sabato 5 novembre 2011

Il mondo di Monod

Un grande libro, da leggere assolutamente, è quello scritto nel 1970 dal grande biologo francese Jacques Monod “Il caso e la necessità”.
Con il suo libro, Monod tiene alto il vessillo degli evoluzionisti nella difficile battaglia contro gli indifendibili (ma potentissimi) creazionisti ed afferma senza mezzi termini l’assoluta casualità della mutazione biologica.
 
<< (Le alterazioni nel DNA - ndr) sono accidentali, avvengono a caso. E poiché esse rappresentano la sola fonte possibile di modificazione del testo genetico, a sua volta unico depositario delle strutture ereditarie dell'organismo, ne consegue necessariamente che soltanto il caso è all'origine di ogni novità, di ogni creazione nella biosfera. 

Il caso puro, il solo caso, libertà assoluta ma cieca, alla radice stessa del prodigioso edificio dell'evoluzione: oggi questa nozione centrale della Biologia non è più un'ipotesi fra le molte possibili o perlomeno concepibili, ma è la sola concepibile in quanto è l'unica compatibile con la realtà quale ce la mostrano l'osservazione e l'esperienza. Nulla lascia supporre (o sperare) che si dovranno, o anche solo potranno, rivedere le nostre idee in proposito. >>.
 
Gli esseri viventi infatti rappresentano un sistema chiuso e sono caratterizzati da due elementi fondamentali che Monod chiama INVARIANZA (la fedeltà di copiatura del DNA) e TELEONOMIA (il progetto di costruzione del fenotipo, contenuto nel DNA).
 
<< L'invarianza precede necessariamente la teleonomia. Per essere più espliciti, si tratta dell'idea darwiniana che la comparsa, l'evoluzione e il progressivo affinamento di strutture sempre più fortemente teleonomiche sono dovuti al sopraggiungere di perturbazioni in una struttura già dotata della proprietà di invarianza, e quindi capace di "conservare il caso" e di subordinarne gli effetti al gioco della selezione naturale. >>.
 
L’invarianza e la teleonomia, lavorando insieme, consentono all’essere vivente di trasmettere la propria struttura genetica alle generazioni successive. Ma quando si verifica una mutazione questa non è dovuta ad una (impossibile) interazione con l'ambiente, ma ad eventi casuali verificatisi al suo interno a livello molecolare.
 
<< Gli eventi iniziali elementari, che schiudono la via dell'evoluzione ai sistemi profondamente conservatori rappresentati dagli esseri viventi sono microscopici, fortuiti e senza alcun rapporto con gli effetti che possono produrre nelle funzioni teleonomiche. >>.

Tuttavia, una volta avvenuta la mutazione, cioè dal momento in cui la modifica nella struttura del DNA si è verificata, la continuità biologica è garantita.
 
<< l'avvenimento singolare, e in quanto tale essenzialmente imprevedibile, verrà automaticamente e fedelmente replicato e tradotto, cioè contemporaneamente moltiplicato e trasposto in milioni o miliardi di esemplari. Uscito dall'ambito del puro caso, esso entra in quello della necessità, delle più inesorabili determinazioni. La selezione opera in effetti in scala macroscopica, cioè a livello dell'organismo. >>.
 
Monod opera quindi una mirabile sintesi tra il caso, che origina le mutazioni, e il rigido determinismo, che guida il meccanismo della selezione naturale, quando l'essere vivente mutato (il nuovo fenotipo) viene sottoposto alla prova dell'ambiente.
 
Concludo riportando la bellissima frase finale del libro, una frase di quelle epiche, che resta scolpita per sempre nella mente di chiunque l’abbia letta ed apprezzata:

<< L’antica alleanza (animistica tra uomo e natura - ndr) è infranta. L’uomo finalmente sa di essere solo nell’immensità indifferente dell’Universo da cui è emerso per caso. Il suo dovere, come il suo destino, non è scritto in nessun luogo. A lui la scelta tra il Regno (della conoscenza - ndr) e le tenebre >>.


