mercoledì 29 giugno 2016

Varie ed eventuali – XXIV

SENSI DI COLPA - 1
Qualcuno, a proposito del dramma migratorio, ha affermato che noi italiani - ma si potrebbe dire noi occidentali - non avremmo il diritto di opporci, in quanto già godiamo di un “premium di cittadinanza” immeritato (dato che solo casualmente siamo cittadini italiani) e quindi oggettivamente ingiusto verso gli altri cittadini del mondo, meno fortunati di noi, ma senza colpa.
Il ragionamento non mi convince.
La sorte domina incontrastata su tutti gli esseri viventi e nessuno è quello che è, nel bene e nel male, per merito o colpa sua, ma solo per le circostanze casuali della vita, dal suo DNA in poi.
C’è chi è bello e chi è meno bello, chi è atletico e chi ha un fisico gracile, chi è nato in una famiglia ricca e chi in una povera, chi ha certe doti intellettuali e chi altre, chi ha un carattere socievole e chi no.
Cosa vogliamo fare ? Far sentire in colpa tutti coloro che hanno avuto qualche buona sorte dalla vita ? Sarebbe ridicolo.
LUMEN


SENSI DI COLPA – 2
Quindi io – che sono italiano e, per ora, di buona sorte - non mi sento assolutamente in colpa, né tenuto a fare nessuna compensazione con chicchessia.
Mi limito, molto semplicemente, a rispettare 3 divieti, minimali ma fondamentali, che mi sembrano dettati dal semplice buon senso:
- Non inorgoglirmi per la mia buona sorte o le mie presunte qualità
- Non umiliare o anche solo deridere chi è stato più sfortunato di me.
- Non fare del male a nessuno (salva la legittima difesa).
Sembra un discorso egoista ?
Può darsi, ma sono principi che chiunque può seguire senza troppo sforzo: non è necessario essere un santo per riuscirci.
E se tutti seguissero questi tre semplici principi, il mondo non sarebbe già un luogo molto migliore di quello attuale ?
LUMEN


CULTURA SCOLASTICA
Non voglio dire che le nozioni che ho imparato a scuola siano state inutili: sarebbe ingiusto.
Mi servono moltissimo per sfoggiare un po’ di cultura generale e per risolvere i giochi della settimana enigmistica.
Ma non mi hanno mai insegnato come funziona davvero il mondo. Quello me lo sono dovuto imparare dopo, per conto mio.
LUMEN


CONTRATTI DI LAVORO
E’ giusto, o comunque accettabile, che, a fianco del lavoro a tempo indeterminato esista anche quello a tempo determinato ?
Io penso di sì, perché ci sono situazioni in cui è senz’altro opportuno, nell’interesse di tutti, lasciare all’imprenditore una certa libertà di programmazione.
Ma come fare per evitare gli eccessi e le furberie ?
Non è difficile: basta stabilire per legge che – ceteris paribus - il lavoro a tempo determinato sia sempre PIU’ costoso di quello a tempo indeterminato, anche solo a livello di imposte o contributi.
Così l’imprenditore sceglierà di utilizzare il ‘tempo determinato’ solo quando ne ha veramente bisogno, senza approfittarsene.
Oggi invece, in Italia, il lavoro precario è diventato un dramma, in quanto non solo è meno tutelato, ma è anche meno costoso dell’altro.
Ma si può stabilire un principio più controproducente di questo ?
LUMEN


FIGLI E DOVERI
<< Fino a quando durano le cure parentali ? La risposta fa spavento.
Praticamente è a tempo indeterminato che i genitori devono scontare l’errore di avere messo al mondo dei figli.
Se cercano di rifiutarsi, questi, anche se hanno ventotto o trent’anni, si rivolgono al giudice, vincendo spesso la causa. (…)
Il risultato è che avere figli è divenuto molto poco conveniente e molta gente, razionalmente, evita di averne.
Abbiamo concesso ai nuovi venuti tanti vantaggi, che alla fine abbiamo reagito all’esagerazione dei doveri in confronto ai piaceri. >>
GIANNI PARDO


