venerdì 6 marzo 2015

Circolo virtuoso


L’intervista “virtuale” di questa settimana non ha soltanto “una” vittima, ma addirittura due. Si tratta infatti degli economisti italiani Fabio Terragni e Gianluca Sala che ci parlano dell’“’economia circolare”, un nuovo paradigma economico che dovrebbe risultare maggiormente sostenibile per l’ambiente. Vediamo di cosa si tratta. LUMEN



LUMEN – Dottor Terragni, dottor Sala, cosa c’è di nuovo sul fronte dell’economia sostenibile ?
TERRAGNI - Nel suo rapporto “Toward a Circular Economy: economic and business rationale for an accelerate transition”, la Ellen Macarthur Foundation  propone una riforma sostenibile dell’economia basata su una diversa produzione di beni e servizi denominata “economia circolare”.  Da allora i verdi di tutto il mondo si sono identificati con questo nuovo “paradigma” economico.

LUMEN – “Economia circolare”: il termine mi piace.
SALA - I fautori della economia circolare spiegano che nel corso del XX secolo il prodotto interno lordo è cresciuto di 20 volte nei paesi occidentali generando una ricchezza diffusa. Alla base di questo sviluppo c’è tuttavia un modello di produzione ad alta intensità di energia e consumo di risorse naturali che può essere definito “lineare”, dove i prodotti industriali derivano da uno sfruttamento intensivo delle risorse naturali che – al termine del ciclo di vita dei beni - divengono rifiuti.

LUMEN – Con il sorgere di ulteriori problemi.
TERRAGNI - I concetti di riuso e di rigenerazione, ancora presenti all'inizio del secondo dopoguerra e centrali in una economia di sussistenza, sono stati abbandonati a favore del modello lineare “compra–usa-getta”.  Oggi circa l’80 % dei materiali a fine vita finisce in discarica o in un inceneritore.

LUMEN – Una percentuale spaventosa !
SALA - Gli innegabili benefici, in termini di qualità della vita, del modello lineare hanno costi “esterni” particolarmente elevati, e finora sono stati tollerati. Negli ultimi anni questo quadro sta entrando in crisi a causa dei prezzi in aumento delle risorse naturali, oltre che per i costi dello smaltimento dei rifiuti.

LUMEN – E direi: “finalmente”, per certi versi.
TERRAGNI - La tendenza al recupero dei materiali è ancora troppo contenuta, soprattutto a fronte della prevista espansione della platea mondiale di consumatori, dovuto all’aumento della classe media con capacità di spesa. Basta considerare i 3 miliardi di abitanti dei BRICS: Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa.

LUMEN – D’altra parte anche loro hanno le loro (legittime) aspirazioni.
SALA - Mantenendo inalterato il modello lineare di produzione e consumo, la pressione ambientale crescerebbe a dismisura, con effetti ecologici devastanti. Dal 2000 i prezzi delle risorse naturali sono in costante ascesa e i segnali fanno prevedere che la scarsità di risorse e la volatilità dei prezzi sono destinate ad aggravarsi, mettendo definitivamente in crisi il modello lineare.

LUMEN – Una conseguenza inevitabile.
TERRAGNI - L’economia circolare, con il recupero e la rigenerazione dei prodotti e dei materiali richiede un re-design del sistema che rivisiti i prodotti, la loro progettazione e realizzazione, i processi produttivi, i modelli di business.

LUMEN – Questo è sicuro.
SALA - I produttori e distributori invece di cedere la proprietà dei prodotti, agiscono come “service provider“ dando vita ad un nuovo contratto tra le imprese e i loro clienti basato non più sulla vendita di prodotti, ma sull’erogazione di servizi basati su beni durevoli, recuperabili, rigenerabili, che possano essere  ceduti, affittati, condivisi. Nel caso debba essere ceduta la proprietà, ne viene incentivato il recupero al termine del periodo di uso primario.

LUMEN – Una specie di circolo virtuoso.
TERRAGNI - Questa economia, ovviamente, dovrebbe essere alimentata con energia da fonti rinnovabili, al duplice scopo di ridurre la dipendenza da risorse naturali e aumentare la resilienza del sistema.

LUMEN – Le rinnovabili sono alla base di tutto.
SALA - La prima regola, la regola d’oro dell’economia circolare fa riferimento alle “potenzialità del circolo più stretto”: meno un prodotto deve essere cambiato per il suo ri-uso o rigenerazione, più velocemente torna in uso, più alto è il potenziale di risparmio.

LUMEN – Altre regole ?
TERRAGNI - Un altro meccanismo fa riferimento alla massimizzazione del tempo in cui la risorsa rimane in circolo e alla massimizzazione del numero dei circoli consecutivi, sotto forma di riuso/rigenerazione dei prodotti o di semplice riciclaggio di materiali.

LUMEN - Poi ?
SALA - Un terzo meccanismo si riferisce al potenziale degli “usi a cascata”. L’esempio classico è quello dei prodotti tessili in cotone, che possono essere dapprima riutilizzati per confezionare abiti, poi utilizzati nell’arredamento e più tardi nell’edilizia (per l’isolamento termico e acustico) per ritornare infine nella biosfera.

