sabato 13 giugno 2015

E Pluribus Unum


Seconda intervista virtuale per lo studioso americano Bart Ehrman, esperto di critica neo-testamentaria.
Questa volta, scopriremo con il suo aiuto l’incredibile varietà di opinioni teologiche che erano presenti nel Cristianesimo delle origini, poi confluito in un’unica dottrina solo per una serie di eventi sostanzialmente casuali. 
Sembra incredibile, ma il Cristianesimo è diventato quello che conosciamo, non perché la “verità” (?) abbia avuto il sopravvento sulla “menzogna”, ma perchè, nella lotta (serratissima) tra le varie fazioni, le tesi di qualcuno hanno prevalso sulle tesi di qualcun altro. Alla faccia della rivelazione divina. LUMEN


LUMEN – Professor Ehrman, bentornato.
EHRMAN – Grazie.

LUMEN - Cosa possiamo dire della fase primordiale del nascente Cristianesimo ?
EHRMAN -  Sappiamo molte cose sul cristianesimo del II e del III secolo, pressappoco l'epoca fra il completamento della stesura dei libri del Nuovo Testamento e la conversione a questa religione dell'imperatore romano Costantino, che, com’è noto, cambiò tutto. In questi primi due secoli le differenze teologiche fra i primi cristiani erano assai spiccate. Anzi, a dire il vero erano tali che gruppi che si definivano cristiani aderivano a credenze e pratiche che oggi quasi tutti i fedeli considererebbero senz'altro illegittime.

LUMEN – Sembra impossibile.
EHRMAN - Nel II e III secolo c'erano cristiani che credevano in un unico Dio, il creatore di tutto ciò che è. Altri, che pure si definivano cristiani, sostenevano invece l'esistenza di due diversi dei, uno dell'Antico Testamento (il Dio dell'ira) e uno del Nuovo (il Dio di amore e misericordia). Non si trattava di due diversi aspetti dello stesso Dio: erano proprio due divinità distinte. Si noti che i gruppi in questione, compresi i seguaci di Marcione, asserivano che la loro fede era l'autentico insegnamento di Gesù e dei suoi apostoli.

LUMEN – E Marcione, all’epoca, era un personaggio piuttosto famoso.
EHRMAN - Altri gruppi, per esempio i cristiani gnostici, propugnavano l'esistenza non di due dei soltanto, bensì di dodici. Altri parlavano di trenta, altri ancora di trecentosessantacinque. Tutte queste comunità affermavano di essere cristiane, sostenendo la veridicità delle proprie dottrine, attribuite agli insegnamenti di Gesù e dei suoi seguaci.

LUMEN – E come mai questi gruppi non si limitavano a leggere il Nuovo Testamento per verificare se le loro opinioni fossero errate?
EHRMAN – Semplice: perché non esisteva alcun Nuovo Testamento.

LUMEN – In che senso ?
EHRMAN – Nel senso con cui lo intendiamo oggi. Certo, a quell'epoca tutti i libri che fanno parte del Nuovo Testamento erano già stati scritti, ma ne circolavano molti altri, anch'essi attribuiti ad apostoli di Gesù: diversi vangeli, atti, epistole e apocalissi contenenti punti di vista assai lontani da quelli reperibili nei libri che finirono per entrare a far parte del canone neotestamentario.

LUMEN – I famosi “apocrifi”.
EHRMAN - L’attuale Nuovo Testamento emerse proprio da questi conflitti su Dio (o sugli dei) perché un gruppo di credenti riuscì ad acquisire più proseliti di tutti gli altri e decise quali libri dovessero esservi inclusi.

LUMEN – D’altra parte, la storia la scrivono i vincitori.
EHRMAN - Durante il II e il III secolo, invece, non esisteva alcun canone né una teologia condivisa. Esisteva, al contrario, una grande varietà: gruppi diversi che rivendicavano teologie diverse fondate su testi diversi, tutti attribuiti ad apostoli di Gesù.

LUMEN – Qualche esempio ?
EHRMAN - Alcune comunità cristiane sostenevano che Dio avesse creato questo mondo, altri che il vero Dio non lo avesse creato (dopotutto è un luogo nefasto), che esso fosse anzi il risultato di un disastro cosmico. C'erano gruppi secondo i quali le Sacre Scritture ebraiche erano state date dal solo vero Dio, altri che sostenevano che esse appartenevano al Dio inferiore degli ebrei, che non era il vero Dio.

LUMEN - E per quanto riguarda la figura di Gesù ?
EHRMAN - Certi gruppi affermavano che Gesù Cristo era l'unico Figlio di Dio, al tempo stesso del tutto umano e del tutto divino, altri proclamavano che Cristo era del tutto umano e per nulla divino, o del tutto divino e per nulla umano, e altri ancora che in Gesù Cristo sussistevano due persone distinte: un essere divino (Cristo) e un essere umano (Gesù).