GIUDIZIO POSTUMO
<< Il privilegio di chi esercita un lavoro intellettuale è quello di sopravvivere nelle proprie opere più agevolmente di quanto ciò non possa accadere a un bigliettaio, a un mungitore, a un tornitore, a un qualsiasi altro "meccanico".
Ma ubi commoda, ibi et incommoda. Ciò che ti rende immortale, in re ipsa ti espone a una valutazione post mortem. (…)
Il giudizio da etico diventa storico, ma, se era negativo, non può e non deve diventare automaticamente positivo per il semplice fatto che chi ha esercitato in modo discutibile la propria professione intellettuale non ci sia più. (…)
Se bastasse morire per meritare un giudizio storico positivo, allora, da Attila in giù, la storia sarebbe piena solo di brave persone. >>
ALBERTO BAGNAI


18 commenti:

  1. Sensi di colpa 1 e 2

    Il nostro - relativo - benessere non è solo merito nostro (ma chissà che un po' di merito non possiamo lo stesso attribuircelo). Tanto per dire: nemmeno un secolo fa in Svizzera la gente moriva di fame (in senso letterale: la gente si faceva un brodino con le erbe del prato), per questo gli Svizzeri emigravano (in America, in Australia). Adesso la Svizzera è uno dei paesi più ricchi del mondo (ma lo stesso di Svizzeri ricchi io non ne conosco: qui si vive decentemente, magari anche bene - sicuramente molto meglio di miliardi di atri esseri umani sparsi per il mondo). Questa ricchezza (ripeto: relativa) è frutto del caso, della speculazione, dei capitali affluiti in Svizzera (anche di dittatori e criminali vari) - ma anche del lavoro onesto, della generale sobrietà (nessuno svizzero senza libretto di risparmio), dello spirito d'iniziativa (la Svizezra è al top per l'innovazione), insomma di qualche innegabile virtù (tra cui la stabilità politica). Ricapitolando: fortuna ma anche impegno, bravura, magari anche furbizia. Dobbiamo vergognarcene e restituire il maltolto? Qualcosa è già stato restituito (annualmente si distribuiscono miliardi per l'aiuto allo sviluppo - che non serve a niente o a ben poco, basta vedere lo stato dei paesi africani dopo decenni di aiuto e migliaia di miliardi donati).
    E comunque il relativo benessere della Svizzera e di altri paesi europei (Germania, Olanda, Svezia, Gran Bretagna - e anche in parte Italia e Francia) è stato conseguito dopo decenni e decenni di lavoro. E questo benessere non è garantito per l'eternità, basta vedere le crisi in cui ci dibattiamo tutti.
    Comprensibile che altri, il mondo intero aspiri allo stesso benessere.
    Per il filosofo Severino prima o poi tutti godranno dei benefici della modernità, quello che lui chiama il "paradiso della tecnica". Ma ci vorrà del tempo e ci saranno inevitabilmente tensioni e conflitti perché i meno fortunati non vogliono aspettare, vogliono tutto e subito (Lotta continua ha fatto scuola).
    Giorni fa ho letto nel televideo Rai che l'accoglienza è un dovere legale e umanitario - e da cui trarremo benefici enormi perché questa gente produrrà ricchezza per tutti. Mah, chissà, forse. Ho dei dubbi, molti dubbi. Un dovere morale? Già, perché i rifugiati non possono essere respinti per le convenzioni internazionali sottoscritte. Ma qui non abbiamo più a che fare con qualche rifugiato, siamo davanti a un'invasione (e siamo solo agli inizi). La Roma antica dovette scendere a patti coi barbari perché non aveva altra scelta: l'impero romano era ormai troppo esteso e indifendibile
    L'invasione in corso sembra essere invece auspicata se non programmata. Pur avendo i mezzi per respingerla dobbiam subirla - perché così vuole la troika, il papa, Mattarella, Juncker, Schulz, Obama.
    Se qualcuno vuole entrarmi in casa e servirsi - perché lui non ha niente e io invece abito in una bella casa, anche ben esposta, ho un conto in banca e me la passo bene - cosa devo fare? È mio dovere accoglierlo e dirgli prego, si senta a casa sua? O posso difendermi, chiamare la polizia? No, non posso, dicono Mattrella e il papa, sarei uno xenofobo (= uno che ha paura dello straniero), non va bene. E magari sarei anche un po' razzista, oltre che egoista. Fascista pure magari. Ora la xenofobia, la paura del diverso, è la cosa più naturale del mondo, inscritta - eh eh, Massimo - nei nostri geni. Mi sferri un pugno in faccia? Te lo restituisco caro mio, altro che porgere l'altra guancia. Perché la Chiesa e i preti hanno mai porto l'altra guancia? Quello che era - forse - un ideale (porgere l'altra guancia) ora è obbligatorio, se no sei xenofobo e fascista. Non ci sto.

