domenica 17 marzo 2024

Leopardi e la Natura

Come tutti sanno, Giacomo Leopardi era un pessimista ed incolpava 'madre natura' del dolore e delle sofferenze che la vita causava agli uomini.
La sua abilità poetica, però, era talmente grande che anche quando esprimeva questi concetti lo faceva con una leggerezza ed una scorrevolezza tali, da acquistare una certa dolcezza.
Per questo, ho provato a fare un piccolo florilegio di alcuni passi sull'argomento NATURA, in modo da lasciare a voi ogni migliore valutazione.
LUMEN



Da: SOPRA UN BASSO RILIEVO ANTICO SEPOLCRALE

Madre temuta e pianta
dal nascer giá dell’animal famiglia,
NATURA, illaudabil maraviglia,
che per uccider partorisci e nutri,
se danno è del mortale
immaturo perir, come il consenti
in quei capi innocenti?
Se [è] ben, perché funesta,
perché sovra ogni male
a chi si parte, a chi rimane in vita,
inconsolabil fai tal dipartita?
(…)
Come, ahi, come, o NATURA, il cor ti soffre
di strappar dalle braccia
all’amico l’amico,
al fratello il fratello,
la prole al genitore,
all’amante l’amore: e, l’uno estinto,
l’altro in vita serbar? Come potesti
far necessario in noi
tanto dolor, che sopravviva amando
al mortale il mortal? Ma da NATURA
altro negli atti suoi
che nostro male o nostro ben si cura.


Da: IL TRAMONTO DELLA LUNA

Tal si dilegua, e tale
lascia l’età mortale
la giovinezza. In fuga
van l’ombre e le sembianze
dei dilettosi inganni; e vengon meno
le lontane speranze,
ove s’appoggia la mortal NATURA.
Abbandonata, oscura
resta la vita. In lei porgendo il guardo,
cerca il confuso viatore invano
del cammin lungo che avanzar si sente
meta o ragione; e vede
che a se l’umana sede,
esso a lei, veramente è fatto estrano.


Da LA GINESTRA

Ma dá la colpa a quella
che veramente è rea, che de’ mortali
madre è di parto e di voler matrigna.
Costei chiama inimica;
(...)
Cosí, dell’uomo ignara e dell’etadi
ch’ei chiama antiche, e del seguir che fanno
dopo gli avi i nepoti,
sta NATURA ognor verde, anzi procede
per sí lungo cammino
che sembra star.


Da LE RICORDANZE

Chi rimembrar vi può senza sospiri,
o primo entrar di giovinezza, o giorni
vezzosi, inenarrabili, allor quando
al rapito mortal primieramente
sorridon le donzelle; a gara intorno
ogni cosa sorride; invidia tace,
non desta ancora ovver benigna; e quasi
(inusitata maraviglia!) il mondo
la destra soccorrevole gli porge,
scusa gli errori suoi, festeggia il novo
suo venir nella vita, ed inchinando
mostra che per signor l’accolga e chiami?
Fugaci giorni! a somigliar d’un lampo
son dileguati.


da CANTO NOTTURNO DI UN PASTORE ERRANTE PER L'ASIA

Nasce l’uomo a fatica,
ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
per prima cosa; e in sul principio stesso
la madre e il genitore
il prende a consolar dell’esser nato.
Poi che crescendo viene,
l’uno e l’altro il sostiene, e via pur sempre
con atti e con parole
studiasi fargli core,
e consolarlo dell’umano stato:
altro ufficio piú grato
non si fa da parenti alla lor prole.
Ma perché dare al sole,
perché reggere in vita
chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura,
perché da noi si dura?


Da: IL TRAMONTO DELLA LUNA

Troppo felice e lieta
nostra misera sorte
parve lassù, se il giovanile stato,
dove ogni ben di mille pene è frutto,
durasse tutto della vita il corso.
Troppo mite decreto
quel che sentenzia ogni animale a morte,
s'anco mezza la via
lor non si desse in pria
della terribil morte assai più dura.
D'intelletti immortali
degno trovato, estremo
di tutti i mali, ritrovàr gli eterni
la vecchiezza, ove fosse
incolume il desio, la speme estinta,
secche le fonti del piacer, le pene
maggiori sempre, e non più dato il bene.