LUMEN – Una bella confusione.
EHRMAN - Alcune di queste comunità credevano che la morte di Cristo avesse portato la salvezza al mondo, altre che la sua morte non avesse nulla a che vedere con la salvezza di questo mondo e, infine, altre ancora asserivano che in realtà Cristo non era mai morto.

LUMEN – E tutti erano convinti di possedere l’unica verità.
EHRMAN  - Appunto. Quindi, in questi primi secoli della Chiesa, ogni gruppo tentava di convincere gli altri della verità delle proprie affermazioni e ogni punto di vista fu quindi argomento di costante analisi, dialogo e scambio. Alla fine soltanto una comunità “si impose” in questi dibattiti e decise quale sarebbe stata la fede cristiana; il credo avrebbe affermato che esiste un unico Dio, il creatore, che suo Figlio Gesù è sia umano che divino e che la salvezza è venuta grazie alla sua morte e resurrezione.

LUMEN – Quindi la scelta finì per essere storicamente casuale.
EHRMAN – Certamente. Fu questo gruppo “vincitore” a decidere quali libri sarebbero stati compresi nel canone delle Sacre Scritture. Entro la fine del IV secolo la maggioranza dei cristiani convenne che il canone dovesse includere i quattro vangeli, gli Atti degli apostoli, le lettere di Paolo e un gruppo di altre lettere come la Prima lettera di Giovanni e la Prima lettera di Pietro, insieme all'Apocalisse di Giovanni.

LUMEN – Ma chi aveva copiato, nel tempo, questi testi?
EHRMAN - Cristiani delle stesse congregazioni, cristiani intimamente consapevoli e perfino coinvolti nei dibattiti sull'identità di Dio, sulla posizione delle Scritture ebraiche, sulla natura di Cristo e sugli effetti della sua morte.

LUMEN – E quindi con tutti le alterazioni di trascrizione (casuali o anche volute) che ben conosciamo.
EHRMAN - Il gruppo che si affermò come “ortodosso”, che cioè possedeva quella che si considerava ormai «la retta dottrina», stabilì quindi cosa avrebbero creduto e letto come Sacre Scritture le generazioni cristiane future.

LUMEN – E come dovremmo chiamare le opinioni «ortodosse» prima che diventassero l'opinione maggioritaria dei cristiani?  Eretiche ?
EHRMAN – Beh, eretiche mi pare eccessivo. La scelta migliore è forse chiamarle proto-ortodosse, per significare che rappresentavano le idee dei cristiani «ortodossi» prima che questo gruppo si imponesse nelle dispute, più o meno verso l'inizio del IV secolo.

LUMEN – Grazie professore per questa interessante chiacchierata.
EHRMAN – E’ stato un piacere.

16 commenti:

  1. Pur conoscendo un po' gli esordi del cristianesimo ho trovato questo dialogo interessante, ho appreso cose che non sapevo. Probabilmente il 99,99% di coloro che si dicono cristiani o cattolici non sanno quasi nulla dei tribolati inizi della civiltà cristiana ormai al tramonto (nessun teologo crede più nei dogmi contenuti nel credo - e se è indipendente, come la prima teologa cattolica Uta Ranke-Heinemann - lo dirà pure). Gli altri teologi invece si arrampicano sugli specchi per cercare di spiegare l'inspiegabile. Sono teologi pusillanimi o "in carriera", come Ravasi e Scola, che puntano alla massima carica, quella di papa (e potrebbero anche farcela, visto che Bergoglio è acciaccato - ha un solo polmone -, è fuori ruolo, rischia persino qualche scisma, e ha persino già espresso l'opinione che il suo papato sarà breve - non escludo che si dimetta come Ratzinger). Due papi che si dimettono uno dopo l'altro sarebbero per me il sintomo più evidente di dissoluzione della Chiesa e della civiltà cristiana.
    La Chiesa cerca di non sparire e punta ora sul ruolo di guida morale e di punto di riferimento e in parte ci riesce ancora. Vedi la prossima enciclica di Bergoglio sulla situazione ecologica del pianeta! E visto che la situazione mondiale è instabile e persino drammatica il papa è esaltato anche dalle elite mondiali atee (vedi il branco italico di atei devoti: Scalfari, Ferrara, M. Pera, V. Sgarbi (sì, anche costui!), Napolitano, d'Alema, Juncker, Barroso ecc. - nessuno di questi scemi crede in Dio e nella Madonna, ma credono e sperano che il papa possa mettere una pezza al disastro in corso).

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    1. P.S. Juncker e Barroso non sono ovviamente italiani. Juncker è persino democristiano, ma alla fede preferisce ... l'alcool (è notoriamente un alcolista!).

