mercoledì 22 giugno 2016

Il picco della guerra

Chi frequenta questo blog sa bene che non esiste solo il (ben noto) “picco del petrolio”, ma anche il picco delle materie prime, il picco della produzione agricola, il picco delle rese ittiche, ecc. ecc. Qualcuno arriva addirittura a parlare, con termine omnicomprensivo, di un “picco di tutto”.
E la guerra ? E’ possibile che anche la guerra risenta della crisi globale e che quindi esista anche un “picco della guerra moderna” ?
Ce ne parla Jacopo Simonetta, di cui riporto alcune interessanti considerazioni sull’argomento (da Effetto Risorse). 
LUMEN


<< L’umanità intera, e dunque tutti i paesi coinvolti nei [vari] conflitti, hanno iniziato la fase di impatto contro i Limiti della Crescita. Ad esempio, senza essere un esperto di geopolitica, trovo assurdo parlare di una possibile nuova Guerra Fredda, senza tener conto di fatti come il picco petrolifero.

Dunque, anziché sostenere le ragioni di questo o quel contendente, vorrei qui tentare di avviare una discussione circa la situazione a partire dai tre punti seguenti:

1 – Il sistema socio-economico globale è entrato in una crisi irreversibile che porterà al collasso della civiltà industriale e ad un brutale ridimensionamento della popolazione umana mondiale. Probabilmente la fase acuta del collasso comincerà fra 10-20 anni al massimo, ma non colpirà tutti i paesi allo stesso modo e nello stesso momento.

Un conflitto di ampia portata accelererebbe necessariamente il processo, non solo per il numero di morti nei bombardamenti, ma soprattutto per la distruzione di risorse ed infrastrutture che ben difficilmente potrebbero essere riparate o ricostruite. In altre parole, i conflitti attuali e futuri in un modo o nell'altro finiranno, ma la ricostruzione sarà impossibile o molto parziale tanto per i vinti che per i vincitori.

2 – L’economia attuale è totalmente interconnessa. Abbiamo visto come una crisi partita dagli stati Uniti abbia travolto l’Europa e quindi la Russia, poi il Brasile e quindi il resto del mondo, fino a raggiungere la Cina. Questo significa che il collasso di uno degli attori principali, trascinerebbe seco anche tutti gli altri. Una situazione completamente opposta a quella che si verificava durante la guerra fredda.

3 – I metodi di guerra attualmente utilizzati dalle potenze di primo e secondo livello (quelli che possono usare aviazione, artiglieria e mezzi corazzati) sono quanto di più dissipativo sia mai uscito dalle officine umane. Il loro impiego comporta una distruzione di risorse, capitale reale ed informazione spropositatamente alto rispetto alla distruzione di persone.

Questo significa che, terminato il conflitto, la popolazione superstite si troverà in condizioni ancora peggiori di quelle che avevano scatenato la violenza. Con l’alternativa di continuare a combattere con mezzi progressivamente più semplici, o attendere che la miseria ristabilisca l’equilibrio fra popolazione e risorse. (…)

Molti vagheggiano un ritorno alla Guerra Fredda, che, a quanto pare, ha molti nostalgici su entrambi i fronti della barricata. Ma i tempi sono cambiati e con essi le prospettive. Per capire quanto, suggerisco di considerare che, piaccia o non piaccia, il peso geo-politico di un paese è molto approssimativamente correlato con il suo potenziale industriale-militare. Quindi, sempre molto approssimativamente, con la quantità di energia che riesce ad utilizzare e dissipare. (…)

Nel 1970 la dissipazione di energia in URSS era poco superiore a quella EU. Circa la metà della somma USA+EU, ma con un potenziale militare pari (o forse superiore) per la molto maggiore percentuale di risorse che i sovietici devolvevano alle forze armate. In ogni caso, la Cina era un nanerottolo termodinamico, di taglia addirittura inferiore a quella del Giappone e della sola Germania. (…)

Il nanerottolo oggi è la Russia, mentre USA ed EU sono entrambe state surclassate dalla Cina, che non nasconde più le sue ambizioni imperiali su buona parte dell’Asia e dell’Africa. Si noti anche che nel 1970 la maggior parte dei “magnifici 7” erano europei, mentre oggi sono asiatici e che il cosiddetto club dei “BRICS” è composto da una super potenza (la Cina) e da quattro "mezze cartucce” che, tutte insieme, non arrivano alla metà del “dragone”.

