sabato 6 luglio 2013

Togli un posto a tavola

Anche questa è una intervista virtuale, nel senso che non è mai avvenuta, ma riporta fedelmente il pensiero del personaggio citato. La “vittima” è il noto ambientalista americano Lester Russell Brown, grande esperto dei problemi legati alla sovrappopolazione. LUMEN.


LUMEN – Professor Brown, perché il continuo incremento demografico è così drammatico per il futuro del nostro pianeta ?
BROWN – Perché con l’aumento della popolazione globale ciascuno di noi avrà  una parte inferiore di acqua dolce, di riserve minerali, di terra coltivabile, di riserve di combustibile fossile, di spazio vitale, di capacità di assorbimento dei rifiuti, di proteine provenienti dal mare e di zone ricreative naturali.

LUMEN – Una prospettiva davvero spiacevole.
BROWN – Ma non solo. Vi è una trasformazione del rapporto tra l’uomo e il sistema naturale entro cui egli vive, che non è soltanto un fenomeno ecologico, ma ha profonde conseguenze economiche, politiche e sociali. La crescita demografica, infatti, comincia a influire sotto vari aspetti sui nostri modi di vita, riducendo le scelte aperte all’individuo.

LUMEN – In che modo avviene questo ?
BROWN - Via via che ci avviciniamo ai limiti delle risorse della Terra, l’aumento della popolazione comincia a controbilanciare l’effetto dello sviluppo economico, il quale, per definizione, tende ad aumentare le scelte di cui l’individuo può disporre. Tali scelte comprendono le attività che costituiscono la nostra vita quotidiana, ivi compreso quello che mangiamo, il sito dove viviamo e i luoghi in cui ci rechiamo.

LUMEN – E queste scelte sarebbero a rischio ?
BROWN – Sarà inevitabile. L’attuale mancanza di azioni urgenti ed efficaci sul fronte demografico finirà per creare, nel prosismo futuro, una necessità ancora più forte di intervenire nelle attività umane in modo limitativo.
Allorché i sistemi politici, sociali ed economici cercheranno di far fronte alle conseguenze della pressione demografica, non vi sarà altra scelta che quella di limitare sempre più le libertà individuali.

LUMEN – Non è una bella prospettiva.
BROWN – No. D’altra parte non si tratta di un destino ineluttabile.

LUMEN – In che senso ?
BROWN – Nel senso che davanti a noi abbiamo comunque una alternativa: possiamo scegliere tra un mondo con un numero sempre maggiore di esseri umani, in cui le comunità saranno obbligate ad adottare misure indesiderabili, e un mondo meno popolato in cui le comunità saranno in grado di conservare una maggiore libertà nel determinare i modi di vita e le strutture sociali.

LUMEN – La seconda opzione mi pare assolutamente preferibile.
BROWN – Senza dubbio. Anche perché la prima alternativa presuppone delle scelte che implicheranno conflitti tra governi locali e nazionali, tra interessi nazionali e internazionali.

LUMEN – Potete fare qualche esempio ?
BROWN – Volentieri. E’ bene che la terra dell’Africa orientale che è oggi adibita a riserve naturalistiche sia conservata, oppure la si deve gradualmente utilizzare per la produzione di alimenti, in modo da soddisfare il fabbisogno delle popolazioni in continua crescita dei paesi in cui sono situate tali riserve?

LUMEN – E nel mondo occidentale ?
BROWN - Le risorse d’acqua nelle grandi pianure dell’America settentrionale possono essere usate o per scopi agricoli, come avviene oggi, o per la gassificazione del carbone e per ripristinare le zone in cui sono stati eseguiti lavori estrattivi. Poiché esse non possono essere sfruttate illimitatamente in vista di questi due scopi, una scelta è inevitabile.

LUMEN – Inevitabile, ma anche difficile.
BROWN - Se gli esseri umani nel mondo saranno più numerosi, ciò significherà che vi saranno meno specie di vita animale nelle aree selvagge. Il conflitto sarà essenzialmente fra chi preferisce conservare più specie selvagge possibili, e chi pensa al mantenimento adeguato di un numero maggiore di individui umani.

