mercoledì 12 ottobre 2016

Varie ed eventuali – XXVII

DECADENZA DEI COSTUMI
Molte persone sono convinte che la rilassatezza dei costumi (soprattutto sessuali) sia una delle causa del declino di una civiltà.
L’affermazione mi sembra largamente contestabile.
E’ vero che le società in decadenza vedono un aumento delle libertà sessuali, ma si tratta di un aumento solo apparente, perché i comportamenti sessuali anomali sono sempre esistiti e, più o meno, sempre nella stessa percentuale.
Il fatto è che le società in declino sono particolarmente rispettose dei diritti umani, e sono questi che consentono ai comportamenti anomali di uscire tranquillamente allo scoperto.
Quando poi la società crolla, non è sicuramente per colpa dei costumi sessuali (che sono cose private), ma del fatto che quello stesso culto dei diritti umani che ha reso più agevole certe libertà, ha reso la società incapace di difendersi in modo adeguato (ovvero violento e crudele, se necessario) dai nemici esterni.
Quindi, non confondiamo l'effetto con la causa.
LUMEN


ISLAM
Anche se le singole religioni nascono e muoiono, è probabile che il sentimento religioso sia così profondamente radicato nel cuore dell’uomo da avere sempre il sopravvento, in ultima istanza, sulle tendenze razionali all’ateismo-agnosticismo.
Se questo è vero, dato l’ormai evidente ed irreversibile tramonto del cristianesimo, la religione del futuro potrebbe essere l’Islam, il quale, oltre alla notevole forza demografica, può trarre vantaggio anche dalla sua grande semplicità teologica.
Al di sopra di tutto, infatti, c’è Allah, l’onnipotente ed inconoscibile creatore; ed al di sotto ci siamo noi uomini, che a lui dobbiamo soltanto sottometterci.
Questo evita le complicazioni filosofiche e le contraddizioni logiche che hanno sempre messo in difficoltà il Cristianesimo, così ricco di dogmi incomprensibili e di personaggi collaterali; inoltre lo rende meno vulnerabile al progresso della scienza, che al Cristianesimo, invece, ha inferto colpi durissimi.
Poi, ovviamente, ci sono gli aspetti sociali e culturali dell’Islam, ma questo è un altro discorso.
LUMEN


AMORE
Pochi termini sono ambigui nel loro significato come ‘AMORE’.
Si parla di amore come sinonimo di infatuazione, di ammirazione incondizionata e persino di attrazione sessuale.
In realtà, l’amore è la disponibilità a dedicare totalmente se stessi, anche a rischio della propria vita, a vantaggio di qualcun altro, che, in genere (per motivi genetici), è il proprio figlio.
Nel rapporto di coppia, invece, il vero “amore” si realizza molto di rado, in genere in modo asimmetrico, e probabilmente non è nemmeno garanzia di una intesa duratura (per la quale è molto più importante la vera amicizia e la complicità intellettuale).
LUMEN


TECNICA AZIENDALE
Dicono gli esperti di tecnica aziendale che quando un lavoro non viene fatto, i motivi possono essere suddivisi in 4 diverse categorie:
1 - il dipendente non sapeva di doverlo fare;
2 - sapeva di doverlo fare ma non era capace;
3 - era capace ma non aveva tempo;
4 – era capace ed aveva tempo, ma non aveva voglia.
E’ chiaro che ad ogni tipo di motivazione corrisponde un diverso tipo di problema: nel primo caso, infatti, si tratta di un problema di comunicazione, nel secondo di addestramento, nel terzo di organizzazione, e nel quarto infine di un problema motivazione; ed ognuno di essi va affrontato in modo diverso
Invece, in genere, le organizzazioni aziendali reagiscono “emotivamente” come se fosse sempre un problema del quarto tipo.
E poi ci si stupisce che certe aziende vadano male o falliscano.
LUMEN


SOLIDARIETA’
<< Nell’epoca moderna siamo tutti relativamente ricchi. Un tempo non si sarebbe potuto dire: “nessuno deve essere lasciato morire di fame”, perché la frase ha un senso quando c’è cibo per tutti. (…)
Purtroppo, questo lodevole sentimento di solidarietà si è combinato con il fatto che chi governa, mentre obbedisce ai grandi principi “morali”, non paga di tasca sua per metterli in pratica. E così si corre il rischio dell’esagerazione.
Ad esempio, chi predica l’indefinita accoglienza dei rifugiati lo fa essendo inteso che essi non arriveranno né a casa sua né nel suo quartiere.
Ed è proprio questo che gli consente di essere generoso. Lo Stato è buonista a spese altrui. >>
GIANNI PARDO


