mercoledì 10 gennaio 2018

Varie ed eventuali – XXXVI

NEGAZIONISMO E MEMORIA
Sono nettamente contrario sia all’introduzione del reato di negazionismo, sia al proliferare dei cosiddetti “giorni della memoria”.
La libertà di opinione, che dovrebbe essere tutelata in sommo grado qui in occidente, deve consentire anche le opinioni di chi nega l’evidenza storica, i quali, al massimo, si renderanno ridicoli di fronte all’opinione pubblica; ma trasformare i loro vaneggiamenti in reato è altrettanto ridicolo, se non pericoloso.
Parimenti pericoloso, perchè foriero di potenziali vendette, recriminazioni ed ulteriori violenze, può essere l'ostinazione con cui si continuano a commemorare le relative tragedia a distanza di decenni.
I grandi olocausti della storia non solo non meritano di essere ricordati sino allo sfinimento, ma andrebbero proprio dimenticati al più presto possibile, anche per tornare ad una vera pacificazione tra i popoli, che altrimenti non potrà mai essere davvero raggiunta.
Tanto, nessun popolo è immune da queste crudeltà, e tutti ci sono passati, o come vittime o come carnefici. 
LUMEN


PREMI E PUNIZIONI 
Gli esseri umani, come ben sappiamo, funzionano al meglio con un misto di carota e di bastone. 
E’ importante però che i due strumenti vengano usati nel modo giusto e, soprattutto, nella sequenza più adatta. 
Come ci dimostra questa storiella che risale ai tempi dell'antica Cina. 
«Un giorno l’imperatore decise di nominare un primo ministro, che lo aiutasse nelle sue attività. 
Lo chiamò e gli disse: “Perché non ci dividiamo i compiti? Tu distribuisci le punizioni, io le ricompense”. 
Il primo ministro rispose: “Bene, così faremo. Io darò tutte le punizioni e voi le ricompense”. 
Ben presto l'imperatore osservò che, quando ordinava a qualcuno di fare qualcosa, costui poteva farla o non farla, mentre quando parlava il primo ministro la gente scattava. 
Allora l'imperatore richiamò il primo ministro e così parlò: “Perché non ci scambiarne di nuovo i compiti? È un bei pezzo, ormai, che distribuisci tutte le punizioni qui. D'ora in poi, io somministrerò le punizioni, e tu le ricompense”. 
Così il primo ministro e l'imperatore si scambiarono i ruoli di nuovo. Ma nel giro di un mese la situazione precipitò. 
L'imperatore era stato una persona simpatica, che premiava tutti e con tutti era gentile; quando cominciò a stangare la gente, il popolo disse “Che gli ha preso a quel vecchio matto?” e lo rovesciò. 
Quando poi si trattò di sostituirlo, dissero: “Sapete chi è che sta venendo su bene? Il primo ministro”. E lo acclamarono subito imperatore.» 
LUMEN


STATO IMPRENDITORE 
Quella dello Stato imprenditore, che opera come soggetto economico su larga scala, è un'idea che non mi è mai piaciuta, perché è sempre risultata estremamente costosa: una volta, quando tutto cresceva, nessuno si accorgeva degli sprechi enormi, ma adesso le cose sono cambiate. 
D'altra parte è molto difficile tornare indietro, ad uno stato più snello, perché ci sono 2 interessi, contrapposti ma convergenti, che lo sostengono. 
Il primo, della gente comune, che pretende di farsi aiutare dallo Stato quasi per ogni problema, senza pensare che ogni beneficio ricevuto dalla mano pubblica ci costa il doppio.
Il secondo, delle elites politiche, che - per ovvi motivi - sono felicissime di avere sempre più denaro da gestire.
LUMEN
 

PIENO IMPIEGO 
Il pieno impiego - indipendentemente dal fatto che sia o non sia economicamente desiderabile - non è MAI raggiungibile per motivi demografici, collegati ai meccanismi a suo tempo scoperti da Malthus. 
Infatti, se aumenta la base dei lavoratori salariati, aumenti automaticamente anche quella dei nuovi nati, con una sorta di effetto "tapis roulant", in cui una popolazione sempre maggiore insegue affannosamente, ma inutilmente, i posti di lavoro disponibili, che risultano sempre insufficienti.
LUMEN


