sabato 23 giugno 2012

Essere o non essere

LUMEN - Principe Amleto, buongiorno. Come state ?
AMLETO - Non tanto bene.
 
LUMEN - Cos’è che vi turba ?
AMLETO - Essere o non essere ? Questo è il problema.
 
LUMEN - In che senso, principe ?
AMLETO - Mi chiedevo se è meglio continuare a vivere, oppure morire.
 
LUMEN - E’ una bella domanda, in effetti.
AMLETO - Voi che dite ? E’ più nobile all'animo sopportare gli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, o prender l'armi contro un mare di problemi e combattendo disperderli.
 
LUMEN - Mah, prendere le armi non è cosa che mi attiri molto. Sono un amante della pace, io.
AMLETO - Intendevo prendere le armi contro se stessi.
 
LUMEN - Suicidarsi ?
 AMLETO - Morire, dormire: nulla più; e con un sonno dirsi che poniamo fine al dolore e alle infinite miserie, naturale retaggio della carne, è soluzione da desiderare ardentemente.
 
LUMEN - Per carità, capisco il dolore e le infinite miserie della carne, ma perdere la vita vuol dire perdere tutto.
AMLETO - Morire - dormire - sognare, forse: ma qui è l'ostacolo che ci trattiene: perchè in quel sonno della morte quali sogni possano venire, quando noi ci siamo sbarazzati di questo groviglio mortale?
 
LUMEN - Cioè, fatemi capire: sarebbe solo la paura dell’aldilà, della vita dopo la morte, che ci trattiene dal “desiderabile” suicidio ?

AMLETO - Proprio così. E’ la remora, questa, che di tanto prolunga la vita ai nostri tormenti. Chi vorrebbe, se no, sopportar le frustate e gl'insulti del tempo, le angherie del tiranno, il disprezzo dell'uomo borioso, gli spasimi dell'amore disprezzato, gli indugi della legge, l'insolenza di chi è investito di una carica, e gli scherni che il merito paziente riceve dai mediocri, quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto con due dita di pugnale?
 
LUMEN - Non mi parlate di pugnali. Le lame mi fanno impressione, perché ho sempre paura di tagliarmi.
AMLETO - Chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una gravosa vita, se non fosse il timore di qualche cosa, dopo la morte?
 
LUMEN - Guardate che dopo la morte non c’è assolutamente nulla.
AMLETO - Eppure tutti dicono che vi è qualcosa. La terra inesplorata donde mai non tornò alcun viaggiatore, confonde la volontà, e ci fa piuttosto sopportare i mali che abbiamo, che non volare verso altri che non conosciamo.
 
LUMEN - Molti lo dicono, ma non è vero. La “terra di là” sembra inesplorata e sconosciuta per un solo e semplice motivo: che non esiste.
AMLETO - Così la coscienza ci fa tutti vigliacchi; così la tinta naturale della determinazione si scolora al cospetto del pallido pensiero.
 
LUMEN - Se la determinazione servisse solo per suicidarsi, è meglio essere vigliacchi, o forse, più semplicemente, prudenti.
AMLETO - E così imprese di grande importanza e rilievo, per questo riguardo, deviano il loro corso: e dell'azione perdono anche il nome.
 
LUMEN - Mio caro principe, la vera impresa “di grande importanza” è tenersi cara la vita, apprezzarla in quanto unica e viverla nel migliore modo possibile.

7 commenti:

  1. "Essere o non essere?". Se invece Amleto si fosse espresso più chiaramente, alla mano, come una persona normale, per es. chiedendosi "continuare questa vitaccia o farla finita?" non staremmo qui a rimuginare quelle sibilline parole che sembrano profondissime. Amleto è depresso, non sa che cavolo fare. Si capisce, è in una situazione tutt'altro che piacevole: l'incertezza è un tarlo che rode. Meglio mettere la testa sotto il cuscino, non pensare, dormire. Capita a tutti ogni tanto di non poterne più, ma poi passa (per fortuna).

    È strano come l'uomo abbia ripetuto per secoli e addirittura millenni parole che non hanno molto senso, per es. beati i poveri di spirito, beati quelli che piangono perché vedranno Dio ecc.

    Comunque la paura dell'aldilà che sembra affliggere Amleto oggi sta svanendo, se non è già svanita del tutto. La gente ha piuttosto paura del dolore. Ancora Dostoevskij fa dire ai suoi "Demoni" che è la paura dell'aldilà che ferma la mano dell'aspirante suicida. Ma Dostevskij era cristiano e "ce credeva" all'aldilà. Noi moderni siamo ormai decisamente per l'aldiquà.

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  2. << Comunque la paura dell'aldilà che sembra affliggere Amleto oggi sta svanendo, se non è già svanita del tutto. >>.

    Giustissima osservazione, caro Sergio.
    La paura dell'aldilà oggi non la percepisce più nessuno e questo per una scelta "mediatica" ben precisa da parte della chiesa che invece, nei secoli scorsi, col terrore dell'inferno ci marciava eccome (basta vedere certa letteratura e certa pittura dei passato).
    Poi, con il lento declino della religiosità nella società occidentale, la Chiesa (che quanto a propaganda può dare lezioni a chiunque) si è resa conto che se continuava a spaventare la sue pecorelle rischiava di perderle tutte.
    Così si è inventata il buonismo supremo di oggi, per cui nessuno deve disperare, perchè la bontà ed il perdono di Dio sono senza limiti.
    La gente, che non aspettava altro, recepisce facilmente il messaggio e si mette tranquilla, potendo continuare a fare i comodi propri senza nessun timore (basta che continui a tirare fuori i soldi).
    Non ho statistiche sotto mano, ma credo che in occidente, oggi, non vi sia più nessuno che tema seriamente di finire all'inferno dopo la morte (questo almeno è quello che mi dicono i credenti che conosco).

