mercoledì 9 agosto 2017

Quando la crescita non c’era

Immaginare un’economia senza crescita, al giorno d’oggi, ci appare quasi impossibile, come un ossimoro.
Eppure non è sempre stato così: per molto, molto tempo l’economia è stata praticamente stazionaria e ci si arricchiva depredando il prossimo. 
La crescita continua è arrivata solo di recente, con il “re petrolio, ma anche la monarchia dell’oro nero sembra ormai in pericolo. 
Quale sarà il nuovo punto di equilibrio ? 
Prova a raccontarcelo Eugene Marner, in questo breve passo, tratto da un post di Effetto Risorse. LUMEN


<< Anche se nessuno di noi che è vivo oggi può ricordare un tempo in cui la crescita economica non fosse parte delle nostre aspettative per il futuro, tale crescita è stata concepita soltanto negli ultimi 200 anni circa. Finché i combustibili fossili non sono diventati l'energia che ha alimentato la Rivoluzione Industriale, le economie crescevano facendo la guerra ai propri vicini e appropriandosi della loro ricchezza.
 
La storia era fatta di questo: gli imperi sorgevano sul principio del conquistare un territorio, esigere da questo dei tributi e alla fine collassare sotto il peso dei costi militari e delle spese del trasporto di tutto il bottino a casa.
 
Gli europei avevano quasi esaurito le risorse del loro angolo di continente eurasiatico quando Colombo giunse in quello che veniva chiamato Nuovo Mondo. Naturalmente, era vecchio quanto qualsiasi altro posto e, al contrario della persistente mitologia, non era vuoto ma pieno zeppo di animali, piante e, sì, molti milioni di esseri umani che vivevano in culture complesse.
 
Nei tre secoli successivi, prima gli spagnoli e i portoghesi e, subito dopo, olandesi francesi ed inglesi, hanno attraversato l'Atlantico per sottomettere, conquistare e sterminare gli abitanti per rubare, nel modo imperiale tradizionale, le loro cose. L'Europa è tornata ad essere ricca. Ecco come veniva fatta la crescita prima del 1800 circa e dell'inizio dell'era dei combustibili fossili.
 
Dall'inizio del XIX secolo, la Rivoluzione Industriale è stata alimentata dal carbone fossile, che era sporco, ma aveva un contenuto energetico molto più alto della legna e della carbonella, i principali combustibili che gli esseri umani avevano usato fino ad allora.
 
Nel 1859, un imbroglione che si definiva “Colonnello” Edwin Drake ha trivellato il primo pozzo a Titusville, in Pennsylvania, così è iniziata l'era del petrolio. Il petrolio è un combustibile senza confronti: all'inizio veniva estratto facilmente, trasportato facilmente e, cosa migliore di tutte, un singolo gallone di petrolio contiene tanta energia quanta quella prodotta da un uomo sano che lavora duramente per tre mesi o circa 700 uomini che lavorano per un'ora. Un gallone.
 
Quella enorme quantità di energia improvvisamente a disposizione è ciò che ha dato origine a quella che ora chiamiamo “crescita economica”. Più produzione e consumo richiedono più ingressi di energia e il petrolio lo ha reso possibile. Ma, su un pianeta finito, niente può andare avanti per sempre e, dagli anni 60, le società petrolifere trovano meno nuovo petrolio ogni anno di quello che bruciamo.
 
Quindi, circa 40 anni dopo, ecco il picco del petrolio. Il carbone e il gas continueranno ad essere disponibili per un po', ma entrambi cominceranno a declinare entro un decennio o due. Entrambi hanno già problemi finanziari seri e nessuno dei due può fare quello che fa il petrolio. (…)
 
Senza l'aumento del consumo di energia, non può esserci alcuna crescita economica e, senza aumento di forniture, non può esserci alcun aumento del consumo di energia. Le cosiddette rinnovabili dipendono disperatamente dai combustibili fossili per la produzione, installazione e manutenzione e sono molto meno concentrate dei combustibili fossili.
 
Il fatto è che siccome la produzione di petrolio non può essere aumentate, la crescita economica ora è finita. Le promesse di Donald Trump di riportare la produzione di carbone, aumentare l'estrazione di combustibili fossili e ricostruire il comparto manifatturiero semplicemente non si realizzeranno, non per colpa di Trump, ma perché la politica non comanda più.
 