DOMANDA DI SENSO 
Di questa riflessione sono debitore all'amico Sergio, che ringrazio. 
«La religione cristiana (ma si può dire la religione in generale – NdL) è stata di grande conforto per tanta gente durante secoli se non millenni. Ha dato senso all’esistenza. 
Questa benedetta domanda di senso! 
Quando uno è felice o anche solo contento non si pone la domanda del senso. Quando uno s’innamora, mica si chiede che senso abbia ciò che prova! 
La domanda di senso nasce forse quando la vita va storta e non la si sopporta.» 
Condivido e sottoscrivo. 
LUMEN

24 commenti:

  1. Negazionismo e memoria

    Sono completamente d'accordo. Ricordo il socialista Intini che era contrario al reato di negazionismo e anche Lucio Colletti, amico d'Israele, era contrario al giorno della memoria. E lo è persino l'ebreo Ovadia che caso mai vorrebbe un giorno della memoria di tutti gli olocausti e tragedie umane, non solo della Shoah. Ma anche una ricorrenza così intesa alla lunga stancherebbe. Gli studenti portati a vedere "La lista di Schindler" sghignazzano tra la costernazione e lo sdegno dei loro insegnanti. Anche tutti questi viaggi ad Auschwitz alla fine stufano. I ragazzi armati di smartphone vogliono godersela e fare lo shopping ai grandi magazzini, basta cultura e barbose commemorazioni. Può anche non piacere questo atteggiamento (io odio smartphone e smartphonisti o idioti che si sparano selfies), ma est modus in rebus, non bisogna esagerare. E invece il 27 di gennaio è un piagnisteo dalla mattina alla sera: film ad hoc, maurerische Trauermusik di Mozart (che pure è bellissima), discorsi e facce insopportabili. Leggo che esiste pure, udite udite, una "didattica della Shoah". Non se ne può più, basta. E pensare che sono cresciuto con Anne Frank, diario e film, e poi non so quanti polpettoni hollywoodiani sullo sterminio degli ebrei, pure Polanski e il suo "Pianista". Uffà! Si noti che se legge queste righe il rabbino o ex rabbino di Roma Pacifici rischio una denuncia per antisemitismo. Pacifici considera reato anche il "ridimensionamento" della Shoah, bisogna sempre parlare dei mitici sei milioni di ebrei sterminati, guai a dire che chissà forse furono meno, che so, cinque milioni e mezzo o magari anche meno. Niente, furono sei milioni, è un dogma. Eppure la targa di Auschwitz che indicava il numero di quattro milioni di vittime non c'è più, adesso sembra che le vittime lì ad Auschwitz furono 1,2 milioni, fa una bella differenza. C'è chi parla persino di religione dell'olocausto. Dopo due millenni di antigiudaismo acclarato (a partire dal vangelo di Giovanni), sfociato nell'antisemitismo e nei progrom e nella Shoah, anche la Chiesa si accoda e condanna l'antisemitismo. Io ho incontrato in vita mia due ebrei, uno simpatico che aveva fatto la guerra dei sei giorni, e un francese vagamente paranoico con cui discussi con un certo interesse per ore. Penso che la maggior parte della gente non abbia mai incontrato o visto un ebreo vero. Poi c'è anche la distinzione da fare tra ebrei (religiosi, ortodossi) e israeliani democratici, agnostici, insomma gente normale e intelligente che si è trovata suo malgrado a vivere in quella regione martoriata in una situazione apparentemente senza sbocchi.
    Su una cosa però dissento, quando scrivi: "I grandi olocausti della storia non solo non meritano di essere ricordati sino allo sfinimento, ma andrebbero proprio dimenticati al più presto possibile". A Dachau c'è un cartello con una frase di Santayana: "Chi dimentica la storia è destinato a riviverla". Vogliamo dimenticare l'inquisizione, il massacro degli Amerindi da parte degli Spagnoli e altre orribili cose? Non credo sia bene, ma ammetto che non bisogna farlo fino allo sfinimento, è persino controproducente.

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    1. << Chi dimentica la storia è destinato a riviverla. >>

      Caro Sergio, sinceramente non sono molto d'accordo con questa affermazione.
      La storia non è altro che il continuo susseguirsi degli stessi drammi e delle stesse tragedie, che ci sembrano diversi solo perchè cambiano gli attori e gli scenari esteriori.
      Ma dalla storia passata, nessuno impara mai nulla, men che meno i popoli e le nazioni.