LUMEN – Mi pare che ci sia ancora un ultimo aspetto.
TERRAGNI – Sì. L’ultima potenzialità risiede nella capacità di progettare prodotti che permettano flussi di materiali puri, non tossici e facili da separare: ciò consente un significativo aumento dell’efficienza dei processi di recupero.

LUMEN – Tutto molto bello, direi.
SALA - Secondo le analisi svolte da McKinsey con l’economia circolare il sistema economico potrebbe beneficiare di un sostanziale risparmio di materiale netto con conseguente abbassamento del livello di volatilità dei prezzi; in Europa il potenziale di risparmi si aggira nell’ordine dei 700 miliardi di dollari l’anno e del 23 % dell’attuale spesa per le materie prime.

LUMEN – Sono cifre notevoli, senza dubbio.
TERRAGNI - Una economia come questa, ovvero centrata sull’utente e non sulla produzione, vedrebbe aumentare i tassi di innovazione, occupazione e produttività del capitale promuovendo uno spostamento verso il settore terziario.

LUMEN – Un settore che esalta il “saper fare”.
SALA – Inoltre verrebbero ridotte le esternalità negative, con meno materiali e meno rifiuti in circolo. Tale riduzione sarebbe maggiore di ogni possibile miglioramento incrementale di efficienza all’interno del sistema attuale.

LUMEN – Ne sono convinto.
TERRAGNI - Infine aumenterebbe la resilienza del sistema: la capacità di reagire a shock di ogni tipo (fattori geo-politici, climatici, ecc.).

LUMEN – Concludendo ?
SALA - Concludendo il suo rapporto, la Ellen Macarthur Foundation dichiara che la sostenibilità e il risparmio di questi meccanismi economici possono rendere più competitive le aziende e le economie, sulla base di competenze, innovazione ed efficienza nell’uso delle risorse.

LUMEN – Vi ringrazio per l’interessante chiacchierata e speriamo davvero che il nuovo paradigma riesca a farsi strada nell’economia mondiale.
TERRAGNI & SALA – Lo speriamo tutti.

45 commenti:

  1. Interessante. Finalmente qualcosa di positivo. Al momento però prevale l' «usa e getta», non so se sarà così facile il cambio di paradigma. Non si ripara più niente, del resto la riparazione costa più di un oggetto nuovo. C'è poi anche il "progresso" che obbliga ad acquistare il prodotto nuovo (sembra che nessuno resista all'acquisto dell'ultima versione di smartphone). Il mio "nuovo" e bellissimo computer Apple (versione "early 2008) è stato definito dal negoziante un ferro vecchio! Effettivamente è diventato sempre più lento con tutti gli aggiornamenti (e io che pensavo di mantenerlo in forma installandoli subito!). Ma la competizione mondiale con un esercito di inventori rende subito obsoleto o superato ciò che abbiamo appena acquistato. Come se ne esce? Probabilmente sarà la necessità ad obbligarci al circolo virtuoso del riuso. Intanto mi tengo il mio vecchio Apple "early 2008". Quando l'acquistai un amico mi disse che adesso avevo una Rolles Royce di computer. Adesso è un utilitaria, però funziona come vedete. E non i soldi per una nuova Rolles Royce!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "del resto la riparazione costa più di un oggetto nuovo"

      Una societa' e' ricca quando la "roba" costa poco e le persone tanto. E credo che cio' sia intimamente connesso al fatto che le societa' ricche fanno meno figli: perche' costano molto piu' della "roba".

      Elimina
    2. << le societa' ricche fanno meno figli: perche' costano molto piu' della "roba" >>

      Caro Diaz, questo è sicuramente uno dei motivi.
      Ma non escluderei anche un altro motivo, cioè la tendenza a fare meno figli per poterli curare ed allevare meglio.

      In fondo il gene egoista (nelle specie che - come la nostra - seguono la strategia K) può apprezzare più la qualità che la quantità.

      Elimina
    3. "Ma non escluderei anche un altro motivo, cioè la tendenza a fare meno figli per poterli curare ed allevare meglio."

      Non ci credo proprio. Hanno capito rapidamente col boom economico che si stava meglio in meno! E in primo luogo loro stessi, i genitori, che ovviamente non criticheremo per questo naturalissimo egoismo. Il (relativo) benessere li ha distratti dal compito principale (secondo la Chiesa). Ora si desidera un ritorno a tassi più alti di natalità, ma sarà difficile nonostante tutte le sirene di politici ed economisti. Qualche successo l'hanno ottenuto in Francia e Svezia (480 giorni di congedo maternità!), ma il tasso di sostituzione (2,1) non lo raggiungono nemmeno loro. Il capitalismo ha incentivato i consumi, ma ha disincentivato la procreazione: adesso piange e punta sull'immigrazione. Siamo alle solite, l'eterogenesi dei fini. Volevano far soldi e nell'immediato hanno avuto successo, ma adesso mancano i consumatori.

      Elimina
    4. << ha incentivato i consumi, ma ha disincentivato la procreazione: adesso piange e punta sull'immigrazione >>

      Ovvero, "dalla padella nella brace".
      Ma un po' di buon sano equilibrio no ?

      Elimina
    5. "Ma non escluderei anche un altro motivo, cioè la tendenza a fare meno figli per poterli curare ed allevare meglio."