Da ora in avanti sono geologia e fisica che decidono. Il petrolio che rimane è troppo costoso da ottenere ed estrarre. Le società petrolifere non possono fare profitti ad un prezzo che i consumatori in un'economia in contrazione non possono permettersi di pagare. Il gioco della crescita è finito come presto lo saranno la moltitudine di frodi finanziarie che, a partire dal picco di produzione del petrolio degli Stati Uniti del 1970, sono arrivate a includere gran parte della nostra economia.
 
Ci serve un nuovo tipo di politica e di economia: locale, cooperativa, su base comunitaria, a basso tenore di energia, conservazionista, non inquinante, un'economia che supporti sostenibilmente i bisogni biologici e la salute, piuttosto che perseguire la ricchezza. Non penso che ci sia qualche politico che lo farà per noi, dobbiamo farlo da soli.
 
Nella “Genesi 3:19”, Dio informa Adamo che la sua punizione sarà “Con il sudore del tuo volto mangerai il pane”. Apparentemente, agli esseri umani questo non è piaciuto molto, visto che tutta la storia rivela gli stessi a cercare di aggirare quell'ordine con qualsiasi mezzo possibile: costringendo gli altri a fare il lavoro (schiavitù), diventando ricchi ad assumendo altri per fare il lavoro (schiavitù salariata) o bruciando petrolio.
 
E' di nuovo il tempo della cooperazione comunitaria, di soluzioni low-tech come la forza di buoi, cavalli e muli, per tecnologie semplici e relativamente non costose che possano essere costruite localmente, come zappe, falci e forconi e per il sudore sulle nostre facce. Non è questione di virtù ma di necessità; sta arrivando una vita più semplice, che noi scegliamo di abbracciarla o no. >>

EUGENE MARNER


(Link: http://ugobardi.blogspot.it/2017/01/le-elezioni-americane-il-dibattito-che.html)

33 commenti:

  1. "sta arrivando una vita più semplice"

    Ma allora ha ragione la Boldrini: lo stile semplice delle nuove risorse in arrivo dall'Africa divententerà anche il nostro stile (volente o nolente) ...

    Ma se trovassimo la pietra filosofale, alias energia à gogo, per es. con la fusione, allora tutto questo bel discorso non regge più.

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    1. << lo stile semplice delle nuove risorse in arrivo dall'Africa divententerà anche il nostro stile >>

      Caro Sergio, mi dispiace contraddirti, ma quelle nuove in arrivo non sono "risorse", nel senso economico del termine, come molti cercano di convincerci (a cominciare dal presidente dell'INPS).

      E questo per la semplice ragione che oggi, in Italia, di lavoro ce n'è poco e non si vede come possa aumentare nel prossimo futuro.
      Quindi stiamo semplicemente aumentando il numero de disoccupati di cui lo Stato si dovrà preoccupare.

      Ma ne riparleremo tra qualche settimana (post in preparazione).

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  2. "tale crescita è stata concepita soltanto negli ultimi 200 anni circa"

    Pero' questo articolo e' una sequenza di scemenze dato che parte da un presupposto sbagliato: la crescita nel passato c'e' stata eccome, ogni volta stimolata da un nuovo ritrovato tecnologico, e in tutta la storia dell'uomo, il fuoco, gli utensili in pietra, l'agricoltura, l'allevamento, la ceramica, il rame, il ferro...

    Ci saranno altri ritrovati tecnologici, non ce ne saranno piu'? Questo non lo si puo' sapere in anticipo.

    Se adesso si parla di importanza della crescita e' solo perche' un'economia basata sul prestito ad interesse che pretenda interessi reali positivi, implica per forza la crescita, la richiede impellentemente e ad ogni costo, pena il fallimento economico e l'ostracismo sociale di sempre piu' gente.