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    2. "Ma dalla storia passata, nessuno impara mai nulla."

      Mah, e allora perché la studiamo? Ortega y Gasset dice che dalla storia non possiamo apprendere cosa fare oggi, ma almeno possiamo evitare gli errori del passato. Penso fosse troppo ottimista. Si può anche immaginare che ciò che non ha funzionato ieri possa funzionare oggi. Ma forse si studia la storia per passatempo. Non per niente la tendenza è di espellerla dai programmi scolastici. Vogliamo gente che non pensa o non pensa troppo e magari anche male. Non si dice che il c...o non vuole pensieri? I troppi pensieri ne inibiscono la funzione.
      Su una cosa possiamo però concordare: che non bisogna rimestare il peggio della storia universale fino allo sfinimento. L'umanità potrebbe anche fare un salto di qualità (Lorenz diceva che l'anello di congiunzione fra la scimmia e l'uomo siamo noi, non ancora completamente umani) e allora gli orrori del passato appariranno incomprensibili e inutile il rivangarli. Già oggi i giovani trovano incomprensibili i drammi della gelosia di cui sono infarciti i grandi classici che anche per questo non interessano più. La gelosia in tempi di metoo? Preistoria, ridicola, Otello uno scemo al cubo. E anche tutte le orribili storie del passato possono stufare. Il sapiens, anello di congiunzione, sarà diventato finalmente sapiens sapiens.

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    3. Forse studiamo la storia solo per curiosità o per fare sfoggio di cultura; o forse davvero con la sincera speranza che ci possa essere utile.
      I risultati, però, sono davvero modesti.

      Diceva il grande Hegel:
      << Ciò che l'esperienza e la storia insegnano è questo: che uomini e governi non hanno mai imparato nulla dalla storia, né mai agito in base a principi da essa edotti. >>

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  2. Ancora sul senso della vita (che barba!)

    La vita della maggior parte della gente negli ultimi due millenni è stata dura, talvolta terribile, orrenda, quante tragedie. Che senso aveva tutto questo? La domanda di senso nasce in genere dal dolore, dall'insoddisfazione, dall'infelicità. Del resto questo stato era considerato normale, vivevamo tutti nella valle di lacrime, sopportabile solo in vista della felicità eterna che dava in parte un senso alla vita, permetteva cioè di sopportarla (ma con quanti sforzi, con quante domande e ribellioni). La Salve Regina è uno schifo (...gementes et flentes in hac lacrymarum valle ... illos tuos misericordes oculos ad nos converte ecc. ecc.). Ma quando mai questa scema di Madonna che appare tutti i giorni a cinque fessi in Erzegowina da trent'anni ha fatto qualcosa per noi, ha rivolto i suoi sguardi pietosi ai suoi figli aiutandoli concretamente? Ma le piace apparire qua e là, che sia pure esibizionista?
    Il senso della vita è la vita stessa quando è bella. Appena siamo in crisi ci domandiamo: ma perché mannaggia, perché tocca proprio a me.
    Alla sua cara Olga lontana in tournée che gli chiedeva del senso della vita Anton Cechov rispondeva: "Il senso della vita? Ma che domanda! Una carota è una carota una carota una carota." (cito a memoria, a senso). Bando alla tristezza quindi, godiamocela (possibilemente senza fare del male a nessuno). La vita è bella (malgrado Benigni).

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    1. Forse è la domanda stessa che andrebbe riformulata: non “qual è il senso della vita?”, ma “qual è il senso del dolore e della sofferenza?”.
      Allora la risposta sarebbe più facile e la scienza (nel caso specifico la biologia evoluzionistica) ha già provveduto a fornirla.

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    2. Temo che il "senso" che manca oggi sia molto piu' terra-terra di quello delle grandi domande del passato (chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo) e che a causa di tale mancanza non ci resti tempo per le altre, grandi, interrogazioni. Sembra una barzelletta, ma non lo e'.