SUPER-STATI
<< Creare "super-stati" (esattamente come creare mega-banche) rende la classe politica (il management) “meno” responsabile, non “più” responsabile.
E i risultati si vedono, sono sotto i nostri occhi.
Al contrario, questo potrebbe essere il motivo, o uno dei motivi, per cui, come tanti studiosi ci ricordano, il frazionamento della sovranità politica sia stato fra le cause del passato splendore europeo. >>
ALBERTO BAGNAI

15 commenti:

  1. DECADENZA DEI COSTUMI

    Per quanto riguarda quellli sessuali, nel nostro caso credo che la cosiddetta "decadenza dei costumi" non c'entri assolutamente nulla con l'eventuale declino della societa': se prima i costumi erano diversi e' solo perche' non erano stati inventati efficaci anticoncezionali, la mortalita' infantile era altissima per ragioni sanitarie, le malattie sessuali note ed endemiche, e l'eta media di 30 anni (per cui non servivano tanti avvocati per il divorzio). In altre parole, i costumi "costumati" avevano un senso, erano utili, ed anzi necessari prima per sopravvivere e poi per riprodursi.

    Quello che adesso ci sembra stupida religione, allora era intelligente conoscenza.

    Poi, dire che la nostra societa' sia in decadenza, siamo sicuri che non sia una fandonia sesquipedale che continuiamo a ripetere solo perche' l'abbiamo sentita dire da altri, che a loro volta l'hanno sentita dire da altri ancora dello stesso "giro"?

    Non si e' mai stati bene come adesso, il problema piu' grande che abbiamo e' l'eccesso di produzione che non riusciamo a consumare, l'obesita', andare in palestra per fare fatica altrimenti il fisico ne soffre, e dove mettere le quantita' enormi di immondizia che produciamo: insomma siamo in pienissima eta' dell'oro.

    Ti consiglio di godertela, e per il resto ne riparleremo quando la mortalita' infantile salira' dallo zero di adesso al 30 per cento.

    Peraltro, la maggior parte della gente vede il periodo di crescita e che noi qui forse tenderemmo a considerare veramente come eta' dell'oro, quello degli anni '50 e '60, come terribile e disumano, in cui il capitalismo spietato uccideva gli operai con l'amianto e il cvm invece di metterli in un comodo ufficio e inventare e riscuotere gabelle.

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  2. Mah, a me sembra che la vera rivoluzione sessuale non sia avvenuta nel famoso-famigerato Sessantotto (fior di rivoluzionari pestavano le loro compagne infedeli) ma stia avvenendo proprio oggi in cui si proclama la legittimità di ogni comportamento, non solo: si deve insegnare già ai bambini di 0-4 anni a esplorare il proprio corpo e quello degli altri bambini/e masturbandosi allegramente. Questa è una novità che avrà forse qualche ripercussione sui comportamenti individuali e della società. Nemmeno nella decandente cultura del tardo impero romano si era arrivato a questo. Anche l'omessualismo dilagante è stato chiaramente promosso nelle alte sfere. Il massone Napolitano ci ha detto che non si può dire frocio a qualcuno perché offensivo (certo, io preferisco ricchione). Sembra di vivere in una società in cui tutto ormai sia permesso (a parte evadere il fisco e forse ammazzare qualcuno).
    Moravia sosteneva che il pendolo oscilla continuamente (facili costumi - ritorno a costumi castigati). Non credo, la nostra è davvero un'epoca rivoluzionaria. Umberto Veronesi (6 figli) confessa di essere bisessuale e aggiunge che il bisessualismo diventerà normale. Un bene o un male? Ai posteri l'ardua sentenza.
    Si dice, dicono, diceva Freud che la civiltà (e tutto ciò che il concetto implica) nasca dalla repressione dei "bassi" istinti (specialmente quelli sessuali, ma non solo). Senza regole una civiltà e comportamenti civili non si possono diffondere (penso io). Forse torneremo all'antico: sesso, mangiate, ruberie, legnate, ammazzamenti. Colpa del peccato originale, dicono certuni. Ma quale sarà la vera natura dell'uomo? Qualcuno, un filosofo che apprezzo, sostiene che non esiste una natura dell'uomo, la natura dell'uomo è di essere un animale culturale per eccellenza (grazie alla corteccia cerebrale, il pollice inverso ecc.).