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  2. << annualmente si distribuiscono miliardi per l'aiuto allo sviluppo - che non serve a niente o a ben poco >>

    Diciamo che serve a scaricare la coscienza di qualcuno (più buonista e sensibile della media) ed a riempire le tasche di qualcun altro (i tanti trafficoni interessati che cooperano a questi programmi).
    Poi forse qualcosa finisce anche per essere utile, ma non sapremo mai quanto.

    Secondo alcuni, l'intervento attuale del mondo occidentale, così come strutturato, sarebbe addirittura dannoso, ma non me ne intendo abbastanza da poter dare un giudizio fondato.

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    1. L'aiuto dovrebbe essere un aiuto all'auto-aiuto, cioè all'autonomia. Troppo spesso invece, come a Gaza, la gente finisce per restare dipendente dagli aiuti internazionali. Non vorrei però biasimare quest'atteggiamento. Non deve essere facile in certi posti o paesi creare imprese e posti di lavoro. Se non hai prospettive, non ne intravedi, ti accontenti di vivacchiare, anche grazie agli aiuti. La dignità sarà una bella cosa, ma se non puoi fare davvero un salto di qualità ti accontenti di quello che passa il convento. Bada poi che le cose non sono molto diverse nel sud d'Italia che sopravvive anche grazie ai foraggiamenti ... tuoi e di Diaz.

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    2. << Non deve essere facile in certi posti o paesi creare imprese e posti di lavoro >>

      No, certo, non è per nulla facile.
      Però, piaccia o non piaccia, è da lì che bisogna passare.
      Non ci sono altre scorciatoie; o se ci sono portano allo squilibrio socio-economico e quindi al disastro.

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    3. Eh si' pero' non mi pare che quando lo squilibrio socioeconomico avviene nel verso opposto, a causa dell'abbattimento delle frontiere, lo accettiamo tanto allegramente, votiamo anche hitler per mantenere il "privilegio" (vedi abbattimento delle barriere tariffarie, globalizzazione, moneta unica e concorrenza dalla ciiiiiiiina ;)

      Anche se lo "squilibrio", in questo caso, significa solo "diminuzione degli squilibri".

      Pensate a cosa sarebbe successo se dopo la fine del comunismo e l'abbattimento della cortina di ferro, la cina invece di svilupparsi in casa e venderci merci, fosse rimasta alla fame e avesse riversato un miliardo di cinesi affamati sul resto del mondo. Eppure neppure questo ci va bene.

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    4. Caro Diaz, guarda che sulla Cina io la penso più o meno come te.
      Il fatto che dopo il lungo (incredibile) black-out del Maoismo sia tornata al buon senso, ed anzi allo sviluppo economico non mi spaventa più di tanto.
      Ci fanno concorrenza perchè sono grandi lavoratori ? Bravi loro.
      Sta a noi cercare di rispondere con le nostre 'armi' e le nostre capacità.
      Sono ben altre le situazioni mondiali che mi fanno paura, o quanto meno mi mettono a disagio.

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    5. "Sono ben altre le situazioni mondiali che mi fanno paura"

      Non ne vale la pena di spaventarsi, per male che vada muoriamo solo un po' in anticipo, cosa che nel nostro caso di cittadini italiani puo' essere vista come un vantaggio. E cosi' liberiamo pure un po' di questo spazio che scarseggia.

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    6. << Non ne vale la pena di spaventarsi >>

      Più che non valere la pena, forse si può dire che non serve a niente.
      Essere prudenti è un conto, essere spaventati, in effetti, è un altro conto.

      Però c'è modo e modo.
      Ieri parlavo con un amico, appassionato delle vacanze last minute, che ha deciso di infilarsi in un viaggio organizzato per Bagdad (presumo a prezzo scontato).
      Io non lo farei, ma lui dice che non c'è pericolo e parte tranquillo e sereno.
      Beato lui !

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    7. Il rischio di essere sgozzato e' niente rispetto alla enorme rottura di coglioni cui si espone questa gente per andare a Bagdad per "divertimento". Se qui stanno di merda (per colpa loro), credono di risolvere il problema andando per qualche giorno a Bagdad? Ma almeno li pagano bene?
      Comunque, oltre a questo, contestualmente, trovo ridicolo che noi invece si stia qui a preoccuparsi di: catastrofi climatiche, collassi delle risorse, esplosioni della popolazione, tracolli monetari. E' tutto, completamente, ridicolo. L'essere umano e', nella sua essenza, un pagliaccio.