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  3. PIENO IMPIEGO

    Il pieno impiego sarà sempre meno raggiungibile nella misura in cui l'offerta di manodopera sovrasta quantitativamente la domanda in un determinato territorio: oggi le "risorse" afro-asiatiche e latino-americane continuano ad aumentare, le donne pretendono sempre più spazio (anche e soprattutto in posizioni apicali), le nuove tecnologie robotiche tendono a surrogare/sostituire l'essere umano in un numero crescente di mansioni (anche "intellettuali"), chi ha la possibilità e l'intraprendenza di trasferirsi all'estero viene apocalitticamente rimpianto come "cervello in fuga"...
    Sfortunatamente NON è possibile avere (contemporaneamente) botte piena, moglie ubriaca e pure uva nella vigna: i (buoni o almeno dignitosi) posti di lavoro non possono essere magicamente moltiplicati a volontà, e dunque, come ha recentemente affermato qualche sociologo, appare ormai necessaria una profonda revisione del tradizionale concetto di 'lavoro'...

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  4. Una interessante proposta è quella di una rotazione dei posti di lavoro statali e sicuri (non dimentichiamo che lo Stato è il più grande datore di lavoro). Non tutti sono scienziati e ricercatori, molte mansioni pubbliche sono alla portata di quasi tutti. Fare lo statale a vita al riparo della concorrenza è sleale. Anche lo statale deve mettersi almeno ogni tanto alla prova nel mercato. Ma tutti gli altri cosa faranno, cosa potranno fare in un mondo sempre più robotizzato? Di lavoro ce n'è, ce ne sarà sempre, non resteremo con le mani in mano. Ma non sarà un lavoro riccamente remunerato come molti ancora sognano (e per fare cosa poi, lo shopping?). Molti lavori che abbiamo delegato ai professionisti potremmo tornare a farli noi e con soddisfazione. Però un qualche reddito di base bisognerà introdurlo, anche i Marchionne sono d'accordo (se no chi li compra i loro prodotti?). Alcuni puntano sulle "grandi opere", soprattutto a sinistra, ma non è necessario (ovviamente le grandi opere può farle o garantirle solo lo Stato e la sinistra è statalista per definizione).

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  5. @ Claudio

    << le donne pretendono sempre più spazio >>

    Il che è giustissimo a livello umano, ed anche sociale, perchè una donna che lavora, essendo indipendente economicamente, non è più ricattabile dal marito/compagno.
    Ma raddoppiare le teste disponibili sul mercato del lavoro può rendere ancora più difficile raggiungere l'obiettivo del pieno impiego.

    Mi pare di ricordare che l'ingresso massiccio delle donne sul mercato del lavoro sia iniziat con la seconda guerra mondiale, per la necessità di riempire i vuoti lasciati nelle fabbriche dai soldati che andavano in guerra.
    Poi ovviamente le cose hanno proseguito (giustamente) il loro corse, come era inevitabile che accadesse in una società moderna.

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    1. Dice Camillo Langone, cattolico doc, che da quando le donne studiano il tasso di natalità in Italia è crollato. Dunque ... Una volta ci si sposava giovani, intorno ai vent'anni, e i figli erano normali e benedetti. Adesso per le donne prima dei trent'anni (che già non è l'ideale per una donna) non se ne parla proprio, prima viene la carriera e cento altre cose, la dolce vita, i figli possono ancora aspettare, tanto che arrivano ai quaranta prima di decidersi, ammesso che ne abbiano ancora voglia (e dopo i quaranta la sindrome down è in agguato). Insomma, che il Camillo qualche ragione non ce l'abbia?
      Sarà difficile tornare indietro, la parità, l'uguaglianza la fanno da padrone. Ormai donne e uomini pari sono: carriera, soldi e tutto il resto. Vabbé, mai figli dove li mettiamo? Credo che un terzo delle italiane non ne vogliano. Qualcosa non va, con questo andazzo rischiamo l'estinzione fra poche generazioni. Non dico che si debba tornare al "Kirche, Kinder, Küche" (chiesa, bambini, cucina), ma bisognerebbe riflettere. Cosa conta di più? Quali sono le priorità? La carriera, i soldi, i viaggi, le comodità, il lusso ecc.? Anche gli antichi Romani a un certo punto trovavano i figli una scocciatura, ma si sa come finì.
      Di una donna onesta e tutta casa i Romani dicevano: "Domiseda, lanifica" (da un epitaffio). Bello, carino.
      Io comunque ho sempre fatto la mia parte, ho sempre lavato i piatti (tuttora non uso la lavastoviglie) e stirato le camicie.
      P.S. Non ho figli.

