La guerra del Vietnam mi ha sempre interessato molto, soprattutto sotto l'aspetto geopolitico, sia per le cause, un po' confuse, che l'avevano determinata, sia per le conseguenze, assolutamente impreviste, che ne sono poi derivate.
Ho deciso pertanto di parlarne con il mio programma di A.I. (Copilot), ponendogli le domande che mi incuriosivano di più, e dal dialogo è venuta fuori questa breve relazione, sintetica ma abbastanza completa, che vi propongo oggi nel mio blog. Buona lettura
LUMEN
<< La guerra del Vietnam rappresenta uno dei conflitti più complessi e controversi del XX secolo. L’intervento degli Stati Uniti, iniziato formalmente nel 1964, fu giustificato da motivazioni giuridiche, geopolitiche e ideologiche, ma si trasformò rapidamente in un pantano che durò vent’anni e lasciò profonde cicatrici soprattutto all’interno della società americana.
Le basi giuridiche dell’intervento
= Gli Accordi di Ginevra del 1954 divisero il Vietnam in due entità politiche. Gli Stati Uniti non li sottoscrissero, ma sostennero il Vietnam del Sud.
= L’incidente del Golfo del Tonchino (1964) portò all’approvazione della Tonkin Gulf Resolution, che conferiva al Presidente l’autorità di usare la forza militare senza dichiarazione formale di guerra.
= Gli USA invocarono anche il trattato SEATO (1954), interpretandolo come base legale per difendere il Sud Est asiatico dall’espansione comunista.
= Dal punto di vista del diritto internazionale, la giustificazione era fragile: il Vietnam del Sud non era membro ONU e l’aggressione nordvietnamita non era chiaramente provata.
La dimensione geopolitica
= La teoria del domino sosteneva che la caduta del Vietnam avrebbe trascinato altri Paesi asiatici nel comunismo.
= Il Sud Est asiatico era cruciale per rotte marittime, risorse naturali e proiezione di potenza.
= L’alleanza con le Filippine (1951) e la presenza di basi militari americane nella regione rafforzavano la percezione che il Vietnam fosse parte della “sfera di sicurezza” USA.
L’illusione della vittoria rapida
= Gli Stati Uniti confidavano nella superiorità tecnologica e militare.
= L’esperienza coreana alimentava l’idea di un conflitto breve e gestibile.
= Si sottovalutò la resilienza vietnamita e la natura asimmetrica della guerra.
= Ogni escalation fu giustificata come la mossa decisiva, creando un ciclo di speranze e delusioni.
Perché non si uscì prima
= La credibilità internazionale pesava più dei costi crescenti.
= Nessun presidente voleva passare alla storia come colui che “aveva perso il Vietnam”.
= L’inerzia militare e burocratica rendeva difficile smontare la macchina bellica.
= La paura del caos post ritiro e la dottrina del domino giustificavano la permanenza.
= Solo con la caduta di Saigon nel 1975 gli USA accettarono la realtà.
Contraccolpi interni ed esterni
Interni: divisione sociale, crisi di fiducia nelle istituzioni, oltre 58.000 morti, costi economici enormi, trauma culturale.
Esterni: immagine incrinata ma non distrutta; la NATO rimase solida, gli alleati asiatici continuarono a dipendere dagli USA; la teoria del domino non si realizzò pienamente.
Le voci critiche iniziali
= Senatori come Wayne Morse e Ernest Gruening votarono contro la Tonkin Gulf Resolution, avvertendo del rischio di un pantano.
= Alcuni giornalisti e intellettuali denunciarono la fragilità del casus belli.
= La Francia, reduce da Dien Bien Phu, mise in guardia gli USA dal ripetere lo stesso errore.
La paura del comunismo
= Non si temeva un’invasione diretta degli USA, ma un collasso indiretto della credibilità internazionale.
= Il Partito Comunista Americano era marginale; la vera paura era l’espansione globale del comunismo e l’infiltrazione culturale.
= Il comunismo era incompatibile con la mentalità americana, fondata su individualismo, religione e capitalismo.
Conclusione
Col senno di poi, gli Stati Uniti avrebbero potuto evitare il pantano vietnamita senza gravi danni esterni, ma con enormi vantaggi interni. La guerra del Vietnam mostra come la logica della credibilità internazionale e la paura di perdere la faccia possano pesare più della realtà militare e sociale.
È un esempio emblematico di come l’“intelligere” umano sia spesso limitato dal contesto e dalle illusioni del momento, e di come il senno di poi riveli la fragilità delle decisioni politiche. >>
COPILOT