È ovvio che un eventuale sodalizio fra loro sarebbe, di fatto, il riconoscimento di un’egemonia cinese sugli altri stati, analogamente a quanto è avvenuto fra gli USA ed gli altri paesi occidentali.

Tornando ad un’ipotetica “guerra fredda 2”, potrebbe accadere se il mondo tornasse a dividersi in due blocchi di potenza industriale e militare circa equivalenti, cosicché nessuno dei due osi attaccare l’altro direttamente. Allo stato attuale delle cose sembrerebbe possibile solamente se le due parti fossero USA +EU da un lato e Cina dall'altro. Un “grande gioco” in cui la Russia avrebbe delle buone opportunità facendo del cerchio-bottismo fra i due schieramenti.

Per quanto industrialmente [sia] drasticamente ridimensionata, la Russia è infatti ancora una potenza militare di primo piano e dispone di risorse rilevanti. Entrambi gli ipotetici schieramenti avrebbero quindi interesse a coltivarne l’”amicizia”. Viceversa, se la scelta fosse quella di attaccarsi stabilmente al carretto cinese, credo che la Russia finirebbe con il diventare, in buona sostanza, una colonia di Pechino. Una specie di contrappasso storico, a 100 anni circa di distanza.

Ma non credo che questo sia uno scenario realistico, perlomeno non nell'immediato futuro. Semplicemente perché la reciproca dipendenza economica tra tutte le parti in causa è troppo elevata affinché uno dei giocatori si possa permettere di buttare all'aria le carte. Insomma, fra i tanti svantaggi della globalizzazione, ci sarebbe anche un vantaggio importante: il fatto di rendere praticamente impossibile una guerra mondiale.

Questo finché rimane in piedi il "Business As Usual". Non appena le curve dell’economia e della disponibilità energetica globali saranno abbassate in misura sufficiente, il sistema comincerà a disgregarsi, presumibilmente a partire dei livelli di complessità maggiori, per riorganizzarsi in sistemi progressivamente più piccoli e meno dissipativi.

Il livello maggiore in assoluto è ovviamente quello globale, che già mostra segni evidenti di senescenza. Subito dopo vengono i mega-stati o meta-stati: USA, Russia, EU, India e Cina. Di questi, la Russia ha già subito un primo round di disgregazione e sembra quasi matura per un secondo. India, Europa ed USA si contendono il posto di prossimo candidato ad un analogo destino, forse anche prima della Russia.

Anche la Cina non è poi quel monolite assoluto che cerca di sembrare, ma non c’è dubbio che la triade partito-esercito-polizia abbia per ora la situazione in pugno. Finché questa triade non vacillerà, la Cina non si sfascerà. Sembra quindi che un periodo di egemonia cinese su buona parte del mondo sia oramai ineluttabile. Salvo che gli ci vorrebbero almeno altri 20 anni per arrivarci e probabilmente non ce li ha.

Personalmente, vedo infatti due grossi ostacoli verso l’affermazione di un “Impero Giallo Mondiale”.

Il primo è che in un mondo in cui la crescita economica è oramai da tempo un gioco a somma negativa, la crescita della Cina può avvenire solamente a spese degli altri paesi del mondo, soprattutto di USA e UE (esattamente come è avvenuto nei 20 anni scorsi). Ma abbiamo visto che il deterioramento delle economie occidentali danneggia anche quella cinese. Dunque se la Cina vince troppo, rischia di andare a rotoli.

La seconda è che, se davvero l’evoluzione del sistema globale procederà come previsto, il collasso avverrà prima che la Cina abbia potuto consolidare il suo impero. O, perlomeno, questo sarà di assai breve durata.