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    2. Langone? No, grazie! Le (neo)femministe contemporanee pretendono SIA la carriera, possib.te con relativi emolumenti medio-alti, SIA (presto o tardi) anche i/le figli/e, possib.te prodotti/e tramite fecondazione medicalmente assistita per evitare il più possibile ogni diretta "contaminazione" con l'odiato maschio... Più in generale, per quel che (non) conta il parere di una particella subatomica quale il sottoscritto, ritengo il clerico-nazional-natalismo che alberga a destra TANTO irrazionale e nocivo QUANTO il catto-comunismo utopi(sti)co e terzomondialista che alberga a sinistra: mi sembrano (come dire?) le classiche due facce di una medesima medaglia...

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    3. E allora che facciamo? Quelli del terzo mondo non si pongono il problema e ci danno ancora dentro a più non posso, specie in Africa ma anche altrove (Filippine, India, anche i Cinesi si stanno rimettendo in carreggiata dopo l' «abbaglio» del figlio unico, ecc.), poi si lamentano e vogliono entrarci in casa senza chiedere nemmeno il permesso. Per la sinistra il problema demografico non è mai esistito, una cosa da borghesi. Che fare allora? Ferrara, Piero Angela e altri dicono: dobbiamo fare più figli anche noi. Bergoglio ha almeno detto una volta a una donna con sette o otto figli e in attesa di un altro che non bisogna fare figli come conigli, scandalizzando i cattolici prolifici e pure uno sterile come Ferrara ("il papa parla come un sociologo da strapazzo"). Ragionevolezza vo' cercando che è sì cara ...
      Insomma, mi sembra che non sappiamo che pesci pigliare. Ma inutile farsi troppi pensieri come dice un qui dialogante: ci penserà la natura a rimettere le cose a posto.

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    4. Fino ad un paio di generazioni fa o poco piu' le donne facevano il lavoro che oggi fanno 30 tipi di elettrodomestici e centinaia di tipi di apparati industriali che producono il necessario, fra cui i suddetti elettrodomestici, per sostituire il lavoro di prima delle donne.

      Oggi, al contrario di poco tempo fa in cui uno faceva direttamente tutto o quasi tutto di cio' che gli era necessario, servono decine di migliaia di specialisti, uomini e donne, per far marciare all'unisono, come un meccanismo svizzero, le fabbriche che fanno tutto.

      Oggi, nessuno di quelli specialisti sarebbe in grado di sopravvivere piu' di un mese senza l'aiuto di TUTTI gli altri specialisti perfettamente integrati e inquadrati.

      Credo non occorra scomodare Marx per intuire che, con tale mutamento, e' normale che l'organizzazione sociale si rivoluzioni, e che il mutamento che ne consegue debba per forza essere ENORME. Il primo enorme cambiamento e' che l'organizzazione sociale per poter diventare immensamente piu' complicata come e' oggi, deve per forza diventare anche immensamente piu' organizzata. Senza orologio e scansione del tempo esatta al minuto non si puo' piu' vivere gia' da un bel pezzo, da prima che noi nascessimo (e' solo per questo che non riusciamo ad immaginare altro).

      E' solo perche' ci siamo dentro che non ce ne accorgiamo piu' di tanto, ma provate a pensare di essere un selvaggio delle isole andamane o di una tribu' incontattata dell'amazzonia, ed essere portati di colpo in una strada di new york...

      Dal punto di vista dei tempi della storia, questo mutamento, cominciato lentamente, ora sta progredendo impazzito verso un'asintotica verticale, permettendo magie che vanno oltre l'immaginazione del piu' fervido creatore di fantascienza:
      https://www.youtube.com/watch?v=9CO6M2HsoIA

      Questa roba e' gia' applicata alla burocrazia. L'uomo si adatta a tutto, nel male e nel bene, dato che e' lui stesso la misura del male e del bene.

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    5. << Senza orologio e scansione del tempo esatta al minuto non si puo' piu' vivere gia' da un bel pezzo, da prima che noi nascessimo (e' solo per questo che non riusciamo ad immaginare altro). >>

      Una considerazione molto interessante.
      In effetti il nostro rapporto con il "tempo" (quello che scorre, non quello atmosferico) è più importante di quanto pensiamo.