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  2. Ricordiamoci che fino in tempi recenti la lettera della Bibbia era vietata ai comuni cristiani ovvero ai poveri di spirito (che dalla lettura della Bibbia avrebbero potuto perdere anche la fede - tante sono le cose strane e persino atroci dei testi biblici). E se era vietata la Bibbia figurarsi cosa sapevano (e sanno!) i comuni cristiani dei primi secoli del cristianesimo, della storia della Chiesa.
    Nel suo capolavoro (Storia della decadenza e caduta dell'impero romano) E. Gibbon narra di un criterio di scelta dei libri sacri ovvero dei vangeli ispirati. Di vangeli - è noto - ne circolavano a centinaia. In un'occasione furono impilati sull'altare e poi scaraventati per terra con una manata. Quelli che sarebbero rimasti sull'altare erano da considerare autentici perché sicuramente Dio ci avrebbe messo una manina per favorire la verità! Una specie di ordalia cristiana!
    Ma di stranezze, inganni, soprusi, anatemi, assassini è piena la storia della Chiesa (e anche Gesù ci ha messo del suo!). Gesù è a volte talmente strano che ... deve essere davvero esistito! È anche così umano, anzi troppo umano (vedi come è sempre incazzato!).

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    1. Mi permetto di puntualizzare un fatto che e' di importanza capitale credo nel divenire della cultura europea: la lettura della bibbia era vietata fino a credo meno di un secolo fa negli stati cattolici romani, mentre era divenuta obbligatoria negli stati protestanti fin dai tempi di lutero che la tradusse appositamente in "volgare" tedesco, il che produsse la rapida alfabetizzazione dei paesi di lingua tedesca, contro la analfabetizzazione dei paesi latini.
      Nell'ottocento, i registri di immigrazione Usa descrivono come capaci almeno di leggere gli immigrati nordeuropei, invece che quasi completamente analfabeti gli immmigrati, cattolici, del sud-europa.
      E' un fatto di importanza capitale negli equilibri culturali europei, e non solo, attuali.

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    2. Sì, la traduzione di Lutero è stata d'importanza capitale e i protestanti hanno cosi potuto leggere la bibbia. Io, da buon cattolico, la bibbia non l'ho mai letta (al contrario del filosofo Cacciari che ne ha fatto almeno dieci letture integrali e chissà quante parziali). Ho letto (e anche riletto!) il nuovo testamento (ma non tutte le lettere apostoliche), compresa l'Apocalisse.
      Del VT conosco solo alcune parti. Del resto noi cattolici non siamo mai stati troppo esortati alla lettura della bibbia. Ricordo che il mio porfessore di filosofia, un sacerdote, diceva che un buon cattolico (?) doveva leggere almeno una volta la bibbia in vita sua. Una semplice esortazione, nessun obbligo. E difatti quasi nessuno la legge, nemmeno i seminaristi!
      C'è però un mito da sfatare: che i protestanti conoscano la Bibbia meglio dei cattolici. Intanto i cattolici hanno anche loro da gran tempo accesso alla Bibbia. Ma nemmeno i protestanti sono dei gran conoscitori del testo, nonostante Lutero. Oggi i protestanti sono al pari ignoranti dei sedicenti cattolici.

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    3. Ovviamente intendevo che il punto importante e' che gia' all'epoca (mezzo millennio fa) avessero l'obbligo di imparare a leggere, con la scusa della bibbia: precisiamolo per chi magari ci legge e non lo da' per scontato. Da un po' dopo quel periodo il centro culturale del dibattito infatti si sposta a nord, galileo chiude definitivamente la stagione del rinascimento italiano, dopo di lui e' il nulla.
      In un mondo dove la collaborazione e' essenziale, saper leggere ha dato ai protestanti una marcia in piu', e infatti ci hanno sorpassato culturalmente in un modo che non siamo piu' riusciti a rimontare.
      Non conosco lo stato generale della cultura nei paesi diversi dal mio, ma nel mio ho la netta impressione che il recente acculturamento scolastico sia stato troppo rapido, il salto e' stato compiuto nello spazio di una sola generazione dopo migliaia, il che ha prodotto sradicamento, rivolta verso i padri, infatuamento verso "cattivi maestri" piu' simili a incantatori di serpenti che a educatori, e una cultura abborracciata e settaria priva di visione d'insieme, anzi di visione del mondo, condizione precipua per una cultura. Secondo me tutto cio' si presenta evidente anche nella attuale, isterica, contemporaneita', e non vedo che nebbia all'orizzonte.