Da: LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA

O NATURA cortese,
son questi i doni tuoi,
questi i diletti sono
che tu porgi ai mortali. Uscir di pena
è diletto fra noi.
Pene tu spargi a larga mano; il duolo
spontaneo sorge: e di piacer, quel tanto
che per mostro e miracolo talvolta
nasce d’affanno, è gran guadagno. Umana
prole cara agli eterni! Assai felice
se respirar ti lice
d’alcun dolor: beata
se te d’ogni dolor morte risana.


Da: A SILVIA

Quando sovviemmi di cotanta speme,
un affetto mi preme
acerbo e sconsolato,
e tornami a doler di mia sventura.
O NATURA, o natura,
perchè non rendi poi
quel che prometti allor? Perchè di tanto
inganni i figli tuoi?

25 commenti:

  1. COMMENTO di SERGIO

    ho riletto con interesse e anche un certo piacere
    (ma non tutto) questo ricco florilegio. Però
    suvvia Leopardi esagera pure. A Napoli lo
    chiamerebbero Leopardi Passaguaie, uno
    che vede tutto nero. E invece la vita offre
    anche piaceri e gioie. La Terra sarà anche
    una valle di lacrime, ma pochissimi sono
    quelli che decidono di lasciarla anzitempo,
    Leopardi compreso (che però sicuramente
    al suicidio pensò, ma - secondo Hildesheimer -
    fu un vile perché non lo attuò). Io uso dire
    che il senso della vita è la gioia perché quando
    provo piacere non mi pongo la domanda:
    ma che senso ha questo piacere? Sarebbe
    proprio la domanda più insensata. E la
    vita è “anche” ricca di piaceri, gioie, conquiste.
    Quando uno s’innamora o prova immenso
    piacere per qualcosa (quando per es. ha
    successo e s’impone sugli altri …) il senso
    della vita è dato ed è pieno, appagante.
    Saprai che Leopardi era ghiotto di gelati e
    penso che quando gustava i sorbetti di
    don Vito, il gelataio, a Mergellina era tutto
    contento.

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    1. Certo Leopardi ha avuto una vita difficile, ma anche lui - come tutti - avrà sicuramente avuto i suoi momenti di piacere, magari troppo pochi rispetto a quelli tristi.

      Quanto al tema delle sue poesie, può anche darsi che abbia seguito principalmente la sua vena triste e sconsolata perchè era quella in cui riusciva meglio.
      E non esluderei che scrivere delle belle poesie (con la consapevolezza del proprio talento) gli facesse anche un po' di piacere.

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    2. COMMENTO di SERGIO

      “E non escluderei che scrivere delle belle poesie (con la consapevolezza del proprio talento) gli facesse anche un po’ di piacere."

      Non devi proprio escluderlo: certo che gli faceva piacere, e non solo un po’. Per lo meno provava grande soddisfazione nel trovare la parola, l’espressione giusta. A differenza di Goethe che poetava di getto, Leopardi provava e riprovava per ottenere l’effetto giusto, ma alla fine era sicuramente contento e si considerava pur qualcuno. Ma anche i geni vogliono dei riconoscimenti (Mozart, Voltaire sapevano di vale qualcosa o anche molto però ambivano ai riconoscimenti ufficiali a corte). Invece i napoletani lo consideravano un iettatore, alla larga.
      Ma Leopardi ne “I nuovi credenti” si vendicò dei napoletani (la poesia fu espulsa dai Canti su consiglio di Ranieri e pubblicata per la prima volta solo nel 1906: contiene versi bellissimi, leopardiani, oltre ai “malsani” sarcasmi.
      Certo Leopardi è stato sfortunato: si è rovinato la salute sulle sudate carte, la gobba era probabilmente una grave forma di scoliosi. Poi con le donne non ne parliamo. Lo stesso la sua vita non fu inutile … per noi. Senza i suoi guai non avremmo avuto certi versi.

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    3. Purtroppo, è molto frequente che le massime vette dell'arte siano derivate dalle sofferenze dell'autore.
      Ma non ci possiamo fare nulla.

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  2. COMMENTO di SERGIO

    Ho riletto le poesie o i versi di Leopardi che ci hai riproposto e devo dire che qualcosa mi disturba: questo pessimismo cosmico è troppo, un’esagerazione. Trovo anche singolare che una persona come te, con una mentalità scientifica, razionale, positivista, materialista sia “ancora” affascinato da Leopardi. Alcuni versi, alcuni pensieri sono sempre belli e veri. Forse Leopardi è stato uno dei tuoi preferiti da giovane e gli resti fedele, anche perché indubbiamente i suoi Canti hanno sempre un certo appeal. Chissà cosa pensano i giovani di oggi di Leopardi, tutti smartphone e sesso. I giovani inclinano è vero alla malinconia in certi periodi, ma … Leopardi esagera.