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  3. Certamente c'è stata quasi sempre una certa crescita, ma sicuramente modesta, magari modestissima, e comunque non paragonabile a quella verificatasi in età moderna, cioè negli ultimi due secoli. Per la maggior parte della gente in epoca preindustriale (e per molti anche in quella industriale) la vita era durissima, era più o meno per tutti un'economia di sussistenza.
    Non solo gli Irlandesi di Swift, gli Svedesi dell'Ottocento, ma anche i Ticinesi morivano letteralmente di fame (raccoglievano qualche erba aromatica per farsi una minestra). L'emigrazione degli Svedesi in America del Nord è stata raccontata nell'opera monumentale di Vilhelm Moberg da cui Jan Troell (svedese) trasse il bellissimo film Gli emigranti (Utvandrarna) e I coloni (Invandrarna) nel 1969/70, uno dei più bei film della mia vita (con Liv Ullmann e Max von Sydow). Quanto ai Ticinesi si veda il bellissimo romanzo breve di Plinio Martini, "Il fondo del sacco". La bella vita per gli Italiani è cominciata nel secondo dopoguerra.

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    1. Ma non e' vero, non c'e' niente di nuovo... quando viene introdotta una novita' tecnologica, da sempre, per un certo periodo si ha bengodi e abbondanza, poi dopo un po' tutto si adegua alle nuove disponibilita', le supera, e si torna alla merda quotidiana. Non siamo cosi' speciali come ci piace pensare, siamo perfettamente nella norma.

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    2. Fra l'altro, credo che questa sia l'unica epoca della storia in cui viene praticato, spontaneamente, il controllo demografico: prima, maggiore ricchezza e benessere implicavano immediatamente aumento demografico, che veniva moderato solo ed esclusivamente - uno, dalle malattie (la maggior parte delle malattie di qualunque specie animale e vegetale, quelle trasmissibili/infettive, sono malattie da sovraffollamento, i microrganismi sono i veri guardiani del mondo, quelli che ristabiliscono l'equilibrio fra le specie) - due, dalla fame.
      Del resto l'evoluzione (e anche solo il mantenimento delle posizioni) avviene, a dirla schiettamente, per eccesso di figliazione e successiva lotta per l'esistenza dei procreati, in tutte le specie tranne, ora, l'uomo, solo perche' un po' ha capito come funziona, e perche' la sua istintiva lotta per l'esistenza e il predominio contro i suoi simili rischia di distruggere completamente il campo di battaglia, il mondo.

      L'ambiente dell'uomo e' l'uomo, l'unica cosa di cui finora ha dovuto preoccuparsi era la concorrenza coi suoi simili, il resto del mondo e' solo il campo di battaglia. Ed e' ancora cosi'.

      Le varie tribu' si coalizzano e smettono di guerreggiare a vicenda solo di fronte a una grossa minaccia esterna (cosa che ha prodotto le grandi organizzazioni sociali di oggi, gli stati e gli imperi). Se la minaccia esterna non c'e', oppure se l'organizzazione corrente non e' adeguata a combatterla, la solidarieta' va in frantumi.

      En passant, le organizzazioni di oggi, e di sempre, fanno di tutto per fomentare pericoli inesistenti o quantomeno discutibili (lo facciamo anche noi nei nostri blog che somigliano cosi' tanto alla "torre di guardia" dei testimoni di geova, cosi' come lo fanno gli stati e gli imperi) allo scopo di continuare ad esistere come unita' organizzative.

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    3. << lo facciamo anche noi nei nostri blog che somigliano cosi' tanto alla "torre di guardia" dei testimoni di geova >>

      Eh no, dai...
      Del "testimone di geova" non me l'aveva mai detto nessuno. :-)

      Per il resto, invece, sono d'accordo con te.

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    4. "... l'unica epoca della storia in cui viene praticato, spontaneamente, il controllo demografico"

      Be', anche i Romani non ancora decadenti e debosciati (ai tempi di Augusto) tendevano ad evitare la scocciatura dei figli, tanto che Augusto tassò chi aveva solo tre figli (forse il nostro duce, con la fissa della romanità, si ispirò a lui per la tassa sui celibi ...).

      Però è anche vero che i ricchi, ma ricchi ricchi, sono anche pieni di figli (Berlusconi, la Hunziker ecc.). Se li possono permettere d'altronde.

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    5. << ma i ricchi ricchi, sono anche pieni di figli. Se li possono permettere d'altronde. >>

      E possono anche mantenerli nell'agio, senza gravare sulla società.
      Il rovescio della medaglia è che, alla generazione successiva, aumentano i pescecani affamati.