      E io cosa ho detto? Curarli meglio significa spendere di piu', spendere molto di piu' che per la "roba", come ben sa chiunque abbia figli, e anche chi non ne ha solo a guardare la schiavitu' dei genitori il cui aumento di durata ha superato di molte lunghezze l'aumento di durata della vita media! Se si aspettasse per fare un altro figlio che fosse abbastanza cresciuto il precedente come nelle societa' di caccia e raccolta, se ne farebbe uno solo! E occhio che questa non e' una scelta individuale dei genitori, e' una costrizione sociale.

      "In fondo il gene egoista"...

      Il "fenotipo consapevole" del gene egoista si fa un baffo.


      Sergio, tirare su un figlio nelle nostre societa' per quanto paghi lo Stato, costa uno sproposito: nelle societa' tradizionali non costa nulla in confronto, poco piu' del latte che naturalmente produce gratis la mamma, nelle quali e' pure una assicurazione sulla vita, e gia' a 5 anni comincia a fare qualcosa di utile. Da noi forse comincia a 60, anzi la magggior parte della gente non fa mai nell'intera vita nulla di concretamente utile.

      Ma cio' non toglie che la vita nella nostre societa' e' irta di ostacoli artificiali, eccezionalmente difficile, competitiva, esigente, complicata, si resta apprendisti e subordinati e giudicati e multati e vessati e incentivati/disincentivati per tutta la vita, il fatto di dire che oggi si viva meglio di un tempo e' un mito, siamo materialmente estremamente piu' ricchi di paccottiglia varia a cui diamo moltissima importanza perche' e' direttamente proporzionale alla nostra posizione nella scala sociale, ma non e' la stessa cosa che vivere meglio.

      En passant, gli antifecondativi efficaci sono da pochissimo tempo disponibili (in termini di vita umana), cosi' come la cura delle malatte sessualmente trasmissibili che un tempo erano temutissime, e cio' ha portato a enormi cambiamenti nell'organizzazione sociale (fra cui la cosiddetta "emancipazione femminile", che arriva con la pillola, emancipazione nel senso che oggi le donne possono e vogliono vivere come i maschi, cosa che crea epocali scompigli sociologici nelle societa' che a questa modernita' arrivano di colpo e non per gradi, pur in fretta in termini storici, come ci siamo arrivati noi, da cui ad esempio la reazione, comprensibile, dell'islam, allo sconvolgimento. reazione proprio nel senso di contrasto e opposizione al mutamento epocale.

      Elimina
    6. << il fatto di dire che oggi si viva meglio di un tempo e' un mito, siamo materialmente estremamente piu' ricchi di paccottiglia varia a cui diamo moltissima importanza perche' e' direttamente proporzionale alla nostra posizione nella scala sociale, ma non e' la stessa cosa che vivere meglio. >>

      E' vero, caro Diaz, ma solo in parte, perchè dipende dal valore che CIASCUNO DI NOI da alle cose.
      Io mi sento abbastanza libero da NON comprare la paccottiglia che mi viene continuamente offerta dal martellamento della pubblicità.
      Però mi tengo ben stretto il benessere che la nostra opulenta (e criticabile) società occidentale mi offre.

      Diciamo che riesco ad usare (i beni materiali) senza essere usato.
      Sono un'eccezione ?
      Forse sì, ma il mio caso dimostra che vivere in un certo modo è possibile. Ed io non sono certo un genio (al massimo un fenotipo consapevole :-))

      Elimina
    7. "Però mi tengo ben stretto il benessere che la nostra opulenta (e criticabile) società occidentale mi offre."

      Io onestamente e' da un pezzo che credo che il prezzo che tale cosiddetto benessere ci chiede in termini di stress, arrivismo, incontentabilita', malessere psichico, superi abbondantemente i vantaggi.
      Fatte le somme fra ricavi e perdite, il vantaggio netto che forse se ne ricava e' molto inferiore a quel che si pensa. E' che si tende ad incolpare del malessere sempre qualche capro espiatorio, e ci si guarda bene dal vedere che e' invece INTRINSECO agli altri vantaggi che produce, e che andrebbe messo nella bilancia per intero.

      Elimina
    8. << credo che il prezzo che tale cosiddetto benessere ci chiede in termini di stress, arrivismo, incontentabilita', malessere psichico, superi abbondantemente i vantaggi. >>

      Per molti, certo, ma non per tutti.
      Ti assicuro che lo stress e l'incontentabilità da consumismo restano tranquillamente fuori dalla mia porta di casa.

      Elimina
    9. "Ti assicuro che lo stress e l'incontentabilità da consumismo restano tranquillamente fuori dalla mia porta di casa"

      Evidentemente hai di che pagare le tue tasse: sebbene il mio stile di vita sia monacale, il mio stress, eccezionale, deriva completamente dal consumismo pubblico a cui sono tenuto a partecipare volente o nolente, in quanto possessore di casa in campagna in Comune capoluogo disastrato da spesa pubblica dissennata e supertassatore (del nord, non del sud...), che in quanto ricco di ecologisti da' per scontato che io sia un grande consumatore e inquinatore, mentre io sono l'esatto contrario, e in realta' non ho reddito sufficiente per far fronte ne' al consumo privato, che non mi interessa, ne' a quello pubblico che mi interessa ancor meno ma a cui devo obblgatoriamente sottostare e partecipare in solido con grande abbondanza di mezzi.
      Per questo detesto visceralmente le vispe terese che parlano parlano di decrescita ma senza sapere ne' voler sapere quali interessi ci siano dietro e come la loro istanza venga volta nel suo contrario usandoli come utili idioti e specchi per le allodole.
      La realta' amara purtroppo e' questa.
      Vedrete che man mano che la crisi si approfondira', se si approfondira', i cosiddettti ecologisti saranno i primi a chiedere aumenti di PIL a tutti i costi: sta gia' cominciando a succedere, la decrescita e' bella finche' se ne parla, ma poi quando arriva davvero di felice ha ben poco, richiede sacrificio e modestia che ben pochi sono disposti, e in grado, di sopportare. E' solo una moda passeggera per benestanti annoiati.