L’aspetto negativo è che, collassando il sistema globale, tutti i giocatori si troveranno ridimensionati, ma anche meno interdipendenti. Di conseguenza, le probabilità di un conflitto ad elevata intensità aumenteranno considerevolmente. Anche perché attaccare i paesi vicini potrebbe diventare la disperata alternativa allo scoppio di guerre civili. (…)

Trovare un ragionevole compromesso e saldare una coalizione anti-cinese sarebbe, a mio avviso, l’unica ipotesi ragionevole tanto per la Russia, quanto per EU ed USA. Questo non impedirebbe la loro disintegrazione, ma potrebbe permettergli di guadagnare tempo e di limitare i danni. >>

JACOPO SIMONETTA

33 commenti:

  1. Mah, chissà, forse. Questi scenari non mi persuadono, le possibili varianti sono tante, troppe. Che la Cina col suo miliardo e mezzo di abitanti possa diventare o stia già diventando il primattore sulla scena economica mondiale è possibile, quasi certo. Sicuramente aumenterà anche la sua potenza militare che però attualmente è modesta anche solo rispetto alla Russia (sembra che entrambe spendano ca. 70-100 miliardi di dollari per armamenti, gli USA ca. 600 !). La Russia ha un handicap terribile per il calo demografico, attualmente però militarmente è seconda solo agli USA (anzi credo che l'equilibrio del terrore sia ancora attuale fra le due potenze).
    Interessante è il fatto della crescente interdipendenza economica di praticamente tutti gli Stati. Una Brexit avrebbe importanti ripercussioni a livello non solo europeo, ma forse anche planetario. La Cina vuole investire di più nel commercio interno e puntare meno sulle esportazioni per essere meno vulnerabile, ma vulnerabili sono un po' tutti, compresi gli USA.

    Può forse interessare una iniziativa svizzera su cui si voterà prossimamente (proprio suonati questi Svizzeri con le loro iniziative). È stata lanciata dal settore agricolo e vorrebbe non dico garantire ma almeno rafforzare la sovranità alimentare (la Svizzera deve importare credo il 60% delle derrate alimentari per la popolazione). In base alla costituzione dovrebbe essere garantita solo parzialmente la sovranità alimentare (la piena sovranità è impossibile). Dicevo interessante perché il governo è contrario perché un rafforzamento di questa sovranità contrasterebbe con gli accordi internazionali del paese ...
    Ricordiamo che anche Monti era contrario alla produzione a chilometro zero. Immagino perché avrebbe reso l'Italia un po' più indipendente (solo un po', d'accordo), mentre si auspica una maggiore dipendenza di tutti (che gioverebbe a qualcuno: alle élite?). Più i paesi sono dipendenti più hanno le mani legate e sono costretti ad accettare le regole di chi mena il gioco (se davvero esiste).
    Concludo dicendo che le argomentazioni di Simonetta non mi sono piaciute. Sono al limite della farneticazione o forse tale. Qualcosa di vero c'è, ma che cosa ne dobbiamo concludere? Troppi gli scenari e le incognite. Certo che 1'500 bombe nucleari pronte al lancio sono un incubo a pensarci (ma nessuno ci pensa seriamente, uno scontro nuclerare è ritenuto impensabile, altamente improbabile). Ma poi si dirà: è successo, chi se l'immaginava! E un errore è sempre possibile, tutto si gioca su pochi minuti di riflessione, se anzi la rappresaglia nucleare non è già programmata nei minimi termini. Oggli le guerre non si dichiarano più, non siamo ai tempi della cavalleria: le guerre si giocano d'anticipo. Israele ha detto che non scatenerà un attacco atomico per primo. Balle, voglio proprio vedere. Se la minaccia si farà vera (da Cina, Russia, Iran o altri pazzi) Israele dovrà cercare di colpire per primo. Ma evidentemente tutte le potenze nucleari, in primis gli USA, hanno il dito sul grilletto. Chissà come reagirebbe l'opinione pubblica mondiale a un conflitto nucleare di "piccole dimensioni", per es. tra India e Pakistan.

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    1. "Ricordiamo che anche Monti era contrario alla produzione a chilometro zero"

      Forse non ha senso produrre il vino in svezia e il "pino di svezia" in sicilia. Il commercio, a km NON zero, serve a questo, a compensare la disponibilita' delle risorse, e funziona cosi' almeno dai tempi dell'impero, quello romano.
      Se avete pazienza, qualcosa in proposito lo trovate qui, da questi agronomi e storici dell'agricoltura, non certo sul blog di beppegrillo:
      https://agrariansciences.blogspot.it/

      E' noto che la sicurezza alimentare e' indissolubilmente legata al fatto che e' estremamente improbabile se non impossibile che non piova, o piova troppo, contemporaneamente dappertutto, cosi' come per le altre avversita' temporanee, a meno di eventi catastrofici tipo una enorme eruzione vulcanica stile krakatoa o tambora: percio' e' il "km non zero" e lo scambio che da' la sicurezza alimentare, cosi' come la "finanza" servirebbe a finanziare, come dice il nome, i temporanei squilibri, diluendoli nel tempo, nonche' a sfruttare la specializzazione. Ma come al solito tutto cio' che nasce per un fine buono, finisce per essere abusato, e nel moltiplicare il male.