      Ma - per contro - nella prole numerosa delle famiglie ricche ci sono sempre le pecore nere, che disperdono (e quindi di fatto ridistribuiscono) la ricchezza ereditata e non meritata.
      Se una società non è troppo chiusa, l'ascensore sociale sistema da solo molte cose.

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    6. Oggi i figli non e' che sono una scocciatura in se', cioe' nel senso che impediscono il divertimento dei potenziali genitori come molti odierni bigotti moralisti tendono a pontificare in fretta, e' che richiedono una mole enorme di cure, risorse e attenzioni per decenni per diventare (forse) un giorno indipendenti. Come dice Lumen, solo pochi se lo possono permettere. D'altra parte, almeno in occidente fra gli autoctoni, sembra essere passato il tempo in cui a fare figli erano solo i poveri, gli irresponsabili e i disgraziati (come diceva il reverendo Swift se non faccio troppa confusione). Altra cosa ancora, i nostri ricchi che fanno tanti figli non e' che siano poi tanto migliori della media ne' meno irresponsabili e disgraziati, anzi, spesso sono solo dei gran coglioni di infimo rango, percio' adatti a ricevere lustro nella societa' di massa, che la fortuna ha baciato in fronte per puro "caso deterministico" di cui non hanno nessun merito.

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    7. "Eh no, dai...
      Del "testimone di geova" non me l'aveva mai detto nessuno. :-)"

      Be' se simpatizzi per i 5 stelle come mi sembrava di aver capito non e' che sei messo tanto meglio, eh... :)
      Comunque non stavo parlando certo di te, ma li leggi i commenti di "effetto cassandra"? Sono perfettamente rispondenti ai criteri di cui sopra. La razionalita', laicita', apertura mentale e buonsenso sono merce rarissima e di nicchia fra gli ambientalisti: il loro intorno culturale e' millenaristico e tribale, guarda la faccenda con occhio distaccato per un attimo, come se ti avvicinassi alla questione da disinformato e per la prima volta.
      Chi non e' d'accordo con loro e' trattato esattamente come un bestemmiatore nella sala del regno, la dialettica e la disponibilita' a mettere in discussione le proprie credenze e' zero, e chi non e' d'accordo e' trattato da nemico non solo loro ma di tutta l'umanita', di cui evidentemente di sentono unici interpreti. Fosse anche solo per questo, c'e' una presunzione culturale insopportabile.

      Sinceramente io, pur nel mio piccolo, comincio a vergognarmi anche solo di interloquirci, se non fosse che, a differenza, considero un dovere mettere continuamente in discussione le mie credenze e cercare nuovi spunti altrove. Pero' comincio a scocciarmi......... e' tempo perso per tutti. E un giorno ci vergogneremo di aver dissipato la nostra vita in questo modo, prevedo. Non sarebbe la prima volta che mi capita. :)

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  4. Luca Pardi collega l'attuale ossessione della crescita con la civiltà industriale figlia del petrolio facile e conclude:

    << La civiltà industriale dipende da un flusso continuo, abbondante e a buon mercato di energia sotto forma di combustibili liquidi e questo flusso si sta assottigliando, gradualmente sostituito da un flusso a costi maggiori.
    Per rispondere a questo problema si deve agire in largo anticipo rispetto al fenomeno, inevitabile, del picco, che segnerà il momento a partire dal quale il flusso totale inizierà a declinare, perché la società ha investito molto in asset che dipendono dall’esistenza di questo flusso e dalla sua crescita e uscire da questa immensa infrastruttura petrolio- dipendente non sarà né facile né indolore. >>

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    1. Encomiabile obiettivo, auguri, voglio proprio vedere come se la cavera' coi 10 miliardi di reclamanti gli agi della modernita' promessi dalla pubblicita' della TV, o giu' di li'.

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    2. Non sarà di certo un problema nostro.
      Noi possiamo anche parlare (inascoltati) fino a diventare afoni, ma la cosa finisce lì.

      Sono praticamente certo che, chiunque si troverà a dover gestire la transizoone verso un mondo più povero (di energia facile e quindi di tutto il resto) NON apparterrà alla categoria degli ecologisti / ambientalisti.