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    6. Se proprio ti interessa c'e' il Koire', "dal mondo del pressappoco all'universo della precisione", che tocca l'argomento. Non ricordo nemmeno se e quando lo lessi all'epoca.

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    7. Devo anche averlo da qualche parte nella mia putrefatta biblioteca.

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    8. @ Sergio:
      purtroppo non solo l'ineffabile Ferrara, Angela (del quale per amara ironia della sorte nei gg. scorsi è stata ritrasmessa su Rai Storia una bella e tutto sommato empatica intervista ai "neomalthusiani" Meadows e Peccei datata 1973...) e qualcun altro affermano che "dobbiamo fare più figli", ma pressoché tutti quanti: dalla CEI agli economisti mainstream, salvo poi naturalmente gridare allo scandalo per il costante aumento della quota di giovani completamente inattivi e l'altrettanto costante aumento dei disastri ambientali (e sociali: si pensi al dissesto idrogeologico) direttamente ricollegabili all'incremento delle emissioni climalteranti da consumismo particolarmente energivoro :(

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  6. @ Sergio

    << Una interessante proposta è quella di una rotazione dei posti di lavoro statali e sicuri. >>

    Una proposta interessante, sicuramente, e forse anche praticabile, visto il tipo di lavoro - sostanzialmente di routine - che viene richiesto in genere negli uffici pubblici.

    Una alternativa, che mi intriga parecchio, potrebbe essere quella di riservare i posti statali agli ultimi 10 anni della vita lavorativa, quelli prima della pensione (la cui età di accesso, mi dispiace ammetterlo, deve effettivamente esssere postergata, come da legge Fornero).
    In tal modo i lavoratori più giovani, energici ed innovativi si occuperebbero delle attività più impegnative ed economicamente vitali, mentre i quasi pensionati potrebbero abbinare l'esigenza (ed il piacere, perchè no?) di continuare a lavorare, con un impegno meno stressante e sfibrante.
    Che dite ? Sto vaneggiando ?

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    1. Nient'affatto, perché no? Solo che non si farà mai, come pure non si effettuerà mai la rotazione degli impieghi statali. Se si varasse una legge del genere gli statali sciopererebbero a oltranza paralizzando il paese. Ma forse con l'educazione si potrebbe inculcare il principio che non bisogna fare i parassiti come lo sono gli statali di oggi, almeno molti statali, secondo de Marchi la vera classe sfruttatrice dei tempi moderni.

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    2. "Che dite ? Sto vaneggiando ?"

      Penso di si'... :)
      Non tanto perche' l'idea sia sbagliata in se', quanto per le possibili modalita' attuative.
      Come si fa, allo scoccare dello n-esimo compleanno si prende la persona, o meglio l'elemento numerico x-esimo della societa', e lo si sposta d'autorita' al suo nuovo posto di lavoro statale?
      Quando pensiamo a possibili soluzioni di problemi, forse dovremmo meditare di piu' sul corollario degli altri problemi che si portano dietro, prevedibili e imprevedibili.

      Quello che mi spaventa dell'attuale modo di pensare in termini meccanicistici di semplice causa-effetto, di stimolo-risposta, e' proprio questa tendenza a fare semplici le cose.

      Dovreste lavorare un po' nell'informatica: vi passerebbe subito questa illusione che ad ogni effetto segua una causa prevedibile... anzi comincereste a pensare il contrario: eppure sono macchine anche loro, solo appena un po' piu' complesse: figuratevi quando la complessita' e' quella del mondo reale, che comprende al suo interno uomini, macchine elettroniche, loro interazioni eccetera...

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    3. "che ad ogni effetto segua una causa prevedibile."

      Lapsus divertente: ma nella mente dell'uomo che cerca di capire e' cosi': le cause sono gli effetti e gli effetti le cause. Per capire, nelle nostra mente gli effetti sono le cause che provocano gli effetti che vediamo. Gia' da qui si vede che comincia il casino....

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    4. Eppure, se mi passate il gioco di parole, conosco almeno un caso in cui l'effetto può precedere la causa.
      Si verifica in campo giuridico, quando ad un EFFETTO cambiario insoluto, segue una CAUSA legale di pagamento, da parte del creditore.
      OK, non è un gran che, come battuta, ma insomma...

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