      Ma serve ancora a qualcosa dire queste cose? Tanto per uno che sa che in pratica funziona cosi', ci sono centomila "grillini" che strillano democraticamente in coro, in modo "narrativamente postmoderno", il contrario, finche' anche loro non cocciano il naso contro la rude realta', questa sconosciuta.

      Per quanto riguarda le guerre "a sorpresa", tutte le guerre moderne lo sono: hitler ad esempio non ha MAI dichiarato guerra a nessuno, anzi ha sempre predicato la pace e la concordia, prima, durante, e dopo l'invasione. E in russia, a sua volta, si e' trovato la sorpresa di 10.000 carri armati pesanti, di cui nessuno sospettava neanche lontanamente l'esistenza. Estremamente interessante questo antico, dimesso, e negletto sito:

      http://cronologia.leonardo.it/storia/a1941i.htm

      Piu' o meno lo stesso, piu' recentemente, nelle scorribande fra israele e i suoi vicini, semiti pure loro. L'effetto sorpresa e' determinante per vincere se non le guerre, le battaglie.

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    2. << Interessante è il fatto della crescente interdipendenza economica di praticamente tutti gli Stati. >>

      Interdipendenza che, probabilmente, al di là delle considerazioni di Simonetta sui costi militari, è forse il vero e principale motivo dell'attuale sensibile riduzione delle guerre tra le nazioni più sviluppate.
      Meglio così, senza dubbio.

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    3. Il che confermerebbe che "dove non passano le merci passano gli eserciti".
      Affermazione prettamente liberale (Bastiat), e se non ricordo male, in quanto tale, ridicolizzata da bagnai.

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  2. "1 – Il sistema socio-economico globale è entrato in una crisi irreversibile che porterà al collasso della civiltà industriale e ad un brutale ridimensionamento della popolazione umana mondiale."

    Di un articolo che comincia cosi', dando per certo un assunto che sottintende la preveggenza divina di chi scrive, onestamente trovo scostante, e stupido, continuare a leggere il resto. Uno dei siti consigliati a destra, non molto conseguentemente, e' la uaar, mi pare (e c'e' pure goofynomics, del resto, un altro che sa tutto...).

    Io capisco i desideri, che magari condivido, ma cio' non mi autorizza, non ci autorizza a confonderli con la realta', che non c'entra nulla coi nostri desideri se non nella misura in cui possiamo cercare di concretizzarla realizzandoli. Cosi' poi siamo contenti.

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    1. Caro Diaz, non credo che qui si stia parlando di desideri (bisognerebbe proprio essere autolesionisti), ma fare previsioni è nella natura stessa dell'uomo, ed è quasi sempre interessante o comunque stimolante.
      Poi, certo, troppa sicumera può essere fastidiosa, ma certe linee di tendenza - a livello macro - mi sembrano difficili da negare.

      Infine, ultima cosa non meno importante, c'è quasi sempre qualcosa di utile e di interessante da trovare, anche nei pezzi che non si condividono.

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    2. "mi sembrano difficili da negare"

      Senza almeno provarci e' difficile averne prova, ed e' proprio questo che mi irrita.

      "c'è quasi sempre qualcosa di utile e di interessante da trovare, anche nei pezzi che non si condividono."

      Appunto, ma questo atteggiamento e' totalmente inesistente in quei posti. Chi ha evidenze diverse e' semplicemente stupido. Peraltro e' l'atteggiamento che hanno in comune tutti i siti di riferimento elencati a destra, escluso pardo.