      Elimina
    10. Caro Diaz, mi dispiace sinceramente per le tue attuali difficoltà, spero solo passeggere.
      In effetti la nostra società - socialista di fatto, con oltre il 50 % di ricchezza intermediata dal settore pubblico - costringe anche chi è morigerato nel privato ad essere uno spendaccione (involontario) nel pubblico.

      Non so se gli ecologisti saranno anch'essi spiazzati dalla decrescita prossima ventura.
      Credo di no, perchè - almeno per coerenza - dovrebbero essere tra le persone più preparate e quindi meno infelici.
      Staremo a vedere...

      Elimina
    11. "Non so se gli ecologisti saranno anch'essi spiazzati dalla decrescita prossima ventura. "

      Ma hai mai provato a parlare con l'ecologista medio? Di norma e' un tipo che non sa nemmeno lontanamente di cosa sta parlando, di presunzione pari alla sua ignoranza (egli sa di sapere), e che grazie al fatto che riesce a vedere al massimo mezzo grado di ricorsione delle idee che propugna, e' un esaltato. E mi riferisco a gente col diploma universitario, non descolarizzati...
      Quando le decrescita si avvicina e l'acqua gli tocca il culo come si suol dire, diventano tutti entusiasti fautori dell'incremento del PIL tramite induzione al consumismo attraverso la svalutazione della moneta di scambio e la punizione del risparmio: visto che citi spesso goofynomics di spalla lo sai bene, la sinistra ecologista ora che la decrescita (minima) si fa vedere, diventa social-nazionalista, o nazional-socialista, come niente fosse. E senza nemmeno accorgersene.

      Elimina
  2. << Probabilmente sarà la necessità ad obbligarci al circolo virtuoso del riuso >>

    lo credo anch'io, caro Sergio.
    in fondo i nostri nonni lo facevano già, spontaneamente, senza che nessuno glielo dicesse: perchè i soldi erano pochi e tutto era prezioso.

    E non sono passati molti decenni da quando la raccolta dei rifiuti urbani era l'ultimo dei problemi per un comune (quando ero ragazzo c'era un unico bidone-contenitore al piano terra di ogni palazzo, e veniva ritirato due volte alla settimana).
    Adesso è diventata (giustamente) una delle delle più importanti priorità, con un piccolo esercito di mezzi e di addetti .

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tutto sommato stiamo semplicemente dicendo che ogni societa', nel suo tempo, si e' adattata alle risorse disponibili.
      Cio' dovrebbe indurci a chiedere a noi stessi se tutta questa ossessione per le risorse che c'e' oggi in giro non sia una follia del nostro tempo: e' ovvio che anche in futuro qualsiasi societa' si adattera' alle risorse che trovera' disponibili, esattamente come e' stato per tutte le passate.
      Non vedo il problema: dovremo, o meglio dovranno fare a meno di automobili, aeroplani, popolazione da 7 miliardi... embe'? Anche noi stiamo facendo a meno delle astronavi interstellari, eppure non e' questo a determinare la nostra felicita'

      Elimina
    2. In altre parole, non vi pare che ci sia un'ENORME sovrastima del nostro benessere odierno, peraltro molto etnocentrica? Tutti quelli che sono stati in Africa che conosco sono rimasti affascinati dal fatto che la gente del posto pur se poverissima, affamata e piena di malattie, sembra in media piu' felice di noi, finche' non viene in contatto col nostro stile di vita. (per una testimonianza indiretta ma illustre leggete le memorie del Cavalli Sforza a prelevare campioni samguigni fra i pigmei).
      Qualcuno, forse del sudafrica, di cui non ricordo il nome diceva che la differenza fra un africano e un europeo e' che l'africano quando ha coltivato cio' che gli serve per se' e la famiglia si ferma, all'europeo invece cio' che fa non gli basta mai.

      Elimina
    3. Prevengo un'osservazione: la popolazione dei paesi "poveri" comincia a salire in modo esponenziale DOPO il contatto con gli europei che, in primo luogo, per il solo fatto di esserci, scompigliano l'organizzazione tradizionale. Prima, il problema non sussiste, oppure se sussiste e' molto meno drammatico, un qualche equilibrio per forza c'e', come detto sopra, a qualsiasi situazione, entro i limiti di resilienza, ci si adatta.

      Immaginiamo a cosa succederebbe se entrassimo in contatto con una civilta' extraterrestre per la quale fossimo solo all'incirca degli animali domestici (e i selvatici sono sempre piu' intelligenti dei domestici).