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    8. << L'essere umano e', nella sua essenza, un pagliaccio. >>

      Metà e metà.
      Metà pagliaccio e metà carnefice.
      Metà farsa e metà tragedia.
      Metà esibizionismo e metà sopraffazione.

      (che c'entri anche qui il mio piccolo 'amico' gene egoista ?
      Sì, lo so, sono un po' fissato.).

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    9. Se c'entra, c'entra quanto una molecola di CO2. Non e' forse egoista una molecola di CO2? Ha organizzato tutto in modo da potersi riprodurre, ancora prima del gene. E l'atomo? E l'elettrone?

      Se proprio dobbiamo ascoltare qualcosa di potenzialmente egoista, ascoltiamo questo:

      Tutto il mondo è un palcoscenico, e tutti
      Gli uomini e le donne sono soltanto attori:
      Hanno le loro uscite e le loro
      Entrate, e un solo uomo recita,
      Nel tempo che gli è dato, molte parti,
      Poiché i suoi Atti sono le sette età.
      Prima l’infante che miagola e rigurgita
      Tra le braccia della balia; poi lo scolaro
      Piagnucoloso, con la cartella e il viso
      Infreddolito del mattino, che come una lumaca
      Striscia malvolentieri verso la scuola;
      E poi l’innamorato che soffia come una fornace
      E compone ballate lamentose per le ciglia
      Della sua amata; e poi un soldato,
      Pieno di tremende imprecazioni, barbuto
      Come il leopardo, geloso del suo onore,
      Rapido e pronto alla rissa, che cerca
      I fumi della gloria persino nella bocca
      Del cannone; e poi il giudice dal rotondo
      Ventre farcito di buon cappone,
      Gli occhi severi, la barba dal taglio
      Di ordinanza, pieno di sagge massime
      E di scontati esempi: così recita
      La sua parte; scivola la sesta età
      Nel magro pantalone con ciabatte, occhiali
      Sul naso e borsa al fianco, le ben conservate
      Calze giovanili diventate immense
      Per i suoi stinchi rinsecchiti, mentre la voce
      Grossa e virile, mutata in pigolio
      Infantile, zufola e fischia; la Scena
      Che ultima conclude questa strana
      Avventurosa storia, è una seconda fanciullezza,
      Un mero oblio, senza denti, senza occhi,
      Senza gusto, senza niente.

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    10. Che tristezza. Ma chi è questo poetastro? Per certo un misantropo. Belli scrive a volte versi simili, ma almeno te fa rire.

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    11. Ah ah: e' quell'incapace di Shakespeare.
      La traduzione in effetti non e' granche', ma ce ne sono di molto peggio.

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    12. Ma non conosci questo passo? E' uno dei piu' famosi della letteratura di tutti i tempi.

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    13. No, non lo conoscevo o non lo ricordo. Qualcosa di simile l'avevo già letto. Però rileggendo il pezzo devo convenire mio malgrado che rappresenta bene le vicende umane. Mio malgrado perché è una visione davvero deprimente, anche se in gran parte vera. Che squallore, che miseria.

      Non frequento molto Shakespeare. Anni fa lessi una sua tragedia esaltata da Franco Fortini, "Antonio e Cleopatra". Il massimo per Fortini, effettivamente è un'opera pazzesca. Sto Shakespeare era proprio un genio.

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  3. "L'homme n'est ni ange ni bête, mais quand il veut faire l'ange il fait la bête." (Pascal)

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    1. Ma quale angelo! È bel et bien una bestia con alcune caratteristiche che lo distinguono dalle altre bestie - che gli sono per certi versi superiori (forza fisica, fiuto e altro). Solo perché ha una scatoletta cranica più vasta s'immagina chissà che cosa, per es.

      «... favoleggiar gli piacque, in questo oscuro
      granel di sabbia, il qual di terra ha nome,
      per sua cagion de l'universe cose
      scender gli autori, e conversar sovente
      con lui piacevolmente ...»

      come dice il poeta, "il giovane favoloso".

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    2. << come dice il poeta, "il giovane favoloso". >>

      Il quale sta sempre nel mio cuore e, fra non molto, verrà di nuovo ospitato su queste pagine (nel modo che vedrete).

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