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  3. E se provassimo a definire questo benedetto "senso religioso"? Non è così chiaro. Don Giussani ci ha scritto su un libro che ho sfogliato.
    Siccome a lui piaceva Leopardi e forse gli dispiaceva che non fosse stato anche lui un ciellino, lo recuperava allegramente considerandolo profondamente religioso (eh già, uno che scrive "dimmi luna in ciel che fai" dev'essere religioso). Chissà, forse sono - e pure profondamente - religioso anch'io (pur non sapendolo o negandolo). Infatti guardo il cielo stellato ammirato ma anche turbato: ancora un passo e mi (ri)converto.
    Io penso che il cosiddetto senso religioso sia nato dalla paura della natura onnipossente a cui il povero Neanderthaler era esposto, già prima del sapiens sapiens. Paura e poi desiderio di ammansire questa natura con offerte, sacrifici (e visto che la cosa talvolta funzionava sono nati i riti e poi la religione). Immagino che ci siano spiegazioni più profonde e pertinenti, ma mettiamola per intanto così. Sono graditi commenti e approfondimenti (ovviamente stringati in questo blog). Ma per favore niente links e rimandi a letture "assolutamente" necessarie.
    Insomma, cos'è questo senso religioso (del cavolo)? C'è un breve filmato (6 minuti) sull'universo: non so quante volte l'ho guardato, è bellissimo. E ogni volta mi dico: non ci sono parole! Invece arriva un Giussani e pretende spiegarmi quel che provo, la mia ammirazione e/o sgomento, riportandolo al fondamentale e innato senso religioso dell'uomo.

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    1. << Insomma, cos'è questo senso religioso (del cavolo)? >>

      Secondo me il "sentimento religioso" è la necessità di credere in un essere superiore regolatore del mondo, come rifiuto della mera casualità.

      Ma sono sicuro che, nella storia del pensiero umano, si sono succedute tante definizioni diverse, tutte con una loro logica.
      Tu, Sergio, personalmente, ne hai una che preferisci ?

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    2. Appunto quella che ho indicato sopra: la paura, il terrore dei cataclismi naturali, delle sofferenze, della morte, le sofferenze hanno indotto l'uomo a cercare dei rimedi, a inventarsi "li dèi falsi e bugiardi" da ingraziarsi con sacrifici e riti. Poi se la cosa per caso funzionava ciò rafforzava evidentemente la credenza. Prendi gli stregoni africani che danzavano perché piovesse (similmente alle nostre processioni, del resto, e per lo stesso motivo). E chiaro che il più delle volte i riti erano inutili, niente da fare, non pioveva. Ma magari una volta succedeva e si creava subito il nesso: preghiamo gli dèi e piove, ergo.
      E quelle volte che non succede si vede che il rito non era secondo tutte le regole, insomma la colpa è sempre dell'uomo.
      Questi sono pensieri semplici e banali se vuoi, ma non per forza falsi o superficiali. Ma sul senso religioso, la nascita delle credenze religiose, si possono fare e si sono fatti naturalmente discorsi profondissimi, intelligentii, sofisticati ecc. Le biblioteche sono piene. Il fatto è che non bastano dieci vite per leggere anche solo una minima parte di ciò che le biblioteche conservano. Per cui mi rifaccio a un consiglio di Giussani: bisogna partire dai nostri bisogni presenti (primum vivere) e poi si può sempre allargare il discorso, "approfondire". Ma non è che puoi passare la vita in biblioteca per prepararti a vivere. Poi la vita è passata! E difatti la maggior parte della gente se la cava, più o meno bene, senza aver letto nemmeno un libro: è buttata nella vita e deve subito arrangiarsi, nuotare, se no annega. Discorso ovviamente semplicistico e ridicolo per le menti sopraffine.