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    3. Beh, ma i io i siti "interessanti" mi limito ad elencarli, mica me li sposo... :-)

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  3. Come avrete visto, e piuttosto a sorpresa, hanno vinto i separatisti britannici del Brexit.
    Questo il commento di Piergiorgio Odifreddi sul suo blog:

    << L’Inghilterra ha deciso di uscire dall’Europa, e questa è una bella notizia per tutti. Per gli europeisti, perché l’Inghilterra non lo è mai stata, come dimostra il fatto che non avesse neppure adottato l’euro: stava in Europa con un piede dentro e l’altro fuori, e il vero referendum avrebbe dovuto essere fatto dal resto degli stati europei, per decidere se tenerla oppure no (e io avrei subito votato “no”, con molta soddisfazione).

    Ma se per gli europeisti la notizia è buona, per gli antieuropeisti è ottima. L’Europa è diventata un rischio per le democrazie nazionali, dove ancora sopravvivono, perché impone politiche (soprattutto economiche, ma già Marx sapeva che la politica è soprattutto economia) che vanno spesso contro gli interessi dei cittadini delle varie nazioni, e a favore delle istituzioni (soprattutto economiche, ancora una volta) sovranazionali. >>

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  4. E dopo le considerazioni di Odifreddi sulla Brexit, ecco quelle di Bagnai che, come spesso succede, cerca di vedere le cose da una angolazione un po' diversa dal solito:

    << Da quando l'iniziativa Brexit è partita (...), la UE ha sospeso qualsiasi analisi di scenario, qualsiasi studio di un possibile piano B.
    La retorica è sempre la solita: "abbiamo solo un piano A, and this is it".
    In realtà, questa retorica non risponde solo all'esigenza (pure vitale) di convincere se stessi che quanto si sta facendo è la cosa giusta (e quindi chi se ne frega se la gente muore).
    Oltre a questo problema esistenziale c'è un problema organizzativo: in una organizzazione mastodontica, la probabilità che un piano B rimanga segreto (cioè la probabilità che tutti stiano zitti) (...) si avvicina di molto allo zero.
    Ora, siccome il semplice sapere che un piano B ci fosse (indipendentemente da quale fosse) avrebbe dato un segnale politico, l'unico modo per non far sapere che un piano c'era, in questa come in altre circostanze, era non prepararlo.

    E questa storia contiene una lezione cruciale, che chiarisce perché il progetto di mega-stato europeo è delirante e antistorico.
    Dato che (...) i piani B, hanno un ovvio valore politico e devono essere tenuti segreti, perché svelarli creerebbe problemi (...) e dato che la probabilità di mantenerli segreti è inversamente proporzionale alle dimensioni dell'organizzazione che li produce, ne consegue che solo organizzazioni sufficientemente piccole potranno dotarsi di piani B.
    Di converso, organizzazioni mastodontiche sono condannate ad arrivare impreparate agli appuntamenti con la Storia. >>

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    1. il progetto di mega-stato europeo è delirante e antistorico

      Lo e' esattamente come quello dell'italia, se dovessimo giudicarlo con lo stesso metro, eppure siamo qui da 150 anni.

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    2. Perchè, a te sembra che l'unificazione dell'Italia (dove pure c'era una certa unità culturale e di lingua) sia stato un progetto vincente, riuscito, un successo della storia ?
      Io, se mi permetti, avrei qualche dubbio.

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    3. Non devi chiederlo a me, ma a bagnai.

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    4. La Banca nazionale svizzera ha rassicurato - prima della Brexit! - che un'eventuale Brexit non l'avrebbe colta impreparata. La BNS aveva dunque un piano B. Ma appunto, la Svizzera è piccolina, è più facile approntare misure, far fronte a qualsiasi eventualità. Comunque quale fosse questo piano B nemmeno la BNS l'ha rivelato.

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    5. Per frenare l'apprezzamento del franco la BNS aveva fissato il cambio minimo del franco a 1.20 franchi per euro. Per mantenere questo cambio, e a difesa delle esportazioni e dei posti di lavoro, la BNS è intervenuta per anni sul mercato acquistando centinaia di miliardi di euro. Finché l'anno scorso ha abbandonato questo cambio suscitando reazioni in tutto il mondo, anche contrarie specie a sinistra (l'abbandono del cambio minimo minacciava esportazioni e posti di lavoro). Ma l'economia elvetica, la più innovativa del mondo, ha perso sì posti di lavoro ma ne è uscita lo stesso abbastanza bene.
      Dopo la Brexit il franco è diventato subito un bene rifugio e la BNS è dovuta intervenire di nuovo (acquistando euro). Il franco era sceso a 1.07 per euro (era prima a 1.09 - 1.10).

