sabato 18 febbraio 2012

L'Italia travolta

Un Post di Agobit sul difficile futuro del nostro paese, stretto nella morsa tra incremento  demografico  e distruzione del territorio - dal blog “Un pianeta non basta”


<< Ciò che minaccia l’Italia non sono le alluvioni e nemmeno i terremoti, che ci sono sempre stati. Ciò che sta distruggendo in maniera definitiva il Bel Paese è la demografia. Dall’ultimo rapporto Istat (gennaio 2012) si apprende infatti che la popolazione dei residenti in Italia è arrivata a quasi 61 milioni (60 milioni 851 mila al primo gennaio). Ogni anno arrivano tra i 400 e i 500 mila stranieri a risiedere in Italia.

La curva della popolazione in Italia è tornata così a impennarsi dopo la relativa stasi degli anni (’80-’90).
Con questi tassi rischiamo di arrivare in pochi anni ai 70 milioni di abitanti. Questo accade in un paese che 100 anni fa aveva 30 milioni di abitanti: uno spaventoso boom demografico. Non stiamo parlando di un contenitore e un contenuto, come molti imbecilli fanno finta di credere. E’ noto il loro ritornello: c’è posto per tutti, ci sono tanti spazi ancora liberi, c’è bisogno di giovani ecc. ecc.

Aumento della densità demografica significa una serie certa di conseguenze:

  1. CONSUMO DI TERRITORIO VERDE E CEMENTIFICAZIONE
  2. NECESSITA’ ABITATIVE CON NUOVE COSTRUZIONI E INFRASTRUTTURE
  3. AUMENTO DI STRUTTURE VIARIE, MOBILITA’, CONSUMI
  4. NECESSITA’ DI INTENSIFICARE PRODUZIONI AGRICOLE CON USO DI PRODOTTI CHIMICI
  5. NECESSITA’ DI ASSICURARE POSTI DI LAVORO INDOTTI (NUOVI IMPIANTI, NUOVE ATTIVITA’, ALTRI PRODOTTI, ALTRI INQUINANTI…)
  6. ULTERIORI POLLUZIONI, RIFIUTI, DISCARICHE, USO SOSTANZE CHIMICHE, EMISSIONI GAS SERRA, CONSUMO DI ACQUE, SCARICHI TOSSICI ECC.
Del resto è quello che è avvenuto negli ultimi anni e che sta avvenendo ogni giorno sotto i nostri occhi. Lo fotografa un rapporto-dossier del Fai e del WWF sul consumo del suolo, intitolato “Terra Rubata”, presentato a Milano. Vi si delinea un’Italia erosa dalle lobby del cemento e del mattone che la fagocitano al ritmo di 75 ettari al giorno.
Tesori naturalistici, terreni agricoli che non saranno più restituiti all’ambiente e alla collettività. Si stima nel rapporto che nei prossimi 20 anni la superficie occupata dalle aree urbane crescerà di  circa 600mila ettari, pari a una conversione urbana di 75 ettari al giorno, come un quadrato di 6400 kmq.

Nel dossier si sostiene che, negli ultimi 50 anni, l’area urbana in Italia si sia moltiplicata di 3,5 volte ed è aumentata, dagli anni ‘50 ai primi anni del 2000, di quasi 600mila ettari. In particolare, in 50 anni persino quei Comuni che si sono svuotati con l’emigrazione sono cresciuti di oltre 800 mq. per ogni abitante perso.
I progetti delle grandi infrastrutture, invece, mettono a rischio 84 aree protette, 192 siti di interesse comunitario e 64 international bird area. «Il risultato: il 70% dei Comuni è interessato da frane che, tra il 1950 e il 2009, hanno provocato 6439 vittime».

Tutto questo non si può arrestare in presenza di un aumento costante annuale della popolazione italiana al ritmo annuale di circa trecentomila-quattrocentomila abitanti. Le persone hanno bisogno di case, di infrastrutture, di lavoro. Le imprese non possono chiudere, ormai l’industria della cementificazione è una delle principali in Italia.

Di fronte a tutto ciò nessuno si preoccupa che nel nostro paese ogni giorno sparisce la campagna, gli alberi, l’acqua pulita, il cielo azzurro, gli animali, i paesaggi, le valli, le coste e i mari trasparenti. Certo, per qualcuno queste cose non valgono niente .
L’Italia è un paese disgraziato, pieno di prefiche che piangono sui pochi giovani, sulle poche nascite. Evidentemente sessantuno milioni di umani sono ancora pochi. Chiedono altra devastazione, la scomparsa del Bel Paese. >>

AGOBIT

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