      Elimina
    4. "la raccolta dei rifiuti urbani era l'ultimo dei problemi per un comune"

      lo sarebbe ancora adesso se non pretendessimo ideologicamente di poter ricavare da quei rifiuti quanto serve a poter vivere per sempre esattamente nello stesso modo di adesso senza usare alcuna altra risorsa, cosa che e' evidentemente impossibile COMUNQUE, se non altro perche' col tempo cambiano le mode, gli usi e i costumi.

      Elimina
    5. Onestamente questa faccenda delle risorse mi sembra sempre piu' una preoccupazione da sfaccendati la cui opulenza non produce alcun benessere, situazione che pero' si vorrebbe mantenere fino alla fine dei tempi, sacrificando sempre di piu' il benessere per mantenere l'opulenza.

      Io differenzio immondizia all'estremo e arrivo al punto di produrre solo roba da riciclo (pur pagando enormita' di tasse spazzatura), ma onestamente dubito fortemente che questo mio agire serva a nulla e che faccia risparmiare risorse, il riciclato ha un elevato costo energetico di ritrattamento rispetto alla qualita del prodotto riusabile che fornisce, la cui utilita' e' estremamente dubbia (nemmeno i pali del telefono che qualche volta ho visto in giro fanno piu' con la plastica riciclata, li fanno con vetroresina lucidissima e fiammante, uno dei materiali meno riciclabili (prodotta negli stabilimenti campani magai di qualche importante personaggio politico della zona...)). Le bottiglie vengono frantumate e danno materiale ghiaioso da riempimento di terrapieno, il minerale ferroso costa un euro alla tonnellata, l'alluminio spesso viene buttato perche' difficilmente differenziabile, la plastica e' talmente eterogenea e impura oltre che con le catene molecolari frammentate che da' solo materiale di pessima qualita'). La carta e' strapiena di leganti plastici e chimici e impurita' varie, vorrei proprio vedere dove buttano le montagne di materiale fangoso di scarto che risulta dalla sua riduzione in polpa. Meglio che non si sappia.

      Elimina
    6. Le bottiglie vengono frantumate

      vetro intendo, il vetro viene rotto, e poiche' per rifonderlo serve molta energia che rappresenta la maggior parte del prezzo del vetro nuovo, lo si usa come riempitivo (l'ho visto usare anche per il manto delle strade)

      Elimina
    7. Un'altra osservazione che mi pare molto significativa: gia' da adesso spesso si paga di rimozione rifiuti DI PIU' di quanto si spende per comprare il materiale nuovo di zecca (a me, che compro poco e dispongo di poco ma abito un'area, essendo in campagna, ampia, capita cosi', ma capita anche a molte attivita' commerciali).

      Miracoli della ottusa retorica del riciclo, e della delinquenza pubblica e privata che ne approfitta, a volte in buona, a volte in cattiva fede (forse preferisco la cattiva fede, almeno non sono intrinsecamente idioti e quindi, forse, redimibili).

      A condannare la nostra civilta' e' questa idiozia che si manifesta nelle ultime generazioni, e questo ne e' un esempio eclatante.

      Elimina
  3. Caro Diaz, mi dispiace, ma su questi punti non sono per nulla d'accordo con te.
    Secondo me, la cura dell'ambiente non può che incominciare dal massimo riutilizzo possibile degli oggetti e dalla raccolta differenziata dei materiali.
    Che magari può essere fatta meglio, in modo più efficiente, ma non può assolutamente essere trascurata.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In pratica anch'io mi comporto come tu la pensi, e probabilmente in un modo estremo che non puoi nemmeno immaginare, solo che, forse proprio perche sono io stesso a farlo, sono convinto che sia un'ipocrisia e forse anche un'assurdo economico, che costa, in termini energetici e di bilancio materiale, di piu' di quello che rende. Il riciclo attuale, cosi' come e' fatto, e' solo una pretesto per far aumentare pil e dominio della burocrazia: e' contro-produttivo. Sta in piedi solo perche' e' finanziato da tasse sempre crescenti che nascondono i veri costi.

      Elimina
    2. In sostanza se siamo in piena epoca di ritorni decrescenti da eccessivo aumento di complessita', vediamo di non ricordarcene solo a giorni alterni.

      Elimina
  4. << In sostanza se siamo in piena epoca di ritorni decrescenti da eccessivo aumento di complessita', vediamo di non ricordarcene solo a giorni alterni. >>

    Il guaio è che, di fronte a certi problemi impellenti, tendiamo a vedere il singolo albero, ma non la foresta nel suo insieme.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La questione e' controversa, il marginalismo, cioe' la teoria dei ritorni decrescenti, e' anche la teoria della soggettivita' del valore ( i ritorni sono decrescenti in quanto qualcuno li giudica di tale valore), il che rende estremamente arduo concepire la foresta nel suo insieme se non come somma di singoli comportamenti di alberi in quanto singoli soggetti attribuenti valore. Il marginalismo e' la teoria dell'equilibrio spontaneo che nasce come proprieta' emergente dall'interazione dei singoli soggetti valutanti, non e' una teoria del fascio (cioe' della foresta).
      E' questo che trovo estremamente dissonante in certe posizioni, tipiche dell'ecologismo orfano ed erede di quel marxismo scientifico che voleva realizzare il sogno di una societa' pianificata e realizzata a tavolino da scienziati sociali in possesso delle chiavi del vero sapere, cosa che lo accomuna perfettamente ai fascismi del xx secolo. E' un'illusione, e' ybris, che non ha mai funzionato, non puo' funzionare, il mondo e' TROPPO complesso, e ogni tentativo di semplificazione e' destinato a scontrarsi contro se stesso.