LUMEN -  Parlavate prima della compressione delle libertà individuali.
BROWN - Una delle scelte più difficili che si dovranno compiere a livello nazionale è la misura in cui si dovrà sacrificare l’individuo a vantaggio della società. In quale misura i governi potranno ricorrere a disincentivi economici come la limitazione del numero dei figli per i quali sono concesse deduzioni nelle imposte sul reddito, o tessere di razionamento?

LUMEN – Beh, la storia ci insegna che l’interesse della società ha quasi sempre il sopravvento sull’interesse degli individui, giustificando le sanzioni individuali considerate necessarie.
BROWN – Non lo nego, ma l’attrito che si crea è molto forte. Inoltre la crescita demografica non è l’unico fattore che fa salire la domanda di risorse. C’è anche l’aspirazione dell’umanità a livelli più elevati di consumo, che appare come una forza universale.

LUMEN – Una specie di manovra a tenaglia.
BROWN - Non sappiamo quali saranno i rispettivi ruoli di queste due forze in futuro; sappiamo però che più saranno le risorse occorrenti per soddisfare i maggiori bisogni derivanti dalla crescita demografica, meno saranno quelli disponibili per elevare i livelli di consumo pro capite, la qualità della vita, gli investimenti su tecnologie a minor impatto ambientale.

LUMEN – Mi pare inevitabile: la matematica non lascia alternative.
BROWN - Se analizziamo le attuali pressioni ecologiche e sociali e la scarsità delle risorse, anche il semplice raddoppio della popolazione mondiale, in assenza di qualsiasi aumento dei consumi pro capite, diventa una prospettiva terrificante, alla luce delle tensioni sociali e dei potenziali conflitti politici che probabilmente lo accompagnerebbero.
Analogamente, un raddoppio dei livelli mondiali  di consumo pro-capite, che porterebbe il mondo solo a una frazione del livello nordamericano, imporrebbe un grave sforzo alle risorse della Terra, anche nell’ipotesi che non vi sia un ulteriore aumento della popolazione.

LUMEN – Finiamo sempre lì.
BROWN – E’ inevitabile. In pratica,  se la popolazione seguiterà ad aumentare, tutti i più seri problemi dell’umanità si aggraveranno e le loro soluzioni risulteranno più difficili.

LUMEN – Che fare,allora ?
BROWN – Occorre cercare una relazione più armoniosa con la natura; la società globale che sta nascendo dovrà formulare una nuova etica nel campo della procreazione.

LUMEN – Facile a dirsi, ma ci sono dei forti tabù che si oppongono.
BROWN – Sicuramente. Per gran parte del tempo in cui l’uomo è esistito, è stato necessario avere un elevato numero di figli per assicurare la sopravvivenza della specie, a causa degli alti tassi di mortalità infantile.

LUMEN – Oggi però non è più così.
BROWN – Per questo è necessario cambiare. Oggi sono proprio i tassi di natalità che minacciano i sistemi di sostentamento da cui dipende la vita dell’uomo, per cui dobbiamo abbandonare la vecchia etica del “crescete e moltiplicatevi” sostituendola con un’etica volta a stabilizzare la popolazione.

LUMEN – Cosa dovrebbe prevedere questa etica ?
BROWN – Come prima cosa, la nuova etica deve considerare socialmente uguali uomini e donne, e la maternità non deve essere più una funzione assunta in modo automatico, ma una scelta che una donna può fare o non fare, secondo la coscienza personale.

LUMEN – Ben detto. Ma c’è anche il rapporto con la natura e con la ricchezza da essa prodotta.
BROWN – Esatto. Migliaia di anni di privazioni materiali hanno creato un’etica che da un’importanza enorme alla produzione e all’acquisto delle ricchezze, viste  in genere come fini a sé stesse.

LUMEN – Quindi, basta all’accumulazione sfrenata.
BROWN – Basta, assolutamente. Una tale preoccupazione dovrà ridursi notevolmente, e lasciare il posto a una maggiore importanza data alla distribuzione dei beni e alla partecipazione di tutti. L’importanza del benessere eccessivo non può più trovare posto in un ecosistema già sottoposto a gravi tensioni, con gli attuali livelli di attività economica. 

LUMEN – Grazie professore, è stato un piacere ascoltarvi su questi argomenti.
BROWN – E per me parlarne. Speriamo solo che la consapevolezza di questi problemi si diffonda sempre di più. Ne abbiamo bisogno.
 