      I quali, pur nella loro ingenuità, hanno una mentalità inclusiva (dobbiamo cercare di salvarci tutti), mentre le elites hanno, da sempre, la mentalità opposta (basta che ci salviamo noi, e gli altri che si arrangino).

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    3. E con l'energia elettrica che e' quella piu' preziosa e costosa, specialmente, piccolo particolare irrilevante, da quando si pretende di produrla col fotovoltaico.

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    4. "Noi possiamo anche parlare (inascoltati) fino a diventare afoni"

      Il problema e' che e' un chiaccherare vacuo e velleitario che non serve a nulla perche' tiene conto solo dei pezzi di realta' che gli fanno comodo. Se serve a qualcosa, serve solo a spaventare la gente e incattivirla rendendo secondo me ancora piu' lontane possibili soluzioni realistiche e concrete.
      E poi "inclusivi" gli ambientalisti non mi pare proprio, sono tribalizzati come e piu' degli altri, e vorrei proprio vedere se da una carestia teorizzata con la pancia ben piena si passasse a una vera quanti ne resterebbero, e quanti sarebbero ancora contrari a nucleare, carbone, petrolio e tutto il resto.

      Io sinceramente visti i tipi umani, tendenti al dogmatismo e al tribalismo, non nutro nessuna fiducia. Non vedete che hanno lo stesso identico atteggiamento dei testimoni di geova, che sono li' che aspettano l'apocalisse, per espiazione dei peccati dell'umanita', ogni anno?

      E poi, primum vivere...

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    5. Beh, i Testimoni di Geova danno l'impressione di attendere l'apocalisse quasi con piacere.
      Gli ambientalisti, invece, la profetizzano perchè la temono (e vorrebbero tanto sbagliarsi).

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    6. "Gli ambientalisti, invece, la profetizzano perchè la temono (e vorrebbero tanto sbagliarsi)."

      Non mi pare proprio, specie di quelli che ne hanno fatto una professione, che non sono pochi ne' in politica ne' nelle accademie. Certo finche' le cose durano cosi' e se ne stanno comodi all'opposizione a criticare gli altri (cosi' come i nostri vecchi comunisti, a cui tanto assomigliano nel velleitarismo tanto pomposo quanto irresponsabile, nel senso etimologico di "senza responsabilita'") per loro e' la situazione ideale.

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  5. Adesso è già dagli anni ottanta di ha energia a basso costo Si sfrutta l'energia solare con il solare termico , il dolora fotovoltaico , il solare termodinamico , l eolico , il mareamotrice . Bisogna solo moltiplicare questi tipi d impianti e interconnettere alle reti esistenti . Anzi in questi ultimi dieci anni hanno messo fuori servizio centrali termoelettriche perché in rete abbiamo un surplus di potenza . In Italia molte società hanno monopolizzato gli utili di tutta questa tecnologia e impongono tariffe da orbi , più elevate da quando si consumava energia elettrica di derivazione combustibile fossile con la complicità del nostro governo al quale non interessa lo sviluppo , ma solo l'utile personale infatti presto saremo lo stato più corrotto del mondo . Sono i nostri governi e i nostri parlamentari che ci impongono questa schiavitu moderna e drogata .

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    1. Caro Giuseppe, anzitutto benevenuto nel blog e grazie per il tuo intervento.

      Purtroppo, per quel che ho compreso, l'energia elettrica non può sostituire in tutto e per tutto quella fossile, perchè non riesce a raggiungere gli stessi livelli di potenza.
      Così, tanto per fare un esempio, si può avere l'auto elettrica, ma non un autocarro o un escavatore elettrici.
      Poi ci sono tutti i derivati chimici del petrolio (dalla plastica ai fertilizzanti) che non sono facilmente sostituibili.

      Certo i nostri governanti hanno i loro interessi a spingere sul fossile, ma le alternative prevedono dei cambi di paradigma (energetico e quindi economico) che sono veramente difficili da accettare.
      Quindi resta più comodo vivere alla giornata, proseguendo nella solita rotta abituale "finche la barca va".