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    6. @ Sergio

      << La BNS aveva dunque un piano B. Ma appunto, la Svizzera è piccolina >>

      Appunto.
      Non riesco nemmeno ad immaginare un paese come la Svizzera che si lascia sorprendere da un terremoto finanziario senza avere già pronto un piano B (e forse anche C).

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    7. @ Diaz

      << Non devi chiederlo a me, ma a Bagnai. >>

      Bagnai in effetti ne ha parlato e, se ricordo bene, finiva per concentrarsi (chi l'avrebbe mai detto ?) sull'aspetto valutario.
      Sosteneva infatti che i problemi storici del mezzogiorno erano dovuta al fatto che in Italia coesistevano due diversi sistemi economici (quello del nord e quello del sud), con caratteristiche e tendenze diverse, ma ingessate nella camicia di forza di una moneta unica (la Lira italiana).

      Ergo, la soluzione avrebbe dovuto essere, in luogo del ben noto sistema della Cassa del Mezzogiorno (ovviamente inefficiente, a tacer del resto), la creazione di 2 diverse valute.

      Ovviamente, se ho interpretato male il Bagnai-pensiero, correggimi pure.

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    8. Bagnai non lo leggo piu' da un pezzo, ma il motivo per cui e' sostenuto dalla lega (Borghi stesso e' di quell'area) e' proprio questo, nonostante la lega sia virata dal nazionalismo regionale al nazionalismo nazionale italiano di stampo fascista (non che dovesse per questo rivoluzionare tutto il suo quadro culturale...). Qualche giorno fa ho sentito un'intervista a Salvini, riporta pari pari intere frasi di Bagnai. Probabilmente i fessi si illudono che tornando alla lira poi magicamente torneranno gli anni pre-globalizzazione.
      La valuta euro non va bene per l'italia nel suo insieme, ma andrebbe benissimo per l'italia del nord, a pieno titolo socioeconomicamente mitteleuropea, o meglio ex-mitteleuropea. Cio' che per l'italia e' insostenibile e' l'euro col fardello del centro sud (roma compresa) a carico dei soli contribuenti italiani,
      magari con ogni tanto una scarica supplementare di tasse per salvare banche francesi e tedesche (i francesi erano esposti il doppio dei tedeschi), troppo esposte nei paesi piigs.
      Disastroso probabilmente e' stato l'eccessivo allargamento della UE a oriente, imposto dagli americani in funzione antirussa, che ha reso trascurabile il nostro sud e insostenibile il sistema italia, come spiegato sopra, nel suo insieme.
      Che l'italia non sia una Avo, area valutaria ottimale, nonostante 150 anni di unita', e' piuttosto evidente.
      Il progetto giusto sarebbe stato probabilmente quello di federalizzazione dell'europa sul modello svizzero, una confederazione di regioni, ma purtroppo gli stati nazionali europei, quelli stessi che hanno provocato il tracollo dell'europa della prima meta' del '900, l'hanno letteralmente fagocitata, non vogliono morire. Moriremo con loro.

      L'italia regionalizzata in confederazione, se non fosse stata guidata da idioti in questi anni, sarebbe dovuta essere il naturale modello, sostenitore e apripista di questa idea, da cui avrebbe guadagnato essa stessa.


      E' interessante questo sito, che leggo sempre, che suggerisce l'incompatibilita' (e l'astoricita' :) del modello dello stato nazionale nelle nuove condizioni globalizzate:
      http://www.laconfederazioneitaliana.it/

      Leggete la biografia di alvi su wikipedia, non e' l'ultimo arrivato. Sul giornale (ha collaborato per un periodo anche con quello) ci sono ancora un sacco di suoi articoli molto interessanti, e' un tipo colto.

      PS: dati i capricci della storia, non e' da escludere che dell'europa unita l'unica cosa che restera' sara' l'euro. Liberarsi di una valuta pregiata non e' cosi' facile, l'unico modo e' metterla fuori legge. Come in venezuela e in urss, o posti simili, col dollaro ;)

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    9. C'era una interessantissima intervista di daverio su youtube, ma deve essere stata rimossa. Forse la trovate su emule cercando: PHILIPPE DAVERIO QUANDO BOSSI ERA QUASI DI SINISTRA
      Interessantissima, non capisco perche' l'hanno tolta da youtube.