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    3. << Ma sul senso religioso, la nascita delle credenze religiose, si possono fare e si sono fatti naturalmente discorsi profondissimi, intelligentii, sofisticati ecc. >>

      Infatti. Noi qui siamo delle formiche in confronto.
      Però mi sentirei di fare ancora un'osservazione su questo argomento e cioè che una cosa sono le motivazioni antropologiche che hanno portato i nostri antenati preistorici ad inventarsi la religione ed altra cosa, abbastanza diversa, sono le motivazioni che continuano OGGI a sorreggere il sentimento religioso.

      Perchè oggi siamo tutti più scafati ed abbiamo (o dovremmo avere) una conoscenza ben più precisa dei rapporti di causa ed effetto della natura.
      Eppure siamo sempre lì, a sperare nell'intervento risolutivo della divinità (anche solo in un'altra vita).
      Sei d'accordo con me ?

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    4. Nonostante diffuse conoscenze anche l'uomo comune di oggi ha conservato ... le cattive abitudini, cioè credenze religiose e superstizioni. Io non sono superstizioso (almeno credo di non esserlo) però anch'io ogni tanto ripeto false verità (non c'è due senza tre), magari evito anche di passare sotto una scala, porta male ecc.
      È vero che tanti sperano, speculano su qualche intervento divino: è comprensibile, umano. Già quella grande e forse vuota parola - destino - ti fa credere che qualcuno (un dio) guidi le nostre sorti. Ricordo d'Arcais - ateo a 360 gradi - diceva una volta: quando provo una grande gioia, felicità, provo anche un senso di gratitudine verso qualcosa, qualcuno.
      E poi vale sempre che "l'abitudine è una seconda natura", è difficilissimo disfarsene, quasi impossibile. E anche se l'Europa è ormai in gran parte scristianizzata la storia, l'arte, ci ricordano questo retaggio culturale (che alcuni, tra cui la Chiesa, vorrebbero persino rivitalizzare per opposizione all'islamismo).
      Come detto sopra: se essere riflessivi, pensare al destino dell'umanità, della terra, dell'universo, è indice di senso religioso, allora religiosi lo siamo quasi tutti, almeno a intermittenza. Ma ripeto: il concetto è ambiguo. Non so quando la specie homo ha cominciato a seppellire i suoi simili. Per de Marchi la scoperta della propria finitudine è lo choc dell'uomo che cerca poi di superare immaginandosi una vita ultraterrena (forse ripropongo male il pensiero di de Marchi). È stato lo choc di Tolstoi a cinquant'anni. Quest'universo resta un enigma e la morte non ci piace.

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    5. << Per de Marchi la scoperta della propria finitudine è lo choc dell'uomo che cerca poi di superare immaginandosi una vita ultraterrena (forse ripropongo male il pensiero di de Marchi). >>

      Direi che lo hai riproposto correttamente, visto che anche io l'ho interpretato allo stesso modo.
      De Marchi era un pensatore molto acuto, ma è stato abbastanza ignorato dall'establishment intellettuale italiano, in quanto palesemente fuori dal coro.

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  4. Uffà, questo amore!

    L'innamoramento è sicuramente un trucco della natura per conservare la specie. Passa, pure in fretta. Perciò il poeta (Schiller) ammonisce: "Drum prüfe sich, wer sich ewig bindet ... Der Wahn ist kurz, die Reu' ist lang" (Perciò si esamini bene chi si lega per sempre ... Breve è la pazzia, lungo il pentimento). E il napoletano ... cantava: "Si o' mellone è asciuto janco, mo' cu cchi ta vuo' piglià" (se il melone è risultato bianco [invece di rosso] con chi te la vuoi prendere?). Allusione a uno che si è sposato una scema.
    Ma Schiller e anche il napoletano (non ricordo il nome del cantante)
    sono superati, perché nessuno più in occidente si lega per sempre, il rimedio c'è (te ne vai fuori dai piedi, e sono oggi in genere le donne che prendono l'iniziativa di una separazione, anche perché sono finanziariamente indipendenti).
    Insomma, dopo la follia breve dell'innamoramento per restare (resistere) insieme ci vuole qualcosa d'altro, un fondo comune che renderà possibile una bella, profonda, vera amicizia. Dopo una litigata, magari per futili motivi, Karl Oskar Nilsson dice a sua moglie Kristina: noi siamo i migliori amici. Bellissimo. Dal film (della mia vita): Gli emigranti/I coloni, dello svedese Jan Troell, tratto dal romanzo dello svedese Vilhelm Moberg sull'emigrazione degli Svedesi in America nella seconda parte dell'Ottocento (un quarto della popolazione svedese, un milione di persone, emigrò negli Stati Uniti; moltissimi morirono durante i drammatici viaggi per nave e venivano buttati in mare.