2 commenti:

  1. Caro Lumen,

    spiacente, ma io non ho un bel ricordo del libro di Monod. E trovo debole la teoria del caso. Il fatto è che posto un inizio - diciamo il big bang - tutto ciò che ne deriva è concatenato, dunque necessario: il caso non esiste. Del resto il concetto stesso di caso è ambiguo: in genere diciamo che qualcosa avviene per caso (un incontro, la formazione di una galassia o di un buco nero) quando non l'avevamo previsto, non era nelle nostre intenzioni. Ma tutti i fenomeni avvengono necessariamente, uno genera il successivo. Monod stesso parla di assoluta necessità: da un evento, che lui ritiene casuale, discende poi una catena di eventi o di sviluppi dipendenti dalle leggi ferree della natura. Non si capisce però perché non sarebbe a sua volta necessario quell'evento all'inizio della catena di eventi che soggiacciono alla ferrea necessità.
    In altre parole: tutto è necessariamente, anche gli eventi o i fenomeni che Monod ritiene casuali. Nell'evoluzione del cosmo avvengono milioni di milioni di eventi apparentemente casuali, dal nostro punto di vista, e il cui sviluppo ci appare poi logico, necessario.
    Con ciò risaliamo non tanto a un Dio creatore quanto a un'inizio.

    Questo è quello che pensa una persona come il sottoscritto al digiuno di conoscenze scientifiche. Forse un fisico moderno ride di questi pensierini di un profano.

    Quanto all'ultima frase, messa enfaticamente in grassetto, la trovo gelida e tutt'altro che esaltante. L'immenso universo indifferente al nostro destino non è una gran consolazione.
    Bisogna guardare in faccia la realtà, sembra dirci Monod, e se ne abbiamo il coraggio saremo ricompensati da nuove inebrianti esaltanti conoscenze. Forse, chissà. Lo stesso qualcosa di questa visione non mi piace. Penso che non si possa vivere senza attribuire "valore" a qualcosa. Valore soggettivo, ma pur sempre valore, qualcosa che piace, che ci sembra prezioso.
    Il discorso di Monod e di altri invece sembra smontare tutte le nostre illusioni (senza le quali non si può vivere, diceva Leopardi).
    Il filosofo Severino sostiene che tutto è eterno, tutto, assolutamente tutto, qualsiasi evento, dal più futile al più sublime. Dio non esiste - nessuno l'ha mai visto - ma esistono tutte le cose, eventi, fenomeni, esseri dell'universo. Non è una fede, una credenza - dice Severino. Ma purtroppo questa sua verità o intuizione non è dimostrabile: le sue dimostrazioni non convincono nessuno, un po' come le prove dell'esistenza di Dio di San Tommaso (che delusione quando le trattammo a filosofia).
    Allora? Mah! Rallegrarsi comunque di questa breve esistenza, "chi vuol esser, lieto sia / del diman non c'è certezza" ? Il giovane triestino Michelstaedter preferì spararsi (suicidio filosofico). Una possibile risposta all'universo indifferente.

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  2. Caro Sergio, antitutto grazie per tuo intervento, sempre gradito.
    Sul primo punto, ovvero la NON esistenza del caso, devo dirti che la pensavo anche io come te (vedi il famoso demone di Laplace). Ora, dopo aver letto alcuni libri di fisica (ed in particolare di fisica quantistica) ho dovuto accettare l'idea che la causalità non è incompatibile con le leggi della fisica (si parla al riguardo di indeterminazione quantistica).
    Sul secondo punto, l'indifferenza del cosmo verso l'uomo, concordo che si tratti di un concetto gelido e sgradevole. Ma basta questo per renderlo falso ? Io condivido questa impostazione, eppure la mia vita non è nè vuota nè priva di significato (almno per me). Si tratta solo di sapere dove cercare (ovvero dentro di sè e non fuori/sopra di sè). Ciao.

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