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    2. "si può avere l'auto elettrica"

      Ne sei tanto sicuro?
      Sei consapevole che per ogni ora di carica col contatore da 3 KW che va al massimo puoi fare ben 6 chilometri il giorno dopo ma solo se non usi il riscaldamento d'inverno e l'aria condizionata d'estate?
      Il che significa che l'auto elettrica, se si vogliono mantenere le prestazioni e i pesi atttuali, puo' funzionare solo se e' una cosa per pochi fighetti ricchi. Adesso sempra essere quasi conveniente solo perche' gode di incentivi alla produzione e perche' l'energia elettrica e' tassata solo per una frazione della benzina o del gasolio. Se fossero applicate le stesse accise (e non vedo perche' non dovrebbero) sarebbe una fregata pazzesca anche come consumi. Ma questo ai fessi lo diranno solo dopo, che si sentiranno, i fessi, pure presi in giro, come se non fossero stati loro stessi a non aver voluto fare due calcoli a spanne col pallottoliere, preferendo essere presi in giro.

      Noi non abbiamo idea di quanta energia serva a spostare un'automobile da una tonnellata. Un esperimento istruttivo? Provate a spingere la vostra, in pianura, per qualche chilometro... non ve ne dimenticherete piu' per tutta la vita.

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    3. Il punto e' che se i consumi elettrici dovessero aumentare considerevolmente (e lo faranno se l'estremamente energivora auto elettrica diventasse magari un obbligo di legge), probabilmente con la domanda aumenterebbe moltissimo anche il prezzo dell'elettricita', e la sua tassazione.

      I produttori di elettricita' stanno facendo lobbying esasperata per ottenere questo risultato: attenti perche' poi la gente esasperata per l'ennesima fregatura, se saremo ancora vivi, se la prendera', e giustamente, anche con noi... A poco servira' dire "ma senza di noi sarebbe stata la fine del mondo", si incazzeranno ancora di piu' per l'ennesima presa per il culo.

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    4. A proposito, a me che ho un consumo molto basso, la bolletta negli ultimi anni e' piu' che triplicata, spendo poco diverso da chi consuma il doppio e il triplo, perche' stanno spostando le tariffe in modo da far pagare meno chi consuma di piu', e di piu' chi consuma meno, fra l'altro aumentando il peso del "fisso a prescindere", al contrario di tutta la politica degli ultimi 70 anni, che tendeva a premiare i consumatori morigerati, essendo l'energia elettrica quella piu' pregiata e costosa, gia' da prima.

      Inoltre, stanno tentando di spostare l'enorme costo dell'incentivazione (12 miliardi di euro, cioe' 200 euro/anno/procapite, il triplo della vecchia ici/imu prima casa) ai consumatori privati, perche' altrimenti l'industria chiude per il sovracosto elettrico.

      E' evidente che sotto la transizione all'elettrico c'e' un'attivita' di lobbying speculativa enorme, che pian pianino, dopo aver reso irreversibile il passaggio anche grazie alle leggi, passera' all'incasso, anzi alla radicale mungitura e tosatura delle pecore.

      Io temo che finira' cosi', finisce sempre cosi', le promesse servono solo ad incastrare sempre di piu' la gente rendendogli sempre piu' impossibile tornare indietro e cambiare idea. Tanto, non capisce niente, e se ragiona, ragiona a orecchio e per slogan retorici. La differenza, in peggio, e' che adesso non usano piu' solo l'allettamento del vantaggio economico, ma direttamente il terrorismo della legge sotto la minaccia della fine del mondo.

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    5. L'auto elettrica ha sicuramente dei limiti, ma esiste, funziona e, per gli spostamenti cittadini, ha sicuramente un futuro (insieme ai mezzi pubblici); mentre per i lunghi percorsi c'è sempre il treno, che resta sovrano.

      Tantissime altre cose, invece, con l'elettricità non potranno mai funzionare (aerei, navi, autocarri, escavatori, ecc.) e quindi - forse - ci dovremo proprio rinunciare.
      Non sarà una passeggiata.

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    6. Cullati pure in queste fantasie ottimistiche (ho detto ottimistiche!).
      I problemi tecnologici, termodinamici, e di reale praticabilita' economica, invece, sono enormi e probabilmente insuperabili a paradigmi di consumo e stile di vita attuali.