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    1. Ovviamente il napoletano era Renato Carosone (pazzesco, non ricordo più i nomi delle persone, brutto segno).
      E la canzone citata (che io trovo francamente brutta) è
      "T'è piaciuta?" (continua: t'è piaciuta? Tienatella cara cara ecc. [tientela cara]:

      https://www.youtube.com/watch?v=8KfQhlnS9VU

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  5. OT

    Ci siamo sbagliati: il nostro universo non è composto da circa cento miliardi di galassie, bensì da un miliardo, dieci volte di più! Notizia letta poco fa su televideo. Gli astronomi arrivano a questa conclusione grazie alle informazioni fornite da Hubble. Ma il 90% di queste galassie non sarebbero visibili con gli strumenti attuali. Be', già cento miliardi di galassie mi facevano piuttosto impressione. Adesso sarebbero persino mille miliardi, Maronna santa. Chissà quante civiltà si sono sviluppate e estinte in questo pazzesco universo (per non parlare del multiverso). La mente vacilla, e il naufragar non è dolce in questo mare. Però in buona compagnia e con qualche rito propiziatorio forse superiamo lo sgomento.
    "Ein Becher Wein, zur rechten Zeit, ist mehr wert, ist mehr wert, als alle Reiche dieser Erde." (Mahler, Das Lied von der Erde).
    (Una coppa di vino, al momento giusto, vale più di tutti i regni della terra).

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    1. Parla di questa vertigine il "ciclo di Rama" di Arthur C. Clarke, di cui ho letto recentemente la quarta parte, che non mi e' dispiaciuto. Trattasi di fantascienza cosiddetta "hard", cioe' classica.

      Comunque vedo che secondo la treccani "il numero totale di sinapsi presenti nel cervello umano è stato stimato tra 10alla13 e 10alla15", cioe' se non sbaglio il conto degli zeri, fra i 10.000 miliardi e il milione di miliardi...

      La vertigine quindi e' in ambo i sensi, sia guardando verso l'alto che verso il basso.

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    2. << La vertigine quindi e' in ambo i sensi, sia guardando verso l'alto che verso il basso. >>

      Hai detto bene.
      E noi, nella nostra vita quotidiana, siamo praticamente a metà, per cui, come sostengono molti antropologi, abbiamo difficoltà insuperabili a comprendere appieno l'infinitamente piccolo, così come l'infinitamente grande.

      E' l'evoluzione che ci ha conformati così, visto che per sopravvivere (e ripodursi) è sufficiente conoscere bene la "terra di mezzo".

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  6. Il pezzo di Pardo tocca una delle mie ossessioni, cioé come un omuncolo come Renzi possa allegramente predicare quello che ha chiamato "ideale" perché tanto sa che non dovrà pagarne il prezzo, mentre lo scaricherà sui poveracci qualsiasi. E'una cosa che potrei aver scritto io, tranne per quella conclusione, "così si corre il rischio dell'esagerazione", perché un comportamento tanto antisociale non è accettabile neanche se fatto con più moderazione rispetto a quanto avviene adesso in Italia. Pardo non può davvero pensare che più affollamento, sporcizia, inquinamento, crimine e quant'altro possano andare bene se tenuti entro un certo limite. La solidarietà non dovrebbe mai essere imposta a spese altrui, è il principio a essere orripilante.
    Invece sono d'accordo senza riserve circa il nesso fra declino sociale e rispetto dei diritti umani; in poche righe, caro Lumen, hai sferrato un pugno da ko ad un dogma della società contemporanea. Chissà quando si diffonderà una cultura della critica ai cosiddetti diritti umani, quanto serve ad evidenziare il prezzo che l'esercizio indiscriminato degli stessi comporta. A occhio e croce, direi mai.

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  7. Caro Francesco, bentornato tra noi.
    Il tuo commento mi pare centrato, e lo condivido.
    In effetti il buonismo di maniera va sempre guardato con sospetto, ma ci sono degli eccessi che andrebbero addirittura combattuti.
    Purtroppo la lungimiranza non basta: ci vuole anche molto coraggio.

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