      Elimina
    2. Ma se il mondo è troppo complesso, e lo è sempre di più - che fare? Cercare di dominare la complessità o di conviverci senza troppe illusioni? Per agire dobbiamo per forza cercare di semplificare. Quando non ci capisco più niente - il che ultimamente mi succede sempre più spesso - non ho altra alternativa che ripartire dai fondamentali. Non proprio da zero, ma quasi.

      Elimina
    3. "Per agire dobbiamo per forza cercare di semplificare."

      Mi pare che il risultato pero' sia sempre ulteriore complicazione, forse perche' semplificando aumentiamo la nostra capacita' di azione, e cio' infine produce maggiore complicazione (altra incarnazione del famoso paradosso di jevons, per cui aumentando l'efficienza nell'uso di una risorsa se ne aumenta il consumo - dato che diventa piu' utile). Forse tutto parte dal fatto che qualche milione di anni fa, unici fra gli animali, abbiamo cominciato ad estendere il nostro corpo con strumenti e abiti, e la faccenda ci ha preso la mano...

      Elimina
  5. << Ma se il mondo è troppo complesso, e lo è sempre di più - che fare? >>

    Io credo che gran parte dell'aumento della complessità derivi dall'aumento della normazione, la quale a sua volta dipende dalla mancanza di fiducia reciproca, tipica dei gruppi sociali troppo ampi.

    Ed infatti nei gruppi sociali più stretti (come la famiglia o le piccolissime imprese), in cui c'è ampia fiducia tra le persone, l'iper-normazione è assente e la complessità minima.
    Per contro, l'aumento della globalizzazione mondiale non può che portare alle conseguenze negative di cui sopra.

    Ho l'impressione che solo la decrescita forzata, con il presumibile ritorno a comunità più localistiche, potrà invertire la tendenza ad una sempre maggiore complessità.

    RispondiElimina
  6. Il problema è che la normazione latita laddove invece dovrebbe (o meglio, avrebbe dovuto) manifestarsi: divieto di sovrappopolare il mondo. Per non normare un certo aspetto basilare della vita umana, poi ne devi normare centomila altri.

    Hai perfettamente ragione sulla dialettica grandi numeri-complessità. Per semplificare occorrono numeri più piccoli. Non ci resta che aspettare che la natura faccia il suo corso. E' evidentemente stupido, è meglio anticipare il crollo, governandolo e limitandolo, anziché aspettare che venga tutto giù.
    Un po' come vedere un vecchio soffrire fino a quando ha una stilla di vita in corpo e aspettare che la Morte venga a prenderselo, anziché abbreviargli la sofferenza. Se lo fa la Natura allora bene, se lo fa l'uomo, è un crimine odioso.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "divieto di sovrappopolare"

      Mmmmh... e come si dovrebbe implementare questo "divieto che sostituira' tutti gli altri divieti", peraltro molto simile alla "guerra che porra' fine a tutte le guerre"?
      Con l'aborto e la sterilizzazione forzati?
      Con la tassazione progressiva sul numero dei figli fino a che quelli in sovrappiu' non moriranno di fame?

      Come minimo dei provvedimenti normativi del genere produrrebbero subito la nascita di comunita' terroristiche clandestine contro lo Stato col primo imperativo di riprodursi "abusivamente" fino al punto di poter contrastare efficacemente uno Stato stesso di tal fatta, e credo che entrerei a farne parte anch'io in quanto sostenitore del "male minore".

      Onestamente mi sembra molto piu' realistico e sensato lasciare piuttosto che "la natura faccia il suo corso".

      Mi chiedo come vi possano venire in mente idee del genere senza pensare in quale incubo si tradurrebbero qualora praticamente attuate. Gli aspetti piu' torbidi del nazismo in confronto sembrerebbero una barzelletta.

      Un antodoto al'eccesso di natalita' nei paesi "complessi" c'e' gia': allevare un figlio affinche' da adulto riesca a muovercisi dentro e' difficilissimo e costosissimo, per cui se ne fanno anche molto sotto il tasso di sostituzione (in italia ad esempio, eravamo a 1.1 mi pare).

      Vedete che la complessita' produce gia' da se' i suoi bei ritorni decrescenti anche in questo ambito (e i natalisti a oltranza, quelli che chiedono sempre nuovi contributi altro che tasse punitive, lo sanno bene).

      Nei paesi moderni dove lo Stato welfaristico pensa a tutto, basterebbe lasciare l'onere del costo dei figli interamente ai genitori senza esso che venga spalmato sulla contribuzione fiscale generale e crollerebbe ulteriormente la natalita': ma subito dopo e forse prima, crollerebbe lo Stato che si comportasse cosi', vuoi per opposizione interna, vuoi per consunzione e invecchiamento rispetto agli stati circostanti.

      Elimina
    2. La perifrasi iniziale è iperbolica, per non lasciare adito a dubbi. Ci saranno sempre divieti da mettere, a prescindere da quanto possa essere piccola una comunità, e guerre da combattere, fino a quando l'essere umano sarà su questo pianeta. Dico questo perché è sbagliato voler presentare come ideologica, tanto per poterla criticare, una questione di numeri che non tornano.