4 commenti:

  1. Un discorsetto semplice e chiaro alla portata di chiunque. Ma com'è allora che non si prendono le necessarie misure senza per forza ricorrere ai metodi cinesi? Ma a pensarci bene gli Italiani hanno adottato il metodo cinese prima dei Cinesi stessi nel dopoguerra - senza alcuna violenza, volevano solo stare un po' meglio.
    Oggi viviamo tutti ancora in un clima di competizione selvaggia per accaparrarci i beni della terra, a cominciare dal petrolio.
    Passare dalla competizione alla cooperazione (non solo parziale o settoriale) non è facile, non sarà facile (il clima generale è di diffidenza, si teme di essere fregati - vedi per es. anche il recente rifiuto di Putin di ridurre drasticamente gli armamenti nucleari - come se quelli rimanenti non bastassero a far saltare il mondo in aria centinaia di volte).
    Ma cooperare significherebbe distribuire equamente i beni e non fare i furbi, non badare solo al proprio particolare ma al bene comune.
    Esaltare però il bene comune, come fa per es. la Chiesa, non può però avvenire che a scapito dell'individuo. Attualmente è in corso, almeno nel mondo occidentale, una guerra contro ogni tipo di discriminazione: l'esaltazione dell'uguaglianza sembrerebbe una buona cosa, ma ho qualche riserva - visto che siamo tutti diversi...

    Infine: la fine della concorrenza, della competizione, a favore della cooperazione e dell'uguaglianza, non sarebbe l'avvento del socialismo? Mah! Io ho poca voglia di fare lo stakanovista per gli altri. Qualche piccola differenza ce la vogliamo mantenere o no? Tutti uguali uguali - che orrore! Tutti cloni per il bene comune: non so voi, a me non piace tanto. Viva la differenza (che non significa sfruttare il prossimo).

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  2. Caro Sergio, certamente nelle esortazioni di Lester Brown c'è una buona dose di ottimismo e di fiducia forse eccessiva nelle qualità dell'uomo.

    D'altra parte la storia della cività è, alla fin fine, la storia dal braccio di ferro infinito tra le spinte del singolo alla supremazia (che vengono dal gene egoista) e la necessità di un comportamento sociale cooperativo (dettato dalla cultura).
    La storia ci ha mostrato grandi tragedie, ma anche grandi esempi di equilibrio funzionale.

    E se vogliamo affrontare con qualche speranza la crisi ecologica che ci attende, non possiamo che fare affidamento sulla nostra capacità di equilibrio.

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  3. Caro Lumen, complimenti per la bella intervista virtuale, molto chiara e condivisibile. Trovo molto giusta la denuncia dei pericoli per la libertà individuale che possono venire dalla sovrappopolazione e dai sistemi inevitabilmente repressivi che servirebbero per governarla senza devastare il pianeta. Come presto dirò in un mio post, un eccesso di popolazione richiede governi autoritari, specialmente nel caso si vogliano regolamentare i consumi (come necessario in presenza di 7 miliardi di umani). Già oggi è possibile vedere come si regolano i governi in Cina, in India, in Pakistan o in Iran. A quello che sta succedendo in Egitto non è estraneo un eccesso di natalità con una alterazione del rapporto tra giovani e anziani e alta densità demografica. Sul comportamento sociale cooperativo mi permetto di dissentire: molti comportamenti cooperativi sono determinati geneticamente. Lorenz e successori lo hanno dimostrato sia per gli insetti (come le api e le formiche) che per molte specie animali. Forte differenze individuali presuppongono invece molta cultura e complessità sociale.

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  4. << A quello che sta succedendo in Egitto non è estraneo un eccesso di natalità con una alterazione del rapporto tra giovani e anziani e alta densità demografica. >>

    Caro Agobit,
    di questo sono convinto anche io: anzi secondo me quella demografica è la causa principale della rivolta sociale; eppure nei commenti dei principali media questo aspetto viene sistematicamente trascurato.

    Al riguardo, non posso che richiamarmi alle teorie del prof. Heinsohn, di cui ho già parlato in un paio di occasioni (v. Baby Boom).

    Quanto ai complimenti per il post (di cui Ti ringrazio), non posso che ricambiare, visto che il testo base di Brown (ovviamente, con gli opportuni adattamenti) è stato preso proprio dal tuo blog, che, per me, è una vera miniera d'oro.

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