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    4. << In un mondo dove la collaborazione e' essenziale, saper leggere ha dato ai protestanti una marcia in piu', e infatti ci hanno sorpassato culturalmente in un modo che non siamo piu' riusciti a rimontare. >>

      E' una tesi interessante, che mi sento di condividere.
      D'altra parte che la Chiesa Cattolica preferisse dei fedeli ignoranti mi sembra del tutto ovvio (la messa era addirittura celebrata in latino, tanto per evitare che qualcuno potesse capirci qualcosa).

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  3. << Di vangeli - è noto - ne circolavano a centinaia. In un'occasione furono impilati sull'altare e poi scaraventati per terra con una manata. Quelli che sarebbero rimasti sull'altare erano da considerare autentici perché sicuramente Dio ci avrebbe messo una manina >>

    Questa non la sapevo !
    E' divertentissima ed tipica della mentalità dell'epoca che, non per nulla, aveva inventanto il concetto di ordalia, cosa che per la nostra mentalità moderna, è qualcosa di allucinante!
    Grazie Sergio per il divertente aneddoto.

    << Gesù è a volte talmente strano che ... deve essere davvero esistito! >>

    Su questo punto, invece, tu sai che la penso in modo diverso (e l'ipotesi che mi intriga di più resta quella di Luigi Cascioli).
    Ma è passato così tanto tempo, che ormai, quale sia la verità storica sul personaggio non ha più molta importanza.

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    1. "Ma è passato così tanto tempo, che ormai, quale sia la verità storica sul personaggio non ha più molta importanza."

      Eppure gli alti papaveri della Chiesa parlano di Gesù Cristo non come un personaggio fantastico, immaginario, ma come del vero figlio di Dio incarnatosi per redimere l'umanità. Come se fosse un fatto autentico, una verità incontrovertibile, un fatto storico inoppugnabile che si può mettere in dubbio solo in malafede. Salvo poi dire che si può credere solo per grazia (senza l'aiuto divino non ci arriveremmo, la fede è una grazia!). Si parla di fede, ma poi si danno certi fatti più o meno storici come verità assolute.
      Attualmente io considero la storicità di Cristo probabile, persino molto probabile (per tanti dettagli, anche contraddittori, dei vangeli - gli estensori non si accorgevano delle incongruenze, delle inverosimiglianze). Ma la storicità di Alessandro Magno e Cesare (e anche di Cicerone, i Gracchi, Menenio Agrippa ecc.) è in effetti molto più sicura, tanto che non c'è una sola persona che ne dubita. Eppure la realtà storica di questi personaggi riposa su una convenzione fra gli storici: sono tutti d'accordo (hanno convenuto) che sono esistiti (in base a parecchie testimonianze: letterarie, epigrafiche, monumentali ecc.). Però abbiamo la sindone, perbacco! Più prova di questa!

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    2. Gli "oggetti sociali" esistono e sono ben concreti solo finche' tutti ci credono: il denaro, il debito pubblico, la patria, le ideologie in genere, lo Stato con tutti i suoi riti e miti. E' quindi normale che chi fonda la sua vita sulla loro esistenza li difenda strenuamente e veda come una minaccia mortale anche solo chi semplicemente li ignora.

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    3. << Gli "oggetti sociali" esistono e sono ben concreti solo finche' tutti ci credono >>

      Però sono ben duri a morire, e non solo perchè chi ne ha convenienza li difende con ogni mezzo.
      E' proprio che la gente ci crede spontaneamente.
      Che animali strani, che siamo, noi sapiens !

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    4. Personaggi in cerca di autore o meglio, nella metafora attuale, hardware con sistema operativo ma alla disperata ricerca di software applicativo.

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    5. << hardware con sistema operativo ma alla disperata ricerca di software applicativo. >>

      Bellissima !
      E, aggiungerei io, tragicamente attratti dagli applicativi sbagliati.

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  4. << Però abbiamo la sindone, perbacco! Più prova di questa! >>

    E non solo.
    Pare che nei sotterranei del vaticano siano conservati anche l'accappatoio ed il pigiama di Gesù Cristo.
    Ma non hanno ancora trovato gli episodi giusti dei Vangeli a cui collegarli...

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    1. Be', l'accappatoio è chiaramente riconducibile all'episodio del battesimo di Gesù nel Giordano: i discepoli che assistevano alla cerimonia lo aiutarono a infilarsi l'accappatoio perché non si prendesse un raffreddore (o un accidente).

      Invece il pigiama resta un po' un mistero, anche perché è un indumento che a quei tempi non si usava. Sarebbe preferibile ritirare questa imbarazzante reliquia che getta discredito sulla Chiesa.

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    2. Buon suggerimento !
      Lo farò presente ai miei contatti in Vaticano.

      Quanto al pigiama, mi pare che ci sia un passo di un vangelo apocrifo (Vangelo segreto di Marco ?) in cui sembra che Gesù vada a letto con un giovinetto nudo.
      Ma forse l'episodio è un po' troppo imbarazzante per la chiesa...

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