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    1. Caro Sergio, quanto al pessimismo di Leopardi, è possibile che io sia legato ai suoi canti più belli (non a tutti) per i motivi che indichi tu, però non si può dire che avesse tutti i torti.
      Se davvero l'unico scopo della vita è la felicità personale (conclusione a cui sono giunto anche io in età matura), Leopardi è stato bravo a capirlo, facendo piazza pulita di tutto il resto, ed anche ad accettare di non poterla raggiungere, viste le condizioni fisiche in cui si trovava.
      Quindi, forse, la sua grandezza fisolofica sta proprio nel non essersi illuso, nonostante ne avesse tutti i motivi.

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  3. GL non è stato soltanto un poeta ma (anche) un pensatore a tutto tondo e perfino un divulgatore scientifico ante litteram (a soli 15 anni compose una Storia dell'Astronomia aggiornata in anni recenti da M.Hack): a lui come a pochi altri (Lucrezio, Goethe, Valery e poi?) ben si attaglia la definizione di acuto poeta-filosofo: "merce" rara e preziosa, quantomeno nella Cultura occidentale... Saluti

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    1. Verissimo.
      Anche se quasi nessuno lo fa, io lo metterei d'ufficio in qualsiasi storia della filosofia che voglia essere completa.

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    2. Oltretutto, a differenza di tanti altri filosofi ben più famosi, lui è sempre chiaro e comprensibile (sempre che non sia un difetto...).

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  4. COMMENTO di SERGIO

    Leopardi in una storia della filosofia
    non ce lo vedo: Croce non sarebbe
    stato affatto d’accordo. Che però
    sapesse ragionare è indubbio.
    Qualcuno però si è accorto della
    grandezza di Leopardi come
    filosofo o pensatore ponendolo addirittura
    sopra tutti gli altri: Emanuele
    Severino!

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    1. E allora: bravo Severino !
      Mentre da Croce, ovviamente, dissento.
      Però, a questo punto, mi sorge una domanda: come si fa a stabilire se un pensatore è degno di entrare nella storia della filosofia ?
      Chi è che decide ? Non sarà una faccenda un po' autoreferenziale ?

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    2. COMMENTO di SERGIO

      “come si fa a stabilire se un pensatore è degno di entrare nella storia della filosofia ?

      Non penso che sia una questione di dignità, in una storia della filosofia ci
      finiscono gli autori noti per chiara fama, non credo che ci sia un’autorità
      che decida quali autori includere o escludere da una storia della filosofia.

      Ma chissà se si compongono ancora storie della filosofia. Probabilmente
      si pubblicano ancora manuali o compendi per le scuole e le università.
      Ma chi prende ancora in mano una storia della filosofia oggi fuori
      dalle aule scolastiche e universitarie? A chi interessa ancora questa “scienza”?
      A te no mi pare. Sì, meglio un manuale di botanica o di ornitologia.

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    3. Caro Sergio, io, la filosofia, la vedo orami solo più come una materia storica, ma non per questo meno interessante.
      E' innegabile che i grandi filosofi del passato non sono più attuali (o non si interessavano di scienza o la seguivano, ma le conoscenze erano ancora indaguate), ma hanno influito moltissimo sul corso della storia.
      Quindi, se si vuole raccontare la storia della civiltà umana, argomento di grande interesse, non si deve partire dai re e dalle battaglie, ma dal pensiero dell'epoca e quindi dai filosofi che lo avevano modellato.

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  5. Per quel che può valere, al sottoscritto risulta che la consapevolezza della valenza filosofica di L. sia in costante, tendenziale e positiva crescita sin dagli studi a ciò dedicati da Luporini e Timpanaro (qualche decennio prima del cmq fondamentale volume di Severino), anche se tuttora spesso l'attenzione per la dimensione poetica tout court mette in ombra tutti gli altri aspetti della ricca figura leopardiana, come del resto sfortunatamente continua a capitare a Dante, Goethe, ecc.

