sabato 29 ottobre 2011

Tu quoque, Mario !

Su La Stampa di qualche giorno fa è stata pubblicata, nella rubrica della posta, questa lettera  del lettore V.G.:

<< Caro Direttore, l’Italia oltre a essere schiacciata da un enorme debito pubblico, sta accumulando un forte debito demografico. Non siamo più in grado di garantire il normale tasso di sostituzione della popolazione.
Le generazioni che verranno hanno un futuro segnato: ci saranno sempre meno giovani, e questi pochi dovranno lavorare per ripianare il debito che abbiamo accumulato e per pagare le pensioni a una popolazione sempre più anziana. Credo che manchi una reale consapevolezza sulla terribile eredità che stiamo lasciando ai nostri figli ! >>

Con mia grande costernazione, la risposta del direttore Mario Calabresi (ottimo giornalista) è stata questa:

<< Il nostro declino demografico non è solo un problema che riguarda il futuro ma è anche la spiegazione di molti problemi del presente.
Siamo un Paese sbilanciato, in cui coloro che hanno più di sessant’anni sono un milione in più di chi ne ha meno di 25 (e pensare che all’inizio degli Anni Sessanta i giovani erano il triplo). L’aspetto positivo è l’allungamento della vita media, quello negativo è che facciamo meno figli e, nonostante l’apporto degli immigrati, il nostro saldo è negativo.
Una società che invecchia non solo ha problemi a stare in equilibrio e a pagare le pensioni ma è anche meno dinamica e portata al cambiamento.
Comprensibile, anche se non condivisibile, che i nostri politici si preoccupino di più di chi è in pensione (sono di più e votano) che di chi sarà adulto solo domani (sono meno e in parte ancora non votano). Una miopia che ci costerà cara.
L’unica via d’uscita è fare delle vere politiche familiari che prevedano sostegno a chi fa figli sotto forma di servizi (a partire dagli asili) e di sgravi fiscali. Partendo da qui forse potremo invertire la tendenza. >>

Ma come ? Rischiamo la catastrofe planetaria per colpa della sovrappopolazione, e tutto quello che sappiamo dire è che bisogna fare più figli ?
Mario Calabresi è, come detto, un ottimo giornalista. E’ un uomo colto, intelligente, informato, equilibrato e, ritengo, intellettualmente onesto.
Eppure anche lui si adagia tranquillamente sulla vulgata tradizionale per cui “più siamo,  meglio stiamo”.
L’aumento della popolazione, secondo questo modo superficiale di pensare, invece di essere una iattura, anzi il nemico numero uno da combattere per salvare il futuro, diventerebbe addirittura un obbiettivo.
Poveri noi !

A questo punto, come si può sperare di fare davvero qualche progresso sulla strada, lunga e difficile, della riduzione demografica ?
Rientro dolce ? No cavoli amari.

3 commenti:

  1. Il problema demografico è in realtà complesso. Caso cinese: mancano donne, molti cinesi non troveranno moglie o compagna (direi che è un problema individuale grosso). Caso italiano e europeo: la popolazione invecchia, donde scompensi nella piramide delle generazioni con eventuali e improvvisi crolli (a un certo punto scompare una bella fetta di popolazione) con conseguenze disastrose. Secondo alcuni demografi il riaggiustamento della situazione deve essere lento (ma lento quanto, se siamo in emergenza?).

    Detto questo trovo assurdo che si continui a parlare di declino demografico o perfino, come fa la Chiesa con colorita espressione, di "inverno demografico" quando la popolazione aumenta a ritmi vertiginosi nel mondo, ed aumenta anche in Italia, anche se per l'apporto degli immigrati.
    Bisognerebbe affrontare il problema mettendo tutte le carte in tavola, ma veramente tutte. La Chiesa fa unicamente i suoi interessi, come pure il capitale, entrambi interessati a una crescita infinita.

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  2. Grazie Sergio.
    Certo il problema è molto complesso e sicuramente, essendo mondiale, nessuna nazione può risolverlo da solo.
    Però, da qui a far finta di niente, ed anzi augurarsi una ripresa della natalità, ce ne corre parecchio.
    Se l'Italia fosse davvero consapevole del problema dovrebbe innazi tutto NON toccare il calo demografico naturale in atto, quindi limitare in tutti i modi possibili l'immigrazione (ovviamente non per razzismo, ma per semplici motivi numerici) e quindi riallineare il mondo del lavoro alla nuova piramide demografica (con l'aumento immediato dell'età pensionistica).
    E poi creare nuovi posti di lavoro nelle energie rinnovabili e nella manutenzione del territorio (altro che TAV e Ponte di Messina!).

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  3. Caro Lumen, hai ragione: e' veramente deprimente vedere che persone colte e preparate come Calabresi partecipino al coro dell' "ahimè stiamo diventando un paese di vecchi". Purtroppo e un problema culturale: molto di questo pensiero natalista ci viene dalla cultura impregnata di cattolicesimo, una ideologia fortemente antropocentrica. Ma molto contribuisce anche la cultura ecologista, anch'essa fortemente (e ciecamente) antropocentrica.

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