare chissenefrega. L'importante e' agire.

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