      Come, con una guerra. Una di quelle che durano generazioni, oppure qualche secondo, in base ai mezzi impiegati.
      L'aborto e la sterilizzazione sono necessari quando il limite è stato ripristinato, non credo all'efficacia della tassazione, né di alcun freno economico. Affinché la crescita demografica possa incontrare un ostacolo del genere, occorre prima la crescita dell'economia, così tanta da far esplodere l'impronta ecologica: rimedio peggiore del male, antidoto che è peggio del veleno. A questo si deve aggiungere che il problema vero non è l'attuale eccesso di natalità - che è certo un problema che si aggrava sempre più - ma quello che c è già stato, col regalo al pianeta di miliardi di inutili esseri umani. Non dico che dovremmo essere 10 o 20 milioni in tutto, come fanno gli studiosi più rigorosi. Ma anche a indicare un livello non proprio paradisiaco, sui 2G, resta comunque una maggioranza che non dovrebbe neanche esistere. Comunque la dinamica naturale non può salvarci più, a questo punto. In maniera dissennata, si è perseguito l'allungamento della speranza di vita e il crollo della mortalità infantile, ovunque. Ogni anno muoiono appena 55M di individui, su una popolazione che è sui 7300, e che ne mette ogni anno in piu 70-75, dove si pretende di andare con questi numeri? Anche facendo meno figli, il problema resta tutto quanto lì: la montagna è troppo alta, e la Morte la abbassa, per ora, ancora troppo poco, anche senza contare questo carico annuale di rinforzo. E nel frattempo, le risorse biotiche e abiotiche che stanno sotto questo immenso carnaio si riducono e si avvelenano troppo rapidamente. Non puoi lasciare tuo figlio sotto un bilanciere di una tonnellata dicendogli che gli leverai 10 kg al minuto. Il carico in eccesso va eliminato, subito. Più tardi lo levi, più danni permanenti avrai alla fine, peggiore sarà la vita di quelli che verranno dopo.

      Gli aspetti più torbidi del nazismo *saranno* una barzelletta, al confronto di quello che verrà. I pochi milioni di individui uccisi dai nazisti non saranno nulla in confronto alla spaventosa ecatombe ventura, parliamo di miliardi di uomini-formica che moriranno. E non certo con stile, consumando l'ultima cena, discutendo di filosofia e aprendosi le vene all'alba.

      So bene che gli idioti di tutti il mondo si darebbero convegno anche nelle fogne, pur di trasmettere il loro prezioso DNA alle future generazioni, capirai che benedizione. Chi non doveva nascere, ormai è nato, e vuole gli stessi diritti degli altri, ma la Terra se ne infischia della logica dell'ormai, non diventa più grande per fare un favore a loro.

      Assencondarli, seguirli, pensaci bene, che cosa ti hanno fatto di male le altre povere specie viventi? E gli altri esseri umani che potrebbero avere una vita decente?

      Dici che tutto è una stronzata, allora non ti scandalizzare. Se Hitler ha ragione, ha ragione, punto. Non respingo niente solo perché è da nazisti o da comunisti.

      Elimina
    3. << Nei paesi moderni dove lo Stato welfaristico pensa a tutto, basterebbe lasciare l'onere del costo dei figli interamente ai genitori senza esso che venga spalmato sulla contribuzione fiscale generale e crollerebbe ulteriormente la natalita': >>

      Questo sarebbe già un buon inizio, ma restano le possibili conseguenze negative che tu evidenzi.
      Posso solo sperare che ti sbagli...

      Elimina
    4. @ Francesco

      Lo scenario che tu evochi è davvero molto fosco.
      Mi piacerebbe poterlo smentire, ma non saprei, in tutta onestà, da che parte cominciare.
      Perchè, quando si tratterà di lottare (fisicamente) per le scarse risorse disponbili, non ci saranno nè religioni nè ideologie che ci possano aiutare.
      Sarà "Homo homini lupus".
      E allora, latino per latino, "Carpe diem" !

      Elimina
    5. Caro Lumen, anche a me piacerebbe se tu o chiunque altro mi smentiste, sono tetro e noioso. Su questo argomento io non riesco a vedere una prospettiva diversa da quello che hai riassunto qui sopra. Tutte le obiezioni che mi sento fare sono ideologiche e generalmente antropocentriche.
      E' come se tu fossi su una bagnarola affollata che ha preso ad affondare, con un'arma in mano, e puoi salvare un po' di gente; oppure non fare niente e lasciare andare te stesso e tutti gli altri a fondo. A Winston sembra più logica e sensata questa seconda opzione, e per me è incredibile come possa venire in mente una cosa simile a lui e a quelli che la pensano come lui.

      Elimina
    6. Caro Francesco, la tua metafora mi pare decisamente azzeccata, e la domanda che poni per nulla banale.

      Ti rispondo facendo riferimento ad alcuni studi di neuroscienze, da cui risulta che, di fronte a due opzioni entrambe sgradevoli, il cervello umano propende più facilmente per il NON fare che per il fare.
      Pare che la preferenza sia legata al fatto che il "non fare" scatena meno sensi di colpa ex post rispetto al "fare".
      E questo meccanismo, se ci pensi bene, aiuta a comprendere molti comportamenti umani altrimenti inspiegabili.