      Per il momento si tratta solo di speculazioni delle lobby che sperano nel nuovo affare, che ricorda quello della farmaceutica che pubblicizzava le supposte radioattive all'inizio del secolo scorso.

      http://www.moebiusonline.eu/fuorionda/creme_radioattive.shtml

      Quelle di questo tipo di ecologismo a cui molti si ispirano sono le tipiche fantasie di chi non sa di cosa parla, e si accontenta di "andare ad orecchio", gli basta che "suoni bene", che mostri "buone intenzioni". E poi si formano le claque da stadio che sostengono soluzioni che sono diverse sono in particolari irrilevanti (appunto, benzina o elettrico). Ma con queste balle non facciamo altro che indurre il legislatore, altrettanto inetto ma sempre attento ai sondaggi, ad aggiungere palle al piede, o meglio pietre al collo, a quelle che gia' abbiamo, com'e' tipico nei modelli di sviluppo arrivati al capolinea.

      Un esempio di questa mentalita' infantile sono i sacchetti di plastica, le "shopper": non so se ti ricordi ma a suo tempo fu fatta una battaglia feroce per limitarne l'uso, tassandole con un'accisa di 100 lire a sacchetto (che adesso probabilmente sono diventati 10 centesimi): cosi' si e' messa in pace la coscienza di tutti quei coglioni che non sanno che quando hanno fatto 10 km in automobile hanno consumato l'equivalente di petrolio che basta a produrre se non 1000 shopper quasi, quante uno ne consuma nella intera vita, con la differenza che la shopper se la incenerisci ne ricavi ancora qualcosa di energia, coi 10 km in macchina no. Ma cosi' si sono messi la coscienza a posto.

      Il risultato e' che adesso abbiamo l'ennesima complicazione e tassa in piu', coi sovracosti e sovraconsumi relativi, senza che sia cambiato assolutamente nulla se non in peggio.

      Sinceramente, questa e' una societa' in cui la tecnologia e' divenuta troppo complessa per essere ancora potenzialmente compresa dal normale cittadino elettore/oppositore (e anche da quello esperto, che lo e' di solito in un solo ramo), cittadino che quindi e' facilissimo portare a spasso con le fandonie della retorica in cui il nostro paese letterario/narrativo e' tuttora maestro. Ma non occorre portarlo a spasso, si inganna da solo.

      Come ripete spesso Sergio, anch'io comincio a stancarmi.

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    7. Onestamente, non mi sento proprio un ottimista: una volta mi sono definito un "pessimista felice".
      Nell'approfondire questi problemi, comunque, sono giunto alla conclusione che non c'è nulla di veramente utile da poter fare, se non attendere che arrivi l'onda.
      In quel momento (che non sappiamo quando sarà) ciascuno reagirà come può.

      Io non spero tanto di cavarmela (sono di miti pretese, ma la mia capacità di adattamento è molto modesta), quanto piuttosto di non esserci più.
      Scusate il bieco egoismo :-)

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    8. Sul lungo termine, moriremo tutti!
      Resta il rimpianto di esserci rovinati l'esistenza (come societa' intendo) pur in un periodo di enorme ricchezza materiale e almeno potenzialmente culturale, forse il periodo di maggiore ricchezza dell'intera storia dell'uomo sulla terra, finora: per idiozia e smania di potere di tutti i soldatini idioti che costituiscono se non la classe dirigente, i corpi intermedi delle nostre organizzazioni sociali dirette da classi medie: i borghesi professionisti e impiegati statali che "tengono famiglia", insomma: la attuale feccia dell'umanita', quella con le maggiori responsabilita' di declino e rovina, e che piu' cerca di fare per migliorare piu' scava la fossa a tutti, loro stessi compresi. Questo e' il destino.

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  6. Articolo interessante, sebbene il taglio "rousseauviano" (soprattutto nel finale) e l'assenza di riferimenti al problema della crescita demografica afro-asiatica mi sembrano limitarne la capacità/forza di analisi...

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    1. Purtroppo della bomba demografica se ne parla sempre troppo poco e non capisco perchè (o meglio lo capisco, ma non lo giustifico).