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    10. "L'italia regionalizzata in confederazione, se non fosse stata guidata da idioti in questi anni"

      Anche se la palma dell'idiozia stavolta va alla classe dirigente di brussel, personaggi inconsistenti e microscopici come Juncker e il Kapo', come diavolo si chiama, Schultz, tuttora presidente del parlamento europeo, o quello di prima di cui e' impossibile ricordare il nome e la figura, ma dove li hanno trovati?

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    11. "Liberarsi di una valuta pregiata non e' cosi' facile, l'unico modo e' metterla fuori legge. Come in venezuela e in urss, o posti simili, col dollaro ;)"

      O come l'oro. L'oro e' fuorilegge come moneta, alla sua transazione dovrebbe essere applicata l'iva... Nei tremendi protezionistici anni 30, quelli che prepararono la seconda guerra mondiale, il possesso di oro venne messo fuori legge negli Usa: il dollaro, la "pizza di fango" keynesiana, per usare l'espressione di Borghi, non ammetteva concorrenti.

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    12. Succede di tutto, anche di queste cose qui :)
      http://www.strunzbank.com/2016/05/09/157/

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    13. << Anche se la palma dell'idiozia stavolta va alla classe dirigente di brussel >>

      Dell'idiozia ?
      Io direi invece dell'astuzia diabolica.

      Hanno raggiunto il potere, la ricchezza ed il prestigio quasi senza fatica, solo per cooptazione tra simili.
      E quando dico fatica, non mi riferisco a quella militaresca di una volta (siamo pur sempre in pace), ma a quella tipicamente politica di chi deve girare il proprio paese come un forsennato per vincere le elezioni.
      E' faticosissimo, credetemi (poi, ovviamente, una volta eletti, c'è tutto il tempo per riposare).

      Il burocrate europeo, invece, ha i 'commoda' senza gli 'incommoda'.
      Da prendere a modello !

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    14. Si tratta di una burocrazia diffusa che parte dal basso, le nostre scuole ormai sfornano solo teste di cazzo che vorrebbero creare il mondo perfetto in cui tutto e' previsto, pianificato e regolamentato (e non sono quelle letterarie, Sergio...).

      Il "grande balzo in avanti"...

      Cercate questo pdf con google, si tratta della normativa europea, non so se effettiva o solo proposta, per lo scarico d'acqua del WC:
      Technical_report_Ecolabel_May_2013a_revised_final.pdf

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    15. << che vorrebbero creare il mondo perfetto in cui tutto e' previsto, pianificato e regolamentato >>

      E tutto questo, ovviamente, per un mondo migliore.
      (Il che, curiosamente, pare essere il fine ultimo anche dei kamikaze, ma forse sto esagerando...)

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    16. "Cercate questo pdf con google, si tratta della normativa europea, non so se effettiva o solo proposta, per lo scarico d'acqua del WC"

      In realta' questo pdf non fa per niente sorridere ne' si tratta di un esercizio scolastico, l'intero settore dell'edilizia, specialmente in italia dove si tende ad essere ancora piu' pignoli, quando conviene ai signori professionisti, di quanto raccomandino le direttive, e' completamente funestato da queste demenzialita' paralizzanti e cretine.
      Unica consolazione: gli ingenui ad esempio come Pallante, che finiscono per rappresentare gli "utili idioti" in questa deriva, accelereranno di molto il"collasso" del nostro vivere sociale. Per conferma vedere i primi 20 minuti del video con Massimo Fini, il personaggio (pallante) non fa altro che invocare nuove regole, divieti e obblighi, con l'aria del profeta. Poveri noi. Fini sara' accontentato proprio da coloro che, anche lui ingenuamente, crede allontanino il "redde rationem".