      Elimina
    7. Ecco qualcosa che finora era sempre stata fuori da qualsiasi mia conoscenza o riflessione. E in effetti sì, sembra tutto molto logico, illuminante, e anche sconfortante, dato che di soluzioni indolori io non riesco a vederne.

      Grazie davvero Lumen

      Elimina
  7. << Un po' come vedere un vecchio soffrire fino a quando ha una stilla di vita in corpo e aspettare che la Morte venga a prenderselo, anziché abbreviargli la sofferenza. Se lo fa la Natura allora bene, se lo fa l'uomo, è un crimine odioso. >>

    Caro Francesco, sono perfettamente d'accordo con te.
    E la Chiesa cattolica, su questo equivoco (direi su questa ipocrisia), ha fondato buona parte del proprio potere.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "aspettare che la Morte venga a prenderselo"

      Ma avete mai provato davvero a dover decidere sullo "staccare o meno la spina", magari di persone a cui siete affettivamente legati? Non e' mica cosi' banale, anche quando e' la persona stessa a chiederlo! Interferire col "corso della natura" in questi casi e' estremamente doloroso in ogni caso, ed e' meglio lasciare ad altri questa responsabilita' (all'estremo, la natura stessa!).
      Diverso e' il caso del tenere in vita una persona contro la sua volonta', magari usando mille artifizi tecnologici che gia' vanno ben contro il corso della natura. Circa gli artifizi tecnologici e' da sempre la posizione della chiesa, circa la volonta' no. Uccidere contro la volonta' (magari perche' il lebensraum e' sovrappopolato di esseri inferiori) pero' e' quella dei nazisti.

      Se invece si lasciasse di piu' "la natura fare il suo corso" (compreso il fatto di smetterla di emettere norme regolamenti e leggi per ogni stronzata, "fine vita" compreso - dato che a pensarci bene TUTTO e' una stronzata) forse sarebbe la soluzione piu' semplice, banale ed efficace.

      Elimina
    2. "mille artifizi tecnologici che gia' vanno ben contro il corso della natura"

      a parte che questa frase non ha molto senso, dove finisca la natura e cominci l'artificialita' implica mettere l'uomo e le sue invenzioni fuori dalla natura, cosa piuttosto arbitraria e difficilmente confinabile con precisione.

      Elimina
  8. << dove finisca la natura e cominci l'artificialita' implica mettere l'uomo e le sue invenzioni fuori dalla natura, cosa piuttosto arbitraria e difficilmente confinabile con precisione. >>

    Sì e no, caro Diaz.
    Certo l'uomo fa parte della natura, per cui, in teoria, tutto quello che facciamo è "naturale".
    Però non puoi negare che, nella pratica, la distinzione esiste, è importante e, anche se priva di contorni netti, sostanzialmente ineliminabile.

    RispondiElimina
  9. Sostenibilità.
    Che è un sistema economico basato su 3 pilastri:
    Economia
    Società
    Ambiente.
    Questo significa che deve essere un apparato economico (naturalmente); associato ad una struttura sociale che dia a tutti quanti sanità/istruzione e difesa (perché altrimenti non ci sarebbe più un mercato); con una struttura produttiva che sia circolare, esattamente come la immagina lei.

    RispondiElimina
  10. Benvenuto Davide e dammi pure del tu (nel mio blog si usa così).

    Il riciclo intelligente dei materiali è una parte importante dell'economia di una nazione, e non soltanto per motivi etici o ambientali, ma proprio economici in senso stretto.
    Tanto è vero che quando il fascismo si trovò in difficoltà per le ben note sanzioni economiche, riuscì a mandare avanti alla meno peggio l'economia nazionale proprio seguendo questa strada (classico caso in cui le premesse sono discutibili, ma il comportamento è ugualmente virtuoso).
    Se ti interessa approfondire, a marzo 2013 ho pubblicato tre bellissimi post di Massimo Di Maio (li ho intitolati: Chi fa da sè, fa per tre).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Perché parlare solo di economia di una nazione?

      Elimina
  11. Io penso (e motivare questo mio pensiero comporterebbe una serie di osservazioni e di concetti un po' troppo lunghi per un semplice post... Diciamo che c'ho scritto un libro sopra e ne sto scrivendo un secondo in questi mesi) che entro gli anni '60/'70 di questo secolo assisteremo ad una serie di rivoluzioni paragonabili, almeno in un certo senso, alle rivoluzioni del XVIII° secolo.
    Questo comporterà la separazione del potere in tre blocchi indipendenti.
    Io penso che il potere da separare questa volta, sarà quello economico.
    I tre blocchi sono quelli che ho descritto sopra.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Allora sei uno scrittore e un saggista.
      Complimenti !
      Puoi darci qualche indicazione di più sul libro che hai scritto e, magari, su quello che stai preparando ?
      Sul web, digitando il tuo nome, ho trovato alcune cose, ma vorrei evitare la trappola dell'omonimia.

      P.S. I tre blocchi a cui ti riferisci sarebbero " Economia, Società, Ambiente" ?
      Quindi, si tratterebbe di suddivisioni non geo-politiche, ma interne alle singole nazioni.
      Ho capito bene ?

      Elimina