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  3. Caro Lumen,

    mi sorprende ciò che dici della paura dell'aldilà, scomparsa secondo te "per una scelta mediatica ben precisa da parte della Chiesa". Davvero pensi che la Chiesa abbia fatto questa scelta, cioè abbia riflettuto e poi deciso di non terrorizzare più le proprie pecorelle per non perderle?
    Io penso invece che questa decisione o cambiamento di atteggiamento della Chiesa si siano "naturalmente" imposti all'istituzione. La Chiesa ha dovuto prendere atto che non era più possibile terrorizzare l'uomo moderno che desidera giustamente vivere bene qui ed ora e non "dopo". La ricerca del piacere e della felicità terrena è stata poi facilitata dal diffondersi del benessere, almeno in una parte del mondo. E l'uomo felice o almeno soddisfatto e tranquillo non accetta tutele ecclesiastiche. Il cristianesimo, forse ancora più di altre religioni, è la religione della rinuncia, dell'obbedienza, della rassegnazione (la valle di lacrime) in vista del "bene supremo", la vita eterna. Oggi il rassegnato e il depresso sono casi clinici, si consiglia loro lo psicologo, lo psichiatra, che devono rimontargli il morale perché sia di nuovo in grado di lavorare, di essere utile alla società.
    È un fatto che è stato eliminato non solo il limbo dalla mitologia cristiana, ma anche l'inferno (solo che non si dice ancora).
    Non so quanto durerà ancora l'agonia del cristianesimo, ma non c'è più niente da fare per il paziente. Quasi quasi mi dispiace e mi commuovo (duemila anni di storia cancellati, e poi com'era bello, com'è bello il gregoriano ...).

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  4. Caro Sergio, certamente la Chiesa ha fatto la sua svolta buonista perchè costretta dai tempi, ma lo ha fatto, secondo me, lucidamente, per cavalcare il fenomeno anzichè subirlo e conservare quindi, come sta accandendo, il massimo dell'influenza possibile.
    Quanto all'agonia ci andrei piano, perchè hanno mille risorse (mediatiche e finanziarie) e si basano su uno zoccolo duro (la spiritualità presente nel profondo di ogni uomo) che difficiltmente verrà meno.
    E poi, chi ti dice che la futura crisi ambientale, con le ristrettezze e le difficoltà materiali che porterà alla gente, non finisca per dare loro una nuova, grande opportunità ?

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    1. Sì, certo, la Chiesa ha ancora parecchie risorse. In Germania è il secondo datore di lavoro e il patrimonio immobiliare della Chiesa in Italia sembra immenso.

      Ma i miti su cui il potere della Chiesa si basa sono ormai consunti. Non solo i dogmi, ma il vangelo stesso ormai sono ... impresentabili. Il povero Ratzinger continua a ripetere che l'incarnazione è un evento storico reale e quindi - secondo lui - indubitabile. È evidente che Ratzinger non ha la più pallida idea di cosa sia la storia che è appunto, come dice la parola stessa, nient'altro che una «storia», un racconto più o meno credibile. Nessuno dubita minimamente dell'esistenza storica di Giulio Cesare e della sua spedizione in Gallia - perché i fatti sono ben documentati e quindi credibili - al contrario della persona e delle imprese di Gesù di Nazaret della cui esistenza è più che lecito dubitare (il Cristo divinizzato ha ben poco a che vedere con l'eventuale personaggio storico di Gesù, che a giudicare dai vangeli doveva essere un povero matto con qualche sprazzo di intelligenza).
      Bisognerà vedere se la Chiesa sarà capace di reinventare il mito per mettersi al passo coi tempi, tempi in cui anche un bambino un po' sveglio mette in difficoltà i teologi. La vedo dura, per non dire impossibile per la Chiesa. Credo persino che stiano vivendo la fine del cristianesimo. Ma qualche colpo di coda della Chiesa è sempre possibile. La fine però è ineluttabile, anche se noi non la vedremo.

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  5. Il monologo di Amleto resta sempre valido ... hai voglia a non credere nell'aldilà. Hai voglia a cercare la più razionale delle risposte ... e se invece ci fosse qualcosa? E quel qualcosa ci andasse per traverso?
    Non lo sapremo mai, ecco il fatto. Nel dubbio, ce lo prendiamo in quel posto, giorno dopo giorno.

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  6. Benvenuto a Massimo.
    Quello dell'aldilà, ne convengo, è un problema enorme ed assolutamente fondamentale.
    Però, se uno pensa che dopo la morte ci sia qualcosa, brancolerà nel buio per tutta la vita, perchè nessuno è ancora riuscito a dare una risposta soddisfaciente e condivisa su quello che ci aspetta.
    Se invece, molto semplicemente, concludi che non c'è nulla, perchè con la dissoluzione del corpo fisico finisce tutto (e come potrebbe essere altimenti ?), stai sereno e vivi meglio.
    Almeno, per me (ex cattolico "pentito") ha funzionato così.

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