      Luca Pardi è uno dei pochi a farlo, ma lui stesso riconosce di essere troppo in minoranza.
      Ecco alcune sue considerazioni recenti:
      << E’ quello energetico l’unico problema? No.
      Ci sono picchisti, le cui opinioni io non ho mai condiviso, che sostengono che il problema energetico è più importante di quello ambientale (cambiamento climatico e collasso della biosfera). (...)
      Personalmente ho sempre posto l’accento sulle questioni ambientali, quotidianamente, in tutte le occasioni, come su quelle energetiche.
      Inoltre, abbastanza isolato, ho sempre sottolineato la causa primaria di tutti i problemi che è l’avvenuta esplosione demografica che, tanto per cambiare, è un effetto collaterale della scoperta dell’uso dei combustibili fossili che ha moltiplicato per un fattore dieci la capacità di carico del pianeta. >>

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    2. "l’avvenuta esplosione demografica che, tanto per cambiare, è un effetto collaterale della scoperta dell’uso dei combustibili fossili che ha moltiplicato per un fattore dieci la capacità di carico del pianeta"

      Esagera col fattore 10 attribuito ai soli combustibili fossili, l'esplosione e' legata anche allo sviluppo della medicina (pensiamo ai 400 milioni di morti per solo vaiolo del XX secolo) e della tecnologia agricola, la produttivita' dei campi non e' aumentata solo per l'uso dei fossili, ma anche per lo sviluppo di piante molto piu' produttive e resistenti a parita' di condizioni climatiche e pedologiche.

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    3. L'ironico e' che l'area culturale ossessionata dal problema energetico, e' quasi sovrapponibile a quella che vede con grandissimo sospetto sia la tecnologia agricola che medica, quasi che siano li' non per nutrire e curare ma solo per fare del male. Una manica di deficienti, imho.

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    4. Il problema dei fossili e' che sono una risorsa non rinnovabile che pero' da' dipendenza, come una droga: quando li si comincia ad usare pesantemente, non se ne puo' piu' fare a meno, e prima o poi finiscono o meglio si riducono.
      Sara' da ridere piu' che per le benzine e cazzate del genere, di cui gli occidentali ormai del tutto infantilizzati si preoccupano solo perche' temono di dover rinunciare all'automobile poverini, per i fertilizzanti: pare che senza fertilizzanti chimici col cavolo che l'agricoltura e' in grado di sfamare, a tecnologia attuale, quasi 10 miliardi di uomini. Oltre che, come hai pure osservato, il problema delle macchine agricole, che pero' e' gia' piu' semplice da risolvere: senza energia in sovrabbondanza, le citta' dovranno necessariamente essere abbandonate, e ci sara' quindi un enorme surplus di bracciantato agricolo...

      Comunque, prima di arrivare ad uno scenario del genere spero vi renderete conto che scoppieranno disordini tali da rendere del tutto secondari gli scenari di "domeniche a piedi" che oggi spaventano tanto i benpensanti.

      Il difetto di tutti i ragionamenti che si svolgono in questo settore di nostro interesse, come lo stesso luca pardi che citi sopra, e' di fare i conti senza l'oste, di prospettare scenari che non tengono minimamente conto della variabile umana e delle sue reazioni alla nuova situazione: su questo, mi dispiace dirlo, ma sono molto piu' realisti i politici, anche i peggiori.

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    5. Senza la medicina moderna (vaccini, antibiotici) gli assembramenti delle citta' moderne sarebbero impensabili, le epidemie ricorrenti renderebbero impossibile la convivenza di tanti uomini tanto stretti uno all'altro. Per non parlare della diffusione ormai globale degli agenti biologici, dovuta alla velocita' e ubiquita' dei trasporti.

      Le epidemie da vettori infettivi, infatti, pare siano originate dal cambio di stile di vita avvenuto con l'inizio dell'agricoltura, che ha reso possibile la convivenza in villaggi sempre piu' popolosi di sempre piu' uomini: prima non esistevano, perche' morivano sul nascere.

      Possibile che ci si preoccupi SOLO di energia? Dev'essere il trauma infantile della crisi del petrolio del '73 che ha colpito nell'immaginario collettivo chi ora per ragioni anagrafiche e' classe dirigente.

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