      I limiti dello sviluppo: Massimo Fini e Maurizio Pallante
      https://www.youtube.com/watch?v=Woz3JtRClgw

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  5. articolo interessante:

    http://www.climatemonitor.it/?p=41638

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  6. E, tanto per allargare i commenti sulla Brexit, ecco una interessante considerazione di Aldo Giannuli:

    << Il giudizio politico sul referendum inglese deve partire da un chiarimento: la Ue non si identifica con l’idea di Europa unita, quasi che ci sia un solo modo per farla.
    La Ue è solo uno dei progetti possibili: quello elitario, tecnocratico, banco-centrico ed anti-popolare.
    E la conferma viene da vecchi arnesi di regime come Monti e Napolitano, per i quali il popolo non deve mettere becco in certe materie riservate ai grandi sacerdoti della finanza e della casta politica.
    Il popolo capra si limiti a scegliere il suo pastore quinquennale, che è già una concessione eccessiva. >>

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    1. Notevole la confusione fra destra e sinistra, anche in questo caso, in cui si mescolano istanze tradizionalmente opposte.
      Forse ha ragione Pardo, il problema e' solo nell'eccesso di Stato:

      "L’Europa uscirà dalla crisi quando capirà di avere esagerato. Quando farà marcia indietro rispetto ad un interventismo statale che in Italia arriva ad ingoiare metà della ricchezza prodotta, ne risputa soltanto una parte e spesso se ne serve per dare fastidio ai cittadini con un’infinità di lacci, raccomandazioni, prescrizioni, regolamenti con relative sanzioni. Devi controllare lo stato della tua caldaia per il riscaldamento, devi seguire la forsennata frenesia legislativa in materia fiscale, devi addirittura preoccuparti di sapere se gli operai che ti mandano in casa per una riparazione sono sì o no in regola con i contributi e tutto il resto. A questo punto anche Giobbe diverrebbe anarchico."

      Abbastanza divertente nei testi questo sito, pur nella sua tendenziosita':
      http://incomaemeglio.blogspot.com/

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    2. << il problema e' solo nell'eccesso di Stato >>

      Probabilmente è vero.
      Eppure ho l'impressione che nessuna nazione abbia mai intrapreso il percorso inverso (meno Stato), se non a seguito di fortissimi traumi (guerre, crisi, ecc.).
      Curioso, vero ?

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    3. Come gia' detto, un sistema complesso come il nostro tende a cercare di superare le difficolta' che lo allontanano dall'omeostasi estendendosi e complicandosi sempre di piu', inglobando e addomesticando tutto cio' che lo circonda.
      Il moderno ecologismo, checche' ne dica, opera allo stesso modo. C'e' da chiedersi se il sistema complicato suddetto puo' sopravvivere una volta che non ci sia piu' nulla al di fuori di se', una volta che abbia inglobato tutto in un meccanismo perfetto, senza errori. Questo e' l'obiettivo del nostro agire, senza che ce ne rendiamo conto pienamente.

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    4. Il 'CONTROLLO TOTALE' come fine ultimo degli esseri viventi e quindi delle loro organizzazioni.
      Sì, ci può stare.

      Comunque di Pallante tornerò a parlare più diffusamente nel corso dell'estate (post in preparazione).
      Così avremo modo di commentare più approfonditamente.

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    5. "Comunque di Pallante"

      Intanto ti ho anticipato cosa penso attualmente del personaggio (male). Ti raccomando di ascoltare il link:

      I limiti dello sviluppo: Massimo Fini e Maurizio Pallante
      https://www.youtube.com/watch?v=Woz3JtRClgw

      Nel quale mi infastidisce OLTREMODO il suo atteggiamento riguardo ai problemi, che secondo lui come tutti i suoi simili relitti dell'ultrasinistra maoist-polpottiana, vanno risolti sempre e comunque collettivamente con sempre piu' leggi e obblighi, incentivi e disincentivi, punizioni e sanzioni.

      E' un atteggiamento di fronte ai problemi che odio francamente, che ritengo incivile, da societa' primitiva, oppressiva, sottosviluppata, e che credo sia cio' che solamente interessi ai tipi come lui: i problemi veri e propri sono solo dei pretesti per applicare la cura di cui loro sono i custodi e i kapo'.


      Da youtube scarico con unplug, trasformo in mp3 e poi ascolto con calma mentre mi muovo in bici (senza bisogno di incentivi e disincentivi, ne' pista ciclabile, se c'e' una cosa che non ha bisogno di NULLA e che uno puo' usare quanto come e quando vuole e' la bicicletta.

      Pensare che all'inizio avevo comprato piu' di una copia del suo libro per regalarlo ad amici, ora lo considero una jattura.

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