sabato 12 novembre 2011

Euro-lega

Uno degli argomenti più discussi del momento è sicuramente il rapporto tra l’Italia e l’Europa Unita, sia a livello politico che economico.
Difficile dire se la moneta unica ed i trattati europei (con i suoi vincoli e la sua legislazione) siano davvero un vantaggio o uno svantaggio per l’Italia.
In tanti giurano di sì, ed alcuni altri affermano di no.
Tra gli euro-scettici di lunga data, si colloca sicuramente Ida Magli,  il cui recente articolo per Panorama (intitolato ‘Unità degli Italiani e unità degli europei’)  mi è stato segnalato dall’amico Sergio (che ringrazio con l’occasione) e che riporto qui di seguito.
E’ un articolo che non condivido in tutto e per tutto, ma che fornisce ampi motivi di riflessione. LUMEN


<< L’analogia fra unità degli Italiani e unità degli europei è chiaramente improponibile. Con il nome di “europei” infatti, ci si riferisce alla connotazione geografica o, eventualmente, a quella fisica dei “bianchi” visto che non è mai esistita una qualsiasi organizzazione politica né una lingua “europea”. 

In realtà l’unica forma politica unitaria di buona parte del continente europeo, con esclusione della Russia, è stata quella dell’impero romano, che ha sempre portato il nome di Roma. Lo stesso rilievo vale per la lingua dato che l’unica lingua che ha accomunato molta parte della popolazione europea è stato il latino. Anche il Sacro Romano Impero ha preso il nome da Roma e non ha mai fatto riferimento alla qualifica di “europeo”.

Come è possibile, dunque, proporre analogie con qualcosa che non è mai esistito?  Per creare l’entità politica cui è stato imposto il nome di “Unione europea”, i governanti hanno dovuto capovolgere la realtà storica mettendo in atto una finzione che passa sopra la testa dei popoli. Una finzione però contemporaneamente smentita dalla necessità di ammettere venticinque lingue diverse come lingue ufficiali dell’Unione.

E’ evidente che laddove non esiste una lingua, non esiste né un popolo né una cultura (il grassetto è mio – ndr). 

L’analogia con l’unità della Nazione Italia, quindi, sarebbe improponibile anche volendo tener conto soltanto del punto di vista linguistico. La Nazione “Italia” ha potuto sussistere, dal tempo di Roma fino ad oggi, nonostante la caduta dell’impero, nonostante le dominazioni straniere e i continui spezzettamenti territoriali, perché l’italianità è rimasta sempre viva, attraverso l’esistenza della lingua, nella coscienza degli Italiani come nella coscienza degli altri popoli (Mozart non si azzardava a scrivere un’opera lirica il cui libretto non fosse in italiano).

La cosa più atroce, però, è che i governanti tutto questo lo sanno benissimo. Lo scopo dell’operazione “unione europea” è proprio quello di distruggere la peculiarità delle singole Nazioni e l’identità dei popoli, obbligandoli a omologarsi con l’eliminazione dei confini territoriali e con l’imposizione di una “cittadinanza” che, oltre a non rispondere ai contenuti psicologici e affettivi del concetto di “patria” da cui nasce la cittadinanza, è di per sé invalida dato che l’Unione europea non è uno “Stato”.

E’ facile arguire, anche soltanto in base alle poche cose dette, quali saranno i problemi del futuro, un futuro che è già in atto: una rapida agonia culturale, e a poco a poco la sparizione anche fisica di Francesi, Inglesi, Tedeschi, Italiani così come di tutti gli altri popoli. Resi debolissimi dalla decomposizione delle Nazioni, perseguita ad hoc dall’Unione europea, saranno presto sopraffatti dalle immigrazioni delle popolazioni africane le quali non hanno bisogno di diventare numericamente maggioranza per dominare coloro che sono stati allenati al pacifismo, alla tolleranza, al rispetto delle diversità, alla rinuncia a qualsiasi giudizio tramite la dispotica censura del “politicamente corretto”.  

I musulmani, fermi ai costumi delle antiche tribù mediorientali  che si rispecchiano nell’Antico Testamento (il Corano si fonda sui  primi cinque libri), non possono e non devono apprezzare nulla di ciò che trovano in Europa. Si affretteranno perciò, come stanno già facendo, a cancellare quello che ne costituisce la maggiore ricchezza: il Diritto e l’opera d’arte. La legge del taglione vige ormai da tempo, a nostra vergogna, in molte zone d’Europa e presto anche i cristiani, obbligati alla conversione, vi saranno soggetti. Per quanto riguarda l’arte, vietata dal Corano nella sua qualità di “rappresentazione”, dovrà essere eliminata.

Ma non è necessario attendere il predominio musulmano: l’arte, la religione, il diritto, sono già quasi morti. Una società che ha perso la fiducia nel futuro, non crea. Sul gigantesco sfacelo della storia d’Occidente - ha detto profeticamente Gottfried Benn - sulla religione ingoiata dal tempo, sugli Stati disfatti, non si alza la Poesia, ma si distende una grande sassaia, orrido resto di una cultura che la violenza della politica ha voluto distruggere. >>

IDA MAGLI


POSCRITTO
L’Italia dovrebbe allora muoversi per uscire dall’Europa ? Probabilmente si.
Certamente, il futuro che ci aspetta, con l’accesso sempre più difficile alle energie tradizionali (petrolio  & co.), prevede, secondo tutti gli esperti in materia, un ritorno al territorio, alle reti energetiche distribuite ed alla decisionalità regionale (quindi neppure più statuale).
Quindi, non è impossibile ipotizzare un processo inverso di de-europeizzazione per l'Italia.
Ma con quali modalità, con quali costi politici ed a quale prezzo ?
E’ difficile dirlo, ma la sensazione è che il ritorno ad una moneta nazionale e ad una maggiore attenzione per l’economia interna avrebbero, alla fine, un effetto positivo.
Quindi, come sempre, che lo stellone ci aiuti !  Lumen

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