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    1. Sono d'accordo.
      Paradossalmente e stata proprio la grandezza poetica di GL a mettere in ombra la sua figura di pensatore e filosofo.
      E pensare che ha scritto molto anche in prosa, ma così vanno le cose.
      Forse influisce anche il modo in cui viene studiato a scuola.

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  6. Forse vale la pena di aggiungere che pochi anni fa il genetista Boncinelli (più volte citato in qs blog) e l'epistemologo Giorello dedicarono a L. poeta-filosofo-scienziato l'interessante saggio "L'incanto e il disinganno", che si dipana al di là della tradizionale e spesso ottusa dicotomia tra Scienza e Umanesimo... Saluti

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    1. Grazie per la segnalazione.
      In effetti, oggi, quella dicotomia non ha più molta ragione di esistere, e penso che l'umanesimo, dalla commistione con la scienza, abbia solo da guadagnare.

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  7. COMMENTO di SERGIO

    In effetti l’immagine di Leopardi che intere generazioni di italiani hanno avuto (e hanno fino ai nostri giorni!) è quella del poeta sentimentale, malinconico e anche un po’ troppo pessimista,
    insomma il Leopardi di A Silvia, La quiete dopo la tempesta, Il pastore errante, Le ricordanze,
    L’infinito e poco altro. Già La Ginestra risulta in parte ostica e indigesta. Pochissimi italiani hanno sentito dire che Leopardi era ateo, l’ateismo di Leopardi avrebbe dato fastidio. E invece Leopardi era una testolina fine come testimonia l’immenso Zibaldone che nessuno legge, nessuno può leggere per la sua mole. Ma basterebbero le splendide “Operette morali” per capire chi fosse davvero Leopardi, un testo oltretutto in parte anche molto divertente. Buone Operette morali a tutti.

    P.S. Una buona notizia d’Oltreoceano: è stato tradotto per la prima volta in inglese tutto lo Zibaldone!

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    1. Nelle Operette Morali (molte delle quali sono in realtà dialoghi), è contenuto il bellissimo "Dialogo di un Venditore d'Almanacchi e di un Passeggere" a cui avevo dedicato un post molti anni fa (settembre 2011).

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  8. COMMENTO di SERGIO

    Paolina Leopardi leggendo le Operette morali si rese conto che il fratello aveva ahimè perso la fede e nascose il libro al padre. Ma quando Leopardi perse la fede? Probabilmente prestissimo, passò la giovinezza studiando in quella ben provvista libreria paterna e ragionava troppo e troppo bene per non individuare fin da giovane i punti deboli della fede cattolica. Aveva comunque la nomea di non credente nei circoli neospiritualisti di Napoli che gli erano ostili, non era un mistero che Leopardi fosse ateo (e si era parlato una volta di aspirazioni sue al soglio pontificio quando andò a Roma! Probabilmente solo dicerie).
    Dice Ranieri che Leopardi rimpiangesse la perdita della fede. Poco credibile Ranieri, ma non escluderei che in qualche momento (di stanca, debolezza) davvero L. avesse un tale rimpianto.
    La fede è davvero una bella cosa - per chi ci crede! È un punto fermo nel mare agitato dell’essere.

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    1. Credo anch'io che L. non rimpiangesse più di tanto la perdita della fede religiosa, perchè la fede è incompatibile con la comprensione profonda della natura umana e non credo proprio che L. volesse rinunciare a tutto questo.
      In fondo la sua acutezza intellettuale era forse l'unica cosa di cui poteva andare fiero come uomo.
      La fede lo avrebbe privato anche di questo.

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  9. Leopardi era un rompico...omosessuale travestito da filosofo, vagheggiatore di infiniti oltre le siepi, sabati allegri e domeniche meno, morbi che uccidono le giovinette, le Silvie, graziate dal destino altrimenti costrette a 6/7 gravidanze al minimo, marito alcolista e manesco. Ma per piacere.... Leopardi astronomo, la Hack riprende i suoi studi, appunti, li migliora. Mi vien ke ridere, due smoke sellers, venditori di fumo.

    Servono figure virili, donne comprese, che fortifichino gli animi dei viventi, dimodoche' si riesca a superare l'incomoda parentesi terrena lasciando il minor numero di peli nella tagliola.

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  10. Apprezzo la tua cultura Lumen, e quella dei commentatori, come già ebbi modo di rilevare. Mi scuso per la franchezza, ma ormai, ho 72 anni....

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    1. Vai tranquillo, la franchezza (se non è offensiva) non è peccato.

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